Titolo: Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 8

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 8

Quello non era il primo bacio. Nessun impaccio, nessuna remora rovinò quell’incontro di anime. Le loro labbra si riconobbero, assetate e avide. Tenerezza, passione e amore si fusero, creando un’alchimia così vicina all’estasi da rendere indefinita la percezione dei loro corpi. Si dice che quando due persone iniziano ad amarsi, i loro passi divengano sincronizzati. Era stato così anche per loro. Quelle prime timide passeggiate nei giardini del Palazzo, quando ancora non capivano i messaggi del cuore, erano poi diventate momenti di intima condivisione. Allora si erano ritrovati, passo dopo passo, a sfiorarsi le mani e il loro incedere era entrato in sintonia senza che loro ne avessero coscienza.

Si dice, però, che solo quando è vero amore, i cuori di due innamorati prendano a scandire il medesimo ritmo.

È una magia rara, un’alchimia antica quanto la vita, che quando accade rende due anime indissolubili. Due cuori divengono uno, come in un eterno abbraccio e prendono a rintoccare in sincrono senza poter più sopravvivere in assenza dell’altro.

Questa era l’incanto che aveva stregato loro due a Goryeo, quando i loro animi, legati dall’indissolubile filo rosso del destino, si erano riconosciuti. Ora, in corpi diversi e in un tempo lontano più di mille anni, a quegli spiriti era bastato un battito di ciglia per riafferrarsi.

Abbandonato il corpo di Hae Soo, Go Ha-jin era tornata alla sua dimensione, portando con sé una sofferenza che l’aveva consumata giorno dopo giorno. Wang So, intrappolato in un mondo senza di lei, si era straziato fino a fuggire dal suo corpo per risorgere in quello di Kim Sun-hyun.

Due anime capaci di ritrovarsi ovunque nel tempo e nello spazio, questa era la magia del filo rosso dell’amore. Ora in questo tempo, in questo spazio e in questi corpi, i loro due cuori erranti ritrovarono finalmente il sollievo agognato e tornarono a battere all’unisono.

Le loro labbra si allontanarono, solo per dare modo agli sguardi di incontrarsi. Con gli occhi lucidi, Ha-jin provò a sussurrare qualcosa, ma Wang So la attirò di nuovo a sé per stringerla in un abbraccio protettivo e le baciò i capelli: «Non dire nulla, amore mio. Non c’è bisogno, so tutto. Conosco il dolore che hai provato e non ti chiederò di perdonarmi per il male che ti ho fatto perché io stesso non potrò assolvermi. Ti giuro, però, che d’ora in poi mai e per nessun motivo ti deluderò né sarò causa del tuo dolore.»

Lei si rannicchiò contro il suo petto come un uccellino nel tepore del nido e sentì le lacrime bagnarle il viso. Era un pianto liberatorio, di rinascita e letizia, come quello che corona la fine di un viaggio. Era con Wang So, tra le sue braccia, respirava il suo profumo e percepiva il suo respiro caldo e rassicurante lambirle il volto. Per la prima volta dopo tanto, troppo tempo, si sentì felice. Senza sciogliersi dall’abbraccio, si allontanò quel tanto che le bastò a guardarlo il viso e gli portò una mano alla guancia.

Con i polpastrelli percorse delicata la linea invisibile dalla fronte fino alla mandibola, dove una volta lo sfregio lo deturpava e sorrise commossa, sfiorando la pelle perfetta.  «Mio re.» mormorò, mentre gli lambiva la nuca e lo attirava a sé: «Se questo è un sogno, non voglio più svegliarmi.» e l’ultima parola si perse sulla sua bocca, prendendo quelle labbra che per troppo tempo aveva desiderato.

Restarono così fino al tramonto, baciandosi, stringendosi e parlandosi di tutto ciò che avevano provato e sofferto nella separazione. Avevano bisogno di sapere, sentirsi partecipi del vissuto dell’altro come per esorcizzare il fatto di non aver condiviso quei momenti e colmare le lacune.

“Ora in questo tempo, in questo spazio e in questi corpi, i loro due cuori erranti ritrovarono finalmente il sollievo agognato e tornarono a battere all’unisono.”

Solo una cosa Ha-jin non ebbe la forza di chiedere. Non fece cenno alla loro bambina e pregò in cuor suo che neanche lui ne parlasse. Aveva troppa paura di conoscere il destino di quella bimba che non aveva potuto veder crescere.

La notte li sorprese ancora abbracciati, sulla panchina rivolta verso il fiume e lo sguardo diretto al cielo stellato.

«Ora vedrai qualcosa che ti sorprenderà.» Disse d’un tratto lei, indicandogli il Banpo Bridge. Sbirciò l’orologio e sorrise: «Manca poco.»

Lui la guardò incuriosito. Le piaceva vederla sorridere, lo rendeva felice e non riusciva a distogliere gli occhi da lei. Così Ha-jin lo costrinse con delicatezza a voltarsi verso il ponte. In quel momento la Moonlight Rainbow Fountain esplose in una miriade di getti d’acqua che, dalla sommità del ponte a due livelli, crearono archi variopinti. Un arcobaleno spettacolare e magico che strappò a Wang So un’esclamazione di sorpresa.

«Questo è il mio posto magico e ho sognato mille volte di poterlo condividere con te.» gli disse con voce rotta dall’emozione

Gli occhi di Wang So erano rapiti dallo spettacolo di luci e acqua. Sentiva dentro di sé uno strano miscuglio di sentimenti. Stupore e incredulità si andarono ad aggiungere alla felicità che gli colmava il cuore causando a una reazione inaspettata. D’improvviso fu assalito dalla paura che tutto questo potesse essere solo un’illusione. Uno dei tanti sogni che avevano tormentato le sue notti dopo la morte di Hae Soo. Il terrore che la felicità appena ritrovata potesse essergli strappata via, gli tolse il respiro e gli strinse il petto. Si portò una mano al cuore e iniziò ad affannare.

«Cos’hai?» Si agitò Hai-jin, vedendolo impallidire. Gli cinse le spalle con un braccio e iniziò a carezzargli il volto. «Stai sudando, sei pallido! Non farmi spaventare!»

«Sto bene, tra poco andrà meglio» strascicò lui, ma non era vero. La vista gli si annebbiò e respirare fu ancora più difficile.

«Forse devi tornare in ospedale. Chiamo i soccorsi.»

«No! Ti prego, non voglio che ci separino di nuovo! Ti ho detto che sto… abbracciami, ti prego!»

Hae-jin non se lo fece ripetere. Gli fece poggiare la testa sulla sua spalla e lo rassicurò con voce e carezze. Di tanto in tanto gli posava un bacio leggero sulla fronte o su una mano, poi tornava a parlargli per tenerlo con sé e impedirgli di lasciarsi andare. Pian piano il respiro di Wang So tornò regolare e il suo tremore diminuì.

«Non so cosa mi sia successo.» Disse Wang So e chiuse gli occhi, spostando leggermente il volto per affondare nel collo di lei.

L’arcobaleno d’acqua della Raimbow Fountain s’interruppe. La notte tornò a essere padrona della luce e lo scorrere dell’Han river divenne un sussurro più evidente, che sembrava cullarli.

Non si accorsero dell’uomo che li osservava. Non lo sentirono avvicinarsi e non lo videro fin quando non fu così vicino che avrebbe potuto toccarli. I due innamorati guardarono sorpresi la sagoma nera che si frapponeva tra loro e la luna e Wang So scattò in avanti per proteggere Hai-jin.

L’altro non si mosse. Restò rigido, con il volto affondato nell’ampio cappuccio di una felpa nera e sghignazzò compiaciuto prima di affermare con voce roca: «Benvenuto nel nuovo mondo, re Gwangjong di Goryeo. Sono felice di vedere che alla fine sei riuscito a fare un passo decisivo verso il compimento del tuo destino»

«Chi sei?» domandò l’altro, desiderando di avere in pugno la sua spada.

«Non mi riconosci? Potrei soffrirne.» e nel buio del cappuccio Ha-Jin credette di vedere un sorriso sbilenco.

Lo sconosciuto si avvicinò di un altro passo e disse: «Non è me che devi temere, mio re, ma lo scorrere del tempo perché quello che hai in questo mondo è limitato. Cento giorni, ne hai solo cento per raggiungere la tua meta o non potrai farlo mai più.»

Fine secondo capitolo ottavo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Titolo: Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 7

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 7

Quando scesero dalla metropolitana, Wang So era stravolto. Non era preparato per tutto ciò. Del mondo in cui aveva vissuto, sembrava non esistere più nulla. Solo il tepore della mano di Hae Soo che stringeva la sua, riuscì a tenere a bada i battiti del cuore imbizzarrito. La seguì senza dire nulla, spostando su di lei lo sguardo ogni volta che iniziava a sentirsi perso. Allora sentiva tornare la pace e la consapevolezza che qualsiasi sarebbe stato il prezzo pagato per giungere fin li, ne sarebbe valsa la pena.

Da quando avevano lasciato il Goryeo Era Makeup Culture ed erano riusciti a far perdere le loro tracce, non avevano proferito parola. Timorosi entrambi di parlarsi, si erano limitati a scambiarsi sguardi complici e rassicuranti, senza lasciare mai, neanche per un istante, la mano l’uno dell’altra.

Se da un lato Wang So temeva di scoprire che lei non ricordasse lui né il loro amore, dall’altro lo auspicava. Peggio dell’inferno che aveva vissuto, sarebbe stato scoprire che ricordava ogni cosa e non lo amasse più. Ne avrebbe avuto ogni ragione dopo come si era comportato. L’aveva lasciata andare, senza dare ascolto al proprio cuore e alla propria disperazione, ma solo all’orgoglio. Le ultime immagini che serbava di lei erano quelle che aveva spiato, carico di livore. L’aveva osservata mentre Wang Jung la sollevava tra le braccia, nel giardino della casa dov’era andata a vivere con lui. Accecato dalla folle gelosia che lo attanagliava, non aveva visto la sofferenza sul volto cereo di lei, né la debolezza dei suoi gesti. Aveva creato dentro di sé scenari languidi tra loro, destinando Hae So a una fine disperata e se stesso a una vita peggiore della morte.

