Il principe Sado di Joseon (사도)

Principe folle o malcapitata vittima degli intrighi di corte?

di Gabriele Discetti

Nato il 13 febbraio del 1735 con il nome Yi Seon (이선), il principe Sado era il secondogenito del re Yeongjo. Figlio di una concubina del re, a cento giorni dalla nascita, la regina Jeongseong lo adottò e il bimbo crebbe lontano dalla sua madre biologica.

Nel 1728, al momento dell’adozione, il principe ereditario Hyojang era morto e Sado divenne così il legittimo erede al trono. Le leggende narrano che il principe Sado fosse un prodigio: a quattro mesi già camminava e a due anni era in grado di scrivere sessanta ideogrammi. Tuttavia il suo rapporto col padre fu perennemente burrascoso e complicato. Il re puniva di frequente il giovane principe, rimproverandolo anche dinanzi a tutta la corte. Inoltre la sua madre biologica era rigida quanto il padre, perciò terrorizzato e ansioso alla loro presenza, Sado cercava di evitarli entrambi.

Nel 1743 re e regina scelsero come sua futura moglie la dama Hong, figlia dello studioso Hong Bong-han. Il 27 aprile 1744 Sado e la dama Hong si sposarono e la sposa assunse il nome Hyegyeong e il titolo di principessa.

Il principe Sado aveva appena dieci anni quando cominciò a mostrare segni di una strana malattia che lo portava a perdere spesso conoscenza.

L’anno seguente, il 1746, Sado si trasferì con la moglie nella residenza della madre, dove lo istruirono all’utilizzo della spada e dell’arco. In questo periodo poté stringere un rapporto più stretto con la madre e le sorelle. In particolare con la principessa Hwahyeop, che era poco gradita al padre, al pari del principe Sado.

Il principe Sado in un antico ritratto

Quando, nel 1749 ottenne il potere di prendere decisioni amministrative, Sado aveva quindici anni, ma il suo operato risultò sempre deludente agli occhi del padre. Addirittura, fino al 1756, gli vietò di partecipare a eventi di corte e di visitare le tombe degli antenati.

Nel 1750 nacque il suo primogenito Yi Jeong, che purtroppo morì due anni dopo. Il secondogenito nacque nel 1752 e anch’egli morì, a tre settimane di vita, di morbillo. Malattia che uccise anche la principessa Hwahyeop.

In questi anni la salute del principe Sado ne risentì molto.  Minata sia dai lutti, sia dall’aver scampato per poco la morte a causa del morbillo. Cominciò anche a soffrire di disturbi mentali e allucinazioni.

Il primo episodio di allucinazioni avvenne nel 1752 quando, dopo la lettura del testo taoista Okchugyeong, Sado giurò di aver visto il dio del tuono. Da quel momento in lui maturò il terrore dei tuoni e la paura che il padre potesse incolparlo di tutti i temporali invernali. L’instabilità mentale crebbe col passare degli anni, sebbene negli incontri ufficiali il principe apparisse in condizioni normali. Nel 1753 mise incinta una dama di corte. Temendo la reazione del padre, tentò di costringere la donna ad abortire, ma fallì e a quel bambino ne seguì un altro, nel 1755.

In quello stesso anno la madre biologica di Sado si ammalò, ma per ordine del re il principe non ebbe il permesso di vederla. Tale privazione ebbe ripercussioni sulla sua salute mentale.

Nel 1756, durante una visita ufficiale il re trovò il figlio in completo stato confusionale. Tuttavia, non comprese lo stato di salute mentale del figlio e, ritenendolo semplicemente ubriaco, lo rimproverò con veemenza. Una volta che il re ebbe abbandonato la residenza di Sado, in preda alla follia il principe diede fuoco al palazzo.

Nel 1757 Sado perse, a distanza di un mese, sia la madre biologica sia quella adottiva. La sua instabilità sfociò in violenza efferata contro i suoi servitori e gli eunuchi di corte. Non di rado, infatti, per sfogare la sua rabbia uccise il personale del palazzo e stuprò dame di corte.

All’ennesimo rimprovero del padre, Sado si gettò in un pozzo e una guardia lo salvò in extremis. Come tutti coloro che lo circondavano, neanche la sorella minore e la moglie erano dispensati dai suoi scatti di violenza. Dal 1760, per nascondere i lividi lasciati da Sado, la moglie evitò gli eventi di corte.

Nel 1760 Sado contrasse la malaria e, sebbene fosse proibito alla corte coreana, cominciò a bere alcol oltre che a organizzare feste baccanali. Tra i nuovi hobby del principe vi era quello di girare in incognito per la capitale e mutilare medici reali, personale di corte e servitori. Si calcola che più di cento persone morirono per mano sua.

Una riproduzione della madia per il riso nella quale fu rinchiuso il principe Sado

Il 14 giugno 1762 il re ricevette un resoconto della condotta del figlio Sado dal ministro Na Gyeong-eon. Per questa soffiata al re, il principe Sado sospettò del marito della defunta sorella Hwahyeop e minacciò di ucciderne il figlio, senza però mettere in atto il proposito.

Diversamente andò un altro episodio. Dopo un alterco con un funzionario di corte, il principe giurò di ucciderne il figlio. Stavolta Sado si introdusse realmente a palazzo per portare a termine il suo intento. Per sua sfortuna l’intrusione fu considerata un tentativo di attentare alla vita di re Yeongjo.

La consorte del re implorò il sovrano di prendere provvedimenti. Dal momento che le regole di corte vietavano di profanare il corpo di un reale, il re non poté attentare alla vita del figlio. La soluzione fu però presto trovata.il proposito

Il 4 luglio 1762 re Yeongjo depose Sado e gli ordinò di entrare in una madia per il riso e la fece chiudere con una corda. La notte del settimo giorno Sado smise di rispondere. L’indomani il re ordinò di riaprire la madia e il principe fu dichiarato morto.

Dopo il suo funerale, ordinò di giustiziare tutti i servitori di Sado.

Dopo la morte del figlio, re Yeongjo gli diede il titolo di Sado, nome che significa “Grande sofferenza quando si pensa a lui”. Da quel momento e per tutta la durata del suo regno, proibì a tutti anche solo menzionarne il nome. Tuttavia, nel 1776, il figlio di Sado, Yi San, salito al trono col nome di Jeongjo, ridiede legittimità al nome del padre e uccise tutti i responsabili della sua morte.

Nel XIX secolo le memorie scritte della principessa Hyegyeong confutarono la tesi dell’instabilità mentale di Sado, che resta tuttora oggetto di dibattito. Il principe potrebbe infatti essere stato vittima di una cospirazione politica ordita dai suoi avversari.

Negli anni diversi Drama e film hanno raccontato la storia del principe ereditario Sado. Tra questi la serie del 2014 The secret Door, visibile su Viki. Il drama, interpretato da Lee Je-hoon, nei panni di Sado, Han Suk-kyu, nelle vesti di re Jeongjo e Park Eun-bin che interpreta Lady Hyegyeong. The secret Door  racconta la storia dal punto di vista del presunto complotto contro Sado e di come le prove contro di lui siano state costruite. La serie racconta anche la vita adulta di sua moglie Lady Hyegyeong.

Non si può non citare il film del 2015 The Throne, vincitore di decine di premi. Tra questi ben tre, tra cui quello come miglior film, ai trentacinquesimi Korean Association of Film Critics. È stato, inoltre, selezionato come voce sudcoreana per il miglior film in lingua straniera all’88° Academy Awards , senza però ottenere una nomination. The Throne ha un cast d’eccezione. I ruoli del principe Sado e di suo padre Re Jeongjo sono affidati rispettivamente a Yoo Ah-in e a Song Kang-ho. Quest’ultimo, premio Oscar con Parasite, ha vinto la Palma d’oro come miglior attore al Festival di Cannes del 2022.

The Throne racconta il vissuto del principe Sado (Yoo Ah-in), iniziando dalla sua lunga agonia, chiuso nel baule di riso sigillato da suo padre. Narra poi la vita dello sfortunato principe attraverso diversi salti temporali spiegando come il destino di Sado lo abbia portato a quella madia colma di riso. Il film è incentrato sul rapporto difficile tra padre e figlio e molti degli eventi storici  descritti sono reali, come riferito da Lady Hyegyeong. Il film mostra  anche l’infanzia del figlio di Sado fino alla sua ascesa al trono come  re Jeongjo, interpretato da So Ji -sub. The Throne è presente suViki, anche se attualmente non è disponibile per la visione in Italia.

Fonti: (1), (2)

Il Trailer del film The Throne

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Le Hahoetal (하회탈)

Le tradizionali maschere simbolo della cultura coreana

di Donatella Perullo

Le Hahoetal sono tradizionali maschere coreane, considerate tra gli emblemi più rappresentativi della cultura del Paese e classificate come Tesoro nazionale n. 121. La più antica di queste maschere è esposta nel Museo Nazionale della Corea. Le Hahoetal raffigurano i personaggi messi in scena durante l’Hahoe Byeolsin gut Mask Nori. Patrimonio dell’UNESCO, quest’ultimo è una cerimonia eseguita, sin dalla metà del dodicesimo secolo, dagli abitanti del villaggio di Hahoe e di Byeongsan. La rappresentazione si svolge tra dicembre e gennaio, per onorare la dea Seonangshin e chiederle di concedere ai residenti una vita prospera. L’origine esatta delle maschere Hahoe non è del tutto nota, ma esiste una suggestiva leggenda che narra la loro creazione:

Una notte un giovane di nome Huh sognò una divinità protettrice che gli ordinò di creare, in cento giorni, dodici maschere, restando in totale isolamento. Deciso a onorare il volere della divinità, il ragazzo fece un bagno purificatore e appese al cancello principale una corda di paglia per allontanare gli spiriti maligni. Dopo di ciò, si chiuse in casa per assolvere il compito affidatogli. La fidanzata di Huh, una giovinetta di diciassette anni appartenente alla famiglia Kim, sentiva tantissimo la mancanza del suo amato. Impaziente di rivederlo il novantanovesimo giorno la ragazza si avvicinò alla sua casa. Andò a una finestra di carta e per spiarlo di nascosto, fece un piccolo foro con un dito.

