100 Days My Prince (백일의 낭군님)

Un amore che non accetta sconfitte e tesse i fili di un legame indissolubile che non teme gli ostacoli né lo scorrere del tempo.

di Donatella Perullo

Titolo: 100 days my prince

Genere: Storico/Romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: No Ji-Sul

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 di: 75/85  minuti

Anno di trasmissione: 2018

Main Cast:

Do Kyung-So  – D.O. – (Principe Lee Yul/ Na Won-deuk)

Nam Ji-Yun  (Yeon Hong-shim / Yoon Yi-seo)

Jo Sung-ha  (Kim Cha-eon,  il perfido consigliere di sinistra)

Kim Seon-ho (Jung Jae-yoon,  il magistrato)

Han So-hee (Kim So-hye, principessa ereditaria moglie di Lee Yul)

Kim Jae-young  (Moo-yeon / Yoon Seok-ha, fratello di Yoon Yi.seo)

Il piccolo Lee Yul ha dieci anni ed è nipote del re. Anziché studiare preferisce giocare alla guerra insieme al suo migliore amico Dong-joo (Do Ji-han). Così trascorre gran parte del suo tempo a fingere battaglie, costringendo i figli dei contadini a fare la parte del nemico. Una mattina, mentre sta facendo il prepotente con dei bambini, Lee Yul è redarguito da una ragazzina. Lei è la piccola Nam Ji-Yun, figlia di un nobile fiduciario del re. È volitiva, gentile e molto intelligente. Per il piccolo Lee Yul è amore a prima vista. Non le nasconde i propri sentimenti e le promette, solenne, che un giorno la sposerà. Per i due bambini tutto sembra un gioco, eppure i loro sentimenti sono più forti di quanto si possa immaginare. Ciò che prova per Yi-seo spinge Lee Youl a cercare di  impressionarla e a migliorarsi, diventando più gentile e studioso.

Geloso di suo fratello e del potere che detiene,  il padre di Lee Yul si allea con lo spietato Kim Cha-eon (Jo Sung-ha). Insieme, i due ordiscono un sanguinoso colpo di stato per detronizzarlo e prenderne il posto. Una notte, al comando di un manipolo di soldati infedeli al sovrano, Kim Cha-eon assassina il re, tutti i suoi uomini di fiducia e le loro famiglie, compresa quella della piccola Yi-seo.

Destino vuole che proprio mentre si sta compiendo il massacro, Lee Yul si rechi a casa della bambina per restituirle un nastro di seta. Così, nascosto da un muretto, il bambino assiste allo sterminio della famiglia di Yi-seo. Quando Kim Cha-eon sta per uccidere anche lei e suo fratello maggiore, Lee Yul si frappone tra loro, consentendo ai due di fuggire.

“Mi chiedesti se preferivo la neve oppure una pioggia di petali. Per quante volte tu possa chiedermelo io risponderò sempre che preferisco te.” (Lee Yul)

Da quel tragico momento, il destino del piccolo innamorato si divide da quello della sua amata. Figlio del re usurpatore, il bambino diviene suo malgrado principe ereditario.

Yoon Yi-seo si rifugia, invece, in un piccolo paese rurale, è adottata da un vedovo che la crescerà come fosse sua figlia, ribattezzandola Yeon Hong-shim.

Sedici anni dopo, a causa del trauma subito, Lee Yul è diventato un principe freddo e altezzoso. È però anche uno studioso, molto intelligente, abilissimo nelle arti marziali e nei combattimenti. Il padre si è risposato e la nuova moglie vorrebbe che suo figlio fosse il principe ereditario. Lo stesso Lee Yul ha dovuto sposarsi, contro la propria volontà, con la figlia di Kim Cha-eon. Nonostante sia convinto che sia stata uccisa, non ha mai dimenticato Yi-seo e per questo rifiuta con tenacia di consumare il matrimonio.

Così, quando a Joseon si verifica una terribile siccità, il popolo attribuisce al principe e al suo rifiuto di consumare il matrimonio, la causa della sciagura. Per questo a Lee Yul viene imposto di mettere in atto un rituale della pioggia. Mentre si reca sul luogo della cerimonia, però, lui e la sua scorta restano vittima di un agguato feroce durante il quale viene quasi ucciso. Non racconto altro di una trama semplice, ma ricca di sorprese che non è mia intenzione rovinare. Vi dico solo che Lee Yul e Yi-seo si ritroveranno senza riconoscersi. Nonostante ciò, i loro cuori torneranno a tessere i fili di quel legame indissolubile che li aveva uniti da bambini. Da quel momento i problemi per la coppia si susseguiranno senza sosta. Tra intrighi, ingiustizie, colpi di scena e tanto amore, la loro storia terrà  lo spettatore col fiato sospeso fino alla fine.

