Squid Game (오징어게임)

Una storia scioccante e allegorica che mostra il lato oscuro del capitalismo e di una società che dà sempre meno importanza al valore della vita

di Donatella Perullo

Titolo: Squid Game (오징어게임)

Genere: Thriller/Distopico/Horror/Dramma

Sceneggiatura e regia: Hwang Dong-hyuk

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 9

durata per episodio: 55 minuti circa.

Anno di messa in onda: 2021

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Main Cast:

Lee Jung-jae (Seong Gi-hun –  456)

Park Hae-soo (Cho Sang-woo – 218)

Jung Ho-yeon (Kang Sae-byeok – 67)

Oh Yeong-su (Oh Il-nam- 1)

Heo Sung-tae (Jang Deok-su – 101)

Anupam Tripathi (Abdul Ali – 199)

Kim Joo-ryoung (Han Mi-nyeo – 212)

Wi Ha-joon (Hwang Jun-ho)

Lee Byung-hun (Front Man)

Kim Young-ok (madre di Seong Gi-hun)

Gong Yoo (misterioso procacciatore di partecipanti al gioco)

“Nella mia città, lo chiamavano “Il gioco del calamaro” Questo perché si giocava su un campo a forma di calamaro. Le regole erano semplici. I bambini si dividevano in due gruppi, attacco e difesa. All’inizio la difesa correva normalmente entro i confini, mentre gli attaccanti, all’esterno, dovevano saltare su un piede solo. Se uno degli attaccanti superava la difesa e percorreva il centro del calamaro, guadagnava la possibilità di camminare su due piedi. Per qualche ragione, quando succedeva lo chiamavano ‘l’ispettore segreto’. Dopo essersi preparati per la battaglia finale, gli attaccanti si riunivano all’ingresso del calamaro. Per vincere gli attaccanti dovevano toccare col piede l’area segnata in cima al calamaro. Se il difensore ti spingeva fuori dalla linea di confine del calamaro, morivi. Esatto, morivi.” 

(Voce fuori campo)

Seong Gi-hun è un uomo logorato dai debiti a causa della ludopatia. Ha perso tutto e vive grazie all’aiuto dell’anziana madre che continua a lavorare, nonostante il suo precario stato di salute. Non riesce a risalire la china e continua a giocare nel tentativo di riuscire a sanare i debiti che ha contatto con pericolosi strozzini. Gi-hun ha una figlia di dieci anni che vive con la madre e il nuovo compagno di quest’ultima. Il giorno del compleanno della bimba, l’uomo fa di tutto per riuscire a comprarle un regalo e recuperare i soldi sufficienti per portarla al ristorante. Ha appena vinto una cospicua somma alle corse dei cavalli, però, che una borsaiola gliela ruba. Di conseguenza gli strozzini gli estorcono un patto di rinuncia ai diritti fisici. Il contratto lo costringerà alla donazione degli organi nel caso non onorasse il debito entro una determinata data.

Quella sera, mentre sta aspettando la metropolitana per tornare a casa, Seong Gi-hun è avvicinato da un uomo elegante e carismatico (Gong Yoo). Lo sconosciuto lo sfida a una partita di ddakji, promettendogli una vincita di 100.000 won (72,66 €) per ogni mano vinta. Gi-hun non resiste alla tentazione e accetta la sfida. Alla fine della partita lo sconosciuto  gli dà uno strano biglietto da visita. Lo invita poi a iscriversi a una competizione che promette la vincita di ben cento milioni di Won (72.600 €).

Gi-hun non prende in considerazione la cosa. Quando, però, scopre che sua madre per sopravvivere ha bisogno di un interveto chirurgico, compone il numero di telefono scritto sul biglietto. Si ritroverà coinvolto, con altri 455 infelici, in un’allucinante gara di sopravvivenza.

“La vita è come un gioco, ci sono molti giocatori. Se non giochi con loro, giocheranno con te.”

(Oh Il-Nam)

I 456 giocatori saranno condotti in una fortezza allestita nel sottosuolo di un’isola deserta. Qui dovranno gareggiare per un premio finale di 45,6 miliardi di Won (poco più di 33,141 milioni di euro),che andrà all’unico vincitore. La competizione sarà suddivisa in sei manche ognuna delle quali consisterà nel competere in un gioco dell’infanzia. Seong Gi-hun si troverà a condividere l’incredibile e al contempo atroce esperienza con persone disperate quanto lui. Varia umanità rinchiusa in una sorta di surreale parco giochi. Luogo che in alcune inquadrature mi ha rammentato house of stairs, litografia dell’artista olandese Esher, e in altre ha ricordato documentari sui campi di concentramento. Un’arena controllata da un Front Man a capo di uomini mascherati e armati che non hanno pietas né considerazione per la vita umana. Le uniche cose che l’organizzatore del gioco concederà ai partecipanti saranno cibo, razionato e povero,  acqua e servizi igienici. 

Non sarà loro fornita assistenza medica in nessun caso, neanche qualora qualcuno restasse gravemente ferito. Impauriti da ciò che gli potrà accadere, i partecipanti saranno però anche allettati dalla vincita che diventa più cospicua a ogni giocatore eliminato. Con il procedere del gioco, tra loro si instaureranno alleanze e rivalità, affetto e odio. Ognuno con la sua storia e il doloroso bagaglio che lo ha condotto in quel luogo, rappresenterà un valore aggiunto al racconto. Personaggi come il forte e tenero immigrato pakistano Ali o la nord coreana Kang Sae-byeok che desidera dare un futuro migliore al fratellino o ancora la giocatrice numero 240, Ji-yeong, sono destinati a rubare un pezzetto del nostro cuore. Non passeranno inosservati neanche alcuni dei personaggi più controversi. Tra loro il violento gangster numero 101, Deok-su, la squilibrata numero 212, Min-hyeo o il genio della finanza, il numero 218, Sang-woo.

Uno sguardo di tenerezza e ammirazione si avrà per il numero 1. Oh Il-nam  è il più anziano dei giocatori e Seong Gi-hun lo prenderà sotto la sua alla protettrice. È malato terminale e ha scelto di partecipare allo Squid Game piuttosto che aspettare di morire a causa del tumore. L’anziano si rivelerà fondamentale nella storia e non solo per la sua esperienza di vita e per la saggezza. Scariche di adrenalina ce le riserverà anche un personaggio outsider, il poliziotto Hwang Jun-ho. L’uomo si infiltrerà, infatti, nel gioco, mascherandosi da guardiano, pur di ritrovare il fratello scomparso.

In ogni caso, i veri protagonisti di questo Drama, sono i colpi di scena e i messaggi intrinseci. L’allegoria è presente in ogni sfumatura del drama che, affrontando in modo scioccante i temi della coscienza di classe, diventa una denuncia sociale. Squid Game mostra il lato oscuro della società e del capitalismo e questo lo rende un drama profondo che andrebbe visto con attenzione ai dettagli. La serie nasconde, ma non troppo, messaggi importanti. Non c’è avvenimento durante il corso del racconto che non sia significativo e che non dia spunti di riflessione. Neanche lo spettatore più superficiale potrà evitare di meditare sulle motivazioni dei personaggi e sugli avvenimenti che li coinvolgono. Anche di quelli che non partecipano alla competizione.

“Sono brava in tutto, tranne nelle cose che non so fare” 

(Han Mi-nyeo)

Per quanto ricco di scene estreme e avvenimenti iperbolici, Squid Game induce dunque a riflettere su quanto la società in cui viviamo sia spietata. Quanto dia sempre meno importanza al valore della vita.

Come la gran parte delle produzioni coreane di buon livello, dunque, Squid Game non è un drama che va visto alla leggera. È una storia avvincente, emozionante e cruda della quale bisogna essere pronti a coglierne i messaggi, sia quelli di denuncia sociale che quelli di speranza. Questo Drama è un racconto che ha lo scopo di scuotere gli animi e ci riesce benissimo. Seong Gi-hun che all’inizio appare come un rifiuto della società, con il proseguire del racconto si dimostra profondamente umano. La sua lealtà e il suo essere empatico e generoso, disposto sempre a condividere quel poco che ha, lo mettono in luce, facendolo distinguere dalla massa.

Al di là dei richiami, che molti hanno riconosciuto, ad altre storie come Hunger Games o Matrix, Squid Game riesce a mantenere salda la sua originalità. Riguardo l’omaggio a Matrix, molti lo individuano nei cartoncini del  ddakji, uno rosso e l’altro blu come le pillole che Morpheus offre a Neo. Il film delle sorelle Wachowski è poi menzionato da Ali Abdul in una conversazione con  Han Mi-nyeo. Non bisogna dimenticare, però, che il colore rosso e il blu hanno significati ben precisi nella cultura coreana. Sarebbe plausibile ritenere, perciò, che per  la scena del ddakji come per altre che riguardano il protagonista, Hwang Dong-hyuk abbia tenuto conto anche di questo.

All’uscita di Squid Game ci sono state alcune polemiche. È stato accusato di avere somiglianze con “As The Gods Will”,  film giapponese del 2014, tratto a sua volta dall’omonimo manga del 2011. A questo Hwang Dong-hyuk ha risposto dichiarando di aver iniziato la stesura di Squid Game nel 2008 e averla completata nel 2009. Da allora per ben dieci anni non era riuscito a trovare investitori per la serie perché ritenuta troppo strana. Oggi, anche se il finale lascia spazio a un sequel, l’autore dichiara di non avere in progetto una seconda stagione.

