Le Hahoetal (하회탈)

Le tradizionali maschere simbolo della cultura coreana

di Donatella Perullo

Le Hahoetal sono tradizionali maschere coreane, considerate tra gli emblemi più rappresentativi della cultura del Paese e classificate come Tesoro nazionale n. 121. La più antica di queste maschere è esposta nel Museo Nazionale della Corea. Le Hahoetal raffigurano i personaggi messi in scena durante l’Hahoe Byeolsin gut Mask Nori. Patrimonio dell’UNESCO, quest’ultimo è una cerimonia eseguita, sin dalla metà del dodicesimo secolo, dagli abitanti del villaggio di Hahoe e di Byeongsan. La rappresentazione si svolge tra dicembre e gennaio, per onorare la dea Seonangshin e chiederle di concedere ai residenti una vita prospera. L’origine esatta delle maschere Hahoe non è del tutto nota, ma esiste una suggestiva leggenda che narra la loro creazione:

Una notte un giovane di nome Huh sognò una divinità protettrice che gli ordinò di creare, in cento giorni, dodici maschere, restando in totale isolamento. Deciso a onorare il volere della divinità, il ragazzo fece un bagno purificatore e appese al cancello principale una corda di paglia per allontanare gli spiriti maligni. Dopo di ciò, si chiuse in casa per assolvere il compito affidatogli. La fidanzata di Huh, una giovinetta di diciassette anni appartenente alla famiglia Kim, sentiva tantissimo la mancanza del suo amato. Impaziente di rivederlo il novantanovesimo giorno la ragazza si avvicinò alla sua casa. Andò a una finestra di carta e per spiarlo di nascosto, fece un piccolo foro con un dito.

La maschera Hahoetal rivisitata dall’artista ©Kael Ngu – credit Artstation.com

In quel momento, Huh stava lavorando all’ultima maschera, quella della serva Imae, alla quale mancava ancora il mento. Non appena la giovane vide il suo amato, infrangendo il volere della divinità, lui iniziò a sputare sangue e morì. A quel punto, la giovane innamorata, resasi conto di ciò che era appena accaduto al suo amato, si spense di crepacuore. Mossi a compassione, gli abitanti del villaggio eseguirono un esorcismo che permise alle anime dei due innamorati di essere elevate al rango di divinità e sposarsi nell’aldilà. La fanciulla diventò così protettrice del villaggio.

Tra tutte le maschere, la sola ad avere le sembianze di una divinità è quella di Gaksi, la maschera della sposa. Si dice che rappresenti la sfortunata protagonista della leggenda, divenuta Seonangshin, divinità protettrice del villaggio. La cerimonia rituale fu creata quindi, per onorare i due giovani innamorati e dare sollievo alle loro anime tormentate. Dapprincipio le Hahoetal erano dodici e rappresentavano i personaggi necessari per interpretare tutti i ruoli nello spettacolo. Di quelle dodici maschere tre sono, purtroppo, andate perdute.

Le maschere andate smarrite sono: Ttoktari – il vecchio, Pyolch’ae – l’esattore delle tasse e Ch’ongkak – lo scapolo.

Le Hahoetal conservate sono: Chuji – il leone alato; Gaksi – la giovane sposa; Chung – il monaco buddista; Yangban – l’aristocratico; Ch’oraengi – il servitore dell’aristocratico; Seonbi – lo studioso; Punae – la concubina; Paekjung – il macellaio; Halmi – la vecchia e Imae – la serva dello studioso.

In genere, le maschere di altre regioni sono create utilizzando zucche o cartapesta. Le Hahoetal sono realizzate, invece, in legno di ontano laccato più volte al fine di ottenere colori particolari. I volti raffigurati possono essere di colore albicocca, rosso scuro, arancione o vermiglio in base al sesso, all’età, allo status e alla personalità del personaggio. I lineamenti delle Hahohetal non sono sempre simmetrici. Lo sono la maschera del nobile, Yangban, e quella dello studioso, Seonbi. Quella del servo, Chorani, invece è asimmetrica e ha la bocca storta. Alcune maschere hanno occhi stretti o altre un’iride ad anelli bianchi. Ad avere gli occhi socchiusi sono i personaggi forti, avvantaggiati sia fisicamente sia socialmente. I deboli che sono insoddisfatti o ostili, hanno gli occhi cerchiati. 

Sulle Hahoetal, anche il naso rivela molto dei personaggi. Il nobile e lo studioso lo hanno aguzzo e aquilino, mentre il servitore e il funzionario che sono di rango inferiore hanno un naso basso e largo. La bocca del nobile e dello studioso ha un aspetto ordinario, quella del servitore invece è storta. Rispetto alle maschere tradizionali di altre regioni, alcune Hahoetal hanno la mascella inferiore collegata a quella superiore tramite una cinghia. In questo modo, spostando la testa avanti e indietro, gli attori possono cambiare le espressioni della maschera. La tecnica del separare la mascella dal resto del viso è chiamata jeorak e si trova raramente in maschere di altre regioni. Le Hanoetal sono anche le sole a non essere bruciate al termine della rappresentazione, come avviene il più delle volte alle maschere di altre regioni.

Nel Drama Money Heist: Korea – Joint Economic Area, i rapinatori utilizzano la maschera Yangban, l’aristocratico. Yangban è il personaggio con più potere tra quelli della celebrazione, quindi spesso oggetto di scherno da parte degli altri personaggi. Nel periodo della dinastia Joseon, gli yangban erano la classe sociale più importante, costituita da funzionari sia civili (munban) sia militari (muban). Da qui deriva il nome yangban che significa due classi. Il termine, nato al tempo della dinastia Goryeo, nel corso dei secoli ampliò significato e durante la dinastia Joseon, iniziò a rappresentare l’intera classe dei proprietari terrieri. È plausibile che la scelta della maschera Yangban per il remake coreano de La Casa de Papel, sia dovuta al fatto che è la più rappresentativa tra le Hahoetal, ma non solo.

In genere, la maschera Yangban è utilizzata per criticare la classe nobile. Secondo alcune fonti, però, in molte rappresentazioni, chi indossa la maschera Yangban interpreta il ruolo di paladino del Seonbi, lo studioso. Solitamente, quindi Seonbi e Yangban sono personaggi alleati, che vogliono mettersi in mostra.  La maschera dell’aristocratico ha gli occhi stretti, circondati da rughe e con profonde sopracciglia scure. La sua espressione è una combinazione di bluff ed espressione rilassata. Può apparire minaccioso con la bocca chiusa e giocoso se muove il mento. È dunque un personaggio ambiguo che potrebbe sembrare allegro, ma che nelle messe in scena a volte fa fustigare a morte chi lo insulta. Tutto ciò spiegherebbe ulteriormente il motivo della scelta della produzione di Money Heist: Korea – Joint Economic Area, proprio dell’Yangban Hanoetal, tra tutte.

Fonti: 1, 2, 3, 4.

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Il Bossam all’epoca Joseon (보쌈 조선)

Il matrimonio con rapimento che spesso permetteva alle vedove di aggirare l’impedimento di risposarsi

Immagine di copertina  – Illustrazione di Ahyeon

di Donatella Perullo

Oggi in Corea la parola Bossam (보쌈) è per lo più riferita a un popolare piatto a base di pancetta di maiale avvolta in foglie di cavolo e cotta al vapore. Nell’epoca Joseon però il termine Bossam rappresentava una forma insolita di matrimonio che prevedeva il rapimento della donna, dopo averla coperta con un sacco. L’usanza ebbe origine dal divieto che a quei tempi impediva alle vedove di risposarsi e il matrimonio Bossam era il solo tollerato per loro.

Erano possibili due tipi di Bossam per le vedove: uno concordato con il permesso dei genitori della donna e l’altro forzato, eseguito senza nessun consenso. Per precisione bisogna però specificare che nell’epoca Joseon un matrimonio Bossam poteva coinvolgere, anche se con meno frequenza, non solo le vedove, ma anche ragazze vergini o giovani scapoli. Quando quest’ultima eventualità si verificava, a essere soggetti al Bossam erano celibi residenti nelle aree periferiche.

L’usanza del Bossam si diffuse nella società Joseon che costringeva le vedove a restare fedeli al marito defunto e impediva loro di risposarsi. La dinastia Joseon era orientata al confucianesimo e di tipo patriarcale, ciò tendeva a limitare molto la libertà delle donne. In quel periodo, ad esempio, gli uomini potevano avere più di una moglie e se restavano vedovi avevano la possibilità di risposarsi. Alle donne, invece, questa possibilità era preclusa. Anche per questo la tradizione del Bossam spesso era compiuta con il consenso dei genitori delle vedove. Preoccupati per le figlie che in alcuni casi avevano già trovato in clandestinità un nuovo innamorato, questi permettevano segretamente il Bossam. Grazie ad esso potevano evitare critiche e punizioni, facendo sembrare che dopo il rapimento la figlia non avesse scelta che risposarsi. Sebbene dunque la consuetudine del Bossam non sia stata mai ufficializzata, diventò un’usanza segreta.

Quando il Bossam era frutto di un accordo confidenziale, si teneva in un giorno prestabilito. L’uomo irrompeva in casa della vedova con altri complici, in genere da tre a cinque, e fuggiva con la donna avvolta in un telo. I familiari attendevano qualche istante per dargli un po’ di vantaggio, dopodiché uscivano dalla casa, impugnando bastoni e forconi, gridando e chiedendo aiuto. Questo per informare i vicini che la vedova era stata rapita e non aveva commesso infedeltà. Dopo di ciò la famiglia non sporgeva denuncia ufficiale al funzionario. Così, anche se il funzionario veniva a sapere dell’accaduto, non essendo stata formulata accusa, non indagava né faceva ricerche e il ‘rapitore’ non subiva conseguenze.

“Amanti al chiaro di luna” – Opera dipinta durante la tarda dinastia Joseon dal pittore coreano Shin Yunbok (Tesoro Nazionale n°135)

Il Bossam non era pratica esclusiva delle classi meno abbienti, ma era attuato anche nelle case Yangban, appartenenti cioè alle famiglie dei proprietari terrieri. Quando c’era una figlia o una nuora divenuta da poco vedova, i genitori provavano pietà per lei e di nascosto mandavano un giovane a rapirla per portarla a casa dell’uomo da loro scelto. In questo caso, l’uomo doveva accettare la donna anche se non gli piaceva. Questo metodo era utilizzato nelle case Yangban anche per prendere concubine.

