Flower of Evil (악의 꽃)

“E se mio marito fosse un serial killer senza sentimenti né lacrime?”
Una storia potente, un intreccio thriller dall’ingranaggio perfetto.

di Donatella Perullo

Titolo: Flower of Evil (악의 꽃)

Genere: Thriller

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoo Jung-hee

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16

Durata per episodio: 60 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Lee Joon-gi (Baek Hee-sung/ Do Hyun-soo)

Moon Chae Won (Cha Ji-won)

Jang Hee-jin (Do Hae-soo)

Seo Hyun-woo (il giornalista Kim Moo-jin)

Jung Seo-yeon (Baek Eun-ha, figlia di Hyun-soo e Ji-won)

Kim Ji-hoon (allievo di Do Min-seok)

Choi Byung-mo (Do Min-seok)

Baek Hee-sung (Lee Joon-gi) e Cha Ji-won (Moon Chae-won) sono sposati e hanno una bellissima bambina che li adora. L’uomo è un artigiano del metallo e ha il suo laboratorio al piano terra della loro abitazione, mentre Ji-won è una detective della polizia. Sono una coppia affiatata e molto innamorata, in apparenza normalissima e serena. All’inizio della storia la famiglia è pronta a festeggiare il trentanovesimo compleanno dell’uomo, con i genitori di lui. Qui s’intravedono le prime ombre. I due, infatti, non sembrano accettare la famiglia del figlio. Da subito si capisce, quindi, che non tutto è come sembra. Quando non è alla presenza della moglie o della figlioletta, Baek Hee-sung appare freddo e cupo. È un uomo duro nei confronti della madre e i dialoghi tra loro fanno intendere che celano qualcosa. È così, in effetti.

Baek Hee-sung nasconde alla moglie un terribile segreto. Un passato orribile che l’ha indotto ad avere un’identità segreta. In realtà l’uomo è infatti Do Hyun-soo, figlio di Do Min Seok, (Choi Byung Mo), un serial killer suicidatosi prima di essere catturato dalla polizia.  All’epoca dei terribili omicidi, il giovane Hyun-soo viveva con il padre e la sorella maggiore, Hae Su, in un villaggio. Alla morte del padre, il giovane perché chiuso e anaffettivo, era stato preso di mira dai concittadini. Convinti che il ragazzo fosse complice del genitore, avevano perpetrato su di lui esorcismi e torture. Per questo, dopo la misteriosa uccisione del capo villaggio, Hae-su, era fuggita con il fratello e per non essere rintracciati, i due si erano separati.

“Vorrei che potessimo scambiarci corpo per un giorno, così che tu possa sentire quanto ti amo” (Cha Ji-won)

A distanza di diversi anni Do Hyun-soo vive dunque ormai come Baek Hee-sung. Ha una vita in apparenza serena, ma è tormentato dai fantasmi del passato e terrorizzato dal timore di essere davvero come suo padre. Si sforza di restare in equilibrio tra la sua vecchia vita e quella che si è creato, ma è vittima di dolorosi disturbi emotivi. Disturbi che lo spingono a sforzarsi di mostrare sentimenti che è convinto di non riuscire realmente a provare. Tutti questi equilibri da lui faticosamente costruiti, sono destinati, però,  a crollare.

A sua moglie sono affidate, infatti, le indagini su alcuni omicidi seriali che ricordano quelli messi in atto anni prima da Do Min Seok. Questo manda in crisi Hyun-soo ma, soprattutto, porta Cha Ji-won a scoprire verità inaspettate sul marito. Riuscirà il suo amore a resistere a tutto quello che verrà alla luce? Soprattutto, quanto di suo padre c’è in Do Hyun-soo e quanto c’è di vero in ciò che l’uomo crede di provare?