La maschera Hahoetal rivisitata dall’artista ©Kael Ngu – credit Artstation.com

In quel momento, Huh stava lavorando all’ultima maschera, quella della serva Imae, alla quale mancava ancora il mento. Non appena la giovane vide il suo amato, infrangendo il volere della divinità, lui iniziò a sputare sangue e morì. A quel punto, la giovane innamorata, resasi conto di ciò che era appena accaduto al suo amato, si spense di crepacuore. Mossi a compassione, gli abitanti del villaggio eseguirono un esorcismo che permise alle anime dei due innamorati di essere elevate al rango di divinità e sposarsi nell’aldilà. La fanciulla diventò così protettrice del villaggio.

Tra tutte le maschere, la sola ad avere le sembianze di una divinità è quella di Gaksi, la maschera della sposa. Si dice che rappresenti la sfortunata protagonista della leggenda, divenuta Seonangshin, divinità protettrice del villaggio. La cerimonia rituale fu creata quindi, per onorare i due giovani innamorati e dare sollievo alle loro anime tormentate. Dapprincipio le Hahoetal erano dodici e rappresentavano i personaggi necessari per interpretare tutti i ruoli nello spettacolo. Di quelle dodici maschere tre sono, purtroppo, andate perdute.

Le maschere andate smarrite sono: Ttoktari – il vecchio, Pyolch’ae – l’esattore delle tasse e Ch’ongkak – lo scapolo.

Le Hahoetal conservate sono: Chuji – il leone alato; Gaksi – la giovane sposa; Chung – il monaco buddista; Yangban – l’aristocratico; Ch’oraengi – il servitore dell’aristocratico; Seonbi – lo studioso; Punae – la concubina; Paekjung – il macellaio; Halmi – la vecchia e Imae – la serva dello studioso.

In genere, le maschere di altre regioni sono create utilizzando zucche o cartapesta. Le Hahoetal sono realizzate, invece, in legno di ontano laccato più volte al fine di ottenere colori particolari. I volti raffigurati possono essere di colore albicocca, rosso scuro, arancione o vermiglio in base al sesso, all’età, allo status e alla personalità del personaggio. I lineamenti delle Hahohetal non sono sempre simmetrici. Lo sono la maschera del nobile, Yangban, e quella dello studioso, Seonbi. Quella del servo, Chorani, invece è asimmetrica e ha la bocca storta. Alcune maschere hanno occhi stretti o altre un’iride ad anelli bianchi. Ad avere gli occhi socchiusi sono i personaggi forti, avvantaggiati sia fisicamente sia socialmente. I deboli che sono insoddisfatti o ostili, hanno gli occhi cerchiati. 

Sulle Hahoetal, anche il naso rivela molto dei personaggi. Il nobile e lo studioso lo hanno aguzzo e aquilino, mentre il servitore e il funzionario che sono di rango inferiore hanno un naso basso e largo. La bocca del nobile e dello studioso ha un aspetto ordinario, quella del servitore invece è storta. Rispetto alle maschere tradizionali di altre regioni, alcune Hahoetal hanno la mascella inferiore collegata a quella superiore tramite una cinghia. In questo modo, spostando la testa avanti e indietro, gli attori possono cambiare le espressioni della maschera. La tecnica del separare la mascella dal resto del viso è chiamata jeorak e si trova raramente in maschere di altre regioni. Le Hanoetal sono anche le sole a non essere bruciate al termine della rappresentazione, come avviene il più delle volte alle maschere di altre regioni.

Nel Drama Money Heist: Korea – Joint Economic Area, i rapinatori utilizzano la maschera Yangban, l’aristocratico. Yangban è il personaggio con più potere tra quelli della celebrazione, quindi spesso oggetto di scherno da parte degli altri personaggi. Nel periodo della dinastia Joseon, gli yangban erano la classe sociale più importante, costituita da funzionari sia civili (munban) sia militari (muban). Da qui deriva il nome yangban che significa due classi. Il termine, nato al tempo della dinastia Goryeo, nel corso dei secoli ampliò significato e durante la dinastia Joseon, iniziò a rappresentare l’intera classe dei proprietari terrieri. È plausibile che la scelta della maschera Yangban per il remake coreano de La Casa de Papel, sia dovuta al fatto che è la più rappresentativa tra le Hahoetal, ma non solo.

In genere, la maschera Yangban è utilizzata per criticare la classe nobile. Secondo alcune fonti, però, in molte rappresentazioni, chi indossa la maschera Yangban interpreta il ruolo di paladino del Seonbi, lo studioso. Solitamente, quindi Seonbi e Yangban sono personaggi alleati, che vogliono mettersi in mostra.  La maschera dell’aristocratico ha gli occhi stretti, circondati da rughe e con profonde sopracciglia scure. La sua espressione è una combinazione di bluff ed espressione rilassata. Può apparire minaccioso con la bocca chiusa e giocoso se muove il mento. È dunque un personaggio ambiguo che potrebbe sembrare allegro, ma che nelle messe in scena a volte fa fustigare a morte chi lo insulta. Tutto ciò spiegherebbe ulteriormente il motivo della scelta della produzione di Money Heist: Korea – Joint Economic Area, proprio dell’Yangban Hanoetal, tra tutte.

Fonti: 1, 2, 3, 4.

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Il Bossam all’epoca Joseon (보쌈 조선)

Il matrimonio con rapimento che spesso permetteva alle vedove di aggirare l’impedimento di risposarsi

Immagine di copertina  – Illustrazione di Ahyeon

di Donatella Perullo

Oggi in Corea la parola Bossam (보쌈) è per lo più riferita a un popolare piatto a base di pancetta di maiale avvolta in foglie di cavolo e cotta al vapore. Nell’epoca Joseon però il termine Bossam rappresentava una forma insolita di matrimonio che prevedeva il rapimento della donna, dopo averla coperta con un sacco. L’usanza ebbe origine dal divieto che a quei tempi impediva alle vedove di risposarsi e il matrimonio Bossam era il solo tollerato per loro.

Erano possibili due tipi di Bossam per le vedove: uno concordato con il permesso dei genitori della donna e l’altro forzato, eseguito senza nessun consenso. Per precisione bisogna però specificare che nell’epoca Joseon un matrimonio Bossam poteva coinvolgere, anche se con meno frequenza, non solo le vedove, ma anche ragazze vergini o giovani scapoli. Quando quest’ultima eventualità si verificava, a essere soggetti al Bossam erano celibi residenti nelle aree periferiche.

L’usanza del Bossam si diffuse nella società Joseon che costringeva le vedove a restare fedeli al marito defunto e impediva loro di risposarsi. La dinastia Joseon era orientata al confucianesimo e di tipo patriarcale, ciò tendeva a limitare molto la libertà delle donne. In quel periodo, ad esempio, gli uomini potevano avere più di una moglie e se restavano vedovi avevano la possibilità di risposarsi. Alle donne, invece, questa possibilità era preclusa. Anche per questo la tradizione del Bossam spesso era compiuta con il consenso dei genitori delle vedove. Preoccupati per le figlie che in alcuni casi avevano già trovato in clandestinità un nuovo innamorato, questi permettevano segretamente il Bossam. Grazie ad esso potevano evitare critiche e punizioni, facendo sembrare che dopo il rapimento la figlia non avesse scelta che risposarsi. Sebbene dunque la consuetudine del Bossam non sia stata mai ufficializzata, diventò un’usanza segreta.

Quando il Bossam era frutto di un accordo confidenziale, si teneva in un giorno prestabilito. L’uomo irrompeva in casa della vedova con altri complici, in genere da tre a cinque, e fuggiva con la donna avvolta in un telo. I familiari attendevano qualche istante per dargli un po’ di vantaggio, dopodiché uscivano dalla casa, impugnando bastoni e forconi, gridando e chiedendo aiuto. Questo per informare i vicini che la vedova era stata rapita e non aveva commesso infedeltà. Dopo di ciò la famiglia non sporgeva denuncia ufficiale al funzionario. Così, anche se il funzionario veniva a sapere dell’accaduto, non essendo stata formulata accusa, non indagava né faceva ricerche e il ‘rapitore’ non subiva conseguenze.

“Amanti al chiaro di luna” – Opera dipinta durante la tarda dinastia Joseon dal pittore coreano Shin Yunbok (Tesoro Nazionale n°135)

Il Bossam non era pratica esclusiva delle classi meno abbienti, ma era attuato anche nelle case Yangban, appartenenti cioè alle famiglie dei proprietari terrieri. Quando c’era una figlia o una nuora divenuta da poco vedova, i genitori provavano pietà per lei e di nascosto mandavano un giovane a rapirla per portarla a casa dell’uomo da loro scelto. In questo caso, l’uomo doveva accettare la donna anche se non gli piaceva. Questo metodo era utilizzato nelle case Yangban anche per prendere concubine.

A differenza del Bossam consensuale, il Bossam forzato non era tollerato ed era una pratica piuttosto violenta. Cinque o più uomini forti e determinati, spesso amici intimi del rapitore oppure prezzolati, facevano irruzione in casa della donna. Alcuni restavano di guardia, altri entravano nella stanza della malcapitata, brandendo attrezzi agricoli come mazze, falci e picconi. Tra questi uno copriva la donna con un sacco, la prelevava di forza e fuggiva. In alcuni casi, se i familiari li inseguivano, i rapitori li attiravano in un fienile e li malmenavano. Come per il Bossam consensuale, anche per quello forzato in genere non si sporgeva denuncia al funzionario. Questo perché, anche se informato, il funzionario raramente indagava sul crimine poiché il capo di un villaggio nel quale c’erano molte vedove, donne mature vergini e scapoli poteva essere punito.

Verso la fine della dinastia Joseon il Bossam divenne un problema sociale a causa dei bobu-sang.  I bobu-sang erano mercanti itineranti che vendevano le loro merci nei mercati di ogni regione. Spesso rapivano le vedove per soddisfare le loro esigenze sessuali. A volte arrivavano a assaltare i villaggi in pieno giorno e giravano di casa in casa per sequestrare tutte le vedove. Per questo motivo, durante il regno di re Gonjong si tentò di impedire il Bossam rendendolo fuori legge, ma inutilmente. Così, anche a causa dei bobu-sang, la paura rese più frequente l’usanza di affrettare il matrimonio delle vedove.