Ha detto, infatti, di sentirsi stanco anche solo a pensare di dover progettare un sequel. In un’intervista ha persino rivelato che Squid Game lo ha stressato tanto da avergli fatto perdere sei denti e che ora sta mettendo gli impianti. Certo, il lavoro che è stato fatto nella stesura e nello sviluppo di questo drama è considerevole. Certosino anche per quanto riguarda l’inserimento di numerosi Easter Eggs che lo spettatore più attento potrà certamente individuare. Le OST sono tutte strumentali e accompagnano con efficacia il racconto. Due brani in particolare mi hanno colpita, Way Back Then di Jung Jae-il e Pink Soldiers di 23. In conclusione, Squid Game è un drama potente e dalle mille sfaccettature, adatto a chi ama le tinte forti. È la serie alla quale va riconosciuto il merito di aver fatto avvicinare ai drama coreani spettatori e critici che non li avevano mai presi in considerazione.

Una Curiosità: Per la promozione di Squid Game intorno all’Itaewon Hamilton Hotel e alla stazione di Itaewon era stata allestita una zona di esperienza chiamata ‘Ogem World’. Per la gioia dei fan coreani, il particolare parco temporaneo riproduceva fedelmente le zone giochi del drama. Era previsto che fosse esposto fino al 18 settembre 2021. A causa dell’aumentare dei casi di Covid-19, però, è stato deciso di chiudere e demolire in anticipo il sito.

La mia valutazione
10/10
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Cinderella and four kgniths (신데렐라와 네 명의 기사)

Una giovane volitiva e quattro cavalieri intraprendenti per una storia romantica e ricca di tenerezza.

di Donatella Perullo

Titolo: Cinderella and  four kgniths 

Genere: romance

Sceneggiatura: Min Ji-eun e WonYoung-sill

Regia:  Kwin Hyun-chan e Lee Min-woo

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 15

durata per episodio: 60 minuti circa.

Anno di messa in onda: 2016

Dove vederlo: in streaming su Viki

Main Cast:

Park So-dam (Run Ha-won)

Jung Il-woo (Hang Ji-woon)

Ahn Jae-hyun (Kang Hyun-min)

Lee Jung-shin (Kang Seo-woo)

Choi Min (Lee Yoo-sung)

Son Na-eun (Park Hye-ji)

Run Ha-won si è appena diplomata e sogna di poter andare all’università. Un desiderio semplice, ma che per lei sembra di difficile realizzazione. Il padre di Ha-won (Park So-dam) è spesso lontano per lavoro. La ragazza vive così, con la matrigna e la sorellastra che la maltrattano, costringendola addirittura a dormire nella veranda. Per sua fortuna Ha-won ha uno spirito indomito e positivo e lavora strenuamente per guadagnare i soldi necessari alla sua iscrizione universitaria. Il giorno dell’anniversario della morte della mamma, la ragazza scopre che suo padre non ha pagato la retta per il loculo della moglie e che l’urna con le sue ceneri è stata spostata in un deposito. Disperata, decide di rinunciare a tutti i suoi risparmi pur di dare ai resti di sua madre una dimora decorosa, ma ai soldi necessari le manca un milione di Won (circa 730 €).

Ha-won è disperata e disposta a tutto pur di proteggere sua madre. Accetta così una strana offerta di lavoro da Kang Hyun-min (Ahn Jae-hyun), giovane erede di una ricchissima famiglia. Per una cifra sufficiente a pagare il loculo per la mamma e la retta universitaria, dovrà accompagnarlo al matrimonio del nonno, fingendosi la sua fidanzata. Durante la cerimonia, la ragazza dimostra però la sua forza di carattere al cospetto dell’anziano milionario. Orgogliosa, tiene testa non solo a Kang Hyun-min, ma anche a suo cugino, il ribelle e scontroso Hang Ji-woon (Jung Il-woo).

L’anziano Chabeol è preoccupato per le intemperanze dei suoi tre nipoti e per gli screzi tra loro. Così, ben impressionato dal carattere volitivo e dai principi che mostra di avere la ragazza, le offre un lavoro.  

“Mi sei mancata da morire. Resta con me. Non posso vivere senza di te, perderti sarebbe come perdere tutto.” (Hang Ji-woon)

Il suo compito sarà quello di trasferirsi nella grande villa in cui abitano i tre giovani eredi e riuscire a renderli una famiglia. In cambio l’uomo le pagherà tutte le spese necessarie alla sua istruzione. Sarà così che la vita di Run Ha-won avrà una svolta. La ragazza si troverà a convivere con i tre giovani rampolli e il loro fascinoso segretario. Dovrà impegnarsi molto per riuscire a gestirne i caratteri diversi e a tentare di farli riavvicinare. Dovrà, però, soprattutto riuscire a gestire i propri sentimenti e ciò che inizia a provare per uno di loro.

Ha inizio così una storia brillante e romantica anche se non del tutto originale che trova il suo punto di forza nel main cast, ben assortito e di buon livello. Alcuni personaggi secondari, come la matrigna e la sorellastra di Hae-won, sono piuttosto inutili ai fini della trama e a mio parere molti loro siparietti hanno solo lo scopo di stizzire lo spettatore e allungare il racconto. In più devo ammettere che gran parte dei piagnistei di Son Na-eun (Park Hye-ji), la second lead, mi hanno tediata. Cinderella and four kgniths resta comunque un Drama godibile, ottimo per distendersi e divertirsi con una storia d’amore romantica e dolce.

Avevo visto Park So-dam in Parasite e scoprirla qui in un personaggio del tutto diverso, mi ha dato la conferma della sua bravura. Le espressioni di Jung Il-woo in questo drama sono tutte un programma. È un ottimo attore, il suo modo di trasporre il personaggio e il cambiamento di Hang Ji-woon mi è piaciuto molto. Non devo essere stata la sola a pensarlo dal momento che, per la sua recitazione in Cinderella and four kgniths,  è stato pluripremiato. Ha ricevuto, infatti, il  Global Star Award e il Top Eccellence avard actor al Korea Drama Awards. Gli è stato anche riconosciuto il premio come Best Actor al Macau International Television Festival.

Anche Ahn Jae-hyun è stato una bella scoperta. La sua recitazione è migliorata da You’re All Surrounded, Drama (molto carino) del 2014 che potete trovare su Viki.

Una nota di merito va anche a Lee Jung-shin, membro del gruppo K-pop CNBLUE, che interpreta il terzo cugino, Kang Seo-woo, quello più solare e adorabile.

Tornando al Drama, non aspettatevi un capolavoro assoluto, ma preparatevi al divertimento e godetevi i bellissimi baci e le scene tenere che per fortuna abbondano. Il romance tra i due protagonisti, infatti, è ricco di cliché, ma perfetto. Consiglio Cinderella and four kgniths a chi è in cerca di qualcosa di poco impegnativo e molto romantico.

La colona sonora è ideale per la storia e molti sarebbero i brani da evidenziare. I miei preferiti sono I Belive cantata da Younha e Only one interpretata da Zia. Su Youtube il video di quest’ultimo brano vanta oltre trentuno milioni di visualizzazioni.

Cinderella and four kgniths è basato sull’omonima Webnovel  nome del romanziere Baek Myo. All’epoca della messa in onda ci fu una polemica per la sovrapposizione delle apparizioni di Park So-dam. L’attrice  in quei giorni  era anche nel cast di  Beautiful Mind che un altro canale trasmetteva nello stesso periodo. Inoltre molti spettatori lamentarono diverse similitudini tra Cinderella and four kgniths e Boys Over Flower. Assonanze tra i due Drama alle quali alluse anche la campagna di marketing per la  promozione del Drama.  

Una curiosità: La Sky House, la fantasmagorica villa nella quale vivono i tre eredi e nella quale si svolge gran parte della storia, è in realtà la club house del lussuoso golf resort South Cape Owners Club sulla costa meridionale dell’isola di Changseon,.

La mia valutazione
7/10
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100 Days My Prince (백일의 낭군님)

Un amore che non accetta sconfitte e tesse i fili di un legame indissolubile che non teme gli ostacoli né lo scorrere del tempo.

di Donatella Perullo

Titolo: 100 days my prince

Genere: Storico/Romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: No Ji-Sul

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 di: 75/85  minuti

Anno di trasmissione: 2018

Main Cast:

Do Kyung-So  – D.O. – (Principe Lee Yul/ Na Won-deuk)

Nam Ji-Yun  (Yeon Hong-shim / Yoon Yi-seo)

Jo Sung-ha  (Kim Cha-eon,  il perfido consigliere di sinistra)

Kim Seon-ho (Jung Jae-yoon,  il magistrato)

Han So-hee (Kim So-hye, principessa ereditaria moglie di Lee Yul)

Kim Jae-young  (Moo-yeon / Yoon Seok-ha, fratello di Yoon Yi.seo)

Il piccolo Lee Yul ha dieci anni ed è nipote del re. Anziché studiare preferisce giocare alla guerra insieme al suo migliore amico Dong-joo (Do Ji-han). Così trascorre gran parte del suo tempo a fingere battaglie, costringendo i figli dei contadini a fare la parte del nemico. Una mattina, mentre sta facendo il prepotente con dei bambini, Lee Yul è redarguito da una ragazzina. Lei è la piccola Nam Ji-Yun, figlia di un nobile fiduciario del re. È volitiva, gentile e molto intelligente. Per il piccolo Lee Yul è amore a prima vista. Non le nasconde i propri sentimenti e le promette, solenne, che un giorno la sposerà. Per i due bambini tutto sembra un gioco, eppure i loro sentimenti sono più forti di quanto si possa immaginare. Ciò che prova per Yi-seo spinge Lee Youl a cercare di  impressionarla e a migliorarsi, diventando più gentile e studioso.

