Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Bromance, amori e rocambolesche avventure dei Cavalieri in fiore, l’orgoglio del regno di Silla.

di Donatella Perullo

Titolo: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Genere: Storico/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Park Eun-yeong  

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 20 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2016/2017

Main Cast:

Park Seo-joon (Kim Sun-woo)

Go Ara (Kim Ah-ro)

Park Hyung-sik (Sammaekjong/Kim Ji-dwi)

Choi Won-young  (Lord Kim Ahn-ji)

Choi Min-ho (Kim Soo-ho)

Kim Tae-hyung  aka V (Suk Han-sung)

Do Ji-han (Park Ban-ryu)

Jo Yoon-woo (Kim Yeo-wool)

Kim Hyeon-jun  (Suk Dan-se)

Yoo Jae-myung (Pa-oh)

Kim Ji-soo  (Regina Madre Ji-so)

Seo Ye-ji (Principessa Sook-myung)

La regina madre Ji So-ha governa il Regno di Silla sin dalla morte del re Beopheung.  La donna tiene l’erede al trono, il suo giovane figlio Sam Maek-jong (Park Hyung-sik) nascosto, lontano dalla capitale Seorabeol per proteggerlo dai nemici che vogliono impedirgli di salire al trono. Divenuto maggiorenne, Sam Maek-jong, però, torna in città con l’intenzione di vigilare sull’operato della madre e chiederle di cedergli il potere. Mantiene quindi l’incognito e, protetto solo dal suo fedele braccio destro, si aggira tra la gente, presentandosi come un giovane nobile di nome Kim Ji-dwi.

Kim Sun-woo (Park Seo-joon) e Kim Seon-u (Lee Kwang-Soo) sono due amici che vivono in un modesto villaggio del regno di Silla. Sun-woo è orfano, non conosce le proprie origini ed è stato allevato da un eccentrico musicista. Anche Seon-u ha una storia difficile alle spalle. Dodici anni prima è stato strappato alla sua famiglia e ridotto in fin di vita. Salvato dal padre adottivo di Sun-woo è cresciuto con il desiderio di ritrovare la sua famiglia d’origine e soprattutto la sua sorellina Kim Ah-ro (Go Ara). Un giorno i giovani decidono di partire alla volta della capitale per rintracciare finalmente la famiglia di Seon-u. Giunti a Seorabeo, i due ragazzi si dividono e Kim Seon-u riesce a vedere la sorella ma, prima che possa farsi riconoscere, avviene l’imprevedibile. Kim Seon-u vede Sam Maek-jong parlare con qualcuno che lo chiama per nome e ne scopre la vera identità.

Conscio del pericolo che sta correndo, rintraccia Kim Sun-woo e lo incita a fuggire con lui dalla città. Sun-woo non capisce cosa sia successo, ma dinanzi al terrore dell’amico non si lascia pregare. I due così si addentrano lungo un sentiero attraverso il bosco, in cerca di salvezza.

Una sicario reale ha però visto in volto Seon-u e lo insegue per ucciderlo e impedirgli di rivelare l’identità dell’erede al trono. Saputo quanto sta per succedere, Sam Maek-jong fa di tutto per impedirlo e corre anche lui nel bosco per fermare l’assassino.

Purtroppo il destino di Seon-u è segnato. Il sicario reale raggiunge lui e Sun-woo e li trafigge senza pietà. I due ragazzi restano agonizzanti nella boscaglia e prima di perdere i sensi, Kim Sun-woo tiene tra le braccia il suo più caro amico, che spira dopo avergli fatto giurare che si prenderà cura di sua sorella Kim Ah-ro.

Il giorno dopo Sun-woo è trovato in fin di vita, accanto al cadavere dell’amico, da Kim Ahn-ji un jin-gol (medico) che lo porta in casa sua e, con l’aiuto di sua figlia anch’ella jin-gol , lo cura. Al suo risveglio Kim Sun-woo racconta l’accaduto all’uomo il quale, disperato, capisce che il giovane trovato morto era il suo adorato figlio, rapito dodici anni addietro. Kim Ahn-ji rivela così al ragazzo di essere stato un medico reale, costretto dalla malvagità della regina a lasciare il palazzo.

“Nessuna strada è nata per essere una via sin dall’inizio, qualcuno vi ha dovuto camminare, perché diventasse tale. (Kim Sun-woo)

Per proteggere Sun-woo, l’uomo gli propone di prendere l’identità di Seon-u e fingersi suo figlio, nonché fratello di Kim Ah-ro. Il ragazzo accetta perché vuole restare in città e vendicare la morte del suo amico fraterno. Vuole però anche mantenere la promessa fattagli in punto di morte e proteggere la giovane Ah-ro, fingendosi suo fratello maggiore.

Nel frattempo, per indebolire il potere della casta, la Regina decide di creare una nuova elite, l’Hwarang, un esercito di giovani nobili, tutti di bell’aspetto, destinato a supportare e proteggere re Sam Maek-jong. Non immagina la regina che di questo speciale esercito farà parte, sotto le mentite spoglie di Kim Ji-dwi, il suo stesso figlio e che anche Sun-woo, fingendosi Kim Seon-u si infiltrerà in questa speciale Accademia Militare.

A questo punto, credetemi, vi ho rivelato ben poco, la storia è appena all’inizio e lo scenario è così ampio che per spiegarvene i dettagli non basterebbero decine di pagine. Spero solo di avervi dato un’idea di quanto sia interessante e avvincente questa trama. In genere non apprezzo i drama storici perché li trovo piuttosto ripetitivi, Hwarang però è differente. Non solo perché ha un cast eccezionale o perché l’esercito di Cavaliere in fiore  è una gioia per gli occhi e per lo spirito. Hwarang è speciale perché pur restando, non del tutto, ma abbastanza fedele alla ricostruzione storica, riesce a emozionare, coinvolgere e divertire.

Hwarang ha una trama avvincente e pur non mancando dei classici intrighi di corte, la storia è ricca di romanticismo, cameratismo, duelli e rocambolesche avventure.  Mi ha ricordato per certi versi un classico della nostra cultura: I tre moschettieri. Mentre, però, molti dei numerosi film ispirati al romanzo di Dumas mi hanno a tratti annoiata, Hwarang è riuscito a mantenere vivo il mio interesse fino alla fine e non solo per l’indiscussa avvenenza dei protagonisti. Certo, ho trovato alcuni risvolti prevedibili, ciononostante la storia è riuscita a mantenere costante la tensione e ad avere un ritmo crescente e incalzante.

“Ho sempre pensato che non mi importasse di essere venuto al mondo ma dopo averti incontrata, per la prima volta sono stato grato di essere nato e il motivo per cui sono vivo, ora sei tu. (Kim Sun-woo)

Il triangolo amoroso tra Ah-ro (Go Ara), Sun-woo (Park Seo-joon) e Sam Maek-jong (Park Hyung Sik) è la colonna portante del drama, ma non l’unica. I personaggi secondari, che poi tanto secondari non sono, e le loro storie  sono un valore aggiunto non da poco. I numerosi misteri che si presentano e poi dipanano puntata dopo puntata, contribuiscono a tenere alta la tensione e l’interesse dello spettatore. Così come il fascino dei Cavaliere in fiore, i loro caratteri tanto diversi gli uni dagli altri, la loro bellezza e l’aspetto bromance che avvince quasi quanto le storie d’amore narrate.

Il cast, come dicevo, è incredibilmente ricco e di ottima qualità. Inutile rimarcare la ben nota bravura di Park Seo-Joon, di Park Hyung-sik, di Go Ara o di tutti gli interpreti dei Hwarang. Una menzione speciale, però, è d’obbligo per Kim Tae-hyung, ovvero V del gruppo K Pop BTS che interpreta in maniera egregia Suk Han-sung un personaggio ingenuo e di una dolcezza infinita. Prima di Hwarang lo apprezzavo tantissimo per la sua voce calda e inconfondibile, ma ora che l’ho visto recitare si è guadagnato un posticino speciale nel mio cuore. Anche Choi Min-ho, membro della boy band Shinee, con la sua interpretazione di Kim Soo-ho mi ha piacevolmente sorpresa. 

Così come mi hanno un po’ infastidito le risate gracchianti e spesso immotivate di Lord Kim Wi-hwa (Sung Dong-il), mentore degli Hwarang, ma ho davvero solo da elogiare questo Drama.

Anche le Ost sono molto belle, le mie preferite sono I’ll be here – cantata da Park Hyung Sik; Even if I die, it’s you – interpretata da V & Jin dei BTS e Our Tears interpretata da Park Seo-joon.