Fatte le dovute eccezioni, non preferisco i Drama storici perché l’atmosfera di perenne cospirazione politica, gli obblighi e le restrizioni di casta mi causano una spiacevole tensione. In 100 Days My Prince, però, nonostante tutti questi elementi non manchino, la trama scorre veloce e a predominare sono due bellissime storie d’amore.

Il principe Lee Yul è interpretato e da Do Kyung-So, membro del gruppo K-pop Exo. Oltre a essere uno stupendo cantante, qui Do Kyung-So ha dimostrato, ancora una volta, di essere anche un ottimo attore. Il suo viso dai lineamenti gentili, potrebbe di primo acchito far pensare che non sia adatto a interpretare un principe ereditario intrepido e combattivo. Invece, con la sua voce profonda, lo sguardo glaciale e al contempo infuocato, i modi vigorosi e volutamente altezzosi, ha reso il personaggio di forte impatto emotivo. Per questa interpretazione Do Kyung-So ha ricevuto il premio come attore più popolare al 55° Baeksang Arts Awards e  come Best Actor al 14th Annual Soompi Award.

“Nella vita i sentieri sono due. Uno è vivere come se i miracoli non esistessero e l’altro è vivere come se ogni cosa fosse un miracolo. Quando penso ai giorni vissuti con te, ognuno di quei momenti è stato un miracolo”  (Lee Yul)

La protagonista Yeon Hong-shim è interpretata da Nam Ji Hyun che avevo già visto in Suspicious partner. Qui è stata molto brava a bilanciare momenti divertenti con quelli molto drammatici, mi ha suscitato forti emozioni e questo per me vale molto.  Il Drama è soprattutto una storia d’amore che resiste non solo alla separazione forzata e al tempo, ma anche a una serie di eventi dolorosi. Tra Nam Ji Hyun e Do Kyung-So c’è un’ottima chimica. Riescono in ogni scena a trasmettere emozioni. Questa loro sintonia è stata premiata al 14th Annual Soompi Awards de 2019, durante il quale la coppia ha ricevuto il Best Couple Award.

Anche i personaggi secondari sono la forza di 100 Days My Prince. Troppo spesso non ci facciamo caso, ma il più delle volte la riuscita di un buon drama è merito anche del supporting Cast. Qui una menzione speciale la merita l’orribile Consigliere di Sinistra, interpretato da Jo Sung-ha che è stato eccellente nel farsi odiare.

Chi ho amato, invece, è stato Kim Jae Young. Lui dà vita al fratello di Yi-seo/Hong-shim, un personaggio sofferto, che lotta per proteggere … (sploiler). Mi ha colpita molto anche Kim Seon-ho nei panni del magistrato, lui che da poco avete amato in Start Up, mi ha conquistata alla sua prima apparizione in 100 days my prince.  In ogni caso in questo Drama ogni personaggio è il tassello fondamentale di un mosaico armonioso.

Come spesso accade nei drama, in 100 Days My Prince  anche le OST, contribuiscono al coinvolgimento dello spettatore. La serie ha una colonna sonora di tutto rispetto. Più di uno sono i brani che mi sono rimasti nel cuore. Al primo posto c’è “Cherry Blossom Love Song” (벚꽃연가) cantata dall’ineguagliabile Chen, come DO, membro degli Exo. Molti sono anche i brani strumentali che accompagnano le scene più coinvolgenti. Tra tutti, quello che mi emoziona di più è “Loads to Carry” di Kim Jun Seok.

In conclusione, ho cercato di stuzzicare la vostra curiosità, dicendovi il meno possibile. Non voglio rovinare l’effetto sorpresa di una storia d’amore intensa e piena di imprevisti. Di quelle capaci di stringere il cuore e un attimo dopo farlo battere forte. 100 Days My Prince  vi commuoverà, ma vi farà anche sorridere. Ho trovato divertenti i riferimenti non troppo velati al nostro presente e a un certo tipo di letteratura. Mai avrei pensato che Lee Yul e Hong-shim potessero leggere un erotico dal titolo Cinquanta sfumature del signor grigio. Consiglio questo drama a chi ama le storie d’amore intense e piene di ostacoli, ma anche a chi, come me, non preferisce gli storici.

