I Drama e il mistero dell’ombrello giallo

Dalle origini di un gesto antico alla motivazione della scelta del colore: Perché nei Drama così spesso il protagonista ripara la sua amata con un ombrello giallo?

di Donatella Perullo

Quante volte, vedendo un drama, siamo incappati nella scena in cui il protagonista accorre con un ombrello per riparare la sua amata dalla pioggia? E quante volte quell’ombrello era di un giallo sgargiante?  Io non le conto più ormai e di volta in volta la mia curiosità su quel particolare gesto è aumentata. Volevo capire, così ho iniziato a cercare spiegazioni in rete, ma senza ottenere alcun risultato.

I blog che hanno affrontato l’argomento in realtà sono tanti, anche stranieri. Ognuno ha elencato i Drama in cui si vede questa scena o nei quali c’è un ombrello giallo. Nessuno, però, ha dato spiegazioni sul ripetersi della cosa e sul perché quell’ombrello sia nella stragrande maggioranza delle volte, appunto, giallo. 

La buona notizia è che, forse, sono finalmente riuscita a dare una risposta alla domanda che assilla  molti appassionati di drama.

Prima però credo sia interessante sapere di più sulla storia dell’ombrello nella cultura coreana. Jeong Yeon-hak, ricercatore del National Folk Museum of Korea, riferisce che in Corea gli ombrelli furono portati dai missionari tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e che erano considerati tabù perché coprivano il cielo. Allora, infatti, il re era paragonato al cielo e coprirsi la testa con l’ombrello, impedendosi di guardare l’azzurro, equivaleva a mancare di rispetto al sovrano. Solo quando anche il re iniziò a proteggersi dai raggi del sole con un ombrello, questo tabù fu lentamente sfatato. Ben presto, anzi, l’ombrello divenne simbolo di ricchezza e utilizzarlo era indicatore di successo.

Se nel mondo da subito ci si è impegnati per produrre ombrelli di grande qualità, in Corea solo nel 1956 questi divennero oggetti di uso quotidiano. Ciò grazie a una società chiamata Hyuprip che lo rese possibile. Prima di allora gli ombrelli erano soprattutto di carta e abbastanza costosi. La Hyuprip realizzò ombrelli di plastica blu che costavano appena cinquecento won, quanto una ciotola di jjajangmyeon, tagliatelle con salsa di fagioli neri. Tempo dopo, il mercato coreano fu però invaso dagli ombrelli fabbricati in Cina che erano molto più economici. In conseguenza, numerose aziende, tra cui la Hyuprip, non riuscirono a reggere la concorrenza. La Hyuprip Korea ha oggi la sua fabbrica in Cina.

Una volta in Corea chi possedeva un ombrello lo custodiva con attenzione e quando si danneggiava, provvedeva a farlo riparare. Oggi, invece, sono in pochi ad averne cura. Questo sia perché gli ombrelli sono diventati economici e facilmente acquistabili, sia perché i prezzi di riparazione sono poco convenienti. Attualmente solo il 37% degli ombrelli persi nella metropolitana di Seoul sono reclamati all’ufficio oggetti smarriti. In Corea di solito gli oggetti smarriti nella metro, ombrelli compresi, sono conservati per sette giorni presso l’ufficio addetto e poi inviati alla polizia. Dopo nove mesi diventano proprietà del Paese. Alcuni, in buone condizioni, sono donati a chi ne ha bisogno mentre il resto è distrutto. 

Si stima che ogni anno in Corea gettino via circa quaranta milioni di ombrelli. 
Per questo, alcuni governi regionali offrono servizi per riparare gli ombrelli gratuitamente, così da incoraggiare le persone a continuare a utilizzare quelli danneggiati. Ci sono anche alcune aziende che producono portafogli e piccoli sacchetti con tessuto riciclato da ombrelli dismessi.

Ora torno al motivo per cui ho scritto quest’approfondimento. Perché nei drama troviamo così spesso la scena  in cui, in una giornata di pioggia, il protagonista ripara la sua amata con uno ombrello giallo? Inizio con il dare una spiegazione al gesto, a prescindere dal colore dell’oggetto. In base a ciò che ho dedotto, tutto ha inizio nell’antichità e in un paese non troppo lontano dalla Corea, il Giappone. Nella cultura giapponese il gesto della condivisione di un ombrello ha un nome: Ai ai gasa (相合傘).  In Giappone l’Ai ai gasa è il simbolo degli innamorati, così come in occidente lo è il cuore trafitto da una freccia. Le coppie di innamorati, infatti, sono solite disegnare il simbolo di un ombrello stilizzato e ai due lati del manico, scrivono i loro nomi.

Questo piccolo ideogramma diventa per chi lo disegna, quasi come un talismano. Un amuleto grazie al quale la coppia non si separerà mai. Ma da cosa ha origine l’Ai ai gasa?

Nell’antichità in Giappone le regole del corteggiamento erano rigorose. Non era consentito che una ragazza non fidanzata si facesse vedere in pubblico con un uomo che non fosse un membro della famiglia. Per questo motivo i giovani uomini non avevano alcun modo di frequentare la ragazza di cui erano innamorati. In loro soccorso arrivava la Tsuyu, la lunga stagione delle piogge durante la quale era indispensabile uscire, portando con sé un ombrello. Fu grazie alla Tsuyu che gli innamorati poterono ricorrere allo stratagemma dell’educazione per avvicinare la donna desiderata. Riparare una ragazza con il proprio ombrello, infatti, era una galanteria tollerata, che dava agli innamorati la possibilità di restare un po’ soli e vicini.

Così, condividere l’ombrello diventò gradualmente l’emblema del romanticismo e, con il tempo, il disegno stilizzato dell’ombrello si trasformò nel simbolo di una coppia di innamorati.

Se le due culture sono per molti aspetti diverse, è plausibile però che trentacinque anni di dominazione nipponica possano aver lasciato tracce nel popolo coreano. Credo, quindi, che nei drama il ripararsi sotto il medesimo ombrello, possa richiamare la romantica tradizione nipponica dell’Ai ai gasa.

Incentrando, invece, l’attenzione sul colore dell’ombrello utilizzato, dobbiamo considerare l’importante significato che il giallo ha sempre avuto per il popolo coreano.

Nella cultura coreana di solito il giallo simboleggia la sicurezza, la realizzazione, la stabilità ma anche di più. In Corea, infatti, si ritiene che gli spiriti maligni odino questo colore e che li faccia stare alla larga, che serva per esorcizzarli. Per questo è giallo, con scritte rosse, anche il Pujok, un amuleto simbolo della buona fortuna.  Il Pujok una volta era appeso dinanzi alle case delle persone importanti o tenuto in mano come portafortuna. Il colore giallo era, inoltre, il colore principale usato dall’imperatore e per questo è associato alla nobiltà, alla dignità e alla purezza di spirito.

Dunque vi propongo la spiegazione che mi sono data riguardo alle scene dei Drama in cui appare il fatidico ombrello giallo. Se il gesto romantico di riparare l’innamorata richiama l’antica cultura orientale, il colore del riparo offerto è fondamentale nella simbologia della scena. Un giovane che porge un ombrello giallo è individuato subito, quindi, come un uomo positivo che rappresenta sicurezza e ha un animo buono e nobile.

Ecco anche perché l’ombrello di Jin Seon-mi, la protagonista di A Korean Odyssey è giallo. Quell’ombrello, lei lo usa per scacciare gli spiriti e tenere lontano il male.

I Drama dove ho notato questo particolare sono tanti, non sto qui a elencarli tutti, molti li ricorderete di certo anche voi.

È anche vero che non in tutti i Drama il protagonista ha un ombrello giallo. In My ID is a Gangnam beauty Do Kyung-seok (Cha Eun-woo) ripara Kang Mi-rae (Im Soo-hyang) con un ombrello bianco. Questo colore è il più amato dai Coreani e per loro significa verità, vita e purezza. Probabilmente era il colore più adatto a rappresentare Do Kyung-seok, il solo a riconoscere la bellezza di Mi-rae di là del suo aspetto fisico. Anche quando gli ombrelli hanno un colore diverso dal giallo, insomma, credo che rappresenti un messaggio. Sono ormai certa, infatti, che gli sceneggiatori coreani lascino di rado le loro scelte al caso.

L’ombrello utilizzato da Gong Yoo in Goblin è nero, ad esempio, e dice tutto su Kim Shin. Secondo l’Obangsaek (오방색), la combinazione dei cinque colori tradizionali coreani, il nero rappresenta la saggezza, l’oscurità e la morte, ma anche l’onestà e l’onore. Tutti elementi, insomma, che raffigurano alla perfezione il personaggio. L’ombrello di Kim Shin è però anche uno status simbol. Quando incrocia il Goblin, Eun Tak è povera e cammina sotto la pioggia senza riparo. Lui invece ha il suo ombrello nero, ampio e costoso, che in pochi potrebbero permettersi. Un ombrello prodotto dalla casa londinese Fulton, presso la quale si serve anche la famiglia reale britannica, inclusa la regina Elisabetta. Un ombrello, insomma, che non solo per il suo colore, dice tutto su chi lo possiede.

Per completare il significato che i coreani danno ai cinque colori dell’Obangsaek, il rosso rappresenta la passione, l’amore e la creazione. È per i coreani un colore potente che scaccia la sfortuna. Per questa credenza, le spose nel giorno delle nozze si disegnano sul viso due pomi rossi. Sempre per questo motivo, nella ricorrenza del solstizio d’inverno, i coreani mangiano il Patjuk, la zuppa di fagioli rossi adsuki.  Infine c’è il blu. Questo colore rappresenta la luminosità, la chiarezza e una nuova nascita. È usato negli abiti delle ragazze e anche le decorazioni in filo dell’abito da sposa sono rosse e blu.  

In base all’antica teoria cinese dei cinque elementi, condivisa in tutto l’oriente, il mondo ha avuto origine da due forze, yin e yang. Queste forze hanno creato i cinque elementi o Obangsaek. I cinque colori che rappresentano gli elementi dell’Obangsaek sono il giallo, il rosso, il nero, il blu e il bianco. Il nero è il nord e l’acqua. Il rosso è il sud e il fuoco. Il bianco è l’ovest e il metallo (oro). Il blu è l’est e l’albero. Il giallo è il centro e la terra.

Fonti: (1) (2) (3) (4) (5) (6)  Credit foto: Ai ai gasa (7)

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KIM JONGIN (김종인)

KAI (카이)- Il viso da duro e l’animo gentile del ragazzo che ama i suoi Erigoms

di Angie

Cognome: Kim

Nome: Jong-In

Professione:  ballerino, cantante, attore e modello

Gruppi: EXO, SuperM

Stage name: KAI (카이)

Luogo di nascita: Suncheon, Jeolla Meridionale, Sud Corea

Data di nascita: 14 gennaio 1994

Segno zodiacale: Capricorno

Segno oroscopo cinese: Cane

Altezza: 1,82

KIM JONGIN SOCIAL

Utilizza anche gli account ufficiali del gruppo EXO

Kim Jongin, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Kai è un idol, ballerino, cantante, modello e attore sudcoreano. Nasce il 14 gennaio 1994 a Suncheon (순천시) nella provincia di Jeolla Meridionale (전라 남도). È il più giovane in famiglia. Ha due sorelle maggiori, Kim Jongha che ha cinque anni in più e l’altra che è più grande di nove anni. Ha due nipoti, figli della sorella maggiore, Rahee e Raeon. Nel 2018, a causa di una malattia cronica, ha perso il padre al quale era molto legato.

Kai ha iniziato a ballare jazz quando aveva solo otto anni. Dopo aver visto Lo Schiaccianoci inizia ad appassionarsi anche alla danza classica. I genitori l’hanno sempre sostenuto, anche se all’inizio avrebbero preferito si dedicasse al Taekwondo e al pianoforte.

Nel 2007, dopo aver vinto l’SM Youth Best Contest, grazie all’incoraggiamento del padre firma con la SM Entertainment. Diventa trainee a soli tredici anni e inizia a studiare hiphop. Si diploma presso la School of Performing Arts di Seoul nel febbraio 2012.

È stato il primo membro degli EXO a essere presentato ufficialmente al pubblico il 23 dicembre 2011.