Dal canto suo Ha-jin lo guardava di sottecchi, per trovare, senza riuscirci, differenze tra il volto di quell’uomo e quello del suo amato re. Tutto di lui le toglieva il fiato, ogni dettaglio la faceva sentire folle e perdura per sempre, oltre il tempo e oltre la morte. Continuò a ripetersi per tutto il tempo che non era Wang So, che non era possibile fosse lui. Eppure un’altra vocina, più profonda e intima le gridava che dopo ciò che le era accaduto, nulla avrebbe potuto essere impossibile. In quei momenti, il cuore accelerava come se avesse voluto corrergli incontro. Due volte tentò timidamente di lasciargli la mano, come nel timore di restare ustionata dal fuoco che le ardeva dentro. Lui però non le permise di sciogliersi dalla presa tenera ma decisa, trattenendola più con il panico dello sguardo che con la forza delle dita.

Lasciarono la linea nove della metropolitana, all’uscita due della stazione di DongJang. Era pomeriggio inoltrato e Ha-jin cercava un posto lontano dalla folla. Il primo luogo a venirle in mente era stata Seoraeseom Island, la piccola isola collegata al Banpo Hangang Park. Il luogo dove tante volte si era rifugiata in quell’anno durante il quale la disperazione era stata la sua compagna quotidiana. C’era un posto in particolare. Una panchina di legno chiaro, all’ombra di un salice piangente. Era all’estremità dell’isola che guardava verso il Banpodaegyo Bridge e che era diventata il suo posto segreto. Era lì che lo stava portando, per sentire la sua voce, guardarlo negli occhi e capire cosa stava succedendo.

Raggiunsero l’isola attraversando uno dei tre ponticelli che la collegavano al Banpo Hangang Park. Lì, tra i campi di colza e la vista del fiume, il loro passo si fece più lento e gradualmente i respiri meno affannati. Continuarono in silenzio il loro cammino, sempre mano nella mano, immersi ognuno nei propri timori e incertezze. Solo quando raggiunsero la panchina e sedettero vicini, lei trasse un profondo sospiro e rilassò le spalle.

«Qui sei al sicuro.» cercò di tranquillizzarlo «È il mio posto segreto e ogni volta che mi ci sono rifugiata, nessuno è riuscito a trovarmi.» sorrise.

Lui si guardò intorno, tra cielo e fiume, quel lembo di terra verdeggiante sembrava un brandello di paradiso. Sulla destra un enorme ponte univa le sponde del fiume Hangang. Il suo sguardo percorse di nuovo la bellezza che lo circondava, poi si posò su di lei e lì restò intrappolato.

“Se follia dev’essere la mia, che mi travolga una volta per tutte. Se ciò darà inizio alla mia fine, la accetterò come una benedizione. Perché preferisco mille volte finire priva di senno tra le braccia di quest’uomo, che savia negli inferi di un’esistenza senza di lui.”

«Sai chi sono?» le chiese, nonostante il terrore di sentire la risposta.

Lei fece cenno di no con la testa, poi tirò fuori il biglietto da visita che le aveva dato l’inseguitore e lo lesse. «Quell’uomo è il responsabile della sicurezza della Heal Cosmetics. Ha detto che la tua famiglia è disperata, che hai avuto un incidente e che hai bisogno di cure. È vero?»

Wang So annuì incantato dalla sua voce e rapito dal movimento delle sue labbra morbide.

«Lavoro da pochi mesi alla Heal Cosmetics, ma abbastanza per sapere che la presidentessa non dà ordini a cuor leggero. Se ha mobilitato la sicurezza per trovarti devi essere importante per lei. È così?»

Lui annuì: «Credo di sì.»

«Cosa vuol dire credo? Hanno parlato di un incidente, hai forse perso la memoria?»

«Colui che è caro alla persona di cui parli ha perso molto più di questo. Io invece spero di aver ritrovato tutto ciò che credevo perduto per sempre.»

«Non capisco.» sussurrò lei, temendo di credere alle sensazioni che provava.

«Davvero non capisci? Il tuo sguardo mi dice il contrario, Hae So.»

Go Ha-jin sgranò gli occhi e scattò in piedi, ma le gambe non la sorressero, costringendola a sedersi di nuovo. Wang So le prese entrambe le mani tra le sue, come se così facendo avesse potuto avvolgerle anche il cuore in un abbraccio protettivo.

«Sono folle? Sei un’allucinazione?» affannò la ragazza tenendo gli occhi bassi.

Lui le prese con delicatezza il mento tra le dita e le sollevò il volto per poterne incontrare lo sguardo smarrito: «Se tu sei folle, lo siamo in due, mia Hae So. Ho attraversato la morte e il tempo per ritrovarti e non posso ancora credere di esserci riuscito. Temo che da un momento all’altro possa risvegliarmi nella realtà dalla quale ho cercato di fuggire, da quando tu non ne hai fatto più parte.»

Ha-jin tremava, vertigini improvvise la facevano sentire sul punto di perdere i sensi e un nodo feroce le stringeva la gola rendendole difficoltoso anche respirare. Nonostante ciò, guardandolo negli occhi, riuscì a pronunciare un flebile sussurro: «Wang So?»

“Se follia dev’essere la mia, che mi travolga una volta per tutte. Se ciò darà inizio alla mia fine, la accetterò come una benedizione. Perché preferisco mille volte finire priva di senno tra le braccia di quest’uomo, che savia negli inferi di un’esistenza senza di lui.” Pensò, ansante mentre sollevava una mano verso il suo volto per lambirlo, delicata.

Bastò quell’unica parola di lei per dare senso a tutta a sofferenza che aveva provato nella vita. Sin da quando era bambino, fino al giorno in cui aveva trovato la via per raggiungerla. Per la prima volta benedì l’immane dolore che aveva fatto da contrappunto alla sua esistenza perché lo aveva condotto a quel momento di gioia assoluta.

Wang So, avevano sussurrato le sue labbra. Wang So, e quel nome era risuonato come la più bella delle preghiere. Se quello fosse stato l’ultimo istante della sua vita, ne sarebbe stato contento, perché ora sapeva cos’era l’estasi d’amore, quella che rende ebbri di felicità.

Mentre nel petto l’eco del sussurro di lei vibrava ancora, la attirò a se e finalmente la baciò.

Fine secondo capitolo settimo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 6

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 6

Go Ha-jin si batté un pugno sul torace, per convincere il cuore a recuperare il suo battito regolare. Era come se una voragine le si fosse appena aperta nel petto. Quel volto dipinto, quegli occhi intensi e tristi le avevano provocato un vuoto impossibile da colmare. Uno tsunami di ricordi feroci l’aveva appena travolta e come un’onda anomala le aveva tolto il respiro. L’aveva trascinata dal limbo in cui era vissuta nell’ultimo anno, in un universo in cui tutto era dolore e mancanza di lui. Che cosa aveva fatto? Lo aveva lasciato solo, abbandonato in quel luogo senza amore e pietà. Gli aveva persino negato il diritto di sapere che era diventato padre. “Perdonami per averti lasciato solo.”

Qualcuno le porse un fazzoletto. Lo accettò senza riuscire a distogliere gli occhi dal ritratto del suo disperato re. Si asciugò le lacrime e l’essenza emanata dal lembo di stoffa, le provocò un sussulto. Le parve di essere tornata indietro a quei giorni, stretta nelle sue braccia, persa in quell’amore unico e ineguagliabile. Quel profumo speziato era unico e inconfondibile. Con gli occhi annebbiati dal pianto, guardò il fazzoletto. In apparenza era un comune foulard di cotone blu eppure aveva qualcosa di speciale, gli parlava del suo Wang So! Cercò di riprendersi dalla sorpresa e si voltò, ma chi le aveva offerto conforto era già lontano e stava lasciando la sala dall’ingresso secondario. Voleva seguirlo, ma due uomini si avvicinarono trafelati. Uno dei due la afferrò per un braccio: «Conosce quella persona?» chiese, mentre chi era con lui, correva dietro al fuggitivo.

Ha-jin guardò di nuovo il fazzoletto, poi la mano che le stringeva il braccio e con un gesto di stizza si liberò della presa.

L’altro fece un passo indietro e si scusò imbarazzato, accompagnando le parole con un inchino ossequioso.

«Mi perdoni signora. Quell’uomo ha bisogno di cure e dobbiamo trovarlo al più presto. Lei lo conosce? Sa dov’è andato?»

La ragazza scosse il capo: «No, mi ha solo offerto questo perché si è accorto che piangevo.» poi si portò di nuovo il fazzoletto al viso e s’immerse nel profumo meraviglioso che lo permeava. Tornò a guardare il quadro che ritraeva re Gwangjong di Goryeo e con occhi rapiti sussurrò: «Non so chi sia, ma devo trovarlo.»

«Come ha detto, scusi?» domandò l’uomo perplesso.

Go Ha-jin tornò padrona di sé e sorrise. D’improvviso sentiva tornata tutta la forza che credeva perduta per sempre e le parole speranza e futuro ebbero di nuovo significato. In pochi istanti aveva avuto la conferma di non essere folle, che il suo non era stato un sogno lucido, come suggerito dalla psicologa. I suoi erano ricordi! Erano vita vera e l’amore che aveva provato per Wang So non era stato un’illusione. Quel sentimento aveva e avrebbe continuato a dare senso alla sua esistenza. Ancora di più ora che sapeva che il centro del suo mondo non era stato frutto dell’immaginazione ma dolorosa e lontana realtà.

Sussultò e si portò una mano al ventre.

Quindi, anche la mia bambina …

Si coprì la bocca per impedirsi di urlare e gli occhi tornarono a riempirsi di lacrime. Si rivide cullare la sua piccola e sentì di nuovo l’onda della disperazione travolgerla. Esattamente come nei momenti nei quali era vicina alla morte e consapevole che non avrebbe potuto crescere la sua creatura. Sapere che non avrebbe potuto proteggerla, l’aveva tormentata fino all’ultimo respiro. Come aveva vissuto la sua piccola? Wang Jung aveva mantenuto il giuramento? L’aveva tenuta lontana dal Palazzo? Il suo ultimo desiderio era stato quello che sua figlia non vivesse in quel posto che per lei era stato il più spaventoso al mondo. Wang Jung le aveva assicurato che la piccola non sarebbe diventata mai come lei, che non lo avrebbe permesso, a costo della vita.

I loro sguardi s’incontrarono e fu come se il tempo si fosse capovolto, avesse compiuto un viaggio infinito e tornato al presente, passando attraverso l’impossibile.

