Black Knight (택배기사)

Quando un solo uomo fa la differenza

di Donatella Perullo

Black Knight (택배기사)

Genere: Distopico, Azione, SciFi

Regia e Sceneggiatura: Cho Ui Seok

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 6

durata per episodio: 42 minuti

Anno di messa in onda: 2023

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Main Cast:

Kim Woo-bin (Kmight 5-8)

Kang Yoo Seok (Sa Wol)

Song Seung-heon (Ryu Seok)

Esom (Seol Ah

Siamo nel  2071. L’inquinamento ha reso l’aria irrespirabile. Per sopravvivere all’aperto i pochi esseri umani rimasti, appena l’un percento della popolazione, devono utilizzare maschere a gas. Chi appartiene alla categoria privilegiata alimenta la propria casa con aria pura, venduta in bombole dal gruppo Cheonmyeong che è ormai padrone del destino dell’umanità. In questo contesto, si muovono i corrieri della Cheonmyeong, specializzati nella consegna di ossigeno e beni di prima necessità. Tra questi c’è il leggendario Knight 5-8  (Kim Woo-bin) che, come si scoprirà con il proseguire della storia, è solo in apparenza un semplice corriere.

Il giovane Sa Wol (Kang Yoo-seok)  appartiene alla classe più disagiata, quella dei  rifugiati. Il ragazzo considera Knight 5-8 un idolo da emulare e vuole a tutti i costi divenire a sua volta un corriere. L’occasione  si presenta quando il gruppo Cheonmyeong, il cui erede è il perfido Ryu Seok (Song Seung-heon), indice una selezione per assumere un nuovo Corriere. Per essere addestrato al meglio così da riuscire a primeggiare nella sanguinosa competizione, Sa Wol chiede aiuto al suo idolo Knight 5-8. Quando Knight 5-8 accetta di addestrare Sa Wol il racconto prende una svolta inaspettata.

“Non riesco a immaginare quanto possa essere immenso il dolore che hai nel cuore. Ma ti assicuro che domani diventerà un po’ più piccolo e il giorno seguente si ridurrà un po’ di più. Così, giorno dopo giorno, mentre continuerai a vivere con il dolore che diventa sempre più piccolo, esso si trasformerà in un desiderio, come il mio. Viviamo tutti così, trasformando il nostro dolore in desiderio – (Il Nonno)

Non dico altri dettagli della trama per non rivelare particolari che credo sia più giusto scopriate durante la visione. Apprezzo da sempre il genere distopico e temevo che in Black Knight difficilmente avrei potuto trovare qualcosa di mai raccontato. In parte è stato così. Eppure, ammetto che in più di un momento alcune svolte della trama, lo stile narrativo e la caratterizzazione dei protagonisti, hanno fatto la differenza.

Sono stata colpita dall’ambientazione post apocalittica di Black Knight e non mi ha sorpresa scoprire che gli effetti visivi sono stati curati da VFX Studio, il miglior team specializzato della Corea del Sud. Per Intenderci VFX Studio ha curato gli effetti speciali anche di drama come Sweet Home, Squid Game e All Of Us Are Dead. Drama questi ultimi tutti visibili su Netflix. L’area desertica in cui si ambientano molte scene di Black Knight è stata ricostruita in un cantiere di oltre 165.000 metri quadrati. Qui è stata portata la sabbia necessaria a ricostruire la zona desertica e realizzata la strada che la attraversa, lunga oltre un chilometro. Molti esterni sono stati girati in Mongolia, nel deserto del Gobi.

Il racconto è duro, cupo, a tratti efferato ma è anche coinvolgente e privo di momenti di stanca. Come dicevo poc’anzi, il punto di forza della storia sono stati i personaggi, anche quelli secondari. Kang Yoo-seok è bravissimo, il suo Sa Wol è travolgente. La bravissima Esom  che interpreta un capitano dell’esercito solo in apparenza algido, ha confermato la sua bravura che tanto avevo apprezzato in altri suoi lavori.  Con lei vi consiglio di vedere, ad esempio, il Drama Because this is my first life. Stessa cosa per Song Seung-heon che avevo molto apprezzato in Black e che qui è riuscito a rendere Ryu Seok inquietante, subdolo e feroce, lasciandone però trasparire la frustrazione. Entrambi sono comprimari di tutto rispetto che contribuiscono a rendere Black Knight un ottimo lavoro.

