XIUMIN (시우민)

Kim Min-Seok lo studioso di musica e artista completo che incanta con la sua voce

di Angie

Cognome: Kim

Nome: Min-Seok

Professione:  ballerino, cantante, attore e modello

Gruppi: EXO, EXO-CBX

Stage name: XIUMIN (시우민)

Luogo di nascita: Guri, Provincia di Gyeonggi, Sud Corea

Gruppo sanguigno: B

Data di nascita: 26 marzo 1990

Segno zodiacale: Ariete

Segno oroscopo cinese: Cavallo

Altezza: 1,73

XIUMIN SOCIAL

Utilizza anche gli account ufficiali del gruppo EXO

Kim Min-Seok, meglio conosciuto come Xiumin è un idol, cantante, ballerino, attore e modello sudcoreano. Nasce il 26 marzo 1990 a Guri (구리시) nella provincia di Gyeoggi (경기도). Ha una sorella più giovane la cui identità è tuttora celata per rispettarne la privacy.

Xiumin ha conseguito nel 2014 un Master in Musica presso la Catholic Kwandong University, dove ha presenziato a un seminario per gli studenti di musica applicata. Nel 2017 si è iscritto a un programma di dottorato dell’Hoseo University.

È il primo membro degli EXO a finire il servizio militare obbligatorio. Ha terminato il suo mandato il 6 dicembre 2020 con congedo anticipato.

Fin da bambino Xiumin pratica numerose arti marziali fra cui anche il Wushu. È cintura nera nel kendo e nel taekwondo.  Per alcuni anni ha anche fatto scherma. La sua grande passione per il calcio ha portato la Korea Football Association a conferirgli il titolo di ambasciatore onorario nel 2014.

Nel 2008 fa un’audizione per la JYP entertainment ma è rifiutato. Lo stesso anno prende parte all’Everysing Contest della SM Entertainment e vince il secondo posto. Dopo quattro anni da trainee, nel gennaio del 2012 Xiumin viene presentato come settimo membro degli EXO. È uno dei due membri coreani della divisione cinese EXO-M. Debutta ufficialmente con il gruppo nell’aprile dello stesso anno e da allora ha ottenuto una notevole popolarità nel mondo della musica e dell’intrattenimento.

A gennaio 2015, insieme con altri colleghi d’etichetta, debutta a teatro, interpretando Aquila nel musical olografico School OZ della SM Entertainment.

Il 2015 è anche l’anno in cui esordisce come attore. Dapprincipio con un ruolo minore nel webdrama Exo Next Door e poi come protagonista maschile in Falling for Challenge (Visibile su Viki QUI). Come Na Dojeon, Xiumin vince i 4° APAN Star Awards nella categoria SNS Web Drama. Raggiungendo venti milioni di visualizzazioni dopo soli diciassette giorni, Falling for Challenge diventa il web drama più visto in Corea del Sud nel 2015.

Nel 2016 ottiene il primo ruolo per il grande schermo, interpreta Gyeon nel film Seondal: The Man Who Sells the River, ottenendo un discreto successo.

Lo stesso anno partecipa allo show di Cookat TV Travel without Manager insieme con il collega Chen.

Tra il 2017 e il 2018 diventa membro regolare del cast del reality show della MBC It’s Dangerous Beyond The Blankets.

Xiumin canta “You are the One” OST del web drama Falling for Challenge 

Pubblica anche alcune tracce come colonna sonora di diversi drama. Debutta come solista nel 2015 con You Are the One per Falling for Challenge. A febbraio 2016 duetta con la cantante Jimin delle AOA in Call You Bae. Ad agosto dello stesso anno rilascia, insieme ai colleghi degli EXO Chen e Baekhyun, For You per la serie Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo. Con loro debutta a ottobre nella prima sub-unit ufficiale EXO-CBX.

Nel luglio 2017 collabora con Mark degli NCT rilasciando il singolo Young & Free per il progetto digitale SM Station. Nel 2021 canta To My One And Only You (나의 유일한 너에게) per il drama Mr.Queen della TvN.

Il 7 maggio 2019 si arruola in servizio attivo per la leva obbligatoria. Come ultima schedule partecipa al concerto Magical Circus – Special Edition con i compagni degli EXO-CBX, in Giappone. Mentre il 4 maggio saluta i fan durante il concerto da solista Xiuweet Time, tenutosi a Seoul nella Jamsil Arena.

Il 9 maggio, a pochi giorni dall’inizio del mandato, attraverso il canale SM Station, viene rilasciato il suo ultimo singolo You. In seguito è annunciata la sua partecipazione al musical militare Return: The Promise of That Day insieme a Onew degli Shinee e Yoon Ji-sung. Dal 22 ottobre al primo dicembre 2019, Xiumin interpreta Kim Seung-ho al Woori Hall del Parco Olimpico. Nel 2020 prende parte a un altro musical dell’esercito, Return, in cui ricopre il ruolo di Hyunmin.

A causa della politica militare conseguente il Covid-19, è congedato il 6 dicembre 2020, un mese prima del termine.

Xiumin è uno dei ballerini e cantanti principali degli EXO, ricopre anche il ruolo di rapper nelle sub unit EXO-M ed EXO-CBX. Parla cinese mandarino, ha una conoscenza base di giapponese e parla discretamente anche l’inglese.

Il nome d’arte Xiumin 秀珉 è l’unione del carattere hanja 秀 (xiu), che significa grande, e del carattere 珉 (min) tratto dal suo nome. Una traduzione del suo stage name può quindi essere “Il grande Min”. I fan lo chiamano amorevolmente Baozi (piccolo bao), da quando LuHan, ex membro degli EXO, lo ha soprannominato così sia per il suo grande amore per i ravioli cinesi al vapore, sia per il suo viso tondo. Nonostante l’aspetto molto giovanile è il membro più grande degli EXO e uno dei più forti. È un ottimo cuoco e una persona molto ordinata. Ha un gatto di nome Tan.

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Love Alarm (좋아 하면 울리는)

Il lato oscuro dei social, mostrato attraverso l’amore nato tra i banchi di un Liceo

di Donatella Perullo

Titolo: Love Alarm (좋아 하면 울리는)

Genere: Romance

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Seo Bo-ra e Lee Ah-yeon

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 8 durata per episodio: 45  minuti

Anno di trasmissione: 2019


Main Cast:

Kim So-hyun  (Kim Jo-jo)

Jung Ga-ram (Lee Hye-young)

Song Kang (Hwang Sun-oh)

 Min-si (Park Gul-mi)

Lee Jae-eung (Cheon Duk-gu)

In Corea del Sud, Un misterioso sviluppatore crea un innovativo software mobile. L’App si chiama Love Alarm e dà la possibilità di sapere se nel raggio di dieci metri c’è qualcuno a cui piaci. Love Alarm ha un successo immediato in tutto il mondo. Nessuno sembra poterne fare a meno, anche se è facile percepire i rischi potenziali che una simile innovazione può innescare.

Hwang Sun-ho (Song Kang) è un ragazzo bellissimo e molto ricco. La madre è un’attrice famosa e il padre un importante politico. Lui stesso ha lavorato come modello ed è molto popolare. Ha un solo vero amico, il coetaneo Lee Hye-young (Jung Ga-ram). Questi è figlio della governante di casa Hwang ed è per Sun-ho come e più di un fratello.

Ironia della sorte, tra i due il più sereno è l’umile Hye-young. Sun-ho si sente, infatti, non amato dai genitori che lo costringono a una vita di apparenze, ma grama di sostanza.

Quando Sun-ho inizia a frequentare lo stesso liceo di Hye-young, conosce Kim Jo-jo. La ragazza è orfana e vive con la zia e la cugina Park Gul-mi che frequenta il medesimo liceo e la detesta. Jo-jo non ha una vita semplice. Dopo lo studio ha più di un lavoro part-time e aiuta anche la zia nel suo minimarket. La ragazza cerca di accantonare soldi per gli studi universitari e deve ripagare un debito che ha acceso per affrontare le cure di sua nonna.

“Mi fai venire voglia di raccontarti tutto, anche le piccole cose ” (Hwang Sun-oh)

Anche se Hye-young non ha mai voluto confermarglielo, Sun-ho sa che l’amico è perdutamente innamorato della bella Jo-jo. Ciononostante, non riesce a impedirsi di restare affascinato da lei e in breve se ne innamora, ricambiato. Pur soffrendone, Hye-young comprende i sentimenti dei due ragazzi e continua a essere il migliore amico di Sun-ho e ad amare in segreto Jo-jo.