Un brivido le attraversò la schiena. Si voltò verso l’individuo che poco prima l’aveva afferrata e vide che stava parlando al telefono in tono sommesso. Avrebbe voluto chiedergli chi era colui che stavano cercando, ma decise di non aspettare e senza esitare oltre corse verso l’uscita, decisa a trovarlo.

Il varco posteriore della mostra dava sulla parte Goryeo Era Makeup Culture dedicata ai padiglioni rivolti alla skincare. In ogni stand, estetiste esperte aiutavano i visitatori a scegliere i prodotti adatti alla loro pelle e li invitavano a sedute dimostrative. Quella era una delle zone più affollate della fiera. Donne e uomini di ogni età si aggiravano in cerca di prodotti innovativi, campioni omaggio e trattamenti di skincare gratuiti.

Go Ha-jin iniziò a farsi largo tra la folla, guardandosi intorno. Scrutava ogni figura maschile e ne cercava il volto, nella speranza di trovare il viso amato. Sapeva di essere stravolta e che il suo stato d’animo la stava spingendo a compiere azioni insensate, ma non riusciva a fermarsi. Corse trafelata da un punto all’altro, incurante degli sguardi incuriositi e perplessi della gente. Una donna le chiese se avesse bisogno di aiuto, ma lei non se ne accorse e continuò la sua ricerca disperata. D’un tratto qualcuno le tagliò la strada e lei non fece in tempo a scansarsi. Diretti in direzioni opposte, i due si scontrarono e l’urto fu così energico che Ha-jin barcollò all’indietro. Sarebbe caduta rovinosamente se un braccio vigoroso non l’avesse sorretta avvolgendole la vita.

Con gli occhi sgranati e le labbra appena socchiuse, la giovane guardò l’uomo che l’aveva afferrata e ora la teneva stretta, il volto spigoloso a pochi centimetri dal suo.

I loro sguardi s’incontrarono e fu come se il tempo si fosse capovolto, avesse compiuto un viaggio infinito e tornato al presente, passando attraverso l’impossibile.

Fu un attimo che durò un’eternità. Tutto intorno a loro fece silenzio. La luce divenne buio e la folla deserto.

Wang So e Hae Soo si guardarono increduli e timorosi di fare anche il minimo gesto nel timore che il sogno appena divenuto realtà svanisse. Rimasero sospesi in una bolla spaziotemporale per un momento che sembrò loro infinito, ma che in realtà durò poco più di un secondo.

Un attimo dopo, infatti, un grido li riportò alla realtà.

«Eccolo! L’ho trovato!» strillò un uomo.

Wang So allora la lasciò andare:«Ti ritroverò» disse con voce profonda e fece per riprendere la sua fuga.

Ha-jin non glielo permise. Lo afferrò per un braccio e decisa affermò: «No! Vieni con me.» quindi lo costrinse a seguirla nel dedalo degli stand e s’infilò in uno dei più affollati. Senza curarsi di dargli spiegazioni, si avvicinò a una postazione per i trattamenti gratuiti che in quel momento era libera e lo fece sedere.

Wang So era confuso, agitato e provò ad alzarsi per andare via. Non voleva che lo trovassero. Soprattutto, non voleva che lei fosse coinvolta nella sua fuga dalla famiglia di Kim Sun-hyun, l’uomo del quale ora aveva il corpo. Lei ne comprese l’agitazione e lo indusse a sedersi di nuovo, quindi gli fece cenno di restare in silenzio. Si guardò intorno e vide gli uomini che gli erano alle calcagna entrare nello stand. Prese dall’espositore più vicino una maschera di bellezza in stoffa, la aprì e con delicatezza gliela pose sul volto.

«Con questa non potranno riconoscerti» sussurrò sedendogli dinanzi e iniziando a tamponargli il viso con leggeri tocchi per far aderire la maschera a ogni piega del volto.

A Wang So sembrò di essere tornato ai giorni in cui lei lo aiutava a nascondere la cicatrice che gli devastava il volto.

Fece per sollevare una mano e prendere con delicatezza quella di lei, quando i suoi inseguitori si avvicinarono.  Agitati, mostrarono una sua foto prima a Go Ha-jin e poi a lui:

«Avete visto quest’uomo? Dobbiamo trovarlo al più presto.»

Wang So scosse il capo e distolse in fretta lo sguardo. Il cuore di Ha-jin batteva così forte che lei temette che potessero sentirlo anche gli altri, nonostante il brusio. Sussurrò un no, poi chiese: «Perché lo cercate?»

«Ha avuto un incidente e ha bisogno di cure, ma ha lasciato l’ospedale e la famiglia è disperata. Signorina, se dovesse vederlo, potrebbe chiamare questo numero?» pregò l’altro, porgendole un biglietto da visita.

Ha-jin annuì imbambolata, poi tornò a fingere di prestare attenzione alla maschera di bellezza e di illustrarne al cliente i benefici.

Solo quando i suoi inseguitori si furono allontanati Wang So, si tolse la maschera, le ghermì un polso e disse: «Andiamo via da qui!» e non ebbe bisogno di dire altro, perché fu lei a trascinarlo via.

Fine sesto capitolo 

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 5

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo 5

Lee Baek-hyuk viveva con sua madre in una piccola casa nel quartiere Changsin, a poca distanza dal parco giochi Sanmaru nel distretto di Jongno. Dal terrazzo sul tetto si poteva vedere Seoul e, in lontananza, la Seoul Tower che, dominava la città. Seduto su una panca di legno con le gambe incrociate e i palmi sulle ginocchia, da quel terrazzo Wang So attese l’alba. Fissava quella strana torre simile a uno scettro infuocato e la miriade di luci che costellavano la città.  Tutto gridava la lontananza abissale tra la sua epoca e quella nella quale si trovava ora. Scrutò l’intrico di case e palazzi, cercando di immaginare in quale di quelle potesse essere Hae Soo, chiedendosi come avrebbe reagito quando l’avesse avvicinata. Si ricorda di me? Conserva memoria di quanto abbiamo condiviso? E se per lei fossi solo un estraneo?

Era angosciato da domande e dubbi, temeva che del loro amore esistesse ancora solo ciò che gli restava nella memoria e nel cuore.

Una lacrima traditrice gli solcò una guancia, ripercorrendo la traccia ormai invisibile dello sfregio che gli aveva deturpato il volto. Si sfiorò la pelle integra e ricordò il tocco delicato di lei che sapiente mimetizzava la cicatrice. Era la sola che riuscisse persino ad attutire il dolore del ricordo di ciò che l’aveva provocata. Ricordò l’istante in cui gli occhi di Hae Soo gli erano entrati nel cuore. L’attimo in cui si erano connessi alla parte più nascosta del suo animo per restarvi oltre la morte, al di là il tempo fino all’eternità.

Quanto aveva sofferto la sua Hae Soo e quanto di quel dolore era stato lui a causarlo? Wang Jung gli aveva raccontato di come lo avesse aspettato fino al suo ultimo anelito. Gli aveva detto quanta disperazione gli avesse causato il non poterlo rivedere un’ultima volta.

Il suo unico amore aveva dato alla luce una bambina, la loro piccola e poi, disperata, si era spenta. Era andata via non tra le sue braccia, ma tra quelle del quattordicesimo principe. La condanna che si era auto inflitto per quella colpa l’aveva scontata per il resto dei suoi giorni da sovrano. Quella pena, avrebbe continuato a infliggersela fin quando non fosse stato certo della felicità di Hae Soo.

Il sole giunse a diluire la notte e il cielo si tinse di toni rosati, fino a divenire chiaro e turchese.

Con il buio anche i pensieri più oscuri si stemperarono e un barlume di speranza accese una fiammella di conforto nel suo cuore ferito.

«Signore!» esclamò Baek-hyuk, salendo gli ultimi gradini della stretta scala a chiocciola che conduceva al terrazzo «Credevo fosse andato via. Non riuscivo a trovarla, mi ha fatto spaventare. Non ha dormito? È stato qui tutta la notte?»

Wang So posò su di lui gli occhi intensi e provò un moto di affetto. Era un caso che costui fosse così simile al decimo principe. Eppure provava una strana sensazione quando gli era vicino, come se davvero il ragazzo fosse uno dei suoi fratelli minori. Lo osservò con benevolenza, poi tornò a guardare la città.

«Non avevo bisogno di dormire, l’ho fatto abbastanza in ospedale.»

Il ragazzo tacque, imbarazzato, poi guardò verso la torre e infine si schiarì la voce: «Sua madre è in ansia. La stanno cercando ovunque, non le sarà facile entrare al Goryeo Era Makeup Culture senza essere visto.»

«Giocherò sull’effetto sorpresa. Credo che nessuno si aspetti che possa andarci, non credi?»

«Sì, in effetti.» ammise l’altro.

«Hai detto che sono il CEO dell’azienda, giusto? Cos’è, una specie di re?»

Baek-hyuk non riusciva a nascondere l’imbarazzo: «In un certo senso …»

«Quindi, se pure mi riconoscessero, nessuno potrà fermarmi all’ingresso. Se avviseranno la mia famiglia e i medici, avrò comunque il tempo di trovare la ragazza.»

«Credo di sì.»

«Bene. È l’unica cosa che conta.»

“Fu in quel momento che il cuore di Wang So, lasciò l’inferno e tornò alla vita.”

Due ore più tardi Baek-hyuk fermò l’auto a pochi metri dal cancello principale del complesso fieristico nel quale era stato organizzato l’evento. Sarebbe voluto entrare con Kim Sun-hyun, ma lui aveva detto che gli sarebbe stato più d’aiuto, depistando le ricerche di chi gli era alle calcagna. Così, suo malgrado, il giovane lo guardò oltrepassare l’ingresso e sparire tra la folla di visitatori.

Wang So ricordava alla perfezione le istruzioni dategli dal segretario. Prese una mappa del percorso fieristico e cercò le indicazioni per raggiungere lo stand dove lavorava Hae Soo. Osservò da lontano le persone andare e venire. Una ragazza vestita di rosa accoglieva tutti con un sorriso, ma non era lei e Wang So si sentì fremere per la delusione. Stava per andare via furente, quando dall’interno un’altra giovane, anch’ella vestita con un tailleur rosa, uscì dall’ombra e guidò un uomo verso un espositore.

Aveva lunghi capelli d’onice ed era così piccola e aggraziata da sembrare una bambolina. Wang So non le staccò gli occhi di dosso, tentando di scorgerne il viso. Lei però continuò a parlare con il cliente fin quando l’uomo andò via, allora disse qualcosa alla collega e si allontanò dallo stand.