In conclusione devo confessare che se dovessi avere la possibilità di trasformarmi in una protagonista di Drama, molto probabilmente sceglierei di essere Ah Ro, contesa tra Park Seo-joon e Park Hyung-sik e circondata da un esercito di Cavalieri in fiore che farebbero tornare la vista agli orbi.

Una Curiosità:

Vicino alla località turistica di Bomun, c’è il Silla Millennium Park. Qui c’è una bellissima ricostruzione dell’architettura della dinastia Silla, ma non solo. Presso la  Hwarang Performance Hall, è proposto uno spettacolo culturale che mostra gli Hwarang all’opera! La performance dura circa mezz’ora e durante questo lasso di tempo, giovani cavalieri in uniforme Hwarang fanno acrobazie a cavallo. Al Silla Millennium Park è anche possibile visitare il set della KBS nel quale è stato girato Hwarang: The poet warrior Youth. Il sito è rimasto intatto ed è sicuramente emozionante per un fan trovarsi nello stesso luogo nel quale sono state girate le scene del Drama. Il parco è disseminato di cartelli anche in inglese, che narrano ai visitatori i dettagli sulla storia della dinastia Silla.  Ne spiegano anche il sistema gerarchico del rango delle ossa sacre, citato nella sceneggiatura. (Fonte e credit foto del Silla Millennium Park : 1)

La mia valutazione
9/10
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#ALIVE (#살아있다)

Un horror zombie inaspettato. Un racconto introspettivo che mostra anche l’aspetto umano di un’apocalisse.

di Donatella Perullo

Titolo: #ALIVE (#살아있다)

Genere: Horror/zombi

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Cho Il-hyung e Matt Naylor

Paese di produzione: Corea del Sud

durata: 1 ora e 38  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Yoo Ah-in (Joon-woo)

Park Shin-hye (Kim Yoo-bin)

Supporting Cast

Lee Hyun-wook (vicino di casa)

Oh Hye-won (una poliziotta)

Jeon Bae-soo (soccorritore)

Una stanza immersa nella penombra. La luce di un giorno assolato filtra a malapena attraverso le tende. Un ragazzo dorme vestito, circondato da computer e apparecchiature elettroniche. Si è lasciato cadere sul letto a notte fonda, dopo ore trascorse dinanzi a un video. È un campione di giochi online, bravo con il joystick ma imbranato nelle attività pratiche e nella vita quotidiana. Il telefono suona e il giovane Joon-woo (Yoo Ah-in) si sveglia a stento. Sussulta nel rendersi conto che sono le dieci. Il suo primo pensiero è chiamare a gran voce la mamma, ma nessuno gli risponde. È solo. Circondato dal silenzio, si alza, si lava, cerca qualcosa da mangiare, beve, poi sul tavolo del soggiorno trova un messaggio di sua madre. “Avevamo fretta, quindi non c’è niente da mangiare” recita il biglietto “Compra qualcosa a tua sorella. Scusa, figliolo, ci vediamo dopo! Ti voglio bene, mamma.

Joon-woo sorride, ma ignora le parole della madre e riprende la partita online lasciata in sospeso la notte precedente. I compagni di gioco iniziano a interagire, finché uno di loro grida di correre a vedere la televisione perché sta succedendo qualcosa di strano.  Joon-woo va in salotto e mentre ascolta le notizie, dalla strada lo raggiungono grida e un angosciante frastuono. Si affaccia e dinanzi a lui si apre uno scenario apocalittico. Cosa sta accadendo? Perché c’è chi fugge e chi assale gli altri, tentando di morderli? Stordito e sorpreso, il ragazzo apre timidamente la porta di casa. Stravolto, un vicino (Lee Hyun-wook) ne approfitta per catapultarsi nell’appartamento e barricarsi con lui. Il ragazzo cerca di mandarlo via, ma quello lo scongiura di lasciarlo restare al sicuro. Joon-woo rifiuta, ma gli accorda il favore di fargli usare il bagno prima di andarsene. Grave errore.

Poco dopo, infatti, l’uomo ha una crisi, si muta in un famelico zombi e lo assale. Il giovane riesce a stento a liberarsene e poco dopo riceve un messaggio vocale da suo padre che gli dice disperato: “Devi sopravvivere!”. È proprio questa preghiera a divenire il fulcro dell’intero film.

 #ALIVE catapulta velocemente gli spettatori nell’epidemia zombi, senza dar tempo di porsi domande su cosa l’abbia originata. L’attenzione di chi guarda è rapita da altro e anche se non mancano i momenti adrenalinici, molto è affidato all’aspetto introspettivo della storia. Un racconto incredibilmente efficace che narra la lotta per la sopravvivenza di un ragazzo campione nei combattimenti virtuali, ma impreparato alla dura realtà tanto da apparire goffo. Novello Robinson Crusoe, Joon-woo è segregato nell’appartamento di un condominio alveare che diviene un’isola deserta, perduta in un mare di orrore e morte.

Il Trailer di #ALIVE

Il soggiorno, affacciato su un cortile che diviene il centro del mondo, appare come un palcoscenico. Un proscenio dal quale Yoo Ah-in mostra tutti i sentimenti che stravolgono il suo personaggio. Confinato tra quattro mura, senza più cibo, privo di qualsiasi possibilità di contattare il mondo esterno, ben presto il ragazzo inizia a essere terrorizzato dalla solitudine e dall’orribile destino che gli sembra sempre più ineluttabile. Così Joo-woo passa dalla voglia di lottare, alla disperazione, dalla rabbia incontenibile alla paura, dalla  imbambolata sorpresa all’audace reazione, dalla resa alla determinazione. Quando per lui la capitolazione appare la sola via d’uscita, ecco che entra in scena Kim Yoo-bin (Park Shin-hye). La misteriosa dirimpettaia determinata e armata di ascia, restituisce al ragazzo la forza di non arrendersi.

Di lei non sappiamo nulla se non che è stata un’alpinista, ma leggiamo la forza nel suo sguardo e l’algida determinazione. Rappresenta la speranza e la forza d’animo, questo personaggio. La luce che guida Joon-woo attraverso i meandri dell’inferno, verso la luce.

Pur non conoscendosi, i due giovani si scambieranno da subito gesti di umanità e altruismo. Generosità istintiva che rappresenta un faro nella tempesta della disperazione. I due si sosterranno a vicenda e condivideranno la lotta contro gli zombi bramosi della loro carne.

Privo quasi totalmente di cliché e forte di effetti speciali degni delle migliori pellicole di genere, Alive è un film che consiglio di non perdere. Valore aggiunto è senza dubbio la presenza di Yoo Ah-nin. Attore che ha già dimostrato grande talento nel film Burning–l’amore brucia e in drama imperdibili come Chicago Typewriter e Secret Love Affair.

Leggi anche: Chicago Typewriter

Non meno incisiva l’interpretazione di un’inedita Park Shin-hye. Molto amata da alcuni e detestata da altri, l’attrice è convincente e ben immedesimata nel ruolo della determinata survivor. Ammetto di averla apprezzata anche in The Heirs, accanto a Lee Min-ho, nonostante la sua recitazione fosse ancora immatura. Confesso di averla apprezzata di più in Memories Of The Alhambra, al fianco di Hiun Bin. Qualsiasi sia il parere che avete su di lei, in #Alive la troverete del tutto diversa dai ruoli precedenti e ben immedesimata nella parte.

La sceneggiatura di #Alive è la rivisitazione di quella di “Alone”, pellicola made in U.S.A. del 2019 dello sceneggiatore hollywoodiano Matt Naylor, film del quale potete vedere il trailer QUI. L’autore l’ha riadattata insieme al regista sudcoreano Cho Il-hyung che ha poi anche diretto #Alive. 

Se siete curiosi potete vedere qui di seguito il backstage di #ALIVE.

La mia valutazione
8.7/10
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D-Day – 디데이

Il primo disaster K Drama, un racconto adrenalinico e coinvolgente che parla di amore e morte, di passione e disperazione, di dannazione e redenzione.

di Donatella Perullo

Titolo: D-Day -디데이

Genere: Catastrofico/ Medical drama/ romance

Sceneggiatura: Hwang Eun-kyung   

Regia: Jang Yong-woo

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 20 di 75 minuti circa.