Nel frattempo intorno a loro l’App Love Alarm diventa un bene irrinunciabile per ogni membro della società, soprattutto tra i più giovani. Questi ultimi iniziano a valutarsi a vicenda in base a quanti cuori innamorati fanno trillare il cellulare di ognuno. Questo crea delle grosse disparità tra le persone ed estromette dalla vita sociale chi non riesce a piacere agli altri. Gli stessi innamorati ricercano conferma dell’amore reciproco non più nei propri sguardi o nei gesti, ma nella capacità di far suonare i reciproci Love Alarm.

Si creano anche episodi imbarazzanti nel momento in cui, chi vuol mantenere segreti i propri sentimenti, fa suonare suo malgrado l’applicazione dell’oggetto del suo desiderio.

Jo-jo e Sun-ho decidono di provare a vivere la loro storia senza far affidamento sull’applicazione. Anche se, saltuariamente, amano mostrare l’uno all’altro il risultato della loro vicinanza, mantenendo attivo Love Alarm.

Un evento del passato e un episodio del presente, cambieranno però le cose. Nel frattempo Love Alarm si espande e cambia la società, mettendone a nudo le debolezze ed esacerbandone aspetti negativi. Jo-jo, Sun-ho e Hye-young dovranno imparare ad affrontare i fantasmi del passato e soprattutto ad accettare che l’amore può essere meraviglioso, ma anche un tormento.

“Non importa cosa farai, mi basta che tu sia te stessa. Se ignorerai i miei messaggi, se mi darai buca e se mi scaricherai te lo ascerò fare. Per me sarà una reazione perché faremo cose insieme, cose che non posso fare da solo. ” (Lee Hye-young)

Tratto dall’omonimo webtoon di Chon Kye-young Love Alarm è solo in apparenza un drama adolescenziale, romance e leggero. In realtà, a mio parere, è una chiara denuncia contro l’influenza negativa dei social media nella società contemporanea. La storia porta, infatti, alla luce il lato oscuro e inquietante dei social che rendono le relazioni personali più superficiali e influiscono sull’autostima di ognuno. Partendo da una trama in apparenza scontata, Love Alarm diventa pian piano inquietante, mostrandoci quanto l’uso inappropriato della tecnologia influisca negativamente sui più fragili. È una storia che può impartire una seria lezione sui mali conseguenti la dipendenza dai social media.

Questa sensazione non è solo mia. Sul South China Morning Post, Stephen Mc Carty ha scritto: “Love Alarm non è solo una storia d’amore innocente. Si occupa anche della protezione dei dati, dei diritti dei gay, delle conseguenze estreme dell’angoscia e dell’invasione degli smartphone”.

Alla fine, il triangolo amoroso tra i protagonisti e le vicende dei personaggi di supporto, si rivelano un pretesto per raccontare il disagio nel quale s’incorre, diventando dipendenti dalla socialità virtuale. Il diverso approccio alle problematiche da parte dei vari personaggi, le loro scelte diametralmente opposte, saranno quelle che faranno la differenza nella loro vita. La chiave di lettura di questa storia è tutta tra le righe, insomma. Tuttavia non aspettatevi un racconto pesante e poco avvincente. Love Alarm è godibile e coinvolgente anche se, devo essere sincera, mi sono trovata spesso a mal sopportare la protagonista, quasi più della cugina odiosa. Kim Jo-Jo prende decisioni non sempre condivisibili, spesso incomprensibili ed egoistiche. Non entro nei dettagli per non rivelare nulla, sta di fatto che più di una volta ho desiderato di salvare Hye-young e Sun-ho da lei.

Ogni giorno sento che sto combattendo una guerra contro me stessa” (Kim Jo-jo)

In ogni caso, mi sento in dovere di dirvi, nell’improbabile possibilità che non lo sappiate già, che la storia non termina con l’ottava puntata. Prosegue, infatti, nella seconda stagione, in onda anch’essa su Netflix, della quale conto di parlarvi presto.

In Patria Love Alarm ha avuto un grandissimo successo. Nel 2019 Netflix l’ha posto all’ottavo posto tra i dieci spettacoli originali della piattaforma, più amati in Corea del Sud. Al momento della sua uscita fu fatto una grande promozione. Dal diciotto agosto al primo settembre  2019 fu organizzata, presso il Lotte World Tower World Park Square una zona di esperienza interattiva. Ogni spazio fu decorato e organizzato come se l’applicazione Love Alarm esistesse davvero e funzionasse. Fu offerta agli innamorati che visitarono il padiglione, un’esperienza romantica. Fu rilasciata, inoltre, un’App omonima, simile a quella del drama, ma non uguale, che si può tuttora scaricare da Google Play, QUI. Io non l’ho scaricata, nonostante la curiosità, quindi non so descrivervene le caratteristiche.

Una curiosità: Dopo la scelta di Kim So-hyun e Jung Ga-ram, la selezione per individuare il giusto interprete del personaggio di Hwang Sun-oh non fu semplice. Song Kang riuscì a ottenere il ruolo tra ben novecento aspiranti.

La mia valutazione
8.7/10
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La Principessa Pyeonggang e On Dal l’idiota

L’idiota che divenne generale, il generale che divenne eroe grazie all’amore di una donna

di Gabriele Discetti

La principessa Pyeonggang e On Dal sono i protagonisti di un racconto che ritroviamo nel Samguk Sagi, o Cronache dei Tre Regni. Le Cronache dei Tre Regni sono una raccolta di storie risalente all’epoca dei tre regni: Goguryeo, Paekche e Silla.

La tradizione coreana si riferisce a questo racconto, a metà tra storia e leggenda, come La principessa Pyeonggang e l’idiota. Titolo nel quale con idiota ci si riferisce al povero On Dal, talvolta soprannominato più benevolmente On Dal il matto o lo sciocco.

Scritto nel 1145, il racconto ha luogo nel Palazzo Reale di Goguryeo durante il regno di re Pyeongwon, che governò dal 559 al 590. Il re aveva una figlia,  la piccola Pyeonggang. La bimba era capricciosa e piagnucolona e per farla smettere di piangere, il padre la minacciava spesso di darla in sposa a On Dal. Il giovane in questione era un povero famoso per la sua stupidità, che viveva appena fuori le mura del Palazzo. Di On Dal si diceva inoltre che fosse brutto come un asino.

Ovviamente le minacce del re erano un semplice tentativo di porre fine al pianto infinito della piccola Pyeonggang. La loro insistenza, però, finì con il convincere la ragazza di essere effettivamente promessa sposa di On Dal.

La statua del generale Ondal nel sito turistico di Ondal a Danyang, Chungcheongbuk-do

Raggiunta l’età per sposarsi, presumibilmente intorno ai sedici anni, il re decise di dare in sposa Pyeonggang al generale Ko, guerriero nobile e valoroso. Tuttavia Pyeonggang rifiutò di sposare l’uomo perché già promessa a On Dal.

Il re fu sconvolto dalla decisione della figlia e tentò di convincerla che le sue minacce erano solo un gioco. Alle rimostranze della giovane il padre, infuriato, decise di ripudiarla, e la condannò all’esilio all’esterno delle mura.

Per nulla sconfortata dalla decisione del padre, la principessa Pyeonggang, cominciò a cercare il promesso sposo On Dal. Trovata l’umile dimora di On Dal, Pyeonggang si propose in sposa al giovane, il quale, sospettando uno scherzo, scacciò in malo modo la principessa.

Ancora una volta Pyeonggang era stata mandata via, ma di nuovo non si perse d’animo. Trascorse un’intera notte fuori dall’umile casa di On Dal, giurandogli amore eterno e non solo. Gli promise di comprargli, con i soldi ottenuti dalla vendita di un prezioso anello d’oro, una casa nuova, un terreno e un cavallo

On Dal si convinse della sincerità della principessa e acconsentì al matrimonio.

Da quel momento la vita di On Dal e della madre che viveva con lui migliorò in modo inaspettato. Pyeonggang non solo salvò On Dal dalla povertà, ma pagò per la sua educazione e per l’addestramento nelle arti marziali.