Wang So la seguì con lo sguardo. Non aveva avuto bisogno di vederla in volto per riconoscerla. Gli erano bastati il modo che aveva di camminare e la grazia con cui piegava il collo o si sfiorava i capelli. Fece fatica a respirare, gli sembrò che l’aria si fosse fatta tanto compatta da non poter essere attraversata. Alla fine reagì e iniziò ad andarle dietro.

La ragazza prese una bibita, poi girovagò tra la gente guardandosi intorno, infine entrò in un padiglione nel quale erano esposti dipinti dell’era Goryeo. Per un attimo Wang So sentì le gambe tremare ed ebbe difficoltà a procedere, poi si fece forza e la seguì all’interno. Era terrorizzato.

Deglutì più volte, tentando di sciogliere il nodo che gli serrava la gola. Alle pareti, immagini che lui conosceva bene. Erano volti noti di persone che aveva amato e di altre che aveva odiato profondamente. C’erano anche riproduzioni dei momenti più drammatici e i pochi più lieti della sua vita. Si lasciò distrarre per un attimo e la perse di vista.

Agitato, si guardò intorno. Le sale erano deserte e nell’aria un profumo di azalee e rose rendeva tutto surreale. All’improvviso il silenzio fu rotto da un singhiozzare sommesso. Wang So seguì il suono fino a una sala più ampia delle altre e la ritrovò dinanzi a un ritratto del re Gwangjong di Goryeo. Hae So guardava lui e aveva le spalle scosse da un pianto disperato. Fu in quel momento che il cuore di Wang So lasciò l’inferno e tornò alla vita.

Fine quinto capitolo 

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla Conquista della Felicità) – Capitolo 4

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  4

Nascosto dietro un angolo del corridoio, Wang–so vide un uomo entrare in una stanza e uscirne poco dopo in abiti ospedalieri. Senza esitare s’intrufolò e si ritrovò in un ambiente con le pareti ricoperte di armadietti incasellati come le celle di un alveare. La stanza era umida di vapor acqueo. Voci maschili attutite da uno scroscio d’acqua provenivano da un ambiente attiguo. Si sporse appena oltre il varco e vide una fila di docce. Due uomini si stavano lavando. Guardò di nuovo verso gli armadietti e vide che un paio erano aperti. Capì che erano dei tipi sotto la doccia e si affrettò a vederne il contenuto. In uno c’era delle braghe blu, di una stoffa che sembrava resistente, dei jeans, avrebbe detto Hae- soo.

Provò a indossarli, ma erano troppo larghi per lui, tanto da scivolargli dai fianchi asciutti. Nell’altro armadietto trovò invece un completo più adatto alla sua misura. Il pantalone aveva l’elastico in vita e la lunghezza era giusta. Sopra aveva una maglia dello stesso colore, con un cappuccio ampio. La indossò, sollevò il cappuccio per nascondere il volto, poi lasciò la stanza in fretta, prima che i due si potessero accorgere della sua presenza.

Percorse a grandi passi un tratto del corridoio e imboccò una scalinata, scendendola in fretta nella speranza che lo conducesse il prima possibile all’uscita più vicina dell’edificio. Era affannato e il cuore gli batteva ovunque quando finalmente raggiunse l’aria aperta. Si fermò per un attimo all’ingresso dell’ospedale e si appoggiò a una colonna per riprendere fiato. Un uomo che aveva indosso una maglia con scritto sicurezza, gli si avvicinò e gli poggiò una mano su una spalla:

«Si sente male signore?»

Affannando, Wang So scosse il capo: «Sto bene grazie. Ho solo fatto le scale di corsa.»

L’altro lo guardò scettico, ma non insisté oltre: «Se ha bisogno di qualcosa, sono qui.»

«Grazie» Wang So gli rivolse un sorriso forzato e si avviò lungo il viale d’ingresso al nosocomio.

Aveva appena oltrepassato la soglia del grande cancello, quando sentì qualcuno chiamarlo: «Signor Kim, Kim Sun-hyun!»

Si voltò verso il punto dal quale proveniva la voce e vide un giovane sbracciarsi nel tentativo di attirare la sua attenzione. Il giovane gli si avvicinò e lo afferrò per le spalle, palesemente commosso: «Signor Kim! Cosa ci fa qui fuori? Stavo venendo a trovarla credevo sarebbe stato ricoverato per più tempo! Mi ha fatto spaventare tanto. Ci ha impauriti tutti!»

Wang So si corrucciò e osservò le mani del giovane strette intorno alle sue spalle. Resistette alla tentazione di ordinargli di non toccarlo, poi sollevò gli occhi sul suo viso. Aveva meno di trent’anni ed era incredibilmente somigliante a…

«Wang Eun!?» mormorò incredulo.

«Cosa?» si bloccò perplesso il giovane, ma l’altro non gli diede il tempo di capire e lo strinse in un abbraccio spasmodico.

Wang So sentiva il cuore esplodergli per l’emozione. Quante volte aveva rivissuto il tragico momento della morte del decimo principe? Quanto si era maledetto per ciò che gli era capitato, che lui stesso gli aveva fatto e ora lui era lì, incredibilmente vivo e con la stessa aria da eterno ragazzino. Persino la sua voce era identica e gli occhi, ora corrucciati, lo avevano guardato con la medesima adorazione dei tempi andati.

«Signor Kim …» la voce sconvolta del giovane lo riportò al presente e alla realtà che stava vivendo. Quello non era il suo fratello minore e lui non era più Wang So. Non erano a Goryeo ma in una città chiamata Seoul, in un anno che ne distava mille e ottanta da quello dal quale proveniva. Cercò di ricomporsi e lasciò andare il giovane, poi si schiarì la voce e disse:

«Chiedo scusa, sono ancora sconvolto dall’incidente e i medici hanno detto che ho problemi di memoria. Tu mi conosci?»

«Signor Kim, certo che la conosco, sono Lee Baek-hyuk, il suo segretario!»

Wang-so sospirò e cercando di mantenere un tono rassicurante disse: «Sono confuso, ma presto starò meglio e ricorderò ogni cosa. Per ora voglio solo andare via da qui, prima che i medici si accorgano che ho lasciato la stanza.»

«Signor Kim, ma come!?»

“Wang So sentiva il cuore esplodergli per l’emozione. Quante volte aveva rivissuto il tragico momento della morte del decimo principe?”

Wang-so fissò di nuovo il giovane, e ancora una volta si sentì muovere da un senso di affetto e di dolorosa colpa nei suoi confronti: «Devo andare via da qui. Ti spiegherò dopo, ora aiutami, ti prego.»

Il ragazzo non se lo fece ripetere. La sua espressione divenne d’un tratto determinata e annuì solenne: «Venga con me signor Kim. Salga in auto e mi dica dove vuole che la porti.»

******

Wang So si lasciò sfuggire un sorriso sbilenco. Una doccia era ciò che ci voleva per togliergli un po’ di stanchezza da dosso e dissolvere l’odore che impregnava i vestiti presi in ospedale. Il suo nuovo corpo all’inizio lo aveva sorpreso, ma ora faticava a distogliere lo sguardo dalla propria immagine riflessa. Si strinse l’asciugamano intono ai fianchi e si passò una mano tra i corti capelli corvini, ancora umidi. I fili bianchi che l’avevano incanutito dopo i quarant’anni non c’erano più e neanche la cicatrice che gli aveva devastato il viso sin da bambino. L’uomo del quale ora aveva il corpo, il CEO Kim Sun-hyun, era identico al Wang So trentenne. Era più muscoloso, però, di quanto non fosse stato lui e non aveva la cicatrice a deturpargli il viso.

Wang So si toccò la mascella spigolosa e si lisciò la guancia sinistra finalmente perfetta, soddisfatto. Lasciò il bagno e si diresse verso il guardaroba. Qualche ora prima Wang Eun, anzi, Baek-hyuk lo aveva accompagnato nell’attico di Kim Sun-hyun e gli aveva mostrato ogni cosa, credendo all’amnesia conseguente l’incidente.

«Ora vado via, signore. Cerchi di riposare e se dovesse avere bisogno di qualcosa non esiti a chiamarmi.» gli aveva detto poi.

«Aspetta.» lo aveva fermato lui «Devi fare qualcosa per me.»

«Dica capo, la prego.»

«Devo trovare una persona, una donna.»

«Una donna!?» aveva sgranato gli occhi l’altro.

«Esatto.»

«È qualcuno che ha a che fare con l’incidente?»

«No» rispose secco Wang So, poi aggiunse «Si chiama Go Ha-jin, vive a Seoul e dovrebbe avere circa ventisei anni.»

«Il nome è piuttosto comune. Potrebbe dirmi qualche altro dettaglio? Un numero di telefono, il posto dove lavora …»

Wang So aveva alzato gli occhi al cielo, insofferente: «Se avessi saputo queste cose, non avrei avuto bisogno del tuo aiuto, non credi?»

Il ragazzo era arrossito e si era profuso in un inchino di scuse «Mi dispiace capo. Go Ha-jin, ventisei anni e vive a Seoul. Non sarà facile, ma la troverò per lei.» aveva detto allontanandosi verso la porta di casa.

«Aspetta!» Lo aveva fermato il re «Lei fa la truccatrice e conosce molto bene i cosmetici.»

Gli occhi del segretario si erano illuminati: «Questo mi aiuta moltissimo, grazie!» ed era andato via.

Strofinandosi i capelli con un asciugamano, Wang So guardò tra gli abiti presenti nell’armadio e scelse un completo blu notte. Era affamato, si vestì in fretta e andò in cucina. Stava guardando in giro in cerca di cibo quando Lee Baek-hyuk tornò.

«Ho buone notizie!» Esclamò entusiasta «È stato più facile di quando credessi. C’è una Go Ha-jin di ventisette anni che vive qui a Seoul e indovini un po’?»

«Cosa?» rispose impaziente lui.

«È una delle esperte di cosmesi alle dipendenze della Goryeo Skincare. Lavora presso la sua azienda da cinque anni. Circa due anni fa è quasi annegata per salvare un bambino ed è rimasta in coma per un anno. È tornata al lavoro da pochi mesi.»

Wang So impallidì, si avvicinò alla grande vetrata che affacciava sull’Han River e guardò la luna il cui colore ora era più sbiadito: «È lei … sta bene?»