Ha fatto la sua prima apparizione televisiva il 29 dicembre 2011, insieme con altri membri del gruppo (Luhan, Chen e Tao) agli SBS Gayo Daejeon.

Debutta ufficialmente con il gruppo nell’aprile 2012 e da allora ha ottenuto una notevole popolarità e successo nel mondo della musica e della moda.

Kai è da sempre uno degli artisti più impegnati e richiesti della SM. Oltre ai numerosi traguardi raggiunti con gli EXO, è scelto per numerosi progetti della casa discografica.

A ottobre 2012, prende parte al progetto Younique Unit, gruppo promozionale, insieme ai compagni di etichetta Eunhyuk, Henry, Hyoyeon, Taemin e Luhan. Con il gruppo pubblica il singolo Maxstep come parte della collaborazione tra la SM Entertainment e la Hyundai. Lo stesso anno si unisce al corpo di ballo SM The Performance, insieme al collega Lay, Yunho (TVXQ), Eunhyuk e Donghae (Super Junior), Minho e Taemin (SHINee).

Nel 2013 è scelto come controparte maschile nel photobook dell’album Pink Tape del gruppo femminile F(X).

Il video di Pretty Boy

Ad agosto 2014 Kai duetta insieme all’amico Taemin (SHINee) in Pretty Boy, pezzo tratto dell’album d’esordio di quest’ultimo.

Il quattro ottobre 2019 debutta nel supergroup project SuperM, creato dalla SM Entertainment in collaborazione con la Capitol Records americana per il mercato USA.

Con il gruppo ha pubblicato, il quattordici agosto 2020, il singolo 100, che anticipa l’uscita del primo album completo prevista per il venticinque settembre. A inizio settembre 2020, invece, è uscito il singolo 호랑이 (Tiger Inside).

Dopo alcuni cameo, nel gennaio del 2016 ottiene il suo primo ruolo da protagonista nel web drama da record di ascolti Choco Bank (che potete trovare con i sottotitoli in Italiano QUI). A dicembre recita in due episodi del web drama prodotto da Lotte Duty Free, First Seven Kisses.

Nel 2017 interpreta Shi-kyung nel drama della KBS, Andante. Grazie a questo ruolo vince il premio come Favourite Korean Drama Character dello StarHub Night of Stars.

Sempre nel 2017 è scelto come protagonista nella serie drammatica giapponese Spring Has Come, basato sull’omonimo romanzo giapponese di Kuniko Mukōda. La produzione del dōrama inizia nel 2018 ed è la prima produzione della stazione di trasmissione WOWOW in cui il protagonista non è giapponese.

Nel 2018 è anche scelto come Ato nel melodramma sudcoreano della KBS, Miracle That We Met.

Lo stesso anno è special director nel survival show Under Nineteen (언더나인틴) mentre nel 2019 entra a far parte del cast del reality Sooro’s Rovers.

Anche la sua carriera da modello è invidiabile. Nel dicembre 2017, Kai è sulla copertina di The Big Issue, rivista nota per aiutare i senzatetto. Durante i primi due giorni dall’uscita, il numero di dicembre vende oltre ventimila copie, registrando la maggior vendita della rivisa dal luglio 2010.

Nel 2018 è selezionato come volto della campagna Live in Levi’s della Levi’s

Nel 2020 Kai diventa il primo ambasciatore sudcoreano di Gucci. Posa per la linea Gucci Eyewear Men della stagione 2019/2020 e durante la settimana della moda di Milano partecipa alla sfilata del brand.

Kai è un ballerino molto amato nel settore e spesso scelto dagli altri idols come role model. Eccelle in diversi stili quali il classico, il Jazz, l’Hip Hop, il Popping e il Locking. Si è esibito, inoltre, in una performance solista durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Seoul 2018. Nonostante la sua aura intimidatoria come artista, in realtà dietro i riflettori Jongin è una persona molto gentile, timida e tranquilla. È il ballerino principale degli EXO ed è il secondo membro più giovane (insieme a Sehun). Ricopre lo stesso ruolo anche nei SuperM. Parla giapponese e inglese e ha una conoscenza base di cinese mandarino.

Ha aiutato la sorella Kim Jungha ad aprire il cafè Kamong, con il quale collabora per quanto riguarda il design. Sul suo instagram pubblica spesso foto con i suoi due nipoti ai quali è molto affezionato. Si è aggiudicato anche il soprannome Kai-chon, dall’unione con samchon (삼촌) che vuol dire zio.

Ha tre cani, un barboncino di nome Monggu, e due toy poodle, Jjanggu e Jjangah.

Poichè i suoi fan dicono che assomiglia a un orsetto, Kai li ha soprannominati Erigoms (exo-l + gummy bears, ovvero orsetti gommosi).

Una curiosità: è uno dei pochi idol del quale si conosce parte della vita privata. Si sa, infatti, che è stato fidanzato con Krystal delle F(x) fino a marzo 2016, quando la SM ha ufficializzato la rottura. A inizio 2019, per qualche mese ha anche avuto una relazione con Jennie delle Blackpink. In entrambi i casi quando l’agenzia ha annunciato la rottura ha sempre sostenuto che il problema fossero i troppi impegni. Molto probabilmente, però, la vera ragione è lo scontento del pubblico.

→ Il rapporto dei fan con la vita privata dei propri idoli non è quasi mai dei migliori in Corea. Questo accade a causa di una malsana concezione secondo la quale l’idol “appartiene” ai fan. Per mantenere la propria reputazione e l’interesse spesso i giovani artisti sono costretti a fidanzarsi in segreto e fuggire dai paparazzi.

Il video di “100”

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Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Bromance, amori e rocambolesche avventure dei Cavalieri in fiore, l’orgoglio del regno di Silla.

di Donatella Perullo

Titolo: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Genere: Storico/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Park Eun-yeong  

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 20 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2016/2017

Main Cast:

Park Seo-joon (Kim Sun-woo)

Go Ara (Kim Ah-ro)

Park Hyung-sik (Sammaekjong/Kim Ji-dwi)

Choi Won-young  (Lord Kim Ahn-ji)

Choi Min-ho (Kim Soo-ho)

Kim Tae-hyung  aka V (Suk Han-sung)

Do Ji-han (Park Ban-ryu)

Jo Yoon-woo (Kim Yeo-wool)

Kim Hyeon-jun  (Suk Dan-se)

Yoo Jae-myung (Pa-oh)

Kim Ji-soo  (Regina Madre Ji-so)

Seo Ye-ji (Principessa Sook-myung)

La regina madre Ji So-ha governa il Regno di Silla sin dalla morte del re Beopheung.  La donna tiene l’erede al trono, il suo giovane figlio Sam Maek-jong (Park Hyung-sik) nascosto, lontano dalla capitale Seorabeol per proteggerlo dai nemici che vogliono impedirgli di salire al trono. Divenuto maggiorenne, Sam Maek-jong, però, torna in città con l’intenzione di vigilare sull’operato della madre e chiederle di cedergli il potere. Mantiene quindi l’incognito e, protetto solo dal suo fedele braccio destro, si aggira tra la gente, presentandosi come un giovane nobile di nome Kim Ji-dwi.

Kim Sun-woo (Park Seo-joon) e Kim Seon-u (Lee Kwang-Soo) sono due amici che vivono in un modesto villaggio del regno di Silla. Sun-woo è orfano, non conosce le proprie origini ed è stato allevato da un eccentrico musicista. Anche Seon-u ha una storia difficile alle spalle. Dodici anni prima è stato strappato alla sua famiglia e ridotto in fin di vita. Salvato dal padre adottivo di Sun-woo è cresciuto con il desiderio di ritrovare la sua famiglia d’origine e soprattutto la sua sorellina Kim Ah-ro (Go Ara). Un giorno i giovani decidono di partire alla volta della capitale per rintracciare finalmente la famiglia di Seon-u. Giunti a Seorabeo, i due ragazzi si dividono e Kim Seon-u riesce a vedere la sorella ma, prima che possa farsi riconoscere, avviene l’imprevedibile. Kim Seon-u vede Sam Maek-jong parlare con qualcuno che lo chiama per nome e ne scopre la vera identità.

Conscio del pericolo che sta correndo, rintraccia Kim Sun-woo e lo incita a fuggire con lui dalla città. Sun-woo non capisce cosa sia successo, ma dinanzi al terrore dell’amico non si lascia pregare. I due così si addentrano lungo un sentiero attraverso il bosco, in cerca di salvezza.

Una sicario reale ha però visto in volto Seon-u e lo insegue per ucciderlo e impedirgli di rivelare l’identità dell’erede al trono. Saputo quanto sta per succedere, Sam Maek-jong fa di tutto per impedirlo e corre anche lui nel bosco per fermare l’assassino.

Purtroppo il destino di Seon-u è segnato. Il sicario reale raggiunge lui e Sun-woo e li trafigge senza pietà. I due ragazzi restano agonizzanti nella boscaglia e prima di perdere i sensi, Kim Sun-woo tiene tra le braccia il suo più caro amico, che spira dopo avergli fatto giurare che si prenderà cura di sua sorella Kim Ah-ro.

Il giorno dopo Sun-woo è trovato in fin di vita, accanto al cadavere dell’amico, da Kim Ahn-ji un jin-gol (medico) che lo porta in casa sua e, con l’aiuto di sua figlia anch’ella jin-gol , lo cura. Al suo risveglio Kim Sun-woo racconta l’accaduto all’uomo il quale, disperato, capisce che il giovane trovato morto era il suo adorato figlio, rapito dodici anni addietro. Kim Ahn-ji rivela così al ragazzo di essere stato un medico reale, costretto dalla malvagità della regina a lasciare il palazzo.

“Nessuna strada è nata per essere una via sin dall’inizio, qualcuno vi ha dovuto camminare, perché diventasse tale. (Kim Sun-woo)

Per proteggere Sun-woo, l’uomo gli propone di prendere l’identità di Seon-u e fingersi suo figlio, nonché fratello di Kim Ah-ro. Il ragazzo accetta perché vuole restare in città e vendicare la morte del suo amico fraterno. Vuole però anche mantenere la promessa fattagli in punto di morte e proteggere la giovane Ah-ro, fingendosi suo fratello maggiore.

Nel frattempo, per indebolire il potere della casta, la Regina decide di creare una nuova elite, l’Hwarang, un esercito di giovani nobili, tutti di bell’aspetto, destinato a supportare e proteggere re Sam Maek-jong. Non immagina la regina che di questo speciale esercito farà parte, sotto le mentite spoglie di Kim Ji-dwi, il suo stesso figlio e che anche Sun-woo, fingendosi Kim Seon-u si infiltrerà in questa speciale Accademia Militare.

A questo punto, credetemi, vi ho rivelato ben poco, la storia è appena all’inizio e lo scenario è così ampio che per spiegarvene i dettagli non basterebbero decine di pagine. Spero solo di avervi dato un’idea di quanto sia interessante e avvincente questa trama. In genere non apprezzo i drama storici perché li trovo piuttosto ripetitivi, Hwarang però è differente. Non solo perché ha un cast eccezionale o perché l’esercito di Cavaliere in fiore  è una gioia per gli occhi e per lo spirito. Hwarang è speciale perché pur restando, non del tutto, ma abbastanza fedele alla ricostruzione storica, riesce a emozionare, coinvolgere e divertire.

Hwarang ha una trama avvincente e pur non mancando dei classici intrighi di corte, la storia è ricca di romanticismo, cameratismo, duelli e rocambolesche avventure.  Mi ha ricordato per certi versi un classico della nostra cultura: I tre moschettieri. Mentre, però, molti dei numerosi film ispirati al romanzo di Dumas mi hanno a tratti annoiata, Hwarang è riuscito a mantenere vivo il mio interesse fino alla fine e non solo per l’indiscussa avvenenza dei protagonisti. Certo, ho trovato alcuni risvolti prevedibili, ciononostante la storia è riuscita a mantenere costante la tensione e ad avere un ritmo crescente e incalzante.

