Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Dalla tradizione coreana, una creatura leggendaria dai poteri straordinari

di Gabriele Discetti

Il Dokkaebi o Tokkaebi (도깨비) è un essere mitologico del folclore coreano. È chiamato anche Dochaebi, Dokgakwi, Dokgapyi, Heoju, Heoche, Mangryang e Yeonggam. In occidente il Dokkaebi è spesso identificato con la più familiare figura del goblin.

Esistono testimonianze del Dokkaebi (o goblin coreano) in molti documenti del periodo dei Tre Regni (18 a.C. – 660 d.C.). Quindi a quell’epoca la credenza riguardo i goblin coreani era già ben nota a tutta la popolazione della penisola coreana.

La prima attestazione scritta di un racconto riguardo i goblin risale al Samguk yusa (Memorie storiche dei tre regni) redatto nel X secolo. Questo racconto ci mostra alcune delle doti straordinarie dei goblin:

“Durante il regno di Silla, il figlio di re Jinji, Bihyeong, conosceva un goblin di nome Gildal. I due si incontravano tutte le notti sulle colline a ovest del fiume Hwangcheon. Venuto a sapere ciò, con l’intenzione sfruttare le doti del suo amico goblin, re Jinji ordinò al figlio di costruire un ponte sul fiume. Così, in una sola notte, Bihyeong e Gildal costruirono il ponte che chiamarono Gwigyo, cioè ponte fantasma. Come riconoscimento il goblin fu nominato guardiano del tempio della città, ma Gildal non voleva questo compito, così si trasformò in volpe e fuggì via. Sentendosi tradito, Bihyeong lo inseguì e lo uccise. Fu così che Bihyeong cominciò a essere temuto da tutti i goblin.”

I Dokkaebi rappresentati nell’opera dell’artista Song Kang – Credit Song Kang Art – © Song Kang

Il Dokkaebi non è una creatura completamente malvagia. Possiede poteri soprannaturali che usa a volte per aiutare gli umani e altre per giocare brutti scherzi o punire coloro che hanno commesso atti malvagi.

Nella mitologia coreana il Dokkaebi è rappresentato con le sembianze di un folletto accompagnato da alte fiamme di colore blu. È capace di rendersi invisibile, indossando un cappello chiamato gamtu (감투) e di compiere magie con il suo bastone magico, il bangmang-i (방망이) .

Il goblin può avere o meno corna, occhi sporgenti, bocca grande, denti affilati, corpo peloso e lunghi artigli. L’unica certezza sul suo aspetto fisico è che possieda una sola gamba, troppo lunga per indossare vestiti e che per tale ragione si muova saltando. Tuttavia non mancano rappresentazioni di Dokkaebi a due gambe, seppur rare. Un racconto popolare ci conferma il fatto che il Dokkaebi avesse, in genere, una sola gamba.

“Un giorno un giovane incontrò un goblin mentre si recava al mercato. Il goblin, abile lottatore di ssireum, lo sfidò a un combattimento di questa lotta coreana nella quale vince chi riesce a far cascare l’avversario. Tuttavia il ragazzo riuscì far cadere più volte il goblin, sfruttando il fatto che avesse una sola gamba.”

Questo racconto serviva a tramandare la strategia per battere un Dokkaebi.

Il ssireum o ssirum (씨름) è una lotta della tradizione coreana nata nel quarto secolo e che viene praticata ancora oggi durante le feste.  Si lotta all’interno di una buca piena di sabbia, indossando una particolare cintura. Afferrando questa cinta, i contendenti, grazie all’uso delle gambe, devono riuscire a portare a terra qualsiasi parte del corpo dell’avversario sopra il ginocchio.

Il goblin coreano non ha differenze di sesso ed è sempre identificato nei racconti come un maschio. Ci sono varie tipologie di dokkaebi perché la loro natura dipende da vari fattori. I goblin sono condizionati dal luogo in cui si trovano, dalle persone che incontrano e finanche dagli oggetti che li circondano. L’influenza vale anche al contrario. Grazie ai loro poteri, infatti,  i dokkaebi possono apportare cambiamenti nei luoghi, nelle persone e negli oggetti.