Di Kim Woo-bin non credo che sia necessario spiegarvi quanto mi sia piaciuto in questo drama. Knight 5-8 è un uomo cupo, d’azione, deciso, che emana forza e sicurezza con il solo sguardo e lui lo rende in maniera egregia. Quando entra in scena, sembra risucchiare l’aria tanto è possente e la sua sola presenza fa percepire la certezza che tutto andrà bene. Kim Woo-bin ha fatto di lui un eroe memorabile.

Dopo essere stato lontano dal set per tre anni per un serissimo problema di salute, Kim Woo-bin è, dunque, finalmente più in forma che mai.  Nel 2022, il suo ritorno è stato rappresentato dal film Sci-Fi Alienoid e dal drama corale Our Blues. Eppure nell’ideale di chi ama quest’attore,  il ruolo del possente Knight 5-8 raffigura la vittoria sul male più oscuro e la fine di un incubo.

Tornando a Black Knight, ho letto i primi cinque episodi  del webtoon Delivery Driver (택배기사) di Lee Yoon-gyun da cui è tratto e ho appurato che è solo liberamente ispirato ad esso. Nella comic novel, infatti, Sewol è una ragazza con  gli occhi eterocromi e non un ragazzo ‘rifuggiato’. Questo, insieme a diversi  altri dettagli e alla vena splatter, non è la sola differenze che ho notato con il drama.  Non so ancora come procede il webtoon, ma alcune spiegazioni mancanti nel Drama e qualche scena della puntata finale mi fanno supporre che Black Knight potrebbe avere un sequel.

Nelle prime due settimane di programmazione sulla piattaforma di streaming Netflix, Black Knight è stato primo nella classifica delle serie non in lingua inglese. La cosa, non mi sorprende perché, lo avrete capito, è avvincente e molto ben fatto.  Perciò, se amate le emozioni forti, l’azione, il genere distopico e gli eroi senza macchia e senza paura, vi consiglio di non perdere questo drama.

Una curiosità: Molti fan che conoscono i problemi di salute che ha dovuto affrontare Kim Woo-bin si sono preoccupati nel vedere Knight 5-8 fumare. In un’intervista, è stato lo stesso attore a tranquillizzare tutti, spiegando di aver solo finto di fumare e che l’effetto visivo è frutto di un’accurata computer grafica.

La mia valutazione
8/10
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La Danzatrice di Seoul (리진)

Una storia di fantasia che, attraverso gli occhi della protagonista, narra di un’epoca e di personaggi reali

di Donatella Perullo

Titolo: La Danzatrice di Seoul

Categoria: Narrativa

Genere: Fiction storica

Autore: Kyung-sook  Shin (신경숙)

Titolo originale: 리진  – edito nel 2007

Editore: Piemme

Collana:

Anno: 2019

Copertina: Cartonato con sovraccoperta  

Numero di pagine: 422

ISBN: 978885666949

È il 1869 quando nel villaggio di Banchon, in Corea, nasce Jin. La piccola vive con sua madre in una casa all’ombra di alberi di pero che in primavera esplodono di candidi fiori. Purtroppo cinque anni dopo, alla fine di un duro inverno di malattia, la mamma di Jin muore, lasciandola sola al mondo. Da quel momento, è donna Suh a prendersi cura di lei. Donna Suh vive sola da quando ha abbandonato il tetto coniugale per non essere riuscita ad avere figli. È un’abile sarta e sua sorella minore, dama di corte, le porta lavoro dalla sala ricami del Palazzo di Sungkyunkwan. Mossa da un forte e incompiuto istinto materno, Donna Suh è felice di riversare tutto il suo amore sulla piccola orfana. Oltre a essere molto bella, la bambina è intelligente e capace di imparare con estrema facilità qualsiasi cosa le sia insegnata.