“Ho sempre pensato che non mi importasse di essere venuto al mondo ma dopo averti incontrata, per la prima volta sono stato grato di essere nato e il motivo per cui sono vivo, ora sei tu. (Kim Sun-woo)

Il triangolo amoroso tra Ah-ro (Go Ara), Sun-woo (Park Seo-joon) e Sam Maek-jong (Park Hyung Sik) è la colonna portante del drama, ma non l’unica. I personaggi secondari, che poi tanto secondari non sono, e le loro storie  sono un valore aggiunto non da poco. I numerosi misteri che si presentano e poi dipanano puntata dopo puntata, contribuiscono a tenere alta la tensione e l’interesse dello spettatore. Così come il fascino dei Cavaliere in fiore, i loro caratteri tanto diversi gli uni dagli altri, la loro bellezza e l’aspetto bromance che avvince quasi quanto le storie d’amore narrate.

Il cast, come dicevo, è incredibilmente ricco e di ottima qualità. Inutile rimarcare la ben nota bravura di Park Seo-Joon, di Park Hyung-sik, di Go Ara o di tutti gli interpreti dei Hwarang. Una menzione speciale, però, è d’obbligo per Kim Tae-hyung, ovvero V del gruppo K Pop BTS che interpreta in maniera egregia Suk Han-sung un personaggio ingenuo e di una dolcezza infinita. Prima di Hwarang lo apprezzavo tantissimo per la sua voce calda e inconfondibile, ma ora che l’ho visto recitare si è guadagnato un posticino speciale nel mio cuore. Anche Choi Min-ho, membro della boy band Shinee, con la sua interpretazione di Kim Soo-ho mi ha piacevolmente sorpresa. 

Così come mi hanno un po’ infastidito le risate gracchianti e spesso immotivate di Lord Kim Wi-hwa (Sung Dong-il), mentore degli Hwarang, ma ho davvero solo da elogiare questo Drama.

Anche le Ost sono molto belle, le mie preferite sono I’ll be here – cantata da Park Hyung Sik; Even if I die, it’s you – interpretata da V & Jin dei BTS e Our Tears interpretata da Park Seo-joon.

In conclusione devo confessare che se dovessi avere la possibilità di trasformarmi in una protagonista di Drama, molto probabilmente sceglierei di essere Ah Ro, contesa tra Park Seo-joon e Park Hyung-sik e circondata da un esercito di Cavalieri in fiore che farebbero tornare la vista agli orbi.

Una Curiosità:

Vicino alla località turistica di Bomun, c’è il Silla Millennium Park. Qui c’è una bellissima ricostruzione dell’architettura della dinastia Silla, ma non solo. Presso la  Hwarang Performance Hall, è proposto uno spettacolo culturale che mostra gli Hwarang all’opera! La performance dura circa mezz’ora e durante questo lasso di tempo, giovani cavalieri in uniforme Hwarang fanno acrobazie a cavallo. Al Silla Millennium Park è anche possibile visitare il set della KBS nel quale è stato girato Hwarang: The poet warrior Youth. Il sito è rimasto intatto ed è sicuramente emozionante per un fan trovarsi nello stesso luogo nel quale sono state girate le scene del Drama. Il parco è disseminato di cartelli anche in inglese, che narrano ai visitatori i dettagli sulla storia della dinastia Silla.  Ne spiegano anche il sistema gerarchico del rango delle ossa sacre, citato nella sceneggiatura. (Fonte e credit foto del Silla Millennium Park : 1)

La mia valutazione
9/10
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Because This is My First Life (이번 생은 처음이라)

Una storia intensa che parla d’amore e di crescita interiore. Un Drama dai ritmi lenti, la cui trama è intessuta come un ricamo sapiente.

di Donatella Perullo

Titolo: Because This is My First Life

Genere: Commedia romantica

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoon Nan-joong   

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2017


Main Cast:

Lee Min-ki  (Nam Se-hee)

Jung So-min  (Yoon Ji-ho)

Esom (WooSu-ji amica d’infanzia di  Ji-ho)

Kim Ga-eun (Yang Ho-rang amica di infanzia di Ji-ho)

Kim Min-seok (Sim Won-seok fidanzato di Ho-rang)

Park Byung-eun (Ma Sang-goo, amico e socio in affari di Se-hee)

Nam Se-hee (Lee Min-ki) è un trentottenne chiuso e misantropo. Divide la sua vita solitaria con il gatto Wori. Il suo principale obiettivo è quello di scontare i quarant’anni di mutuo, acceso per pagare il piccolo appartamento in cui vive. Ha un solo amico, Sang-goo, che conosce sin dall’infanzia ed è anche suo socio in affari. Per riuscire a sostenere le rate del mutuo Nam Se-hee è costretto ad affittare una stanza della sua casa. Il comportamento del suo inquilino, però, lo mette in difficoltà, l’uomo decide così di rescindere il contratto di affitto.

Yoon Ji-ho (Jung So-min) è una sceneggiatrice che sogna il successo, ma da tre anni si impegna senza ottenere i meritati riconoscimenti. Lavora affiancando una sceneggiatrice affermata, che sfrutta le sue capacità lasciandola nell’ombra. Tornata a casa dopo tre mesi di duro lavoro, scopre che il fratello minore, con il quale divide l’appartamento, si è sposato. La coppia sta anche per avere un bambino e Ji-ho capisce di essere una presenza inopportuna. Perciò, nonostante sia la titolare del contratto di affitto, decide di cercare un nuovo alloggio, ma per ristrettezze economiche non può locare un nuovo appartamento. Così, consigliata da Won-seok, il fidanzato di una delle sue due migliori amiche, affitta la stanza di Se-hee, convinta che il proprietario sia una donna.

“Le parole sono sempre più lente del cuore.” 

Dal canto suo anche Nam Se-hee è convinto di affittare la stanza a un uomo. Fidandosi dell’intermediazione di Sang-hoo, i due stipulano così un contratto di locazione. Grazie a orari lavorativi opposti, Nam Se-hee e Yoon Ji-ho condividono per diverso tempo l’appartamento senza mai incontrarsi. Fino al giorno in cui la madre di lui fa visita al figlio e il malinteso viene alla luce. A questo punto all’imbarazzata Ji-ho non resta che lasciare la casa di Se-hee. Un collega per cui la donna ha un debole, le offre aiuto, ma un evento spiacevole la costringe a chiedere ospitalità per una notte a Nam Se-hee. È a questo punto che l’uomo le propone uno strano affare: stipulare un contratto matrimoniale fasullo. Ciò salverebbe le apparenze e darebbe loro modo di continuare il loro asettico e conveniente rapporto tra inquilino e locatore.

Sembra l’inizio di una trama già vista, in effetti i presupposti lasciano pensare alla solita storia trita e ritrita. A fare la differenza in Because This is My First Life, però, non è la trama, ma come è sviluppata. Il drama sceglie, infatti, uno spunto banale per affrontare argomenti profondi e fornire tantissimi spunti di pensiero. I suoi sviluppi non si focalizzano solo sui protagonisti, ma anche sulle vite delle due migliori amiche di Ji-ho e dei due amici di Se-hee. Con il procedere del racconto, si assiste infatti alla nascita dell’amore tra Sang-Ho e l’apparente fredda ma tormentata, WooSu-ji. Si resta anche coinvolti dalle difficoltà della coppia consolidata di Won-seok e Ho-rang. In essa, anche per colpa di un determinato tipo di cultura, Ho-rang è ossessionata dal matrimonio al punto da rischiare di distruggere il rapporto.

Lo spettatore ha quindi la possibilità di analizzare da diverse prospettive un sentimento complesso come l’amore e valutarne le implicazioni profonde.  Assisterà anche al lento sviluppo del legame, in apparenza improbabile, tra Se-hee e Ji-ho. Un rapporto che muterà gradualmente fino a diventare complicità, poi affetto e infine amore, vero, profondo e irrinunciabile.

Because This is My First Life mi è arrivato nel cuore a scoppio ritardato, devo ammetterlo. Appena finita la visione, la mia prima sensazione non è stata di piena soddisfazione. Poche ore dopo, però, alcune scene, frasi e dettagli mi sono tornati in mente sotto forma di piccole emozioni. Allora ho cominciato a riflettere, ho iniziato a digerirlo e poi ho realizzato di aver appena guardato un Drama eccezionale. Because This is My First Life è un Drama diverso dagli altri, ha ritmi lenti e ci sono intere puntate in cui sembra non accadere nulla. In realtà anche in quei momenti la storia è intessuta come un ricamo sapiente punto dopo punto. Questo è un drama per persone pazienti e ben disposte a cogliere dettagli appena accennati, ma indispensabili per seguire e comprendere l’evoluzione dei personaggi.

Quando ho deciso di seguire il mio sogno, ho pensato che la mia vita sarebbe stata come camminare attraverso un tunnel buio. Ma non sapevo che sarebbe stato così buio. Non sapevo che sarebbe stato così solitario. (Yoon Ji-ho)

Because This is My First Life è quasi un percorso filosofico. Descrive bene le sfaccettature, le insicurezze e l’evoluzione dell’animo umano e ci fa capire un po’ meglio la cultura coreana riguardo alla convenzione del matrimonio.

Un altro aspetto che ho apprezzato di questa serie è che le sue fondamenta narrative sono edificate intorno ai libri.

I personaggi se li scambiano come dono, sono cresciuti interiormente grazie a essi, hanno superato traumi emotivi con il loro aiuto, ne citano frasi e ne fanno proprie le riflessioni. Alcuni dei volumi citati sono coreani, non disponibili nella nostra lingua, altri appartengono alla cultura occidentale. Attraverso La camera 19, ad esempio, il racconto della scrittrice premio Nobel Doris Lessing, si affronta un tema molto profondo. L’importanza dell’avere un posto segreto, nel quale rifugiarsi per rinfrancare lo spirito. Uno spunto di pensiero trattato con delicata intensità che mi ha fatto meditare. Nella parte finale della storia, inoltre, mi ha entusiasmata il chiaro richiamo a Jane Eyre, un classico che adoro. Quindi anche qui, come spesso capita nei Drama, è chiaro che nulla è lasciato al caso e la sceneggiatura si rivela di grande spessore. 

La chimica tra Lee Min-ki e Jung So-mim è ottima ed entrambi si sono calati alla perfezione nei loro personaggi. Lee Min-ki ha dimostrato grandi qualità interpretative dando vita, nella prima parte del drama, a un Nam Se-hee mono espressivo e privo di emozioni, per poi farlo cambiare del tutto con il progredire del racconto. Jung So-min l’avevo apprezzata in D Day e qui ha confermato il suo talento. La coppia ha funzionato così bene che il pubblico coreano si è affezionato tantissimo a loro. Al punto che,  come tributo, l’anno successivo i due sono in un cameo di What’s wrong whith secretary Kim. Lee Min-ki e Jung So-min appaiono, infatti, come genitori della protagonista in una scena in cui lei rivive il ricordo di una giornata felice trascorsa in spiaggia quand’era bambina.

Leggi anche: D-Day – 디데이

Come in molti Drama, anche in Because This is My First Life le OST hanno il loro peso. Tra tutte, il  brano che accompagna i momenti più emozionanti della storia è Can’t go, composto e arrangiato da Mac Kelly e cantato da Ben, componente delle  Bebe Mignon. Il brano ha anche ricevuto una nomination all’ MBC Plus X Genie Music Awards.

La mia valutazione
9/10
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D-Day – 디데이

Il primo disaster K Drama, un racconto adrenalinico e coinvolgente che parla di amore e morte, di passione e disperazione, di dannazione e redenzione.

di Donatella Perullo

Titolo: D-Day -디데이

Genere: Catastrofico/ Medical drama/ romance

Sceneggiatura: Hwang Eun-kyung   

Regia: Jang Yong-woo

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 20 di 75 minuti circa.

Anno di messa in onda: 2015

Dove vederlo: su Viki

Main Cast:

Kim Young-kwang (Lee Hae-sung)

Jung So-min (Jung Ddol-mi)

Ha Seok-jin (Han Woo-jin)

Song Ji-ho (Lee Woo-sung)

Lee Geung-young (Park Gun)

Un terremoto di 6.6 gradi della scala Richter rade al suolo Seul. L’ospedale privato Mirae, di solito dedito alle cure di pazienti ammalati di tumore o comunque ben selezionati, diviene il centro dei soccorsi per i superstiti. Park Gun (Lee Geung-young), il direttore del nosocomio, è un uomo avido e senza scrupoli. Si avvale della professionalità del dott. Han (Ha Seok-jin) e di quella della dottoressa Kang Joo-ran (Kim Hye-eun), responsabile del pronto soccorso. Grazie a loro l’ospedale è diventato il fiore all’occhiello della sanità coreana. Al Mirae, però, lavora anche il dott. Lee Hae-sung (Kim Young-kwang), un professionista tutto cuore e istinto. Per lui i pazienti vengono prima di ogni altra cosa e che per questo il direttore Park lo odia.