“Se nemmeno tu mi credi, come farà chiunque altro a credere a ciò che dico?” (Do Hyun-soo)

Raccontare la trama di Flower of Evil è un’impresa difficile se non si vuole rivelare troppo e rovinare la visione. Questo drama ha una storia potente, complessa e magnificamente sviluppata. È un intreccio thriller disseminato di indizi mai casuali, che si sviluppa suscitando sorpresa ed emozioni forti. Gli appassionati del genere, che hanno letto romanzi e visto tante serie tv e film, sono abituati a certi meccanismi tipici e ormai, aimè, prevedibili. Lo so bene perché sono tra questi ed è da tempo che trovo con difficoltà storie capaci di sorprendermi e avvincermi. È per questo che Flower of Evil è stata per me una salutare sferzata di energia. Questo drama è un ingranaggio perfetto che lascia soddisfatto anche lo spettatore più difficile, come me. Nel rappresentarvi la storia ho dovuto per forza di cosa evitare di parlare di personaggi e fatti fondamentali, perché mi avrebbero fatto rischiare spoiler imperdonabili.

Non è solo l’intreccio poliziesco, però, a rendere speciale Flower of Evil. Ciò che lo rende, per me, un Drama di classe superiore, è la costruzione umana dei personaggi. Per primo Do Hyun-soo con i suoi tormenti, il suo disagio psicologico e il suo chiudersi al mondo con la certezza di non essere in grado di empatizzare con il prossimo né amare nessuno. È un personaggio magnificamente umano, che Lee Joon-gi ha reso suo, rappresentandolo come solo un grande professionista è capace di fare. Attraverso i suoi occhi, l’attore ci mostra l’inferno interiore di Do Hyun-soo e ci fa desiderare di salvarlo, anche senza sapere se lo meriti oppure no.

Hyun-soo che si paragona al dio Efesto, il meno bello del monte Olimpo, odiato da tutti per il suo carattere, sente di non meritare nulla. Non ama, ma protegge la sua bambina e sua moglie. Non ha scrupoli a mantenere segreta la sua vera identità, ma non esita a perdonare chi in passato ha tradito lui e sua sorella. Sente di non aver nulla da perdere, eppure protegge ciò che ha, a costo della vita. Questo personaggio, credetemi, vi resterà tatuato sul cuore e lascerà segno che difficilmente svanirà.

Così sarà anche per Cha Ji-woon, una poliziotta innamorata del proprio mestiere. Lei ha sempre saputo cosa voleva dalla vita e ha conquistato ogni suo traguardo. Per amore del marito farà scelte imprevedibili e coraggiose. Prenderà decisioni giuste, a volte difficili e soprattutto non vacillerà, se non per qualche breve istante. Perderà l’equilibrio solo per poco e quando lo avrà recuperato, resterà salda sulla propria strada, a qualsiasi costo e contro tutto e tutti.

“È il padre di mio figlio, è la mia famiglia, è la mia persona e ha una moglie che starà al suo fianco qualunque cosa accada.” (Cha Ji Won)

Intorno a loro due, una miriade di satelliti, ognuno con le sue peculiarità, con le sue luci e ombre e tutti sublimi. Dalla squadra di colleghi detective di Cha Ji-woon, ai genitori adottivi di Do Hyun-soo. Fino ad arrivare allo spietato padre killer che continua a tormentare i ricordi di Hyun-soo.  Senza bisogno di troppe parole, ma con il suo sguardo nero come la notte più buia, Do Min Seok (Choi Byung Mo) riesce a inquietare anche gli spettatori più coriacei. C’è poi il giornalista Kim Moo-jin (Seo Hyun-woo) con il suo struggente amore mai dimenticato per la tormentata Do Hae-su. Una nota speciale è dovuta anche alla piccola Jung Seo-yeon, che interpreta da attrice consumata Baek Eun-ha la figlioletta di Hyun-soo e Ji-woon. Ricordate questo nome, perché sono certa che diventerà una star.

Ultimo ma non ultimo Kim Ji-hoon, un attore che ho scoperto in questo drama e del quale vorrei parlare tanto. Non posso, però, perché del suo personaggio credetemi non oso riferire neanche il nome per non rovinare sfumature importanti del racconto. Vi basti sapere che dopo aver visto Flower of Evil non lo dimenticherete facilmente.

Per quanto riguarda la colonna sonora, a costo di sembrare ripetitiva, devo dire che è perfetta per la storia alla quale fa da contrappunto. Due brani in particolare sono entrati di diritto nella mia playlist e non credo ne usciranno mai: Feel You, cantata da Shin Yong-jae  e In my Heart, cantata da Lim Yeon. 