“Sospirò. Che vita attendeva una bambina coreana tanto intelligente?”

Un giorno la sorella di donna Suh, si offre di introdurre Jin al palazzo. Ciò, a suo dire, le permetterebbe di avere un’educazione e una vita dignitose. Suh accetta a malincuore e questa decisione cambierà il destino della bambina. Jin non tarderà, infatti, a conquistare il cuore della regina Min, donna forte e destinata a contrastare l’influenza giapponese in Corea. La regina non ha figli e inizia a richiedere sempre più spesso la presenza della bimba al suo fianco.

Tutte le sere Jin torna a casa da donna Suh che per arrotondare è solita fittare una stanza ai viaggiatori. Un giorno ospita il missionario francese padre Blanc e Yeon, il piccolo orfano di cui questi si occupa. Yeon è poco più grande di Jin, non parla ma sa suonare alla perfezione qualsiasi strumento. Tra i due bambini nasce un affetto indissolubile. È qui che la storia ha un salto temporale.

Immagine tratta dal Drama “The Tale of Nokdu” (2019)

Jin è divenuta una giovane donna, dama di corte nonché la danzatrice più brava di Corea, capace di incantare chiunque con la sua arte. Un giorno giunge a Palazzo Victor del Plancy, diplomatico francese. L’uomo è folgorato da lei al primo fugace incontro, ma è quando la vede ballare la danza dell’Oriolo a primavera, che cuore e mente ne sono stregati. Se ne innamora al punto da desiderare di portarla con sé in Francia.

“Era stato solo un istante, ma gli occhi scuri della damigella di corte gli stringevano il cuore in una morsa. Era stato come ritrovare un orologio perduto da tempo immemore.”

Immagine tratta dal drama  “Love in the Moonlight” (2016)

Così la vita di Jin subisce una nuova svolta irreversibile. Victor de Plancy riesce a ottenere dal re il permesso di condurre la ragazza in Francia. Qui lei scoprirà una nazione dalle convenienze meno rigide della Corea e una cultura del tutto diversa dalla sua. A Parigi sarà ammirata, ma mai realmente accettata e considerata. Questo, lentamente, la cambierà. Fino a non essere più la fanciulla partita dalla Corea, portando con sé, come fossero amuleti, i regali dell’amica Soa. Lontana dai suoi affetti più cari, dagli abbracci di Suh e dal tormentato amore di Yeon, le basterà la presenza di Victor? L’uomo si dimostrerà attento e affezionato così com’era stato a Seoul? E quando, qualche anno dopo, nel 1985, Jin farà ritorno in una Corea che affronta la dolorosa fine dell’epoca Joseon, quale sarà il suo destino?

“Ma il cuore umano quando ha uno stagno desidera un ruscello, e quando ha un ruscello desidera un fiume, e quando ha un fiume desidera l’oceano.”

Immagine tratta dal drama  “Love in the Moonlight” (2016)

Con La danzatrice di Seoul Shin ci regala un romanzo poetico, leggiadro e doloroso allo stesso tempo. L’autrice dipinge l’affresco nitido di una Corea che vive la fine di un’epoca, tormentata dall’essere contesa da Giappone e Cina. Lo fa, per quanto fatti storici narrati siano liberamente interpretati, con una dovizia di dettagli tale che al lettore sembrerà di essere al fianco della danzatrice, di vivere con lei ogni momento e condividerne le sensazioni.

Attraverso gli occhi intelligenti di Jin, Kyung-sook Shin ci descrive colori, paesaggi, natura, usanze e cultura di un Paese antico. Le sue descrizioni precise e minuziose accompagnano le vicende, adeguandosi al loro ritmo e consentendoci di vivere un racconto tridimensionale.

Danzatrici – Immagine tratta dal libro En Corèe

Il periodo trascorso a Parigi dalla protagonista ci parla di una Francia che vive al motto dell’uguaglianza, ma che nonostante ciò fa sentire Jin sradicata dalla propria natura e mai realmente integrata. La danzatrice di Seoul è dunque anche il racconto di un’epoca, l’ottocento, visto dal punto di vista di due nazioni distanti fisicamente quanto culturalmente. La prosa evocativa dell’autrice è al contempo lieve e sapiente ma capace di divenire impetuosa quando gli avvenimenti narrati lo chiedono. Leggendo La danzatrice di Seoul si viaggia nello spazio e nel tempo, ma soprattutto negli animi dei suoi personaggi. Alcuni dei quali resteranno indelebili, come il ricordo di persone care.