Egli, infatti, mette al primo posto gli interessi economici dell’ospedale che dirige, grazie al cui successo intende divenire ministro della sanità. Oltre a mietere migliaia di vittime, però, il sisma sconvolge tutti gli equilibri del Mirae e mette in discussione ogni certezza del direttore Park.

Di questo stravolgimento entrerà a far parte anche la dottoressa Jung Ddol-mi (Jung So-min), un’ortopedica tirocinante. Poco prima del disastro, infatti, la giovane arriva da Busan per accompagnare al Mirae, un paziente in gravi condizioni. Grazie al suo spirito combattivo e alla sua instancabile dedizione al lavoro, non tarderà a diventare elemento prezioso nella squadra del dottor Lee. Tra i due s’instaurerà molto presto un rapporto di complicità profondo e intenso, nonostante la situazione di enorme criticità che li circonda.

Se un ospedale abbandona i pazienti, non abbiamo speranza di sopravvivere

(Lee Hae-sung)

La storia è molto più complessa di quanto possa sembrare e si focalizza su diversi aspetti di quando può accadere durante un cataclisma di enormi dimensioni. D-Day mostra la guerra intestina nel Mirae, dove il direttore vorrebbe salvaguardare la sua posizione di potere, a scapito della salute dei pazienti. Punta l’obiettivo sul lavoro eroico ed estenuante di una squadra di pompieri, impegnati nei soccorsi ai superstiti. Ci mostra come un certo tipo di politica, pensi prima al proprio tornaconto e poi al benessere della popolazione. Ci fa capire come alcuni medici si dedichino totalmente al prossimo, mentre altri pensino solo a come avvantaggiare la propria carriera.

Gli sviluppi della trama, adrenalinica e coinvolgente, sono dunque incentrati soprattutto sul caparbio lavoro dei pompieri e dei medici per salvare quante più vite possibile. La prospettiva del racconto è focalizzata sull’aspetto umano della vicenda. La storia scava nell’animo dei protagonisti, mette a nudo la loro forza e le loro debolezze e suscita riflessioni importanti. Il dott. Lee è un eroe assoluto, il medico che tutti noi vorremmo incontrare sul nostro cammino in una situazione di emergenza. Non per questo, però, è un personaggio esente da difetti, anzi. La sua passione e la sua completa dedizione al prossimo lo mettono spesso in condizione di commettere errori anche irreparabili. Questo lo renderà imperfetto, ma ancora più umano e reale ai nostri occhi. Un protagonista concreto, vero al punto da restarci dentro anche dopo la fine della visione. Caratteristica, quest’ultima, comune a gran parte dei personaggi di D-Day.

D-Day è il primo disaster drama nel quale si sono cimentati i sudcoreani. Ammetto che anche in questo genere hanno dimostrato di saper fare la differenza. È un vero peccato che in patria sia stato piuttosto sottovalutato perché trovo sia un lavoro di altissima qualità. Concatenare eventi tragici e alta tensione, mostrando al contempo le storie personali e la crescita interiore dei personaggi è peculiarità degli sceneggiatori di K Drama. Questa meravigliosa capacità va riconosciuta anche a chi ha scritto D-Day. La sceneggiatrice Hwang Eun-kyung (City Hunter) ha creato una storia da cardiopalma che mostra, molte sfaccettature dell’animo umano. Inoltre, pur nella devastazione di un cataclisma, è riuscita a far nascere ben cinque storie d’amore, vero simbolo di speranza in quell’inferno.

“Non puoi salvare tutti! Se pensi di poterlo fare allora vuoi essere un dio e non un medico.”

(Jung Ddol-mi)

Ovviamente non aspettatevi le classiche storie da drama romance. Se però siete uno spettatore che fa caso ai gesti, agli sguardi e alle parole non dette, di amore in D-Day ne troverete tantissimo. D’altronde sarebbe stato alquanto strambo e poco credibile vedere, in una simile situazione, i medici amoreggiare anziché curare la miriade di feriti.

A fare la differenza in D-Day sono anche i numerosi personaggi secondari. Sono loro che contribuiscono a rendere la storia realistica e a fornire diversi punti di vista rispetto a ciò che accade. C’è la squadra dei pompieri, capitanata da Choi Il-Sub (Kim Sang-ho) e della quale fa parte anche Lee Woo-Sung (Song Ji-ho), il fratello del protagonista. C’è il personale del Mirae, infermiere, medici e tirocinanti che dovranno mettere da parte la loro vita privata e le famiglie per affrontate l’emergenza. Ci sono i politicanti che mostrano anche quest’aspetto dell’affrontare una catastrofe. Infine c’è la gente comune, i sopravvissuti, coloro che si sentono senza speranza e chi quella speranza lotta per mantenerla.

D-Day è dunque un drama che non lascia il tempo di tirare il fiato. V’indurrà a non staccarvi dallo schermo, ma in alcuni momenti il coinvolgimento sarà tale che sentirete il bisogno di una pausa per placare l’ansia. Guardare D-Day sarà come andare sulle montagne russe, vi provocherà un’alternanza di emozioni sconcertante. Vi ritroverete a inveire contro il destino, ma soprattutto contro il pessimo direttore Park, uno dei personaggi più subdoli e privi di scrupoli di sempre.

Non posso non dare rilievo all’incredibile bravura degli interpreti, tutti. Lee Geung-young nei panni del direttore è riuscito a farsi odiare come pochi, è un attore grandioso.  Jung So-min l’avevo apprezzata in Because is my First Life e Ha Seok-jin mi aveva colpita al cuore in 1% of something. È la loro presenza che mi ha convinta a iniziare D-day, ma poi sono stata sorpresa da Kim Young-kwang, il testardo dott. Lee. Una menzione speciale va di diritto a lui e non solo perché è indiscutibilmente bello. La sua interpretazione è stata a dir poco eccezionale. Ha dato vita con maestria a un personaggio profondamente umano e pieno di contraddizioni. Il dottor Il dottor Lee Hae-sung è un uomo eroico ma imperfetto, un groviglio di forza e fragilità che grazie a Kim Young-kwang mi resterà nel cuore. Spero di vederlo presto in altri lavori.

D-Day è davvero un drama ad alta tensione. Se amate avere il cuore in gola, lo stomaco contratto e non vi disturba la vista del sangue, né versare qualche lacrima, ve lo consiglio assolutamente.

La mia valutazione
9.5/10
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Ji Chang-wook – 지창욱

Il sorriso che conquista i cuori

di Donatella Perullo

Nome: Ji Chang-wook – 지창욱

Professione: Attore

Luogo di nascita: Anyang – (Gyeonggi) – Corea del Sud

Data di nascita: 5 luglio 1987

Segno zodiacale: Cancro

Altezza: 1,78 cm (Fonte 1)

Gruppo sanguigno: AB

Religione: Buddismo

Agenzia: Glorious Entertainment

JI CHANG-WOOK  SOCIAL

La vita di Ji Chang-wook inizia come quella di qualunque altro bambino: una famiglia affettuosa e serena, la scuola, gli amici.  Il piccolo Chang-wook è irrequieto, ama giocare a calcio e a scuola si annoia, dice che trova tediosa e poco interessante la sua vita. Tranquilla monotonia che purtroppo, però, è stravolta quando suo padre si ammala di tumore e poco dopo muore. Ji Chang-wook ha dodici anni e resta solo con sua madre.

Nasce così il suo rapporto simbiotico con la mamma. Verso di lei Chang-wook inizia a provare un forte senso di responsabilità e protezione e per suo dire la considera una Hyoja. Hyoja Weonseong Jonghwa Hapcheon Myeongseong Taehwanghu fu fu regina di Joseon, moglie di Gojong di Corea. Lui stesso in un’intervista ha dichiarato: “Un giorno, quando ero bambino, camminavo con lei in un vicolo stretto e malandato e pensai: E se incontrassimo persone cattive in questa strada? Devo proteggere mia madre.”

Il desiderio di imparare a recitare e diventare un attore professionista gli viene quando è al liceo. L’attore Ryu Duk-hwan è compagno di classe di Ji Chang-wok alle scuole medie e poi superiori. I due ragazzi frequentano insieme la Shinsung Middle School e poi la Shinsung High School).  Duk-hwan sembra abbia avuto un ruolo decisivo nella sua carriera artistica. Ji Chang-wok aveva, infatti, intenzione di frequentare il dipartimento di Arte e Chimica dello spettacolo della Dankook Univertsity. Non stava facendo nulla, però, per prepararsi agli esami di ammissione. In quei giorni il suo amico stava frequentando un’accademia di recitazione per prepararsi al College e Ji Chang-wook lo accompagnò in bicicletta. Fu così che iniziò anche lui a frequentare quel corso. Si preparò per diversi mesi, riuscendo così ad accedere senza difficoltà alla Dankook dove si è poi laureato.

La madre di Ji Chang-wook che oggi è la sua più grande sostenitrice, all’inizio non era felice che il figlio volesse diventare attore. Ha combattuto perché cambiasse idea e non si iscrivesse a quella facoltà. Il giovane Chang-wook, però, sentiva forte il richiamo della recitazione e pensava che diventare attore fosse anche un modo per ripagarla degli enormi sacrifici che aveva fatto per allevarlo come madre single.

Essendo molto portato per il canto, l’esordio di Ji Chag-wook avviene nel 2006, a teatro, in un musical. Sempre nel 2006 ottiene un ruolo nel film Days e nel 2008 riceve un ruolo secondario nel drama  You Stole My Heart. Il suo debutto ufficiale avviene sempre nel 2008 come protagonista del film indipendente, Sleeping Beauty. L’anno seguente gli viene affidata la parte del protagonista nel drama My Too Perfect Sons, serie che ebbe un enorme successo ottenendo oltre il 40% di share. Subito dopo accetta di prendere parte con un ruolo di supporto al drama d’azione Hero.

Nel 2010, come ha rivelato in un’intervista di quell’anno, segue i consigli di sua madre: “Non eccitarti troppo, tieni la testa bassa e lavora sodo.” In quell’anno è protagonista del drama Smile, Dong Hae e di supporto nel film Death Bell 2: Bloody Camp, l’anno seguente dello storico Warrior Baek Dong-soo che regalano al giovane Ji Chang-wook il titolo di Must Watch Actor.

Una nota speciale, a questo punto, credo sia dovuta al musical Thrill me. Dal 13 maggio al 14 novembre 2010, infatti, Ji Chang-wook lo porta in scena, con Kang Ha-neul. La versione originale di Thrill me  è stata tradotta in dieci lingue e ha avuto oltre 150 produzioni in sedici paesi. Thrill Me: The Leopold & Loeb Story è un musical con musica e testi di Stephen Dolginoff. Si basa sulla vera storia, avvenuta a Chigago, di Nathan Leopold e Richard Loeb, i cosiddetti “killer del brivido”. I due universitari che nel 1924 uccisero un ragazzino di quattordici anni per provare a commettere “il crimine perfetto”. Il musical tocca argomenti delicati come l’omosessualità e il comportamento criminale. Nella versione coreana, Kang Ha-neul impersonava Nathan Leopold mentre Ji Chang-wook era Richard Loeb.

Durante le repliche teatrali di questo spettacolo i due attori si sono scambiati, a detta dello stesso Chang-wook, “baci appassionati alla francese”. Ovviamente baci di scena, ma molto controversi poiché in rete non c’è più traccia dei video che riprendevano quei momenti dell’opera teatrale. In ogni articolo che li proponeva, sono stati oscurati. Io sono riuscita a trovare un’unica fotografia che immortala uno di quei baci. Vista, però, l’evidente volontà dei protagonisti di non volerli mostrare, ho preferito non farlo. In ogni caso anche Thrill me è un enorme successo che, insieme ai molti altri riconoscimenti ottenuti, dona all’attore fiducia nel futuro.