A differenza del Bossam consensuale, il Bossam forzato non era tollerato ed era una pratica piuttosto violenta. Cinque o più uomini forti e determinati, spesso amici intimi del rapitore oppure prezzolati, facevano irruzione in casa della donna. Alcuni restavano di guardia, altri entravano nella stanza della malcapitata, brandendo attrezzi agricoli come mazze, falci e picconi. Tra questi uno copriva la donna con un sacco, la prelevava di forza e fuggiva. In alcuni casi, se i familiari li inseguivano, i rapitori li attiravano in un fienile e li malmenavano. Come per il Bossam consensuale, anche per quello forzato in genere non si sporgeva denuncia al funzionario. Questo perché, anche se informato, il funzionario raramente indagava sul crimine poiché il capo di un villaggio nel quale c’erano molte vedove, donne mature vergini e scapoli poteva essere punito.

Verso la fine della dinastia Joseon il Bossam divenne un problema sociale a causa dei bobu-sang.  I bobu-sang erano mercanti itineranti che vendevano le loro merci nei mercati di ogni regione. Spesso rapivano le vedove per soddisfare le loro esigenze sessuali. A volte arrivavano a assaltare i villaggi in pieno giorno e giravano di casa in casa per sequestrare tutte le vedove. Per questo motivo, durante il regno di re Gonjong si tentò di impedire il Bossam rendendolo fuori legge, ma inutilmente. Così, anche a causa dei bobu-sang, la paura rese più frequente l’usanza di affrettare il matrimonio delle vedove.

Come dicevo, il Bossam non riguardava solo le donne che avevano perso il marito e le vergini, ma spesso anche gli scapoli. C’erano casi in cui era una vedova a far rapire un uomo e altri in cui uno scapolo era costretto al Bossam con una vergine. Il matrimonio Bossam di uno scapolo era messo in pratica da vedove o vergini che volevano evitare di essere depredate. Una sorta, dunque, di prevenzione. In genere vittime del Bossam dello scapolo erano giovani provenienti dalle province. Non pratici della topografia di Seoul e non avendo parenti in città, i forestieri erano prede più facili. Pare ci siano stati molti casi di studenti giunti a Seoul per sostenere degli esami, rimasti vittima del Bossam.

Nel 2021 il Drama storico Bossam: Steal the Fate, Ambientato durante la dinastia Joseon sotto Gwanghaegun, è stato incentrato su questa particolare pratica. Nella storia il protagonista Ba-Woo, interpretato da Jung Il-Woo, è un uomo dedito al gioco d’azzardo e ai furti che non disdegna di farsi assoldare per eseguire Bossam. Un giorno durante l’esecuzione di un Bossam, rapisce per errore la principessa Soo-Kyung, ruolo impersonato da  Kwon Yuri. Soo-Kyung è la figlia del principe Gwanghae e nuora del nemico di Ba-Woo. Per accordi politici, la giovane era stata costretta a sposare il fratello maggiore dell’uomo di cui era innamorata. Lo stesso giorno delle nozze, però, il marito era morto, lasciandola vedova. L’errore commesso da  Ba-Woo cambia il suo destino e quello di Soo-Kyung. Il drama rappresenta una buona ricostruzione storica del Bossam e racconta l’oppressione vissuta dalle donne e dai più poveri in quel periodo.

Fonti: (1); (2); (3).

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L’Ispettore Reale Segreto(암행어사)

Il controllo del re sulle amministrazioni locali

di Gabriele Discetti

L’ispettore reale segreto (암행어사 – Amhaengeosa) era una carica istituzionale nata sotto la dinastia Joseon. Ogni ispettore reale era nominato personalmente dal re e inviato nelle province, in assoluto incognito, per controllare e monitorare gli ufficiali governativi delle amministrazioni locali. A differenza dei normali ispettori che facevano capo all’Ufficio Generale degli Ispettori, gli ispettori reali facevano riferimento direttamente al re.

Contrariamente a quanto si possa pensare, a essere scelti come ispettori reali erano i più giovani. Questo perché dovevano viaggiare per lunghe distanze. Gli ispettori reali erano in genere trentenni di basso o medio rango, fisicamente forti e caratterizzati da un radicato senso di giustizia. Non avevano nessun legame di sangue con i governatori locali, nonché ottimi risultati agli esami di stato. La loro carica era temporanea, ma avevano il potere di licenziare funzionari locali in nome del re.

La nomina a ispettore reale avveniva tramite una lettera nella quale erano specificate  destinazione e missione da portare a termine. Per assicurare la segretezza della missione, l’ispettore poteva aprire la lettera solo una volta uscito dalla capitale.

Giunto a destinazione, l’ispettore assolveva il suo compito in segretezza. Compiute le indagini, poteva rivelarsi all’amministrazione locale e denunciare le ingiustizie o i crimini commessi dai funzionari. Dopo di ciò, tornava alla capitale e forniva al re un dettagliato resoconto. In esso metteva in luce anche l’umore della popolazione del luogo e forniva raccomandazioni al sovrano per un’amministrazione migliore.

Il titolo di ispettore reale è menzionato nelle fonti ufficiali per la prima volta nel 1555 durante il regno di Myeongjong. Sappiamo però da altri testi che queste figure erano in attività già nel 1509.

Indubbiamente, il sistema degli ispettori reali aveva il merito di ridurre la corruzione degli amministratori locali, i quali avevano sempre il timore di essere segretamente controllati.

C’erano tuttavia alcuni risvolti negativi. Circa il 30% degli ispettori reali non sopravviveva all’incarico. Alcuni morivano uccisi da animali selvatici, altri da banditi e altri ancora assassinati da funzionari corrotti. In più, gli ispettori reali dovevano pagare di tasca propria le spese del viaggio. Spesso erano addirittura costretti a mendicare, pur di mantenere la segretezza del loro incarico.

Durante il regno di Sukjong (1674-1720) gli ispettori reali furono anche sfruttati per eliminare funzionari appartenenti a fazioni avverse alla casata reale.

Si calcola che durante la dinastia Joseon furono nominati circa 670 ispettori reali, anche se, a causa delle scarse fonti dei tempi più antichi, il numero è sottostimato.

Tra gli ispettori reali più noti vi fu Yi Hwang (1501-1570), fondatore di un’accademia confuciana privata e conosciuto con lo pseudonimo di Toegye o Gyeongho. La sua nomina avvenne nel 1542. Fu implacabile e incorruttibile, epurando numerosi funzionari corrotti. La sua rettitudine lo portò a scontrarsi persino con la corte reale. A causa di ciò fu esiliato più volte dalla capitale. Disilluso dalle lotte di potere all’interno della corte, in un primo momento si dimise e lasciò la sua carriera politica. All’età di quarantotto anni, però, accettò la nomina a governatore di Punggi, dove fondò l’accademia confuciana Baekundong Seowon. Durante tutto l’arco della sua vita ricoprì 140 incarichi politici e si dimise settantanove volte.

Altro importante ispettore reale segreto fu Park Mun-su che fu funzionario nel periodo del re Yeongjo di Joseon. Fu celebre per aver trascorso la vita a proteggere il popolo coreano dai funzionari reali corrotti. Park Mun-su superò l’esame di stato nel 1723 e in seguito divenne Ispettore Reale Segreto. È l’ amhaengeosa più famoso nella storia della Corea, tanto da divenire una sorta di figura eroica. Su di lui e sui suoi successi nelle vesti di Ispettore Reale Segreto si narrano molte leggende. Una di esse è la seguente:

Un giorno, mentre percorreva una strada di campagna, sfinito dalla fame, Park Mun-su stramazzò al suolo. Poco dopo passò di lì una donna che era con altre in cerca di erbe e lo soccorse. La giovane che aveva partorito da poco, si rese conto che l’uomo era svenuto per l’inedia. Purtroppo non aveva cibo con sé, così cercò di salvarlo nutrendolo con il suo latte materno. In quel momento, le altre donne che erano con lei alla ricerca di erbe assistettero alla scena e corsero a riferire l’accaduto al marito della ragazza. Furioso, l’uomo iniziò a picchiare sua moglie e Park Mun-su.

Solo quando Park Mun-su gli mostrò il medaglione che lo identificava come ispettore reale segreto l’uomo si fermò e  implorò perdono. Park Mun-su rimproverò il marito e riprese il cammino. Per aver assalito il funzionario reale l’uomo rischiò di essere punito dall’ufficio del governo, ma Park Mun-su lo fece perdonare. Decise anche che avrebbe ricompensato la giovane madre per averlo salvato. Come ricompensa le donò cinquanta acri di risaie, specificando però che i terreni sarebbero stati di proprietà della donna che l’aveva salvato e non di suo marito.

Oggi la figura storica dell’ispettore reale è ritornata in auge nella cultura popolare grazie alle serie tv. Sono numerosi i Drama che ispirati nel tempo a quest’affascinante figura storica. Il Drama Amhaengeosa- Royal Emissary andò in onda settimanalmente dal 1981 al 1986 per un totale di 168 episodi di un’ora l’uno. Nel 2002 L’ispettore Park Mun-su, drama di quindici episodi, fu presentato come remake del drama del 1981 ma pare avesse poco in comune con esso. Nel 2009 vinse diversi premi la commedia romantica Tamra, the Island che era ambientata sull’isola di Jeju, nell’epoca Joseon chiamata Tamra. Il Drama aveva come protagonista maschile Im Joo-hwan nei panni di un ispettore reale segreto.