«Credo di sì, signore. È una delle dipendenti che seguirà il Goryeo Era Makeup Culture, l’evento organizzato dall’Azienda che avrà inizio domattina.»

«Quindi dovrò aspettare domani per vederla?»

«Signore sono le due del mattino. Per nessuna ragione potremmo recarci a casa di una donna a quest’ora. In più credo che lei non si sia ripreso ancora del tutto e che abbia bisogno di riposare, se le dovesse succedere qualcosa, non me lo perdonerei.»

Wang So strinse gli occhi e annuì. Una notte, pensò, posso aspettare ancora una notte. Devo farlo. In quel momento un suono acuto lo fece sobbalzare. Si voltò di scatto verso Baek-hyuk, lo vide prendere dalla tasca un oggetto rettangolare e portarselo all’orecchio: «Signora Kim! No, non dormivo, tranquilla. Come mai mi chiama a quest’ora, è successo qualcosa?»

Wang So strinse gli occhi, mentre Baek-hyuk si portava una mano alla fronte e cercava di mantenere la calma.

«Cosa?» gridò il ragazzo «Il signorino Kim Sun-hyun è fuggito dall’ospedale? No, certo che non lo sapevo. Sta andando a casa sua? Crede che possa essere andato lì?»

Wang So s’irrigidì.

«Avete chiamato anche la polizia? Certo capisco, è importante che torni al più presto in ospedale. Sì, lo so che ha perso la memoria.» Baek-hyuk si morse un pugno, cercando ci mantenere la calma «Il tempo di vestirmi e andrò a cercarlo anch’io! La terrò aggiornata.»

Appena interrotta la comunicazione, il giovane raggiunse una sedia e vi si lasciò cadere, pallido.

«Chi era?» volle sapere Wang So.

«Era sua madre, la signora Kim. L’ospedale ha dato l’allarme sulla sua fuga e sta venendo qua per cercarla.»

«Qui?» gridò lui.

Baek-hyuk annuì «È già per strada, arriverà tra poco.»

«Non voglio vedere nessuno prima di aver ritrovato Hae Soo!»

«Hae Soo?»

«Volevo dire Go Ha-jin. Portami via da qui, subito!»

«E dove? Hanno avvisato anche la polizia. Vogliono che lei torni in ospedale.»

«Portami a casa tua.» Decise perentorio Wang So.

Il segretario fu tentato di opporsi. Una cosa del genere sarebbe stata troppo rischiosa per lui e poi sua madre non voleva che portasse gente a casa senza prima essere avvisata. D’altro canto, come avrebbe potuto dire di no al suo datore di lavoro? Così, invece di gridare il neanche per sogno che stava per sgorgargli spontaneo dal petto, sussurrò un più remissivo: «Si Signore.»

Fine quarto capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 3

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  3

Nello stesso istante in cui un dolore lancinante gli trafisse le tempie, uno strano odore gli invase le narici. Re Gwangjong di Goryeo provò ad aprire gli occhi, ma una nuova fitta lo indusse a desistere. Intorno a lui c’era silenzio ed era disteso su qualcosa di soffice, non la dura roccia sulla quale era rovinosamente piombato cadendo da cavallo. Si portò una mano alla fronte e sollevò di nuovo le palpebre. Era notte e la stanza era immersa nella penombra. Seppur fioca, la luce gli permise però di scorgere un ambiente alieno dal Goryeo e dal lusso del Palazzo Reale. Non c’era nessun arazzo, né paraventi o mobili intarsiati da artigiani sapienti. L’ambiente era monocromatico, il bianco dominava ogni cosa. Il bianco era il colore della modestia e della purezza dello spirito.

Lo stesso dell’abito che indossava Hae Soo il giorno nel quale si era prostrata per chiedere inutilmente clemenza al re in favore della concubina reale. L’aveva riparata dalla pioggia con il suo mantello nero e accolta tra le braccia quando, sfinita, era crollata esanime, ma non era riuscito a proteggerla. Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.

Voltò la testa verso la finestra e il cuore ebbe un sobbalzo.  Il cielo era dominato dalla luna rosso sangue, la stessa che aveva scoperto essere la via grazie alla quale avrebbe potuto raggiungere Hae Soo. Si sforzò di mettersi a sedere e si guardò intorno. Che strano posto era quello? Cosa gli avevano messo addosso? Si chiese, afferrando la stoffa grezza del camice da notte.

Si portò entrambe le mani al viso e strinse gli occhi, cercando di ricordare. La Luna era la strada, l’eclisse che aveva portato Hae Soo da lui l’aveva finalmente condotto nel mondo dal quale era giunta Hae Soo? Quante volte, aveva trascorso ore, ascoltandola raccontare quanto fosse diverso il luogo da cui proveniva? Le immagini che aveva visto nella sua mente grazie a ciò che gli aveva narrato iniziarono ad affollargli i pensieri. Si guardò intorno, poi fissò ancora una volta la luna rossa. Mise le gambe giù dal letto e fece per alzarsi, ma in quel momento un uomo vestito di azzurro irruppe nella stanza.

«Signor Kim si è svegliato!» esclamò «Che cosa fa, non può alzarsi, è ancora troppo debole!»

Wang So lo guardò corrucciato: «Signor Kim? Chi è lei?»

«Si distenda, la prego.» raccomandò il medico, poi aggrottò la fronte «Non mi riconosce?»

Wang So scosse il capo: «Dovrei?»

«Sono il dottor Park, il suo medico da otto anni, da quando è divenuto CEO della Goryeo Skincare.»

Wang So guardò di nuovo verso la luna e sospirò: «Che giorno è?»

«Il 26 maggio.»

«Di che anno?»

Il medico si schiarì la gola, imbarazzato: «duemilaventuno.»

Un sorriso raggiante illuminò il viso di Wang So: «In che città?»

«A Seoul, ovviamente. Così mi fa preoccupare signor Kim. Comincio a pensare che il trauma sia peggiore di quanto pensassi. La sottoporrò a una nuova TAC.»

«Cosa mi è successo?» domandò Wang So senza distogliere gli occhi dalla Luna.

«Un incidente. Stava andando in azienda per prendere parte a un’importante riunione, ricorda?»

Wang So scosse il capo: «Che incidente?»

«Hong Ki-jo, il suo autista, ha avuto un malore, l’auto è uscita di strada ed è precipitata nel fiume Han. Il signor Hong è morto e abbiamo temuto il peggio anche per lei. Quando è arrivato in ospedale era in ipotermia e privo di conoscenza. Ho bisogno di visitarla e farle alcune domande, posso?»

Wang So ripensò ai racconti di Hae Soo e ringraziò il fato per avergli permesso di conoscere tanto di quest’epoca così diversa dalla sua. Lo avrebbe aiutato a comportarsi senza dare troppo nell’occhio.

“Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.”

A quanto pare ora non era più re Gwangjong di Goryeo, ma un signor Kim qualunque. Non avrebbe potuto impedire a un medico di toccarlo, né avrebbe potuto ordinargli di dargli dei vestiti e permettergli di lasciare questo posto. Minacciarlo di morte, brandendo la sua spada era impensabile, non era più il cane lupo, ora.  Annuì paziente e permise all’altro di puntargli una pila negli occhi. Seguì e sue indicazioni poi tornò a distendersi, fingendosi arrendevole.

«Ricorda il suo nome?» domandò il dottor Park.

«Me l’ha detto lei poco fa, sono il signor Kim, CEO della Goryeo Skincare.» Non sapeva cosa volesse dire CEO, ma immaginava fosse una sorta di capo. Gli piaceva sapere di essere il capo di qualcosa chiamata Goryeo. Gli sfuggì un sorrisetto.

«Il suo nome, lo ricorda?» la voce del medico lo riportò al presente.

«Wang-so?» si buttò, consapevole di dare una risposta errata.

«Sun-hyun, lei è il signor Kim Sun-hyun, terzo figlio di Kim Sun-Pyo. Suo padre era uno degli uomini più influenti del Paese.»

«Lo sono anche io?»

«Cosa?»

«Influente»

L’espressione del dottor Park era un misto di sconforto e imbarazzo: «Beh, sì certo. Lei è un uomo molto rispettato.»

«Bene.» approvò Wang So «Voglio tornare subito a casa.»

«Questo non è possibile! Il suo cervello è rimasto privo di ossigeno per diversi minuti. Il suo cuore ha cessato di battere. Abbiamo faticato per stabilizzarla ed è un miracolo che si sia ripreso. In più è evidente che soffre di un’amnesia dovuta allo shock. Deve rimanere qui fin quando non saremo certi che si sia ripreso del tutto.»

Wang So sapeva che opporsi non sarebbe servito a nulla. Era necessario fingersi accondiscendente e giocare d’astuzia.

«Mi sento stanco. Possiamo rimandare tutto a domattina?»

«Certo, come vuole. Avviserò la sua famiglia che si è svegliato. Sua madre e la sua fidanzata saranno sollevate di saperlo.»

Wang So s’irrigidì: «La mia fidanzata? Go Ha-ji?» domandò speranzoso.

Il medico arrossì imbarazzato: «La sua fidanzata è la signorina Lee Si-eun, sin dai tempi dell’università.»

Wang So annuì, sarebbe stato troppo facile se Hae Soo fosse stata la sua fidanzata in questo tempo. Doveva trovarla al più presto e per farlo doveva essere libero di agire. Guardò di nuovo verso la luna rossa e sospirò: «Ho bisogno di dormire. Mi lasci solo, la prego.»

Il medico accennò un inchino ossequioso e si allontanò verso la porta: «Sarò qui tutta la notte, per chiamarmi le basterà premere il campanello accanto al letto.»

«Vada pure.» lo incitò con un gesto della mano Wang So e chiuse gli occhi, fingendosi sfinito.

Attese che l’altro fosse uscito, poi si mise a sedere e si guardò intorno. Un piccolo armadio sulla parete opposta al letto attirò la sua attenzione. Un ago collegato a una flebo gli perforava l’incavo del gomito. Lo stappò via e si avvicinò all’armadio. Aprì l’anta e imprecò, nessun abito, solo un contenitore di pelle rovinato dall’acqua. Lo aprì e vide che era pieno di soldi ancora umidi e quelle che Hae Soo gli aveva descritto come carte di credito. C’era anche un documento che riportava i suoi dati. Ora era Kim Sun-hyun, nato il 17 aprile del 1991. Kim Sun-hyun, si sarebbe mai abituato a quel nome?