Il dokkaebi non ha un luogo prediletto in cui vivere. Spesso lo si può trovare sia nei racconti ambientati nelle campagne, sia in quelli in montagna, nelle valli, nei templi o nelle abitazioni. Preferiscono i luoghi bui, solitari e compaiono soprattutto di notte e nelle giornate di pioggia. Nei racconti popolari, l’arrivo della luce dell’alba e il cantare del gallo sono i momenti in cui i goblin scompaiono.

Caratterialmente i goblin sono scontrosi, amanti delle lotte e opportunisti, perché approfittano dell’ignoranza delle persone per ingannarle. Anche se non hanno distinzione di sesso, grazie ai loro poteri i goblin sono in grado di assumere sembianze femminili. Eppure i dokkaebi tengono molto al rispetto delle promesse. Amano cantare, ballare e suonare.

Il Goblin impersonato da Gong Yoo nel drama Guardian: The Lonely and Great God

Il dokkaebi è ancora vivo nella coscienza dei coreani. La creazione dei goblin nella loro mitologia ci permette di comprendere meglio l’idea che questo popolo ha delle creature sovrannaturali. I goblin non devono essere considerati dannosi per gli esseri umani, nonostante il loro comportamento. I dokkaebi non vogliono creare problemi agli uomini. Per tale motivo spesso i coreani si rivolgono ai goblin per avere una sorte fortunata. Ad esempio, per avere una pesca fruttuosa, le comunità di pescatori venerano, attraverso rituali, i goblin dell’acqua. Tuttavia può accadere che ai dokkaebi venga addossata la colpa di incendi e malattie. Quando ciò accade, si eseguono delle cerimonie per scacciarli dai villaggi.

Certo il goblin della tradizione non sembra avere molti punti in comune con il fascinoso Kim Shin del drama. Eppure è interessante notare che il personaggio impersonato da Gong Yoo ha alcune caratteristiche che ricordano il goblin che gli antenati coreani adoravano e amavano. Il goblin della sceneggiatrice Kim Eun-sook, infatti, ama il grano saraceno, rende ricche le persone che lo circondano, è spaventato dal sangue e talvolta è impulsivo. Tutti aspetti che richiamano il dio “Goblin”,  che appare nelle credenze popolari . Anche il fuoco blu che circonda la spada che gli trafigge il torace richiama le fiamme blu che seguono il goblin del folclore coreano.

Fonti: (1), (2)

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PARK CHANYEOL (박찬열)

Rapper, cantante, compositore, attore e modello, il talento di un artista completo

di Angie

Cognome: Park

Nome: Chan-Yeol

Professione:  Rapper, cantante, compositore, attore e modello

Gruppi: EXO, EXO-SC

Stage name: CHANYEOL (찬열)

Luogo di nascita:  Seoul – Sud Corea

Data di nascita: 27 novembre 1992

Segno zodiacale: Sagittario

Segno oroscopo cinese: Scimmia

Altezza: 1,85

CHANYEOL SOCIAL

Park Chanyeol, meglio conosciuto come Chanyeol, è un idol, rapper, cantante, compositore, modello e attore sudcoreano. Nasce il 27 novembre 1992 a Seoul (서울시). Ha una sorella, Park Yoo-ra, che per anni è stata conduttrice del telegiornale presso la YTN e la MBC.

Ha frequentato la Hyundai High School di Apgujeong-dong (압구정동) a Seoul. A sedici anni è stato ammesso in un istituto di recitazione privato, dove ha conosciuto P.O. dei Block B.

Chanyeol ha seguito i corsi online del Dipartimento di Cultura e Arte dell’Amministrazione Aziendale della Kyung Hee Cyber University. Attualmente studia Interior design presso la Inha University.