On Dal l’idiota divenne in poco tempo un talentuoso soldato. Dopo che il giovane ebbe trionfato in una competizione di arti marziali, il re volle incontrare l’uomo misterioso dalle qualità degne di un generale. Fu a dir poco sconvolto dal sapere che quel giovane soldato altri non era che On Dal l’idiota. Le sue doti gli valsero la nomina onoraria a generale dell’esercito.

Il giovane si distinse subito per il suo coraggio nella difesa di Goguryeo dall’invasione della dinastia cinese dei Zhou Settentrionali. Si narra che abbia ucciso da solo venti soldati in un istante, portando alla vittoria l’esercito di Goguryeo. Le sue gesta lo innalzarono a eroe e fu riconosciuto genero del re Pyeongwon, restituendo dunque il titolo di principessa a Pyeonggang.

Ji Soo e Kim So-hyun nel drama 2021 “River Where the Moon Rises

Alla morte del re, il figlio maggiore Yeongyang salì al trono. A quest’ultimo On Dal chiese di poter guidare l’esercito nella riconquista delle terre del sud occupate da Silla. Il nuovo re acconsentì, ma On Dal non fece ritorno dalla campagna militare. Morì per una ferita da freccia presso il monte Achasan.

Per quanto la storia della principessa Pyeonggang e di On Dal sia intrecciata con vicende storiche effettivamente avvenute, è da considerarsi comunque frutto di fantasia. È infatti al limite del possibile che la figlia del re di Goguryeo sposasse un povero, per di più deriso dalla popolazione per la sua stupidità. Ancor più assurda è la scalata sociale di On Dal da straccione a eroe del regno.

Dopo la morte Leggi anche:  Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Tuttavia il racconto ci insegna che qualsiasi uomo, per quanto povero o considerato stupido e incapace, può sperare di ascendere al grado di eroe se ha accanto una grande donna che crede fermamente nelle sue capacità.

Più di un drama si è ispirato alla storia della principessa Pyeonggang e dello stolto On Dal. Nel 2009 la serie Invincible Lee Pyung Kang fu una rivisitazione moderna del classico racconto popolare coreano nella quale Lee Pyung-kang (Nam Sang-mi) è una pianificatrice di campi da golf che “istruisce” Woo On-dal (Ji Hyun-woo).

On Dal impersonato da Lee Jong-hyun nel drama del 2017 “My Only Love Song

I Drama più recenti sono la commedia fantasy, in streaming su Netflix, My Only Love Song (2017) e il più drammatico River when the Moon rises (2021), in programmazione su Viki. In My Only Love Song un’attrice (Gong Seung-yeon) durante le riprese di un drama nel quale interpreta la principessa Pyeonggang finisce indietro nel tempo e incontra On Dal (Lee Jong-hyun).  Il giovane è un uomo che ama i soldi e fa di tutto per ottenerli, ma è generoso nei confronti dei deboli. Gli sviluppi della storia romantica tra i due sono divertenti e strappano più di un sorriso.

Il poster del drama del 2009 “Invincible Lee Pyung Kang

River when the Moon rises affronta, invece, la storia d’amore tra la principessa Pyeonggang (Kim So-hyun) e On Dal (interpretato da Ji Soo  negli episodi 1-6, poi sostituito da Na In-woo) in modo più drammatico. Qui, infatti, la Principessa è una donna ambiziosa che sogna di essere la prima donna Taewang di Goguryeo e che usa i sentimenti che On Dal nutre verso di  lei per raggiungere i suoi obiettivi. Il drama ha esordito in Corea il 15 febbraio 2021.

Immagine di copertina: Statua del generale Ondal e della principessa Pyeonggang all’ingresso del monte Acha

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5), (6).

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Woo Do-hwan (우도환)

Il timido ed emotivo che ama i tteokbokki e crede nell’amicizia.

di Donatella Perullo

Cognome: Woo

Nome: Do-hwan

Professione: Attore

Luogo di Nascita: Anyang –  Corea del Sud

Data di nascita: 12 luglio 1992

Altezza: 180 cm

Peso: 65 Kg

Gruppo sanguigno: B

Religione: Protestantesimo

Segno zodiacale: Cancro (Scimmia)

Agenzia: KeyEast

WOO DO-HWAN  SOCIAL

Woo Do-hwan è nato a Anyang, la ventesima città più grande della Corea del Sud, (nda: la stessa dove è nato anche Ji Chang-wok). Ha frequentato la Pyeongchon Middle School e poi si è diplomato presso la Pyeongchon Management High School. Suo padre è un attore di teatro ed è stato naturale per il giovane, desiderare di diventare a sua volta un attore.

Si è laureato presso il ‘Dipartimento di arti dello spettacolo, Drama and Film’ della Dankook University College of Art and Design. In un’intervista del 2019, ha rivelato che a indirizzarlo alla carriera artistica e a spingerlo verso il mondo dello spettacolo siano stati i suoi genitori. Per sua stessa ammissione, sin dall’inizio tiene un diario del percorso affrontato per diventare attore. Un taccuino nel quale annota anche tutti i provini fatti da quando aveva venti anni. L’inizio del suo cammino artistico non è stato semplicissimo. In un intervista del 2017, Do-hwan ha raccontato che aveva diciannove anni quando ha iniziato a prepararsi seriamente come attore.

Quello è stato l’anno in cui è entrato alla Dankook University e ha iniziato a vivere da solo. Era la prima volta che viveva lontano dalla famiglia e tornava a casa solo per il fine settimana. Allora i genitori gli preparavano dei contorni da portar via e stufato da congelare. In questo modo non aveva bisogno di cucinare, mangiava sempre bene e, addirittura, in quel periodo ingrassò. Il suo esordio arriva nel 2011, con un cameo nel drama You’re Here, You’re Here, You’re Really Here. L’anno seguente ottiene un altro piccolo ruolo nel drama  Shut Up Flower Boy Band  dopo di che deve aspettare fino al 2016 per avere ruoli più importanti.

Sempre nell’intervista del 2017, ha rivelato infatti che a un certo punto, dopo diversi provini andati male, la sua autostima era diminuita tantissimo. Così, quando finalmente nel 2016 fu scelto per il ruolo di “Snapback”, nel film Master, era così eccitato che la notte non riuscì a dormire. Da quel momento per la sua carriera le cose migliorano. Sempre nel 2016 ottiene anche ruoli secondari in Drama World e in Sweet Stranger and me. È il 2017, però, l’anno in cui finalmente Woo Do-hwan ottiene i primi ruoli importanti. Lo fa nei drama Save me e poi in Mad Dog nel quale recita accanto a Yoo Ji-tae. In  questi anni, confesserà poi nel 2020 in un’intervista rilasciata a ELLE, per lui il tempo sembrava non passare mai e la strada verso gli agognati riconoscimenti appariva impervia e infinita.

Finalmente però nel 2018 arriva la vera svolta. Woo Do-wan è protagonista di Tempted, drama basato sul romanzo francese Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos. È solo l’inizio perché l’anno seguente arriva un altro ruolo da protagonista, accanto a Yang Se-jong, nel drama originale Netflix  My Country: the new age. Subito dopo può dimostrare tuttala sua bravura nell’impersonare il doppio ruolo di Jo Yeong  e Jo Eun-sup nel drama The King: The Eternal Monarch. Nel drama, anch’esso originate Netflix, scritto da Kim Eun-sook, la stessa sceneggiatrice del Drama Goblin,  Woo Do-hwan ha recitato al fianco di Lee Min-ho e Kim Go-Eun. Secondo quanto riportato dalla rivista  Style, durante le riprese Woo Do-hwan e Lee Min-ho sono diventati molto amici e “la loro sintonia sul set era così evidente che i produttori del serial li hanno scherzosamente definiti ‘due piselli in un baccello’ e ‘anime gemelle’.

Durante alcune interviste rilasciate durante le riprese di Save me, Woo Do-hwan confidò quali sono i ruoli che preferisce interpretare. Ammise di preferire i ruoli realistici, piuttosto che impersonare personaggi simpatici e belli.  Parlando poi di  Seok Dong-cheol, il suo ruolo in Save me, disse che, per perfezionare l’interpretazione, aveva dovuto studiare il dialetto Kyungbuk così da rendere al meglio il personaggio. Dunque un perfezionista e non ci meraviglia scoprirlo, visto il risultato del suo lavoro, che gli ha già concesso diversi riconoscimenti. Nel 2017 ha vinto, infatti, il premio come miglior esordiente al 31° KBS Drama Awards  per la sua interpretazione in Mad Dog. L’anno seguente è stato nominato Best actor agli MBC Drama Awards per the Tempted. I riconoscimenti arrivano però anche dal Centro di promozione Hanbok che nel 2018 lo ha nominato Ambasciatore Hanbok.