La mia valutazione
8.6/10
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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 5

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 5

Lee Baek-hyuk viveva con sua madre in una piccola casa nel quartiere Changsin, a poca distanza dal parco giochi Sanmaru nel distretto di Jongno. Dal terrazzo sul tetto si poteva vedere Seoul e, in lontananza, la Seoul Tower che, dominava la città. Seduto su una panca di legno con le gambe incrociate e i palmi sulle ginocchia, da quel terrazzo Wang So attese l’alba. Fissava quella strana torre simile a uno scettro infuocato e la miriade di luci che costellavano la città.  Tutto gridava la lontananza abissale tra la sua epoca e quella nella quale si trovava ora. Scrutò l’intrico di case e palazzi, cercando di immaginare in quale di quelle potesse essere Hae Soo, chiedendosi come avrebbe reagito quando l’avesse avvicinata. Si ricorda di me? Conserva memoria di quanto abbiamo condiviso? E se per lei fossi solo un estraneo?

Era angosciato da domande e dubbi, temeva che del loro amore esistesse ancora solo ciò che gli restava nella memoria e nel cuore.

Una lacrima traditrice gli solcò una guancia, ripercorrendo la traccia ormai invisibile dello sfregio che gli aveva deturpato il volto. Si sfiorò la pelle integra e ricordò il tocco delicato di lei che sapiente mimetizzava la cicatrice. Era la sola che riuscisse persino ad attutire il dolore del ricordo di ciò che l’aveva provocata. Ricordò l’istante in cui gli occhi di Hae Soo gli erano entrati nel cuore. L’attimo in cui si erano connessi alla parte più nascosta del suo animo per restarvi oltre la morte, al di là il tempo fino all’eternità.

Quanto aveva sofferto la sua Hae Soo e quanto di quel dolore era stato lui a causarlo? Wang Jung gli aveva raccontato di come lo avesse aspettato fino al suo ultimo anelito. Gli aveva detto quanta disperazione gli avesse causato il non poterlo rivedere un’ultima volta.

Il suo unico amore aveva dato alla luce una bambina, la loro piccola e poi, disperata, si era spenta. Era andata via non tra le sue braccia, ma tra quelle del quattordicesimo principe. La condanna che si era auto inflitto per quella colpa l’aveva scontata per il resto dei suoi giorni da sovrano. Quella pena, avrebbe continuato a infliggersela fin quando non fosse stato certo della felicità di Hae Soo.

Il sole giunse a diluire la notte e il cielo si tinse di toni rosati, fino a divenire chiaro e turchese.

Con il buio anche i pensieri più oscuri si stemperarono e un barlume di speranza accese una fiammella di conforto nel suo cuore ferito.

«Signore!» esclamò Baek-hyuk, salendo gli ultimi gradini della stretta scala a chiocciola che conduceva al terrazzo «Credevo fosse andato via. Non riuscivo a trovarla, mi ha fatto spaventare. Non ha dormito? È stato qui tutta la notte?»

Wang So posò su di lui gli occhi intensi e provò un moto di affetto. Era un caso che costui fosse così simile al decimo principe. Eppure provava una strana sensazione quando gli era vicino, come se davvero il ragazzo fosse uno dei suoi fratelli minori. Lo osservò con benevolenza, poi tornò a guardare la città.

«Non avevo bisogno di dormire, l’ho fatto abbastanza in ospedale.»

Il ragazzo tacque, imbarazzato, poi guardò verso la torre e infine si schiarì la voce: «Sua madre è in ansia. La stanno cercando ovunque, non le sarà facile entrare al Goryeo Era Makeup Culture senza essere visto.»

«Giocherò sull’effetto sorpresa. Credo che nessuno si aspetti che possa andarci, non credi?»

«Sì, in effetti.» ammise l’altro.

«Hai detto che sono il CEO dell’azienda, giusto? Cos’è, una specie di re?»

Baek-hyuk non riusciva a nascondere l’imbarazzo: «In un certo senso …»

«Quindi, se pure mi riconoscessero, nessuno potrà fermarmi all’ingresso. Se avviseranno la mia famiglia e i medici, avrò comunque il tempo di trovare la ragazza.»

«Credo di sì.»

«Bene. È l’unica cosa che conta.»

“Fu in quel momento che il cuore di Wang So, lasciò l’inferno e tornò alla vita.”