Ha iniziato a interessarsi alla musica dopo aver visto il film School of Rock e ha iniziato a suonare la batteria molto presto. Cita spesso come influenze musicali artisti quali Jason Mraz, Eminem e gruppi rock come Muse, Green Day.

Diventa trainee presso la SM Ent. dopo aver vinto il secondo posto nel 2008 Smart Model Contest. Prima del suo debutto con gli EXO, Chanyeol è comparso in due video musicali: HaHaHa Song dei TVXQ  e  Genie delle SNSD. Nel 2012 appare nel video musicale Twinkle delle Girls’ Generation-TTS.

A ottobre 2013, Chanyeol si unisce al cast del reality show di SBS Law of the Jungle in Micronesia. Per esso nel 2015 compone e registra la OST Last Hunter.

A maggio 2014 diventa membro regolare del cast della prima stagione del reality show televisivo della  SBS, Roommate. Lascia però a settembre a causa di conflitti di schedule.

A ottobre 2016 Chanyeol e la cantante americana Tinashe prendono parte al Far East Movement con Freal Luv, traccia del musicista elettronico Marshmello. Nel dicembre dello stesso anno, Chanyeol collabora con la cantante sudcoreana Punch per la OST originale di Guardian: The Lonely and Great God. Stay With Me raggiunge un discreto successo nella Gaon Digital Chart.

Stay with me – Ost del drama Goblin – The Lonely and Great God

Durante la sua carriera prende parte alla scrittura di numerosi testi e tracce. Nel febbraio 2017 la Korea Music Copyright Association lo riconosce come produttore musicale (precedentemente le tracce erano registrate con lo pseudonimo LOEY).

Il 25 aprile 2019 pubblica la sua prima canzone da solista SSFW, mentre il 22 luglio debutta nella subunit EXO-SC insieme al compagno Sehun con What a Life.  Il 13 luglio 2020 pubblicano il loro primo album completo, 1 Billion Views.

Oltre alla carriera musicale intraprende anche quella della recitazione. Nell’aprile del 2015, Chanyeol fa il suo debutto sul grande schermo nel film sudcoreano Salut d’Amour, con Park Geun-hyung e Youn Yuh-jung.

Successivamente recita come protagonista insieme all’attrice Moon Ga-young e gli altri membri degli Exo nel webdrama Exo Next Door.

Nel giugno 2016 Chanyeol recita a fianco di Yuan Shanshan nel film sudcoreano-cinese So I Married an Anti-fan. Insieme a Yuan registra I Hate You, colonna sonora del film.

Nel gennaio 2017 Chanyeol ottiene un ruolo di supporto nel drama della MBC, Missing 9.

Nel 2018 inizia le riprese di Memories of the Alhambra, titolo di successo della tvN in collaborazione con Netflix, dove interpreta Jung Se-joo.

Dal debutto fino a ora, ha partecipato a molti eventi di moda tra cui Christian Dior, Prada e Calvin Klein. A settembre 2017, ha partecipato alla sfilata di Tommy Hilfiger a Londra, per il quale successivamente posa per un servizio fotografico. Nel 2018 partecipa nuovamente alla sfilata di Tommy Hilfiger a Shanghai. Appare nel numero di ottobre 2018 di Vogue Korea. Chanyeol è uno dei membri ufficiali degli EXO e ricopre il ruolo di main rapper e vocalist. È un artista completo, compone, fa rap e canta. Sa parlare l’inglese e suona pianoforte, chitarra, batteria e basso. Ha formato una band durante gli anni della scuola. Definisce la sua voce Reversal Voice perché il suo viso da bambino entra incontrastato con la sua voce profonda e virile.

Ha un cane di nome Toben che però vive con i suoi genitori, poiché lui è allergico. A causa di ciò, da piccolo il suo animale da compagnia era un furetto. Chanyeol è una persona molto solare ed estroversa, ama fare volontariato perché lo rende felice.