Più di recente gli Ispettori reali segreti sono tornati a stuzzicare la fantasia degli sceneggiatori. Nel drama Royal Secret Agent (2020), è stato l’attore e cantante Kim Myung-soo (L) a impersonare l’ispettore segreto Yi-gyum, accanto alla protagonista Kwon Nara. La serie racconta le vicissitudini Sung Yi-gyum (Kim Myung-soo), un giovane che lavora nel dipartimento amministrativo e di ricerca dell’ufficio governativo. Quando è sorpreso a giocare d’azzardo, come punizione è nominato ispettore reale segreto e costretto a indagare sulle pratiche corrotte dei pubblici ufficiali. Yi-gyum svolgerà il nuovo lavoro con l’aiuto di Hong Da-in (Kwon Nara), un ispettore donna, e Park Chun-sam (Lee Yi-kyung), il suo servitore. Il drama è stato trasmesso da  iQIYI con sottotitoli in inglese, in Italia è stato tradotto dal RaMa Oriental Fansub.

Ultima in ordine di tempo è la commedia romantica  Secret Royal Ispector  & Joy (2021) visibile su Viki con abbonamento Standard. Vede il cantante e attore Ok Taec-yeon nei panni dell’ispettore segreto reale Ra Yi-eon e l’attrice Kim Hyee-yoon nelle vesti della divorziata Kim Jo-yi. Ra Yi-eon è un impiegato pubblico che amerebbe trascorrere le sue giornate a vendere gnocchi in un piccolo negozio fuori dai territori del palazzo. Per la sua acuta intelligenza, è nominato ispettore segreto. Kim Jo-yi è una donna appassionata che anticipa i tempi e crede nel diritto delle persone a divorziare. Vive in un’epoca in cui le donne non possono nemmeno far parte del registro di famiglia. Sogna, però, di riacquistare la libertà e cominciare una nuova vita. I due si uniscono per combattere a corruzione.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5).

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100 Days My Prince (백일의 낭군님)

Un amore che non accetta sconfitte e tesse i fili di un legame indissolubile che non teme gli ostacoli né lo scorrere del tempo.

di Donatella Perullo

Titolo: 100 days my prince

Genere: Storico/Romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: No Ji-Sul

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 di: 75/85  minuti

Anno di trasmissione: 2018

Main Cast:

Do Kyung-So  – D.O. – (Principe Lee Yul/ Na Won-deuk)

Nam Ji-Yun  (Yeon Hong-shim / Yoon Yi-seo)

Jo Sung-ha  (Kim Cha-eon,  il perfido consigliere di sinistra)

Kim Seon-ho (Jung Jae-yoon,  il magistrato)

Han So-hee (Kim So-hye, principessa ereditaria moglie di Lee Yul)

Kim Jae-young  (Moo-yeon / Yoon Seok-ha, fratello di Yoon Yi.seo)

Il piccolo Lee Yul ha dieci anni ed è nipote del re. Anziché studiare preferisce giocare alla guerra insieme al suo migliore amico Dong-joo (Do Ji-han). Così trascorre gran parte del suo tempo a fingere battaglie, costringendo i figli dei contadini a fare la parte del nemico. Una mattina, mentre sta facendo il prepotente con dei bambini, Lee Yul è redarguito da una ragazzina. Lei è la piccola Nam Ji-Yun, figlia di un nobile fiduciario del re. È volitiva, gentile e molto intelligente. Per il piccolo Lee Yul è amore a prima vista. Non le nasconde i propri sentimenti e le promette, solenne, che un giorno la sposerà. Per i due bambini tutto sembra un gioco, eppure i loro sentimenti sono più forti di quanto si possa immaginare. Ciò che prova per Yi-seo spinge Lee Youl a cercare di  impressionarla e a migliorarsi, diventando più gentile e studioso.

Geloso di suo fratello e del potere che detiene,  il padre di Lee Yul si allea con lo spietato Kim Cha-eon (Jo Sung-ha). Insieme, i due ordiscono un sanguinoso colpo di stato per detronizzarlo e prenderne il posto. Una notte, al comando di un manipolo di soldati infedeli al sovrano, Kim Cha-eon assassina il re, tutti i suoi uomini di fiducia e le loro famiglie, compresa quella della piccola Yi-seo.

Destino vuole che proprio mentre si sta compiendo il massacro, Lee Yul si rechi a casa della bambina per restituirle un nastro di seta. Così, nascosto da un muretto, il bambino assiste allo sterminio della famiglia di Yi-seo. Quando Kim Cha-eon sta per uccidere anche lei e suo fratello maggiore, Lee Yul si frappone tra loro, consentendo ai due di fuggire.

“Mi chiedesti se preferivo la neve oppure una pioggia di petali. Per quante volte tu possa chiedermelo io risponderò sempre che preferisco te.” (Lee Yul)

Da quel tragico momento, il destino del piccolo innamorato si divide da quello della sua amata. Figlio del re usurpatore, il bambino diviene suo malgrado principe ereditario.

Yoon Yi-seo si rifugia, invece, in un piccolo paese rurale, è adottata da un vedovo che la crescerà come fosse sua figlia, ribattezzandola Yeon Hong-shim.

Sedici anni dopo, a causa del trauma subito, Lee Yul è diventato un principe freddo e altezzoso. È però anche uno studioso, molto intelligente, abilissimo nelle arti marziali e nei combattimenti. Il padre si è risposato e la nuova moglie vorrebbe che suo figlio fosse il principe ereditario. Lo stesso Lee Yul ha dovuto sposarsi, contro la propria volontà, con la figlia di Kim Cha-eon. Nonostante sia convinto che sia stata uccisa, non ha mai dimenticato Yi-seo e per questo rifiuta con tenacia di consumare il matrimonio.

Così, quando a Joseon si verifica una terribile siccità, il popolo attribuisce al principe e al suo rifiuto di consumare il matrimonio, la causa della sciagura. Per questo a Lee Yul viene imposto di mettere in atto un rituale della pioggia. Mentre si reca sul luogo della cerimonia, però, lui e la sua scorta restano vittima di un agguato feroce durante il quale viene quasi ucciso. Non racconto altro di una trama semplice, ma ricca di sorprese che non è mia intenzione rovinare. Vi dico solo che Lee Yul e Yi-seo si ritroveranno senza riconoscersi. Nonostante ciò, i loro cuori torneranno a tessere i fili di quel legame indissolubile che li aveva uniti da bambini. Da quel momento i problemi per la coppia si susseguiranno senza sosta. Tra intrighi, ingiustizie, colpi di scena e tanto amore, la loro storia terrà  lo spettatore col fiato sospeso fino alla fine.

Fatte le dovute eccezioni, non preferisco i Drama storici perché l’atmosfera di perenne cospirazione politica, gli obblighi e le restrizioni di casta mi causano una spiacevole tensione. In 100 Days My Prince, però, nonostante tutti questi elementi non manchino, la trama scorre veloce e a predominare sono due bellissime storie d’amore.

Il principe Lee Yul è interpretato e da Do Kyung-So, membro del gruppo K-pop Exo. Oltre a essere uno stupendo cantante, qui Do Kyung-So ha dimostrato, ancora una volta, di essere anche un ottimo attore. Il suo viso dai lineamenti gentili, potrebbe di primo acchito far pensare che non sia adatto a interpretare un principe ereditario intrepido e combattivo. Invece, con la sua voce profonda, lo sguardo glaciale e al contempo infuocato, i modi vigorosi e volutamente altezzosi, ha reso il personaggio di forte impatto emotivo. Per questa interpretazione Do Kyung-So ha ricevuto il premio come attore più popolare al 55° Baeksang Arts Awards e  come Best Actor al 14th Annual Soompi Award.

“Nella vita i sentieri sono due. Uno è vivere come se i miracoli non esistessero e l’altro è vivere come se ogni cosa fosse un miracolo. Quando penso ai giorni vissuti con te, ognuno di quei momenti è stato un miracolo”  (Lee Yul)

La protagonista Yeon Hong-shim è interpretata da Nam Ji Hyun che avevo già visto in Suspicious partner. Qui è stata molto brava a bilanciare momenti divertenti con quelli molto drammatici, mi ha suscitato forti emozioni e questo per me vale molto.  Il Drama è soprattutto una storia d’amore che resiste non solo alla separazione forzata e al tempo, ma anche a una serie di eventi dolorosi. Tra Nam Ji Hyun e Do Kyung-So c’è un’ottima chimica. Riescono in ogni scena a trasmettere emozioni. Questa loro sintonia è stata premiata al 14th Annual Soompi Awards de 2019, durante il quale la coppia ha ricevuto il Best Couple Award.

Anche i personaggi secondari sono la forza di 100 Days My Prince. Troppo spesso non ci facciamo caso, ma il più delle volte la riuscita di un buon drama è merito anche del supporting Cast. Qui una menzione speciale la merita l’orribile Consigliere di Sinistra, interpretato da Jo Sung-ha che è stato eccellente nel farsi odiare.

Chi ho amato, invece, è stato Kim Jae Young. Lui dà vita al fratello di Yi-seo/Hong-shim, un personaggio sofferto, che lotta per proteggere … (sploiler). Mi ha colpita molto anche Kim Seon-ho nei panni del magistrato, lui che da poco avete amato in Start Up, mi ha conquistata alla sua prima apparizione in 100 days my prince.  In ogni caso in questo Drama ogni personaggio è il tassello fondamentale di un mosaico armonioso.

Come spesso accade nei drama, in 100 Days My Prince  anche le OST, contribuiscono al coinvolgimento dello spettatore. La serie ha una colonna sonora di tutto rispetto. Più di uno sono i brani che mi sono rimasti nel cuore. Al primo posto c’è “Cherry Blossom Love Song” (벚꽃연가) cantata dall’ineguagliabile Chen, come DO, membro degli Exo. Molti sono anche i brani strumentali che accompagnano le scene più coinvolgenti. Tra tutti, quello che mi emoziona di più è “Loads to Carry” di Kim Jun Seok.

In conclusione, ho cercato di stuzzicare la vostra curiosità, dicendovi il meno possibile. Non voglio rovinare l’effetto sorpresa di una storia d’amore intensa e piena di imprevisti. Di quelle capaci di stringere il cuore e un attimo dopo farlo battere forte. 100 Days My Prince  vi commuoverà, ma vi farà anche sorridere. Ho trovato divertenti i riferimenti non troppo velati al nostro presente e a un certo tipo di letteratura. Mai avrei pensato che Lee Yul e Hong-shim potessero leggere un erotico dal titolo Cinquanta sfumature del signor grigio. Consiglio questo drama a chi ama le storie d’amore intense e piene di ostacoli, ma anche a chi, come me, non preferisce gli storici.