Aspettative purtroppo disattese dai pessimi risultati del suo drama seguente. Bachelor’s Vegetable Store, infatti, ottiene meno dell’1% di ascolto e questa brutta esperienza demoralizza Ji Chang –wook enormemente. Per dare una svolta alla sua carriera, prova a mettersi in gioco accettando, nel 2012, il ruolo del protagonista negativo nel drama Five fingers. Il drama che va decisamente meglio del precedente, ma ciò non gli fa riacquistare serenità. Riguardo ai risultati di questi ultimi due drama, in un’intervista concessa nel luglio 2019 alla rivista Moazine Ji Chang-wook dichiarò:

“Era difficile credere a quanto fossero diversi i risultati pur avendo fatto del mio meglio così come i lavori precedenti. L’anno successivo, anche ‘Five Fingers’ stava lottando. Mi chiedevo se fosse giusto continuare a recitare. È stata per me una grande crisi come attore perché non ebbi offerte per un po’ di tempo dopo ‘Five Fingers’. Così ho iniziato a dubitare delle mie capacità, la mia autostima è precipitata ed ero preoccupato che la mia carriera di attore potesse finire così.”

È in questo periodo di arretramenti costanti che Ji Chang-wook torna al suo originario amore per il canto e il musical. Dal 2012 al 2013 si dedica di nuovo al teatro, come co-protagonista del musical The Days che riscuote un buon successo. The Days è la storia di due guardie del corpo  incaricate di proteggere il presidente della Casa Blu. Entrambi gli uomini si innamorano di un’interprete cinese e, a causa di una serie di eventi, per questo rischiano la loro vita. A proposito di questo spettacolo, nella stessa intervista Chang-wook dichiarò:

Volevo mostrare a mia madre che sarei stato un attore rispettabile e volevo renderla orgogliosa di me. Da quando avevo dodici anni, lei ha affrontato tante difficoltà per crescermi da sola, dopo la morte di mio padre. Non volevo arrendermi così facilmente perché recitare era un sogno che bruciava dentro di me. In qualche modo stavo prendendo una pausa mentre speravo di tornare agli occhi del pubblico e per fortuna ho incontrato il musical ‘The Days’.”

Per fortuna, oserei dire, perché pochi mesi dopo, arriva la svolta decisiva. È il 2013, l’anno di Empress Ki. Chang-wook ne è coprotagonista accanto a Ha Ji-won e la sua recitazione gli vale il premio MBC per il miglior attore maschile. Empress Ki ebbe un enorme successo sia in patria che all’estero. Accrebbe la sua popolarità e gli concesse molti riconoscimenti per le sue capacità recitative. Da qui, passando per il  web drama Kara: Secret Love, arriva finalmente il ruolo, finora, per eccellenza. Il drama che davvero lo imprimerà nei cuori di tutti gli spettatori: Healer. Qui Chang-wook è uno spericolato agente segreto in lotta per scoprire chi abbia ucciso suo padre e per salvare la donna che ama. Grazie a Healer vince sia il premio come attore più popolare al 2014 KBS dramma Awards  sia di quello come miglior coppia. In più lo rende incredibilmente popolare anche all’estero.

Dopo l’uscita di Healer, in una simpatica video intervista rilasciata a MBC entertainment, Ji Chang-wook parla a sorpresa dei suoi baci con il collega Ha-neul. La giornalista gli chiede a un certo punto della chimica tra lui e la co-protagonista in Healer, Park Min-young. Fa domande sui loro baci di scena e vuol sapere se ci fosse stata una collega che avesse baciato più di Min-young. A quel punto Chang-wook, ridendo, rivela di aver baciato molto di più Ha-neul in Thrill me: “Ci siamo davvero baciati molto. E non era solo un bacio. Erano tutti baci appassionati molto profondi.” ha detto.

L’enorme popolarità internazionale lo induce a girare, nel 2016, il drama cinese The Whirlwind Girl 2 nel quale l’attore sfoggia la sua conoscenza del mandarino. Lo stesso fa nel minialbum Be whit you, contenente tre brani, cantati in questa lingua. Durante una delle interviste rilasciate per promuovere The Whirlwind Girl 2, Chang-wook ammise che imparare il mandarino non era stato facile. Disse che la sfida più difficile erano state le quattro intonazioni della lingua. Rivelò che spesso sul set c’erano stati dei malintesi perché lui diceva le cose nel tono sbagliato.

Il 2016 è anche l’anno del drama The K2 e del web drama 7 first kisses. È, però,soprattutto l’anno in cui Ji Chang-wook è stato scelto per doppiare Taki, il protagonista del film d’animazione giapponese Your Name. Con lui c’è l’attrice Kim So-yun che doppia Mitsuha, la protagonista femminile. Il film includeva sullo schermo sottotitoli in coreano così da poter essere compreso anche dalle persone con problemi di udito. In quell’occasione Ji Chang-wook e Kim So-yun donarono i loro proventi alla Korea Barrier-Free Film Commission, che promuove le opere cinematografiche coreane per gli spettatori non udenti e ipovedenti.

Un’altra cosa interessante da sapere è che durante le riprese dell’action drama The K2 Ji Chang-wook non utilizzò controfigure. Per interpretare al meglio il suo ruolo di guardia del corpo, seguì uno speciale allenamento nelle arti marziali. The K2 è stato il primo K Drama a utilizzare il Bullet Time. L’effetto speciale Bullet time è  realizzato con numerose fotocamere che scattano fotografie in contemporanea, da diversi punti di vista. Usato per la prima volta nel film Matrix, concede allo spettatore la sensazione di vivere in prima persona la scena riprodotta nell’immagine in movimento. In The K2 Chang-wook si esibì anche in diverse tecniche di combattimento, come il ju-jitsu, l’aikidō e il taekwondo. Parlando di questo, in un’intervista a Sports Chosun, disse che girare the K2 era stato quanto di più faticoso avesse fatto fino a quel momento. Sostenne, poi, che per questo si sarebbe preso una pausa dalle scene d’azione.

Così fece e tornò a teatro per una nuova edizione di The days, che andò in scena dall’undici marzo al venticinque agosto di quell’anno. Con lui in scena c’erano anche, tra gli altri, Son Seung Won, Oh Jong-hyuk  e il bravissimo Lee Hong Ki dei F.T. Island.

Il 2017 è per Ji Chang-wook l’anno della leva obbligatoria. Parte il 14 agosto, ma prima è protagonista del drama Suspicioiu partner, accanto a Nam Ji-hyun e del film d’azione Fabricated City. Anche questo drama ha un buon successo e permette all’attore di partire sereno.

Nell’esercito Ji Chang-wook viene assegnato alla terza divisione di fanteria a Cheorwon, provincia di Gangwon. Al completamento del tirocinio, gli è riconosciuto un premio per le alte prestazioni fornite. Dopo questa prima fase, per completare il resto del suo servizio militare, si unisce alla quinta brigata di artiglieria dell’esercito.

Durante questo periodo è nominato Capo Plotone e promosso Caporale. È poi di nuovo promosso come sergente prima del ritorno a casa, avvenuto il 27 aprile 2019. Ji Chang-wook ha condiviso il periodo di leva obbligatorio con Kang Ha-neul. In quell’occasione entrambi  ebbero modo di dimostrare ancora una volta la loro bravura, esibendosi nello spettacolo Shinheung Military Academy Musical.

Il  musical fu messo in scena dall’esercito della repubblica di Corea, in occasione del settantesimo anniversario della fondazione. In un’intervista di luglio 2019 Chang-wook parlò della leva appena conclusa e dell’esperienza nel  Shinheung Military Academy Musical.

Disse di essersi sentito molto ispirato dai suoi compagni soldati durante le esibizioni, anche se non era stato semplice. Aveva dovuto, infatti, esibirsi in parallelo con l’addestramento militare, svolgendo entrambi i compiti senza dare segno di stanchezza. Nell’intervista, l’attore fu sincero e rivelò di essersi sentito, a volte, frustrato durante il servizio militare:

Ero abituato a essere una celebrità. Quando sono divenuto un soldato tirocinante, all’inizio mi sono sentito depresso. Mi sentivo come se stessi perdendo la mia identità, ma col passare del tempo mi è piaciuta la vita militare[…], ci sono molte cose da imparare da essa. Penso di essermi gradualmente adattato, ricordandomi che dovevo adempiere ai miei obblighi per la difesa,”. In un’altra intervista, ammise poi: “La leva mi ha dato il tempo di riflettere profondamente su me stesso e su chi sono. Le volte che ho indugiato su pensieri profondi mi hanno aiutato a crescere e maturare.”

Al rientro dalla leva, Ji Chang-wook trova ad accoglierlo giornalisti, orde di fan entusiasti, ma soprattutto la sua mamma. Con lei, come rivelò nell’episodio del cinque ottobre 2019 del reality show Labourhood on hire, vive ancora. Faccio del mio meglio per essere un buon figlio, ma la cosa migliore da fare per una madre non è comprarle regali, ma condividerne il tempo. Però, anche se viviamo insieme, non ci riesco sempre. Quando lavoro parto la mattina presto e torno a casa a tarda notte e nei giorni liberi vado a trovare i miei amici e resto fuori. Quindi provo a fare le cose insieme a mia madre, ma penso che sia la cosa più difficile”.

La mamma era con lui anche durante il primo incontro con i fan dopo la leva. Al giornalista che gli chiese cosa pensasse la donna dell’affetto dimostratogli dal pubblico, lui rispose: Mia madre viene sempre ai miei fan meeting. È grata e riconoscente verso di loro.”

Il primo impegno lavorativo dopo il servizio militare è il drama “Melting me softly”, seguito da “Backstreet Rookie” le cui prime puntate stanno andando in onda in Corea del Sud, mentre scrivo questo articolo. A oggi il calendario degli impegni lavorativi di Ji Chang-wook è già fitto di impegni. L’attore ha in programma, infatti, un nuovo drama cinese, intitolato Right  le cui riprese inizieranno subito dopo quelle di Backstreet Rookie. Nel 2021, tornerà poi in Corea come protagonista del drama intitolato City of stars, insieme a Byun Yo-han. Secondo Asianwiki, il ruolo da protagonista era stato offerto a Hyun Bin che però l’ha rifiutato.

Sì ma, a parte la sua carriera e il rapporto con la mamma, chi è davvero  questo ragazzo dallo sguardo dolce e il sorriso luminoso?

Le foto di quest’ultima galleria sono state tratte dal profilo instagram di JCW  (credit)

Si dice che Ji Chang-wook da bambino fosse estremamente pauroso, tanto da guadagnarsi tra i compagni di scuola il soprannome di Wookwook. Quando andava a pescare si spaventava persino del pesce pescato, tanto da non riuscire a toccarlo. Non è mai stato pieno di sé, anzi. La sua insicurezza l’ha espressa più volte, parlando delle proprie perfomance da attore. Qualche anno fa, parlando della sua recitazione la definì goffa. Disse anche, però, che era stata la sua goffaggine ad averlo spinto a essere più passionale e a impegnarsi di più per migliorarsi.

È molto generoso. Ji Chang-wook di recente ha collaborato con la MIRAL Welfare Foundation, un’organizzazione non governativa, per una campagna denominata “How you see me?”. La campagna promuove l’accettazione dei diritti civili dei cittadini sudcoreani disabili e punta a ridurre i pregiudizi nei loro confronti. Il 28 febbraio 2020, inoltre, ha donato più di cento milioni di won alla Croce Rossa coreana per sostenerla nella lotta al COVID19. I fan filippini conoscono la sua gioia nel donare, tanto che, proprio in occasione del suo trentatreesimo compleanno, hanno raccolto e donato per lui alla MIRAL ben seicentocinquantamila won. Chang-wook ne è stato felicissimo e ha condiviso su instagram il certificato di donazione.

Ama molto i suoi fan  e lo dimostra. Ji Chang-wook Si occupa personalmente di controllare che i fan meeting siano organizzati alla perfezione e che i fan non abbiano disagi. In uno degli ultimi incontri ha donato un braccialetto a ognuno degli intervenuti e da allora ne indossa anche lui uno identico. A chi gli ha chiesto il perché di questo gesto, ha risposto: “Ho pensato che sarebbe stato bello avere una sorta di appartenenza. Un punto di connessione tra loro e me che sarebbe stato bello indossare con loro”.