Credit foto ©Allure

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I Drama e il mistero dell’ombrello giallo

Dalle origini di un gesto antico alla motivazione della scelta del colore: Perché nei Drama così spesso il protagonista ripara la sua amata con un ombrello giallo?

di Donatella Perullo

Quante volte, vedendo un drama, siamo incappati nella scena in cui il protagonista accorre con un ombrello per riparare la sua amata dalla pioggia? E quante volte quell’ombrello era di un giallo sgargiante?  Io non le conto più ormai e di volta in volta la mia curiosità su quel particolare gesto è aumentata. Volevo capire, così ho iniziato a cercare spiegazioni in rete, ma senza ottenere alcun risultato.

I blog che hanno affrontato l’argomento in realtà sono tanti, anche stranieri. Ognuno ha elencato i Drama in cui si vede questa scena o nei quali c’è un ombrello giallo. Nessuno, però, ha dato spiegazioni sul ripetersi della cosa e sul perché quell’ombrello sia nella stragrande maggioranza delle volte, appunto, giallo. 

La buona notizia è che, forse, sono finalmente riuscita a dare una risposta alla domanda che assilla  molti appassionati di drama.

Prima però credo sia interessante sapere di più sulla storia dell’ombrello nella cultura coreana. Jeong Yeon-hak, ricercatore del National Folk Museum of Korea, riferisce che in Corea gli ombrelli furono portati dai missionari tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e che erano considerati tabù perché coprivano il cielo. Allora, infatti, il re era paragonato al cielo e coprirsi la testa con l’ombrello, impedendosi di guardare l’azzurro, equivaleva a mancare di rispetto al sovrano. Solo quando anche il re iniziò a proteggersi dai raggi del sole con un ombrello, questo tabù fu lentamente sfatato. Ben presto, anzi, l’ombrello divenne simbolo di ricchezza e utilizzarlo era indicatore di successo.

Se nel mondo da subito ci si è impegnati per produrre ombrelli di grande qualità, in Corea solo nel 1956 questi divennero oggetti di uso quotidiano. Ciò grazie a una società chiamata Hyuprip che lo rese possibile. Prima di allora gli ombrelli erano soprattutto di carta e abbastanza costosi. La Hyuprip realizzò ombrelli di plastica blu che costavano appena cinquecento won, quanto una ciotola di jjajangmyeon, tagliatelle con salsa di fagioli neri. Tempo dopo, il mercato coreano fu però invaso dagli ombrelli fabbricati in Cina che erano molto più economici. In conseguenza, numerose aziende, tra cui la Hyuprip, non riuscirono a reggere la concorrenza. La Hyuprip Korea ha oggi la sua fabbrica in Cina.

Una volta in Corea chi possedeva un ombrello lo custodiva con attenzione e quando si danneggiava, provvedeva a farlo riparare. Oggi, invece, sono in pochi ad averne cura. Questo sia perché gli ombrelli sono diventati economici e facilmente acquistabili, sia perché i prezzi di riparazione sono poco convenienti. Attualmente solo il 37% degli ombrelli persi nella metropolitana di Seoul sono reclamati all’ufficio oggetti smarriti. In Corea di solito gli oggetti smarriti nella metro, ombrelli compresi, sono conservati per sette giorni presso l’ufficio addetto e poi inviati alla polizia. Dopo nove mesi diventano proprietà del Paese. Alcuni, in buone condizioni, sono donati a chi ne ha bisogno mentre il resto è distrutto. 

Si stima che ogni anno in Corea gettino via circa quaranta milioni di ombrelli. 
Per questo, alcuni governi regionali offrono servizi per riparare gli ombrelli gratuitamente, così da incoraggiare le persone a continuare a utilizzare quelli danneggiati. Ci sono anche alcune aziende che producono portafogli e piccoli sacchetti con tessuto riciclato da ombrelli dismessi.