In conclusione, Flower of Evil è inaspettatamente salito in cima alla mia classifica dei drama. È di certo il più avvincente e toccante che ho visto quest’anno e vorrei davvero che lo vedeste perché lo ritengo imperdibile, come è stato per pochi finora. Nonostante la messa in onda sia terminata da poco, Lee Joon-gi ha vinto per la sua interpretazione già due premi  al 5 ° Asia Artist Awards, come Asian Celebrity e come Best Artist. Sono certa che non saranno solo i primi riconoscimenti per la sua eccellente performance e che ne arriveranno altri anche per gli altri professionisti che hanno contribuito alla realizzazione di questo eccellente lavoro.

La mia valutazione
10/10
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Your Honor – 친애하는 판사님께

Un legal thriller ricco di intrighi, colpi di scena e spunti di riflessione.

di Donatella Perullo

Titolo: Your Honor 친애하는 판사님께

Genere: Legal Drama

Sceneggiatura: Cheon Sung-il

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 32 da 35 minuti

Anno di produzione: 2018 

Dove vederlo: in streaming su Viki

Main Cast:

Yoon Shi-Yoon   (Han Kang-Ho e Han Soo-Ho)

Song So Eun (Lee Yoo-Young)

Park Byung-Eun (Oh Sang-Cheol)

Kwon Nara (Joo Eun)

“Cervello straordinario, aspetto splendido. Ci sono fratelli che condividono tutti i geni allo stesso modo, ma vivono vite completamente diverse.”

È così che il sito ufficiale di Your Honor apre la presentazione di questo drama.

La storia ci mostra come due persone con pari qualità intellettive possano ricevere dalla vita, opportunità opposte a causa del pregiudizio.

Han Kang-ho e Han Soo-ho (Yoon Shi-Yoon) sono due gemelli omozigoti, identici nel fisico ma opposti nell’animo. Viziato e ben considerato dalla madre, Soo-ho ha la possibilità di studiare e diventa giudice. Trattato invece in modo impari, Kang-ho diviene un piccolo delinquente e finisce più volte in prigione.

Una notte, mentre getta l’immondizia e non ci sono testimoni, qualcuno rapisce il magistrato Soo-ho. Lo scapestrato Kang-ho, in fuga dalle forze dell’ordine, si reca a casa del fratello in cerca di aiuto e per una serie di coincidenze, si ritrova a prenderne il posto. Per non essere smascherato è costretto a sostituirlo anche in tribunale. Qui, supportato dall’ignara Song So-eun (Lee Yoo-young), una competente e sensibile tirocinante, inizierà a svolgere le mansioni di giudice. Con sua stessa sorpresa, si appassionerà ai casi che gli saranno sottoposti. Si rivelerà essere giusto, coscienzioso e umano, molto più del fratello e di tanti altri magistrati, avvocati e procuratori nei quali s’imbatterà.

«Non che io ne sappia molto, ma un attore rende felice gli altri, penso. Li fa piangere e ridere, si arrabbia per conto loro e si vendica per conto loro…» (Han Kang-ho)

Per uno strano gioco del destino quindi, il malvivente Kang-ho si troverà invischiato in un dedalo d’insidiosi giochi di potere. Dovrà lottare contro la corruzione della casta e sarà costretto a combattere per la sua vita e per il proprio riscatto. Dovrà lottare soprattutto per l’amore di So-eun, del quale crede di non essere degno.

Your Honor è un legal thriller di ottimo livello, arricchito da una pennellata di romance, sviluppata così da donare ancor più spessore alla storia. La trama è ricca di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo fotogramma. Una narrazione che per intrighi e complessità, ma soprattutto per il crescendo di emozioni, mi ha ricordato a tratti i romanzi di John Grisham. I personaggi sono tutti credibili, anche i secondari.

Il racconto concede diversi spunti di riflessione e non solo per gli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti e il loro passato. Anche i casi che Kang-ho affronta come giudice, hanno la capacità di sollecitare la coscienza dello spettatore e stimolarlo a riflettere su argomenti importanti.  

«Sei il mio centro gravitazionale. Non dovrei innamorarmi di te, ma continuo a farlo.» (Han Kang-ho)

La storia umana dei due protagonisti è molto ben sviluppata e coinvolge nel profondo, il tormento di Kang-ho più di tutto. Lui che si sente rifiutato dalla madre e tenta di conquistarne l’amore. È un giovane uomo convinto ormai di non essere abbastanza, per nessuno, tanto da finire con il perdersi. Le sue pene interiori fanno tremare il cuore e rodere di rabbia, inducendo lo spettatore a desiderare di risolvere per lui le ingiustizie che patisce. 