Geloso di suo fratello e del potere che detiene,  il padre di Lee Yul si allea con lo spietato Kim Cha-eon (Jo Sung-ha). Insieme, i due ordiscono un sanguinoso colpo di stato per detronizzarlo e prenderne il posto. Una notte, al comando di un manipolo di soldati infedeli al sovrano, Kim Cha-eon assassina il re, tutti i suoi uomini di fiducia e le loro famiglie, compresa quella della piccola Yi-seo.

Destino vuole che proprio mentre si sta compiendo il massacro, Lee Yul si rechi a casa della bambina per restituirle un nastro di seta. Così, nascosto da un muretto, il bambino assiste allo sterminio della famiglia di Yi-seo. Quando Kim Cha-eon sta per uccidere anche lei e suo fratello maggiore, Lee Yul si frappone tra loro, consentendo ai due di fuggire.

“Mi chiedesti se preferivo la neve oppure una pioggia di petali. Per quante volte tu possa chiedermelo io risponderò sempre che preferisco te.” (Lee Yul)

Da quel tragico momento, il destino del piccolo innamorato si divide da quello della sua amata. Figlio del re usurpatore, il bambino diviene suo malgrado principe ereditario.

Yoon Yi-seo si rifugia, invece, in un piccolo paese rurale, è adottata da un vedovo che la crescerà come fosse sua figlia, ribattezzandola Yeon Hong-shim.

Sedici anni dopo, a causa del trauma subito, Lee Yul è diventato un principe freddo e altezzoso. È però anche uno studioso, molto intelligente, abilissimo nelle arti marziali e nei combattimenti. Il padre si è risposato e la nuova moglie vorrebbe che suo figlio fosse il principe ereditario. Lo stesso Lee Yul ha dovuto sposarsi, contro la propria volontà, con la figlia di Kim Cha-eon. Nonostante sia convinto che sia stata uccisa, non ha mai dimenticato Yi-seo e per questo rifiuta con tenacia di consumare il matrimonio.

Così, quando a Joseon si verifica una terribile siccità, il popolo attribuisce al principe e al suo rifiuto di consumare il matrimonio, la causa della sciagura. Per questo a Lee Yul viene imposto di mettere in atto un rituale della pioggia. Mentre si reca sul luogo della cerimonia, però, lui e la sua scorta restano vittima di un agguato feroce durante il quale viene quasi ucciso. Non racconto altro di una trama semplice, ma ricca di sorprese che non è mia intenzione rovinare. Vi dico solo che Lee Yul e Yi-seo si ritroveranno senza riconoscersi. Nonostante ciò, i loro cuori torneranno a tessere i fili di quel legame indissolubile che li aveva uniti da bambini. Da quel momento i problemi per la coppia si susseguiranno senza sosta. Tra intrighi, ingiustizie, colpi di scena e tanto amore, la loro storia terrà  lo spettatore col fiato sospeso fino alla fine.

Fatte le dovute eccezioni, non preferisco i Drama storici perché l’atmosfera di perenne cospirazione politica, gli obblighi e le restrizioni di casta mi causano una spiacevole tensione. In 100 Days My Prince, però, nonostante tutti questi elementi non manchino, la trama scorre veloce e a predominare sono due bellissime storie d’amore.

Il principe Lee Yul è interpretato e da Do Kyung-So, membro del gruppo K-pop Exo. Oltre a essere uno stupendo cantante, qui Do Kyung-So ha dimostrato, ancora una volta, di essere anche un ottimo attore. Il suo viso dai lineamenti gentili, potrebbe di primo acchito far pensare che non sia adatto a interpretare un principe ereditario intrepido e combattivo. Invece, con la sua voce profonda, lo sguardo glaciale e al contempo infuocato, i modi vigorosi e volutamente altezzosi, ha reso il personaggio di forte impatto emotivo. Per questa interpretazione Do Kyung-So ha ricevuto il premio come attore più popolare al 55° Baeksang Arts Awards e  come Best Actor al 14th Annual Soompi Award.

“Nella vita i sentieri sono due. Uno è vivere come se i miracoli non esistessero e l’altro è vivere come se ogni cosa fosse un miracolo. Quando penso ai giorni vissuti con te, ognuno di quei momenti è stato un miracolo”  (Lee Yul)

La protagonista Yeon Hong-shim è interpretata da Nam Ji Hyun che avevo già visto in Suspicious partner. Qui è stata molto brava a bilanciare momenti divertenti con quelli molto drammatici, mi ha suscitato forti emozioni e questo per me vale molto.  Il Drama è soprattutto una storia d’amore che resiste non solo alla separazione forzata e al tempo, ma anche a una serie di eventi dolorosi. Tra Nam Ji Hyun e Do Kyung-So c’è un’ottima chimica. Riescono in ogni scena a trasmettere emozioni. Questa loro sintonia è stata premiata al 14th Annual Soompi Awards de 2019, durante il quale la coppia ha ricevuto il Best Couple Award.

Anche i personaggi secondari sono la forza di 100 Days My Prince. Troppo spesso non ci facciamo caso, ma il più delle volte la riuscita di un buon drama è merito anche del supporting Cast. Qui una menzione speciale la merita l’orribile Consigliere di Sinistra, interpretato da Jo Sung-ha che è stato eccellente nel farsi odiare.

Chi ho amato, invece, è stato Kim Jae Young. Lui dà vita al fratello di Yi-seo/Hong-shim, un personaggio sofferto, che lotta per proteggere … (sploiler). Mi ha colpita molto anche Kim Seon-ho nei panni del magistrato, lui che da poco avete amato in Start Up, mi ha conquistata alla sua prima apparizione in 100 days my prince.  In ogni caso in questo Drama ogni personaggio è il tassello fondamentale di un mosaico armonioso.

Come spesso accade nei drama, in 100 Days My Prince  anche le OST, contribuiscono al coinvolgimento dello spettatore. La serie ha una colonna sonora di tutto rispetto. Più di uno sono i brani che mi sono rimasti nel cuore. Al primo posto c’è “Cherry Blossom Love Song” (벚꽃연가) cantata dall’ineguagliabile Chen, come DO, membro degli Exo. Molti sono anche i brani strumentali che accompagnano le scene più coinvolgenti. Tra tutti, quello che mi emoziona di più è “Loads to Carry” di Kim Jun Seok.

In conclusione, ho cercato di stuzzicare la vostra curiosità, dicendovi il meno possibile. Non voglio rovinare l’effetto sorpresa di una storia d’amore intensa e piena di imprevisti. Di quelle capaci di stringere il cuore e un attimo dopo farlo battere forte. 100 Days My Prince  vi commuoverà, ma vi farà anche sorridere. Ho trovato divertenti i riferimenti non troppo velati al nostro presente e a un certo tipo di letteratura. Mai avrei pensato che Lee Yul e Hong-shim potessero leggere un erotico dal titolo Cinquanta sfumature del signor grigio. Consiglio questo drama a chi ama le storie d’amore intense e piene di ostacoli, ma anche a chi, come me, non preferisce gli storici.

La mia valutazione
8.6/10
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Move to Heaven (무브 투 헤븐: 나는 유품정리사입니다)

Un racconto in cui nulla è lasciato al caso e ogni capitolo aiuta a riscoprire il valore etico dell’humanitas.

di Donatella Perullo

Titolo: Move to Heaven (무브 투 헤븐: 나는 유품정리사입니다)

Genere: Dramma

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Yoon Ji-ryeon

Regia: Kim Sung-ho

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 10

Durata per episodio: 45  minuti

Anno di trasmissione: 2021

Main Cast:

Lee Je-hoon  (Cho Sang-gu)

Tang Joon-sang  (Han Geu-ru)

Ji Jin-hee  (Jeong-woo)

Hong Seung-hee (Yoon Na-mu)

Han Geu-ru (Tang Joon-sang) è un ventenne affetto da sindrome di Asperger. È orfano di madre vive in simbiosi con suo padre Jeong-woo (Ji Jin-hee). Insieme lavorano nella ditta di famiglia, la Move to Heaven, che si occupa di bonificare scene del trauma o del crimine. Con rispetto e profonda umanità nei confronti dei deceduti, i due bonificano e sgombrano i luoghi nei quali è avvenuto il decesso. Prima però, hanno cura di raccogliere in una speciale scatola gialla gli effetti più personali dei malcapitati e consegnarli alle persone loro più vicine. Durante questo rito eseguito con rispettosa devozione, i due scoprono storie non raccontate e danno voce agli ultimi desideri di chi non ha più voce.

Il rapporto tra padre e figlio è speciale, l’amore del genitore verso il ragazzo è palpabile in ogni suo sguardo. Geu-ru è sensibile e intelligente e grazie alle cure del genitore è riuscito a fare della sua tipicità un punto di forza. Purtroppo Jeong-woo muore improvvisamente. Geu-ru però non resta solo. Prima di morire, infatti, il padre ha affidato a un legale di fiducia le sue ultime volontà. Il ragazzo avrà un tutore e questi sarà Cho Sang-gu (Lee Je-hoon) il fratellastro minore di Jeong-woo.

Sang-gu è un ex pugile ed è in prigione per aver preso parte a combattimenti illeciti. È un uomo provato dalla vita, disincantato e rude. Prova astio nei confronti del fratellastro, al punto che quando esce dalla prigione e il legale gli comunica la morte di Jeong-woo, mostra indifferenza.