Ora torno al motivo per cui ho scritto quest’approfondimento. Perché nei drama troviamo così spesso la scena  in cui, in una giornata di pioggia, il protagonista ripara la sua amata con uno ombrello giallo? Inizio con il dare una spiegazione al gesto, a prescindere dal colore dell’oggetto. In base a ciò che ho dedotto, tutto ha inizio nell’antichità e in un paese non troppo lontano dalla Corea, il Giappone. Nella cultura giapponese il gesto della condivisione di un ombrello ha un nome: Ai ai gasa (相合傘).  In Giappone l’Ai ai gasa è il simbolo degli innamorati, così come in occidente lo è il cuore trafitto da una freccia. Le coppie di innamorati, infatti, sono solite disegnare il simbolo di un ombrello stilizzato e ai due lati del manico, scrivono i loro nomi.

Questo piccolo ideogramma diventa per chi lo disegna, quasi come un talismano. Un amuleto grazie al quale la coppia non si separerà mai. Ma da cosa ha origine l’Ai ai gasa?

Nell’antichità in Giappone le regole del corteggiamento erano rigorose. Non era consentito che una ragazza non fidanzata si facesse vedere in pubblico con un uomo che non fosse un membro della famiglia. Per questo motivo i giovani uomini non avevano alcun modo di frequentare la ragazza di cui erano innamorati. In loro soccorso arrivava la Tsuyu, la lunga stagione delle piogge durante la quale era indispensabile uscire, portando con sé un ombrello. Fu grazie alla Tsuyu che gli innamorati poterono ricorrere allo stratagemma dell’educazione per avvicinare la donna desiderata. Riparare una ragazza con il proprio ombrello, infatti, era una galanteria tollerata, che dava agli innamorati la possibilità di restare un po’ soli e vicini.

Così, condividere l’ombrello diventò gradualmente l’emblema del romanticismo e, con il tempo, il disegno stilizzato dell’ombrello si trasformò nel simbolo di una coppia di innamorati.

Se le due culture sono per molti aspetti diverse, è plausibile però che trentacinque anni di dominazione nipponica possano aver lasciato tracce nel popolo coreano. Credo, quindi, che nei drama il ripararsi sotto il medesimo ombrello, possa richiamare la romantica tradizione nipponica dell’Ai ai gasa.

Incentrando, invece, l’attenzione sul colore dell’ombrello utilizzato, dobbiamo considerare l’importante significato che il giallo ha sempre avuto per il popolo coreano.

Nella cultura coreana di solito il giallo simboleggia la sicurezza, la realizzazione, la stabilità ma anche di più. In Corea, infatti, si ritiene che gli spiriti maligni odino questo colore e che li faccia stare alla larga, che serva per esorcizzarli. Per questo è giallo, con scritte rosse, anche il Pujok, un amuleto simbolo della buona fortuna.  Il Pujok una volta era appeso dinanzi alle case delle persone importanti o tenuto in mano come portafortuna. Il colore giallo era, inoltre, il colore principale usato dall’imperatore e per questo è associato alla nobiltà, alla dignità e alla purezza di spirito.

Dunque vi propongo la spiegazione che mi sono data riguardo alle scene dei Drama in cui appare il fatidico ombrello giallo. Se il gesto romantico di riparare l’innamorata richiama l’antica cultura orientale, il colore del riparo offerto è fondamentale nella simbologia della scena. Un giovane che porge un ombrello giallo è individuato subito, quindi, come un uomo positivo che rappresenta sicurezza e ha un animo buono e nobile.

Ecco anche perché l’ombrello di Jin Seon-mi, la protagonista di A Korean Odyssey è giallo. Quell’ombrello, lei lo usa per scacciare gli spiriti e tenere lontano il male.

I Drama dove ho notato questo particolare sono tanti, non sto qui a elencarli tutti, molti li ricorderete di certo anche voi.