Come dicevo, il Bossam non riguardava solo le donne che avevano perso il marito e le vergini, ma spesso anche gli scapoli. C’erano casi in cui era una vedova a far rapire un uomo e altri in cui uno scapolo era costretto al Bossam con una vergine. Il matrimonio Bossam di uno scapolo era messo in pratica da vedove o vergini che volevano evitare di essere depredate. Una sorta, dunque, di prevenzione. In genere vittime del Bossam dello scapolo erano giovani provenienti dalle province. Non pratici della topografia di Seoul e non avendo parenti in città, i forestieri erano prede più facili. Pare ci siano stati molti casi di studenti giunti a Seoul per sostenere degli esami, rimasti vittima del Bossam.

Nel 2021 il Drama storico Bossam: Steal the Fate, Ambientato durante la dinastia Joseon sotto Gwanghaegun, è stato incentrato su questa particolare pratica. Nella storia il protagonista Ba-Woo, interpretato da Jung Il-Woo, è un uomo dedito al gioco d’azzardo e ai furti che non disdegna di farsi assoldare per eseguire Bossam. Un giorno durante l’esecuzione di un Bossam, rapisce per errore la principessa Soo-Kyung, ruolo impersonato da  Kwon Yuri. Soo-Kyung è la figlia del principe Gwanghae e nuora del nemico di Ba-Woo. Per accordi politici, la giovane era stata costretta a sposare il fratello maggiore dell’uomo di cui era innamorata. Lo stesso giorno delle nozze, però, il marito era morto, lasciandola vedova. L’errore commesso da  Ba-Woo cambia il suo destino e quello di Soo-Kyung. Il drama rappresenta una buona ricostruzione storica del Bossam e racconta l’oppressione vissuta dalle donne e dai più poveri in quel periodo.

Fonti: (1); (2); (3).

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La rivoluzione studentesca e il massacro di Gwangju -1980 (오일팔)

La storia degli studenti morti per la democrazia

di Gabriele Discetti

Nel maggio del 1980 violente manifestazioni studentesche e sindacali scossero la Corea del Sud. Fu il culmine di un periodo burrascoso per la storia del Paese. Nel giro di un solo anno, infatti, i sudcoreani avevano assistito a ben due colpi di stato.

La Corea del Sud ricorda tali eventi col nome 오일팔 (o-il-pal), cioè “5-1-8″, in riferimento al giorno peggiore della protesta, il 18 maggio 1980. Prima di spiegare ciò che accadde quel giorno, occorre tornare indietro di qualche mese.

Il 26 ottobre del 1979 Kim Jaegyu, all’epoca direttore della Korean Central Intelligence Agency, assassinò il presidente della Repubblica di Corea Park Chung-hee che era stato al governo per diciotto anni. Il regime di  Park Chung-hee era stato autoritario e anti-democratico, in un Paese ancora instabile, che trascinava contraddizioni, macerie e dolori della Guerra di Corea.

Morto il presidente Park, il governo di Choi Kyu-hah nulla poté contro la crescente influenza del generale Chun Doo-hwan. Influenza che divenne colpo di stato quando, il 12 dicembre 1979, il generale  prese il potere con la forza.

Il regime di Chun Doo-hwan represse le opposizioni con maggior forza di quanto avesse già fatto Park Chung-hee. Nei primi quattro mesi del 1980, professori e studenti contrari al regime autoritario furono espulsi dalle università per aver formato unioni studentesche e aver manifestato senza autorizzazioni. Tuttavia la dura repressione del regime non scalfì le manifestazioni per l’abolizione della legge marziale e la democratizzazione del Paese.

Dal 1 al 15 maggio 1980 circa duecentomila studenti provenienti da tutto il paese si riunirono a Seoul, occupando il centro della città. Le proteste presto dilagarono in tutto il paese.

Fonte Foto AP e Namu.Wiki

Il 17 maggio 1980, il governo dichiarò lo stato d’assedio nella provincia meridionale di Gwangju e chiuse le università. Il giorno seguente gli studenti si radunarono davanti alla Jonnam University per contestare le chiusure. Fu lì che cominciò a consumarsi una delle pagine più cruente della storia coreana.

Alle 9:30 del 18 maggio 1980 iniziarono gli scontri tra circa settecento paracadutisti dell’esercito e gli studenti. Quest’ultimi erano armati di semplici pietre. Cominciò così una violentissima e sanguinosa repressione, che perdurò per nove giorni.

Il 21 maggio, l’esercito sudcoreano si ritrovò a fronteggiare una  folla umana che manifestava e aprì il fuoco. La repressione dura accese maggiormente lo spirito combattivo dei dimostranti, che riconquistarono momentaneamente le strade, rubando anche mezzi all’esercito. Nonostante la resistenza cittadina, nei giorni successivi l’esercito si oppose alla rivolta usando, contro semplici civili, carri armati e arsenale da guerra. Sedò così l’insurrezione il 27 maggio, mietendo numerosissime vittime, soprattutto studenti e semplici cittadini, tra cui anche dei bambini. Si valuta che in quei giorni a morire furono tra le mille e le duemila persone. Il numero esatto dei deceduti non è calcolabile, poiché molti corpi furono gettati in luoghi sconosciuti.

La propaganda del regime presentò la protesta al Paese e al mondo intero come un tentativo dei comunisti di prendere il potere. Per tale ragione l’amministrazione Carter appoggiò apertamente l’intervento militare sudcoreano per spegnere la rivolta.

L’esercito isolò la città di Gwangju per dieci giorni, per non permettere fuoriuscita di notizie e verità riguardo le manifestazioni. Il 27 maggio la città tornò saldamente nelle mani del regime autoritario.

Ci vollero sette anni prima che le verità riguardo le vicende del maggio 1980 divenissero pubbliche. Lo sdegno e la collera del popolo coreano per il regime spianò la strada alle prime elezioni democratiche nel 1987.

Il massacro di Gwangju aveva piantato, infatti, il seme della rivoluzione che avvenne nel giugno del 1987. Allora,  sotto pressione delle proteste a livello nazionale, il dittatore Chun Doo-hwan e il suo successore designato Roh Tae-woo accettarono di concedere alcune libertà in vista delle elezioni.

La giustizia condannò Chun Doo-hwan, insieme ad altri diciotto complici, per il massacro di Gwangju nel 1997. Successivamente, però, gli fu concessa la grazia.

Nel 2002 il cimitero nazionale accolse le vittime del massacro di Gwangju. Quello stesso anno, il 18 maggio divenne giornata nazionale di commemorazione. Nel 2016, la scrittrice sudcoreana Han Kang ha pubblicato un romanzo che ripercorre le infelici vicende del massacro. Il titolo del libro è Atti umani pubblicato in Italia nel 2017  da Adelphi Edizioni. Il romanzo, diviso in sette capitoli, racconta le tristi storie di sette testimoni diretti o indiretti delle vicende di Gwangju.

Il primo capitolo è il racconto di Dong-ho, quindicenne migliore amico della scrittrice, morto il 18 maggio 1980, colpito da uno dei tanti proiettili sparati dall’esercito sui manifestanti.

A ripercorrere le vicende del massacro di Gwangju è stato nel 2017 il film coreano A Taxi Driver.

Diretto da  Jang Hoon e con protagonisti Song Kang-ho e l’attore tedesco Thomas Kretschmann, il film è basato su un fatto reale. È incentrato, infatti, su un tassista che restò coinvolto negli eventi di Gwangju,  accompagnando il giornalista tedesco Jürgen Hinzpeter che voleva filmare la rivolta. La critica accolse molto positivamente A Taxi Driver per il suo approccio nel rappresentare gli eventi e per il suo peso emotivo. Il film ha vinto il Best Foreign Language Film  ai 90° Academy Awards ed è stato un successo commerciale. Attualmente è il dodicesimo film della storia della Corea del Sud con il maggior incasso.

Di recente più di un Drama ha narrato quanto accaduto in Corea del Sud nel maggio 1980. Il primo è Youth of May, uscito  nel giugno 2021. Il Drama è una ricostruzione drammatica e fedele di quei giorni, raccontati attraverso gli occhi dei protagonisti. La sceneggiatura di Youth of May è scritta da Lee Kang. Tra gli interpreti principali troviamo Lee Do-hyun, Go Min-si e Lee Sang-yi. Youth of May è visibile su Rakuten Viki.

Ambientato, invece, tra novembre e dicembre 1987, è il drama Snowdrop. Il pubblico coreano ha contestato fortemente questa serie e ha persino presentato una petizione alla Blue House perché imponesse l’interruzione della produzione. Ciò perché si riteneva che la sceneggiatura contenesse delle gravi distorsioni storiche ai danni di quanto accaduto nel periodo narrato. Trasmesso da Disney+, Snowdrop ha riscosso un buon successo tra il pubblico straniero, mentre in patria ha ottenuto uno share medio inferiore al 3%. Snowdrop è stato sceneggiato da Yoo Hyun Mi , già conosciuta per drama come Sky Castle.  A interpretarne i ruoli principali sono stati Jung Hae-in e la cantante Jisoo, membro del gruppo K-pop Blackpink, al suo esordio come attrice.

Fonti (1), (2), (3)

Immagine di copertina  di 손형순 – Opera propria

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Start-Up (스타트업)

Amore, amicizia e riscatto tra innovazione tecnologica, progetti e sogni.

di Donatella Perullo

Titolo: Start-Up (스타트업)

Genere: romance/office

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Park Hye-ryun

Regia: Oh Choong-Hwang

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16

Durata per episodio: 85 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Bae Suzy (Seo Dal-mi)

Nam Joo-hyuk (Nam Do-san)

Kim Seon-ho (Han Ji-pyeong

Kang Han-na (Seo In-jae, sorella di Seo Dal-mi)

Kim Hae-sook (Choi Won-deok, nonna di Seo Dal-mi)

Yoo Su-bin (Lee Chul-san)

Kim So-wan (Kim Yong-san)

Stephanie Lee (Jeong Sa-ha)

Kim Won-hae (Padre di Nam Do-San)

Seo Dal-mi (Heo Jung-eun) e Seo In-jae (Lee Re) sono sorelle. Vivono con dolore la fine del matrimonio dei loro genitori e anche se non vorrebbero, quando questo accade le loro strade si separano. In-jae che è la maggiore decide di seguire la madre in una nuova vita agiata e farsi adottare dal nuovo marito di lei. Dal-mi che è affezionatissima al papà, resta invece con lui nella loro modesta dimora. Padre e figlia condividono il medesimo spirito puro ed entusiasta. L’uomo sogna di aprire un’azienda informatica che dia la possibilità a giovani imprenditori delle Start-up di avviare le proprie aziende senza correre rischi.