Anche il doloroso passato di So-eun, tocca l’animo. La giovane ha visto la propria famiglia distrutta da una violenza sessuale, subita dalla sorella e rimasta impunita. Un crimine che influisce sulla sua vita, sulle sue scelte e sul suo difficile rapportarsi con gli altri. Sarà questo stesso passato, però, a consentirle di riconoscere la purezza d’animo e il valore di Kang-ho. Incontro di animi che contribuirà al riscatto di entrambi.

Your Honor è, infatti, un drama che parla soprattutto di rinascita e riabilitazione. È la storia dell’evoluzione di chi, ambendo alla vita di un altro, riesce a rivalutare e riscattare la propria.  È il drama giusto per chi è in cerca di emozioni forti e di una storia diversa dal solito. Gli interpreti sono credibili e di grande spessore professionale. La vera scoperta per me, però, è stato Yoon Shi-yoon. Ammetto che nei primi episodi la sua interpretazione appare un po’ sopra le righe, ma poi diviene a dir poco magistrale. Nell’impersonare i due gemelli dall’animo così diverso, riesce a distinguersi nell’una e l’altra veste solo con cambi di sguardo e movenze. Grazie alla sua bravura, ci si ritrova ad amare Kang-ho e a odiare Shi-yoon, distinguendoli come avessero volti diversi.

Come la gran parte dei drama, Your Honor è impreziosito da OST molto belle che contribuiscono al coinvolgimento emotivo. La mia preferita è Comfort di Jung In, che ho ovviamente aggiunto alla mia play list.

Your Honor in patria è stato premiato con un discreto indice di ascolto. Ha ricevuto sette nomination ed entrambi i protagonisti hanno vinto premi di rilievo per le loro interpretazioni. Yoon Shi-yoon ha ricevuto, allo SBS Drama Awards, l’Exellence Award Actor, mentre come protagonista femminile, Lee Yoo-young è stata nominata miglior attrice.

Il video di 'Comfort'

La mia valutazione
9/10
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I Drama e il mistero dell’ombrello giallo

Dalle origini di un gesto antico alla motivazione della scelta del colore: Perché nei Drama così spesso il protagonista ripara la sua amata con un ombrello giallo?

di Donatella Perullo

Quante volte, vedendo un drama, siamo incappati nella scena in cui il protagonista accorre con un ombrello per riparare la sua amata dalla pioggia? E quante volte quell’ombrello era di un giallo sgargiante?  Io non le conto più ormai e di volta in volta la mia curiosità su quel particolare gesto è aumentata. Volevo capire, così ho iniziato a cercare spiegazioni in rete, ma senza ottenere alcun risultato.

I blog che hanno affrontato l’argomento in realtà sono tanti, anche stranieri. Ognuno ha elencato i Drama in cui si vede questa scena o nei quali c’è un ombrello giallo. Nessuno, però, ha dato spiegazioni sul ripetersi della cosa e sul perché quell’ombrello sia nella stragrande maggioranza delle volte, appunto, giallo. 

La buona notizia è che, forse, sono finalmente riuscita a dare una risposta alla domanda che assilla  molti appassionati di drama.

Prima però credo sia interessante sapere di più sulla storia dell’ombrello nella cultura coreana. Jeong Yeon-hak, ricercatore del National Folk Museum of Korea, riferisce che in Corea gli ombrelli furono portati dai missionari tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e che erano considerati tabù perché coprivano il cielo. Allora, infatti, il re era paragonato al cielo e coprirsi la testa con l’ombrello, impedendosi di guardare l’azzurro, equivaleva a mancare di rispetto al sovrano. Solo quando anche il re iniziò a proteggersi dai raggi del sole con un ombrello, questo tabù fu lentamente sfatato. Ben presto, anzi, l’ombrello divenne simbolo di ricchezza e utilizzarlo era indicatore di successo.