Due ore più tardi Baek-hyuk fermò l’auto a pochi metri dal cancello principale del complesso fieristico nel quale era stato organizzato l’evento. Sarebbe voluto entrare con Kim Sun-hyun, ma lui aveva detto che gli sarebbe stato più d’aiuto, depistando le ricerche di chi gli era alle calcagna. Così, suo malgrado, il giovane lo guardò oltrepassare l’ingresso e sparire tra la folla di visitatori.

Wang So ricordava alla perfezione le istruzioni dategli dal segretario. Prese una mappa del percorso fieristico e cercò le indicazioni per raggiungere lo stand dove lavorava Hae Soo. Osservò da lontano le persone andare e venire. Una ragazza vestita di rosa accoglieva tutti con un sorriso, ma non era lei e Wang So si sentì fremere per la delusione. Stava per andare via furente, quando dall’interno un’altra giovane, anch’ella vestita con un tailleur rosa, uscì dall’ombra e guidò un uomo verso un espositore.

Aveva lunghi capelli d’onice ed era così piccola e aggraziata da sembrare una bambolina. Wang So non le staccò gli occhi di dosso, tentando di scorgerne il viso. Lei però continuò a parlare con il cliente fin quando l’uomo andò via, allora disse qualcosa alla collega e si allontanò dallo stand.

Wang So la seguì con lo sguardo. Non aveva avuto bisogno di vederla in volto per riconoscerla. Gli erano bastati il modo che aveva di camminare e la grazia con cui piegava il collo o si sfiorava i capelli. Fece fatica a respirare, gli sembrò che l’aria si fosse fatta tanto compatta da non poter essere attraversata. Alla fine reagì e iniziò ad andarle dietro.

La ragazza prese una bibita, poi girovagò tra la gente guardandosi intorno, infine entrò in un padiglione nel quale erano esposti dipinti dell’era Goryeo. Per un attimo Wang So sentì le gambe tremare ed ebbe difficoltà a procedere, poi si fece forza e la seguì all’interno. Era terrorizzato.

Deglutì più volte, tentando di sciogliere il nodo che gli serrava la gola. Alle pareti, immagini che lui conosceva bene. Erano volti noti di persone che aveva amato e di altre che aveva odiato profondamente. C’erano anche riproduzioni dei momenti più drammatici e i pochi più lieti della sua vita. Si lasciò distrarre per un attimo e la perse di vista.

Agitato, si guardò intorno. Le sale erano deserte e nell’aria un profumo di azalee e rose rendeva tutto surreale. All’improvviso il silenzio fu rotto da un singhiozzare sommesso. Wang So seguì il suono fino a una sala più ampia delle altre e la ritrovò dinanzi a un ritratto del re Gwangjong di Goryeo. Hae So guardava lui e aveva le spalle scosse da un pianto disperato. Fu in quel momento che il cuore di Wang So lasciò l’inferno e tornò alla vita.

Fine quinto capitolo 

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla Conquista della Felicità) – Capitolo 4

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  4

Nascosto dietro un angolo del corridoio, Wang–so vide un uomo entrare in una stanza e uscirne poco dopo in abiti ospedalieri. Senza esitare s’intrufolò e si ritrovò in un ambiente con le pareti ricoperte di armadietti incasellati come le celle di un alveare. La stanza era umida di vapor acqueo. Voci maschili attutite da uno scroscio d’acqua provenivano da un ambiente attiguo. Si sporse appena oltre il varco e vide una fila di docce. Due uomini si stavano lavando. Guardò di nuovo verso gli armadietti e vide che un paio erano aperti. Capì che erano dei tipi sotto la doccia e si affrettò a vederne il contenuto. In uno c’era delle braghe blu, di una stoffa che sembrava resistente, dei jeans, avrebbe detto Hae- soo.

Provò a indossarli, ma erano troppo larghi per lui, tanto da scivolargli dai fianchi asciutti. Nell’altro armadietto trovò invece un completo più adatto alla sua misura. Il pantalone aveva l’elastico in vita e la lunghezza era giusta. Sopra aveva una maglia dello stesso colore, con un cappuccio ampio. La indossò, sollevò il cappuccio per nascondere il volto, poi lasciò la stanza in fretta, prima che i due si potessero accorgere della sua presenza.

Percorse a grandi passi un tratto del corridoio e imboccò una scalinata, scendendola in fretta nella speranza che lo conducesse il prima possibile all’uscita più vicina dell’edificio. Era affannato e il cuore gli batteva ovunque quando finalmente raggiunse l’aria aperta. Si fermò per un attimo all’ingresso dell’ospedale e si appoggiò a una colonna per riprendere fiato. Un uomo che aveva indosso una maglia con scritto sicurezza, gli si avvicinò e gli poggiò una mano su una spalla:

«Si sente male signore?»