“L’albero è la seconda creatura migliore al mondo. Tutti dovrebbero sforzarsi di dare quanto dà un albero. Gli alberi non ci danno solo ossigeno, frutta e legna, ma anche il ceppo su cui sedersi e riposare.” (Han Geu-ru)

Convocato nello studio dell’avvocato, Cho Sang-gu scoprirà di essere stato nominato tutore del nipote. L’uomo dapprincipio rifiuta poi, quando scopre che accettando avrebbe il potere di amministrare i beni del pupillo, decide si farlo per interessi economici. A quel punto l’avvocato gli rivelerà che per divenire tutore di Geu-ru dovrà vivere e lavorare con lui alla Move to Heaven per tre mesi. Trascorso questo periodo il legale deciderà se confermarlo o no come responsabile legale.  L’incontro tra zio e nipote è un disastro. Le regole, la precisione e gli schemi rispettati da Geu-ru sono sovvertiti e messi in crisi dal caotico, sciatto e sregolato Sang-gu. L’uomo pare non avere regole né remore e la possibilità di una collaborazione costruttiva o di un avvicinamento affettivo sembra irrealizzabile. Nulla però è impossibile alla Move to Heaven.

Puntata dopo puntata, Sang-gu imparerà a rispettare i tempi del nipote ed entrerà sempre più in empatia con lui a ogni caso che sarà loro affidato. Pian piano l’uomo svelerà il dramma che nasconde e metterà a nudo il suo vero io, sorprendendo e toccando nel profondo anche lo spettatore più coriaceo. I commoventi casi affrontati dalla Move to Heaven saranno un filo conduttore delicato e toccante che darà spunti di pensiero intensi e importanti. Pur non essendo un drama thriller, Move to Heaven è ricco di colpi di scena e dona un crescendo di emozioni che divengono sempre più intense con il procedere del racconto.

Come mi è già capitato con altri drama che ho amato, trovo un po’ di difficoltà a trasmettervi la potenza di questa storia senza rivelare troppo. La forza delle emozioni donate da Move to Heaven sta, infatti, negli avvenimenti e nei sentimenti rivelati gradualmente, a volte con delicatezza, altre con impeto. La costruzione dei personaggi è un altro punto di forza di questo Drama. Ognuno con le sue peculiarità e il suo percorso di vita contribuisce a rendere la storia speciale. In Move to Heaven nulla è lasciato al caso e ogni puntata aiuta a riscoprire il valore etico dell’humanitas. Così i sentimenti, quelli veri e profondi, divengono assoluti protagonisti. Move to Heaven è una storia catartica che fa bene all’anima e lascia un senso di nostalgica malinconia, ma anche di corroborante speranza.

La morte che è una delle protagoniste di questa storia, è raccontata con delicatezza ma soprattutto con rispetto. Geu-ru è un personaggio straordinario e Tang Joon-sang nonostante la sua giovane età – è nato nel 2003 – lo interpreta in maniera strepitosa. Non si può non amarlo, così come non si può non restare a bocca aperta dinanzi alla bravura di Lee Je-hoon. Il suo Cho Sang-gu con i suoi difetti, le contraddizioni e con i tormenti nascosti che lo dilaniano è un eroe scalcinato che amerò per sempre. Tutto il cast è ben assortito e ricco di guest star, ma una menzione speciale mi è dovuta a Ji Jin-hee che nei panni del padre di Geu-ru eccelle.

Avevo sentito parlare spesso di lui e sempre in termini entusiastici, ma non lo avevo ancora visto recitare. Che dire, è un grande attore. È riuscito a rendere così profondamente umano e reale Jeong-woo che si finisce con il percepire i suoi sentimenti come graffi sull’anima.

Move to Heaven è stato  girato in Corea del Sud  nella città di Cheongiu  da marzo a settembre 2020. È un drama originale Netflix distribuito in tutto il mondo il 14 maggio 2021 ed è stato doppiato in inglese e in giapponese. La sceneggiatura è un adattamento del saggio “Things Left Behind”, scritto da Kim Sae Byul un ex bonificatore di scene del trauma. A curarla è stata la sceneggiatrice Yoon Ji-ryeon che in passato ha firmato Drama come Boys over Flower (2009) e Angel eyes (2014). Pur non lasciando nessun evento in sospeso, il finale di Move to Heaven fa intravedere la possibilità di un’auspicabile seconda stagione.

La mia valutazione
9.5/10
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Love Alarm (좋아 하면 울리는)

Il lato oscuro dei social, mostrato attraverso l’amore nato tra i banchi di un Liceo

di Donatella Perullo

Titolo: Love Alarm (좋아 하면 울리는)

Genere: Romance

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Seo Bo-ra e Lee Ah-yeon

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 8 durata per episodio: 45  minuti

Anno di trasmissione: 2019


Main Cast:

Kim So-hyun  (Kim Jo-jo)

Jung Ga-ram (Lee Hye-young)

Song Kang (Hwang Sun-oh)

 Min-si (Park Gul-mi)

Lee Jae-eung (Cheon Duk-gu)

In Corea del Sud, Un misterioso sviluppatore crea un innovativo software mobile. L’App si chiama Love Alarm e dà la possibilità di sapere se nel raggio di dieci metri c’è qualcuno a cui piaci. Love Alarm ha un successo immediato in tutto il mondo. Nessuno sembra poterne fare a meno, anche se è facile percepire i rischi potenziali che una simile innovazione può innescare.

Hwang Sun-ho (Song Kang) è un ragazzo bellissimo e molto ricco. La madre è un’attrice famosa e il padre un importante politico. Lui stesso ha lavorato come modello ed è molto popolare. Ha un solo vero amico, il coetaneo Lee Hye-young (Jung Ga-ram). Questi è figlio della governante di casa Hwang ed è per Sun-ho come e più di un fratello.

Ironia della sorte, tra i due il più sereno è l’umile Hye-young. Sun-ho si sente, infatti, non amato dai genitori che lo costringono a una vita di apparenze, ma grama di sostanza.

Quando Sun-ho inizia a frequentare lo stesso liceo di Hye-young, conosce Kim Jo-jo. La ragazza è orfana e vive con la zia e la cugina Park Gul-mi che frequenta il medesimo liceo e la detesta. Jo-jo non ha una vita semplice. Dopo lo studio ha più di un lavoro part-time e aiuta anche la zia nel suo minimarket. La ragazza cerca di accantonare soldi per gli studi universitari e deve ripagare un debito che ha acceso per affrontare le cure di sua nonna.

“Mi fai venire voglia di raccontarti tutto, anche le piccole cose ” (Hwang Sun-oh)

Anche se Hye-young non ha mai voluto confermarglielo, Sun-ho sa che l’amico è perdutamente innamorato della bella Jo-jo. Ciononostante, non riesce a impedirsi di restare affascinato da lei e in breve se ne innamora, ricambiato. Pur soffrendone, Hye-young comprende i sentimenti dei due ragazzi e continua a essere il migliore amico di Sun-ho e ad amare in segreto Jo-jo.

Nel frattempo intorno a loro l’App Love Alarm diventa un bene irrinunciabile per ogni membro della società, soprattutto tra i più giovani. Questi ultimi iniziano a valutarsi a vicenda in base a quanti cuori innamorati fanno trillare il cellulare di ognuno. Questo crea delle grosse disparità tra le persone ed estromette dalla vita sociale chi non riesce a piacere agli altri. Gli stessi innamorati ricercano conferma dell’amore reciproco non più nei propri sguardi o nei gesti, ma nella capacità di far suonare i reciproci Love Alarm.

Si creano anche episodi imbarazzanti nel momento in cui, chi vuol mantenere segreti i propri sentimenti, fa suonare suo malgrado l’applicazione dell’oggetto del suo desiderio.

Jo-jo e Sun-ho decidono di provare a vivere la loro storia senza far affidamento sull’applicazione. Anche se, saltuariamente, amano mostrare l’uno all’altro il risultato della loro vicinanza, mantenendo attivo Love Alarm.

Un evento del passato e un episodio del presente, cambieranno però le cose. Nel frattempo Love Alarm si espande e cambia la società, mettendone a nudo le debolezze ed esacerbandone aspetti negativi. Jo-jo, Sun-ho e Hye-young dovranno imparare ad affrontare i fantasmi del passato e soprattutto ad accettare che l’amore può essere meraviglioso, ma anche un tormento.

“Non importa cosa farai, mi basta che tu sia te stessa. Se ignorerai i miei messaggi, se mi darai buca e se mi scaricherai te lo ascerò fare. Per me sarà una reazione perché faremo cose insieme, cose che non posso fare da solo. ” (Lee Hye-young)

Tratto dall’omonimo webtoon di Chon Kye-young Love Alarm è solo in apparenza un drama adolescenziale, romance e leggero. In realtà, a mio parere, è una chiara denuncia contro l’influenza negativa dei social media nella società contemporanea. La storia porta, infatti, alla luce il lato oscuro e inquietante dei social che rendono le relazioni personali più superficiali e influiscono sull’autostima di ognuno. Partendo da una trama in apparenza scontata, Love Alarm diventa pian piano inquietante, mostrandoci quanto l’uso inappropriato della tecnologia influisca negativamente sui più fragili. È una storia che può impartire una seria lezione sui mali conseguenti la dipendenza dai social media.

Questa sensazione non è solo mia. Sul South China Morning Post, Stephen Mc Carty ha scritto: “Love Alarm non è solo una storia d’amore innocente. Si occupa anche della protezione dei dati, dei diritti dei gay, delle conseguenze estreme dell’angoscia e dell’invasione degli smartphone”.

Alla fine, il triangolo amoroso tra i protagonisti e le vicende dei personaggi di supporto, si rivelano un pretesto per raccontare il disagio nel quale s’incorre, diventando dipendenti dalla socialità virtuale. Il diverso approccio alle problematiche da parte dei vari personaggi, le loro scelte diametralmente opposte, saranno quelle che faranno la differenza nella loro vita. La chiave di lettura di questa storia è tutta tra le righe, insomma. Tuttavia non aspettatevi un racconto pesante e poco avvincente. Love Alarm è godibile e coinvolgente anche se, devo essere sincera, mi sono trovata spesso a mal sopportare la protagonista, quasi più della cugina odiosa. Kim Jo-Jo prende decisioni non sempre condivisibili, spesso incomprensibili ed egoistiche. Non entro nei dettagli per non rivelare nulla, sta di fatto che più di una volta ho desiderato di salvare Hye-young e Sun-ho da lei.