La carriera è avviata, il successo garantito, ma sono vicini i trent’anni e arriva il momento di adempiere il suo dovere di cittadino e arruolarsi. In Corea del Sud la leva obbligatoria dura ventuno mesi e ogni uomo è tenuto a osservarne l’impegno entro il trentesimo anno di età.

Il quattro luglio 2020 Woo Do-Hwan ha pubblicato sul suo account Instagram una foto che lo ritrae mentre si rasa la testa. Il giorno seguente ha condiviso alcune foto che lo mostrano mentre saluta con affetto l’amico Lee Min-ho. Woo Do-hwan è partito per il servizio di leva obbligatorio il sei luglio 2020 ed è stato assegnato al centro di addestramento di Hwacheon, nella provincia di Gangwon. Qui, durante l’addestramento nella 15a divisione di fanteria, centro noto per addestrare reclute, si è distinto al punto da essere nominato capo del suo battaglione. Oggi fa parte della Divisione di Fanteria Meccanizzata Metropolitana e ha il ruolo di Driver. Nell’esercito coreano un Driver è responsabile del trasporto di personale, materiali, attrezzature delle truppe. Ovviamente non è un ruolo da combattimento e può essere eseguito con una patente di guida militare. La data prevista per il suo esonero è il cinque gennaio 2022.

Della carriera artistica di Woo Do-hwan, per ora congelata dal servizio militare, non c’è molto altro da dire, ma cosa sappiamo di lui come persona?

Per sua stessa ammissione Woo Do-hwan è molto timido, tanto da far fatica all’inizio, anche a interagire con i fan attraverso il suo account instagram. Nel 2017 ha confidato che all’inizio interagiva solo con emoticon perché non trovava le parole per rispondere ai fan che commentavano le sue foto. Nel 2020 a ELLE, ha ammesso di essere molto emotivo e di piangere con facilità, soprattutto quando si lascia coinvolgere dalle emozioni dei suoi personaggi.

Sulla sua vita sentimentale non si ha alcuna certezza. Nel 2018, durante le riprese di Tempted, circolarono voci di una sua relazione con la collega Moon Ga-youn. I due però smentirono, dicendo che erano, sì, molto vicini, ma che non uscivano insieme.

Woo Do-Hwan è appassionato di tecnologia e cibo. Ama i tteokbokki (gnocchi di riso) e gli piacciono moltissimo le uova. Si dice che ne mangi a ogni pasto, soprattutto fritte, ma pare ami anche la carne. Ama giocare a calcio, ha cura del suo corpo e fa quotidianamente attività fisica.

Anche se è nato e cresciuto ad Anyang, parla molto bene il dialetto Gyeongsang-do, tanto da sembrare un vero abitante del posto. Cita spesso l’attore Jang Hyuk come modello da seguire. Questo perché sostiene di esserne rimasto ammirato dopo aver visto il drama  del 2010 The Slave Hunters. Ha poi avuto il piacere di recitare con lui in My Country, nel 2019.

Ha un cane che adora e che spesso mostra con sé sui social. È un barboncino bianco di nome Yoshi.

Il  nome Woo Do-hwan è stato scelto da suo padre e significa: remare verso la luce.  Woo Do-hwan ha un soprannome, Do-Pal (도팔), che pare significhi delfino. Questo soprannome, con cui viene chiamato anche oggi dagli amici, glielo diede il padre quando era bambino, dopo averlo visto correre e giocare.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5) (6)

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Habaek(하백)

il dio dell’acqua
La figura mitologica che ha ispirato il manhwa e il drama “La sposa di Habaek”

di Gabriele Discetti

Habaek, conosciuto anche come Pungyi o Bingyi, è il dio del fiume Amnok, confine naturale tra la Corea e la Cina insieme al fiume Tumen. Questa è l’interpretazione più diffusa, che vede Habaek come divinità della civiltà di Goguryeo e legata all’elemento dell’acqua. Tuttavia secondo alcune fonti meno note, egli potrebbe invece essere il dio Sole.

La figura di Habaek servì a Goguryeo per creare una discendenza divina della propria dinastia reale e legarla anche al regno di Buyeo.

Si narra che il dio dell’acqua avesse tre figlie: Yuhwa, Wuihwa e Hweonhwa. Un giorno, mentre si bagnava nell’acqua del fiume, Yuhwa, la maggiore, si imbatté in un giovane che guidava un carro trainato da cinque draghi. Era Hae Mo-su, il figlio del cielo. I due si innamorarono e decisero di sposarsi, senza che Yuhwa chiedesse il permesso a suo padre. Ovviamente Habaek esplose di rabbia per il gesto oltraggioso di Yuhwa e sfidò Hae Mo-su a un duello basato sulle metamorfosi. Habaek si trasformò in una carpa poi in un cervo e infine in una quaglia. Fu battuto, però, tutte le volte da Hae Mo-su che dapprima si trasformò in una lontra, poi in un lupo, quindi in un falco. Sconfitto nella sfida che egli stesso aveva scelto, il dio dell’acqua non poté far altro che acconsentire alle nozze.

Un’antica rappresentazione del dio Habaek

Nonostante il matrimonio potesse essere celebrato con la benedizione del padre, Yuhwa decise di abbandonare il carro di Hae Mo-su prima di ascendere al cielo. Quando però Yuhwa tornò dal padre, questi, nuovamente umiliato dal comportamento della figlia, la condannò all’esilio sul fiume Donbuyeo e a una vita mortale.

I pescatori della zona liberarono Yuhwa portandola da re Geumwa, il sovrano locale. Qualche tempo dopo Yuhwa, che era già incinta di Hae Mo-su, diede alla luce Jumong, destinato a diventare re Dongmyeong, il fondatore di Goguryeo. Habaek era dunque il nonno materno di Jumong. Hae Mo-su fondò invece il regno di Buyeo, a nord di Goguryeo. Questa leggenda servì al sovrano per unificare le terre a nord e creare il grande regno di Gogureyo, che durò ben sette secoli (37 a.C. – 668 d.C.).

L’elemento a cui questo dio è legato, l’acqua, era di vitale importanza per la civiltà di Goguryeo. Per evitare che le inondazioni arrecassero danni alle colture, erano di frequente sacrificate vergini in onore di Habaek. Pare fossero offerte donne anche per ingraziarsi il dio e superare facilmente il fiume da lui protetto.

Habaek nel manhwa di Yoon Mi-kyung – Fonte (1)

La posizione del fiume Amnok rende la figura di Habaek presente sia nella cultura coreana sia in quella cinese. In Cina è conosciuto però come Hebo o come Bingyi, nome che coincide con quello utilizzato talvolta anche in Corea. Da fonti cinesi sappiamo che sua moglie era Bokbi, anch’ella divinità dell’acqua, che diede alla luce le tre figlie. Secondo alcune leggende cinesi Habaek era originariamente un essere umano. Queste fonti sono però lontane dalla tradizione coreana. Esse legano infatti la divinità dell’acqua cinese al Fiume Giallo, allontanandosi dunque dalla posizione che danno al mito i coreani, cioè il fiume Amnok. Sarebbe sbagliato quindi considerarli entrambi come parte della tradizione culturale coreana.

Habaek non unisce solo Corea e Cina, ma come spesso accade la cultura coreana si intreccia inevitabilmente con quella giapponese. In Giappone esiste il Kappa (o Kawatarō), divinità dell’acqua nipponica, a cui ci si riferisce seppur di rado col nome “habaek”, o fantasma dell’acqua. Habaek, Hebo e Kappa appartengono alla stessa famiglia di divinità indicate col termine suijin (letteralmente dio dell’acqua), comune a tutt’e tre le culture.

Habaek nel manhwa di Yoon Mi-kyung – Fonte (1)

A partire dall’aprile 2008 è stato pubblicato un manhwa, oggi ormai concluso, intitolato La sposa di Habaek (하백의 신부). Nel manhwa di Yoon Mi-kyung racconta la storia d’amore tra il dio dell’acque e una vergine sacrificale.