Una volta un suo fan ha perso uno zaino e Chang-wook glielo ha fatto restituire, insieme a una lettera scritta a mano da lui.

Ha dimostrato di sentirsi molto responsabile del suo pubblico anche quando ha scoperto il prezzo dei biglietti di The Days e in un’intervista ha dichiarato: ” Quando ho scoperto il prezzo dei biglietti di The Days, ho sentito un onere enorme. Ho pensato che ci fosse una sola cosa che potevo fare con tutti i membri del cast: offrire una performance che non fosse uno spreco di denaro.”

Sin da ragazzo è stato un grande fan di Cho Seung-woo. Qualche tempo fa dietro le quinte dello spettacolo Jekyll e Hyde gli ha anche chiesto un autografo.

Ji Chang-wook ha desideri semplici. A chi dopo il servizio militare gli ha chiesto cosa desiderasse per il suo compleanno lui ha risposto: “Non desidero nulla, ma se dovessi farlo, sarebbe rimanere in salute, continuare ciò che sto facendo e che il mio nuovo drama andasse bene.”

In un’intervista a Marieclaire, ha anche ammesso: “Un giorno vorrei poter prendere uno zaino, camminare tanto  e viaggiare molti giorni senza riuscire neanche a lavarmi.”

Adora il profumo e lo usa molto. Sceglie il suo profumo in base al clima e all’umore del giorno e non crede esistano profumi che siano simbolo di virilità. Per lui “ogni profumo dà sensazioni diverse, ma non è il profumo, l’elemento chiave dell’essere virile”.

Ji Chang-wook è pallido. La tonalità della sua pelle è così chiara che durante le riprese di The K2, per scurirla è stato fatto abbronzare tre volte. Secondo Namu.Wiki, Ji Chang Wook è alto 174,9 cm che diventano 177,9 centimetri indossando le scarpe da combattimento, lo stesso sito riferisce anche cha al momento del suo arruolamento pesava 66,4 Kg. Dice di stare bene anche senza cibo, ma che ama il riso e non mangia carote.

Ha un cane, un Bedlington Terrier  che ama moltissimo e che ha chiamato ragazzino , in hagul 꼬마  (kkoma). Parlando di lui ha ammesso che all’inizio non aveva idea di come avrebbe potuto addestrarlo. Ora pubblica spesso su instagram sue foto o video con didascalie affettuose.

Ama i videogiochi online. Dice di giocare dal telefono e non dal PC perché non ha un computer a casa ed è da molto tempo che non ne usa uno. Poiché è molto impegnato con il lavoro, gioca sul telefono durante le pause sul set. Gli piace però anche fare esercizio fisico, uscire con gli amici e andare in moto. A suo dire, andare in motocicletta lo aiuta, infatti, a stemperare le emozioni e le preoccupazioni accumulate. Il suo amore per le moto è dimostrato anche dalle diverse foto che pubblica sul suo account instagram.

Quando gli hanno chiesto cosa sarebbe stato di lui se non avesse fatto l’attore, Ji Chang-wook ha risposto: “Probabilmente sarei un normale lavoratore che lavora in un’azienda, ricevendo il mio stipendio … Inoltre, alla mia età probabilmente mi sarei sposato. Penso che avrei vissuto una vita molto ordinaria.”

Cosa dire, quando ho iniziato le ricerche per scrivere questo articolo, mai mi sarei aspettata di trovarmi dinanzi a una persona tanto sensibile e complessa. L’umanità e, in un certo senso, la fragilità di questo ragazzo mi hanno spiazzata. Lo osserverò con occhi diversi d’ora in poi, andando oltre il suo aspetto fisico e guardando più a fondo in quello sguardo sorridente, ma anche un po’ triste.

FILMOFRAFIA

DRAMA

You Stole My Heart – 2008

My too Perfect Sons – 2009

Hero -2009

Smile, Dong Hae – 2010

Warrior Baek Dong Soo-2011

Bachelor’s Vegetable Store -2011

Five Fingers- 2012

Empress Ki-2013

Secret Love -2014

Healer -2014

The Whirlwind girl 2 – 2016

The K2-2016

7 first kisses – 2016

Suspicious Partner – 2017

Melting me softly – 2019

Backstreet Rookie  – 2020

Mr Right-2020

City Of stars – 2021



FILM

Days – 2006

The sleeping Beauty – 2008

The Weird Missing Case of Mr. J

Death bell 2:Bloody camp – 2010

Confession – 2011

How to use boys with secret tips – 2013

The long way home – 2015

Fabricated City -2017

Your Name – 2017 (doppiatore)

The Bros – 2017

Punishment – 2020

Musical

Fire and ice – 2007

Thrill Me  – 2010

The Days  – 2013

Jack the Ripper – 2013

Brothers Were Brave – 2013

The Days – 2016

Shinheung Military Academy Musical – 2018

Apparizioni in video musicali

Lena Park – Are you ready – 2007

Younha – We Broke Up Today – 2009

Young Gun – I Have to Let You Go – 2010

T-ara – Cry Cry – 2011

T-ara – Lovey-Dovey – 2012

K.Will – I Need You – 2012

Speed – That’s My Fault – 2013

Speed – It’s Over – 2013

Kara – Runaway –  2013

Eps

Be with you – 2016

OST

Meet Again – Warrior Baek Dong Soo – 2011

Oh-Sing-Sing-Men – Bachelor’s Vegetable Store -2011

Your Warmth –   Bachelor’s Vegetable Store – 2011

Fills up – Five Fingers – 2012

To the Butterfly – Empress Ki – 2014

I’ll Protect You – Healer – 2015

101 Reason Why I Love you – Suspicious Partner -2017

When Love Passes By – Melting m softly – 2011

Fonti: 1    2   3   4   5   6   7   8   9   10  11   12

Un frammento del musical “The days” 2016 – brano intitolato ‘My song’

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My Holo Love – 나 홀로 그대

Una donna sola, un uomo imperfetto e un’intelligenza artificiale empatica e sensibile, danno vita a una storia d’amore ricca di emozioni, diversa e toccante.

di Donatella Perullo

Titolo: My Holo Love – 나 홀로 그대 (Na Hollo Geudae)

Genere: Sci-Fi /Romance

Sceneggiatura: Ryu Yong-jae

Regia: Lee Sang-yeop

Paese di Produzione: Corea del sud

Anno di messa in onda: 2020

Numero episodi: 12 – durata per episodio: 50 minuti circa.

Dove vederlo: Netflix

Main Cast:

Yoo Hyun-min (Nan-do/ Holo)

Go Sung-hee (Han So-yeon)

Choi Yeo-jin (Go Yoo-jin)

Hwuang Chan-sung (Baek Chan-sung)

Go Yoo-jin (Choi Yeo-jin) è l’amministratrice delegata di un’azienda tecnologia all’avanguardia. Ha appena presentato un nuovo prodotto, un paio di occhiali che permettono di interfacciare con Holo, un ologramma dall’aspetto di un uomo. Holo sembra destinato a diventare indispensabile per gli utenti, poiché è in grado di risolvere qualsiasi problema, anche quelli interiori. Al ritorno dalla conferenza, Yoo-jin è inseguita dagli scagnozzi di una ditta avversaria che tentano di rubare il prototipo. Il creatore di Holo è Nan-do (Yoo Hyun-min), un giovane scienziato dal passato misterioso che vive rintanato nel suo laboratorio. Egli ha dato a Holo le sue sembianze e tiene all’invenzione quasi come a un virtuale gemello. Così, per salvarlo, ordina a Yoo-jin di dare gli occhiali a un passante e di far scegliere da Holo a chi essere affidato.

Tra la folla l’ologramma sceglie Han So-yeon (Go Sung-hee), e chiede a Yoo-jin di nascondere gli occhiali nella borsa dell’inconsapevole ragazza.

Han So-yeon è una giovane affetta da prosopagnosia e per questo è molto chiusa in se stessa. (NdA: la prosopagnosia è una patologia colpisce il 2% della popolazione. È detta anche cecità facciale poiché provoca l’incapacità di riconoscere le facce delle persone). La ragazza vive una vita piuttosto solitaria e per lei sono problematiche anche le interazioni con i colleghi. Per questo è considerata superba ed è spesso emarginata. Quando indossa per la prima volta gli occhiali e con sua grande sorpresa si trova dinanzi a Holo, di primo acchito lo crede un fantasma. Non impiega molto, però, a capirne l’immenso valore e, bisognosa di attenzioni e amicizia, si affeziona molto in fretta a Holo.

“Sono fatta così. Da fuori sembro normale, ma in realtà sono piena di difetti. Non merito di amare né di essere amata.” (Han So-yeon)

L’ologramma ha maniere gentili, un modo delicato di esserle vicino e inizia a sostenerla e aiutarla anche nelle piccole cose della vita quotidiana.

Grazie ai suggerimenti di Holo, presto Seo-yeon riesce anche a eludere il suo handicap, a integrarsi con i colleghi e a sentirsi meno sola.  Durante la convivenza, tra Holo e Seo-yeun nasce un rapporto speciale, di affinità di animi. Un sentimento che andrà oltre la semplice amicizia e che rivelerà aspetti dell’intelligenza artificiale che sorprenderanno persino Nan-do.

Chi aveva tentato di rubare Holo, torna però all’attacco. Nan-do sarà così costretto a uscire dall’ombra per proteggere la sua creatura e anche Seo-yeon, che ha imparato a conoscere attraverso gli occhi di Holo. Nan-do che per traumi passati si è chiuso al mondo e rifiuta i sentimenti, scopre, infatti, di sentirsi attratto da lei. Soprattutto, però, inizia a scoprire se stesso.

Riuscirà l’imperfetto Nan-do a competere per l’amore di Seo-yeon con l’animo artificiale eppure sensibile di Holo? Tra misteri del passato, colpi di scena e inseguimenti mozzafiato, My Holo love si candida per essere, nella mia classifica personale, uno dei drama più accattivanti della prima parte del 2020.

My Holo Love è leggero, divertente, emozionante e parte da un’idea diversa dal solito. Allo stesso tempo, però, mantiene una delle caratteristiche peculiari dei drama Coreani, fornendo diversi spunti di pensiero.

Quanto siamo soli a questo mondo? Quanto bisogno abbiamo di contatto umano e quanto la tecnologia può sopperire a queste nostre mancanze?  Inoltre: Usiamo in modo cosciente i mezzi a nostra disposizione? Siamo certi di essere noi ad avere il controllo e non, invece, di essere sorvegliati in ogni momento della nostra vita?

“Sono contento che tu sia fatta così perché sono come te. […]Sono sempre stato solo e non ho mai amato nessuno.[…] Tu forse odi i tuoi difetti, ma per me sono le cose che ti rendono speciale. È perché siamo imperfetti che ci siamo incontrati. ” (Nan-do)

Per quanto mi riguarda, queste domande me le sono poste tutte, ma riflessioni a parte, durante la visione mi sono divertita.

Ammetto, inoltre, di essere caduta nella trappola sentimentale di Holo. Non dimenticherò con facilità questa AI dall’animo generoso e gentile che in più di un’occasione si mostra più comprensiva degli umani. Riconosco anche, però, di essermi innamorata della fragilità di Nan-do e del suo lottare per mostrarsi inespugnabile alle sofferenze e ai sentimenti. Così come mi sono intenerita per la fragilità e il desiderio d’amore di So-yeon e, allo stesso tempo, compiaciuta per il suo coraggio.

Sta di fatto che, appena finita la visione, il mio primo pensiero è stato quello di desiderare di poter avere un Holo tutto per me. Ammetto che se esistesse un’innovazione così, sarei la prima cliente della GioLab. Insomma, non mi sorprende che su google My Holo Love abbia una valutazione del 98% di like.

Questo è di certo merito anche della splendida interpretazione del fascinoso Yoo Hyun-min, perfetto nei due ruoli così diversi tra loro e della bella e brava Go Sung-hee. Inizierò a seguire con attenzione entrambi e cercherò altri loro drama.

Un’ultima nota: nonostante le due storie siano completamente diverse, per alcuni aspetti e qualche scena, My Holo Love mi ha ricordato Healer. Quello è un altro drama che ho amato moltissimo e ritrovare sprazzi di emozioni simili, ha sicuramente contribuito a farmi amare My Holo Love.