Ogni giorno sento che sto combattendo una guerra contro me stessa” (Kim Jo-jo)

In ogni caso, mi sento in dovere di dirvi, nell’improbabile possibilità che non lo sappiate già, che la storia non termina con l’ottava puntata. Prosegue, infatti, nella seconda stagione, in onda anch’essa su Netflix, della quale conto di parlarvi presto.

In Patria Love Alarm ha avuto un grandissimo successo. Nel 2019 Netflix l’ha posto all’ottavo posto tra i dieci spettacoli originali della piattaforma, più amati in Corea del Sud. Al momento della sua uscita fu fatto una grande promozione. Dal diciotto agosto al primo settembre  2019 fu organizzata, presso il Lotte World Tower World Park Square una zona di esperienza interattiva. Ogni spazio fu decorato e organizzato come se l’applicazione Love Alarm esistesse davvero e funzionasse. Fu offerta agli innamorati che visitarono il padiglione, un’esperienza romantica. Fu rilasciata, inoltre, un’App omonima, simile a quella del drama, ma non uguale, che si può tuttora scaricare da Google Play, QUI. Io non l’ho scaricata, nonostante la curiosità, quindi non so descrivervene le caratteristiche.

Una curiosità: Dopo la scelta di Kim So-hyun e Jung Ga-ram, la selezione per individuare il giusto interprete del personaggio di Hwang Sun-oh non fu semplice. Song Kang riuscì a ottenere il ruolo tra ben novecento aspiranti.

La mia valutazione
8.7/10
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Kiss Goblin (키스요괴)

Una storia delicata e romantica condita di magia

di Donatella Perullo

Titolo: Kiss Goblin (키스 요괴)

Genere: web drama fantasy/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura e regia:  Kim Tae Wook

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 12

Durata per episodio: 10/15 minuti circa

Anno di trasmissione : 2020

Main Cast:

Bae In-hyuk (Ban SookGoblin)

Jeon Hye-won (Oh Yeon-ah)

Lee Jung-min (Regina dei Goblin)

Jang Eui-soo (Esorcista)

Lee Se-hee (Yoon Sul-hee)

Moon Ji-yong (Ji Seung-heon)

Oh Yeon-ah è una studentessa universitaria che ha appena subito una delusione amorosa. Per questo è arrabbiata con il genere maschile e non ha intenzione di innamorarsi. Una sera, mentre è impegnata nel suo lavoro part-time, vede una coppia baciarsi. Qualche ora dopo, tornando a casa, scorge lo stesso ragazzo baciare Yoon Sul-hee, la sua amica del cuore. Inferocita, si avvicina al giovane e lo schiaffeggia, non immaginando che in realtà lui è Ban Sook, un Goblin.

Ban Sook ha un solo desiderio, dopo oltre centosessanta anni di vita solitaria vuole diventare umano. Per riuscirci deve baciare dieci ragazze e imparare attraverso ognuna di loro uno dei sentimenti umani. La missione sembra facile però, man mano che Ban Sook inizia a provare emozioni, incontra sempre più difficoltà. Per fortuna continua a incrociare la temeraria Yeon-ah. I due diventano amici e quando farà la sua comparsa il terribile esorcista che vuole uccidere Ban Sook, la ragazza farà di tutto per difenderlo.

Per Yeon-ah e il bellissimo Ban Sook passare dall’amicizia all’amore è facile, ma riuscirà la strana coppia a conquistare il suo lieto fine?

“Come il tramonto sul pelo dell’acqua tu ti sei avvicinata, gentile e bellissima” (Ban Sook)

Un web drama è una serie breve, lunga poco più di un film, divisa in puntate di massimo quindici minuti e realizzata per essere vista attraverso il web. Kiss Goblin è, per l’appunto, un web drama. È uscito il 28 luglio 2020 ed io l’ho scoperto per caso, girando in rete.

Kiss Goblin è un urban fantasy romantico e divertente, poco impegnativo per durata e trama e l’ho trovato davvero carino. Ottimo come intermezzo tra un Drama più corposo e l’altro oppure per rilassarsi in una giornata uggiosa. La storia d’amore tra il bel Goblin e la giovane Yeon-ha è fresca, divertente e dolce al punto giusto. Insomma, non è un capolavoro ma è un racconto soft che vi consiglio.

La trasformazione del carattere del Goblin man mano che fa suoi i sentimenti umani è ben descritta. Lo è anche la descrizione della presa di coscienza dei sentimenti reciproci da parte dei due protagonisti.

Gli attori sono tutti giovani e ancora poco conosciuti, ma credo che Bae In-hyuk farà strada.  È diventato abbastanza popolare all’inizio del 2020 con il suo ruolo nel web drama “XX “. È molto carino e abbastanza espressivo, inoltre sarà protagonista del drama fantasy  My Roommate is a Gumiho la cui uscita è prevista per il 2021. Peciò sono certa che sentiremo ancora parlare di lui.

“Se l’amore avesse una temperatura, la nostra sarebbe 99°, solo un grado al di sotto del punto di ebollizione. Non può bollire, non può evaporare. La nostra temperatura aumentò verso l’amore, ma non bollì mai.” (Oh Yeon-ha)

Anche Jeon Hye-won che interpreta la protagonista è agli inizi della carriera, anche se ha avuto ruoli di supporto in drama come Because this is my first life.

Il supporting cast di Kiss Goblin funziona, a partire da Ji Seung-heon il second lead, interpretato da Moon Ji-yong. Il suo è un personaggio che suscita tenerezza e spinge a fare il tifo anche per lui. Il temibile, ma non troppo, esorcista è impersonato da Jang Eui-soo forse l’attore con più esperienza in questo cast. Jang Eui-soo di recente è stato protagonista di diversi drama tra cui il web drama B/L sudcoreano Where Your Eyes Linger che è possibile vedere su Viki.

La mia valutazione
8/10
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Flower of Evil (악의 꽃)

“E se mio marito fosse un serial killer senza sentimenti né lacrime?”
Una storia potente, un intreccio thriller dall’ingranaggio perfetto.

di Donatella Perullo

Titolo: Flower of Evil (악의 꽃)

Genere: Thriller

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoo Jung-hee

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16

Durata per episodio: 60 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Lee Joon-gi (Baek Hee-sung/ Do Hyun-soo)

Moon Chae Won (Cha Ji-won)

Jang Hee-jin (Do Hae-soo)

Seo Hyun-woo (il giornalista Kim Moo-jin)

Jung Seo-yeon (Baek Eun-ha, figlia di Hyun-soo e Ji-won)

Kim Ji-hoon (allievo di Do Min-seok)

Choi Byung-mo (Do Min-seok)

Baek Hee-sung (Lee Joon-gi) e Cha Ji-won (Moon Chae-won) sono sposati e hanno una bellissima bambina che li adora. L’uomo è un artigiano del metallo e ha il suo laboratorio al piano terra della loro abitazione, mentre Ji-won è una detective della polizia. Sono una coppia affiatata e molto innamorata, in apparenza normalissima e serena. All’inizio della storia la famiglia è pronta a festeggiare il trentanovesimo compleanno dell’uomo, con i genitori di lui. Qui s’intravedono le prime ombre. I due, infatti, non sembrano accettare la famiglia del figlio. Da subito si capisce, quindi, che non tutto è come sembra. Quando non è alla presenza della moglie o della figlioletta, Baek Hee-sung appare freddo e cupo. È un uomo duro nei confronti della madre e i dialoghi tra loro fanno intendere che celano qualcosa. È così, in effetti.

Baek Hee-sung nasconde alla moglie un terribile segreto. Un passato orribile che l’ha indotto ad avere un’identità segreta. In realtà l’uomo è infatti Do Hyun-soo, figlio di Do Min Seok, (Choi Byung Mo), un serial killer suicidatosi prima di essere catturato dalla polizia.  All’epoca dei terribili omicidi, il giovane Hyun-soo viveva con il padre e la sorella maggiore, Hae Su, in un villaggio. Alla morte del padre, il giovane perché chiuso e anaffettivo, era stato preso di mira dai concittadini. Convinti che il ragazzo fosse complice del genitore, avevano perpetrato su di lui esorcismi e torture. Per questo, dopo la misteriosa uccisione del capo villaggio, Hae-su, era fuggita con il fratello e per non essere rintracciati, i due si erano separati.

“Vorrei che potessimo scambiarci corpo per un giorno, così che tu possa sentire quanto ti amo” (Cha Ji-won)

A distanza di diversi anni Do Hyun-soo vive dunque ormai come Baek Hee-sung. Ha una vita in apparenza serena, ma è tormentato dai fantasmi del passato e terrorizzato dal timore di essere davvero come suo padre. Si sforza di restare in equilibrio tra la sua vecchia vita e quella che si è creato, ma è vittima di dolorosi disturbi emotivi. Disturbi che lo spingono a sforzarsi di mostrare sentimenti che è convinto di non riuscire realmente a provare. Tutti questi equilibri da lui faticosamente costruiti, sono destinati, però,  a crollare.

A sua moglie sono affidate, infatti, le indagini su alcuni omicidi seriali che ricordano quelli messi in atto anni prima da Do Min Seok. Questo manda in crisi Hyun-soo ma, soprattutto, porta Cha Ji-won a scoprire verità inaspettate sul marito. Riuscirà il suo amore a resistere a tutto quello che verrà alla luce? Soprattutto, quanto di suo padre c’è in Do Hyun-soo e quanto c’è di vero in ciò che l’uomo crede di provare?