Stringendo in pugno il bottino, si avvicinò alla porta e la socchiuse. Sbirciò verso il corridoio e vide che era libero, allora si fece coraggio e lasciò la stanza. Doveva trovare dei vestiti e andare via al più presto da lì.

Fine terzo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 2

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama “Moon Lovers: Scarlet Ryeo”.

Capitolo 2

Singhiozzando disperata, Go Ha-jin si accasciò dinanzi all’antico ritratto di re Gwangjong di Goryeo. Da quando si era risvegliata dal coma, era trascorso un anno. Da allora non era passato giorno senza che una tristezza latente e perniciosa la tormentasse. Una mestizia che le riportava alla mente immagini sempre più nitide di una vita che non era possibile avesse vissuto. Un’esistenza che invece sentiva sua più di ogni altra cosa. Medici, parenti e amici avevano fatto di tutto per convincerla che ciò che la torturava non erano memorie ma illusione onirica.

«Ha-jin tutto ciò che ricordi sono sogni lucidi.» le aveva detto la psicologa durante una delle ultime sedute «Una sorta di strategia che il tuo cervello ha messo in atto per difendersi dal trauma subito e favorire il recupero. Tu stessa hai ammesso di amare i Drama Storici. Così, per superare quel momento orribile, ti sei creata una realtà nella quale avresti amato vivere. In questo modo hai concesso tempo all’organismo per recuperare le forze e risvegliarsi.»

Lei l’aveva guardata scettica e aveva ribattuto con un fil di voce: «Se conoscesse i dettagli di ciò che ricordo, non credo la penserebbe così. Ho sofferto troppo e ho affrontato così tante difficoltà.» sospirò «Ho sentito dolore e non solo fisico, che razza di difesa crede sia?»

«Hai riportato nel sogno le sensazioni di disagio fisico provocate dalle conseguenze dell’incidente. Il tuo inconscio le ha trasformate in un vissuto fittizio nel quale hai trascinato le sofferenze del tuo organismo e le paure della mente. Il fatto che alcune delle persone presenti negli avvenimenti che credi di ricordare abbiano il volto di persone che conosci, ne è la prova. Non hai detto, ad esempio, che il quattordicesimo principe, Wang Jung, aveva lo stesso aspetto del tuo più caro amico, Do-hyun? Anche la presidentessa dell’azienda per la quale lavori, se non erro, me l’hai descritta come somigliante alla regina consorte.»

Ha-jin aveva abbassato gli occhi e aveva provato a ribattere: «È vero, Do-hyun somiglia tantissimo al quattordicesimo principe, ma la presidentessa della Heal Cosmetics non conta. L’ho vista per la prima volta solo quando, dopo la convalescenza, ho affrontato l’ultimo colloquio di lavoro con l’azienda. Quel giorno per poco non svenni per lo shock. Quelle sono le uniche persone che posso collegare a quello che lei, dottoressa, chiama il mio sogno lucido.» era tornata a sollevare lo sguardo e dopo qualche istante di silenzio, con cipiglio affranto era sbottata: «Lui no, lui era…» lo sguardo della psicologa, però, l’aveva bloccata. Se avesse ancora raccontato i dettagli di quell’amore, l’avrebbe di nuovo mandata dallo psichiatra perché le desse i farmaci.

«Wang So non esiste» si era detta perciò «la dottoressa ha ragione, è stato tutto un sogno. Nessuno di loro era reale e non ha importanza quanto mi riesca difficile crederlo. Devo tornare alla realtà, alla mia vita e al mio lavoro.» Aveva annuito e un sorriso triste le aveva increspato le labbra, poi aveva detto: «Lui era il risultato di ciò che avevo desiderato prima dell’incidente. Un uomo leale e forte, capace di amarmi sopra  ogni cosa. Tutto ciò che non avevo trovato in quel traditore del mio ragazzo. Ha ragione dottoressa, un uomo così non può essere reale, me ne farò una  ragione.»

“Lei non voleva dimenticare, anzi! Il suo terrore era che quella voce profonda, quello sguardo e quel viso pian piano divenissero evanescenti.”

L’altra aveva gonfiato il torace, soddisfatta, e le aveva preso le mani fra le sue: «Il tuo corpo è guarito del tutto Ha-jin e finalmente anche il tuo animo ha trovato la strada giusta. Vedrai che d’ora in poi tutto sarà più semplice per te. Devi dimenticare ciò che hai sognato e cancellare quei volti e quelle sensazioni.»

Da quella seduta erano trascorsi sei mesi e otto giorni. Non era voluta tornare mai più da una psicologa che non era riuscita a capire quale fosse il suo reale tormento.

Spirando tra le braccia di Wang Sung, l’ultimo desiderio era stato quello di perdere memoria di ogni cosa, nonostante lui la pregasse di non farlo. Ora sapeva che negli ultimi istanti in quel mondo aveva mentito. Lei non voleva dimenticare, anzi! Il suo terrore era che quella voce profonda, quello sguardo e quel viso pian piano divenissero evanescenti. Era atterrita all’idea che Wang So, il suo profumo e la sensazione delle sue mani forti che le cingevano i fianchi, svanissero. Ormai gli unici momenti piacevoli erano quelli in cui riusciva a stare sola. Allora chiudeva gli occhi e immaginava di essere ancora nel Palazzo di re Tajeo, accanto al suo grande, tormentato amore.

Quella mattina era stata la sua amica Ki-jo a convincerla ad andare al lavoro. Il Goryeo Era Makeup Culture era un evento da non lasciarsi sfuggire, le aveva detto, e la Heal Cosmetics avrebbe pagato loro gli straordinari. La mostra sarebbe stata dedicata al periodo Goryeo. Era in quell’epoca che erano stati creati i primi prodotti di bellezza. In quei giorni, una dama misteriosa aveva dato vita alla prima skincare coreana, che sarebbe poi divenuta famosa in tutto il mondo. Quando sentiva quei racconti, cercava di convincersi di non essere stata lei quella dama misteriosa. Si diceva di continuo di non aver cambiato lei il destino di un sovrano, aiutandolo a nascondere la cicatrice che gli deturpava il viso.

Aveva avuto una mattinata dura e si era allontanata dallo stand per bere una bibita fresca. Stava tornando dal bar quando la sua attenzione era stata attirata da una galleria che esponeva dipinti dell’era Goryeo. Era illuminata da luci calde che mettevano in risalto antiche chine, opere di un’epoca lontana. La stessa che lei sentiva ancora così viva dentro si sé.

Non avrebbe mai creduto di trovare in quel luogo le risposte a ogni sua domanda. Mai avrebbe potuto immaginare che in quell’ambiente quieto e solitario, sarebbe deflagrata l’esplosione più devastante per il suo animo già fragile.

Ora era lì, con le lacrime che le rigavano il volto e la voce rotta dal pianto che cantilenava: «Perdonami per averti lasciato solo, perdonami per averti lasciato solo…»

Non era stato un sogno. Lo aveva sempre saputo, il suo cuore ne era certo e i suoi sensi lo avevano gridato sin dal primo istante.

Una mano pietosa le offrì un fazzoletto. Lo prese senza preoccuparsi di apparire patetica agli occhi di un estraneo. Tutto ciò che riusciva a sentire era il proprio dolore. Si asciugò le gote e nel farlo un profumo speziato le invase le narici, spezzandole il fiato. Quel profumo, il suo profumo!

Intontita, allontanò il fazzoletto dal viso e lo guardò. Era blu, un normalissimo lembo di cotone eppure aveva qualcosa di speciale, era intriso del profumo che solo la pelle del suo Wang So aveva. Guardò dietro di sé per vedere chi glielo avesse offerto e vide un uomo di spalle oltrepassare la porta secondaria della sala. Fece per chiamarlo, ma in quel momento due individui le si avvicinarono trafelati:

«Conosce quell’uomo?» chiese il primo, mentre l’altro si lanciò all’inseguimento del fuggitivo.

Go Ha-jin si sollevò e guardò di nuovo il fazzoletto, poi il dipinto e senza staccare gli occhi dal viso ritratto rispose: «No, ma so che devo trovarlo.»

Fine secondo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

 

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 1

di Donatella Perullo

Capitolo  1

Attenzione 

Questa Fanfiction contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama “Moon Lovers: Scarlet Ryeo”.

Il padiglione del Goryeo Era Makeup Culture era affollato di visitatori. La mostra era divisa in due sezioni. Nella prima, le maggiori aziende della skincare e del makeup mostravano i loro prodotti più innovativi, offrendo anche trattamenti gratuiti. L’altra era dedicata, invece, alla storia della cosmesi. Qui, centinaia di persone ascoltavano dalle guide storie remote, osservando oggetti e dipinti risalenti a un’epoca che aveva cambiato il Paese. Un’era che era stata governata da un re saggio e triste, un sovrano che aveva nascosto nel suo cuore un dolore insanabile.

L’ombra sgusciò sfuggente tra la folla ed entrò nella galleria dove erano esposti dipinti dell’era Goryeo. Un gruppo guidato ne era appena uscito, l’ambiente era silenzioso e profumava di azalee e rose. Alle pareti chiare erano affissi antichi disegni che raffiguravano momenti di vita e visi ormai dimenticati, volti che per lui erano stati famiglia.

Una donna era in piedi, sola, dinanzi al ritratto del re. Gli dava le spalle, ma nonostante ciò Wang So la riconobbe e le gambe gli tremarono tanto che dovette appoggiare le spalle al muro per sorreggersi.

Erano trascorsi ventisei anni dal giorno in cui lei era morta, ventisei anni durante i quali aveva fatto di tutto per essere un re giusto e non mostrare il tormento che lo straziava. La perdita della sua Hae Soo lo aveva distrutto. Se solo avesse letto le lettere che gli aveva inviato. Se quello stupido di Wang Jeong non avesse messo la sua scrittura sulle buste, se solo…

Si rivide stringere tra le mani una fredda urna cineraria, anziché il volto tenero di lei e il respiro gli si spezzò di nuovo, esattamente come allora. Non doveva più pensare a quei momenti, nulla aveva più importanza ora, perché alla fine ci era riuscito. Aveva trovato il modo.

Aveva attraversato il tempo e lo spazio per riabbracciare l’unica donna che avesse mai amato. Lei era la sua persona, la sua unica regina!

Un cammino lungo 1046 anni, un viaggio che chiunque avrebbe ritenuto impossibile, ma non lui. L’aveva giurato a lei e a se stesso. Ci aveva creduto fino in fondo e alla fine aveva scoperto il segreto custodito dall’astronomo Choi Ji-mong.