Dopo anni di sacrifici le cose sembrano finalmente andare bene per lui, ma sta per ottenere un importante finanziamento quando perde la vita. Così, l’adolescente Seo Dal-mi resta sola con Choi Won-deok (Kim Hae-sook), la nonna paterna. La donna gestisce un ristorante di corn dog e fa il possibile per dare sostegno alla nipote.

Choi Won-deok è una donna molto generosa. Un giorno incontra il giovane Han Ji-pyeong (Nam Da-reum) che è appena uscito dall’orfanotrofio e non ha un posto dove andare. La donna gli offre ospitalità e in cambio lui che ha una mente brillante, la aiuta nella gestione delle finanze. Choi Won-deok è preoccupata per la nipotina che dopo la morte del padre si è isolata e non ha amici. Chiede perciò a Ji-pyeong di scrivere per lei delle lettere alla ragazzina, fingendosi un suo ammiratore. Il ragazzo accetta, sebbene controvoglia, di aiutare la sua benefattrice.

“C’è chi dice che le bugie a fin di bene siano innocue, ma non è vero. Nessuna bugia lo è . Finiscono tutte per fare del male a qualcuno”

(Choi Won-deok)

Per restare incognito, si firma Nam Do-san, un ragazzino che in quei giorni appare sui quotidiani per aver vinto le Olimpiadi della matematica. La corrispondenza tra i due si protrarrà per diverso tempo e darà a Dal-mi e, inaspettatamente, a Ji-pyeong la motivazione per tornare a sorridere. Pur non incontrandosi mai, per entrambi è il primo amore. Un giorno, però, Ji-Pyeong decide di dire addio alla sua amica di penna e andare via per iscriversi all’università. Il distacco dall’anziana è doloroso, ma il giovane che tende a chiudersi e a nascondere i propri sentimenti, non si lascia convincere e parte.

Il racconto riprende ben quindici anni dopo. Seo Dal-mi (Bae Suzy) è diventata una giovane donna dall’innato spirito imprenditoriale. Vive ancora con la nonna e non si è mai fidanzata poiché il suo cuore è sempre occupato dall’amore idealizzato per Nam Do-san. Sua sorella Seo In-jae (Kang Han-na) ha il cognome del patrigno, un grosso imprenditore informatico, e lavora come dirigente nella sua azienda. Han Ji-pyeong (Kim Seon-ho) è diventato un dirigente della Sand-Box, la Silicon Valley coreana. È ricco, molto considerato, ma sempre attento a non aprirsi e ancora solo.

Un giorno Seo Dal-mi riceve l’invito per un evento esclusivo al quale sa che incontrerà la madre e la sorella. Desiderosa di celare che a quasi trent’anni non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi, decide di mentire alle due. Poiché ha sempre parlato loro di Nam Do-san, dice alla nonna che vuole ritrovarlo e presentarlo come suo fidanzato. Preoccupata, la donna chiama Ji-pyeong e lo prega di aiutarla a trovare l’ignaro Do-san prima di sua nipote, così che il loro castello di bugie non sia rivelato.

Nam Do-san è un genio dell’informatica, titolare con due amici, Lee Chul-san e Kim Yong-san, della Samsan Tech una piccola start-up che però non riesce a decollare. È un idealista, sognatore e ingenuo che accetterà di aiutare lo sconosciuto Ji-Pyeong solo dopo aver letto le lettere scritte anni prima da So Dal-mi.

Inizierà così una commedia romantica degli equivoci ambientata nella Sand Box, che nella realtà non esiste, ma che è così ben descritta da sembrare reale. La storia parte con l’intento di essere un racconto sulle vicissitudini, le ambizioni e le sfide di giovani imprenditori delle Start-up. Ben presto diventa, però, soprattutto una storia d’amore.   

Novello Cyrano de Bergerac quello di Han Ji-pyeong, anche grazie all’interpretazione di Kim Seon-ho, è un personaggio che non si può non amare. Desideroso di affetto ma testardo nel non volerlo ammettere, l’uomo aiuterà Nam Do-san ad avvicinarsi a So Dal-mi, nonostante provi qualcosa per lei. Dal canto suo Do-san è un genio incompreso. Spiccherà il volo grazie al sostegno e alle capacità imprenditoriali di Dal- mi, della quale s’innamorerà a prima vista, anzi, ancora prima di vederla.

“Chi dice che io debba sognare soldi o successo? E se il mio sogno fosse una persona?” 

(Nam Do-san)

All’inizio Nam Do-san è oltremodo ingenuo, un nerd non avvezzo ai rapporti umani. Ha poca autostima e trova il coraggio di avvicinare la donna che ama, solo fingendosi il Do-san delle lettere. Grazie anche alla volontà di restare accanto a Dal-mi, riuscirà, però, a trovare la forza di farsi valere e dimostrare il suo valore. Nam Joo-hyuk lo interpreta alla perfezione e riesce a coinvolgere così bene nelle emozioni del personaggio, da commuovere più volte. Della sua interpretazione mi ha colpito la palese immedesimazione in Nam Do-san. La sua espressività e l’ottima capacità di esternare coinvolgimento emotivo, sono inconfutabili indizi delle sue ottime capacità recitative.

Seo Dal-mi è testarda e ambiziosa. Entra nella Sandbox per dimostrare alla sorella e alla madre di poter arrivare ai vertici di un’azienda, anche senza l’appoggio di una famiglia ricca. È generosa e non ha paura di esprimere i propri sentimenti. Nasconde le fragilità interiori e dimostra grinta e attitudini da leader. Grazie alla forte motivazione sarà in grado di fare scelte lavorative difficili. Senza saperlo, amerà due Do-san. Quello delle lettere, dietro il quale si nasconde Ji-pyeong, e il Do-san reale, insicuro eppure coraggioso nell’esternare i propri sentimenti. Bae Suzy è ormai un’attrice d’esperienza, la amiamo in tanti e non ha bisogno di presentazioni. Voglio egualmente, però, riconoscerle il merito dell’essere riuscita a ben rappresentare l’essenza di Dal-mi, il suo orgoglio, la generosità e l’audacia dei propri sentimenti.

Han Ji-pyeong è, tra i protagonisti, quello al quale ci si affeziona di più. Lo conosciamo quando ha appena lasciato l’orfanotrofio e con pochi spiccioli in tasca è alla ricerca di un alloggio. A quest’età è interpretato da Nam Da-reum, un giovane talento che vi consiglio di tenere d’occhio. Ha iniziato a recitare quando aveva appena sette anni e per me è sempre una gioia ritrovarlo in un drama. Mi aveva già stregato in While you were Sleeping, in Just Between lovers e in tante altre serie nelle quali ha interpretato i protagonisti da giovani. In Start-Up non è da meno. Di recente è stato protagonista del web drama The Great Shaman Ga Doo-shim e gli auguro una carriera splendida. Tornando a Han Ji-pyeong, lui non è abituato a esternare i propri sentimenti e tende a chiudersi in se stesso per non mostrare debolezze.

Così facendo penalizza la propria sfera emotiva. È un uomo di successo, eppure la sua unica compagnia è un’assistente vocale, lo si abbraccerebbe dall’inizio alla fine. Vien voglia più volte di gridargli che sta sbagliando, che rischia di perdere tutto se non trova il coraggio di ammettere a se stesso che ha bisogno degli altri. L’affetto che mostra per l’anziana Won-deok è tangibile e toccante, nonostante cerchi di mascherarlo. Lei è stata la prima a capirlo e sarà per lui la famiglia che non ha mai avuto. Kim Seon-ho è perfetto nel ruolo e come sempre eccezionale. Lo ammiro da quando lo vidi nei panni del magistrato Jung Jae-yoon in 100 Days My Prince (백일의 낭군님). È un attore di grande talento ed è stato eccelso nel trasmettere i tormenti e le contraddizioni interiori del suo personaggio. Il valore di Ji-pyeong nella storia è soprattutto merito suo.

Un plauso speciale va a Kim Hae-sook, attrice di grande esperienza, che riesce a dare vita a una nonna forte e al contempo tenera. Sarà che ho un debole per i nonni, ma il suo personaggio mi è rimasto nel cuore. La sceneggiatrice, Park Hye-ryun, che abbiamo amato per altri suoi lavori come I can hear your voice (2013), Pinocchio (2014) e While you were sleeping (2017), in Start-up pur partendo da un’ottima idea, commette diverse ingenuità che fanno perdere punti al prodotto finale. Alcune scelte lavorative fatte dai personaggi sono, poco credibili e utilizzate per creare imprevisti e intoppi che fanno storcere il naso. Alcuni comportamenti dei protagonisti sono discutibili così come le diverse sottotrame che, non sempre ben sviluppare, rappresentano una pecca del drama.

In sostanza, però, grazie all’interpretazione del cast e alla storia d’amore coinvolgente, molto si perdona. Basta mettere in secondo piano l’aspetto office della storia e concentrarsi sul triangolo amoroso e sull’umanità dei personaggi per apprezzare fino in fondo Start-up.  Il drama è arricchito da OST coinvolgenti che reggono bene il ritmo del racconto. In particolare ho amato Running dell’insuperabile Gaho,  Future cantata dalle Red Velvet e la più melodica Day & Night, interpretata da Jung Seun-hwan. Consiglio Start-Up a chi ama il romanticismo, le storie di riscatto e crescita interiore.