“Se nemmeno tu mi credi, come farà chiunque altro a credere a ciò che dico?” (Do Hyun-soo)

Raccontare la trama di Flower of Evil è un’impresa difficile se non si vuole rivelare troppo e rovinare la visione. Questo drama ha una storia potente, complessa e magnificamente sviluppata. È un intreccio thriller disseminato di indizi mai casuali, che si sviluppa suscitando sorpresa ed emozioni forti. Gli appassionati del genere, che hanno letto romanzi e visto tante serie tv e film, sono abituati a certi meccanismi tipici e ormai, aimè, prevedibili. Lo so bene perché sono tra questi ed è da tempo che trovo con difficoltà storie capaci di sorprendermi e avvincermi. È per questo che Flower of Evil è stata per me una salutare sferzata di energia. Questo drama è un ingranaggio perfetto che lascia soddisfatto anche lo spettatore più difficile, come me. Nel rappresentarvi la storia ho dovuto per forza di cosa evitare di parlare di personaggi e fatti fondamentali, perché mi avrebbero fatto rischiare spoiler imperdonabili.

Non è solo l’intreccio poliziesco, però, a rendere speciale Flower of Evil. Ciò che lo rende, per me, un Drama di classe superiore, è la costruzione umana dei personaggi. Per primo Do Hyun-soo con i suoi tormenti, il suo disagio psicologico e il suo chiudersi al mondo con la certezza di non essere in grado di empatizzare con il prossimo né amare nessuno. È un personaggio magnificamente umano, che Lee Joon-gi ha reso suo, rappresentandolo come solo un grande professionista è capace di fare. Attraverso i suoi occhi, l’attore ci mostra l’inferno interiore di Do Hyun-soo e ci fa desiderare di salvarlo, anche senza sapere se lo meriti oppure no.

Hyun-soo che si paragona al dio Efesto, il meno bello del monte Olimpo, odiato da tutti per il suo carattere, sente di non meritare nulla. Non ama, ma protegge la sua bambina e sua moglie. Non ha scrupoli a mantenere segreta la sua vera identità, ma non esita a perdonare chi in passato ha tradito lui e sua sorella. Sente di non aver nulla da perdere, eppure protegge ciò che ha, a costo della vita. Questo personaggio, credetemi, vi resterà tatuato sul cuore e lascerà segno che difficilmente svanirà.

Così sarà anche per Cha Ji-woon, una poliziotta innamorata del proprio mestiere. Lei ha sempre saputo cosa voleva dalla vita e ha conquistato ogni suo traguardo. Per amore del marito farà scelte imprevedibili e coraggiose. Prenderà decisioni giuste, a volte difficili e soprattutto non vacillerà, se non per qualche breve istante. Perderà l’equilibrio solo per poco e quando lo avrà recuperato, resterà salda sulla propria strada, a qualsiasi costo e contro tutto e tutti.

“È il padre di mio figlio, è la mia famiglia, è la mia persona e ha una moglie che starà al suo fianco qualunque cosa accada.” (Cha Ji Won)

Intorno a loro due, una miriade di satelliti, ognuno con le sue peculiarità, con le sue luci e ombre e tutti sublimi. Dalla squadra di colleghi detective di Cha Ji-woon, ai genitori adottivi di Do Hyun-soo. Fino ad arrivare allo spietato padre killer che continua a tormentare i ricordi di Hyun-soo.  Senza bisogno di troppe parole, ma con il suo sguardo nero come la notte più buia, Do Min Seok (Choi Byung Mo) riesce a inquietare anche gli spettatori più coriacei. C’è poi il giornalista Kim Moo-jin (Seo Hyun-woo) con il suo struggente amore mai dimenticato per la tormentata Do Hae-su. Una nota speciale è dovuta anche alla piccola Jung Seo-yeon, che interpreta da attrice consumata Baek Eun-ha la figlioletta di Hyun-soo e Ji-woon. Ricordate questo nome, perché sono certa che diventerà una star.

Ultimo ma non ultimo Kim Ji-hoon, un attore che ho scoperto in questo drama e del quale vorrei parlare tanto. Non posso, però, perché del suo personaggio credetemi non oso riferire neanche il nome per non rovinare sfumature importanti del racconto. Vi basti sapere che dopo aver visto Flower of Evil non lo dimenticherete facilmente.

Per quanto riguarda la colonna sonora, a costo di sembrare ripetitiva, devo dire che è perfetta per la storia alla quale fa da contrappunto. Due brani in particolare sono entrati di diritto nella mia playlist e non credo ne usciranno mai: Feel You, cantata da Shin Yong-jae  e In my Heart, cantata da Lim Yeon. 

In conclusione, Flower of Evil è inaspettatamente salito in cima alla mia classifica dei drama. È di certo il più avvincente e toccante che ho visto quest’anno e vorrei davvero che lo vedeste perché lo ritengo imperdibile, come è stato per pochi finora. Nonostante la messa in onda sia terminata da poco, Lee Joon-gi ha vinto per la sua interpretazione già due premi  al 5 ° Asia Artist Awards, come Asian Celebrity e come Best Artist. Sono certa che non saranno solo i primi riconoscimenti per la sua eccellente performance e che ne arriveranno altri anche per gli altri professionisti che hanno contribuito alla realizzazione di questo eccellente lavoro.

La mia valutazione
10/10
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Your Honor – 친애하는 판사님께

Un legal thriller ricco di intrighi, colpi di scena e spunti di riflessione.

di Donatella Perullo

Titolo: Your Honor 친애하는 판사님께

Genere: Legal Drama

Sceneggiatura: Cheon Sung-il

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 32 da 35 minuti

Anno di produzione: 2018 

Dove vederlo: in streaming su Viki

Main Cast:

Yoon Shi-Yoon   (Han Kang-Ho e Han Soo-Ho)

Song So Eun (Lee Yoo-Young)

Park Byung-Eun (Oh Sang-Cheol)

Kwon Nara (Joo Eun)

“Cervello straordinario, aspetto splendido. Ci sono fratelli che condividono tutti i geni allo stesso modo, ma vivono vite completamente diverse.”

È così che il sito ufficiale di Your Honor apre la presentazione di questo drama.

La storia ci mostra come due persone con pari qualità intellettive possano ricevere dalla vita, opportunità opposte a causa del pregiudizio.

Han Kang-ho e Han Soo-ho (Yoon Shi-Yoon) sono due gemelli omozigoti, identici nel fisico ma opposti nell’animo. Viziato e ben considerato dalla madre, Soo-ho ha la possibilità di studiare e diventa giudice. Trattato invece in modo impari, Kang-ho diviene un piccolo delinquente e finisce più volte in prigione.

Una notte, mentre getta l’immondizia e non ci sono testimoni, qualcuno rapisce il magistrato Soo-ho. Lo scapestrato Kang-ho, in fuga dalle forze dell’ordine, si reca a casa del fratello in cerca di aiuto e per una serie di coincidenze, si ritrova a prenderne il posto. Per non essere smascherato è costretto a sostituirlo anche in tribunale. Qui, supportato dall’ignara Song So-eun (Lee Yoo-young), una competente e sensibile tirocinante, inizierà a svolgere le mansioni di giudice. Con sua stessa sorpresa, si appassionerà ai casi che gli saranno sottoposti. Si rivelerà essere giusto, coscienzioso e umano, molto più del fratello e di tanti altri magistrati, avvocati e procuratori nei quali s’imbatterà.

«Non che io ne sappia molto, ma un attore rende felice gli altri, penso. Li fa piangere e ridere, si arrabbia per conto loro e si vendica per conto loro…» (Han Kang-ho)

Per uno strano gioco del destino quindi, il malvivente Kang-ho si troverà invischiato in un dedalo d’insidiosi giochi di potere. Dovrà lottare contro la corruzione della casta e sarà costretto a combattere per la sua vita e per il proprio riscatto. Dovrà lottare soprattutto per l’amore di So-eun, del quale crede di non essere degno.

Your Honor è un legal thriller di ottimo livello, arricchito da una pennellata di romance, sviluppata così da donare ancor più spessore alla storia. La trama è ricca di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo fotogramma. Una narrazione che per intrighi e complessità, ma soprattutto per il crescendo di emozioni, mi ha ricordato a tratti i romanzi di John Grisham. I personaggi sono tutti credibili, anche i secondari.

Il racconto concede diversi spunti di riflessione e non solo per gli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti e il loro passato. Anche i casi che Kang-ho affronta come giudice, hanno la capacità di sollecitare la coscienza dello spettatore e stimolarlo a riflettere su argomenti importanti.  

«Sei il mio centro gravitazionale. Non dovrei innamorarmi di te, ma continuo a farlo.» (Han Kang-ho)

La storia umana dei due protagonisti è molto ben sviluppata e coinvolge nel profondo, il tormento di Kang-ho più di tutto. Lui che si sente rifiutato dalla madre e tenta di conquistarne l’amore. È un giovane uomo convinto ormai di non essere abbastanza, per nessuno, tanto da finire con il perdersi. Le sue pene interiori fanno tremare il cuore e rodere di rabbia, inducendo lo spettatore a desiderare di risolvere per lui le ingiustizie che patisce. 

Anche il doloroso passato di So-eun, tocca l’animo. La giovane ha visto la propria famiglia distrutta da una violenza sessuale, subita dalla sorella e rimasta impunita. Un crimine che influisce sulla sua vita, sulle sue scelte e sul suo difficile rapportarsi con gli altri. Sarà questo stesso passato, però, a consentirle di riconoscere la purezza d’animo e il valore di Kang-ho. Incontro di animi che contribuirà al riscatto di entrambi.