È anche vero che non in tutti i Drama il protagonista ha un ombrello giallo. In My ID is a Gangnam beauty Do Kyung-seok (Cha Eun-woo) ripara Kang Mi-rae (Im Soo-hyang) con un ombrello bianco. Questo colore è il più amato dai Coreani e per loro significa verità, vita e purezza. Probabilmente era il colore più adatto a rappresentare Do Kyung-seok, il solo a riconoscere la bellezza di Mi-rae di là del suo aspetto fisico. Anche quando gli ombrelli hanno un colore diverso dal giallo, insomma, credo che rappresenti un messaggio. Sono ormai certa, infatti, che gli sceneggiatori coreani lascino di rado le loro scelte al caso.

L’ombrello utilizzato da Gong Yoo in Goblin è nero, ad esempio, e dice tutto su Kim Shin. Secondo l’Obangsaek (오방색), la combinazione dei cinque colori tradizionali coreani, il nero rappresenta la saggezza, l’oscurità e la morte, ma anche l’onestà e l’onore. Tutti elementi, insomma, che raffigurano alla perfezione il personaggio. L’ombrello di Kim Shin è però anche uno status simbol. Quando incrocia il Goblin, Eun Tak è povera e cammina sotto la pioggia senza riparo. Lui invece ha il suo ombrello nero, ampio e costoso, che in pochi potrebbero permettersi. Un ombrello prodotto dalla casa londinese Fulton, presso la quale si serve anche la famiglia reale britannica, inclusa la regina Elisabetta. Un ombrello, insomma, che non solo per il suo colore, dice tutto su chi lo possiede.

Per completare il significato che i coreani danno ai cinque colori dell’Obangsaek, il rosso rappresenta la passione, l’amore e la creazione. È per i coreani un colore potente che scaccia la sfortuna. Per questa credenza, le spose nel giorno delle nozze si disegnano sul viso due pomi rossi. Sempre per questo motivo, nella ricorrenza del solstizio d’inverno, i coreani mangiano il Patjuk, la zuppa di fagioli rossi adsuki.  Infine c’è il blu. Questo colore rappresenta la luminosità, la chiarezza e una nuova nascita. È usato negli abiti delle ragazze e anche le decorazioni in filo dell’abito da sposa sono rosse e blu.  

In base all’antica teoria cinese dei cinque elementi, condivisa in tutto l’oriente, il mondo ha avuto origine da due forze, yin e yang. Queste forze hanno creato i cinque elementi o Obangsaek. I cinque colori che rappresentano gli elementi dell’Obangsaek sono il giallo, il rosso, il nero, il blu e il bianco. Il nero è il nord e l’acqua. Il rosso è il sud e il fuoco. Il bianco è l’ovest e il metallo (oro). Il blu è l’est e l’albero. Il giallo è il centro e la terra.

Fonti: (1) (2) (3) (4) (5) (6)  Credit foto: Ai ai gasa (7)

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Goblin – The Lonely and Great God 쓸쓸하고 찬란하神 – 도깨비

Una storia mai scontata, profonda e intensa, che di diritto è tra i classici che vanno assolutamente visti.

di Donatella Perullo

Genere: Fantasy/ Dramma/romance

Sceneggiatura: Kim Eun-Sook

Regia: Lee Eung-bok; Kwon Hyuk-chan; Yoon Jong-ho

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero di episodi: 16  di  60 minuti

Anno di prima messa in onda: 2017

Dove vederlo: In streaming sull’App  Viki standard

Main Cast:

Kim Shin (Gong Yoo)

Ji Eun-tak (Kim Go-eun)

Cupo Mietitore (Lee Dong Wook)

Kim Sun Sunny (Yoo In-na)

Yoo Deok-hwa (Yook Sung-jae)

La scena si apre con una sanguinosa battaglia. Un combattimento epico, di grande impatto, che ci fa subito comprendere la potenza del personaggio rappresentato da Kim Shin (Gong Yoo).