La mia valutazione
8.4/10
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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 11

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 11

Quando Kim Sun-hyun sollevò le palpebre, era di nuovo in un letto d’ospedale. Un vocio sommesso gli fece capire che non era solo. Richiuse gli occhi, nella speranza che nessuno si fosse accorto che era cosciente e si concentrò sulle voci, sperando di distinguere quella di Ha-jin. Riconobbe sua madre e suo fratello Joo-hyuk che parlavano con un uomo, probabilmente un medico. Di tanto in tanto le loro voci si facevano più sommesse, nel tentativo di non fargli capire cosa stessero dicendo. D’un tratto passi affrettati gli fecero acuire i sensi e una voce femminile si aggiunse alle altre. Era quella concitata di Choi Eun-ae la sua fidanzata.

Sun-hyun s’irrigidì, l’unica voce che avrebbe voluto sentire era quella di Ha-jin. Cercò di controllare il respiro per non farsi notare, poi sentì il Samjogo divenire gelido.

Allora spalancò gli occhi e si portò una mano al collo per assicurarsi che fosse nascosto. Era di nuovo azzurro e il colore scorreva come fluido opalescente lungo il disegno cesellato. Non se ne meravigliò. Joo-hyuk, loro madre e persino Eun-ae erano identici al passato. Avrebbe capito che erano reincarnazioni anche senza la reazione del monile. Per un istante gli sembrò di essere tornato nel Goryeo. Non fece in tempo a completare il pensiero che il viso di sua madre gli si parò dinanzi e sull’altra sponda del letto lo raggiunse Cho Eun-ae che gli prese una mano fra le sue.

Kim Sun-hyun avrebbe voluto liberarsi dalla presa, ma era cosciente che sarebbe stato sbagliato. Guardò sua madre, poi la fidanzata e chiese:

«Perché mi avete riportato in ospedale?»

«Tesoro» piagnucolò la mamma, accarezzandogli il volto «ti abbiamo trovato privo di sensi. Perché sei fuggito, cosa ti è venuto in mente?»

Il volto di Kim Joo-hyuk si affiancò a quella di loro madre e lo fissò cupo, come se cercasse di leggergli dentro. Sun-hyun ricambiò lo sguardo del fratello maggiore con la medesima intensità, quasi a sfidarlo, e gli chiese: «Che hai da guardare così, hyeong?»

«Ricordi chi sono? Hai riacquistato la memoria?»

“La memoria, già, la mia memoria”, pensò agitato Sun-hyun. “È stato il Samjogo? È merito suo se ora ricordo tutto? Le mie due vite sembrano essere divenute una. Sono Wang So eppure anche Sun-Yun. È così che si sente Ha-jin che ricorda tutto dei suoi giorni da Hae Soo e della sua vita in questo tempo?” Una fitta gli attraversò le tempie. Strinse gli occhi e il viso gli si distorse in un’espressione di dolore.

«Yeobo! Esclamò preoccupata Eun-ae «Ti senti male?»

Sun-Yun  scosse il capo: «Ho mal di testa, lasciatemi riposare vi prego.» e liberò la mano da quella della fidanzata, poi chiuse gli occhi e si girò su un fianco per voltarle le spalle.

«Dottore…» chiamò la madre in cerca di conforto sulle condizioni del figlio. Il medico gli si avvicinò e con voce profonda e rassicurante disse: «Come le spiegavo poco fa, presidentessa Kim, suo figlio ha subito un forte trauma a causa dell’incidente. Per fortuna pare lo stia superando bene, ma ha bisogno di riposo e tranquillità. Pressarlo potrebbe essere controproducente per il suo recupero.»

«Cosa intende dire, che lo sto disturbando?» la voce della presidentessa era divenuta improvvisamente aspra e il tono di sfida. «Lei sa chi è il proprietario di quest’ospedale, vero dottore?»

“Ecco la madre che conosco” pensò Sun-hyun.

«Õmŏni!» intervenne Joo-hyuk, imbarazzato dall’atteggiamento aggressivo della mamma «Il dottore cerca solo di fare il bene di Sun-hyun. Dovremmo dargli ascolto se vogliamo che torni presto a casa e che stia bene.» poi rivolto al medico, accennò un segno di contrizione e si scusò in vece della donna. Seguì qualche istante di silenzio imbarazzato, poi lei si schiarì la voce e tornando melliflua disse: «Mio figlio ha ragione. Dottore spero possa comprendere, sono una donna angustiata dalla preoccupazione.»

«Certo presidentessa. Suo figlio tornerà presto a casa e mi assicurerò che non lasci l‘ospedale se non quando sarà dimesso.»

«Le conviene che sia così, se non vuole perdere il lavoro.» Puntualizzò secca Eun-ae.

«Tranquilla mia cara» affermò la presidentessa «Il dottore ha capito come stanno le cose. Inoltre la stanza sarà sempre controllata da uno dei miei dipendenti. Il nostro Sun-hyun è al sicuro.»

“Le mie due vite sembrano essere divenute una. Sono Wang So eppure anche Sun-Yun. ”

«Mamma ora andiamo, ti prego.» insisté Joo-hyuk «Sun-hyun è in buone mani e ha bisogno di serenità. Ti riporterò qui domattina, promesso.»

La donna fissò il volto del figlio maggiore poi guardò l’altro, ancora raggomitolato su un fianco, con gli occhi caparbiamente chiusi. Sospirò e si arrese: «Andiamo Eun-ae cara, torneremo domattina.»

Sun-hyun sentì i tacchi della madre e della fidanzata allontanarsi, poi percepì l’odore del dopobarba di suo fratello e capì che si era avvicinato. Il fiato di Joo-hyuk gli lambì l’orecchio mentre sussurrava: «Le porto via, fratellino. Mi devi un favore.»

Sun- hyun non rispose. Aspettò prima di riaprire gli occhi e quando si accorse di essere finalmente solo, si mise a sedere. Guardò il medaglione tornare lentamente al suo colore naturale e ringraziò che nessuno si fosse accorto che lo indossava.

Ora che ricordava tutto, aveva capito che Joo-hyuk era la reincarnazione dell’ottavo principe, Wang Wook. Sarebbe stato impossibile non riconoscerlo, era pressoché identico all’uomo che era stato nel Goryeo. Così come aveva riconosciuto sua madre che ora, al contrario che nella vita passata, sembrava amarlo follemente. Ed Eun-ae? Lei era così simile a Lady Hae Myung-hee, la defunta moglie di Wang Wook. Per non parlare di Wang Eun, il decimo principe, che ora era il segretario Lee Baek-hyuk. Mille domande lo assalirono. La storia si sarebbe ripetuta? Joo-hyuk aveva mantenuto l’amore per la letteratura e l’arte che lo avevano distinto come ottavo principe. Conservava anche la sete di potere e l’indole che lo caratterizzavano nella vita passata? Se avesse incontrato Ha-jin avrebbe di nuovo provato a portargliela via? Eun-ae, Lee Baek-hyuk, Joo-hyuk e sua madre, erano parte della sua vita da sempre.

Ora gli sembrava di non averli mai conosciuti e nello stesso tempo, sapere di loro più di loro stessi. Strinse il lenzuolo tra le dita e imprecò. Chi altri di chi lo circondava era la reincarnazione di un membro della sua famiglia? Di chi avrebbe dovuto guardarsi e chi era colui di cui gli aveva parlato l’astronomo? Certo, il Samjogo lo avrebbe aiutato a riconoscere chi ora aveva un aspetto diverso, anche se ancora non sapeva come utilizzarlo. Ora, però, una sola cosa lo metteva davvero in agitazione, il non sapere dove fosse Ha-jin.  La porta si aprì e il medico tornò nella stanza. Sun-hyun gli indirizzò uno sguardo di sconforto e rassegnazione. L’uomo controllò la flèbo, poi gli puntò una piccola luce prima in un occhio, poi in un altro.

«Sembra che lei stia recuperando bene. Ha rischiato molto, lasciando l’ospedale prima del dovuto. Per fortuna non ci sono state grosse conseguenze. Più tardi la sottoporremo a una visita neurologica e domani mattina le farò ripetere la risonanza magnetica. Voglio assicurarmi che il piccolo ematoma intracranico conseguente il trauma si stia riassorbendo. Se posso fare qualcosa per lei, la prego di dirmelo. È lei il mio paziente, se vedere i suoi familiari la disturba ho l’autorità per non consentire visite.»

Sun-hyun gli sorrise grato: «La ringrazio dottor Park. Lei mi conosce da otto anni ormai. Quando mi dimetteranno avrò diverse situazioni da risolvere, anche con la mia famiglia. Poter avere ancora un po’ di tranquillità mi aiuterebbe. Le farò avere i nomi di chi può autorizzare a farmi visita, gli altri sono certo che saprà come tenerli alla larga.»

«Può contare su di me.» assicurò il medico.

«Per ora vorrei vedere Lee Baek-hyuk, il mio segretario, senza che la mia famiglia venga a saperlo. Crede di poterlo rintracciare per me?»

«Certo, signor Kim.» lo rassicurò il medico «Ora però cerchi di riposare. Verrà un’infermiera per medicarla e cambiarle la flebo. Vuole che le dia qualcosa che la aiuti a dormire?»

Sun-hyun scosse il capo: «No grazie. Ho bisogno di pensare e poi mi sento così stanco che non credo avrò difficoltà ad addormentarmi.»

Il dottor Park annuì pensieroso: «Come preferisce.» disse poi, andando via.

Trascorsero solo pochi minuti prima che due infermiere entrassero nella stanza per prendersi cura di lui. Indossavano mascherine chirurgiche e avevano i capelli nascosti dalle cuffie della divisa

Preso dai suoi pensieri, Sun Hyun non le guardò. Lasciò che una gli sostituisse la flebo e poi iniziasse a medicargli la ferita che, nell’incidente d’auto, si era procurato sulla spalla.» L’altra ragazza rimase ferma accanto alla collega, in silenzio. Sun-hyun non fece caso a lei fin quando l’infermiera non ebbe finito il suo lavoro e le disse: «Posso concederti solo qualche minuto. Ti aspetto fuori, ti prego non mettermi nei guai.» La giovane accennò un inchino di gratitudine e guardò l’amica chiudersi la porta alle spalle. In quel momento, incuriosito dalla strana situazione, Sun-hyun guardò l’infermiera e il suo cuore ebbe un sobbalzo: «Ha-jin!»

Lei abbassò la mascherina e si chinò verso di lui, per accarezzargli il viso: «Come stai, amore mio? Ho creduto di impazzire quando Ji-mong mi ha portata via.»