La mia valutazione
8.6/10
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La Principessa Pyeonggang e On Dal l’idiota

L’idiota che divenne generale, il generale che divenne eroe grazie all’amore di una donna

di Gabriele Discetti

La principessa Pyeonggang e On Dal sono i protagonisti di un racconto che ritroviamo nel Samguk Sagi, o Cronache dei Tre Regni. Le Cronache dei Tre Regni sono una raccolta di storie risalente all’epoca dei tre regni: Goguryeo, Paekche e Silla.

La tradizione coreana si riferisce a questo racconto, a metà tra storia e leggenda, come La principessa Pyeonggang e l’idiota. Titolo nel quale con idiota ci si riferisce al povero On Dal, talvolta soprannominato più benevolmente On Dal il matto o lo sciocco.

Scritto nel 1145, il racconto ha luogo nel Palazzo Reale di Goguryeo durante il regno di re Pyeongwon, che governò dal 559 al 590. Il re aveva una figlia,  la piccola Pyeonggang. La bimba era capricciosa e piagnucolona e per farla smettere di piangere, il padre la minacciava spesso di darla in sposa a On Dal. Il giovane in questione era un povero famoso per la sua stupidità, che viveva appena fuori le mura del Palazzo. Di On Dal si diceva inoltre che fosse brutto come un asino.

Ovviamente le minacce del re erano un semplice tentativo di porre fine al pianto infinito della piccola Pyeonggang. La loro insistenza, però, finì con il convincere la ragazza di essere effettivamente promessa sposa di On Dal.

La statua del generale Ondal nel sito turistico di Ondal a Danyang, Chungcheongbuk-do

Raggiunta l’età per sposarsi, presumibilmente intorno ai sedici anni, il re decise di dare in sposa Pyeonggang al generale Ko, guerriero nobile e valoroso. Tuttavia Pyeonggang rifiutò di sposare l’uomo perché già promessa a On Dal.

Il re fu sconvolto dalla decisione della figlia e tentò di convincerla che le sue minacce erano solo un gioco. Alle rimostranze della giovane il padre, infuriato, decise di ripudiarla, e la condannò all’esilio all’esterno delle mura.

Per nulla sconfortata dalla decisione del padre, la principessa Pyeonggang, cominciò a cercare il promesso sposo On Dal. Trovata l’umile dimora di On Dal, Pyeonggang si propose in sposa al giovane, il quale, sospettando uno scherzo, scacciò in malo modo la principessa.

Ancora una volta Pyeonggang era stata mandata via, ma di nuovo non si perse d’animo. Trascorse un’intera notte fuori dall’umile casa di On Dal, giurandogli amore eterno e non solo. Gli promise di comprargli, con i soldi ottenuti dalla vendita di un prezioso anello d’oro, una casa nuova, un terreno e un cavallo

On Dal si convinse della sincerità della principessa e acconsentì al matrimonio.

Da quel momento la vita di On Dal e della madre che viveva con lui migliorò in modo inaspettato. Pyeonggang non solo salvò On Dal dalla povertà, ma pagò per la sua educazione e per l’addestramento nelle arti marziali.

On Dal l’idiota divenne in poco tempo un talentuoso soldato. Dopo che il giovane ebbe trionfato in una competizione di arti marziali, il re volle incontrare l’uomo misterioso dalle qualità degne di un generale. Fu a dir poco sconvolto dal sapere che quel giovane soldato altri non era che On Dal l’idiota. Le sue doti gli valsero la nomina onoraria a generale dell’esercito.

Il giovane si distinse subito per il suo coraggio nella difesa di Goguryeo dall’invasione della dinastia cinese dei Zhou Settentrionali. Si narra che abbia ucciso da solo venti soldati in un istante, portando alla vittoria l’esercito di Goguryeo. Le sue gesta lo innalzarono a eroe e fu riconosciuto genero del re Pyeongwon, restituendo dunque il titolo di principessa a Pyeonggang.

Ji Soo e Kim So-hyun nel drama 2021 “River Where the Moon Rises

Alla morte del re, il figlio maggiore Yeongyang salì al trono. A quest’ultimo On Dal chiese di poter guidare l’esercito nella riconquista delle terre del sud occupate da Silla. Il nuovo re acconsentì, ma On Dal non fece ritorno dalla campagna militare. Morì per una ferita da freccia presso il monte Achasan.

Per quanto la storia della principessa Pyeonggang e di On Dal sia intrecciata con vicende storiche effettivamente avvenute, è da considerarsi comunque frutto di fantasia. È infatti al limite del possibile che la figlia del re di Goguryeo sposasse un povero, per di più deriso dalla popolazione per la sua stupidità. Ancor più assurda è la scalata sociale di On Dal da straccione a eroe del regno.

Dopo la morte Leggi anche:  Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Tuttavia il racconto ci insegna che qualsiasi uomo, per quanto povero o considerato stupido e incapace, può sperare di ascendere al grado di eroe se ha accanto una grande donna che crede fermamente nelle sue capacità.

Più di un drama si è ispirato alla storia della principessa Pyeonggang e dello stolto On Dal. Nel 2009 la serie Invincible Lee Pyung Kang fu una rivisitazione moderna del classico racconto popolare coreano nella quale Lee Pyung-kang (Nam Sang-mi) è una pianificatrice di campi da golf che “istruisce” Woo On-dal (Ji Hyun-woo).

On Dal impersonato da Lee Jong-hyun nel drama del 2017 “My Only Love Song

I Drama più recenti sono la commedia fantasy, in streaming su Netflix, My Only Love Song (2017) e il più drammatico River when the Moon rises (2021), in programmazione su Viki. In My Only Love Song un’attrice (Gong Seung-yeon) durante le riprese di un drama nel quale interpreta la principessa Pyeonggang finisce indietro nel tempo e incontra On Dal (Lee Jong-hyun).  Il giovane è un uomo che ama i soldi e fa di tutto per ottenerli, ma è generoso nei confronti dei deboli. Gli sviluppi della storia romantica tra i due sono divertenti e strappano più di un sorriso.

Il poster del drama del 2009 “Invincible Lee Pyung Kang

River when the Moon rises affronta, invece, la storia d’amore tra la principessa Pyeonggang (Kim So-hyun) e On Dal (interpretato da Ji Soo  negli episodi 1-6, poi sostituito da Na In-woo) in modo più drammatico. Qui, infatti, la Principessa è una donna ambiziosa che sogna di essere la prima donna Taewang di Goguryeo e che usa i sentimenti che On Dal nutre verso di  lei per raggiungere i suoi obiettivi. Il drama ha esordito in Corea il 15 febbraio 2021.

Immagine di copertina: Statua del generale Ondal e della principessa Pyeonggang all’ingresso del monte Acha

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5), (6).

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Woo Do-hwan (우도환)

Il timido ed emotivo che ama i tteokbokki e crede nell’amicizia.

di Donatella Perullo

Cognome: Woo

Nome: Do-hwan

Professione: Attore

Luogo di Nascita: Anyang –  Corea del Sud

Data di nascita: 12 luglio 1992

Altezza: 180 cm

Peso: 65 Kg

Gruppo sanguigno: B

Religione: Protestantesimo

Segno zodiacale: Cancro (Scimmia)

Agenzia: KeyEast

WOO DO-HWAN  SOCIAL

Woo Do-hwan è nato a Anyang, la ventesima città più grande della Corea del Sud, (nda: la stessa dove è nato anche Ji Chang-wok). Ha frequentato la Pyeongchon Middle School e poi si è diplomato presso la Pyeongchon Management High School. Suo padre è un attore di teatro ed è stato naturale per il giovane, desiderare di diventare a sua volta un attore.

Si è laureato presso il ‘Dipartimento di arti dello spettacolo, Drama and Film’ della Dankook University College of Art and Design. In un’intervista del 2019, ha rivelato che a indirizzarlo alla carriera artistica e a spingerlo verso il mondo dello spettacolo siano stati i suoi genitori. Per sua stessa ammissione, sin dall’inizio tiene un diario del percorso affrontato per diventare attore. Un taccuino nel quale annota anche tutti i provini fatti da quando aveva venti anni. L’inizio del suo cammino artistico non è stato semplicissimo. In un intervista del 2017, Do-hwan ha raccontato che aveva diciannove anni quando ha iniziato a prepararsi seriamente come attore.

Quello è stato l’anno in cui è entrato alla Dankook University e ha iniziato a vivere da solo. Era la prima volta che viveva lontano dalla famiglia e tornava a casa solo per il fine settimana. Allora i genitori gli preparavano dei contorni da portar via e stufato da congelare. In questo modo non aveva bisogno di cucinare, mangiava sempre bene e, addirittura, in quel periodo ingrassò. Il suo esordio arriva nel 2011, con un cameo nel drama You’re Here, You’re Here, You’re Really Here. L’anno seguente ottiene un altro piccolo ruolo nel drama  Shut Up Flower Boy Band  dopo di che deve aspettare fino al 2016 per avere ruoli più importanti.

Sempre nell’intervista del 2017, ha rivelato infatti che a un certo punto, dopo diversi provini andati male, la sua autostima era diminuita tantissimo. Così, quando finalmente nel 2016 fu scelto per il ruolo di “Snapback”, nel film Master, era così eccitato che la notte non riuscì a dormire. Da quel momento per la sua carriera le cose migliorano. Sempre nel 2016 ottiene anche ruoli secondari in Drama World e in Sweet Stranger and me. È il 2017, però, l’anno in cui finalmente Woo Do-hwan ottiene i primi ruoli importanti. Lo fa nei drama Save me e poi in Mad Dog nel quale recita accanto a Yoo Ji-tae. In  questi anni, confesserà poi nel 2020 in un’intervista rilasciata a ELLE, per lui il tempo sembrava non passare mai e la strada verso gli agognati riconoscimenti appariva impervia e infinita.