Così, il quattro luglio del 975, all’età di cinquant’anni, aveva lasciato per sempre Goryeo per raggiungere finalmente la sua Hae Soo.

“Se non siamo dello stesso mondo … ti troverò, mia Soo!”

Chiuse gli occhi e sospirò. Quand’era partito non sapeva come avrebbe fatto a trovarla in un tempo così diverso dal suo. Nonostante lei gliene avesse parlato tanto, non riusciva a immaginare il suo mondo, quello dal quale era arrivata per illuminare il suo cuore nero, il cuore del Cane lupo.

Dalla colonna dietro la quale si era nascosto, Wang So osservò Hae Soo. Era minuta e fragile come la ricordava. Liberi dalle costrizioni di antiche acconciature, i lunghi capelli corvini le sfioravano le spalle, sciolti e fluenti.

Lui strinse gli occhi e cercò dentro di sé il coraggio necessario ad avvicinarla. La memoria lo riportò al crepuscolo del giorno in cui il suo ottavo fratello era morto. Baek-ha lo aveva raggiunto nel cortile del Palazzo e dopo avergli riferito la notizia, aveva annunciato la sua partenza.

Era stato allora che ancora una volta aveva sentito che con Hae Soo aveva perso tutto. Si era toccato il volto indurito dal dolore e aveva giurato a lei e a se stesso: “Se non siamo dello stesso mondo … ti troverò, mia Soo!”

Ora che quella promessa l’aveva mantenuta, perché quell’ultimo passo gli sembrava impossibile da muovere? Riaprì gli occhi e li posò di nuovo su di lei. Era ancora ferma dinanzi al quadro che lo ritraeva. Mille domande lo assillarono. Lo avrebbe riconosciuto? Si sarebbe ricordato di lui? Come avrebbe reagito?

Ebbe paura delle possibili risposte e fu tentato di fuggire e tornare a cercarla quando si fosse sentito meno insicuro, ma poi notò un tremore scuoterla. Senza neanche rendersene conto lasciò l’ombra che lo aveva celato e mosse qualche passo verso di lei.

Hae Soo si copriva la bocca con una mano per soffocare singhiozzi disperati. La sua afflizione era così straziante che Wang So si sentì morire.

«Perdonami per averti lasciato solo», gemeva tra i singulti.

Wang So annullò l’ultimo brandello di distanza che li separava, deciso a stringerla in un abbraccio, ma un grido alle sue spalle lo gelò.

«Eccolo! L’ho trovato! È nella sala dei dipinti!»

Il re imprecò a denti stretti: «Aish», poi pensò: “non ora, non ora!”. Non dovevano prenderlo, non prima che fosse riuscito a parlarle e a riabbracciarla. Infilò una mano nella tasca della giacca e prese un fazzoletto. Non era della seta delicata che avrebbero meritato le sue guance morbide, ma glielo porse egualmente, restando alle sue spalle, senza che potesse scorgerlo in viso.

Hae Soo accettò il gesto d’istinto e quando, prendendo il fazzoletto, gli sfiorò inavvertitamente le dita, Wang So sentì un brivido percorrergli la schiena.

«Fate presto o scapperà!» gridò di nuovo la voce.

Non poteva fare altro che fuggire, proprio ora che l’aveva ritrovata. Adesso che avrebbe potuto finalmente vedere di nuovo il suo sguardo d’onice, era costretto ad andare via. Guardò verso l’uscita della sala e vide tre uomini correre verso di lui. Hae Soo si stava asciugando le lacrime e non si era accorta di nulla. Lui le sfiorò appena i capelli lucenti e sussurrò «Ti ho ritrovata, mia regina e non ti perderò mai più», poi si dileguò, prima che lei potesse vederlo in volto

Fine primo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Flower of Evil (악의 꽃)

“E se mio marito fosse un serial killer senza sentimenti né lacrime?”
Una storia potente, un intreccio thriller dall’ingranaggio perfetto.

di Donatella Perullo

Titolo: Flower of Evil (악의 꽃)

Genere: Thriller

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoo Jung-hee

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16

Durata per episodio: 60 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Lee Joon-gi (Baek Hee-sung/ Do Hyun-soo)

Moon Chae Won (Cha Ji-won)

Jang Hee-jin (Do Hae-soo)

Seo Hyun-woo (il giornalista Kim Moo-jin)

Jung Seo-yeon (Baek Eun-ha, figlia di Hyun-soo e Ji-won)

Kim Ji-hoon (allievo di Do Min-seok)

Choi Byung-mo (Do Min-seok)

Baek Hee-sung (Lee Joon-gi) e Cha Ji-won (Moon Chae-won) sono sposati e hanno una bellissima bambina che li adora. L’uomo è un artigiano del metallo e ha il suo laboratorio al piano terra della loro abitazione, mentre Ji-won è una detective della polizia. Sono una coppia affiatata e molto innamorata, in apparenza normalissima e serena. All’inizio della storia la famiglia è pronta a festeggiare il trentanovesimo compleanno dell’uomo, con i genitori di lui. Qui s’intravedono le prime ombre. I due, infatti, non sembrano accettare la famiglia del figlio. Da subito si capisce, quindi, che non tutto è come sembra. Quando non è alla presenza della moglie o della figlioletta, Baek Hee-sung appare freddo e cupo. È un uomo duro nei confronti della madre e i dialoghi tra loro fanno intendere che celano qualcosa. È così, in effetti.

Baek Hee-sung nasconde alla moglie un terribile segreto. Un passato orribile che l’ha indotto ad avere un’identità segreta. In realtà l’uomo è infatti Do Hyun-soo, figlio di Do Min Seok, (Choi Byung Mo), un serial killer suicidatosi prima di essere catturato dalla polizia.  All’epoca dei terribili omicidi, il giovane Hyun-soo viveva con il padre e la sorella maggiore, Hae Su, in un villaggio. Alla morte del padre, il giovane perché chiuso e anaffettivo, era stato preso di mira dai concittadini. Convinti che il ragazzo fosse complice del genitore, avevano perpetrato su di lui esorcismi e torture. Per questo, dopo la misteriosa uccisione del capo villaggio, Hae-su, era fuggita con il fratello e per non essere rintracciati, i due si erano separati.

“Vorrei che potessimo scambiarci corpo per un giorno, così che tu possa sentire quanto ti amo” (Cha Ji-won)

A distanza di diversi anni Do Hyun-soo vive dunque ormai come Baek Hee-sung. Ha una vita in apparenza serena, ma è tormentato dai fantasmi del passato e terrorizzato dal timore di essere davvero come suo padre. Si sforza di restare in equilibrio tra la sua vecchia vita e quella che si è creato, ma è vittima di dolorosi disturbi emotivi. Disturbi che lo spingono a sforzarsi di mostrare sentimenti che è convinto di non riuscire realmente a provare. Tutti questi equilibri da lui faticosamente costruiti, sono destinati, però,  a crollare.

A sua moglie sono affidate, infatti, le indagini su alcuni omicidi seriali che ricordano quelli messi in atto anni prima da Do Min Seok. Questo manda in crisi Hyun-soo ma, soprattutto, porta Cha Ji-won a scoprire verità inaspettate sul marito. Riuscirà il suo amore a resistere a tutto quello che verrà alla luce? Soprattutto, quanto di suo padre c’è in Do Hyun-soo e quanto c’è di vero in ciò che l’uomo crede di provare?

“Se nemmeno tu mi credi, come farà chiunque altro a credere a ciò che dico?” (Do Hyun-soo)

Raccontare la trama di Flower of Evil è un’impresa difficile se non si vuole rivelare troppo e rovinare la visione. Questo drama ha una storia potente, complessa e magnificamente sviluppata. È un intreccio thriller disseminato di indizi mai casuali, che si sviluppa suscitando sorpresa ed emozioni forti. Gli appassionati del genere, che hanno letto romanzi e visto tante serie tv e film, sono abituati a certi meccanismi tipici e ormai, aimè, prevedibili. Lo so bene perché sono tra questi ed è da tempo che trovo con difficoltà storie capaci di sorprendermi e avvincermi. È per questo che Flower of Evil è stata per me una salutare sferzata di energia. Questo drama è un ingranaggio perfetto che lascia soddisfatto anche lo spettatore più difficile, come me. Nel rappresentarvi la storia ho dovuto per forza di cosa evitare di parlare di personaggi e fatti fondamentali, perché mi avrebbero fatto rischiare spoiler imperdonabili.

Non è solo l’intreccio poliziesco, però, a rendere speciale Flower of Evil. Ciò che lo rende, per me, un Drama di classe superiore, è la costruzione umana dei personaggi. Per primo Do Hyun-soo con i suoi tormenti, il suo disagio psicologico e il suo chiudersi al mondo con la certezza di non essere in grado di empatizzare con il prossimo né amare nessuno. È un personaggio magnificamente umano, che Lee Joon-gi ha reso suo, rappresentandolo come solo un grande professionista è capace di fare. Attraverso i suoi occhi, l’attore ci mostra l’inferno interiore di Do Hyun-soo e ci fa desiderare di salvarlo, anche senza sapere se lo meriti oppure no.

Hyun-soo che si paragona al dio Efesto, il meno bello del monte Olimpo, odiato da tutti per il suo carattere, sente di non meritare nulla. Non ama, ma protegge la sua bambina e sua moglie. Non ha scrupoli a mantenere segreta la sua vera identità, ma non esita a perdonare chi in passato ha tradito lui e sua sorella. Sente di non aver nulla da perdere, eppure protegge ciò che ha, a costo della vita. Questo personaggio, credetemi, vi resterà tatuato sul cuore e lascerà segno che difficilmente svanirà.

Così sarà anche per Cha Ji-woon, una poliziotta innamorata del proprio mestiere. Lei ha sempre saputo cosa voleva dalla vita e ha conquistato ogni suo traguardo. Per amore del marito farà scelte imprevedibili e coraggiose. Prenderà decisioni giuste, a volte difficili e soprattutto non vacillerà, se non per qualche breve istante. Perderà l’equilibrio solo per poco e quando lo avrà recuperato, resterà salda sulla propria strada, a qualsiasi costo e contro tutto e tutti.