«Sto bene, ora che ti vedo.»

«Oh, Wang So, devo dirti alcune cose importantissime.» era agitata e parlava a fatica. Lui la prese per un polso e con delicatezza la indusse a sedergli accanto. La guardò incantato, poi le prese il viso tra le mani e sussurrò: «Mi dirai ogni cosa, Yeobo, ma dopo. Ora voglio solo baciarti, ne ho bisogno più dell’aria.» poi impresse il suo appassionato sigillo d’amore.

Fine secondo capitolo undicesimo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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L’Ispettore Reale Segreto(암행어사)

Il controllo del re sulle amministrazioni locali

di Gabriele Discetti

L’ispettore reale segreto (암행어사 – Amhaengeosa) era una carica istituzionale nata sotto la dinastia Joseon. Ogni ispettore reale era nominato personalmente dal re e inviato nelle province, in assoluto incognito, per controllare e monitorare gli ufficiali governativi delle amministrazioni locali. A differenza dei normali ispettori che facevano capo all’Ufficio Generale degli Ispettori, gli ispettori reali facevano riferimento direttamente al re.

Contrariamente a quanto si possa pensare, a essere scelti come ispettori reali erano i più giovani. Questo perché dovevano viaggiare per lunghe distanze. Gli ispettori reali erano in genere trentenni di basso o medio rango, fisicamente forti e caratterizzati da un radicato senso di giustizia. Non avevano nessun legame di sangue con i governatori locali, nonché ottimi risultati agli esami di stato. La loro carica era temporanea, ma avevano il potere di licenziare funzionari locali in nome del re.

La nomina a ispettore reale avveniva tramite una lettera nella quale erano specificate  destinazione e missione da portare a termine. Per assicurare la segretezza della missione, l’ispettore poteva aprire la lettera solo una volta uscito dalla capitale.

Giunto a destinazione, l’ispettore assolveva il suo compito in segretezza. Compiute le indagini, poteva rivelarsi all’amministrazione locale e denunciare le ingiustizie o i crimini commessi dai funzionari. Dopo di ciò, tornava alla capitale e forniva al re un dettagliato resoconto. In esso metteva in luce anche l’umore della popolazione del luogo e forniva raccomandazioni al sovrano per un’amministrazione migliore.

Il titolo di ispettore reale è menzionato nelle fonti ufficiali per la prima volta nel 1555 durante il regno di Myeongjong. Sappiamo però da altri testi che queste figure erano in attività già nel 1509.

Indubbiamente, il sistema degli ispettori reali aveva il merito di ridurre la corruzione degli amministratori locali, i quali avevano sempre il timore di essere segretamente controllati.

C’erano tuttavia alcuni risvolti negativi. Circa il 30% degli ispettori reali non sopravviveva all’incarico. Alcuni morivano uccisi da animali selvatici, altri da banditi e altri ancora assassinati da funzionari corrotti. In più, gli ispettori reali dovevano pagare di tasca propria le spese del viaggio. Spesso erano addirittura costretti a mendicare, pur di mantenere la segretezza del loro incarico.

Durante il regno di Sukjong (1674-1720) gli ispettori reali furono anche sfruttati per eliminare funzionari appartenenti a fazioni avverse alla casata reale.

Si calcola che durante la dinastia Joseon furono nominati circa 670 ispettori reali, anche se, a causa delle scarse fonti dei tempi più antichi, il numero è sottostimato.

Tra gli ispettori reali più noti vi fu Yi Hwang (1501-1570), fondatore di un’accademia confuciana privata e conosciuto con lo pseudonimo di Toegye o Gyeongho. La sua nomina avvenne nel 1542. Fu implacabile e incorruttibile, epurando numerosi funzionari corrotti. La sua rettitudine lo portò a scontrarsi persino con la corte reale. A causa di ciò fu esiliato più volte dalla capitale. Disilluso dalle lotte di potere all’interno della corte, in un primo momento si dimise e lasciò la sua carriera politica. All’età di quarantotto anni, però, accettò la nomina a governatore di Punggi, dove fondò l’accademia confuciana Baekundong Seowon. Durante tutto l’arco della sua vita ricoprì 140 incarichi politici e si dimise settantanove volte.

Altro importante ispettore reale segreto fu Park Mun-su che fu funzionario nel periodo del re Yeongjo di Joseon. Fu celebre per aver trascorso la vita a proteggere il popolo coreano dai funzionari reali corrotti. Park Mun-su superò l’esame di stato nel 1723 e in seguito divenne Ispettore Reale Segreto. È l’ amhaengeosa più famoso nella storia della Corea, tanto da divenire una sorta di figura eroica. Su di lui e sui suoi successi nelle vesti di Ispettore Reale Segreto si narrano molte leggende. Una di esse è la seguente:

Un giorno, mentre percorreva una strada di campagna, sfinito dalla fame, Park Mun-su stramazzò al suolo. Poco dopo passò di lì una donna che era con altre in cerca di erbe e lo soccorse. La giovane che aveva partorito da poco, si rese conto che l’uomo era svenuto per l’inedia. Purtroppo non aveva cibo con sé, così cercò di salvarlo nutrendolo con il suo latte materno. In quel momento, le altre donne che erano con lei alla ricerca di erbe assistettero alla scena e corsero a riferire l’accaduto al marito della ragazza. Furioso, l’uomo iniziò a picchiare sua moglie e Park Mun-su.

Solo quando Park Mun-su gli mostrò il medaglione che lo identificava come ispettore reale segreto l’uomo si fermò e  implorò perdono. Park Mun-su rimproverò il marito e riprese il cammino. Per aver assalito il funzionario reale l’uomo rischiò di essere punito dall’ufficio del governo, ma Park Mun-su lo fece perdonare. Decise anche che avrebbe ricompensato la giovane madre per averlo salvato. Come ricompensa le donò cinquanta acri di risaie, specificando però che i terreni sarebbero stati di proprietà della donna che l’aveva salvato e non di suo marito.

Oggi la figura storica dell’ispettore reale è ritornata in auge nella cultura popolare grazie alle serie tv. Sono numerosi i Drama che ispirati nel tempo a quest’affascinante figura storica. Il Drama Amhaengeosa- Royal Emissary andò in onda settimanalmente dal 1981 al 1986 per un totale di 168 episodi di un’ora l’uno. Nel 2002 L’ispettore Park Mun-su, drama di quindici episodi, fu presentato come remake del drama del 1981 ma pare avesse poco in comune con esso. Nel 2009 vinse diversi premi la commedia romantica Tamra, the Island che era ambientata sull’isola di Jeju, nell’epoca Joseon chiamata Tamra. Il Drama aveva come protagonista maschile Im Joo-hwan nei panni di un ispettore reale segreto.

Più di recente gli Ispettori reali segreti sono tornati a stuzzicare la fantasia degli sceneggiatori. Nel drama Royal Secret Agent (2020), è stato l’attore e cantante Kim Myung-soo (L) a impersonare l’ispettore segreto Yi-gyum, accanto alla protagonista Kwon Nara. La serie racconta le vicissitudini Sung Yi-gyum (Kim Myung-soo), un giovane che lavora nel dipartimento amministrativo e di ricerca dell’ufficio governativo. Quando è sorpreso a giocare d’azzardo, come punizione è nominato ispettore reale segreto e costretto a indagare sulle pratiche corrotte dei pubblici ufficiali. Yi-gyum svolgerà il nuovo lavoro con l’aiuto di Hong Da-in (Kwon Nara), un ispettore donna, e Park Chun-sam (Lee Yi-kyung), il suo servitore. Il drama è stato trasmesso da  iQIYI con sottotitoli in inglese, in Italia è stato tradotto dal RaMa Oriental Fansub.

Ultima in ordine di tempo è la commedia romantica  Secret Royal Ispector  & Joy (2021) visibile su Viki con abbonamento Standard. Vede il cantante e attore Ok Taec-yeon nei panni dell’ispettore segreto reale Ra Yi-eon e l’attrice Kim Hyee-yoon nelle vesti della divorziata Kim Jo-yi. Ra Yi-eon è un impiegato pubblico che amerebbe trascorrere le sue giornate a vendere gnocchi in un piccolo negozio fuori dai territori del palazzo. Per la sua acuta intelligenza, è nominato ispettore segreto. Kim Jo-yi è una donna appassionata che anticipa i tempi e crede nel diritto delle persone a divorziare. Vive in un’epoca in cui le donne non possono nemmeno far parte del registro di famiglia. Sogna, però, di riacquistare la libertà e cominciare una nuova vita. I due si uniscono per combattere a corruzione.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5).

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Titolo: Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 10

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 10

Wang So aveva mal di testa. Le tempie gli battevano tanto forte da non riuscire a ragionare. Aveva ascoltato il racconto dell’astronomo e ora si sentiva confuso e stordito da rabbia e preoccupazione. Prese la mano di Ha-jin e la strinse piano, per trasmetterle una sicurezza che neanche lui purtroppo aveva. Ji-mong capì il suo stato d’animo e, posandogli le mani sulle spalle, disse:

«I tuoi fratelli, mio re, sono qui anche loro. Hanno vissuto altre vite e alcuni hanno ritrovato la pace che permette di avere un’esistenza serena, ma non tutti. Tra loro c’è qualcuno che si porta dietro il dolore e la rabbia di quanto accadde in quegli anni. Uno, in particolare, a causa di questa sofferenza, è rimasto preda del male e ne è diventato adepto. È lui che dovete salvare, il suo destino che dovrete cambiare per impedire che l’equilibrio che sorregge quest’epoca non vada perduto.»

«Come possiamo cambiare il destino di qualcuno e soprattutto, come troveremo i principi? Potrebbero essere ovunque.» chiese  Hae Soo ansiosa.

«Proprio tu non dovresti farmi questa domanda. Nessuno più di te sa come cambiare in meglio il destino di qualcuno. Negli anni vissuti al Palazzo con la tua grazia, la generosità e l’affetto sei riuscita a risvegliare le coscienze anche di chi sembrava non averne.»

«Sono stata solo me stessa.»

«Ed è quello che dovrai fare anche ora. Dovrete restare uniti ed essere voi stessi. Insieme scoprirete chi è in balìa del male e lo riporterete verso luce. Solo in questo modo l’anomalia che ha dato origine a tutto ciò sarà annullata e chi l’ha provocata, sconfitto.»