Quando la siccità sta rendendo aride le terre, una vergine viene offerta al dio Habaek per ottenere la sua grazia. Proprio come avvenivano i sacrifici nell’antichità, la ragazza di nome Soa è posta su una barca e lasciata alla deriva. Dopo una tempesta, la giovane si risveglia nel mondo di Habaek, scoprendo con grande stupore che il grande dio delle acque ha il corpo di un bambino. Tuttavia di notte egli si trasforma in un affascinante giovane. Il dio decide di celare la sua identità notturna alla donna, fingendosi un parente di nome Mui. Habaek è suo malgrado vittima di una maledizione della sua prima moglie deceduta, Nangbin.

Quando conosce meglio Soa, se ne innamora e le rivela la sua identità. Habaek è però ancora legato al ricordo della defunta moglie. Così quando scoprirà che potrebbe essere ancora viva, la relazione del dio con Soa si complicherà non poco.

Il poster del Drama “La sposa di Habaek”

Il Manwa ha riscosso grande successo, tanto che nel 2017 è stato trasposto in un omonimo Drama che rivisita la storia in chiave moderna. Interpretato da  Nam Joo-Hyuk , nei panni di Habaek e  Shin Se-Kyung in quelli di So-Ah, The Bride of Habaek è attualmente visibile su Viki.

Fonti: (1) (2) (3)

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Kiss Goblin (키스요괴)

Una storia delicata e romantica condita di magia

di Donatella Perullo

Titolo: Kiss Goblin (키스 요괴)

Genere: web drama fantasy/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura e regia:  Kim Tae Wook

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 12

Durata per episodio: 10/15 minuti circa

Anno di trasmissione : 2020

Main Cast:

Bae In-hyuk (Ban SookGoblin)

Jeon Hye-won (Oh Yeon-ah)

Lee Jung-min (Regina dei Goblin)

Jang Eui-soo (Esorcista)

Lee Se-hee (Yoon Sul-hee)

Moon Ji-yong (Ji Seung-heon)

Oh Yeon-ah è una studentessa universitaria che ha appena subito una delusione amorosa. Per questo è arrabbiata con il genere maschile e non ha intenzione di innamorarsi. Una sera, mentre è impegnata nel suo lavoro part-time, vede una coppia baciarsi. Qualche ora dopo, tornando a casa, scorge lo stesso ragazzo baciare Yoon Sul-hee, la sua amica del cuore. Inferocita, si avvicina al giovane e lo schiaffeggia, non immaginando che in realtà lui è Ban Sook, un Goblin.

Ban Sook ha un solo desiderio, dopo oltre centosessanta anni di vita solitaria vuole diventare umano. Per riuscirci deve baciare dieci ragazze e imparare attraverso ognuna di loro uno dei sentimenti umani. La missione sembra facile però, man mano che Ban Sook inizia a provare emozioni, incontra sempre più difficoltà. Per fortuna continua a incrociare la temeraria Yeon-ah. I due diventano amici e quando farà la sua comparsa il terribile esorcista che vuole uccidere Ban Sook, la ragazza farà di tutto per difenderlo.

Per Yeon-ah e il bellissimo Ban Sook passare dall’amicizia all’amore è facile, ma riuscirà la strana coppia a conquistare il suo lieto fine?

“Come il tramonto sul pelo dell’acqua tu ti sei avvicinata, gentile e bellissima” (Ban Sook)

Un web drama è una serie breve, lunga poco più di un film, divisa in puntate di massimo quindici minuti e realizzata per essere vista attraverso il web. Kiss Goblin è, per l’appunto, un web drama. È uscito il 28 luglio 2020 ed io l’ho scoperto per caso, girando in rete.

Kiss Goblin è un urban fantasy romantico e divertente, poco impegnativo per durata e trama e l’ho trovato davvero carino. Ottimo come intermezzo tra un Drama più corposo e l’altro oppure per rilassarsi in una giornata uggiosa. La storia d’amore tra il bel Goblin e la giovane Yeon-ha è fresca, divertente e dolce al punto giusto. Insomma, non è un capolavoro ma è un racconto soft che vi consiglio.

La trasformazione del carattere del Goblin man mano che fa suoi i sentimenti umani è ben descritta. Lo è anche la descrizione della presa di coscienza dei sentimenti reciproci da parte dei due protagonisti.

Gli attori sono tutti giovani e ancora poco conosciuti, ma credo che Bae In-hyuk farà strada.  È diventato abbastanza popolare all’inizio del 2020 con il suo ruolo nel web drama “XX “. È molto carino e abbastanza espressivo, inoltre sarà protagonista del drama fantasy  My Roommate is a Gumiho la cui uscita è prevista per il 2021. Peciò sono certa che sentiremo ancora parlare di lui.

“Se l’amore avesse una temperatura, la nostra sarebbe 99°, solo un grado al di sotto del punto di ebollizione. Non può bollire, non può evaporare. La nostra temperatura aumentò verso l’amore, ma non bollì mai.” (Oh Yeon-ha)

Anche Jeon Hye-won che interpreta la protagonista è agli inizi della carriera, anche se ha avuto ruoli di supporto in drama come Because this is my first life.

Il supporting cast di Kiss Goblin funziona, a partire da Ji Seung-heon il second lead, interpretato da Moon Ji-yong. Il suo è un personaggio che suscita tenerezza e spinge a fare il tifo anche per lui. Il temibile, ma non troppo, esorcista è impersonato da Jang Eui-soo forse l’attore con più esperienza in questo cast. Jang Eui-soo di recente è stato protagonista di diversi drama tra cui il web drama B/L sudcoreano Where Your Eyes Linger che è possibile vedere su Viki.

La mia valutazione
8/10
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Flower of Evil (악의 꽃)

“E se mio marito fosse un serial killer senza sentimenti né lacrime?”
Una storia potente, un intreccio thriller dall’ingranaggio perfetto.

di Donatella Perullo

Titolo: Flower of Evil (악의 꽃)

Genere: Thriller

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoo Jung-hee

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16

Durata per episodio: 60 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Lee Joon-gi (Baek Hee-sung/ Do Hyun-soo)

Moon Chae Won (Cha Ji-won)

Jang Hee-jin (Do Hae-soo)

Seo Hyun-woo (il giornalista Kim Moo-jin)

Jung Seo-yeon (Baek Eun-ha, figlia di Hyun-soo e Ji-won)

Kim Ji-hoon (allievo di Do Min-seok)

Choi Byung-mo (Do Min-seok)

Baek Hee-sung (Lee Joon-gi) e Cha Ji-won (Moon Chae-won) sono sposati e hanno una bellissima bambina che li adora. L’uomo è un artigiano del metallo e ha il suo laboratorio al piano terra della loro abitazione, mentre Ji-won è una detective della polizia. Sono una coppia affiatata e molto innamorata, in apparenza normalissima e serena. All’inizio della storia la famiglia è pronta a festeggiare il trentanovesimo compleanno dell’uomo, con i genitori di lui. Qui s’intravedono le prime ombre. I due, infatti, non sembrano accettare la famiglia del figlio. Da subito si capisce, quindi, che non tutto è come sembra. Quando non è alla presenza della moglie o della figlioletta, Baek Hee-sung appare freddo e cupo. È un uomo duro nei confronti della madre e i dialoghi tra loro fanno intendere che celano qualcosa. È così, in effetti.

Baek Hee-sung nasconde alla moglie un terribile segreto. Un passato orribile che l’ha indotto ad avere un’identità segreta. In realtà l’uomo è infatti Do Hyun-soo, figlio di Do Min Seok, (Choi Byung Mo), un serial killer suicidatosi prima di essere catturato dalla polizia.  All’epoca dei terribili omicidi, il giovane Hyun-soo viveva con il padre e la sorella maggiore, Hae Su, in un villaggio. Alla morte del padre, il giovane perché chiuso e anaffettivo, era stato preso di mira dai concittadini. Convinti che il ragazzo fosse complice del genitore, avevano perpetrato su di lui esorcismi e torture. Per questo, dopo la misteriosa uccisione del capo villaggio, Hae-su, era fuggita con il fratello e per non essere rintracciati, i due si erano separati.