Per creare la storia della leggiadra e triste danzatrice Jin, l’autrice ha dichiarato di essersi ispirata alla protagonista di un breve racconto pubblicato a Parigi e risalente al 1905. Lo scritto di appena una pagina e mezza, si trova all’interno del volume En Corée scritto da Hippolyte de Frandin, diplomatico francese e fotografo. Leggendo della danzatrice coreana Lin Jin, come persona realmente esistita, Kyung-sook Shin si è sentita travolta dalle sue vicende. La personalità di quella giovane l’ha colpita tanto da farle sentire il desiderio di ridarle vita attraverso la sua scrittura. Nella nota riportata al termine del libro, l’autrice narra con trasporto la genesi del romanzo e soprattutto del suo immenso affetto per la danzatrice. A suo dire Lin Jin le è entrata nel cuore al punto da desiderare di “salvare la donna intrappolata in quella pagina e mezza”.

Hippolyte de Frandin – autore foto sconosciuto

Ha iniziato così a fare studi approfonditi su di lei e sul periodo storico nel quale ha poi ambientato La danzatrice di Seoul. Si è anche recata più volte a Parigi per consultare documenti e vivere quei luoghi, prima di condurci noi. Un lavoro certosino di ricerca che le ha permesso di donarci un racconto sì di fantasia, ma ricco di dettagli storici e personaggi realmente esistiti. Così, ad esempio, padre Blanc è stato realmente il vescovo dell’arcidiocesi di Seoul dal 1884 al 1890 e Victor Collin de Plancy un diplomatico francese. Quest’ultimo ha trascorso gran parte della sua vita lavorativa in Corea dal 1884. Egli era anche un grande collezionista di opere d’arte e antichità. La sua collezione privata di arte dell’Estremo Oriente fa parte della collezione coreana al Musée Guimet di Parigi.

Victor del Plancy  – Fonte foto (1)

Eppure Kyung-sook Shin ha chiarito che La danzatrice di Seoul non è un romanzo storico, ma una storia che parla di persone ed è questo, in effetti, il suo punto di forza.

Non si sa se la danzatrice Lin Jin che Kyung-sook Shin ha scoperto attraverso il racconto di Frandin sia realmente esistita. Se così non fosse, però, grazie a lei è divenuta viva, reale e destinata a restare nei nostri cuori.

L’autrice Kyung-sook Shin

Kyung-sook Shin è stata la prima autrice sudcoreana a vincere nel 2012 il Man Asian Literary Prize con il romanzo Prenditi cura di Lei. È tradotta in quarantasei Paesi ed è considerata una delle autrici più importanti di Corea. Nata nel 1963 in un villaggio nel sud della nazione, a sedici anni si è trasferita a Seoul con il fratello maggiore. Il suo debutto letterario è avvenuto nel 1985 con il romanzo Winter’s Fable, dopo il diploma al Seoul Institute of the Arts in scrittura creativa. Con Winter Fables  ha vinto il Munye Joongang New Author Prize, solo il primo di una lunga serie di riconoscimenti.

La mia valutazione
8/10
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Re Jeongjo di Joseon (조선 정조)

Il Rinascimento coreano di un sovrano illuminato, simbolo di pietà filiale

di Gabriele Discetti

Re Jeongjo nacque il 28 ottobre 1752 col nome di battesimo Yi San (이산).

Ventiduesimo re della dinastia Joseon, per il suo impegno nel riformare e rimodernare la struttura amministrativa del regno di Corea, fu soprannominato Jeongjo il Grande.

Jeongjo era il figlio del principe Sado, condannato a morte da suo padre re Yeongjo, e della dama Hyegyeong. Molte notizie della vita di queste tre figure storiche provengono da “Le memorie di lady Hyegyeong”, autobiografia della donna.