Affannando, Wang So scosse il capo: «Sto bene grazie. Ho solo fatto le scale di corsa.»

L’altro lo guardò scettico, ma non insisté oltre: «Se ha bisogno di qualcosa, sono qui.»

«Grazie» Wang So gli rivolse un sorriso forzato e si avviò lungo il viale d’ingresso al nosocomio.

Aveva appena oltrepassato la soglia del grande cancello, quando sentì qualcuno chiamarlo: «Signor Kim, Kim Sun-hyun!»

Si voltò verso il punto dal quale proveniva la voce e vide un giovane sbracciarsi nel tentativo di attirare la sua attenzione. Il giovane gli si avvicinò e lo afferrò per le spalle, palesemente commosso: «Signor Kim! Cosa ci fa qui fuori? Stavo venendo a trovarla credevo sarebbe stato ricoverato per più tempo! Mi ha fatto spaventare tanto. Ci ha impauriti tutti!»

Wang So si corrucciò e osservò le mani del giovane strette intorno alle sue spalle. Resistette alla tentazione di ordinargli di non toccarlo, poi sollevò gli occhi sul suo viso. Aveva meno di trent’anni ed era incredibilmente somigliante a…

«Wang Eun!?» mormorò incredulo.

«Cosa?» si bloccò perplesso il giovane, ma l’altro non gli diede il tempo di capire e lo strinse in un abbraccio spasmodico.

Wang So sentiva il cuore esplodergli per l’emozione. Quante volte aveva rivissuto il tragico momento della morte del decimo principe? Quanto si era maledetto per ciò che gli era capitato, che lui stesso gli aveva fatto e ora lui era lì, incredibilmente vivo e con la stessa aria da eterno ragazzino. Persino la sua voce era identica e gli occhi, ora corrucciati, lo avevano guardato con la medesima adorazione dei tempi andati.

«Signor Kim …» la voce sconvolta del giovane lo riportò al presente e alla realtà che stava vivendo. Quello non era il suo fratello minore e lui non era più Wang So. Non erano a Goryeo ma in una città chiamata Seoul, in un anno che ne distava mille e ottanta da quello dal quale proveniva. Cercò di ricomporsi e lasciò andare il giovane, poi si schiarì la voce e disse:

«Chiedo scusa, sono ancora sconvolto dall’incidente e i medici hanno detto che ho problemi di memoria. Tu mi conosci?»

«Signor Kim, certo che la conosco, sono Lee Baek-hyuk, il suo segretario!»

Wang-so sospirò e cercando di mantenere un tono rassicurante disse: «Sono confuso, ma presto starò meglio e ricorderò ogni cosa. Per ora voglio solo andare via da qui, prima che i medici si accorgano che ho lasciato la stanza.»

«Signor Kim, ma come!?»

“Wang So sentiva il cuore esplodergli per l’emozione. Quante volte aveva rivissuto il tragico momento della morte del decimo principe?”

Wang-so fissò di nuovo il giovane, e ancora una volta si sentì muovere da un senso di affetto e di dolorosa colpa nei suoi confronti: «Devo andare via da qui. Ti spiegherò dopo, ora aiutami, ti prego.»

Il ragazzo non se lo fece ripetere. La sua espressione divenne d’un tratto determinata e annuì solenne: «Venga con me signor Kim. Salga in auto e mi dica dove vuole che la porti.»

******

Wang So si lasciò sfuggire un sorriso sbilenco. Una doccia era ciò che ci voleva per togliergli un po’ di stanchezza da dosso e dissolvere l’odore che impregnava i vestiti presi in ospedale. Il suo nuovo corpo all’inizio lo aveva sorpreso, ma ora faticava a distogliere lo sguardo dalla propria immagine riflessa. Si strinse l’asciugamano intono ai fianchi e si passò una mano tra i corti capelli corvini, ancora umidi. I fili bianchi che l’avevano incanutito dopo i quarant’anni non c’erano più e neanche la cicatrice che gli aveva devastato il viso sin da bambino. L’uomo del quale ora aveva il corpo, il CEO Kim Sun-hyun, era identico al Wang So trentenne. Era più muscoloso, però, di quanto non fosse stato lui e non aveva la cicatrice a deturpargli il viso.