Le Ost sono come sempre ottime e mantengono il ritmo della storia. Tra tutte la mia preferita è Love again – (Feat KLAZY) cantata da Ji Pyeong Kwon. È finita subito in playlist perché possa riportarmi ogni volta che ne avrò voglia, nelle atmosfere di My Holo Love.

La mia valutazione
9.5/10
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Park Seo-joon –박서준

L’introverso rubacuori che crede nella famiglia e nell’amicizia

di Donatella Perullo

Nome d’arte: Park Seo-joon -박서준

Nome reale: Park Yong-guk – 박용규

Professione: Attore

Luogo di nascita: Seul – Corea del Sud

Data di nascita: 16 dicembre 1988

Segno zodiacale: Sagittario

Altezza: 1,85 cm

Gruppo sanguigno: AB

Agenzia: Awesome ENT

 

Park Seo-joon SOCIAL

Park Seo Joon è il maggiore di tre figli ed è molto affezionato alla sua famiglia. Ha un forte senso di responsabilità verso i suoi fratelli minori, per questo cerca sempre di dar loro il buon esempio. Il sogno di diventare attore non lo ha accompagnato fin dall’infanzia. Lui stesso ha dichiarato che da ragazzino non gli piaceva studiare, ma di essersi impegnato a scuola come un qualsiasi altro studente. Un giorno, alle scuole medie, iniziò a pensare cosa avrebbe voluto fare per guadagnarsi da vivere. Meditò seriamente per più di un mese e alla fine decise di seguire il suggerimento di un amico. Vista la sua altezza, avrebbe provato a fare il modello. Quando però riferì quest’intenzione alla sua famiglia, i genitori si dichiararono contrari all’idea.

Fu al liceo che Seo-joon si avvicinò per la prima volta alla recitazione. La trovò divertente e scoprì che sul palco si sentiva una persona diversa. Decise così di diventare attore e di farlo con serietà, iniziando con il laurearsi alla Seoul National University of Arts. Prima però, nel 2008, subito dopo il diploma, partì volontario per la leva obbligatoria dalla quale fu congedato nel 2010. Per sua stessa ammissione, scelse di arruolarsi in fretta perché, pensando alla carriera che intendeva intraprendere, voleva iniziare la sua corsa senza i ‘freni militari’.

Park Seo-joon ha debuttato nel 2011 nel video musicale I Remember e nel 2012 approdò al mondo dei drama con Dream High 2. Poco dopo questa esperienza, durante un’intervista rilasciata a Osen gli fu chiesto quale arma speciale ritenesse di avere come attore e lui rispose: «Durante le prime audizioni ho capito che la recitazione era solo la base di partenza. Così ho deciso di offrire qualcosa di nuovo e ho iniziato a imparare la boxe, il kendo, l’aikido e l’equitazione. Sono sempre stato portato per lo sport e quindi sono riuscito a raggiungere un buon livello in tutte queste discipline. Vorrei apparire in drama storici e sono avido di personaggi mascolini.»

Dopo aver preso parte a drama come Pots of Gold (2013),  One Warm Word (2013) e A Witch’s Love (2014), finalmente nel 2015 arrivarono per lui i primi ruoli di maggior rilievo. In quell’anno, infatti,  è stato nel cast di  Kill Me, Heal Me e poi di She Was Pretty. Sempre nel 2015 Park  Seo-joon apparve nel film thriller The Chronicles of Evil.

È nel 2016 che arriva la sua consacrazione, con il ruolo da protagonista nel drama storico Hwarang: The Poet Warrior Youth accanto a Go Ara. Da quel momento la sua carriera non ha conosciuto momenti di stanca.

Nel 2017 il drama sentimentale Fight for My Way è stato un enorme successo in Corea del Sud e ha scalato tutte le classifiche. In quell’anno Park Seo-joon ha interpretato anche il suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo nel film d’azione Midnight Runners accanto a Kang Ha-neul. Per questo ruolo Seo-joon è stato premiato come miglior nuovo attore sia al Grand Bell Awards che al Korean Association of Film Critics Awards.

L’anno seguente, nel 2018, è stato protagonista, accanto a Park Min-young nella commedia romantica What’s Wrong with secretary Kim. Drama la cui sceneggiatura è tratta dall’omonimo webtoon di successo. La serie ha ricevuto recensioni molto positive e Park Seo-joon per la sua interpretazione è stato soprannominato dalla stampa coreana “maestro della commedia romantica”.

Il ruolo nel film  The Divine Fury  arriva nel 2019, lo stesso anno in cui Park Seo-joon è giudice speciale all’Asian International Short Film Festival.

Il 2020 è l’anno del grande successo del drama di JTBC  Itaewon Class di cui  l’attore  è stato il protagonista. IItaewon Class è basato anch’esso su un webtoon ed stato un successo enorme di pubblico e di critica. Per la sua interpretazione Seo-joon ha ricevuto la nomination come miglior attore protagonista al 56th Baesang Awards. Sempre nel 2020, proprio mentre scrivo quest’articolo, è impegnato, insieme all’attrice cantante IU, nelle riprese del film sportivo Dream nel quale interpreta un calciatore.

È importante ricordare che Park Seo-joon non è solo uno strepitoso attore, ma anche un discreto cantante. Ha registrato, infatti, diversi brani per le OST di alcuni suoi drama come Hwarang e She Was Pretty.

Park Seo-joon è il primo asiatico a essere stato scelto come volto di Tommy Hilfiger.

Durante la sua carriera gli sono stati riconosciuti finora ben 48  nomination 24 delle quali si cono concretizzate in riconoscimenti.

Seo-joon è una star molto amata e della sua carriera si conosce ogni dettaglio. Avere informazioni sulla sua vita personale, però, non è così semplice perché, per sua stessa ammissione, è un introverso. Nonostante questo, grazie ad alcune interviste e ad articoli pubblicati su riviste straniere, sono riuscita a sapere qualcosa in più su di lui.

La prima cosa che ho scoperto è che Park Seo-joon crede molto nell’amicizia.

È molto legato a Kim Tae-hyung (V dei BTS) del quale ha detto: “Sono vicino a V. Se abbiamo qualche preoccupazione, la condividiamo ci ascoltiamo e ne parliamo. A volte un fratello può diventare amico e un amico può diventare un fratello”. V però non è l’unico caro amico di Park Seo-joon. Anche a Choi Woo-shik (che abbiamo apprezzato in Train to Busan e Parasite) è un suo caro amico. Così come Park Hyung-sik (che ha conosciuto sul set di Hwarang) e il cantante Peakboy. I cinque amici sono molto legati, tanto da aver dato un nome al loro gruppo ed essere riconoscibili come la Wooga Squad.

Un altro affetto importante di Park Seo-joon è Simba, il suo cagnolino, con il quale si lascia fotografare spesso e che porta con sé anche dietro le quinte.

Come altri suoi colleghi Park Seo-joon ha un suo canale Youtube. Un canale tanto seguito da essere stato il primo coreano a ricevere il pulsante Play Gold per aver superato il milione di iscritti. Eppure in uno dei video ha dichiarato con la semplicità che lo contraddistingue: «Non sono un YouTuber professionista. Condividere la mia vita quotidiana potrebbe non essere speciale, ma penso che valga la pena farlo. Grazie a questo ho trovato un modo per restituire attenzioni ai miei fan.»

A tal proposito, in un’intervista rilasciata a TS Singapore, a chi chiedeva se non gli pesasse quel tipo d’invasione della sua vita privata, Park Seo-joon ha risposto: “Lo considero un servizio ai fan. È solo la mia normale routine quotidiana, non lo faccio per ottenere qualcosa in particolare. Le riprese sono diventate parte della mia vita. Anzi, a volte mi sento strano e vuoto quando le telecamere smettono di riprendere.”

Nella stessa intervista, l’attore ha dichiarato di ritenere cruciale rendere la sua crescita personale parte del suo lavoro. Così come permettere alla propria umanità di trasparire attraverso i suoi personaggi. Riguardo al suo ruolo in Itaewon Class ha dichiarato: «Itaewon Class mi ha fatto ripensare alle volte in cui mi sono sentito sconfitto nella vita e mi sono perso.”

Nonostante il suo grande talento e le indiscusse capacità, Park crede ancora, quindi, nel valore del duro lavoro. «È ancora difficile» ha dichiarato «ma penso se continuerò a provarci, alla fine arriverà un giorno in cui mi abituerò a tutto questo.» 

Alla luce di ciò, ritengo che non si possa non ammirare questo ragazzo.  La sua volontà di migliorare sempre se stesso non solo come attore, ma anche come essere umano, è encomiabile. Park Seo-joon è un giovane uomo determinato a restare connesso con il suo pubblico, un ragazzo fedele ai propri valori e ai propri affetti. 

Fonte (1), (2), (3)

Filmografia

Cinema

Perfect Game – 2011

The Chronicles of Evil – 2015

Beauty Inside – 2015

Midnight Runners – 2017

Be with You – 2019

The Divine Fury – 2019

Parasite – 2019

Dream – 2020

Drama

Dream High 2 – 2012

Family – 2012

I Summon You, Gold / Geum na-wara, ttukttak! – 2013

Drama Festival “Sleeping Witch” – 2013

One Warm Word / Ttatteushan mal hanmadi -2013

A Witch’s Love / Manyeo-ui yeon-ae – 2014

Mama – Sesang museoul ge eobnneun -2014

Kill Me, Heal Me – 2015

She Was Pretty / Geunyeoneun yeppeotda – 2015

Hwarang – 2016

Fight for my way – 2017

What’s Wrong with Secretary Kim? – 2018

Itaewon Class  – 2020

Video Muscali

I Remember di Bang Yong-guk feat. Yoseob  – 2011

One Two Three Four di The One  – 2014

Dream All Day  di Kim Ji-soo  -2017

Discografia

New Dreaming (Dream High 2 OST, feat. JB) -2012

Come into My Heart(Manyeo-ui yeon-ae OST) -2014

Letting You Go (Kill Me, Heal Me OST) – 2015

Long Way (She Was Pretty OST) – 2015

Our Tears (Hwarang: The Poet Warrior Youth OST) -2017

You In My Arms (Kimbiseoga wae geureolkka) -2018

Il video di Dream all Day

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My Mister – My Ajusshi (나의 아저씨)

Un drama che emoziona senza far uso di cliché. Una storia che racconta le difficoltà del vivere quotidiano, dove i sentimenti, la libertà e il respiro spirituale dell’individuo,vengono messi a tacere.

di Maria De Riggi

Titolo: My Mister –   (나의 아저씨)

Genere: drammatico

Regia: Kim Won-seok

Sceneggiatura: Park Hae-Young

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16  di 80/90 minuti

Anno di trasmissione in patria: 2018

Dove vederlo: Viki

Main Cast:

Lee Sun-kyun (Park Dong-hoon)

IU (Lee Ji-an)

Kim Gyu-ri (Lee Ji-an bambina)

Go Doo-shim (Byun Yo-soon)  

Park Ho-san (Park Sang-hoon)

Song Sae-byeok (Park Ki-hoon)

Lee Ji-ah (Kang Yoon-hee)

Jung Young-joo (Jo Ae-ryun)

Son Sook (Lee Bong-ae)

Kim Young-min (Do Joon-young)

My Mister è un kdrama diverso dal solito che emoziona senza far uso dei tipici cliché. È una storia realistica, cruda per certi aspetti, che parla delle difficoltà del vivere quotidiano, dove spesso i sentimenti vengono messi a tacere. Un racconto nel quale, per convenzione o per seguire criteri sociali, la libertà e il respiro spirituale dell’individuo vengono lesi. Nel corso della storia emergono valori come la gentilezza, la bontà e l’onestà che conferiscono colore a vite che possono apparire prive di senso.

Quando si è troppo buoni, spesso si è considerati stupidi, peggio ancora deboli. Non si possiede la grinta necessaria per contrastare la cattiveria e chi è privo di scrupoli.

Inaspettatamente le persone “buone” possono nascondere dentro di sé una forza straordinaria.

Cosa può accadere se a una ragazza che non ha mai ricevuto un solo gesto di gentilezza, viene tesa una mano?

La gentilezza è una forza che fiorisce nel cuore della persona che la riceve e in alcuni casi può salvare una vita.