Se nel mondo da subito ci si è impegnati per produrre ombrelli di grande qualità, in Corea solo nel 1956 questi divennero oggetti di uso quotidiano. Ciò grazie a una società chiamata Hyuprip che lo rese possibile. Prima di allora gli ombrelli erano soprattutto di carta e abbastanza costosi. La Hyuprip realizzò ombrelli di plastica blu che costavano appena cinquecento won, quanto una ciotola di jjajangmyeon, tagliatelle con salsa di fagioli neri. Tempo dopo, il mercato coreano fu però invaso dagli ombrelli fabbricati in Cina che erano molto più economici. In conseguenza, numerose aziende, tra cui la Hyuprip, non riuscirono a reggere la concorrenza. La Hyuprip Korea ha oggi la sua fabbrica in Cina.

Una volta in Corea chi possedeva un ombrello lo custodiva con attenzione e quando si danneggiava, provvedeva a farlo riparare. Oggi, invece, sono in pochi ad averne cura. Questo sia perché gli ombrelli sono diventati economici e facilmente acquistabili, sia perché i prezzi di riparazione sono poco convenienti. Attualmente solo il 37% degli ombrelli persi nella metropolitana di Seoul sono reclamati all’ufficio oggetti smarriti. In Corea di solito gli oggetti smarriti nella metro, ombrelli compresi, sono conservati per sette giorni presso l’ufficio addetto e poi inviati alla polizia. Dopo nove mesi diventano proprietà del Paese. Alcuni, in buone condizioni, sono donati a chi ne ha bisogno mentre il resto è distrutto. 

Si stima che ogni anno in Corea gettino via circa quaranta milioni di ombrelli. 
Per questo, alcuni governi regionali offrono servizi per riparare gli ombrelli gratuitamente, così da incoraggiare le persone a continuare a utilizzare quelli danneggiati. Ci sono anche alcune aziende che producono portafogli e piccoli sacchetti con tessuto riciclato da ombrelli dismessi.

Ora torno al motivo per cui ho scritto quest’approfondimento. Perché nei drama troviamo così spesso la scena  in cui, in una giornata di pioggia, il protagonista ripara la sua amata con uno ombrello giallo? Inizio con il dare una spiegazione al gesto, a prescindere dal colore dell’oggetto. In base a ciò che ho dedotto, tutto ha inizio nell’antichità e in un paese non troppo lontano dalla Corea, il Giappone. Nella cultura giapponese il gesto della condivisione di un ombrello ha un nome: Ai ai gasa (相合傘).  In Giappone l’Ai ai gasa è il simbolo degli innamorati, così come in occidente lo è il cuore trafitto da una freccia. Le coppie di innamorati, infatti, sono solite disegnare il simbolo di un ombrello stilizzato e ai due lati del manico, scrivono i loro nomi.

Questo piccolo ideogramma diventa per chi lo disegna, quasi come un talismano. Un amuleto grazie al quale la coppia non si separerà mai. Ma da cosa ha origine l’Ai ai gasa?

Nell’antichità in Giappone le regole del corteggiamento erano rigorose. Non era consentito che una ragazza non fidanzata si facesse vedere in pubblico con un uomo che non fosse un membro della famiglia. Per questo motivo i giovani uomini non avevano alcun modo di frequentare la ragazza di cui erano innamorati. In loro soccorso arrivava la Tsuyu, la lunga stagione delle piogge durante la quale era indispensabile uscire, portando con sé un ombrello. Fu grazie alla Tsuyu che gli innamorati poterono ricorrere allo stratagemma dell’educazione per avvicinare la donna desiderata. Riparare una ragazza con il proprio ombrello, infatti, era una galanteria tollerata, che dava agli innamorati la possibilità di restare un po’ soli e vicini.

Così, condividere l’ombrello diventò gradualmente l’emblema del romanticismo e, con il tempo, il disegno stilizzato dell’ombrello si trasformò nel simbolo di una coppia di innamorati.

Se le due culture sono per molti aspetti diverse, è plausibile però che trentacinque anni di dominazione nipponica possano aver lasciato tracce nel popolo coreano. Credo, quindi, che nei drama il ripararsi sotto il medesimo ombrello, possa richiamare la romantica tradizione nipponica dell’Ai ai gasa.

Incentrando, invece, l’attenzione sul colore dell’ombrello utilizzato, dobbiamo considerare l’importante significato che il giallo ha sempre avuto per il popolo coreano.