Wang so stringeva ancora il Samjogo e d’un tratto gli sembrò fosse divenuto più freddo, quasi di ghiaccio. Aprì il palmo e lo osservò, un azzurro pulsante aveva preso il posto dell’oro di cui era composto e il monile sembrava emanare uno strano scintillio.

«Ma cosa!?» sobbalzò il re.

«Non temere, è così che comunica con te. Lui è in grado di riconoscere i principi, anche se hanno un aspetto diverso. Ne vede gli animi e li sente quando sono vicini. Quando troverai colui che cerchi, la sua luce diverrà scura. Un viola tetro che non potrai non riconoscere.»

«Quando accadrà, cosa dobbiamo fare?» si preoccupò Ha-ji.

«Il Samjogo sarà la vostra guida, ma anche la vostra arma.»

«Si, ma ora perché è divenuto così?» Wang So non riusciva a capacitarsene.

«Uno dei tuoi fratelli è vicino. Probabilmente fa parte della tua famiglia attuale.  Ti hanno trovato e stanno venendo a prenderti per riportarti a casa. Kim Sun-hyun è molto amato, la sua famiglia è preoccupata.»

«Allora devo andare via, subito!» scattò Wang So.

«No!» Lo fermò Ji-mong «Devi andare con loro. Tu sei Kim Sun-hyun e devi tornare alla tua vita. È così che deve andare.»

«Io resto con Hae So e non vado in nessun posto senza di lei.» sentenziò Wang So a denti stretti, prendendola per mano.

Ji-mong scosse il capo: «Ascoltami mio re, perché ciò che sto per dire è di fondamentale importanza. Indossa il Samjogo, ti porterà ai tuoi fratelli, ti proteggerà e ti guiderà. Saprà come farlo e tu imparerai a seguire la strada che ti indicherà, ma quest’oggetto è molto più di questo. Ti renderà una fenice capace di risorgere dalle sue ceneri e ricomporrà il tuo animo frammentato. Inoltre ricorda, questo monile è anche una chiave. Quella che ti consentirà di chiudere per sempre la porta dietro la quale devi relegare l’Oscuro, quando questi si presenterà.»

Il ciondolo divenne ancora più luminoso.

«Sono vicini. Devo andare via.» si agitò l’astrologo «Usa il Samjogo se vuoi che qualcuno dei tuoi fratelli ricordi il passato. Ricorda, non esiste amuleto più potente!»

Qualcuno in lontananza gridò: «Eccolo, lo vedo! Sun-hyun, Kim Sun-hyun!»

«Ci hanno trovati!» esclamò Ha-jin con voce strozzata dall’ansia.

Wang So sentì il freddo del metallo diventare tiepido, poi pian piano sempre più caldo. Un istante dopo il monile sembrò farsi di fuoco, divenne rosso acceso e gli strappò un grido di dolore.

L’astronomo afferrò Wang So per un braccio e in un tono che non ammetteva repliche gli ingiunse: «Indossa il Samjogo, mio re. Ora! Se non vuoi che tutto sia stato inutile e che il vostro destino sia nefasto!»

La voce che gridava il nome di Kim Sun-hyun ora era più vicina.

Wang So cercò le labbra di Ha-jin e la baciò con trasporto disperato, poi senza bisogno di parole cercò da lei la risposta che cercava.

La giovane annuì, con gli occhi lucidi di lacrime a stento trattenute. Lui allora prese con entrambe le mani la catena del Samjogo e la indossò. Il ciondolo si fermò sulla pelle chiara, nello scollo della camicia appena sbottonata.

Wang So sentì il freddo del metallo diventare tiepido, poi pian piano sempre più caldo. Un istante dopo il monile sembrò farsi di fuoco, divenne rosso acceso e gli strappò un grido di dolore.

Ha-jin urlò disperata. Si avventò sul ciondolo per strapparlo via, ma l’astronomo la trattenne con forza.

«No! È così che deve andare. Non temere per lui!»

Ha-jin  vide Wang So irrigidirsi,  digrignare i denti e gettare il capo all’indietro, poi stramazzare al suolo scosso da convulsioni.

«No, no!» il suo grido disperato sembrò sovrastare persino le cascate variopinte della  Raimbow Fountain. Provò di nuovo a liberarsi della presa dell’astronomo per gettarsi su Wang So, ma le dita dell’uomo sembravano d’acciaio e non lasciarono le sue braccia.

Wang So si contorse ancora per qualche istante, poi la luce del Samjogo divenne più soffusa fino a spegnersi e il corpo del giovane si rilassò, per restare immobile sul selciato, privo di sensi.

«Andiamo via da qui.» ordinò Ji-momg «Stanno arrivando. Sapranno prendersi cura di lui.»

«Non voglio lasciarlo! Voglio essere certa che stia bene!»

«Sta bene, devi fidarti di me. Andiamo via. Ora!» e dicendo questo, la prese di forza e la portò lontana da Wang So.

Fine secondo capitolo decimo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Jung Hae-in (정해인)

Il dolce conquistatore che ha dimostrato di avere molto più della bellezza esteriore.

di Donatella Perullo

Cognome: Jung

Nome: Hae-in

Professione: Attore

Luogo di nascita: Seoul – Corea del Sud

Data di nascita: 1 aprile 1988

Segno zodiacale: Ariete

Altezza: 1,78 cm

Peso: 68 kg

Gruppo sanguigno: A

Religione: Cattolicesimo (nome di battesimo: Paul)

Agenzia: FNC Entertainment

JUNG HAE-IN  SOCIAL

Jung Hae-in proviene da una famiglia benestante. Suo padre gestisce un Ospedale oculistico ad Ansan. Ha un fratello che ha sette anni meno di lui, Jung Hae-jun il quale pare gli somigli e con cui va molto d’accordo. Come il fratello maggiore, Jung Hae-jun ha già prestato servizio per la leva obbligatoria e ora, oltre a studiare ingegneria, gestisce un franchising di pollo di cui l’attore è testimonial. Tempo fa, durante il programma televisivo Hangout with Yoo di MBC,  Hae-jun disse che Hae-in gli era stato sempre di grande ispirazione. Le sue parole furono: “Al di là del fatto che sia parte della mia famiglia, Hae-in è una persona incredibile. Sono stato molto influenzato da mio fratello maggiore. Mi ha insegnato come dovrei affrontare la vita e come trattare le altre persone. Penso che il modo in cui si comporta sia fantastico.

Fino al diploma, Junh Hae-in era un ragazzo in sovrappeso. Raggiunse la forma fisica solo dopo il liceo, prima di partire per il servizio militare. Si è avvicinato relativamente tardi al mondo della recitazione. Quando era alle medie, andò a una mostra sui misteri del corpo umano e ne rimase colpito. Decise così di laurearsi in biotecnologia e diventare un ricercatore. Al momento di iscriversi all’Università, fece domanda per essere ammesso alla Facoltà di Bioingegneria, ma la sua richiesta fu respinta. A vent’anni decise così di partire per la leva obbligatoria, divenendo comandante della divisione Unjeonbyeong come autista di mezzi militari. Fu dimesso regolarmente a ventidue anni con il grado di sergente dell’esercito della Repubblica di Corea.

Il suo interesse per il mondo dello spettacolo nacque per caso. Un giorno era andato con gli amici al COEX a vedere il film Dream Girls. Al termine dello spettacolo si fermò a mangiare un gelato. Lì un agente lo notò e gli propose di fare un casting come attore. Fu questo episodio ad attirare la sua attenzione, inducendolo a iscriversi all’Università di Pyeongtaek, nel Dipartimento di radiodiffusione e spettacolo e all’Accademia di recitazione.

Durante gli studi Universitari partecipò a diversi musical, scoprendo così anche il suo talento per la musica. In effetti Junh Hae-jin ha anche una bella voce e pare gli piaccia cantare. Lo ha fatto spesso anche ai fan meeting. Ama le canzoni del cantante e ballerino coreano Paul Kim. Con lui, nel 2020, ha duettato in un brano intitolato But I Will Miss You.

Prima del debutto come attore, apparve nel 2013 nel video musicale “MOYA” degli AOA. L’anno seguente ebbe il suo primo ruolo nel drama di TV Chosun Bride of the Century. Il pubblico iniziò a notarlo, però, dopo il drama Goblin – The Lonely and Great God nel quale interpretò il primo amore della protagonista. Nel 2017 recitò nei drama While You Were Sleeping e Prison Playbook. L’anno successivo fu protagonista accanto a Son Ye-jin della serie romantica Something in the rain. Il 2019 fu l’anno di un altro drama romance, Spring Night.

Subito dopo, ebbe il ruolo principale nel film originale Netflix Tune in for Love con Kim Go-Eun. Durante la sponsorizzazione di questo film al London East Asia Film Festival, Jung Hae-in dichiarò che gli sarebbe piaciuto recitare nelle vesti di un cattivo. Disse che sentiva di non essere pronto, ma che se gli si fosse presentata, avrebbe colto l’occasione. Quando il giornalista gli domandò che genere di villain avrebbe voluto interpretare, lui rispose “Uno psicopatico”. Confessò poi che si sentirebbe onorato a recitare con Han Suk-Kyu che è uno dei suoi attori preferiti.

Nel 2020 arrivò per lui ancora una storia romantica con il drama TvN A Piece of your mind. Quest’ultimo non ebbe il riscontro sperato. Durante la messa in onda, infatti, l’audience scese al punto da indurre la produzione a tagliare la storia, diminuendo le puntate dalle sedici previste a dodici. Qualcuno ha poi sostenuto che il mancato successo di A Piece of your mind non sia dipeso dalla qualità del drama, ma dal fatto che il personaggio interpretato dall’attore fosse troppo simile a quelli dei suoi lavori precedenti sin dal debutto e che il pubblico si fosse stancato di questa immagine.