Finalmente però nel 2018 arriva la vera svolta. Woo Do-wan è protagonista di Tempted, drama basato sul romanzo francese Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos. È solo l’inizio perché l’anno seguente arriva un altro ruolo da protagonista, accanto a Yang Se-jong, nel drama originale Netflix  My Country: the new age. Subito dopo può dimostrare tuttala sua bravura nell’impersonare il doppio ruolo di Jo Yeong  e Jo Eun-sup nel drama The King: The Eternal Monarch. Nel drama, anch’esso originate Netflix, scritto da Kim Eun-sook, la stessa sceneggiatrice del Drama Goblin,  Woo Do-hwan ha recitato al fianco di Lee Min-ho e Kim Go-Eun. Secondo quanto riportato dalla rivista  Style, durante le riprese Woo Do-hwan e Lee Min-ho sono diventati molto amici e “la loro sintonia sul set era così evidente che i produttori del serial li hanno scherzosamente definiti ‘due piselli in un baccello’ e ‘anime gemelle’.

Durante alcune interviste rilasciate durante le riprese di Save me, Woo Do-hwan confidò quali sono i ruoli che preferisce interpretare. Ammise di preferire i ruoli realistici, piuttosto che impersonare personaggi simpatici e belli.  Parlando poi di  Seok Dong-cheol, il suo ruolo in Save me, disse che, per perfezionare l’interpretazione, aveva dovuto studiare il dialetto Kyungbuk così da rendere al meglio il personaggio. Dunque un perfezionista e non ci meraviglia scoprirlo, visto il risultato del suo lavoro, che gli ha già concesso diversi riconoscimenti. Nel 2017 ha vinto, infatti, il premio come miglior esordiente al 31° KBS Drama Awards  per la sua interpretazione in Mad Dog. L’anno seguente è stato nominato Best actor agli MBC Drama Awards per the Tempted. I riconoscimenti arrivano però anche dal Centro di promozione Hanbok che nel 2018 lo ha nominato Ambasciatore Hanbok.

La carriera è avviata, il successo garantito, ma sono vicini i trent’anni e arriva il momento di adempiere il suo dovere di cittadino e arruolarsi. In Corea del Sud la leva obbligatoria dura ventuno mesi e ogni uomo è tenuto a osservarne l’impegno entro il trentesimo anno di età.

Il quattro luglio 2020 Woo Do-Hwan ha pubblicato sul suo account Instagram una foto che lo ritrae mentre si rasa la testa. Il giorno seguente ha condiviso alcune foto che lo mostrano mentre saluta con affetto l’amico Lee Min-ho. Woo Do-hwan è partito per il servizio di leva obbligatorio il sei luglio 2020 ed è stato assegnato al centro di addestramento di Hwacheon, nella provincia di Gangwon. Qui, durante l’addestramento nella 15a divisione di fanteria, centro noto per addestrare reclute, si è distinto al punto da essere nominato capo del suo battaglione. Oggi fa parte della Divisione di Fanteria Meccanizzata Metropolitana e ha il ruolo di Driver. Nell’esercito coreano un Driver è responsabile del trasporto di personale, materiali, attrezzature delle truppe. Ovviamente non è un ruolo da combattimento e può essere eseguito con una patente di guida militare. La data prevista per il suo esonero è il cinque gennaio 2022.

Della carriera artistica di Woo Do-hwan, per ora congelata dal servizio militare, non c’è molto altro da dire, ma cosa sappiamo di lui come persona?

Per sua stessa ammissione Woo Do-hwan è molto timido, tanto da far fatica all’inizio, anche a interagire con i fan attraverso il suo account instagram. Nel 2017 ha confidato che all’inizio interagiva solo con emoticon perché non trovava le parole per rispondere ai fan che commentavano le sue foto. Nel 2020 a ELLE, ha ammesso di essere molto emotivo e di piangere con facilità, soprattutto quando si lascia coinvolgere dalle emozioni dei suoi personaggi.

Sulla sua vita sentimentale non si ha alcuna certezza. Nel 2018, durante le riprese di Tempted, circolarono voci di una sua relazione con la collega Moon Ga-youn. I due però smentirono, dicendo che erano, sì, molto vicini, ma che non uscivano insieme.

Woo Do-Hwan è appassionato di tecnologia e cibo. Ama i tteokbokki (gnocchi di riso) e gli piacciono moltissimo le uova. Si dice che ne mangi a ogni pasto, soprattutto fritte, ma pare ami anche la carne. Ama giocare a calcio, ha cura del suo corpo e fa quotidianamente attività fisica.

Anche se è nato e cresciuto ad Anyang, parla molto bene il dialetto Gyeongsang-do, tanto da sembrare un vero abitante del posto. Cita spesso l’attore Jang Hyuk come modello da seguire. Questo perché sostiene di esserne rimasto ammirato dopo aver visto il drama  del 2010 The Slave Hunters. Ha poi avuto il piacere di recitare con lui in My Country, nel 2019.

Ha un cane che adora e che spesso mostra con sé sui social. È un barboncino bianco di nome Yoshi.

Il  nome Woo Do-hwan è stato scelto da suo padre e significa: remare verso la luce.  Woo Do-hwan ha un soprannome, Do-Pal (도팔), che pare significhi delfino. Questo soprannome, con cui viene chiamato anche oggi dagli amici, glielo diede il padre quando era bambino, dopo averlo visto correre e giocare.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5) (6)

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Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Bromance, amori e rocambolesche avventure dei Cavalieri in fiore, l’orgoglio del regno di Silla.

di Donatella Perullo

Titolo: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Genere: Storico/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Park Eun-yeong  

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 20 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2016/2017

Main Cast:

Park Seo-joon (Kim Sun-woo)

Go Ara (Kim Ah-ro)

Park Hyung-sik (Sammaekjong/Kim Ji-dwi)

Choi Won-young  (Lord Kim Ahn-ji)

Choi Min-ho (Kim Soo-ho)

Kim Tae-hyung  aka V (Suk Han-sung)

Do Ji-han (Park Ban-ryu)

Jo Yoon-woo (Kim Yeo-wool)

Kim Hyeon-jun  (Suk Dan-se)

Yoo Jae-myung (Pa-oh)

Kim Ji-soo  (Regina Madre Ji-so)

Seo Ye-ji (Principessa Sook-myung)

La regina madre Ji So-ha governa il Regno di Silla sin dalla morte del re Beopheung.  La donna tiene l’erede al trono, il suo giovane figlio Sam Maek-jong (Park Hyung-sik) nascosto, lontano dalla capitale Seorabeol per proteggerlo dai nemici che vogliono impedirgli di salire al trono. Divenuto maggiorenne, Sam Maek-jong, però, torna in città con l’intenzione di vigilare sull’operato della madre e chiederle di cedergli il potere. Mantiene quindi l’incognito e, protetto solo dal suo fedele braccio destro, si aggira tra la gente, presentandosi come un giovane nobile di nome Kim Ji-dwi.

Kim Sun-woo (Park Seo-joon) e Kim Seon-u (Lee Kwang-Soo) sono due amici che vivono in un modesto villaggio del regno di Silla. Sun-woo è orfano, non conosce le proprie origini ed è stato allevato da un eccentrico musicista. Anche Seon-u ha una storia difficile alle spalle. Dodici anni prima è stato strappato alla sua famiglia e ridotto in fin di vita. Salvato dal padre adottivo di Sun-woo è cresciuto con il desiderio di ritrovare la sua famiglia d’origine e soprattutto la sua sorellina Kim Ah-ro (Go Ara). Un giorno i giovani decidono di partire alla volta della capitale per rintracciare finalmente la famiglia di Seon-u. Giunti a Seorabeo, i due ragazzi si dividono e Kim Seon-u riesce a vedere la sorella ma, prima che possa farsi riconoscere, avviene l’imprevedibile. Kim Seon-u vede Sam Maek-jong parlare con qualcuno che lo chiama per nome e ne scopre la vera identità.

Conscio del pericolo che sta correndo, rintraccia Kim Sun-woo e lo incita a fuggire con lui dalla città. Sun-woo non capisce cosa sia successo, ma dinanzi al terrore dell’amico non si lascia pregare. I due così si addentrano lungo un sentiero attraverso il bosco, in cerca di salvezza.

Una sicario reale ha però visto in volto Seon-u e lo insegue per ucciderlo e impedirgli di rivelare l’identità dell’erede al trono. Saputo quanto sta per succedere, Sam Maek-jong fa di tutto per impedirlo e corre anche lui nel bosco per fermare l’assassino.

Purtroppo il destino di Seon-u è segnato. Il sicario reale raggiunge lui e Sun-woo e li trafigge senza pietà. I due ragazzi restano agonizzanti nella boscaglia e prima di perdere i sensi, Kim Sun-woo tiene tra le braccia il suo più caro amico, che spira dopo avergli fatto giurare che si prenderà cura di sua sorella Kim Ah-ro.

Il giorno dopo Sun-woo è trovato in fin di vita, accanto al cadavere dell’amico, da Kim Ahn-ji un jin-gol (medico) che lo porta in casa sua e, con l’aiuto di sua figlia anch’ella jin-gol , lo cura. Al suo risveglio Kim Sun-woo racconta l’accaduto all’uomo il quale, disperato, capisce che il giovane trovato morto era il suo adorato figlio, rapito dodici anni addietro. Kim Ahn-ji rivela così al ragazzo di essere stato un medico reale, costretto dalla malvagità della regina a lasciare il palazzo.

“Nessuna strada è nata per essere una via sin dall’inizio, qualcuno vi ha dovuto camminare, perché diventasse tale. (Kim Sun-woo)

Per proteggere Sun-woo, l’uomo gli propone di prendere l’identità di Seon-u e fingersi suo figlio, nonché fratello di Kim Ah-ro. Il ragazzo accetta perché vuole restare in città e vendicare la morte del suo amico fraterno. Vuole però anche mantenere la promessa fattagli in punto di morte e proteggere la giovane Ah-ro, fingendosi suo fratello maggiore.

Nel frattempo, per indebolire il potere della casta, la Regina decide di creare una nuova elite, l’Hwarang, un esercito di giovani nobili, tutti di bell’aspetto, destinato a supportare e proteggere re Sam Maek-jong. Non immagina la regina che di questo speciale esercito farà parte, sotto le mentite spoglie di Kim Ji-dwi, il suo stesso figlio e che anche Sun-woo, fingendosi Kim Seon-u si infiltrerà in questa speciale Accademia Militare.