L’astio della corte per Sado influenzò molto la crescita del piccolo Yi San al quale il nonno vietò di vedere il padre sin da piccolissimo.

Quando il principe Sado morì, il principe Hyojang, fratello di Sado, e la principessa consorte Hyosun adottarono il piccolo Yi San. Il bimbo divenne così il legittimo erede al trono. Considerando Yi San il figlio di un pazzo psicopatico, la corte non gradì tale scelta, soprattutto la fazione Noron. Quest’ultima tentò di spianare la strada verso il trono ai fratellastri di Yi San: i principi Eunjeon, Euneon ed Eunshin.

Per rafforzare la posizione di Yi San, nel 1775 re Yeongjo lo nominò suo reggente sostitutivo, tenendo però per sé il controllo dell’esercito. L’anno seguente re Yeongjo morì, così il 10 marzo 1776 Jeongjo divenne re.

Jeongjo si impegnò sin dal primo giorno del suo regno a riabilitare il nome del padre e allontanò dalla corte i rivali che ne avevano causato la morte.

Si dice che re Joengjo abbia spostato la corte a Suwon per essere più vicino alla tomba del padre. Fu per custodire la tomba di Sado che fece costruire la fortezza di Hwaseong. Inoltre elevò la madre al titolo di regina. Queste decisioni di Jeongjo gli causarono molte inimicizie e periodi turbolenti, superati grazie all’appoggio dei suoi funzionari di fiducia Hong Guk-yeong e Kim Chong-su.

Nel 1776, la fazione Noron tentò un colpo di stato militare, fallendo miseramente. Per tale motivo, re Joengjo fece arrestare e condannare a morte molti membri dei Noron, ma anche il suo fratellastro, il principe Eunjeon.

Una volta messi da parte i problemi interni, il regno di Jeongjo divenne un vero rinascimento per la dinastia Joseon.

Mappa militare della fortezza di Hwaseong del 1795

Allo scopo di formare culturalmente e politicamente i nuovi funzionari del regno, re Jeongjo creò la biblioteca nazionale, la Kyujanggak. Inoltre aprì l’accesso alle cariche statali anche a coloro il cui stato sociale precludeva qualsiasi carriera nell’amministrazione.

Ovviamente tale accesso era sempre subordinato al possesso di un certo patrimonio che permettesse l’istruzione dei figli. In ogni caso fu un impulso non indifferente per lo sviluppo della cultura popolare del periodo Joseon.

Biblioteca reale Kyujananggak – Fonte foto (2)

Re Joengjo era profondo conoscitore del Neo-Confucianesimo, della cultura umanista, della filosofia e dedito alla scrittura. Negli ultimi anni di vita organizzò il matrimonio del secondo figlio Sungjo, erede al trono, al quale tuttavia non poté assistere. Morì, infatti, nel 1800 a soli quarantasette anni, in circostanze ancora oggi oscure. Jeongjo fu seppellito con sua moglie, la regina Hyoui, nella tomba reale di Geonneung nella città di Hwseong.

Fortissimo fu però il legame del re Jeongjo con la sua concubina, la nobile consorte reale Uibin Seong del clan Changnyeong Seong, madre del principe Munhyo.

Figlia di Seong Yun-u e della seconda moglie Lady Im, Uibin nasce in una famiglia povera. Il matrimonio con Lady Im inserì però Soeng Yun-u negli ambienti di corte, poiché la donna era figlia di un funzionario statale. L’uomo divenne così un ufficiale dell’esercito e questo portò un miglioramento significativo alla vita socio-politica della famiglia. Fino a quando, nel 1761, Seong Yun-u, accusato di appropriazione indebita, si dimise.

Uibin Seong diede quattro figli al re Jeongjo, morendo durante l’ultimo mese della sua quinta gravidanza. Re Jeongjo le dedicò un epitaffio con il quale dichiarò tutto il suo amore per lei, definendola l’unica donna che avesse mai amato.