Fatto sta che nel 2021 con il Drama originale Netflix D.P. arriva la svolta. In Desert Pursuit, infatti, Jung Hae-in interpreta un ruolo totalmente diverso dai precedenti, vestendo i panni del soldato semplice Ahn Joon-ho che ha il compito di trovare e catturare i soldati disertori. Il drama, tratto dall’omonimo webtoon di successo, affronta il tema delle difficoltà che i militari sudcoreani affrontano in caserma. D.P. racconta del diffuso bullismo e nonnismo, nonché della mentalità secondo la quale deve sopravvivere solo il più adatto mentre i più deboli sono messi da parte e destinati a subire ogni sorta di vicissitudine da parte dei superiori. Il 2021 è anche l’anno del Drama Snowdrop. Drama ambientato nel periodo del Movimento per la Democrazia del 1987, movimento di protesta che voleva costringere il governo di allora a concedere elezioni eque. 

Per la sua recitazione Jung Hae-in è stato premiato già ben tredici volte. Dopo una delle prime premiazioni, nel 2018, fu travolto da una polemica a causa di una fotografia. La storia di questa controversia è piuttosto singolare. Ai Baeksang Arts Awards di quell’anno l’attore ricevette il premio come Most Popular Actor, che non è equiparabile a un premio di prima categoria. Al termine della cerimonia Jung Hae-in si mise in posa al centro del gruppo, cosa che offese l’opinione pubblica. In Corea del Sud è, infatti, consuetudine che nel mezzo della foto di gruppo di un evento ci siano le persone più importanti della manifestazione. Questo perché la fotografia di gruppo di una cerimonia fa parte della sua storia.

Nel caso dei Baeksang Arts Awards, inoltre, questa foto è utilizzata come immagine rappresentativa e distribuita ai media. Ecco perché al centro della fotografia deve esserci una persona che ha dato un alto contributo all’evento o che ha ricevuto il premio principale.

In effetti, in quel caso, il servizio fotografico fu effettuato lasciando i personaggi presenti così come si erano posti, comprendendo che il giovane attore, all’epoca principiante, fosse nervoso ed emozionato e per questo in errore.

La cosa sarebbe finita lì se una rivista non avesse iniziato a pubblicare una serie di articoli che criticavano la posizione di Jung Hae-in nell’immagine. Questi articoli, data la sua popolarità, gli crearono non pochi problemi. L’agenzia dell’attore intervenne in sua difesa, facendo notare che i veterani che lo circondavano in quell’occasione, non gli avevano detto nulla né mostrato disagio. Per questo il giovane, nervoso ed emozionato, non si era neanche accorto dello sbaglio. In un’intervista rilasciata poco tempo dopo, egli, infatti, dichiarò: “Ho ricevuto un premio immeritato, ma ero molto nervoso perché era la mia prima volta a una grande cerimonia di premiazione.”

Oltre al suo impegno nella recitazione, Jung Hae-in è anche un modello e ha posato per le più importanti riviste. Negli anni, inoltre, è stato testimonial di numerosi marchi, tra i quali, nel 2020, la casa automobilistica italiana Ferrari. Per la Casa di Maranello, ha prestato, infatti, il volto per la promozione della nuova Coupé Ferrari Roma. Per la campagna pubblicitaria della Ferrari Roma: “La Nuova Dolce Vita” ha anche girato uno spot nel quale, oltre a mostrarsi in tutta la sua elegante bellezza, pronuncia qualche parola in italiano.

Finora ho illustrato i punti salienti della vita lavorativa di Jung Hae-in. Cosa sappiamo, però, di lui come persona?

Come se non bastassero le sue capacità d’attore e la voce melodiosa, Jung Hae-in ha anche talento per la pittura. A ottobre del 2020, infatti, ha condiviso sul profilo Instangram una sua foto con un suo dipinto intitolato One Autumn Day, Han River and Sunset. Anche nel settembre del 2021 si è mostrato accanto a una sua opera intitolata, invece, Feel in Autumn Forest. La realizzazione di entrambi i dipinti è stata filmata e condivisa dal franchising di pollo di suo fratello minore del quale l’attore è testimonial dal gennaio 2020. Le opere sono state utilizzate per creare speciali confezioni da asporto per le pietanze del franchising. Se volete vedere il video della realizzazione del primo dei due dipinti, potete farlo QUI.

“One Autumn Day, Han River and Sunset.” fonte instagram @holyhaein

“Feel in Autumn Forest” fonte instagram @holyhaein

Non vi basta che sappia recitare, cantare e dipingere? Bene, perché Jung Hae-in ama anche cucinare, soprattutto il cibo coreano. Si dice che sia molto bravo nella preparazione dello stufato di kimchi e di quello di pasta di soia. Gli piace mangiare e più di tutto ama la carne e il pane. È ghiotto dei Choco Pie, gli piacciono tanto che è capace di farne fuori intere confezioni. Per chi non lo sapesse, i Choco Pie sono dolcetti di pan di spagna, infarciti di marshmallow e ricoperti di cioccolato.

In un’intervista Jung Hae-in ha dichiarato di essere un fan della birra e che riesce a berne anche sette bicchieri da 500 cc.. Ha anche affermato, però, di non reggere bene il Soju. Per sua ammissione ha un metabolismo che lo fa ingrassare e per questo deve stare attento alla dieta.

Ci tiene molto a non prendere peso perché dice di non avere lineamenti decisi. Per questo  sostiene che ingrassando il suo viso si gonfierebbe, ricordando quello di una lumaca.

Dunque, forse per la sua adolescenza da ragazzo in sovrappeso, ci tiene molto alla forma fisica. Così si allena ogni volta che ha del tempo libero e s’impegna in esercizi come flessioni, squat e pull-up. Gli piace molto anche andare in bicicletta.

Sarete felici di sapere che Jung Hae-in è anche un uomo di grande generosità. Nel 2019 ha donato trenta milioni di won (circa 22.000 €) all’area colpita dagli incendi di Gangwon-do. Durante la pandemia di Covid-19, ha effettuato una donazione di cento milioni di won (circa 73.000 €). Donazione che ha fatto, attraverso la Daegu Social Welfare Community Chestin, in favore delle classi a basso reddito di Daegu.

Fonti: (1), (2), (3)

FILMOGRAFIA

FILM

The Youth (2014)

Salut d’Amour (2015)

The Moon of Seoul (2016)

The King’s Case Note (2017)

Conspiracy: Age of Rebellion (2017)

Heung-boo: The Revolutionist (2018)

Tune in for Love (2019)

Start-Up  (2019)

DRAMA

Bride of the Century (2014)

The Three Musketeers (2014)

Blood (2015)

Replay 1988 (2015)

Yeah, That’s The Way It Is (2016)

Goblin – The Lonely and Great God (2017)

While you were sleeping (2017)

Prison Playbook (2017)

Something in the rain (2018)

One Spring Night (2019)

A Piece of your mind (2020)

D.P. ( 2021)

Snowdrop (2021)

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Chilseok (칠석), la festa degli innamorati

Il San Valentino estivo in terra coreana

di Gabriele Discetti

Il Chilseok (칠석) è una festività coreana spesso associata al San Valentino occidentale. In realtà molte sono le differenze tra le due. In primis il Chilseok cade il settimo giorno del settimo mese del calendario lunisolare coreano. Pertanto non è una ricorrenza fissa, ma varia di anno in anno. Nel 2021, ad esempio, è stata festeggiata il 14 agosto, nel 2022 cadrà il 4 agosto.

Il Chilseok ha origine dal festival cinese Qixi. Il Qixi è lo stesso da cui deriva il Tanabata, festività giapponese chiamata anche Festa delle stelle o Festa delle stelle innamorate. La festa di Qixi (o Qiqiao) è detta festa del doppio sette, notte dei sette o giorno di San Valentino cinese. Il Chilseok ha mantenuto la tradizione di festeggiare il 7° giorno del 7° mese lunisolare come quella cinese.

Come ogni festività antica, anche il Chilseok trae origine da una leggenda molto suggestiva che sono contento di potervi raccontare.

Un re celeste aveva una figlia chiamata Jiknyeo, la quale era una tessitrice di grande talento. Un giorno la ragazza, mentre era intenta a tessere, vide un giovane pastore di nome Gyeonwu e se ne innamorò.  Il padre permise il matrimonio ma da sposati, presi dal loro amore, i due cominciarono a tralasciare i loro mestieri. Jiknyeo non tesseva più, Gyeonwu non si occupava più delle pecore. Il re infuriato obbligò la coppia a vivere lontani, separati dalla Via Lattea. Era permesso loro di vedersi soltanto un giorno all’anno, il settimo giorno del settimo mese. Solo in quell’occasione corvi e gazze avrebbero creato un ponte sulla Via Lattea per ricongiungere i due amanti.

Si dice dunque che corvi e gazze non abbiano piume sulla testa proprio perché calpestati dai piedi dei due sposi. Inoltre c’è la credenza secondo la quale se il giorno della ricorrenza piove, vuol dire che i due amanti sono felici di vedersi. Se invece piove il giorno seguente, allora vorrà dire che i due sono tristi perché dovranno aspettare un altro anno prima di rivedersi. Non è un caso che la festività cada il settimo giorno del settimo mese. In quel giorno, infatti, le due stelle Vega e Altair sono vicine nella volta celeste e una terza stella, Deneb, che forma un simbolico ponte tra le due.

Il Chilseok cade in un periodo in cui il caldo diminuisce e inizia la stagione delle piogge. Le abbondanti piogge favoriscono le coltivazioni di cetrioli, meloni e zucche, quest’ultime mangiate fritte durante la festività.

Altri cibi tipici di questo giorno di festa sono quelli a base di grano: spaghetti, torte e frittelle. Per i coreani è una delle ultime occasioni di gustare cibi derivati dal grano. Difatti venti freddi  che seguono tale periodo rovinano il grano fino all’anno successivo.

Jiknyeo rappresentata nell’opera “Bride of Wings”dell’artista Kate Adams- Credit Song Kang Art – © Kate Adams

Per i buddhisti il Chilseok è l’occasione per pregare e fare offerte nei templi. In occasione di questa festività, in passato si era soliti pregare per un buon raccolto. Inoltre le donne invocavano lo spirito di Vega, che simboleggia Jiknyeo, per migliorare la propria abilità nel ricamo.

Il Chilseok è l’occasione per gli innamorati di stare insieme, guardare le stelle e mangiare cibi tradizionali.

Fonti (1), (2), (3), (4)

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