Lee Ji-an (IU) è una ventunenne che vive in una misera stanzetta e accudisce la nonna malata e sordomuta. Viene assunta temporaneamente, per piccoli lavori d’ufficio, in un’importante società di costruzione la “Saman E&C”, dall’ingegnere Park Dong-hoon (Lee Sun-Kyun) che è sposato con una bellissima donna che fa l’avvocato. La vita dell’uomo sembra idilliaca. In realtà il rapporto con la moglie è freddo, il loro unico figlio studia all’estero e lui deve aiutare la famiglia in difficoltà. I suoi due fratelli sono disoccupati e vivono con la madre.

“È ora di tagliare l’albero della sofferenza. Un seme germoglierà e diventerà il tuo albero. Così quando il vento soffierà, tu potrai stenderti su di lui e riposare. E adesso sorridi e basta.” (Ost – Forest – Ji Sun)

Tutto si complica a causa delle imminenti votazioni per la rielezione dell’amministratore delegato.
Il consiglio è diviso a metà tra sostenitori e oppositori di quello attualmente in carica, Do Joon-young. Per avere la maggioranza, Do Joon-young decide d’incastrare il direttore Park Dong-woon per corruzione e licenziarlo, facendogli arrivare una tangente.
Per uno scambio di nomi, il pacchetto viene consegnato all’ingegnere Park Dong-hoon, invece che a Park Dong-woon.
Lee Ji-an venuta a sapere delle manovre dell’amministratore delegato e della relazione di questi con la moglie di Park Dong-hoon, decide di approfittare della situazione. Si coalizza con Do Joon-yong, offrendosi di sbarazzarsi sia del Direttore Park, sia di Park Dong-hoon, in cambio di denaro, per pagare gli strozzini che da tempo le rendono la vita insostenibile.

Lee Ji-an è una ragazza che non sa cosa sia l’amore, l’unica luce della sua vita è la nonnina. Nessuno l’ha mai trattata con considerazione, è costretta a sopravvivere in tutti i modi possibili. È scontrosa, non sorride mai. Il suo viso è inespressivo, gli occhi sono privi di vitalità. Guardandola, si avverte prepotente il senso di sconfitta.

Così per fare qualche soldo, accetta di spiare Park Dong-hoon per farlo licenziare, installando di nascosto un app sul suo cellulare. In tal modo riesce a intercettare ogni conversazione, messaggio o spostamento.

Lee Ji-an inizia a conoscere quest’uomo straordinario nella sua vita ordinaria. Un uomo che nasconde, come lei, una grandissima sofferenza. Una brava persona che dona gentilezza in maniera spassionata. Ne viene colpita nel profondo, perché non ha mai conosciuto nessuno come lui.

Non potrà fare a meno di provare dei sentimenti molti forti, nonostante la differenza di età.

Incomincerà ad amare ogni suo respiro, ogni suo passo.

Dal canto suo, Park Dong-hoon cercherà di prendersi cura della ragazza. Come adulto si sente responsabile nei suoi confronti. Alla fine comprenderà che, invece, è la stessa ragazza che lo ha protetto.

Lei gli insegnerà a essere più combattivo, a far valere i suoi principi. Lui le farà capire che nella vita esistono le brave persone che donano incondizionatamente. Due dolori che si comprendono e si risanano.

Entrambi arrivano alla conclusione che bisogna cercare di conquistare ogni attimo di felicità. Solo in questo modo si può ripagare chi ci vuole bene.

In questo drama, dunque, non ritroviamo una classica storia d’amore, ma qualcosa di più profondo. Si parla di anime che si riconoscono e si amano, trascendendo il contatto fisico.

My mister racconta anche la storia dei fratelli di Park Dong-hoon, piegati dalle vicissitudini quotidiane.

Uno ha dovuto abbandonare il sogno di fare il regista, l’altro, mollato dalla moglie, sente che la sua vita è un’eterna sconfitta. Decidono di aprire un’impresa di pulizie e vi riverseranno la loro energia, cercando di fare il meglio possibile, per ritrovare un po’ di rinnovata fiducia.

Li unisce un profondo legame fraterno. Infatti si mandano spesso a quel paese “da buoni fratelli”, ma poi insieme soffrono, combattono, gioiscono. La sera si incontrano con Park Dong-hoon e con alcuni amici del quartiere in un bar gestito da un’amica comune per bere e discutere. Solitudini che si ritrovano, che si legano e si sostengono.

Le OST sono eccellenti e accompagnano in modo perfetto l’intera atmosfera del drama. “Adult” cantata da Sondia e “Forest” di Ji Sun sono le mie preferite.

Il k-drama My Mister è stato un successo commerciale e di critica, costantemente in cima alla classifica degli ascolti nella propria fascia oraria. Ha ricevuto il plauso della critica per la sceneggiatura, la regia e le interpretazioni degli attori.

CURIOSITA’

Nel corso dell’intero drama si nota una grande attenzione sia per la fotografia che per l’uso della luce.

I primi episodi sono pervasi da tonalità scure, tanto che alcuni fotogrammi sembrano in bianco e nero. Nella seconda metà del drama, tutto inizia essere più luminoso fino ad arrivare agli ultimi episodi dove la luce illumina ogni scena e i colori diventano vivi e brillanti.

Si parte da una cameretta buia che trasmette una sensazione di freddo e si arriva su una strada rischiarata dal calore avvolgente della primavera. La fine come preludio di un nuovo inizio.

La mia valutazione
10/10
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Just Between Lovers – 그냥 사랑하는 사이

Una favola triste, una storia destinata a rimanere nell’animo, densa di momenti toccanti e ricca di personaggi profondamente umani.

di Donatella Perullo

Titolo: Just Between Lovers – 그냥 사랑하는 사이 – (Rain or Shine)

Genere: Drammatico/ romance

Dove vederlo: Viki

Sceneggiatura: Yoo Bo-ra

Regia: Kim Jin-won

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 di 70  minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2017-2018

Main Cast:

Lee Jun-ho (Lee Kang-doo)

Won Jin-ah (Ha Moon-soo)

Lee Ki-woo (Seo Joo-won)

Kang Han-na (Jung Too)

È il 2005. Ha Moon-soo (Won Jin-ah) è un’adolescente alle prese con il primo amore. Infastidita dalle attenzioni che sua madre riversa sulla sorellina minore, che è un’aspirante attrice, accetta di malavoglia di seguirla durante i suoi primi impegni lavorativi. È proprio per accompagnare lei che si reca al Centro Commerciale S Mall. Lì, mentre la bambina è presa da un servizio fotografico, si reca presso una gelateria, dove ha segretamente dato appuntamento al ragazzo che le piace.

Lee Kang-doo (Lee Jun-ho) è una giovane promessa del calcio. Suo padre lavora nel cantiere del Centro Commerciale S. Mall, dove il ragazzo lo raggiunge per andare a festeggiare il compleanno della sorella minore. Un attimo prima che il suo turno finisca, però, l’uomo è fermato dall’architetto responsabile dei lavori che gli chiede di saldare alcune lastre di metallo. Per attendere il padre, Kang-doo si reca così nella gelateria del centro commerciale.

D’improvviso la struttura dell’edificio collassa. Il Centro Commerciale S Mall crolla, uccidendo quarantotto persone e intrappolando sotto le macerie, tra gli altri, Moon-soo e Kang-doo. Tra le vittime ci sono anche il padre del ragazzo e la sorellina di Moon-soo.

Trascorrono dodici anni. Ritroviamo i due giovani ormai adulti, presi dalle loro vite tormentate dall’incidente che le ha stravolte quando erano ragazzini. Moon-soo è un architetto specializzato nella costruzione di plastici e vive il senso di colpa per essere sopravvissuta alla sorella. Kang-doo, che dopo essere stato estratto dalle macerie ha trascorso tre lunghi anni in riabilitazione, porta nel fisico e nell’anima i segni dell’orribile vicenda. Il giovane vive di stenti, ha un carattere reso ribelle dalle sofferenze interiori e sente di non aver nulla da perdere.

“Tornerò domani, il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Continuerò a tornare fin quando non ti piacerò” (Ha Moon-so)

Il racconto ha inizio quando i proprietari del Centro commerciale S Mall decidono di ricostruire l’edificio laddove c’era stato il crollo. Lo studio presso il quale lavora Ha Moon-soo è incaricato del progetto e Lee Kang-doo è assunto come aiuto del responsabile del cantiere.

Le loro vite torneranno così a sfiorarsi e poi a intrecciarsi in una serie di eventi drammatici che riporteranno alla luce ricordi a stento sopiti e verità difficili da accettare.

Che cosa dire di questo drama se non che è uno dei più belli e profondi che io abbia visto? Non è una storia facile, ma un racconto che scava nell’animo dei personaggi, per condurci in un mondo interiore imbibito di sofferenze e traumi irrisolti. In questa storia non c’è un dettaglio tralasciato. I protagonisti svelano pian piano le loro sfaccettature e il loro passato irrisolto, fino a entrarci nell’animo e diventare parte di noi.

“Solo perché qualcuno piange più forte, non significa che soffra più degli altri.”

Più di tutti lui ci riesce Lee Kang-doo, rude e ribelle, ma solo in superficie. Un personaggio meraviglioso, intenso e inconsapevolmente generoso, tanto da non rendersi conto del perché si ritrovi, a un certo punto, circondato da tanto affetto e a essere indispensabile nella vita di chi lo circonda.

Non credo di sbagliare, definendo Just Between Lovers una favola triste. Un racconto che affronta con poetica profondità, rispetto e concretezza, un argomento scottante e sempre attuale: Quando un evento tragico provoca la morte di qualcuno, vittima è solo chi perde la vita o anche chi gli sopravvive?
Just Between Lovers non è solo una storia narrata, ma soprattutto un percorso denso di momenti toccanti e ricco di personaggi vividi e profondamente umani. È un racconto che fornisce una miriade di spunti di pensiero.

La sofferenza dei personaggi toccati irreparabilmente dalla strage, fa da contraltare a quanto di positivo riesce a trasmettere Lee Kang-doo. Il giovane sopravvissuto che con la sua innata generosità, la sua fiducia nel prossimo e l’instancabile propensione ad alleviare le sofferenze altrui, rende speciale questo racconto.

L’amore tra Lee Kang-doo e Ha Mon-soo è struggente e magico e mi rimarrà nel cuore per tanto tempo, forse per sempre.

Il cedimento dell’edificio S Mall è di pura fantasia, ma chiaramente inspirato alla reale tragedia avvenuta a Seul nel 1995. Allora crollò il Centro Commerciale Sampoong, provocando più di cinquecento vittime tra cui molti bambini.

Just Between Lovers non è il primo drama nel quale si richiama alla tragedia del 1995. Anche la commedia Reply 1994 (2013), il fantasy/poliziesco Black (2017) e il più recente Chocolate (2019), fanno chiaro riferimento al crollo di un centro commerciale.

Per tornare a Just Between Lovers, se non lo avete ancora visto, non aspettate oltre perché vi donerà tanto. Come se ciò non bastasse, ha anche OST da brividi. I Open My Eyes interpretata da Zitten, trasmette sensazioni magnifiche ed è in perfetta sintonia con il drama.

Nonostante in rete io non abbia letto solo apprezzamenti per la sua interpretazione di Ha Moon-soo, l’attrice Won Jin-ah ha ricevuto per questo ruolo tre nomination ed è stata premiata nel 2018 come miglior nuova attrice all’Apan Star Awards.

Una curiosità: È risaputo che sempre più spesso i drama sono infarciti di malcelate sponsorizzazioni e Just Between Lovers non fa differenza, anzi. Pur essendo un umile operaio che vive in una stanza arredata solo da un piccolo armadio sgangherato, Kang-doo fa sfoggio di decine di giacconi. In sedici puntate ne ho contati ben trentasette e tutti nuovi di zecca. Indumenti che, incredula, ho avuto la costanza di immortalare. Anche Moon-soo indossa una corposa manciata di cappotti, tutti dello stesso modello ma di colore diverso. Il dubbio che un’azienda d’abbigliamento abbia contribuito al budget della produzione è lecito e fa sorridere per l’ingenuità dell’inserimento del messaggio subliminale. Vi assicuro però, che anche se difficilmente riuscirete a non farci caso, ciò non incide minimamente sulla bellezza della serie. 

La mia valutazione
10/10
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