Your Honor è, infatti, un drama che parla soprattutto di rinascita e riabilitazione. È la storia dell’evoluzione di chi, ambendo alla vita di un altro, riesce a rivalutare e riscattare la propria.  È il drama giusto per chi è in cerca di emozioni forti e di una storia diversa dal solito. Gli interpreti sono credibili e di grande spessore professionale. La vera scoperta per me, però, è stato Yoon Shi-yoon. Ammetto che nei primi episodi la sua interpretazione appare un po’ sopra le righe, ma poi diviene a dir poco magistrale. Nell’impersonare i due gemelli dall’animo così diverso, riesce a distinguersi nell’una e l’altra veste solo con cambi di sguardo e movenze. Grazie alla sua bravura, ci si ritrova ad amare Kang-ho e a odiare Shi-yoon, distinguendoli come avessero volti diversi.

Come la gran parte dei drama, Your Honor è impreziosito da OST molto belle che contribuiscono al coinvolgimento emotivo. La mia preferita è Comfort di Jung In, che ho ovviamente aggiunto alla mia play list.

Your Honor in patria è stato premiato con un discreto indice di ascolto. Ha ricevuto sette nomination ed entrambi i protagonisti hanno vinto premi di rilievo per le loro interpretazioni. Yoon Shi-yoon ha ricevuto, allo SBS Drama Awards, l’Exellence Award Actor, mentre come protagonista femminile, Lee Yoo-young è stata nominata miglior attrice.

Il video di 'Comfort'

La mia valutazione
9/10
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Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Bromance, amori e rocambolesche avventure dei Cavalieri in fiore, l’orgoglio del regno di Silla.

di Donatella Perullo

Titolo: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Genere: Storico/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Park Eun-yeong  

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 20 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2016/2017

Main Cast:

Park Seo-joon (Kim Sun-woo)

Go Ara (Kim Ah-ro)

Park Hyung-sik (Sammaekjong/Kim Ji-dwi)

Choi Won-young  (Lord Kim Ahn-ji)

Choi Min-ho (Kim Soo-ho)

Kim Tae-hyung  aka V (Suk Han-sung)

Do Ji-han (Park Ban-ryu)

Jo Yoon-woo (Kim Yeo-wool)

Kim Hyeon-jun  (Suk Dan-se)

Yoo Jae-myung (Pa-oh)

Kim Ji-soo  (Regina Madre Ji-so)

Seo Ye-ji (Principessa Sook-myung)

La regina madre Ji So-ha governa il Regno di Silla sin dalla morte del re Beopheung.  La donna tiene l’erede al trono, il suo giovane figlio Sam Maek-jong (Park Hyung-sik) nascosto, lontano dalla capitale Seorabeol per proteggerlo dai nemici che vogliono impedirgli di salire al trono. Divenuto maggiorenne, Sam Maek-jong, però, torna in città con l’intenzione di vigilare sull’operato della madre e chiederle di cedergli il potere. Mantiene quindi l’incognito e, protetto solo dal suo fedele braccio destro, si aggira tra la gente, presentandosi come un giovane nobile di nome Kim Ji-dwi.

Kim Sun-woo (Park Seo-joon) e Kim Seon-u (Lee Kwang-Soo) sono due amici che vivono in un modesto villaggio del regno di Silla. Sun-woo è orfano, non conosce le proprie origini ed è stato allevato da un eccentrico musicista. Anche Seon-u ha una storia difficile alle spalle. Dodici anni prima è stato strappato alla sua famiglia e ridotto in fin di vita. Salvato dal padre adottivo di Sun-woo è cresciuto con il desiderio di ritrovare la sua famiglia d’origine e soprattutto la sua sorellina Kim Ah-ro (Go Ara). Un giorno i giovani decidono di partire alla volta della capitale per rintracciare finalmente la famiglia di Seon-u. Giunti a Seorabeo, i due ragazzi si dividono e Kim Seon-u riesce a vedere la sorella ma, prima che possa farsi riconoscere, avviene l’imprevedibile. Kim Seon-u vede Sam Maek-jong parlare con qualcuno che lo chiama per nome e ne scopre la vera identità.

Conscio del pericolo che sta correndo, rintraccia Kim Sun-woo e lo incita a fuggire con lui dalla città. Sun-woo non capisce cosa sia successo, ma dinanzi al terrore dell’amico non si lascia pregare. I due così si addentrano lungo un sentiero attraverso il bosco, in cerca di salvezza.

Una sicario reale ha però visto in volto Seon-u e lo insegue per ucciderlo e impedirgli di rivelare l’identità dell’erede al trono. Saputo quanto sta per succedere, Sam Maek-jong fa di tutto per impedirlo e corre anche lui nel bosco per fermare l’assassino.

Purtroppo il destino di Seon-u è segnato. Il sicario reale raggiunge lui e Sun-woo e li trafigge senza pietà. I due ragazzi restano agonizzanti nella boscaglia e prima di perdere i sensi, Kim Sun-woo tiene tra le braccia il suo più caro amico, che spira dopo avergli fatto giurare che si prenderà cura di sua sorella Kim Ah-ro.

Il giorno dopo Sun-woo è trovato in fin di vita, accanto al cadavere dell’amico, da Kim Ahn-ji un jin-gol (medico) che lo porta in casa sua e, con l’aiuto di sua figlia anch’ella jin-gol , lo cura. Al suo risveglio Kim Sun-woo racconta l’accaduto all’uomo il quale, disperato, capisce che il giovane trovato morto era il suo adorato figlio, rapito dodici anni addietro. Kim Ahn-ji rivela così al ragazzo di essere stato un medico reale, costretto dalla malvagità della regina a lasciare il palazzo.

“Nessuna strada è nata per essere una via sin dall’inizio, qualcuno vi ha dovuto camminare, perché diventasse tale. (Kim Sun-woo)

Per proteggere Sun-woo, l’uomo gli propone di prendere l’identità di Seon-u e fingersi suo figlio, nonché fratello di Kim Ah-ro. Il ragazzo accetta perché vuole restare in città e vendicare la morte del suo amico fraterno. Vuole però anche mantenere la promessa fattagli in punto di morte e proteggere la giovane Ah-ro, fingendosi suo fratello maggiore.

Nel frattempo, per indebolire il potere della casta, la Regina decide di creare una nuova elite, l’Hwarang, un esercito di giovani nobili, tutti di bell’aspetto, destinato a supportare e proteggere re Sam Maek-jong. Non immagina la regina che di questo speciale esercito farà parte, sotto le mentite spoglie di Kim Ji-dwi, il suo stesso figlio e che anche Sun-woo, fingendosi Kim Seon-u si infiltrerà in questa speciale Accademia Militare.

A questo punto, credetemi, vi ho rivelato ben poco, la storia è appena all’inizio e lo scenario è così ampio che per spiegarvene i dettagli non basterebbero decine di pagine. Spero solo di avervi dato un’idea di quanto sia interessante e avvincente questa trama. In genere non apprezzo i drama storici perché li trovo piuttosto ripetitivi, Hwarang però è differente. Non solo perché ha un cast eccezionale o perché l’esercito di Cavaliere in fiore  è una gioia per gli occhi e per lo spirito. Hwarang è speciale perché pur restando, non del tutto, ma abbastanza fedele alla ricostruzione storica, riesce a emozionare, coinvolgere e divertire.

Hwarang ha una trama avvincente e pur non mancando dei classici intrighi di corte, la storia è ricca di romanticismo, cameratismo, duelli e rocambolesche avventure.  Mi ha ricordato per certi versi un classico della nostra cultura: I tre moschettieri. Mentre, però, molti dei numerosi film ispirati al romanzo di Dumas mi hanno a tratti annoiata, Hwarang è riuscito a mantenere vivo il mio interesse fino alla fine e non solo per l’indiscussa avvenenza dei protagonisti. Certo, ho trovato alcuni risvolti prevedibili, ciononostante la storia è riuscita a mantenere costante la tensione e ad avere un ritmo crescente e incalzante.

“Ho sempre pensato che non mi importasse di essere venuto al mondo ma dopo averti incontrata, per la prima volta sono stato grato di essere nato e il motivo per cui sono vivo, ora sei tu. (Kim Sun-woo)

Il triangolo amoroso tra Ah-ro (Go Ara), Sun-woo (Park Seo-joon) e Sam Maek-jong (Park Hyung Sik) è la colonna portante del drama, ma non l’unica. I personaggi secondari, che poi tanto secondari non sono, e le loro storie  sono un valore aggiunto non da poco. I numerosi misteri che si presentano e poi dipanano puntata dopo puntata, contribuiscono a tenere alta la tensione e l’interesse dello spettatore. Così come il fascino dei Cavaliere in fiore, i loro caratteri tanto diversi gli uni dagli altri, la loro bellezza e l’aspetto bromance che avvince quasi quanto le storie d’amore narrate.

Il cast, come dicevo, è incredibilmente ricco e di ottima qualità. Inutile rimarcare la ben nota bravura di Park Seo-Joon, di Park Hyung-sik, di Go Ara o di tutti gli interpreti dei Hwarang. Una menzione speciale, però, è d’obbligo per Kim Tae-hyung, ovvero V del gruppo K Pop BTS che interpreta in maniera egregia Suk Han-sung un personaggio ingenuo e di una dolcezza infinita. Prima di Hwarang lo apprezzavo tantissimo per la sua voce calda e inconfondibile, ma ora che l’ho visto recitare si è guadagnato un posticino speciale nel mio cuore. Anche Choi Min-ho, membro della boy band Shinee, con la sua interpretazione di Kim Soo-ho mi ha piacevolmente sorpresa. 