“Vorrei che potessimo scambiarci corpo per un giorno, così che tu possa sentire quanto ti amo” (Cha Ji-won)

A distanza di diversi anni Do Hyun-soo vive dunque ormai come Baek Hee-sung. Ha una vita in apparenza serena, ma è tormentato dai fantasmi del passato e terrorizzato dal timore di essere davvero come suo padre. Si sforza di restare in equilibrio tra la sua vecchia vita e quella che si è creato, ma è vittima di dolorosi disturbi emotivi. Disturbi che lo spingono a sforzarsi di mostrare sentimenti che è convinto di non riuscire realmente a provare. Tutti questi equilibri da lui faticosamente costruiti, sono destinati, però,  a crollare.

A sua moglie sono affidate, infatti, le indagini su alcuni omicidi seriali che ricordano quelli messi in atto anni prima da Do Min Seok. Questo manda in crisi Hyun-soo ma, soprattutto, porta Cha Ji-won a scoprire verità inaspettate sul marito. Riuscirà il suo amore a resistere a tutto quello che verrà alla luce? Soprattutto, quanto di suo padre c’è in Do Hyun-soo e quanto c’è di vero in ciò che l’uomo crede di provare?

“Se nemmeno tu mi credi, come farà chiunque altro a credere a ciò che dico?” (Do Hyun-soo)

Raccontare la trama di Flower of Evil è un’impresa difficile se non si vuole rivelare troppo e rovinare la visione. Questo drama ha una storia potente, complessa e magnificamente sviluppata. È un intreccio thriller disseminato di indizi mai casuali, che si sviluppa suscitando sorpresa ed emozioni forti. Gli appassionati del genere, che hanno letto romanzi e visto tante serie tv e film, sono abituati a certi meccanismi tipici e ormai, aimè, prevedibili. Lo so bene perché sono tra questi ed è da tempo che trovo con difficoltà storie capaci di sorprendermi e avvincermi. È per questo che Flower of Evil è stata per me una salutare sferzata di energia. Questo drama è un ingranaggio perfetto che lascia soddisfatto anche lo spettatore più difficile, come me. Nel rappresentarvi la storia ho dovuto per forza di cosa evitare di parlare di personaggi e fatti fondamentali, perché mi avrebbero fatto rischiare spoiler imperdonabili.

Non è solo l’intreccio poliziesco, però, a rendere speciale Flower of Evil. Ciò che lo rende, per me, un Drama di classe superiore, è la costruzione umana dei personaggi. Per primo Do Hyun-soo con i suoi tormenti, il suo disagio psicologico e il suo chiudersi al mondo con la certezza di non essere in grado di empatizzare con il prossimo né amare nessuno. È un personaggio magnificamente umano, che Lee Joon-gi ha reso suo, rappresentandolo come solo un grande professionista è capace di fare. Attraverso i suoi occhi, l’attore ci mostra l’inferno interiore di Do Hyun-soo e ci fa desiderare di salvarlo, anche senza sapere se lo meriti oppure no.

Hyun-soo che si paragona al dio Efesto, il meno bello del monte Olimpo, odiato da tutti per il suo carattere, sente di non meritare nulla. Non ama, ma protegge la sua bambina e sua moglie. Non ha scrupoli a mantenere segreta la sua vera identità, ma non esita a perdonare chi in passato ha tradito lui e sua sorella. Sente di non aver nulla da perdere, eppure protegge ciò che ha, a costo della vita. Questo personaggio, credetemi, vi resterà tatuato sul cuore e lascerà segno che difficilmente svanirà.

Così sarà anche per Cha Ji-woon, una poliziotta innamorata del proprio mestiere. Lei ha sempre saputo cosa voleva dalla vita e ha conquistato ogni suo traguardo. Per amore del marito farà scelte imprevedibili e coraggiose. Prenderà decisioni giuste, a volte difficili e soprattutto non vacillerà, se non per qualche breve istante. Perderà l’equilibrio solo per poco e quando lo avrà recuperato, resterà salda sulla propria strada, a qualsiasi costo e contro tutto e tutti.

“È il padre di mio figlio, è la mia famiglia, è la mia persona e ha una moglie che starà al suo fianco qualunque cosa accada.” (Cha Ji Won)

Intorno a loro due, una miriade di satelliti, ognuno con le sue peculiarità, con le sue luci e ombre e tutti sublimi. Dalla squadra di colleghi detective di Cha Ji-woon, ai genitori adottivi di Do Hyun-soo. Fino ad arrivare allo spietato padre killer che continua a tormentare i ricordi di Hyun-soo.  Senza bisogno di troppe parole, ma con il suo sguardo nero come la notte più buia, Do Min Seok (Choi Byung Mo) riesce a inquietare anche gli spettatori più coriacei. C’è poi il giornalista Kim Moo-jin (Seo Hyun-woo) con il suo struggente amore mai dimenticato per la tormentata Do Hae-su. Una nota speciale è dovuta anche alla piccola Jung Seo-yeon, che interpreta da attrice consumata Baek Eun-ha la figlioletta di Hyun-soo e Ji-woon. Ricordate questo nome, perché sono certa che diventerà una star.

Ultimo ma non ultimo Kim Ji-hoon, un attore che ho scoperto in questo drama e del quale vorrei parlare tanto. Non posso, però, perché del suo personaggio credetemi non oso riferire neanche il nome per non rovinare sfumature importanti del racconto. Vi basti sapere che dopo aver visto Flower of Evil non lo dimenticherete facilmente.

Per quanto riguarda la colonna sonora, a costo di sembrare ripetitiva, devo dire che è perfetta per la storia alla quale fa da contrappunto. Due brani in particolare sono entrati di diritto nella mia playlist e non credo ne usciranno mai: Feel You, cantata da Shin Yong-jae  e In my Heart, cantata da Lim Yeon. 

In conclusione, Flower of Evil è inaspettatamente salito in cima alla mia classifica dei drama. È di certo il più avvincente e toccante che ho visto quest’anno e vorrei davvero che lo vedeste perché lo ritengo imperdibile, come è stato per pochi finora. Nonostante la messa in onda sia terminata da poco, Lee Joon-gi ha vinto per la sua interpretazione già due premi  al 5 ° Asia Artist Awards, come Asian Celebrity e come Best Artist. Sono certa che non saranno solo i primi riconoscimenti per la sua eccellente performance e che ne arriveranno altri anche per gli altri professionisti che hanno contribuito alla realizzazione di questo eccellente lavoro.

La mia valutazione
10/10
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Jeoseung Saja (저승 사자)

Il Cupo Mietitore, il messaggero della morte in bilico tra i due mondi

di Maria De Riggi

Jeoseung SajaCredit immagine: Opera dell’artista nekoyasha89 ©

La cultura popolare coreana affonda le sue radici nello sciamanesimo, un insieme di tradizioni, conoscenze e credenze che provengono dai popoli nativi di tutto il mondo.

Si racconta che i primi capi della Corea avessero qualità sciamaniche o che discendessero dagli sciamani

Gli antichi coreani seguivano un concetto animistico e credevano che ogni oggetto avesse un’anima. I rituali sciamanici includevano il culto degli spiriti e dei demoni che, secondo la loro visione, abitano ogni elemento della natura. Tramite figure soprannaturali come i fantasmi, i goblin, le kumiho, i qilin… hanno cercato di dare un significato a ciò che accade nel mondo. Questo è il motivo per cui la cultura coreana riflette la concezione dell’unione tra il mondo umano e quello spirituale.

Jeoseung Saja –  Credit Immagine: Museo Nazionale della Corea

Attraverso studi, riflessioni e ricerche si tenta di dare una spiegazione alla vita e soprattutto alla morte che nel corso del tempo, ha acquisito un significato e un valore diverso. Piuttosto che rappresentarla in maniera spaventosa, l’immagine cambia, si sviluppa, fino a divenire una guida che accompagna le anime nell’adilà.

Negli ultimi anni molti drama hanno affrontato tale tematica, delineando il messaggero della morte come un essere ambivalente in bilico tra i due mondi.  Dotato di una particolare umanità, egli va oltre al ruolo di guida degli inferi. Spesso è dotato di una bellezza affascinante.

Grazie all’immaginario fantastico che spesso attinge l’ispirazione dai miti, si evidenzia una sorta di continuità tra vita e morte.