Oltre a ciò, nel luogo di sepoltura della sua amata Re Jeongjo piantò ben ventiseimila alberi. Questo luogo oggi è noto come Hyochang Park, nel distretto Yongsan di Seoul.

Hyochang Park – fonte foto (1)

La storia d’amore tra re Jeongjo e la concubina reale Uibin è stata raccontata in numerosi Drama storici. Quello più recente e di grande successo è senza dubbio The Red Sleeve, andato in onda nel 2021. Nella serie a interpretare re Jeongjo è Lee Jun-ho, idol membro della boy band 2PM, dedito da tempo con ottimi risultati anche alla carriera d’attore. Nelle vesti della concubina reale Uibin, invece, troviamo la bravissima ex attrice bambina Lee Se-young. Come dicevo, The red Sleeve è stato un Drama che ha riscosso enorme successo in Corea e non solo. Gli sono stati riconosciuti ben ventidue premi, tra cui quello come miglior attore a Lee Jun-ho, miglior attrice a Lee Se-young, miglior coppia, miglior sceneggiatura e quello di Drama dell’anno.

Immagine tratta dal Drama del 2020 “The Red Sleeve”

The Red Sleeve ha fatto innamorare gli spettatori di tutto il mondo della storia raccontata. Dopo la visione della serie, molti coreani hanno comprato libri su Jeongjo il Grande e il romanzo omonimo da cui il Drama è tratto. I fan stranieri, invece, hanno cercato di studiare i dettagli della storia narrata nella serie per comprenderne meglio i dettagli. Particolari che spero di aver svelato, almeno in parte in questo mio articolo. C’è da dire che la serie è molto romanzata e pare abbia creato un po’ di perplessità nel pubblico coreano per come sono stati trattati alcuni aspetti storici. Ciò che purtroppo è certo e che la storia d’amore tra Jeongjio e Uibin non ebbe un happy ending nella realtà, proprio come nel Drama.

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You are my Spring (너는 나의 봄)

Un racconto di anime, di crescita e difficoltà interiori nel quale un triste mistero unisce i protagonisti

di Donatella Perullo

Titolo: You are my Spring

Genere: Dramma psicologico, romance, thriller

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Lee Mi-na  

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 Durata per episodio: 60 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2021

Main Cast:

Kim Dong-wook  (Joo Young-do)

Seo Hyun-jin (Kang Da-jung)


Yoon Park
(Chae Jun / Choi JungDoctor Ian Norman Chase)

Nam Gyu-ri (Ahn Ga-young)

Jung Seo-yeon (Baek Eun-ha, figlia di Hyun-soo e Ji-won)

Kang Da-Jung è la manager in un prestigioso Hotel. Grazie alla sua professionalità e all’impegno, è riuscita a ottenere una posizione di prestigio. Decide così di traslocare in un nuova casa, più vicina al lavoro. L’appartamento è un attico, sito in un palazzo ristrutturato da poco, nel quale si trova anche la caffetteria della sua migliore amica, Park Eun-ha. Da-Jung si trasferisce pur sapendo che qualche tempo prima in quello stabile è avvenuto un efferato delitto. Nell’appartamento sotto quello di Da-Jung c’è una clinica psichiatrica il cui titolare è il dottor Joo Young-do, un uomo incredibilmente empatico che instaura subito un ottimo rapporto con la nuova vicina. Young-do ha un passato difficile, eppure la sua priorità continua a essere il benessere delle altre persone. Il giovane medico è pacato, riesce a leggere nell’animo del prossimo e capisce subito che anche Da-jung ha bisogno di aiuto, nonostante cerchi di nasconderlo.

A causa di un padre violento e alcolista, la donna ha subito grossi traumi nell’infanzia. Ferite interiori che la inducono a scegliere compagni di vita sbagliati e a trascorrere poi lunghi periodi in solitudine. Spinta dalla sua migliore amica, Da-Jung inizia a frequentare Park Chae-jun, un uomo affascinante che sembra molto preso da lei. Ben presto però la situazione si rivela inquietante e intricata e la donna sarà costretta ad affrontare pericoli e inaspettati fantasmi del passato. Al suo fianco avrà sempre sua madre, donna forte e pratica, che ora vive vicina al mare e gestisce una pizzeria. Soprattutto, però, non l’abbandonerà mai il dottor Joo Young-do. Lui non solo conquisterà il suo cuore, ma le insegnerà a superare il passato o, come lei stessa dice: “a togliersi il coltello dalla gola”.