“È il padre di mio figlio, è la mia famiglia, è la mia persona e ha una moglie che starà al suo fianco qualunque cosa accada.” (Cha Ji Won)

Intorno a loro due, una miriade di satelliti, ognuno con le sue peculiarità, con le sue luci e ombre e tutti sublimi. Dalla squadra di colleghi detective di Cha Ji-woon, ai genitori adottivi di Do Hyun-soo. Fino ad arrivare allo spietato padre killer che continua a tormentare i ricordi di Hyun-soo.  Senza bisogno di troppe parole, ma con il suo sguardo nero come la notte più buia, Do Min Seok (Choi Byung Mo) riesce a inquietare anche gli spettatori più coriacei. C’è poi il giornalista Kim Moo-jin (Seo Hyun-woo) con il suo struggente amore mai dimenticato per la tormentata Do Hae-su. Una nota speciale è dovuta anche alla piccola Jung Seo-yeon, che interpreta da attrice consumata Baek Eun-ha la figlioletta di Hyun-soo e Ji-woon. Ricordate questo nome, perché sono certa che diventerà una star.

Ultimo ma non ultimo Kim Ji-hoon, un attore che ho scoperto in questo drama e del quale vorrei parlare tanto. Non posso, però, perché del suo personaggio credetemi non oso riferire neanche il nome per non rovinare sfumature importanti del racconto. Vi basti sapere che dopo aver visto Flower of Evil non lo dimenticherete facilmente.

Per quanto riguarda la colonna sonora, a costo di sembrare ripetitiva, devo dire che è perfetta per la storia alla quale fa da contrappunto. Due brani in particolare sono entrati di diritto nella mia playlist e non credo ne usciranno mai: Feel You, cantata da Shin Yong-jae  e In my Heart, cantata da Lim Yeon. 

In conclusione, Flower of Evil è inaspettatamente salito in cima alla mia classifica dei drama. È di certo il più avvincente e toccante che ho visto quest’anno e vorrei davvero che lo vedeste perché lo ritengo imperdibile, come è stato per pochi finora. Nonostante la messa in onda sia terminata da poco, Lee Joon-gi ha vinto per la sua interpretazione già due premi  al 5 ° Asia Artist Awards, come Asian Celebrity e come Best Artist. Sono certa che non saranno solo i primi riconoscimenti per la sua eccellente performance e che ne arriveranno altri anche per gli altri professionisti che hanno contribuito alla realizzazione di questo eccellente lavoro.

La mia valutazione
10/10
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Jeoseung Saja (저승 사자)

Il Cupo Mietitore, il messaggero della morte in bilico tra i due mondi

di Maria De Riggi

Jeoseung SajaCredit immagine: Opera dell’artista nekoyasha89 ©

La cultura popolare coreana affonda le sue radici nello sciamanesimo, un insieme di tradizioni, conoscenze e credenze che provengono dai popoli nativi di tutto il mondo.

Si racconta che i primi capi della Corea avessero qualità sciamaniche o che discendessero dagli sciamani

Gli antichi coreani seguivano un concetto animistico e credevano che ogni oggetto avesse un’anima. I rituali sciamanici includevano il culto degli spiriti e dei demoni che, secondo la loro visione, abitano ogni elemento della natura. Tramite figure soprannaturali come i fantasmi, i goblin, le kumiho, i qilin… hanno cercato di dare un significato a ciò che accade nel mondo. Questo è il motivo per cui la cultura coreana riflette la concezione dell’unione tra il mondo umano e quello spirituale.

Jeoseung Saja –  Credit Immagine: Museo Nazionale della Corea

Attraverso studi, riflessioni e ricerche si tenta di dare una spiegazione alla vita e soprattutto alla morte che nel corso del tempo, ha acquisito un significato e un valore diverso. Piuttosto che rappresentarla in maniera spaventosa, l’immagine cambia, si sviluppa, fino a divenire una guida che accompagna le anime nell’adilà.

Negli ultimi anni molti drama hanno affrontato tale tematica, delineando il messaggero della morte come un essere ambivalente in bilico tra i due mondi.  Dotato di una particolare umanità, egli va oltre al ruolo di guida degli inferi. Spesso è dotato di una bellezza affascinante.

Grazie all’immaginario fantastico che spesso attinge l’ispirazione dai miti, si evidenzia una sorta di continuità tra vita e morte.

Di solito per il credo buddista di cui è impregnata la cultura orientale, la vita è rappresentata attraverso un concetto che la rende simile a un’energia. Questa forza si sviluppa, si trasforma e si reincarna fino a completare un percorso che porterà all’Illuminazione finale. Con la morte la coscienza si stacca dal mondo materiale e l’anima risorge nella dimensione spirituale. Nel momento in cui ritorna alla vita, precipita nuovamente nel mondo materiale. Questo ciclo di reincarnazione è chiamato metempsicosi.

Jeoseung Saja – Credit imagine: opera di LEEhyO0106 ©

In Occidente la Morte è raffigurata come un’entità spaventosa senza viso, al posto del quale c’è una profondità oscura. Indossa un lungo mantello nero e porta con sé una falce che serve per dividere il corpo dallo spirito.

Nella cultura coreana, invece, essa appare simile a un essere umano dalla carnagione pallida e gli occhi infossati. Si ritiene sia uno spirito che serve il Grande Re Yomna (염라 대왕 ), che governa il mondo ultraterreno. Il Tristo mietitore indossa un hanbok nero, indumento caratteristico dell’epoca Joseon, e un cappello nero chiamato gat ().

Viene denominato in molti modi: Tristo Mietitore, Sinistro Mietitore, Cupo Mietitore (in inglese Grim Reaper).

In Corea è noto come Jeoseung Saja  (저승 사자), che letteralmente si traduce in messaggero dell’aldilà. Infatti “Jeoseung significa “aldilà” – non è né il paradiso né l’inferno – “Saja” significa   “messaggero” o “inviato”.

Il lavoro del Jeoseung Saja è quello di guidare le anime nell’oltretomba, seguendo dei precisi ordini.  Negli ultimi anni il suo ruolo è stato umanizzato ulteriormente ritenendo che possa aiutare a risolvere qualche avvenimento sospeso del defunto.

Proprio con queste caratteristiche il Tristo mietitore viene rappresentato nel famoso drama: Guardian: The Lonely and Great God, meglio conosciuto come Goblin. Nel drama questa entità è interpretata dall’attore Lee Dong-wook che con il suo viso pallido, le labbra rosse e l’aria perennemente triste e imbronciata ha reso questo personaggio in maniera eccelsa.

Una Fan art del Tristo Mietitore (Lee Dong-wook) nel drama Guardian: The Lonely and Great God

In Goblin, il Tristo mietitore indossa abiti scuri e un cappello con falda larga che lo rende invisibile.  In realtà questo particolare non fa parte della narrativa tradizionale del Jeoseung Saja. La sceneggiatrice, Kim Eun-sook, ha avuto l’idea di unire al mito del Jeoseung Saja quello de “Il cappello del goblin o Dokkaebi Gamtu”.

Secondo la leggenda, infatti, se una persona indossa il cappello di un dokkaebi, diventerà invisibile.

La storia del Cappello del Goblin è commemorata addirittura in un francobollo della Corea del Sud.

La narrativa dei drama è ricca di storie che parlano del Tristo mietitore. Goblin forse è uno dei più famosi, ma molti altri K-drama di successo hanno sviluppato tale figura come ad esempio: Arang e The Magistrate, Black, 49 Days, oltre a una serie di film di successo chiamata “Along With The Gods

Nel drama Black è l’attore Song Seung-heon a interpretare il Cupo mietitore. Entra nel corpo di un umano e incontra una ragazza capace di vedere le ombre. Privo di qualsiasi conoscenza legata alle emozioni, il suo sarà un percorso di avvicinamento al mondo emotivo dell’uomo, fino a scoprire l’amore, la gioia e le sofferenze. Ancora una volta il mondo terreno e quello spirituale si intersecano, evidenziando che forse la linea che li divide non è così netta come si può pensare.

La più famosa storia popolare coreana riguardante il Jeoseung Saja è il mito del Generale Sineui che tentò di ingannare la morte. Questo è un mito che si è tramandato per anni oralmente. Solo in seguito, nel 1994, è stato registrato dall’ Università di Andong nel Journal of Historical Sites of Mt. Geumo.

Il generale Sineui era nato sul monte Geumo, situato nella contea di Chilgok. Quando il Jeoseung Saja andò da lui per portare via la sua anima, egli tentò di ingannarlo. Si trafisse la testa con uno spillo d’argento, che teneva lontani gli dei malvagi, e circondò la sua casa con alberi di arance. Questi frutti erano, infatti, considerati frutti del bene ed erano in grado di impedire il passaggio del Jeoseung Saja. Per ben quattro giorni il tristo mietitore  non riuscì a entrare nella casa del generale, fin quando trovò un varco attraverso un albero di pesco. Il pesco era considerata infatti una pianta malvagia  e grazie ad essa il  Jeoseung Saja riuscì ad entrare nella casa e si nascose sotto il pavimento.

Quando il generale andò a lavarsi la faccia, Jeoseung Saja balzò allo scoperto, lo colpì con un martello di ferro e lo trascinò negli inferi.

Il generale Sineui non si arrese e riuscì a sconfiggere i Gaekgwi (fantasmi che vagano tra gli Inferi e il mondo dei mortali), fuggendo poi dagli Inferi. Tornò così dalla sua famiglia, ma questa nel frattempo lo aveva già seppellito. Il temerario generale i ritrovò così sotto terra e morì di nuovo, soffocato.

La morale è che non si può combattere contro il destino e che la morte è ineluttabile per ogni essere vivente.

Una morale che non lascia spazio alla speranza. Anche se ci sono miti che si differenziano come quello, ad esempio, dell’isola di Jeju. Questo mito narra, infatti, di un uomo di nome Samani Bonpuli che riuscì a ingannare la morte per quarantamila anni. Un prolungamento dell’esistenza che però conduce allo stesso traguardo.

All’uomo non è permesso di varcare il confine e ritornare con la stessa coscienza al mondo terreno. Ha un modo però di entrare in dimensioni diverse per cercare di comprendere… è attraverso la fantasia e l’immaginazione. Scrittori e sceneggiatori, toccati dall’ispirazione, potrebbero essere in grado di alzare il velo della conoscenza.

In fondo il mito insegna che la Natura è regolata da leggi inesorabili, ma suggerisce anche che l’uomo ha nella propria coscienza un frammento sovrannaturale che sopravvive alla morte e che appartiene al Regno dell’Immortalità.

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