Di solito per il credo buddista di cui è impregnata la cultura orientale, la vita è rappresentata attraverso un concetto che la rende simile a un’energia. Questa forza si sviluppa, si trasforma e si reincarna fino a completare un percorso che porterà all’Illuminazione finale. Con la morte la coscienza si stacca dal mondo materiale e l’anima risorge nella dimensione spirituale. Nel momento in cui ritorna alla vita, precipita nuovamente nel mondo materiale. Questo ciclo di reincarnazione è chiamato metempsicosi.

Jeoseung Saja – Credit imagine: opera di LEEhyO0106 ©

In Occidente la Morte è raffigurata come un’entità spaventosa senza viso, al posto del quale c’è una profondità oscura. Indossa un lungo mantello nero e porta con sé una falce che serve per dividere il corpo dallo spirito.

Nella cultura coreana, invece, essa appare simile a un essere umano dalla carnagione pallida e gli occhi infossati. Si ritiene sia uno spirito che serve il Grande Re Yomna (염라 대왕 ), che governa il mondo ultraterreno. Il Tristo mietitore indossa un hanbok nero, indumento caratteristico dell’epoca Joseon, e un cappello nero chiamato gat ().

Viene denominato in molti modi: Tristo Mietitore, Sinistro Mietitore, Cupo Mietitore (in inglese Grim Reaper).

In Corea è noto come Jeoseung Saja  (저승 사자), che letteralmente si traduce in messaggero dell’aldilà. Infatti “Jeoseung significa “aldilà” – non è né il paradiso né l’inferno – “Saja” significa   “messaggero” o “inviato”.

Il lavoro del Jeoseung Saja è quello di guidare le anime nell’oltretomba, seguendo dei precisi ordini.  Negli ultimi anni il suo ruolo è stato umanizzato ulteriormente ritenendo che possa aiutare a risolvere qualche avvenimento sospeso del defunto.

Proprio con queste caratteristiche il Tristo mietitore viene rappresentato nel famoso drama: Guardian: The Lonely and Great God, meglio conosciuto come Goblin. Nel drama questa entità è interpretata dall’attore Lee Dong-wook che con il suo viso pallido, le labbra rosse e l’aria perennemente triste e imbronciata ha reso questo personaggio in maniera eccelsa.

Una Fan art del Tristo Mietitore (Lee Dong-wook) nel drama Guardian: The Lonely and Great God

In Goblin, il Tristo mietitore indossa abiti scuri e un cappello con falda larga che lo rende invisibile.  In realtà questo particolare non fa parte della narrativa tradizionale del Jeoseung Saja. La sceneggiatrice, Kim Eun-sook, ha avuto l’idea di unire al mito del Jeoseung Saja quello de “Il cappello del goblin o Dokkaebi Gamtu”.

Secondo la leggenda, infatti, se una persona indossa il cappello di un dokkaebi, diventerà invisibile.

La storia del Cappello del Goblin è commemorata addirittura in un francobollo della Corea del Sud.

La narrativa dei drama è ricca di storie che parlano del Tristo mietitore. Goblin forse è uno dei più famosi, ma molti altri K-drama di successo hanno sviluppato tale figura come ad esempio: Arang e The Magistrate, Black, 49 Days, oltre a una serie di film di successo chiamata “Along With The Gods

Nel drama Black è l’attore Song Seung-heon a interpretare il Cupo mietitore. Entra nel corpo di un umano e incontra una ragazza capace di vedere le ombre. Privo di qualsiasi conoscenza legata alle emozioni, il suo sarà un percorso di avvicinamento al mondo emotivo dell’uomo, fino a scoprire l’amore, la gioia e le sofferenze. Ancora una volta il mondo terreno e quello spirituale si intersecano, evidenziando che forse la linea che li divide non è così netta come si può pensare.

La più famosa storia popolare coreana riguardante il Jeoseung Saja è il mito del Generale Sineui che tentò di ingannare la morte. Questo è un mito che si è tramandato per anni oralmente. Solo in seguito, nel 1994, è stato registrato dall’ Università di Andong nel Journal of Historical Sites of Mt. Geumo.

Il generale Sineui era nato sul monte Geumo, situato nella contea di Chilgok. Quando il Jeoseung Saja andò da lui per portare via la sua anima, egli tentò di ingannarlo. Si trafisse la testa con uno spillo d’argento, che teneva lontani gli dei malvagi, e circondò la sua casa con alberi di arance. Questi frutti erano, infatti, considerati frutti del bene ed erano in grado di impedire il passaggio del Jeoseung Saja. Per ben quattro giorni il tristo mietitore  non riuscì a entrare nella casa del generale, fin quando trovò un varco attraverso un albero di pesco. Il pesco era considerata infatti una pianta malvagia  e grazie ad essa il  Jeoseung Saja riuscì ad entrare nella casa e si nascose sotto il pavimento.

Quando il generale andò a lavarsi la faccia, Jeoseung Saja balzò allo scoperto, lo colpì con un martello di ferro e lo trascinò negli inferi.

Il generale Sineui non si arrese e riuscì a sconfiggere i Gaekgwi (fantasmi che vagano tra gli Inferi e il mondo dei mortali), fuggendo poi dagli Inferi. Tornò così dalla sua famiglia, ma questa nel frattempo lo aveva già seppellito. Il temerario generale i ritrovò così sotto terra e morì di nuovo, soffocato.

La morale è che non si può combattere contro il destino e che la morte è ineluttabile per ogni essere vivente.

Una morale che non lascia spazio alla speranza. Anche se ci sono miti che si differenziano come quello, ad esempio, dell’isola di Jeju. Questo mito narra, infatti, di un uomo di nome Samani Bonpuli che riuscì a ingannare la morte per quarantamila anni. Un prolungamento dell’esistenza che però conduce allo stesso traguardo.

All’uomo non è permesso di varcare il confine e ritornare con la stessa coscienza al mondo terreno. Ha un modo però di entrare in dimensioni diverse per cercare di comprendere… è attraverso la fantasia e l’immaginazione. Scrittori e sceneggiatori, toccati dall’ispirazione, potrebbero essere in grado di alzare il velo della conoscenza.

In fondo il mito insegna che la Natura è regolata da leggi inesorabili, ma suggerisce anche che l’uomo ha nella propria coscienza un frammento sovrannaturale che sopravvive alla morte e che appartiene al Regno dell’Immortalità.

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Kumiho (구미호) – la leggendaria volpe a nove code

La creatura divora uomini della mitologia coreana, che aspira a diventare un essere umano

di Gabriele Discetti

La kumiho, o volpe a nove code, è un’animale mitologico della tradizione asiatica con caratteristiche fisiche e magiche differenti a seconda del Paese. La ritroviamo nelle leggende cinesi, giapponesi e coreane.

Quasi sicuramente le storie sulle kumiho sono giunte in Corea dalla Cina. L’animale compare, infatti, nei classici cinesi risalenti al III secolo come lo Shan Hai Jing.

In Corea le prime testimonianze a noi note risalgono al diciottesimo secolo. Questo ci porta e credere che la volpe a nove code fosse già parte del folclore coreano. Nel sedicesimo secolo, il poeta Jamgok, pseudonimo di Gim Yuk, in una poesia intitolata Vecchia volpe parla di una volpe che muta forma. È lecito pensare che si trattasse della volpe a nove code, sebbene il poeta non la chiami esplicitamente kumiho.

L’origine della volpe a nove code coreana è dunque ancora oggetto di discussione.

Già nel quattordicesimo secolo, sotto influsso cinese, la divulgazione delle leggende sulla volpe a nove code deve molto allo sviluppo della letteratura. Diffusione ulteriormente accentuata nel più recente periodo coloniale giapponese. In Cina e Giappone, infatti, le storie riguardanti le kumiho erano molto più diffuse e in Corea finirono col mescolarsi a storie di altre volpi mitologiche, come la volpe bianca. La figura di una volpe con nove code era però un’immagine molto più forte e sostituì tutte le altre. Oggi, la spinta decisiva che ha portato le kumiho all’attenzione del mondo occidentale è stata la cultura di massa, attraverso drama, manhwa e letteratura.