“Nella vita non si può solo lavorare, dormire e fare la cacca”- Moon Mi Ran (mamma di Da-jung)

Per la sua abilità professionale, ma anche per riconoscenza, Joo Young-do unisce al suo lavoro di medico quello di consulente della polizia. Si troverà così ad indagare su un inquietante caso di omicidi nel quale sembra implicato anche il cupo dottor Ian Norman Chase. Chase è il gemello di Park Chae-jun. Separato dal fratello da bambino, l’uomo è stato adottato negli Stati Uniti ed è tornato in Corea del Sud per motivi di lavoro. Nello svolgersi delle intricate vicende che fanno da contorno a una delicata storia d’amore, Kang Da-Jung, Joo Young-do e Ian Norman Chase saranno coinvolti in una storia che si rivelerà aver cambiato in modi diversi il percorso delle loro vite. 

Riassumere la trama di You are my spring non è semplice perché il drama racconta principalmente una storia di anime, del loro vissuto e della loro crescita. È una serie che può rischiare di confondere un po’ lo spettatore perché all’inizio sembra essere solo un thriller. Con il procedere delle puntate, però, muta in un racconto di quotidianità e difficoltà interiori nel quale la tensione provocata dal mistero da svelare resta in sottofondo. È un drama a tratti lento che però non ho trovato mai noioso e che mi ha fatto spesso sorridere. Mi sono emozionata grazie soprattutto a Kim Dong-wook (Joo Young-do) che non conoscevo e che è riuscito a dare vita a un personaggio profondo, sensibile e innamorato della vita e del prossimo. Un uomo capace di curare gli animi con le parole e con la profonda comprensione anche a costo di mettere se stesso in secondo piano.

Il racconto non lascia in ombra i personaggi di supporto, che ruotano come satelliti intorno ai protagonisti, diventandolo a loro volta. Come,  ad esempio, Ahn Ga-yeong (Nam Gyu-ri), l’ex moglie del dottor Joo Young-do, un’attrice un po’ stramba e solo in apparenza superficiale. Una donna che nasconde un cuore ferito e finirà con il divenire la migliore amica di  Da-Jung. O Seo Ha-neul  (Ji Seung-hyun)  il veterinario dal cuore d’oro che ama in segreto Eun-ha. In You are my spring ogni personaggio è, insomma, un tassello indispensabile. Ognuno di loro ha una storia, anche piccola ma intensa, da raccontare. La narrazione ne segue l’evoluzione e accompagna lo spettatore nel loro mondo interiore mentre, nel contempo, si dipana una vicenda di morte e sangue che lega i protagonisti, presi dalle loro vicissitudini interiori.

Tutto il cast e i personaggi raccontati mi hanno piacevolmente colpita. Yoon Park che avevo visto nei panni di un giovane tirocinante medico in Good Doctor, è credibile nel doppio ruolo di due gemelli dall’animo opposto. Oh Hyun-jyung che impersona la pragmatica madre della protagonista riserva belle sorprese. Mentre Ji Seung-hyun e Kim Seo-kyung nelle vesti dei migliori amici del protagonista danno vita a piacevoli siparietti.

Un cenno è dovuto anche alla colonna sonora di You are my Spring. Era da molto che una OST non mi colpiva. Qui è i caso di “Dear My Spring” (다정한 봄에게) scritta dalla stessa sceneggiatrice Lee Min-ha.

Una curiosità: La pizzeria della mamma della protagonista ha il nome italiano Pizza ALVOLO, nome che senz’altro salterà agli occhi degli spettatori del nostro Paese. Ebbene, non è frutto della fantasia della sceneggiatrice, ma è il nome di una catena di pizzerie, principalmente da asporto, realmente esistente in Corea del Sud. Uno sponsor della produzione, dunque. Sul sito ufficiale, il marchio vanta la produzione di pizze il cui impasto è fatto con farina di riso nero naturale. Pizze i cui condimenti hanno ben poco in comune con quelle alle quali siamo abituati. Devo dire però che, sarà la bravura del regista,  sarei curiosa di assaggiarle.