Wang So si toccò la mascella spigolosa e si lisciò la guancia sinistra finalmente perfetta, soddisfatto. Lasciò il bagno e si diresse verso il guardaroba. Qualche ora prima Wang Eun, anzi, Baek-hyuk lo aveva accompagnato nell’attico di Kim Sun-hyun e gli aveva mostrato ogni cosa, credendo all’amnesia conseguente l’incidente.

«Ora vado via, signore. Cerchi di riposare e se dovesse avere bisogno di qualcosa non esiti a chiamarmi.» gli aveva detto poi.

«Aspetta.» lo aveva fermato lui «Devi fare qualcosa per me.»

«Dica capo, la prego.»

«Devo trovare una persona, una donna.»

«Una donna!?» aveva sgranato gli occhi l’altro.

«Esatto.»

«È qualcuno che ha a che fare con l’incidente?»

«No» rispose secco Wang So, poi aggiunse «Si chiama Go Ha-jin, vive a Seoul e dovrebbe avere circa ventisei anni.»

«Il nome è piuttosto comune. Potrebbe dirmi qualche altro dettaglio? Un numero di telefono, il posto dove lavora …»

Wang So aveva alzato gli occhi al cielo, insofferente: «Se avessi saputo queste cose, non avrei avuto bisogno del tuo aiuto, non credi?»

Il ragazzo era arrossito e si era profuso in un inchino di scuse «Mi dispiace capo. Go Ha-jin, ventisei anni e vive a Seoul. Non sarà facile, ma la troverò per lei.» aveva detto allontanandosi verso la porta di casa.

«Aspetta!» Lo aveva fermato il re «Lei fa la truccatrice e conosce molto bene i cosmetici.»

Gli occhi del segretario si erano illuminati: «Questo mi aiuta moltissimo, grazie!» ed era andato via.

Strofinandosi i capelli con un asciugamano, Wang So guardò tra gli abiti presenti nell’armadio e scelse un completo blu notte. Era affamato, si vestì in fretta e andò in cucina. Stava guardando in giro in cerca di cibo quando Lee Baek-hyuk tornò.

«Ho buone notizie!» Esclamò entusiasta «È stato più facile di quando credessi. C’è una Go Ha-jin di ventisette anni che vive qui a Seoul e indovini un po’?»

«Cosa?» rispose impaziente lui.

«È una delle esperte di cosmesi alle dipendenze della Goryeo Skincare. Lavora presso la sua azienda da cinque anni. Circa due anni fa è quasi annegata per salvare un bambino ed è rimasta in coma per un anno. È tornata al lavoro da pochi mesi.»

Wang So impallidì, si avvicinò alla grande vetrata che affacciava sull’Han River e guardò la luna il cui colore ora era più sbiadito: «È lei … sta bene?»

«Credo di sì, signore. È una delle dipendenti che seguirà il Goryeo Era Makeup Culture, l’evento organizzato dall’Azienda che avrà inizio domattina.»

«Quindi dovrò aspettare domani per vederla?»

«Signore sono le due del mattino. Per nessuna ragione potremmo recarci a casa di una donna a quest’ora. In più credo che lei non si sia ripreso ancora del tutto e che abbia bisogno di riposare, se le dovesse succedere qualcosa, non me lo perdonerei.»

Wang So strinse gli occhi e annuì. Una notte, pensò, posso aspettare ancora una notte. Devo farlo. In quel momento un suono acuto lo fece sobbalzare. Si voltò di scatto verso Baek-hyuk, lo vide prendere dalla tasca un oggetto rettangolare e portarselo all’orecchio: «Signora Kim! No, non dormivo, tranquilla. Come mai mi chiama a quest’ora, è successo qualcosa?»

Wang So strinse gli occhi, mentre Baek-hyuk si portava una mano alla fronte e cercava di mantenere la calma.

«Cosa?» gridò il ragazzo «Il signorino Kim Sun-hyun è fuggito dall’ospedale? No, certo che non lo sapevo. Sta andando a casa sua? Crede che possa essere andato lì?»

Wang So s’irrigidì.

«Avete chiamato anche la polizia? Certo capisco, è importante che torni al più presto in ospedale. Sì, lo so che ha perso la memoria.» Baek-hyuk si morse un pugno, cercando ci mantenere la calma «Il tempo di vestirmi e andrò a cercarlo anch’io! La terrò aggiornata.»

Appena interrotta la comunicazione, il giovane raggiunse una sedia e vi si lasciò cadere, pallido.

«Chi era?» volle sapere Wang So.

«Era sua madre, la signora Kim. L’ospedale ha dato l’allarme sulla sua fuga e sta venendo qua per cercarla.»