Anno di messa in onda: 2015

Dove vederlo: su Viki

Main Cast:

Kim Young-kwang (Lee Hae-sung)

Jung So-min (Jung Ddol-mi)

Ha Seok-jin (Han Woo-jin)

Song Ji-ho (Lee Woo-sung)

Lee Geung-young (Park Gun)

Un terremoto di 6.6 gradi della scala Richter rade al suolo Seul. L’ospedale privato Mirae, di solito dedito alle cure di pazienti ammalati di tumore o comunque ben selezionati, diviene il centro dei soccorsi per i superstiti. Park Gun (Lee Geung-young), il direttore del nosocomio, è un uomo avido e senza scrupoli. Si avvale della professionalità del dott. Han (Ha Seok-jin) e di quella della dottoressa Kang Joo-ran (Kim Hye-eun), responsabile del pronto soccorso. Grazie a loro l’ospedale è diventato il fiore all’occhiello della sanità coreana. Al Mirae, però, lavora anche il dott. Lee Hae-sung (Kim Young-kwang), un professionista tutto cuore e istinto. Per lui i pazienti vengono prima di ogni altra cosa e che per questo il direttore Park lo odia.

Egli, infatti, mette al primo posto gli interessi economici dell’ospedale che dirige, grazie al cui successo intende divenire ministro della sanità. Oltre a mietere migliaia di vittime, però, il sisma sconvolge tutti gli equilibri del Mirae e mette in discussione ogni certezza del direttore Park.

Di questo stravolgimento entrerà a far parte anche la dottoressa Jung Ddol-mi (Jung So-min), un’ortopedica tirocinante. Poco prima del disastro, infatti, la giovane arriva da Busan per accompagnare al Mirae, un paziente in gravi condizioni. Grazie al suo spirito combattivo e alla sua instancabile dedizione al lavoro, non tarderà a diventare elemento prezioso nella squadra del dottor Lee. Tra i due s’instaurerà molto presto un rapporto di complicità profondo e intenso, nonostante la situazione di enorme criticità che li circonda.

Se un ospedale abbandona i pazienti, non abbiamo speranza di sopravvivere

(Lee Hae-sung)

La storia è molto più complessa di quanto possa sembrare e si focalizza su diversi aspetti di quando può accadere durante un cataclisma di enormi dimensioni. D-Day mostra la guerra intestina nel Mirae, dove il direttore vorrebbe salvaguardare la sua posizione di potere, a scapito della salute dei pazienti. Punta l’obiettivo sul lavoro eroico ed estenuante di una squadra di pompieri, impegnati nei soccorsi ai superstiti. Ci mostra come un certo tipo di politica, pensi prima al proprio tornaconto e poi al benessere della popolazione. Ci fa capire come alcuni medici si dedichino totalmente al prossimo, mentre altri pensino solo a come avvantaggiare la propria carriera.

Gli sviluppi della trama, adrenalinica e coinvolgente, sono dunque incentrati soprattutto sul caparbio lavoro dei pompieri e dei medici per salvare quante più vite possibile. La prospettiva del racconto è focalizzata sull’aspetto umano della vicenda. La storia scava nell’animo dei protagonisti, mette a nudo la loro forza e le loro debolezze e suscita riflessioni importanti. Il dott. Lee è un eroe assoluto, il medico che tutti noi vorremmo incontrare sul nostro cammino in una situazione di emergenza. Non per questo, però, è un personaggio esente da difetti, anzi. La sua passione e la sua completa dedizione al prossimo lo mettono spesso in condizione di commettere errori anche irreparabili. Questo lo renderà imperfetto, ma ancora più umano e reale ai nostri occhi. Un protagonista concreto, vero al punto da restarci dentro anche dopo la fine della visione. Caratteristica, quest’ultima, comune a gran parte dei personaggi di D-Day.

D-Day è il primo disaster drama nel quale si sono cimentati i sudcoreani. Ammetto che anche in questo genere hanno dimostrato di saper fare la differenza. È un vero peccato che in patria sia stato piuttosto sottovalutato perché trovo sia un lavoro di altissima qualità. Concatenare eventi tragici e alta tensione, mostrando al contempo le storie personali e la crescita interiore dei personaggi è peculiarità degli sceneggiatori di K Drama. Questa meravigliosa capacità va riconosciuta anche a chi ha scritto D-Day. La sceneggiatrice Hwang Eun-kyung (City Hunter) ha creato una storia da cardiopalma che mostra, molte sfaccettature dell’animo umano. Inoltre, pur nella devastazione di un cataclisma, è riuscita a far nascere ben cinque storie d’amore, vero simbolo di speranza in quell’inferno.

“Non puoi salvare tutti! Se pensi di poterlo fare allora vuoi essere un dio e non un medico.”

(Jung Ddol-mi)

Ovviamente non aspettatevi le classiche storie da drama romance. Se però siete uno spettatore che fa caso ai gesti, agli sguardi e alle parole non dette, di amore in D-Day ne troverete tantissimo. D’altronde sarebbe stato alquanto strambo e poco credibile vedere, in una simile situazione, i medici amoreggiare anziché curare la miriade di feriti.

A fare la differenza in D-Day sono anche i numerosi personaggi secondari. Sono loro che contribuiscono a rendere la storia realistica e a fornire diversi punti di vista rispetto a ciò che accade. C’è la squadra dei pompieri, capitanata da Choi Il-Sub (Kim Sang-ho) e della quale fa parte anche Lee Woo-Sung (Song Ji-ho), il fratello del protagonista. C’è il personale del Mirae, infermiere, medici e tirocinanti che dovranno mettere da parte la loro vita privata e le famiglie per affrontate l’emergenza. Ci sono i politicanti che mostrano anche quest’aspetto dell’affrontare una catastrofe. Infine c’è la gente comune, i sopravvissuti, coloro che si sentono senza speranza e chi quella speranza lotta per mantenerla.

D-Day è dunque un drama che non lascia il tempo di tirare il fiato. V’indurrà a non staccarvi dallo schermo, ma in alcuni momenti il coinvolgimento sarà tale che sentirete il bisogno di una pausa per placare l’ansia. Guardare D-Day sarà come andare sulle montagne russe, vi provocherà un’alternanza di emozioni sconcertante. Vi ritroverete a inveire contro il destino, ma soprattutto contro il pessimo direttore Park, uno dei personaggi più subdoli e privi di scrupoli di sempre.

Non posso non dare rilievo all’incredibile bravura degli interpreti, tutti. Lee Geung-young nei panni del direttore è riuscito a farsi odiare come pochi, è un attore grandioso.  Jung So-min l’avevo apprezzata in Because is my First Life e Ha Seok-jin mi aveva colpita al cuore in 1% of something. È la loro presenza che mi ha convinta a iniziare D-day, ma poi sono stata sorpresa da Kim Young-kwang, il testardo dott. Lee. Una menzione speciale va di diritto a lui e non solo perché è indiscutibilmente bello. La sua interpretazione è stata a dir poco eccezionale. Ha dato vita con maestria a un personaggio profondamente umano e pieno di contraddizioni. Il dottor Il dottor Lee Hae-sung è un uomo eroico ma imperfetto, un groviglio di forza e fragilità che grazie a Kim Young-kwang mi resterà nel cuore. Spero di vederlo presto in altri lavori.

D-Day è davvero un drama ad alta tensione. Se amate avere il cuore in gola, lo stomaco contratto e non vi disturba la vista del sangue, né versare qualche lacrima, ve lo consiglio assolutamente.

La mia valutazione
9.5/10
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My Holo Love – 나 홀로 그대

Una donna sola, un uomo imperfetto e un’intelligenza artificiale empatica e sensibile, danno vita a una storia d’amore ricca di emozioni, diversa e toccante.

di Donatella Perullo

Titolo: My Holo Love – 나 홀로 그대 (Na Hollo Geudae)

Genere: Sci-Fi /Romance

Sceneggiatura: Ryu Yong-jae

Regia: Lee Sang-yeop

Paese di Produzione: Corea del sud

Anno di messa in onda: 2020

Numero episodi: 12 – durata per episodio: 50 minuti circa.

Dove vederlo: Netflix

Main Cast:

Yoo Hyun-min (Nan-do/ Holo)

Go Sung-hee (Han So-yeon)

Choi Yeo-jin (Go Yoo-jin)

Hwuang Chan-sung (Baek Chan-sung)

Go Yoo-jin (Choi Yeo-jin) è l’amministratrice delegata di un’azienda tecnologia all’avanguardia. Ha appena presentato un nuovo prodotto, un paio di occhiali che permettono di interfacciare con Holo, un ologramma dall’aspetto di un uomo. Holo sembra destinato a diventare indispensabile per gli utenti, poiché è in grado di risolvere qualsiasi problema, anche quelli interiori. Al ritorno dalla conferenza, Yoo-jin è inseguita dagli scagnozzi di una ditta avversaria che tentano di rubare il prototipo. Il creatore di Holo è Nan-do (Yoo Hyun-min), un giovane scienziato dal passato misterioso che vive rintanato nel suo laboratorio. Egli ha dato a Holo le sue sembianze e tiene all’invenzione quasi come a un virtuale gemello. Così, per salvarlo, ordina a Yoo-jin di dare gli occhiali a un passante e di far scegliere da Holo a chi essere affidato.