A questo punto, credetemi, vi ho rivelato ben poco, la storia è appena all’inizio e lo scenario è così ampio che per spiegarvene i dettagli non basterebbero decine di pagine. Spero solo di avervi dato un’idea di quanto sia interessante e avvincente questa trama. In genere non apprezzo i drama storici perché li trovo piuttosto ripetitivi, Hwarang però è differente. Non solo perché ha un cast eccezionale o perché l’esercito di Cavaliere in fiore  è una gioia per gli occhi e per lo spirito. Hwarang è speciale perché pur restando, non del tutto, ma abbastanza fedele alla ricostruzione storica, riesce a emozionare, coinvolgere e divertire.

Hwarang ha una trama avvincente e pur non mancando dei classici intrighi di corte, la storia è ricca di romanticismo, cameratismo, duelli e rocambolesche avventure.  Mi ha ricordato per certi versi un classico della nostra cultura: I tre moschettieri. Mentre, però, molti dei numerosi film ispirati al romanzo di Dumas mi hanno a tratti annoiata, Hwarang è riuscito a mantenere vivo il mio interesse fino alla fine e non solo per l’indiscussa avvenenza dei protagonisti. Certo, ho trovato alcuni risvolti prevedibili, ciononostante la storia è riuscita a mantenere costante la tensione e ad avere un ritmo crescente e incalzante.

“Ho sempre pensato che non mi importasse di essere venuto al mondo ma dopo averti incontrata, per la prima volta sono stato grato di essere nato e il motivo per cui sono vivo, ora sei tu. (Kim Sun-woo)

Il triangolo amoroso tra Ah-ro (Go Ara), Sun-woo (Park Seo-joon) e Sam Maek-jong (Park Hyung Sik) è la colonna portante del drama, ma non l’unica. I personaggi secondari, che poi tanto secondari non sono, e le loro storie  sono un valore aggiunto non da poco. I numerosi misteri che si presentano e poi dipanano puntata dopo puntata, contribuiscono a tenere alta la tensione e l’interesse dello spettatore. Così come il fascino dei Cavaliere in fiore, i loro caratteri tanto diversi gli uni dagli altri, la loro bellezza e l’aspetto bromance che avvince quasi quanto le storie d’amore narrate.

Il cast, come dicevo, è incredibilmente ricco e di ottima qualità. Inutile rimarcare la ben nota bravura di Park Seo-Joon, di Park Hyung-sik, di Go Ara o di tutti gli interpreti dei Hwarang. Una menzione speciale, però, è d’obbligo per Kim Tae-hyung, ovvero V del gruppo K Pop BTS che interpreta in maniera egregia Suk Han-sung un personaggio ingenuo e di una dolcezza infinita. Prima di Hwarang lo apprezzavo tantissimo per la sua voce calda e inconfondibile, ma ora che l’ho visto recitare si è guadagnato un posticino speciale nel mio cuore. Anche Choi Min-ho, membro della boy band Shinee, con la sua interpretazione di Kim Soo-ho mi ha piacevolmente sorpresa. 

Così come mi hanno un po’ infastidito le risate gracchianti e spesso immotivate di Lord Kim Wi-hwa (Sung Dong-il), mentore degli Hwarang, ma ho davvero solo da elogiare questo Drama.

Anche le Ost sono molto belle, le mie preferite sono I’ll be here – cantata da Park Hyung Sik; Even if I die, it’s you – interpretata da V & Jin dei BTS e Our Tears interpretata da Park Seo-joon.

In conclusione devo confessare che se dovessi avere la possibilità di trasformarmi in una protagonista di Drama, molto probabilmente sceglierei di essere Ah Ro, contesa tra Park Seo-joon e Park Hyung-sik e circondata da un esercito di Cavalieri in fiore che farebbero tornare la vista agli orbi.

Una Curiosità:

Vicino alla località turistica di Bomun, c’è il Silla Millennium Park. Qui c’è una bellissima ricostruzione dell’architettura della dinastia Silla, ma non solo. Presso la  Hwarang Performance Hall, è proposto uno spettacolo culturale che mostra gli Hwarang all’opera! La performance dura circa mezz’ora e durante questo lasso di tempo, giovani cavalieri in uniforme Hwarang fanno acrobazie a cavallo. Al Silla Millennium Park è anche possibile visitare il set della KBS nel quale è stato girato Hwarang: The poet warrior Youth. Il sito è rimasto intatto ed è sicuramente emozionante per un fan trovarsi nello stesso luogo nel quale sono state girate le scene del Drama. Il parco è disseminato di cartelli anche in inglese, che narrano ai visitatori i dettagli sulla storia della dinastia Silla.  Ne spiegano anche il sistema gerarchico del rango delle ossa sacre, citato nella sceneggiatura. (Fonte e credit foto del Silla Millennium Park : 1)

La mia valutazione
9/10
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La storia dei Hwarang

L’orgoglio del regno di Silla

di Gabriele Discetti

Nel VI secolo d.C. la penisola coreana era divisa in tre regni: Goguryeo, Silla e Paekche.

Una delle istituzioni più famose del regno di Silla è senza dubbio quella dei Hwarang. La storia di questa élite di giovani guerrieri rimase poco nota sino alla liberazione della Corea dall’occupazione giapponese avvenuta nel 1945. Dopo aver ricacciato i giapponesi fuori dalla penisola, i Hwarang furono riscoperti ed elevati a importante simbolo nazionale della storia antica. Talvolta ci si riferisce a questi guerrieri anche come Hyangdo, cioè i discepoli fragranti. Nel corso della storia coreana Hwarang e i suoi derivati colloquiali sono stati utilizzati anche per indicare gli sciamani o i mariti delle sciamane.

Le informazioni sui Hwarang sono state trasmesse nella tradizione coreana attraverso testi storici come il Samguk Sagi, il Samgungnyusa e l’Haedong Goseungjeon. Tuttavia, tutti e tre i testi originali sono andati perduti, rendendo difficili le ricostruzioni storiche. Possediamo comunque trascrizioni e traduzioni successive alla loro prima stesura.

Sappiamo per certo che prima dei Hwarang esistevano le Wonha, il cui nome può essere tradotto come fiori originari. Infatti “ha” è una contrazione di “Hwa” che troviamo in Hwarang e che fa riferimento alla parola fiore. Non è chiaro quale fosse il ruolo delle Wonha. Alcuni ritengono si trattasse di cortigiane o dame di corte, altri che fossero guerriere. Non ci sono, però, prove di un loro effettivo impegno in battaglia. Le Wonha erano istruite all’etica e avevano un ruolo preminente nella società di Silla. Questo regno considerava le donne molto importanti, infatti Silla ebbe ben tre regine nella sua storia.

Tra gli insegnamenti trasmessi alle Wonha vi erano anche la pietà filiale, la lealtà e la sincerità. Alla guida delle Wonha c’erano due donne, Nammo e Junjeong. Per questioni di gelosia Junjeong uccise Nammo.  Per aver commesso tale delitto, Junjeong fu giustiziata e dopo di ciò il corpo delle Wonha fu sciolto.

Tale storia è frutto di miti e leggende, perciò non abbiamo certezza di quanto ci sia di vero nell’epilogo del corpo delle Wonha. Tra l’altro, i nomi delle due donne potrebbero non essere riferiti a dei nomi propri, ma a degli appellativi. La parola Nammo indica, infatti, una persona distratta e fortunata oppure perspicace e poco volenterosa nell’istruirsi. Junjeong indica, invece, una persona di talento e virtuosa. Dopo la sparizione del corpo ufficiale, la parola Wonha fu utilizzata per indicare le guide spirituali dei Hwarang. Difatti le Wonha erano monache molto venerate per le loro conoscenze buddhiste.

Tornando ai Hwarang, l’origine del nome nasce dall’unione di “Hwa”, che significa fiore, e “Rang” cioè guerriero o uomo. Hwarang si può dunque tradurre come uomini o guerrieri in fiore.

Il titolo di Hwarang era dato, infatti, a giovani adolescenti appartenenti all’alta nobiltà coreana che si apprestavano a diventare guerrieri. Non bastavano però nobili natali, perché la strada per diventare Hwarang prevedeva preparazione fisica e spirituale.

L’istituzione dei Hwarang fu fortemente influenzata da tre elementi che allora permeavano la vita dei coreani: Buddhismo, Confucianesimo e Taoismo. Il giuramento dei Hwarang prevedeva, infatti, cinque articoli, basati sui dettami di questi tre vie:

  • Lealtà al trono;
  • Devozione filiale;
  • Sincerità assoluta nell’amicizia;
  • Combattere fino alla morte;
  • Astensione dalle uccisioni inutili.

La nascita dei Hwarang è di difficile definizione. Alcuni storici ritengono che abbiano giocato un ruolo fondamentale nell’unificazione dei Tre Regni, altri rifiutano tale idea. D’altronde i Hwarang erano strettamente legati alle Wonha, le quali non pare fossero impegnate in guerra. È possibile supporre che inizialmente il corpo non aveva uno scopo bellico, ma solo quello di formare giovani leader istruiti. Tuttavia ben presto divennero cavalieri e guerrieri.

Come già accennato, vi era uno stretto legame tra Hwarang e buddhismo, religione largamente diffusa nella corte di Silla. Così, spesso i monaci buddhisti erano guide e mentori dei Hwarang e non soltanto dal punto di vista spirituale. I monaci erano grandi conoscitori delle arti marziali, si allenavano assiduamente e conoscevano le tecniche di autodifesa.

Uno di questi monaci era Won Gwang. Egli insegnava ai suoi discepoli Hwarang come essere guerrieri, avere fiducia nelle proprie azioni, controllare se stessi e l’ambiente circostante. Won Gwang propose i cinque precetti per la vita secolare:

  • fedeltà al sovrano;

  • pietà filiale;

  • fiducia e sincerità tra amici;

  •  non ritirarsi mai in battaglia;

  • esercita discrezione quando prendi una vita.

Come si può notare questi precetti corrispondono perfettamente ai dettami del giuramento dei Hwarang. Questo stretto legame con il buddhismo evidenzia la forza di tale religione nella corte di Silla nel periodo in cui i Hwarang si affermarono. Nel 527 il buddhismo divenne, infatti, la religione di Stato.