«Qui?» gridò lui.

Baek-hyuk annuì «È già per strada, arriverà tra poco.»

«Non voglio vedere nessuno prima di aver ritrovato Hae Soo!»

«Hae Soo?»

«Volevo dire Go Ha-jin. Portami via da qui, subito!»

«E dove? Hanno avvisato anche la polizia. Vogliono che lei torni in ospedale.»

«Portami a casa tua.» Decise perentorio Wang So.

Il segretario fu tentato di opporsi. Una cosa del genere sarebbe stata troppo rischiosa per lui e poi sua madre non voleva che portasse gente a casa senza prima essere avvisata. D’altro canto, come avrebbe potuto dire di no al suo datore di lavoro? Così, invece di gridare il neanche per sogno che stava per sgorgargli spontaneo dal petto, sussurrò un più remissivo: «Si Signore.»

Fine quarto capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 3

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  3

Nello stesso istante in cui un dolore lancinante gli trafisse le tempie, uno strano odore gli invase le narici. Re Gwangjong di Goryeo provò ad aprire gli occhi, ma una nuova fitta lo indusse a desistere. Intorno a lui c’era silenzio ed era disteso su qualcosa di soffice, non la dura roccia sulla quale era rovinosamente piombato cadendo da cavallo. Si portò una mano alla fronte e sollevò di nuovo le palpebre. Era notte e la stanza era immersa nella penombra. Seppur fioca, la luce gli permise però di scorgere un ambiente alieno dal Goryeo e dal lusso del Palazzo Reale. Non c’era nessun arazzo, né paraventi o mobili intarsiati da artigiani sapienti. L’ambiente era monocromatico, il bianco dominava ogni cosa. Il bianco era il colore della modestia e della purezza dello spirito.

Lo stesso dell’abito che indossava Hae Soo il giorno nel quale si era prostrata per chiedere inutilmente clemenza al re in favore della concubina reale. L’aveva riparata dalla pioggia con il suo mantello nero e accolta tra le braccia quando, sfinita, era crollata esanime, ma non era riuscito a proteggerla. Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.

Voltò la testa verso la finestra e il cuore ebbe un sobbalzo.  Il cielo era dominato dalla luna rosso sangue, la stessa che aveva scoperto essere la via grazie alla quale avrebbe potuto raggiungere Hae Soo. Si sforzò di mettersi a sedere e si guardò intorno. Che strano posto era quello? Cosa gli avevano messo addosso? Si chiese, afferrando la stoffa grezza del camice da notte.

Si portò entrambe le mani al viso e strinse gli occhi, cercando di ricordare. La Luna era la strada, l’eclisse che aveva portato Hae Soo da lui l’aveva finalmente condotto nel mondo dal quale era giunta Hae Soo? Quante volte, aveva trascorso ore, ascoltandola raccontare quanto fosse diverso il luogo da cui proveniva? Le immagini che aveva visto nella sua mente grazie a ciò che gli aveva narrato iniziarono ad affollargli i pensieri. Si guardò intorno, poi fissò ancora una volta la luna rossa. Mise le gambe giù dal letto e fece per alzarsi, ma in quel momento un uomo vestito di azzurro irruppe nella stanza.

«Signor Kim si è svegliato!» esclamò «Che cosa fa, non può alzarsi, è ancora troppo debole!»

Wang So lo guardò corrucciato: «Signor Kim? Chi è lei?»

«Si distenda, la prego.» raccomandò il medico, poi aggrottò la fronte «Non mi riconosce?»

Wang So scosse il capo: «Dovrei?»

«Sono il dottor Park, il suo medico da otto anni, da quando è divenuto CEO della Goryeo Skincare.»

Wang So guardò di nuovo verso la luna e sospirò: «Che giorno è?»

«Il 26 maggio.»

«Di che anno?»

Il medico si schiarì la gola, imbarazzato: «duemilaventuno.»

Un sorriso raggiante illuminò il viso di Wang So: «In che città?»

«A Seoul, ovviamente. Così mi fa preoccupare signor Kim. Comincio a pensare che il trauma sia peggiore di quanto pensassi. La sottoporrò a una nuova TAC.»

«Cosa mi è successo?» domandò Wang So senza distogliere gli occhi dalla Luna.

«Un incidente. Stava andando in azienda per prendere parte a un’importante riunione, ricorda?»

Wang So scosse il capo: «Che incidente?»