Così come mi hanno un po’ infastidito le risate gracchianti e spesso immotivate di Lord Kim Wi-hwa (Sung Dong-il), mentore degli Hwarang, ma ho davvero solo da elogiare questo Drama.

Anche le Ost sono molto belle, le mie preferite sono I’ll be here – cantata da Park Hyung Sik; Even if I die, it’s you – interpretata da V & Jin dei BTS e Our Tears interpretata da Park Seo-joon.

In conclusione devo confessare che se dovessi avere la possibilità di trasformarmi in una protagonista di Drama, molto probabilmente sceglierei di essere Ah Ro, contesa tra Park Seo-joon e Park Hyung-sik e circondata da un esercito di Cavalieri in fiore che farebbero tornare la vista agli orbi.

Una Curiosità:

Vicino alla località turistica di Bomun, c’è il Silla Millennium Park. Qui c’è una bellissima ricostruzione dell’architettura della dinastia Silla, ma non solo. Presso la  Hwarang Performance Hall, è proposto uno spettacolo culturale che mostra gli Hwarang all’opera! La performance dura circa mezz’ora e durante questo lasso di tempo, giovani cavalieri in uniforme Hwarang fanno acrobazie a cavallo. Al Silla Millennium Park è anche possibile visitare il set della KBS nel quale è stato girato Hwarang: The poet warrior Youth. Il sito è rimasto intatto ed è sicuramente emozionante per un fan trovarsi nello stesso luogo nel quale sono state girate le scene del Drama. Il parco è disseminato di cartelli anche in inglese, che narrano ai visitatori i dettagli sulla storia della dinastia Silla.  Ne spiegano anche il sistema gerarchico del rango delle ossa sacre, citato nella sceneggiatura. (Fonte e credit foto del Silla Millennium Park : 1)

La mia valutazione
9/10
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Because This is My First Life (이번 생은 처음이라)

Una storia intensa che parla d’amore e di crescita interiore. Un Drama dai ritmi lenti, la cui trama è intessuta come un ricamo sapiente.

di Donatella Perullo

Titolo: Because This is My First Life

Genere: Commedia romantica

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoon Nan-joong   

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2017


Main Cast:

Lee Min-ki  (Nam Se-hee)

Jung So-min  (Yoon Ji-ho)

Esom (WooSu-ji amica d’infanzia di  Ji-ho)

Kim Ga-eun (Yang Ho-rang amica di infanzia di Ji-ho)

Kim Min-seok (Sim Won-seok fidanzato di Ho-rang)

Park Byung-eun (Ma Sang-goo, amico e socio in affari di Se-hee)

Nam Se-hee (Lee Min-ki) è un trentottenne chiuso e misantropo. Divide la sua vita solitaria con il gatto Wori. Il suo principale obiettivo è quello di scontare i quarant’anni di mutuo, acceso per pagare il piccolo appartamento in cui vive. Ha un solo amico, Sang-goo, che conosce sin dall’infanzia ed è anche suo socio in affari. Per riuscire a sostenere le rate del mutuo Nam Se-hee è costretto ad affittare una stanza della sua casa. Il comportamento del suo inquilino, però, lo mette in difficoltà, l’uomo decide così di rescindere il contratto di affitto.

Yoon Ji-ho (Jung So-min) è una sceneggiatrice che sogna il successo, ma da tre anni si impegna senza ottenere i meritati riconoscimenti. Lavora affiancando una sceneggiatrice affermata, che sfrutta le sue capacità lasciandola nell’ombra. Tornata a casa dopo tre mesi di duro lavoro, scopre che il fratello minore, con il quale divide l’appartamento, si è sposato. La coppia sta anche per avere un bambino e Ji-ho capisce di essere una presenza inopportuna. Perciò, nonostante sia la titolare del contratto di affitto, decide di cercare un nuovo alloggio, ma per ristrettezze economiche non può locare un nuovo appartamento. Così, consigliata da Won-seok, il fidanzato di una delle sue due migliori amiche, affitta la stanza di Se-hee, convinta che il proprietario sia una donna.

“Le parole sono sempre più lente del cuore.” 

Dal canto suo anche Nam Se-hee è convinto di affittare la stanza a un uomo. Fidandosi dell’intermediazione di Sang-hoo, i due stipulano così un contratto di locazione. Grazie a orari lavorativi opposti, Nam Se-hee e Yoon Ji-ho condividono per diverso tempo l’appartamento senza mai incontrarsi. Fino al giorno in cui la madre di lui fa visita al figlio e il malinteso viene alla luce. A questo punto all’imbarazzata Ji-ho non resta che lasciare la casa di Se-hee. Un collega per cui la donna ha un debole, le offre aiuto, ma un evento spiacevole la costringe a chiedere ospitalità per una notte a Nam Se-hee. È a questo punto che l’uomo le propone uno strano affare: stipulare un contratto matrimoniale fasullo. Ciò salverebbe le apparenze e darebbe loro modo di continuare il loro asettico e conveniente rapporto tra inquilino e locatore.

Sembra l’inizio di una trama già vista, in effetti i presupposti lasciano pensare alla solita storia trita e ritrita. A fare la differenza in Because This is My First Life, però, non è la trama, ma come è sviluppata. Il drama sceglie, infatti, uno spunto banale per affrontare argomenti profondi e fornire tantissimi spunti di pensiero. I suoi sviluppi non si focalizzano solo sui protagonisti, ma anche sulle vite delle due migliori amiche di Ji-ho e dei due amici di Se-hee. Con il procedere del racconto, si assiste infatti alla nascita dell’amore tra Sang-Ho e l’apparente fredda ma tormentata, WooSu-ji. Si resta anche coinvolti dalle difficoltà della coppia consolidata di Won-seok e Ho-rang. In essa, anche per colpa di un determinato tipo di cultura, Ho-rang è ossessionata dal matrimonio al punto da rischiare di distruggere il rapporto.

Lo spettatore ha quindi la possibilità di analizzare da diverse prospettive un sentimento complesso come l’amore e valutarne le implicazioni profonde.  Assisterà anche al lento sviluppo del legame, in apparenza improbabile, tra Se-hee e Ji-ho. Un rapporto che muterà gradualmente fino a diventare complicità, poi affetto e infine amore, vero, profondo e irrinunciabile.

Because This is My First Life mi è arrivato nel cuore a scoppio ritardato, devo ammetterlo. Appena finita la visione, la mia prima sensazione non è stata di piena soddisfazione. Poche ore dopo, però, alcune scene, frasi e dettagli mi sono tornati in mente sotto forma di piccole emozioni. Allora ho cominciato a riflettere, ho iniziato a digerirlo e poi ho realizzato di aver appena guardato un Drama eccezionale. Because This is My First Life è un Drama diverso dagli altri, ha ritmi lenti e ci sono intere puntate in cui sembra non accadere nulla. In realtà anche in quei momenti la storia è intessuta come un ricamo sapiente punto dopo punto. Questo è un drama per persone pazienti e ben disposte a cogliere dettagli appena accennati, ma indispensabili per seguire e comprendere l’evoluzione dei personaggi.

Quando ho deciso di seguire il mio sogno, ho pensato che la mia vita sarebbe stata come camminare attraverso un tunnel buio. Ma non sapevo che sarebbe stato così buio. Non sapevo che sarebbe stato così solitario. (Yoon Ji-ho)

Because This is My First Life è quasi un percorso filosofico. Descrive bene le sfaccettature, le insicurezze e l’evoluzione dell’animo umano e ci fa capire un po’ meglio la cultura coreana riguardo alla convenzione del matrimonio.

Un altro aspetto che ho apprezzato di questa serie è che le sue fondamenta narrative sono edificate intorno ai libri.

I personaggi se li scambiano come dono, sono cresciuti interiormente grazie a essi, hanno superato traumi emotivi con il loro aiuto, ne citano frasi e ne fanno proprie le riflessioni. Alcuni dei volumi citati sono coreani, non disponibili nella nostra lingua, altri appartengono alla cultura occidentale. Attraverso La camera 19, ad esempio, il racconto della scrittrice premio Nobel Doris Lessing, si affronta un tema molto profondo. L’importanza dell’avere un posto segreto, nel quale rifugiarsi per rinfrancare lo spirito. Uno spunto di pensiero trattato con delicata intensità che mi ha fatto meditare. Nella parte finale della storia, inoltre, mi ha entusiasmata il chiaro richiamo a Jane Eyre, un classico che adoro. Quindi anche qui, come spesso capita nei Drama, è chiaro che nulla è lasciato al caso e la sceneggiatura si rivela di grande spessore. 

La chimica tra Lee Min-ki e Jung So-mim è ottima ed entrambi si sono calati alla perfezione nei loro personaggi. Lee Min-ki ha dimostrato grandi qualità interpretative dando vita, nella prima parte del drama, a un Nam Se-hee mono espressivo e privo di emozioni, per poi farlo cambiare del tutto con il progredire del racconto. Jung So-min l’avevo apprezzata in D Day e qui ha confermato il suo talento. La coppia ha funzionato così bene che il pubblico coreano si è affezionato tantissimo a loro. Al punto che,  come tributo, l’anno successivo i due sono in un cameo di What’s wrong whith secretary Kim. Lee Min-ki e Jung So-min appaiono, infatti, come genitori della protagonista in una scena in cui lei rivive il ricordo di una giornata felice trascorsa in spiaggia quand’era bambina.

Leggi anche: D-Day – 디데이

Come in molti Drama, anche in Because This is My First Life le OST hanno il loro peso. Tra tutte, il  brano che accompagna i momenti più emozionanti della storia è Can’t go, composto e arrangiato da Mac Kelly e cantato da Ben, componente delle  Bebe Mignon. Il brano ha anche ricevuto una nomination all’ MBC Plus X Genie Music Awards.

La mia valutazione
9/10
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