Durante la Dinastia Goryeo, che dominò la Corea dal 918 al 1392, il generale Kim Shin è cognato e fedele guerriero del re. L’uomo non può immaginare che il primo consigliere ha sobillato il giovane sovrano al punto da convincerlo della sua infedeltà. Così, al ritorno vittorioso da una battaglia, si reca ignaro al cospetto del re e anziché essere accolto come un eroe, è trattato da traditore. Straziato, egli è costretto ad assistere all’uccisione della cara sorella e di altri familiari prima di essere a sua volta assassinato dal suo più fedele attendente, costretto a trapassargli il petto con la sua stessa spada.

In punto di morte Kim Shin implora Dio perché gli conceda di vivere e vendicarsi, ma la sua preghiera non è accolta come vorrebbe dall’altissimo. Questi lo trasforma, infatti, in un Goblin (도깨비dokkaebi), un immortale dalle abilità eccezionali che può interagire con gli esseri umani, aiutandoli. L’unica condizione perché Kim Shin possa un giorno porre fine alla sua esistenza di solitudine, sarà trovare la sua Sposa.  L’unica persona che sarà in grado di estrarre la spada dal suo petto e liberarne finalmente l’anima, consentendogli di trovare la pace.

Il cuore della storia ha inizio ai giorni nostri. Ritroviamo Kim Shin accudito dal discendente del servitore che lo seguiva nel primo millennio. È un uomo dall’aspetto di un trentottenne, ma con un bagaglio infinito di sofferenze che lo spingono a desiderare di incontrare finalmente la donna in grado di liberarlo dalla maledizione e da quell’eterna solitudine dell’anima.

In una piovosa mattina d’autunno egli incrocia casualmente la liceale Ji Eun-tak (Kim Go-Eun). I due sembrano notarsi appena eppure in quel momento tra loro scatta una connessione soprannaturale. Poco dopo, infatti, il Goblin scopre che la ragazza ha anche l’innata capacità di evocarlo, spegnendo una fiammella. Orfana e nata grazie a un miracolo, Eun Tak è in grado di vedere i fantasmi e comunicare con loro. Per questo, quando Kim Shin le appare per la prima volta, non resta sorpresa e si convince che sia uno spirito. Capirà presto, però, che le sta accadendo qualcosa di straordinario e resterà affascinata dal misterioso uomo che tenta in ogni modo di mantenere le distanze. Nonostante la lunga esistenza, infatti, Kim Shin conserva un animo puro e inesperto di alcuni aspetti del vivere umano. Non è mai stato innamorato ed è guardingo verso quella ragazzina che con ingenuità stravolge ogni suo equilibrio.

“Incontrarti nella mia vita è stata una ricompensa. Verrò come la pioggia. Verrò come la prima neve. Per poter fare almeno questo, implorerò Dio” (Kim Shin)

Ben presto una serie di vicissitudini porterà il Goblin a dividere la propria casa con lei, ma soprattutto con un Cupo Mietitore (Lee Dong Wook). Il Mietitore è una sorta di angelo della morte che guida le anime alla loro reincarnazione o alla vita dopo la morte. Egli come tutti i mietitori compie questo lavoro come punizione per aver commesso in vita il più grande dei peccati. Colpa della quale non ha memoria. Durante questa convivenza forzata, tra i tre nascerà un’amicizia molto forte ed Eun Tak capirà di essere la Sposa del Goblin. Si offrirà perciò di estrarre dal petto del dio, la spada che ne imprigiona l’anima. Dall’incontro con questa deliziosa fanciulla, però, in Kim Shin nasce per la prima volta il desiderio di vivere per godere, finalmente, del suo primo e unico amore. Sarà questa nuova presa di coscienza e la folle speranza di poter restare al fianco della ragazza a spingere il millenario Goblin a procrastinare il momento in cui la spada verrà estratta.