«Hong Ki-jo, il suo autista, ha avuto un malore, l’auto è uscita di strada ed è precipitata nel fiume Han. Il signor Hong è morto e abbiamo temuto il peggio anche per lei. Quando è arrivato in ospedale era in ipotermia e privo di conoscenza. Ho bisogno di visitarla e farle alcune domande, posso?»

Wang So ripensò ai racconti di Hae Soo e ringraziò il fato per avergli permesso di conoscere tanto di quest’epoca così diversa dalla sua. Lo avrebbe aiutato a comportarsi senza dare troppo nell’occhio.

“Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.”

A quanto pare ora non era più re Gwangjong di Goryeo, ma un signor Kim qualunque. Non avrebbe potuto impedire a un medico di toccarlo, né avrebbe potuto ordinargli di dargli dei vestiti e permettergli di lasciare questo posto. Minacciarlo di morte, brandendo la sua spada era impensabile, non era più il cane lupo, ora.  Annuì paziente e permise all’altro di puntargli una pila negli occhi. Seguì e sue indicazioni poi tornò a distendersi, fingendosi arrendevole.

«Ricorda il suo nome?» domandò il dottor Park.

«Me l’ha detto lei poco fa, sono il signor Kim, CEO della Goryeo Skincare.» Non sapeva cosa volesse dire CEO, ma immaginava fosse una sorta di capo. Gli piaceva sapere di essere il capo di qualcosa chiamata Goryeo. Gli sfuggì un sorrisetto.

«Il suo nome, lo ricorda?» la voce del medico lo riportò al presente.

«Wang-so?» si buttò, consapevole di dare una risposta errata.

«Sun-hyun, lei è il signor Kim Sun-hyun, terzo figlio di Kim Sun-Pyo. Suo padre era uno degli uomini più influenti del Paese.»

«Lo sono anche io?»

«Cosa?»

«Influente»

L’espressione del dottor Park era un misto di sconforto e imbarazzo: «Beh, sì certo. Lei è un uomo molto rispettato.»

«Bene.» approvò Wang So «Voglio tornare subito a casa.»

«Questo non è possibile! Il suo cervello è rimasto privo di ossigeno per diversi minuti. Il suo cuore ha cessato di battere. Abbiamo faticato per stabilizzarla ed è un miracolo che si sia ripreso. In più è evidente che soffre di un’amnesia dovuta allo shock. Deve rimanere qui fin quando non saremo certi che si sia ripreso del tutto.»

Wang So sapeva che opporsi non sarebbe servito a nulla. Era necessario fingersi accondiscendente e giocare d’astuzia.

«Mi sento stanco. Possiamo rimandare tutto a domattina?»

«Certo, come vuole. Avviserò la sua famiglia che si è svegliato. Sua madre e la sua fidanzata saranno sollevate di saperlo.»

Wang So s’irrigidì: «La mia fidanzata? Go Ha-ji?» domandò speranzoso.

Il medico arrossì imbarazzato: «La sua fidanzata è la signorina Lee Si-eun, sin dai tempi dell’università.»

Wang So annuì, sarebbe stato troppo facile se Hae Soo fosse stata la sua fidanzata in questo tempo. Doveva trovarla al più presto e per farlo doveva essere libero di agire. Guardò di nuovo verso la luna rossa e sospirò: «Ho bisogno di dormire. Mi lasci solo, la prego.»

Il medico accennò un inchino ossequioso e si allontanò verso la porta: «Sarò qui tutta la notte, per chiamarmi le basterà premere il campanello accanto al letto.»

«Vada pure.» lo incitò con un gesto della mano Wang So e chiuse gli occhi, fingendosi sfinito.

Attese che l’altro fosse uscito, poi si mise a sedere e si guardò intorno. Un piccolo armadio sulla parete opposta al letto attirò la sua attenzione. Un ago collegato a una flebo gli perforava l’incavo del gomito. Lo stappò via e si avvicinò all’armadio. Aprì l’anta e imprecò, nessun abito, solo un contenitore di pelle rovinato dall’acqua. Lo aprì e vide che era pieno di soldi ancora umidi e quelle che Hae Soo gli aveva descritto come carte di credito. C’era anche un documento che riportava i suoi dati. Ora era Kim Sun-hyun, nato il 17 aprile del 1991. Kim Sun-hyun, si sarebbe mai abituato a quel nome?

Stringendo in pugno il bottino, si avvicinò alla porta e la socchiuse. Sbirciò verso il corridoio e vide che era libero, allora si fece coraggio e lasciò la stanza. Doveva trovare dei vestiti e andare via al più presto da lì.

Fine terzo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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