Il corpo dei Hwarang nacque per volontà di re Jinheung di Silla. Fu lui a voler creare un’accademia per giovani soldati, al fine di educare dei valorosi comandanti militari e politici. Ufficialmente l’istituzione nacque nel 576, sebbene ci siano prove dell’esistenza dei Hwarang anche prima di tale data.

Nel settimo secolo, i Hwarang avevano prestigio e onore. Nel Samguk Sagi il generale Gim Busik elogia le imprese militari dei Hwarang nella lotta contro Paekche e Goguryeo, mentre nel Samgungnyusa si trattano maggiormente le loro attività buddhiste.

Nella nascita dei Hwarang il re Jinheung (nel drama Hwarang: The Poet Warrior Youth  interpretato da Park Hyung-sik) ebbe un ruolo fondamentale. Salì al trono nel 540, in giovane età, e per questo fu affiancato dalla madre che fungeva da reggente. Una volta divenuto maggiorenne, prese in mano le redini del regno e nel 551stipulò un accordo di alleanza col vicino regno di Paekche. Subito dopo i due regni attaccarono insieme Goguryeo. Re Jinheung espanse così i confini di Silla fino al fiume Han. Nel 553 però Jinheung tradì Paekche alleandosi con Goguryeo e nel 554 uccise il re Seong di Paekche.

Il generale Kim Isabu, discendente di quarta generazione di Naemul di Silla (nel drama Hwarang: The Poet Warrior Youth interpretato da Park Seo-joon), fu braccio destro del re Jinheung. Da lui fu nominato governatore di Siljik, l’odierna Samcheok, e di  Hanseulla che è l’odierna Gangwon .

Nel 576 re Jinheung fondò i Hwarang e nello stesso anno morì, dopo trentasette anni di regno e conquiste. Il carattere bellicoso ci fa comprendere come la creazione ufficiale dei Hwarang fosse proprio nell’ottica di rafforzare l’esercito di Silla. Re Jinheung gettò le basi per l’unificazione della Corea sotto il regno di Silla.

L’istituzione dei Hwarang fu una geniale idea del re, non soltanto dal punto di vista bellico. Al di sotto dei Hwarang vi erano i Nangdo che erano figli di nobili inferiori o anche di cittadini comuni. Essi assistevano i Hwarang, che costituivano i leader di ogni gruppo di Nangdo. In tale modo si favoriva la cooperazione tra classi sociali diverse e si alleviavano i conflitti intestini. Come i Hwarang, i Nangdo erano educati alla storia, alla filosofia, alle arti, alla guerra, alla caccia e alla religione buddhista. Tuttavia i natali erano ciò che differenziavano i Hwarang dai Nangdo.

Kim Yu-shin fu tra i Hwarang più famosi nella storia di Silla. Figlio del generale Kim Seohyeon, nacque nel 595, divenne un guerriero Hwarang a soli quindici anni. A diciotto anni era già un abile spadaccino e raggiunse il titolo di Kukson, cioè il rango più elevato dei Hwarang.

A trentaquattro anni Kim Yu-shin ottenne il comando di tutte le forze armate di Silla. Per tutta la vita si batté per l’unificazione della penisola coreana. Visse fino a settantanove anni. Dopo la sua morte ricevette il titolo onorifico di re Heungmu e fu sepolto in una tomba degna di un re. La sua storia è stata raccontata anche nel Drama del 2012 Dream of the Emperor, dove il ruolo di Kim Yu-shin fu dell’attore Kim Yu-seok.

Secondo una leggenda, durante una battaglia i suoi soldati si rifiutarono di combattere poiché avevano visto una grande stella cadente nel cielo, considerata cattivo presagio. Allora Kim Yu-shin con un abile stratagemma utilizzò un grande aquilone per sollevare nel cielo una palla infuocata. I soldati, ritenendo fosse la stessa stella caduta a essere ritornata nel cielo, decisero di combattere e sconfissero l’esercito ribelle nemico. Un altro Hwarang famoso è Sa Da-ham che, come Kim Yu-shin, ottenne il titolo a quindici anni.

Nella guerra contro i regni del nord, Sa Da-ham perse l’amico d’infanzia Moo Kwan-rang, anch’egli uno Hwarang. I due avevano stretto un patto che obbligava il sopravvissuto, qualora uno dei due fosse morto in battaglia, al suicidio. Sa Da Ham mantenne la promessa e dopo sette giorni di totale digiuno morì, a dimostrazione di quanto i Hwarang fossero fedeli ai loro dettami.

Dopo la caduta di Silla, nel 935 il corpo sparì, restando il simbolo di un’epoca antica.

Da allora il termine è stato riutilizzato in modi diversi. Nel 1527 Choe Sejin nel suo Hunmong jahoe utilizza la parola Hwarang per indicare un intrattenitore dedito alla prostituzione. Ma il nome Hwuarang è utilizzato anche nelle arti marziali, in onore dell’antico corpo di guerrieri. Esiste infatti un ramo del Taekwondo che prende proprio il nome di Taekwondo Hwarang e il gran maestro Ho Sik Pak ha chiamato la sua federazione Hwarang World Tang Soo Do Federation.

Leggi anche la recensione di: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Esiste anche un’arte marziale chiamata Hwarangdo che unisce pugilato, Taekwondo, Muay thai, Judo, Aikido, Hapkido e Grappling. La nascita risale al XX secolo. Nel 1942 Joo-Bang Lee e suo fratello Joo-Sang Lee furono presi sotto l’ala del monaco Suahm Dosa al tempio di Suk Wang Sa in Corea del Nord. Dopo l’avvento del comunismo fuggirono in Corea del Sud e cominciarono a praticare le arti marziali più famose tra quelle esistenti. Decisero poi di creare la propria arte marziale. Nel 1969 Suahm Dosa prima di morire diede il titolo di Hwarang a Joo-Bang Lee, il minore dei fratelli nonché l’unico a essere rimasto in Corea. L’altro si era trasferito negli Stati Uniti alcuni anni prima. Ciò fece infuriare Joo-Sang Lee, che interruppe ogni rapporto con il fratello. Nel 1972 Joo-Bang Lee si trasferì in California e fondò la World Hwarangdo Association.

Coloro che praticano lo Hwarangdo utilizzano circa centootto armi. Tra queste ci sono l’ingeomon, che è una spada a doppio filo, la hwando, che è simile alla katana giapponese, e il chaejing, un bastone molto lungo con incatenato all’estremità un bastone più corto.

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La meravigliosa idea di Wooh Na-young

E se i personaggi delle fiabe occidentali indossassero i vestiti tradizionali coreani?

di Maria De Riggi

L’illustratrice sudcoreana Wooh Na-young, conosciuta con lo pseudonimo di Obsidian, ha catturato l’attenzione internazionale ridisegnando, secondo lo stile tradizionale coreano, i personaggi delle fiabe occidentali.

I disegni sono tutti bellissimi, dai colori vivaci e ricchi di dettagli.

Le protagoniste indossano l’Hanbok, il tradizionale abito coreano in uso durante il periodo della dinastia Joseon.

In particolare Alice nel paese delle meraviglie, che fa parte della serie Fairytales – fiabe occidentali in Corea, è stato trasformato in un film d’animazione. Film che è stato proiettato al più grande festival di animazione della Danimarca mentre il dipinto è esposto nella Galleria KF nel centro di Seoul.

Alice Indossa un hanbok bianco e una gonna blu cielo. I capelli neri sono raccolti in due lunghe trecce e adornati dal caratteristico fermaglio, il cheopji, che abbellisce la pettinatura.

Accanto a lei, il coniglio indossa anch’esso l’hanbok e il cappello tradizionale Gat.

Da quel momento Wooh Na-young ha iniziato a collaborare con Netflix, con la Disney e la Marvel.

Recentemente ha anche realizzato la cover di Maleficent 2.

Obsidian afferma che non è stato facile arrivare a trovare il proprio stile.

È stato un viaggio alla ricerca di sé stessa.

Tutto è incominciato dal suo interesse per l’hanbok, anche se all’inizio pensava fosse solo un vestito fuori moda delle vecchie generazioni. È stato grazie ai meravigliosi disegni dell’artista di Manga giapponese  Smeragi Natsuki, autrice famosa perché nelle sue opera ritrae la storia cinese e coreana, le è venuta l’idea di abbinare questo interesse ai racconti folkloristici e alle favole.

Dopo aver lavorato per dieci anni nel settore dei videogiochi, Obsidian era alla ricerca della propria espressione, della propria identità artistica.

Essendosi laureata in pittura orientale all’Università Ewha Womans, l’artista si era chiesta spesso a che fosse servito studiare pittura orientale. Quando però ha unito il frutto dei suoi studi all’uso del digitale, ciò che ne è scaturito è qualcosa di unico che cattura l’immaginario.

Ci sono voluti sei mesi per completare l’opera Alice nel paese delle meraviglie, ma secondo l’autrice ne è valsa la pena, perché l’ha aiutata a trovare l’energia per percorrere la sua nuova strada.

Wooh Na-young si emoziona quando le dicono che grazie ai suoi disegni le persone hanno scoperto o riscoperto l’interesse per il tradizionale hanbok. Ammette che è proprio così che vuole essere ricordata, come qualcuno che mostra la bellezza del costume e la cui arte rende felici le persone.bo

Una nota: L’hanbok (한복) è l’abito tradizionale coreano che ha radici molto antiche. È indossato nelle occasioni formali e tradizionali come feste, celebrazioni e cerimonie. È caratterizzato da colori vivaci e linee semplici senza tasche. Anche se il termine significa letteralmente “vestito coreano”, l’hanbok di solito si riferisce specificamente agli indumenti del periodo di Joseon.

È possibile ammirare altre opere di  Wooh Na-young sul sito ufficiale dell’artista, QUI.

Credit foto woohnayoung.com

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La leggenda dei fiori di ciliegio nord coreana tra storia e fantasia

Una storia sul valore dell’amicizia. Un racconto che arriva fino a noi dall’epoca Joseon.

di donatella Perullo

Tempo fa ho parlato di cosa rappresentino i fiori di ciliegio per i sudcoreani e del perché appaiano spesso in molte scene romantiche dei Drama. Alla fine dell’articolo, riportai una suggestiva leggenda sull’origine dei fiori di ciliegio. Rivelai anche di aver trovato, durante le mie ricerche, anche un’altra racconto tradizionale ed è di questo che mi appresto a parlare.