Tra la folla l’ologramma sceglie Han So-yeon (Go Sung-hee), e chiede a Yoo-jin di nascondere gli occhiali nella borsa dell’inconsapevole ragazza.

Han So-yeon è una giovane affetta da prosopagnosia e per questo è molto chiusa in se stessa. (NdA: la prosopagnosia è una patologia colpisce il 2% della popolazione. È detta anche cecità facciale poiché provoca l’incapacità di riconoscere le facce delle persone). La ragazza vive una vita piuttosto solitaria e per lei sono problematiche anche le interazioni con i colleghi. Per questo è considerata superba ed è spesso emarginata. Quando indossa per la prima volta gli occhiali e con sua grande sorpresa si trova dinanzi a Holo, di primo acchito lo crede un fantasma. Non impiega molto, però, a capirne l’immenso valore e, bisognosa di attenzioni e amicizia, si affeziona molto in fretta a Holo.

“Sono fatta così. Da fuori sembro normale, ma in realtà sono piena di difetti. Non merito di amare né di essere amata.” (Han So-yeon)

L’ologramma ha maniere gentili, un modo delicato di esserle vicino e inizia a sostenerla e aiutarla anche nelle piccole cose della vita quotidiana.

Grazie ai suggerimenti di Holo, presto Seo-yeon riesce anche a eludere il suo handicap, a integrarsi con i colleghi e a sentirsi meno sola.  Durante la convivenza, tra Holo e Seo-yeun nasce un rapporto speciale, di affinità di animi. Un sentimento che andrà oltre la semplice amicizia e che rivelerà aspetti dell’intelligenza artificiale che sorprenderanno persino Nan-do.

Chi aveva tentato di rubare Holo, torna però all’attacco. Nan-do sarà così costretto a uscire dall’ombra per proteggere la sua creatura e anche Seo-yeon, che ha imparato a conoscere attraverso gli occhi di Holo. Nan-do che per traumi passati si è chiuso al mondo e rifiuta i sentimenti, scopre, infatti, di sentirsi attratto da lei. Soprattutto, però, inizia a scoprire se stesso.

Riuscirà l’imperfetto Nan-do a competere per l’amore di Seo-yeon con l’animo artificiale eppure sensibile di Holo? Tra misteri del passato, colpi di scena e inseguimenti mozzafiato, My Holo love si candida per essere, nella mia classifica personale, uno dei drama più accattivanti della prima parte del 2020.

My Holo Love è leggero, divertente, emozionante e parte da un’idea diversa dal solito. Allo stesso tempo, però, mantiene una delle caratteristiche peculiari dei drama Coreani, fornendo diversi spunti di pensiero.

Quanto siamo soli a questo mondo? Quanto bisogno abbiamo di contatto umano e quanto la tecnologia può sopperire a queste nostre mancanze?  Inoltre: Usiamo in modo cosciente i mezzi a nostra disposizione? Siamo certi di essere noi ad avere il controllo e non, invece, di essere sorvegliati in ogni momento della nostra vita?

“Sono contento che tu sia fatta così perché sono come te. […]Sono sempre stato solo e non ho mai amato nessuno.[…] Tu forse odi i tuoi difetti, ma per me sono le cose che ti rendono speciale. È perché siamo imperfetti che ci siamo incontrati. ” (Nan-do)

Per quanto mi riguarda, queste domande me le sono poste tutte, ma riflessioni a parte, durante la visione mi sono divertita.

Ammetto, inoltre, di essere caduta nella trappola sentimentale di Holo. Non dimenticherò con facilità questa AI dall’animo generoso e gentile che in più di un’occasione si mostra più comprensiva degli umani. Riconosco anche, però, di essermi innamorata della fragilità di Nan-do e del suo lottare per mostrarsi inespugnabile alle sofferenze e ai sentimenti. Così come mi sono intenerita per la fragilità e il desiderio d’amore di So-yeon e, allo stesso tempo, compiaciuta per il suo coraggio.

Sta di fatto che, appena finita la visione, il mio primo pensiero è stato quello di desiderare di poter avere un Holo tutto per me. Ammetto che se esistesse un’innovazione così, sarei la prima cliente della GioLab. Insomma, non mi sorprende che su google My Holo Love abbia una valutazione del 98% di like.

Questo è di certo merito anche della splendida interpretazione del fascinoso Yoo Hyun-min, perfetto nei due ruoli così diversi tra loro e della bella e brava Go Sung-hee. Inizierò a seguire con attenzione entrambi e cercherò altri loro drama.

Un’ultima nota: nonostante le due storie siano completamente diverse, per alcuni aspetti e qualche scena, My Holo Love mi ha ricordato Healer. Quello è un altro drama che ho amato moltissimo e ritrovare sprazzi di emozioni simili, ha sicuramente contribuito a farmi amare My Holo Love.

Le Ost sono come sempre ottime e mantengono il ritmo della storia. Tra tutte la mia preferita è Love again – (Feat KLAZY) cantata da Ji Pyeong Kwon. È finita subito in playlist perché possa riportarmi ogni volta che ne avrò voglia, nelle atmosfere di My Holo Love.

La mia valutazione
9.5/10
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My Mister – My Ajusshi (나의 아저씨)

Un drama che emoziona senza far uso di cliché. Una storia che racconta le difficoltà del vivere quotidiano, dove i sentimenti, la libertà e il respiro spirituale dell’individuo,vengono messi a tacere.

di Maria De Riggi

Titolo: My Mister –   (나의 아저씨)

Genere: drammatico

Regia: Kim Won-seok

Sceneggiatura: Park Hae-Young

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16  di 80/90 minuti

Anno di trasmissione in patria: 2018

Dove vederlo: Viki

Main Cast:

Lee Sun-kyun (Park Dong-hoon)

IU (Lee Ji-an)

Kim Gyu-ri (Lee Ji-an bambina)

Go Doo-shim (Byun Yo-soon)  

Park Ho-san (Park Sang-hoon)

Song Sae-byeok (Park Ki-hoon)

Lee Ji-ah (Kang Yoon-hee)

Jung Young-joo (Jo Ae-ryun)

Son Sook (Lee Bong-ae)

Kim Young-min (Do Joon-young)

My Mister è un kdrama diverso dal solito che emoziona senza far uso dei tipici cliché. È una storia realistica, cruda per certi aspetti, che parla delle difficoltà del vivere quotidiano, dove spesso i sentimenti vengono messi a tacere. Un racconto nel quale, per convenzione o per seguire criteri sociali, la libertà e il respiro spirituale dell’individuo vengono lesi. Nel corso della storia emergono valori come la gentilezza, la bontà e l’onestà che conferiscono colore a vite che possono apparire prive di senso.

Quando si è troppo buoni, spesso si è considerati stupidi, peggio ancora deboli. Non si possiede la grinta necessaria per contrastare la cattiveria e chi è privo di scrupoli.

Inaspettatamente le persone “buone” possono nascondere dentro di sé una forza straordinaria.

Cosa può accadere se a una ragazza che non ha mai ricevuto un solo gesto di gentilezza, viene tesa una mano?

La gentilezza è una forza che fiorisce nel cuore della persona che la riceve e in alcuni casi può salvare una vita.

Lee Ji-an (IU) è una ventunenne che vive in una misera stanzetta e accudisce la nonna malata e sordomuta. Viene assunta temporaneamente, per piccoli lavori d’ufficio, in un’importante società di costruzione la “Saman E&C”, dall’ingegnere Park Dong-hoon (Lee Sun-Kyun) che è sposato con una bellissima donna che fa l’avvocato. La vita dell’uomo sembra idilliaca. In realtà il rapporto con la moglie è freddo, il loro unico figlio studia all’estero e lui deve aiutare la famiglia in difficoltà. I suoi due fratelli sono disoccupati e vivono con la madre.