Nella cultura coreana di solito il giallo simboleggia la sicurezza, la realizzazione, la stabilità ma anche di più. In Corea, infatti, si ritiene che gli spiriti maligni odino questo colore e che li faccia stare alla larga, che serva per esorcizzarli. Per questo è giallo, con scritte rosse, anche il Pujok, un amuleto simbolo della buona fortuna.  Il Pujok una volta era appeso dinanzi alle case delle persone importanti o tenuto in mano come portafortuna. Il colore giallo era, inoltre, il colore principale usato dall’imperatore e per questo è associato alla nobiltà, alla dignità e alla purezza di spirito.

Dunque vi propongo la spiegazione che mi sono data riguardo alle scene dei Drama in cui appare il fatidico ombrello giallo. Se il gesto romantico di riparare l’innamorata richiama l’antica cultura orientale, il colore del riparo offerto è fondamentale nella simbologia della scena. Un giovane che porge un ombrello giallo è individuato subito, quindi, come un uomo positivo che rappresenta sicurezza e ha un animo buono e nobile.

Ecco anche perché l’ombrello di Jin Seon-mi, la protagonista di A Korean Odyssey è giallo. Quell’ombrello, lei lo usa per scacciare gli spiriti e tenere lontano il male.

I Drama dove ho notato questo particolare sono tanti, non sto qui a elencarli tutti, molti li ricorderete di certo anche voi.

È anche vero che non in tutti i Drama il protagonista ha un ombrello giallo. In My ID is a Gangnam beauty Do Kyung-seok (Cha Eun-woo) ripara Kang Mi-rae (Im Soo-hyang) con un ombrello bianco. Questo colore è il più amato dai Coreani e per loro significa verità, vita e purezza. Probabilmente era il colore più adatto a rappresentare Do Kyung-seok, il solo a riconoscere la bellezza di Mi-rae di là del suo aspetto fisico. Anche quando gli ombrelli hanno un colore diverso dal giallo, insomma, credo che rappresenti un messaggio. Sono ormai certa, infatti, che gli sceneggiatori coreani lascino di rado le loro scelte al caso.

L’ombrello utilizzato da Gong Yoo in Goblin è nero, ad esempio, e dice tutto su Kim Shin. Secondo l’Obangsaek (오방색), la combinazione dei cinque colori tradizionali coreani, il nero rappresenta la saggezza, l’oscurità e la morte, ma anche l’onestà e l’onore. Tutti elementi, insomma, che raffigurano alla perfezione il personaggio. L’ombrello di Kim Shin è però anche uno status simbol. Quando incrocia il Goblin, Eun Tak è povera e cammina sotto la pioggia senza riparo. Lui invece ha il suo ombrello nero, ampio e costoso, che in pochi potrebbero permettersi. Un ombrello prodotto dalla casa londinese Fulton, presso la quale si serve anche la famiglia reale britannica, inclusa la regina Elisabetta. Un ombrello, insomma, che non solo per il suo colore, dice tutto su chi lo possiede.

Per completare il significato che i coreani danno ai cinque colori dell’Obangsaek, il rosso rappresenta la passione, l’amore e la creazione. È per i coreani un colore potente che scaccia la sfortuna. Per questa credenza, le spose nel giorno delle nozze si disegnano sul viso due pomi rossi. Sempre per questo motivo, nella ricorrenza del solstizio d’inverno, i coreani mangiano il Patjuk, la zuppa di fagioli rossi adsuki.  Infine c’è il blu. Questo colore rappresenta la luminosità, la chiarezza e una nuova nascita. È usato negli abiti delle ragazze e anche le decorazioni in filo dell’abito da sposa sono rosse e blu.  

In base all’antica teoria cinese dei cinque elementi, condivisa in tutto l’oriente, il mondo ha avuto origine da due forze, yin e yang. Queste forze hanno creato i cinque elementi o Obangsaek. I cinque colori che rappresentano gli elementi dell’Obangsaek sono il giallo, il rosso, il nero, il blu e il bianco. Il nero è il nord e l’acqua. Il rosso è il sud e il fuoco. Il bianco è l’ovest e il metallo (oro). Il blu è l’est e l’albero. Il giallo è il centro e la terra.

Fonti: (1) (2) (3) (4) (5) (6)  Credit foto: Ai ai gasa (7)

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