È un mito sull’origine dei fiori di ciliegio, proveniente dalla Corea del Nord. A differenza della storia sudcoreana, “La leggenda fiabesca dello Yoshino, il primo ciliegio dell’isola di Jeju”, che parla d’amore ed è fiabesca, il racconto nordcoreano racconta il potere dell’amicizia come sentimento indissolubile e ha una connotazione più realistica, seppur altrettanto poetica.

Ovviamente, entrambe le leggende sono antichissime e risalgono a epoche di gran lunga antecedenti la scissione del paese.

Prima di proporvi la traduzione del mito nord coreano, ci tengo a evidenziare una cosa. Come ho appreso dalle fonti, in Corea del Sud la base della parola utilizzata per fiori di ciliegio,벚꽃을 (beojkkoch-eul), è la ㅈ (consonante J). Nel Nord della Corea, invece, per comporre il vocabolo che significa fiori di ciliegio, 벗꽃을 (beojkkoch-eul), è utilizzata come base la “ㅅ” (consonante S).  Sempre al nord, la parola amici si scrive 벗의 (beos-ui). Noterete che la prima sillaba grafica di 꽃을 (fiori di ciliegio) e di 의 (amici) sono identiche. Per questo motivo, dunque, il titolo de La Leggenda dei fiori di ciliegio nordcoreana può essere letto anche come “La leggenda del fiore di un amico”. Devo ammettere però che, dopo aver letto la storia, anche se non è letterale come traduzione, a me suona meglio “La leggenda del fiore dell’amicizia”.

Eccone qui il testo tradotto per me dal mio amico Gabriele Discetti, brano che ho poi un po’ arricchito per renderlo più vicino al nostro stile narrativo:

La leggenda dei Fiori di Ciliegio (La leggenda del fiore dell’amicizia)

Due ragazzi di nome Hak e Sol vivevano in un piccolo villaggio. Entrambi i padri avevano sacrificato le loro vite in guerra e i due giovani erano cresciuti soli con le loro madri. Quando compirono sedici anni Hak e Sol, furono chiamati a onorare il loro dovere di sudditi e partirono per il servizio militare. Qualche tempo dopo, purtroppo, mentre Hak era lontano, la madre fu derubata da alcuni malviventi. Al giovane giunse la triste notizia che la donna fosse in condizioni critiche. Il giovane supplicò il comandante di poter tornare a casa per accorrere al capezzale della madre ma nonostante questo, il superiore rifiutò.

A quel punto, per permettere all’amico di raggiungere la madre, Sol si offrì di prenderne il posto. Il comandante, uomo intransigente, accordò lo scambio, ma avvisò Hak che se non fosse rientrato entro tre giorni, Sol sarebbe stato condannato a morte.

Grato, Hak giurò all’amico che sarebbe tornato in tempo e si affrettò a partire. Giunse a casa dopo due giorni di viaggio. Qui scoprì che la madre di Sol si era resa cura della sua con tanta amorevolezza che ora la donna godeva di buona salute. Hak sarebbe voluto restare un po’ con sua madre, ma sapeva di non avere tempo e partì subito per tornare a Gunyeong.

Al campo militare, infatti, Sol stava per essere condannato alla forca. Il ragazzo era sereno e pronto a morire, felice di aver permesso ad Hak di vedere sua madre. Il terzo giorno giunse. L’esecuzione era prossima, il cappio intorno al collo di Sol. Il comandante stava per impartire l’ordine, quando si udì il suono di un cavallo al galoppo.

Nonostante la sua folle corsa, Hak pensava ormai di essere giunto in ritardo e gridò disperato ma Sol era ancora vivo. I due giovani si abbracciarono commossi e il comandante, colpito dalla profonda amicizia tra i due, annullò l’esecuzione.

In quel momento gli alberi che li circondavano fiorirono e germogliarono migliaia di fiori di un rosa pallido.

Questa bellissima leggenda pare sia ispirata a una storia vera, quella dell’amicizia tra Na Sung-ryong e Lee Dae-ro, vissuti durante la dinastia Joseon a Gwanghae-gun. Vicenda della quale è stato fatto cenno anche nel film Masquerade (2012) con Lee Byung-hun.  Quando ho letto di questo dettaglio, ho subito desiderato conoscere la storia dei due amici realmente vissuti. È una vicenda bellissima che mi ha emozionata, ma a colpirmi è stata anche una frase letta nell’articolo che parla di questi fatti storici.

Cos’è un amico? È una persona preziosa che può condividere gioia, tristezza e difficoltà. È una persona che si congratula con te quando hai cose buone e ti conforta quando sei triste. Inoltre, un vero amico è qualcuno che può aiutarti quando stai attraversando un momento difficile e può persino condividere vita e guai.

Un amico, insomma, è una persona quasi impossibile da trovare. Avere un vero amico è una fortuna incommensurabile e la testimonianza storica che sto per raccontarvi lo dimostra.

Prima di farlo, però, voglio confidarvi che, come ogni volta che scrivo, mi sono divertita a dare dei volti ai protagonisti. Dopo un piccolo casting ho impersonato i due amici in Woo Do-hwan e Yang Se-jong. I due magnifici interpreti del Drama  My Country: The New Age nel quale interpretavano, per l’appunto, due amici vissuti dell’epoga Joseon. Re Gwanghae-gun, invece, l’ho immaginato come Lee Joon-gi, indimenticabile nei panni del quarto principe Wang So in Moon Lovers : Scarlet Ryeo.  Ovviamente voi siete liberi scegliere dei prestavolto differenti. Ogni lettore ha il sacrosanto diritto di usare il proprio immaginario a suo gusto e piacere.

L’amicizia tra Na Sung-ryong e Lee Dae-ro

Durante la dinastia Joseon Gwanghae-gun ( : 1575 ~ 1641), un giovane di nome Na Seong-ryong stava per essere impiccato. Lui, che era un figlio affettuoso, implorò di poter tornare a casa per porgere un ultimo saluto ai suoi anziani genitori. Il re Gwanghae-gun negò il consenso perché altrimenti poi avrebbe dovuto concedere anche agli altri prigionieri nel braccio della morte di dire addio alle famiglie. Temeva, inoltre, che se avesse concesso a Na Seong-ryong di tornare a casa e quello fosse scappato, la legge e l’ordine ne sarebbero stati scossi.

Proprio mentre re Gwanghae-gun si stava opponendo con decisione alla richiesta del condannato, Lee Dae-ro, amico di Na Seong-ryong, intervenne e si offrì come garanzia. 

«Maestà! Garantisco il suo ritorno. Per favore, lo lasci andare!»

«Ti offri come garanzia?» tuonò il re «E cosa succederebbe se Na Seong-ryong non tornasse?» 

«Maestà! Se lui non tornasse sarò impiccato al suo posto e sarò punito per essermi fatto un amico sbagliato.»

«Credi così tanto in Na Seong-ryong?» domandò sorpreso il re.

«Lui è il mio amico.» affermò deciso l’altro. Re Gwanghae-gun rise come se ciò che stava dicendo Lee Dae-ro fosse assurdo.

«Al suo ritorno, Na Seong-ryong è destinato a morire. Pensi che tornerebbe pur sapendo ciò? In più, anche se decidesse di farlo, i suoi genitori, conoscendone il destino, non lo lascerebbero andare. Stai correndo un grande rischio in questo momento.» ammonì il re.

«Credo disperatamente nell’amicizia di Na Seong-ryong. Maestà, a rischio della mia vita, la prego, mi conceda il permesso!» supplicò l’uomo.

Davanti a tanta insistenza, Gwanghaegun fu costretto a fare questa concessione. Così Lee Dae-ro fu imprigionato nel braccio della morte al posto di Na Seong-ryong. 

Quando giunse il giorno dell’impiccagione, di Na Seong-ryong non si aveva ancora alcuna notizia. La gente iniziò a ridere di Lee Dae-ro e a gridargli: “Questo è il modo in cui morirai!”

Mezzogiorno era vicino. La forca era stata innalzata al centro della strada. Il prigioniero fu condotto sul patibolo e quando gli fu messa la corda al collo, i suoi parenti iniziarono a piangere.

Disperati, i familiari di Lee Dae-ro maledirono Na Seong-ryong che aveva tradito la sua amicizia. A quelle grida Lee aprì gli occhi e si arrabbiò. 

«Non maledite il mio amico Na Seong-ryong. Non lo conoscete, forse?»

Poco dopo, una voce tuonante emise l’ordine di esecuzione dell’esercito di Gwanghae. Proprio in quel momento, qualcuno arrivò al galoppo, gridando. Era Na Seong-ryong. L’uomo si avvicinò ansimante e disse:

«Durante il tragitto, la nave ha incontrato una tempesta e sono a malapena vivo. Ho corso come il vento per arrivare adesso. Perciò ora, per favore, fate così com’è deciso, salgo sul patibolo.»

I due amici si abbracciarono e si salutarono. 

« Na Seong-ryong » disse Lee Dae-ro «Sei il mio più caro amico e non ti dimenticherò mai.»

Sospiri e lacrime iniziarono a scorrere tra coloro che fino a poco rima avevano riso dell’amicizia tra i due. Il cappio passò dal collo di Lee Dae-ro a quello di Na Seong-ryong, ma proprio nel momento in cui l’esecuzione stava per essere eseguita, re Gwanghaegun la interruppe.

«V’invidio!» ammise il sovrano «Darei tutte le mie cose, pur di avere un’amicizia come la vostra.» poi disse ad alta voce: «È deciso dall’autorità del re, quindi lasciate che se ne vadano entrambi. Anche se hanno commesso un crimine, sono orgoglioso del fatto che questi due siano giovani coreani!»

Ecco, ora conoscete la leggenda originaria del nord della Corea, ma anche la vera storia che l’ha ispirata. Spero che ne abbiate trovato interessante il racconto, tanto quanto a me ha emozionato scoprire queste affascinanti storie.

Fonti: (1) ; (2)

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