“È ora di tagliare l’albero della sofferenza. Un seme germoglierà e diventerà il tuo albero. Così quando il vento soffierà, tu potrai stenderti su di lui e riposare. E adesso sorridi e basta.” (Ost – Forest – Ji Sun)

Tutto si complica a causa delle imminenti votazioni per la rielezione dell’amministratore delegato.
Il consiglio è diviso a metà tra sostenitori e oppositori di quello attualmente in carica, Do Joon-young. Per avere la maggioranza, Do Joon-young decide d’incastrare il direttore Park Dong-woon per corruzione e licenziarlo, facendogli arrivare una tangente.
Per uno scambio di nomi, il pacchetto viene consegnato all’ingegnere Park Dong-hoon, invece che a Park Dong-woon.
Lee Ji-an venuta a sapere delle manovre dell’amministratore delegato e della relazione di questi con la moglie di Park Dong-hoon, decide di approfittare della situazione. Si coalizza con Do Joon-yong, offrendosi di sbarazzarsi sia del Direttore Park, sia di Park Dong-hoon, in cambio di denaro, per pagare gli strozzini che da tempo le rendono la vita insostenibile.

Lee Ji-an è una ragazza che non sa cosa sia l’amore, l’unica luce della sua vita è la nonnina. Nessuno l’ha mai trattata con considerazione, è costretta a sopravvivere in tutti i modi possibili. È scontrosa, non sorride mai. Il suo viso è inespressivo, gli occhi sono privi di vitalità. Guardandola, si avverte prepotente il senso di sconfitta.

Così per fare qualche soldo, accetta di spiare Park Dong-hoon per farlo licenziare, installando di nascosto un app sul suo cellulare. In tal modo riesce a intercettare ogni conversazione, messaggio o spostamento.

Lee Ji-an inizia a conoscere quest’uomo straordinario nella sua vita ordinaria. Un uomo che nasconde, come lei, una grandissima sofferenza. Una brava persona che dona gentilezza in maniera spassionata. Ne viene colpita nel profondo, perché non ha mai conosciuto nessuno come lui.

Non potrà fare a meno di provare dei sentimenti molti forti, nonostante la differenza di età.

Incomincerà ad amare ogni suo respiro, ogni suo passo.

Dal canto suo, Park Dong-hoon cercherà di prendersi cura della ragazza. Come adulto si sente responsabile nei suoi confronti. Alla fine comprenderà che, invece, è la stessa ragazza che lo ha protetto.

Lei gli insegnerà a essere più combattivo, a far valere i suoi principi. Lui le farà capire che nella vita esistono le brave persone che donano incondizionatamente. Due dolori che si comprendono e si risanano.

Entrambi arrivano alla conclusione che bisogna cercare di conquistare ogni attimo di felicità. Solo in questo modo si può ripagare chi ci vuole bene.

In questo drama, dunque, non ritroviamo una classica storia d’amore, ma qualcosa di più profondo. Si parla di anime che si riconoscono e si amano, trascendendo il contatto fisico.

My mister racconta anche la storia dei fratelli di Park Dong-hoon, piegati dalle vicissitudini quotidiane.

Uno ha dovuto abbandonare il sogno di fare il regista, l’altro, mollato dalla moglie, sente che la sua vita è un’eterna sconfitta. Decidono di aprire un’impresa di pulizie e vi riverseranno la loro energia, cercando di fare il meglio possibile, per ritrovare un po’ di rinnovata fiducia.

Li unisce un profondo legame fraterno. Infatti si mandano spesso a quel paese “da buoni fratelli”, ma poi insieme soffrono, combattono, gioiscono. La sera si incontrano con Park Dong-hoon e con alcuni amici del quartiere in un bar gestito da un’amica comune per bere e discutere. Solitudini che si ritrovano, che si legano e si sostengono.

Le OST sono eccellenti e accompagnano in modo perfetto l’intera atmosfera del drama. “Adult” cantata da Sondia e “Forest” di Ji Sun sono le mie preferite.

Il k-drama My Mister è stato un successo commerciale e di critica, costantemente in cima alla classifica degli ascolti nella propria fascia oraria. Ha ricevuto il plauso della critica per la sceneggiatura, la regia e le interpretazioni degli attori.

CURIOSITA’

Nel corso dell’intero drama si nota una grande attenzione sia per la fotografia che per l’uso della luce.

I primi episodi sono pervasi da tonalità scure, tanto che alcuni fotogrammi sembrano in bianco e nero. Nella seconda metà del drama, tutto inizia essere più luminoso fino ad arrivare agli ultimi episodi dove la luce illumina ogni scena e i colori diventano vivi e brillanti.

Si parte da una cameretta buia che trasmette una sensazione di freddo e si arriva su una strada rischiarata dal calore avvolgente della primavera. La fine come preludio di un nuovo inizio.

La mia valutazione
10/10
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Just Between Lovers – 그냥 사랑하는 사이

Una favola triste, una storia destinata a rimanere nell’animo, densa di momenti toccanti e ricca di personaggi profondamente umani.

di Donatella Perullo

Titolo: Just Between Lovers – 그냥 사랑하는 사이 – (Rain or Shine)

Genere: Drammatico/ romance

Dove vederlo: Viki

Sceneggiatura: Yoo Bo-ra

Regia: Kim Jin-won

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 di 70  minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2017-2018

Main Cast:

Lee Jun-ho (Lee Kang-doo)

Won Jin-ah (Ha Moon-soo)

Lee Ki-woo (Seo Joo-won)

Kang Han-na (Jung Too)

È il 2005. Ha Moon-soo (Won Jin-ah) è un’adolescente alle prese con il primo amore. Infastidita dalle attenzioni che sua madre riversa sulla sorellina minore, che è un’aspirante attrice, accetta di malavoglia di seguirla durante i suoi primi impegni lavorativi. È proprio per accompagnare lei che si reca al Centro Commerciale S Mall. Lì, mentre la bambina è presa da un servizio fotografico, si reca presso una gelateria, dove ha segretamente dato appuntamento al ragazzo che le piace.

Lee Kang-doo (Lee Jun-ho) è una giovane promessa del calcio. Suo padre lavora nel cantiere del Centro Commerciale S. Mall, dove il ragazzo lo raggiunge per andare a festeggiare il compleanno della sorella minore. Un attimo prima che il suo turno finisca, però, l’uomo è fermato dall’architetto responsabile dei lavori che gli chiede di saldare alcune lastre di metallo. Per attendere il padre, Kang-doo si reca così nella gelateria del centro commerciale.

D’improvviso la struttura dell’edificio collassa. Il Centro Commerciale S Mall crolla, uccidendo quarantotto persone e intrappolando sotto le macerie, tra gli altri, Moon-soo e Kang-doo. Tra le vittime ci sono anche il padre del ragazzo e la sorellina di Moon-soo.

Trascorrono dodici anni. Ritroviamo i due giovani ormai adulti, presi dalle loro vite tormentate dall’incidente che le ha stravolte quando erano ragazzini. Moon-soo è un architetto specializzato nella costruzione di plastici e vive il senso di colpa per essere sopravvissuta alla sorella. Kang-doo, che dopo essere stato estratto dalle macerie ha trascorso tre lunghi anni in riabilitazione, porta nel fisico e nell’anima i segni dell’orribile vicenda. Il giovane vive di stenti, ha un carattere reso ribelle dalle sofferenze interiori e sente di non aver nulla da perdere.

“Tornerò domani, il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Continuerò a tornare fin quando non ti piacerò” (Ha Moon-so)

Il racconto ha inizio quando i proprietari del Centro commerciale S Mall decidono di ricostruire l’edificio laddove c’era stato il crollo. Lo studio presso il quale lavora Ha Moon-soo è incaricato del progetto e Lee Kang-doo è assunto come aiuto del responsabile del cantiere.

Le loro vite torneranno così a sfiorarsi e poi a intrecciarsi in una serie di eventi drammatici che riporteranno alla luce ricordi a stento sopiti e verità difficili da accettare.

Che cosa dire di questo drama se non che è uno dei più belli e profondi che io abbia visto? Non è una storia facile, ma un racconto che scava nell’animo dei personaggi, per condurci in un mondo interiore imbibito di sofferenze e traumi irrisolti. In questa storia non c’è un dettaglio tralasciato. I protagonisti svelano pian piano le loro sfaccettature e il loro passato irrisolto, fino a entrarci nell’animo e diventare parte di noi.

“Solo perché qualcuno piange più forte, non significa che soffra più degli altri.”

Più di tutti lui ci riesce Lee Kang-doo, rude e ribelle, ma solo in superficie. Un personaggio meraviglioso, intenso e inconsapevolmente generoso, tanto da non rendersi conto del perché si ritrovi, a un certo punto, circondato da tanto affetto e a essere indispensabile nella vita di chi lo circonda.