Gli ostacoli che si frapporranno tra loro e la sperata felicità saranno però innumerevoli. In più, ben presto, anche il tetro passato del nobile generale tornerà a rabbuiare il futuro auspicato. Tra colpi di scena, momenti di alta poesia e attimi che suscitano introspezione e riflessione, lo spettatore si ritroverà dinanzi a ragionare sulla complessità della vita e della morte. Questo Drama si rivela essere, insomma, una pietra miliare del genere. La storia narrata da Kim Eun-sook ci conduce per mano in un mondo sospeso tra realtà e soprannaturale. Attraverso dialoghi poetici e curati ci permette di affrontare temi importanti e mistici, in un caleidoscopio di emozioni, tra dramma e commedia. Uno dei punti di forza di questa storia è, infatti, il giusto equilibrio con il quale è narrata.

Non ci sono momenti di stanca e ci si ritroverà a ridere di cuore, con le lacrime che ci bagnano ancora il viso per la scena precedente. Il rapporto tra il Goblin e il Cupo Mietitore ne è l’esempio più lampante. Gong Yoo e Lee Dong Wook danno vita a una bromance eccezionale. I loro dialoghi sono vere e proprie gag teatrali che fanno di loro una delle migliori coppie sceniche mai viste finora in fatto di drama.

In conclusione Goblin è una storia mai scontata, profonda, intensa che annovero per quanto mi riguarda tra i classici intoccabili che vanno assolutamente visti.

Magistralmente interpretato dai protagonisti, è sostenuto anche da un supporting cast di alto livello.

“Conserva solo i ricordi brillanti e felici e dimentica tutti i momenti tristi e difficili della tua vita passata e di quella presente… e dimenticati di me.” (Cupo mietitore)

Non possiamo che essere grati alla sceneggiatrice che ha atteso ben cinque anni pur di ottenere la disponibilità del grande Gong Yoo di impersonare Kim Shin. Ha avuto ragione, lui era il solo Goblin possibile, l’unico in grado di elevarlo al livello che meritava. A tal proposito vi suggerisco, a fine visione, di vedere la puntata speciale in cui potrete apprezzare diversi retroscena e i dialoghi tra la scrittrice e Gong Yoo.

La storia raccontata da Kim Eun Sook ci accarezza con il miracolo della neve in primavera, con lo sbocciare dei fiori di ciliegio e con l’amore che scalda il cuore. Un racconto delicato che fa nascere nello spettatore il desiderio irrefrenabile di magia, mettendone a nudo l’anima.

Questa serie coreana ha avuto un successo internazionale straordinario del tutto meritato. L’episodio finale ha registrato un’audience tale da divenire il secondo più visto nella storia della televisione via cavo coreana.

Se prendi al volo una foglia d’acero che cade dal ramo, ti innamorerai della persona con cui stai camminando… è come la tradizione per la quale sposerai il tuo primo amore se afferri un fiore di ciliegio. (Eun Tak)

Le OST meravigliose e indimenticabili sono racchiuse in due album e sono state premiate con ben otto riconoscimenti. Non è facile per me scegliere quale proporvi, ma tra le più belle ci sono Stay With me, interpretata da Chanyeol degli EXO e Punch, Round and round cantata da Heize, Beautiful da Crush e I miss you da Soyou.

Goblin ha fatto meritata incetta di premi, vincendone ben ventisei di cui cinque riservati a Gong Yoo per la sua magnifica interpretazione. Migliori attori sono stati nominati anche Kim Go-eun, Lee Dong Wook, Yoo In-na e Jook Sung-jae. Il premio come miglior sceneggiatura a Kim Eun Sook era d’obbligo.

Una curiosità: il libro di poesie che Kim Shin recita durante una delle scene più emotivamente rilevanti del drama (e che potrete leggere qui), esiste davvero. La raccolta di poesie è The Physics of Love di Kim In-yooh e con l’uscita del drama ha ottenuto una rinnovata attenzione da parte del pubblico e un picco delle vendite.

La mia valutazione
10/10
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