La leggenda vuole che quando una volpe vive mille anni, diventa una kumiho. La kumiho possiede poteri magici e può trasformarsi in un essere umano, di solito in una donna. Appare in molti racconti spaventosi, ma non è da considerare un’animale unicamente maligno. In una leggenda, una volpe a nove code si trasforma in una bellissima donna e si innamora di un uomo. I due vivono insieme, felici, per cento giorni, finché la volpe fugge via per sempre, così da poter riprendere le sue sembianze animali. A causa della loro natura infatti, le volpi, pur essendo in grado trasformarsi in esseri umani, non possono vivere per sempre come tali. In alcuni racconti le kumiho possiedono anche una sfera di piccole dimensioni, grande quanto una caramella e di colore blu. Essa è il simbolo del loro potere.

Una Kumiho rappresentata  dall’artista  Aurore – Credit – © Blackcat

Trasformarsi non è l’unico potere delle kumiho. Esse possono creare allucinazioni negli esseri umani, prendere possesso del loro spirito e mutare una persona che indossa una maschera nell’entità che tale oggetto rappresenta. Quest’ultimo potere può usarlo sia sugli altri che su se stessa. Una volpe può indossare, ad esempio, la maschera di una tigre e trasformarsi in essa per utilizzarne le doti combattive. Tuttavia, in qualsiasi trasformazione la kumiho conserva sempre qualcosa del suo corpo originario, come orecchie, code o segni in viso. Per tale motivo spesso la volpe viene scoperta. Nel racconto “Gumiho-ui byeonsin” (La trasformazione della kumiho) una volpe sostituisce la sposa durante un matrimonio, per poi essere smascherata dal marito, una volta nuda.

In “Hansiro gumihoreul ar-ananen cheonyeo”, (La fanciulla che scoprì una kumiho attraverso un poema cinese), invece, è l’odore a tradire la kumiho, riconosciuta dall’olfatto di un cane da caccia.

Nella maggior parte delle leggende, la kumiho ha una connotazione maligna. Oltre a ingannare gli uomini, esse si cibano della carne umana. Secondo il folclore coreano, se una volpe si astiene dal cibarsi di carne umana per mille giorni, diventerà un essere umano. Questa particolare caratteristica è stata modificata nei drama moderni. Ad esempio in Grudge: The Revolt of Gumiho, l’animale diventerà umano se chi scopre la sua vera identità e mantiene il segreto per dieci anni. Anche il drama My Girlfriend is a Gumiho racconta di una Kumiho. Qui la volpe a nove code salva la vita a un giovane, inserendogli nel petto la sua sfera magica. La kumiho inizierà a seguirlo ovunque per proteggere la sfera e il giovane, temendo per il proprio fegato, asseconderà i desideri dell’affascinante creatura.

In The Thousandth man una kumino per diventare umana deve mangiare mille fegati di altrettanti uomini innamorati di lei, entro mille anni. L’anno successivo in  Gu Family Book la volpe, in questo caso un kumiho maschio, deve aiutare gli umani per cento giorni, mantenendo segreta la propria identità per poter diventare umano e  vivere con la sua amata.

Ultimo in ordine di tempo è il drama del 2020 Tales of nine tailed. Anche qui, come in Gu Family Book, il protagonista è un kumiho maschio (Lee Dong-wook) condannato a punire i suoi simili rei di crudeltà verso gli umani.

Oltre a cibarsi di fegati, nella tradizione la kumiho è spesso ritratta mentre vaga nei cimiteri per strappare e mangiare il cuore dei defunti.

Insomma, pur non essendo un mostro amico dell’uomo, nella mitologia coreana la volpe a nove code è spinta dalla volontà di diventare un essere umano. Lo strano e ironico destino della kumiho è di aspirare a trasformarsi per sempre nella sua stessa preda.

Molti film, serie tv e manhwa sono stati dedicati alle kumiho. Oltre ai drama già citati abbiamo, per esempio, il manhwa del 2010 di Kim Yeong-mi “Oh, My 로맨틱 구미호” (Oh, mio romantico kumiho). Storia che stravolge la visione comune della kumiho che si trasforma in donna e inganna gli uomini. Qui la protagonista, Ji-Eun, è fidanzata con Gyuho che ricambia il suo amore e vuole sposarla, soprattutto perché adora la fragranza del suo fegato. Gyuho è, infatti, proprio una volpe a nove code e quando la ragazza scopre il suo segreto, è combattuta. Non sa cosa scegliere: scappare via o rischiare il suo fegato per amore? Nessuno spoiler!

Fonti: (1), (2), (3), (4)

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OH SEHUN (오세훈)

Visual, sub rapper degli EXO e maknae timido e premuroso che ama ballare

di Angie

Cognome: Oh

Nome: Se-hun

Professione:  Rapper, ballerino, attore e modello

Gruppi: EXO, EXO-SC

Stage name: SEHUN (세훈)

Luogo di nascita:  Seoul – Sud Corea

Data di nascita: 12 aprile 1994

Segno zodiacale: Ariete

Segno oroscopo cinese: Cane

Altezza: 1,83

SEHUN SOCIAL

Utilizza anche gli account ufficiali del gruppo EXO

Oh Se-hun, anche conosciuto come Sehun, è un idol, rapper, ballerino, modello e attore sudcoreano. Nasce il 12 aprile 1994 a Seoul nel distretto di Jungnang. Ha un fratello più grande di tre anni e ha studiato presso la Seoul Arts High School.

È stato scoperto da un talent scout della SM Entertainment ad appena dodici anni, mentre era a pranzo con gli amici. Entra a far parte della compagnia, dopo aver superato quattro audizioni in due anni.

Nel 2012 debutta con gli EXO, con i quali vince numerosi premi.

Sehun ne ha ricevuti, però, anche molti per popolarità come solista, tra i quali il Weibo Star Award, riconosciutogli nel 2016 ai 5° Gaon Chart K-Pop Awards.

Collabora con numerosi brand di alta moda e nel 2018 è scelto da Vogue Korea per l’edizione commemorativa del 22° anniversario. Il suo photoshoot è molto apprezzato: il numero di agosto 2018 registra, infatti, il più alto numero di vendite dal 1996.

Il 24 maggio 2020 Sehun diventa il nuovo volto della Dr. Jart+ per la regione cinese. Grazie a lui, il marchio di skincare registra un’impennata nelle vendite: il set limitato di maschere di Sehun vende, infatti, più di ventimila pezzi in appena nove minuti.

Dopo alcuni cameo, la carriera da attore di Sehun inizia nel 2015 quando recita in Exo Next Door insieme agli altri membri del gruppo.

Nel 2016 è scelto come protagonista maschile del film sino-coreano Catman. Nonostante le riprese si siano terminate l’anno succesivo, a causa del ban cinese nei confronti della Corea del Sud, il progetto è stato rinviato a fine 2020. Lo stesso ban ha anche influito sulla produzione della serie web Dear Archimedes, di matrice sempre sino-coreana, nella quale Sehun interpreta il geniale Yan Su.

Il 2017 è, invece,  l’anno in cui  entra a far parte del cast ufficiale del programma investigativo di Netflix, Busted!

L’anno successivo, Sehun è scelto come protagonista del drama d’azione sudcoreano Dokgo Rewind. Grazie a quest’interpretazione vince il Best Idol Actor ai 14° Soompi Awards nel 2019.

Lo stesso anno, recita anche in Secret Queen Makers, serie promozionale di Lotte. Il 28 giugno 2020 è stato confermato il suo debutto sul grande schermo che avverrà nel film The Pirates: Goblin Flag.

Sehun esordisce il 22 luglio 2019,  insieme al collega Chanyeol come sub unit EXO-SC con la pubblicazione del’ep What a Life.

Il 10 luglio 2020 pubblica il suo primo mv da solista, On Me, anticipazione al nuovo album del duo, 1 Billion views.

Sehun è uno dei ballerini principali degli EXO e ne è, inoltre il visual, sub rapper e maknae (membro più giovane). È accreditato come co-scrittore di molti dei loro pezzi. Nel 2018 è stato inserito al 15° posto della lista dei 100 volti più belli da TC Candler.

Sehun è spesso descritto come una persona un po’ timida ma molto premurosa. È molto legato a Suho, il leader degli EXO, poiché si conoscono da molti anni. È un grande fan della modella Miranda Kerr, ama ballare e adora mangiare il sushi. Ha un cane, un Bichon Frise, di nome Vivi.

Foto credit: (1), (2),(3)

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