Non credo di sbagliare, definendo Just Between Lovers una favola triste. Un racconto che affronta con poetica profondità, rispetto e concretezza, un argomento scottante e sempre attuale: Quando un evento tragico provoca la morte di qualcuno, vittima è solo chi perde la vita o anche chi gli sopravvive?
Just Between Lovers non è solo una storia narrata, ma soprattutto un percorso denso di momenti toccanti e ricco di personaggi vividi e profondamente umani. È un racconto che fornisce una miriade di spunti di pensiero.

La sofferenza dei personaggi toccati irreparabilmente dalla strage, fa da contraltare a quanto di positivo riesce a trasmettere Lee Kang-doo. Il giovane sopravvissuto che con la sua innata generosità, la sua fiducia nel prossimo e l’instancabile propensione ad alleviare le sofferenze altrui, rende speciale questo racconto.

L’amore tra Lee Kang-doo e Ha Mon-soo è struggente e magico e mi rimarrà nel cuore per tanto tempo, forse per sempre.

Il cedimento dell’edificio S Mall è di pura fantasia, ma chiaramente inspirato alla reale tragedia avvenuta a Seul nel 1995. Allora crollò il Centro Commerciale Sampoong, provocando più di cinquecento vittime tra cui molti bambini.

Just Between Lovers non è il primo drama nel quale si richiama alla tragedia del 1995. Anche la commedia Reply 1994 (2013), il fantasy/poliziesco Black (2017) e il più recente Chocolate (2019), fanno chiaro riferimento al crollo di un centro commerciale.

Per tornare a Just Between Lovers, se non lo avete ancora visto, non aspettate oltre perché vi donerà tanto. Come se ciò non bastasse, ha anche OST da brividi. I Open My Eyes interpretata da Zitten, trasmette sensazioni magnifiche ed è in perfetta sintonia con il drama.

Nonostante in rete io non abbia letto solo apprezzamenti per la sua interpretazione di Ha Moon-soo, l’attrice Won Jin-ah ha ricevuto per questo ruolo tre nomination ed è stata premiata nel 2018 come miglior nuova attrice all’Apan Star Awards.

Una curiosità: È risaputo che sempre più spesso i drama sono infarciti di malcelate sponsorizzazioni e Just Between Lovers non fa differenza, anzi. Pur essendo un umile operaio che vive in una stanza arredata solo da un piccolo armadio sgangherato, Kang-doo fa sfoggio di decine di giacconi. In sedici puntate ne ho contati ben trentasette e tutti nuovi di zecca. Indumenti che, incredula, ho avuto la costanza di immortalare. Anche Moon-soo indossa una corposa manciata di cappotti, tutti dello stesso modello ma di colore diverso. Il dubbio che un’azienda d’abbigliamento abbia contribuito al budget della produzione è lecito e fa sorridere per l’ingenuità dell’inserimento del messaggio subliminale. Vi assicuro però, che anche se difficilmente riuscirete a non farci caso, ciò non incide minimamente sulla bellezza della serie. 

La mia valutazione
10/10
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Are you in love?-사랑하고 있습니까?

Un uomo bisbetico, una ragazza desiderosa d’amore e un libro magico creano l’alchimia giusta per un romance leggero.

di Donatella Perullo

Titolo: Are you in Love? –  사랑하고 있습니까?

Genere: Romance/Fantasy

Regia: Kim Jung-know

Sceneggiatura: Kim Jung-know

Paese di produzione: Corea del Sud

Durata: 107 minuti

Data di rilascio: 25 marzo 2020-05-29

Dove vederlo: Viki

Main Cast:

Kim So-eun (So-jeong)

Sung Hoon (Seung-jae)

Kim Sun-woong (Byeong-oh)

Kim So-hye (An-na)

Lee Pan-do (Gi-hyeok)

Pyun Bo-seung (Il vicino di casa)

La giovane So-jeong (Kim So-eun) ha una vita piuttosto complicata, ma cerca di affrontarla con dignità. Vive con sua madre che è malata di Alzheimer e durante il giorno, per lavorare, la affida alle cure di un’amorevole badante. La ragazza è una pasticciera e lavora presso la caffetteria di Seung-jae (Sung Hoon) dove cerca di impegnarsi al massimo. Nonostante ciò, a causa delle preoccupazioni e dello stress, i suoi risultati non sono sempre dei migliori. Seung-jae è molto esigente con lei e non proprio gentile.  Questo deprime non poco So-jeong che ha in segreto un debole per il suo datore di lavoro. Una sera nella quale la giovane è sola, nel locale entra una donna misteriosa. È anziana, vestita in modo eccentrico e ha un cappello che le copre il volto.

So-jeong ne è intimorita, ma fuori piove a dirotto e quando l’altra le chiede di restare nel locale per ripararsi, lei acconsente. Per ricambiare la sua gentilezza, l’anziana le dona un libro intitolato “Sei innamorata?” e le dice che potrà ottenere da esso qualsiasi risposta riguardo alla propria vita amorosa. La prima cosa che la ragazza chiede al libro è se troverà mai l’amore. La risposta che riceve è che presto avrà molti pretendenti. So-jeong non prende sul serio la cosa, ma il mattino seguente, quando esce per andare al lavoro, riceve attenzioni da più di uno sconosciuto.

Da questo momento la vita di So-jeong inizia a cambiare e anche l’atteggiamento del bel Seung-jae nei suoi confronti, non sarà lo stesso di prima. Quanto, le profezie del libro aiuteranno la ragazza? La sua vita sarà più semplice? Riuscirà a conquistare il cuore del suo capo?

“Un giorno mi sono ritrovato ad amare lei. Non posso farci nulla.” (Seung-jae)

Are you in Love? il cui titolo in rete è “Are we in love?”, è leggero, adatto per intervallare la visione tra due drama, soprattutto se impegnativi. La trama non è originalissima e ha più di una falla, ma se non si hanno grosse aspettative, nel complesso il film si lascia guardare.

Confesso che nel momento in cui So-jeong inizia a essere corteggiata da sconosciuti, per strada e sul posto di lavoro, ho provato un po’ di fastidio, come se quelle attenzioni fossero molestie, più che corteggiamento e forse è proprio così. Gli improvvisi pretendenti di So-jeong sono importuni e poco affascinanti e il loro comportamento trasmette allo spettatore il disagio provato dalla protagonista. Fatto sta che quel segmento del film sembra quasi voler spiegare agli uomini come non comportarsi con una donna, soprattutto se sconosciuta.

Per quanto riguarda i due protagonisti… avevo visto Kim So-eun in Boys over the flover e mi era piaciuta, qui invece non mi ha convinta. Anche Sung-hoon, la cui interpretazione avevo apprezzato in Oh my Venus e un po’ meno in My secret romance, qui non mi ha persuasa. Da un certo punto in poi, però, ho trovato il suo personaggio più convincente di quello di So-jeong. Forse la colpa è della scarsa chimica tra i due, ma anche della trama che sotto più di un aspetto è piuttosto carente.

In questo contesto, incredibile ma vero, neanche il fulcro della storia, il libro magico, riesce a trovare la giusta contestualizzazione e l’ipotesi sulla sua origine e sulla sua uscita di scena, resta affidata alla libera interpretazione dello spettatore. Io ho tratto le mie conclusioni che per ovvie ragioni non posso riferirvi, ma è probabile che ognuno avrà la propria teoria alla fine del film.

Are you in Love? è, insomma, un film poco impegnativo,  dal quale non aspettarsi che un po’ di distrazione e al quale approcciare senza troppe pretese.

La mia valutazione
5/10
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Chocolate

Una storia intensa ed emozionante che parla di malattia, abbandono e morte, ma soprattutto di rinascita, fede, amicizia e amore.

di Maria De Riggi

Titolo: Chocolate – 초콜릿

Genere: Drammatico/ romance

Sceneggiatura: Lee Kyung-hee

Regia: Lee Hyung-min

Paese di produzione: Corea del Sud


Numero episodi: 16 di 60  minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2019


Dove vederlo: Netflix

Main Cast:

Ha Ji-Won (Moon Cha-Young)

Yoon Kye-Sang (Lee Kang)

Jang Seung-Jo (Lee Joon)

Yoo Teo: (Kwon Min-Sung)

Min Jin-Woong (Moon Tae-Hyun)

Kang Bu-Ja (Han Yong-Seol)

Lee kang (Yoon Kye-sang) e Moon Cha-young (Ha Ji-won) s’incontrano da piccoli a Wando, una cittadina balneare. Lei è affamata e lui, figlio di una ristoratrice che gestisce il ristorante Bada, le offre un gustoso pasto caldo.  I due bambini simpatizzano subito, tanto che lui promette che il giorno seguente le preparerà dei dolcetti al cioccolato. Sfortunatamente, problemi familiari impediranno a Cha-young di tornare al Bada per assaggiare i dolci. Potrà farlo solo l’anno successivo, ma troverà il ristorante chiuso. Un evento drammatico e inaspettato si abbatte sulle vite dei due ragazzi. In modi diversi verranno coinvolti nel crollo di un centro commerciale (si fa riferimento al crollo del Centro Commerciale Sampoong realmente avvenuto nel 1995 a Seul).  La sciagura lascerà cicatrici profonde nei loro animi e li cambierà. Il ricordo della bontà del cibo che aveva gustato quel giorno, però, spingerà Moon Cha-Young a diventare una chef.

“A un certo punto ci perderemo di nuovo e momenti di sconforto ci faranno cadere lungo il cammino. Ma finché avremo speranza, niente al mondo potrà sconfiggerci.”

Trascorrono molti anni prima che i due ragazzi, ormai adulti, si rincontrino. Divenuto neurochirurgo, Lee Kang lavora nell’ospedale di proprietà della sua famiglia con Lee Joon (Jang Seung-jo), il cugino con cui è in forte competizione.

Quando si rivedono, Moon Cha-Young riconosce quasi subito Lee Kang, grazie alla cicatrice di una bruciatura che lui si era procurato il giorno in cui le aveva preparato i dolci al cioccolato, episodio di cui era venuta a conoscenza quando era ritornata a Wando.

 Il destino però tornerà a dividerli e poi a farli rincontrare, in un susseguirsi di eventi travolgenti che rischieranno di spezzare il filo rosso che unisce le loro anime.

Chocolate è intenso ed emozionante. È un drama in cui confluiscono temi diversi come l’amicizia, l’amore, la malattia, l’abbandono, la morte, la rinascita, la fede…

Ho iniziato la visione pensando che la storia fosse tratta, come l’omonimo film con Juliette Binoche e Johnny Depp, dal romanzo Chocolat di Joanne Harris. Le due storie sono, però, totalmente diverse. Il solo elemento in comune tra loro è, appunto, il richiamo al cioccolato.

Il cibo in questo drama riveste un ruolo molto importante, diventa quasi un simbolo, un rito. Unisce le persone, dà conforto al corpo e lenisce le ferite dell’anima. Lo stesso atto della preparazione delle pietanze è un susseguirsi di gesti che conducono in una dimensione diversa. C’è una cura nelle immagini e una delicatezza nella gestualità della protagonista che affascina e fa venir voglia di assaggiare ogni singolo piatto.

Il cioccolato è la bussola che guida Cha-young. Una bussola che la porterà a realizzare ciò che si era ripromessa da piccola: essere più altruista e aiutare chi ne avesse avuto bisogno. 

Mentre, però, per Cha-young il cioccolato simboleggia la rinascita, per Lee Kang è emblema della perdita. Per questo motivo lo rifiuta e non ne mangia più.

La trama è scorrevole, emoziona e commuove, anche perché molte delle vicende della seconda parte di Chocolate si svolgono in una clinica per malati terminali.

Intorno ai due protagonisti ruotano molti personaggi, ognuno con un proprio vissuto, tutti portatori di un’umanità profonda e toccante. Non amo molto le storie nelle quali aleggia la morte, mi addolorano e non riesco a guardarle con il giusto distacco.

In questo drama le perdite alle quali si assiste nel corso delle puntate sono tante. A Cha-young accadano disgrazie a profusione e finisce in ospedale un giorno sì e l’altro pure.

Nonostante tutto questo Chocolate mi ha lasciato un messaggio positivo, di tenacia e della necessità di non mollare mai.

Forse dal punto di vista di noi occidentali, molte delle scelte compiute da Moon Cha-young potrebbero sembrare assurde. Se si prova, però, a considerare la loro cultura, la lotta quotidiana che intraprendono per contrastare “l’avidità” e l’egoismo, si riuscirà ad apprezzare fino in fondo ogni singolo fotogramma

Un personaggio che ho amato moltissimo è Lee Joon, il cugino di Lee Kang. Lungo il corso della storia la sua personalità evolve, permettendoci di assistere alla sua maturazione. Costretto fin da piccolo a essere l’antagonista di Lee Kang, alla fine si scopre intimamente legato a lui da affetto e ammirazione.

Alcuni episodi del drama sono girati nella bellissima Grecia. Le inquadrature sono come istantanee che arricchiscono l’intero quadro.

Anche le Ost come sempre più spesso accade, sono meravigliose.  Always be here è la mia preferita e la ritroviamo in due versioni, una cantata da Jung Ji Woo e l’altra dalla stessa Ha Jin, l’attrice protagonista, che conferma la sua bravura anche nel canto.

Chocolate è irresistibile per chi ama il melodramma romantico.

La mia valutazione
8.5/10
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Itaewon Class – 이태원 클라쓰

Una storia di rivalsa e riscatto. Il racconto di un uomo che lotta per la libertà di restare fedele ai suoi principi, senza scendere a compromessi.

di Donatella Perullo

Genere: Drammatico/Romance

Sceneggiatura:  Gwang Jin 

Regia: Kim Sung-yoon 

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 16 – durata per episodio: 60 minuti circa.

Anno di messa in onda: 2020

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Main Cast:

Park Seo-joon (Park Sae-ro-yi)

Kim Da-mi (Jo Yi-seo)

Yoo Jae-myung (Jang Dae-hee)

Kwon Nara (Oh Soo-ah)

Kim Dong-hee (Jang Geun-soo)

Ryu Kyung-soo (Choi Seung-kwon)

Lee Joo-young (Ma Hyeon-yi)

Chris Lyon (Kim To-ni)

Ahn Bo-hyun (Jang Geun-won)

Il diciannovenne Park Seo-ro-yi (Park Seo-joon) è un ragazzo piuttosto chiuso, ma pieno di progetti e speranze per il futuro. Suo padre Sung-yoel è tutta la sua famiglia e i due vivono in simbiosi. L’uomo ha inculcato al figlio valori positivi e grande senso di giustizia e responsabilità. Lavora da oltre vent’anni per il Gruppo Jangga, un’azienda alimentare a capo della catena di pub e ristoranti più importante della Corea del Sud. Il CEO del Gruppo Jangga è il suo fondatore, Jang Dae-hee, un uomo privo di scrupoli, che mette l’interesse della sua azienda dinanzi a tutto.

Durante le vacanze estive, Seo-ro-yi conosce Oh Soo-ah (Kwon Nara), un’orfana sua coetanea, e inizia a provare qualcosa per lei.

“Il forte sfrutta il debole, è la legge su cui è basato il mondo” (Jang Dae-hee)

Seo-ro-yi sogna di entrare in polizia subito dopo il diploma e suo padre, per aiutarlo a migliorare il curriculum, decide di fargli frequentare l’ultimo anno di liceo in una scuola rinomata. Il futuro si prospetta roseo per Seo-ro-yi, ma l’ingresso al nuovo liceo romperà ogni equilibrio.

L’istituto è frequentato anche dall’erede della Jangga, Jang Geun-won (Ahn Bo-hyun). Sicuro dell’immunità conferitagli dal fatto che suo padre è uno dei maggiori benefattori della scuola, il rampollo opprime e bullizza i compagni.  

All’arrivo in classe, Park Seo-ro-yi vede Geun-won aggredire un compagno e per porre fine al sopruso, gli sferra un pugno. I due giovani vengono convocati in presidenza insieme ai loro padri. Lì il preside incolpa Seo-ro-yi e concede al magnate di imporgli di inginocchiarsi al cospetto del suo primogenito, per evitare l’espulsione.

È qui, a poco più di venti minuti dall’inizio, che scopriamo la forza e il carattere di Park Seo-ro-yi.  

Forte dei propri principi, il ragazzo rifiuta di sottomettersi, rinunciando così al diploma e quindi anche al sogno di diventare poliziotto.

I guai per lui, però, sono solo agli inizi. Per punirlo del comportamento di Seo-ro-yi, infatti, il CEO licenzia Sung-yoel che tuttavia non si scoraggia e confida al figlio di aver sempre desiderato avere un pub suo. Gli rivela, così, che approfitterà di quest’occasione per realizzare il suo progetto, così che anche Seo-ro-yi possa prendervi parte.  Quando tutto sembra riavviarsi verso la serenità, però, di nuovo la situazione precipita: Park Sung-yoel muore tragicamente, investito da un pirata della strada. Disperato, Seo-ro-yi aggredisce il colpevole ed è condannato a tre anni di carcere. Anni durante i quali in lui cresce il desiderio di rivalsa nei confronti  di Jang Dae-hee, che ritiene origine di ogni suo male.

Il piano di Seo-ro-yi è di realizzare il sogno di suo padre, ma non solo. Vuole creare una catena di pub che surclassi la Jangga. Per fare ciò è disposto a costruire tassello dopo tassello il mosaico che ha in mente. Così, appena libero, dopo aver cercato Oh Soo-ah e rivelato le sue intenzioni, s’imbarca come marinaio per guadagnare i soldi necessari al suo disegno.

È a questo punto che le premesse hanno fine e la storia di Itaewon Class ha realmente inizio.

Seo ro-yi torna a Seul dopo sette anni, è un uomo quasi trentenne, ha le idee ben chiare e ha fortificato i suoi principi. Scopre che Oh So-ah è diventata dirigente del gruppo Jangga, ma questo non lo fa recedere dai suoi propositi, anzi.

“La mia vita è un po’ amara. È molto amara. La notte non riposo bene, mi sento malinconico, solo e turbato. Vorrei solo poter addolcire tutta l’amarezza che provo nella vita.”(Park Seo –ro-yi)

Il pub più rinomato della Jangga è a Itaewon, il quartiere della movida, ed è lì che Seo-ro-yi decide di aprire il DanBam – Sweet Night.

Lo aiutano un suo compagno di cella, Seung-kwon e Joo-young ex collega di lavoro. I tre sono armati di buona volontà, ma di scarsa esperienza nel settore della ristorazione e il loro progetto sembra destinato a fallire. Soprattutto a causa di Jang Dae-hee che vuole a tutti i costi impedire ogni progresso del giovane, che odia.

Siamo appena alla seconda puntata, eppure il racconto è così intenso da trascinare lo spettatore nel mondo di Seo ro-yi e coinvolgerlo all’ennesima potenza. Chi guarda non si sente un osservatore, ma parte di un universo nel quale nulla è scontato e tutto può sovvertirsi in qualsiasi  momento.

Un mondo nel quale, d’un tratto fa la sua comparsa Y-seo, la ragazza più strabiliante che si possa immaginare.

Non è bellissima, ma ha una mente geniale, lo spirito ribelle, il coraggio delle sue idee e sicurezza nelle proprie capacità. Tutto ciò la rende da subito unica e travolgente. Apparente terzo incomodo nel decennale amore in standby tra Seo-ro-yi e Oh So-ah, sarà lei a rendere la storia di Itaewon Class, già adrenalinica, straordinaria. Dopo pochi fotogrammi, una voce fuoricampo la definisce sociopatica ed è questo suo essere insolita e politicamente scorretta a fare di lei un essere speciale. Vi assicuro che fino all’ultima scena di Itaewon Class, Y-seo contribuirà a renderlo il capolavoro che è, perché è un modello da imitare. È quello che avrei voluto essere alla sua età, coraggiosa e capace di difendere i miei sogni. È davvero sociopatica? Forse, ma a questo mondo bisogna esserlo un po’ per non farsi sopraffare.

Insomma, Y-seo rappresenta l’elemento d’incognita: cosa farà ora? Cosa dirà? Come risolverà questa situazione?

Molto probabilmente la risposta non sarà quella che vi aspettavate perché lei è coerente nella sua imprevedibilità e l’ho adorata anche per questo.

Rimarrà una pietra miliare, per me, la scena in cui per incoraggiare Ma Hyeon-yi a non demordere, legge la poesia Io sono diamante. «Perché lo hai fatto?» Le chiede Ma Hyeon-yi. «Perché sono una stronza», risponde Y-seo. Non posso spiegare di più di questa scena, perché voglio la gustiate appieno.

L’amore? C’è amore in Itaewon Class? Desiderato, sussurrato, rifiutato, programmato, atteso… ma c’è, anche se non è il protagonista principale.

“Non seguo il sogno di un altro e non realizzerò nemmeno il tuo. Vivrò per me stessa. È la mia vita” (Jo Yi-seo)

Sarà lo stesso Seo-ro-yi, dichiarando il suo intento, a chiarire il leitmotiv della storia: «Voglio solo avere la libertà di essere me stesso, di essere fedele ai miei principi senza scendere a compromessi.» 

Park Seo-ro-yi… questo personaggio così introverso, di poche parole ma di animo buono, disposto a fare un passo indietro per aiutare le persone che ama. Un eroe buono, quasi d’altri tempi, che da solo dà valore al racconto. Lui è serafico, riesce a subire in silenzio pur di aspettare il momento giusto per reagire, ma non se a patire sono i suoi amici. Allora tira fuori tutta la sua forza, la rabbia e diventa incontenibile.

Quando incontra per la prima volta Park Seo ro-yi, Y-seo non è ancora maggiorenne. Nonostante la differenza d’età, s’innamora di lui, della sua forza e rettitudine, del coraggio con cui difende i propri amici che considera la sua famiglia. Ne percepisce il dolore vissuto, così come tutte le speranze spese per il progetto DanBam e decide di aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo.

A questo punto starete pensando che io abbia spoilerato gran parte del Drama. Vi assicuro che ho prudentemente omesso molti dettagli fondamentali, fornendovi solo un’infarinatura di quanto accade nelle prime due puntate. Vi ho raccontato lo stretto indispensabile perché possiate farvi un’idea di cosa sia Itaewon Class. Questo Drama è diverso dagli altri che ho visto finora. Non segue i soliti cliché, anzi li ribalta e non rispetta i canoni spesso frequenti nelle sceneggiature di genere.

È probabile che questo dipenda dal fatto che prende forza da un successo mondiale, quella dell’omonimo Webtoon cui è ispirato. La sceneggiatura è perfetta, forse anche perché è stata affidata alla penna del suo creatore, il fumettista Gwang Ji. Il drama parte perciò da una base solida, costruita con sapienza. È un racconto di amicizia, amore, testardaggine, riscatto e giustizia, ma anche di speranza e coraggio che arriva dritto al cuore dello spettatore.

In quella stradina affollata di Itaewon, si concentrano le vite e i sentimenti dei protagonisti che lottano per la propria libertà e i propri valori. In Itaewon Class tutti i personaggi sono coerenti, i cattivi sono cattivi, i buoni non deludono, la storia procede spedita su binari sicuri e porta con coerenza all’epilogo.

Nel cast spicca  (come potrebbe essere il contrario?) Park Seo-joon, che, perfetto come sempre, dona a Seo-ro-yi la profonda umanità che permea il suo personaggio. Non da meno il resto del Cast, tutti sono eccellenti, anche quelli di supporto.

È ancora troppo presto per elencare i premi vinti da questo drama o dai suoi attori, ma sono certa che presto potrò arricchire con un lungo elenco questa recensione. È un dato di fatto: finora Itaewon Class ha avuto un consenso trasversale ed è amato da tutte le fasce d’età.

In patria l’ultima puntata ha superato i diciotto punti percentuali di share. Una menzione particolare è d’obbligo alla colonna sonora originale, quella che in gergo chiamiamo OST. Quattro CD, ben settantasette brani, tra cui risaltano due pezzi straordinari: Start Over (시작) di Gaho e Sweet night, cantata magnificamente da V (BTS), con la sua voce inconfondibile.

Itaewon class non è stato certo il primo webtoon a essere trasposto in una serie televisiva. Se volete saperne di più e conoscere i titoli di altri drama ispirati a webtoon di successo, potrete leggere presto un mio articolo di approfondimento.

Una curiosità:

Per vestire i panni di Seo-ro-yi, il cui soprannome è Castagna, Park Seo-joon ha dovuto adeguare il suo taglio di capelli. Non deve essere stato facile per lui portare un’acconciatura tanto bislacca, eppure neanche quello è riuscito a fargli perdere fascino. L’attore ha fatto immortalare il momento della sua trasformazione in un video che è possibile vedere su youtube e che vi propongo QUI.

P.S.: Questa volta anziché il Trailer ufficiale, ho scelto di mostrarvi il videoclip di Start Over perché trovo che le sue immagini rendano meglio l’idea della storia 😉 

Credit Galleria fotografica dell’articolo: (1)

La mia valutazione
10/10
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