A chi consiglio You are my Spring? A chi ama riflettere e a chi apprezza le storie che lasciano qualcosa.

La mia valutazione
8.5/10
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Squid Game (오징어게임)

Una storia scioccante e allegorica che mostra il lato oscuro del capitalismo e di una società che dà sempre meno importanza al valore della vita

di Donatella Perullo

Titolo: Squid Game (오징어게임)

Genere: Thriller/Distopico/Horror/Dramma

Sceneggiatura e regia: Hwang Dong-hyuk

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 9

durata per episodio: 55 minuti circa.

Anno di messa in onda: 2021

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Main Cast:

Lee Jung-jae (Seong Gi-hun –  456)

Park Hae-soo (Cho Sang-woo – 218)

Jung Ho-yeon (Kang Sae-byeok – 67)

Oh Yeong-su (Oh Il-nam- 1)

Heo Sung-tae (Jang Deok-su – 101)

Anupam Tripathi (Abdul Ali – 199)

Kim Joo-ryoung (Han Mi-nyeo – 212)

Wi Ha-joon (Hwang Jun-ho)

Lee Byung-hun (Front Man)

Kim Young-ok (madre di Seong Gi-hun)

Gong Yoo (misterioso procacciatore di partecipanti al gioco)

“Nella mia città, lo chiamavano “Il gioco del calamaro” Questo perché si giocava su un campo a forma di calamaro. Le regole erano semplici. I bambini si dividevano in due gruppi, attacco e difesa. All’inizio la difesa correva normalmente entro i confini, mentre gli attaccanti, all’esterno, dovevano saltare su un piede solo. Se uno degli attaccanti superava la difesa e percorreva il centro del calamaro, guadagnava la possibilità di camminare su due piedi. Per qualche ragione, quando succedeva lo chiamavano ‘l’ispettore segreto’. Dopo essersi preparati per la battaglia finale, gli attaccanti si riunivano all’ingresso del calamaro. Per vincere gli attaccanti dovevano toccare col piede l’area segnata in cima al calamaro. Se il difensore ti spingeva fuori dalla linea di confine del calamaro, morivi. Esatto, morivi.” 

(Voce fuori campo)

Seong Gi-hun è un uomo logorato dai debiti a causa della ludopatia. Ha perso tutto e vive grazie all’aiuto dell’anziana madre che continua a lavorare, nonostante il suo precario stato di salute. Non riesce a risalire la china e continua a giocare nel tentativo di riuscire a sanare i debiti che ha contatto con pericolosi strozzini. Gi-hun ha una figlia di dieci anni che vive con la madre e il nuovo compagno di quest’ultima. Il giorno del compleanno della bimba, l’uomo fa di tutto per riuscire a comprarle un regalo e recuperare i soldi sufficienti per portarla al ristorante. Ha appena vinto una cospicua somma alle corse dei cavalli, però, che una borsaiola gliela ruba. Di conseguenza gli strozzini gli estorcono un patto di rinuncia ai diritti fisici. Il contratto lo costringerà alla donazione degli organi nel caso non onorasse il debito entro una determinata data.

Quella sera, mentre sta aspettando la metropolitana per tornare a casa, Seong Gi-hun è avvicinato da un uomo elegante e carismatico (Gong Yoo). Lo sconosciuto lo sfida a una partita di ddakji, promettendogli una vincita di 100.000 won (72,66 €) per ogni mano vinta. Gi-hun non resiste alla tentazione e accetta la sfida. Alla fine della partita lo sconosciuto  gli dà uno strano biglietto da visita. Lo invita poi a iscriversi a una competizione che promette la vincita di ben cento milioni di Won (72.600 €).

Gi-hun non prende in considerazione la cosa. Quando, però, scopre che sua madre per sopravvivere ha bisogno di un interveto chirurgico, compone il numero di telefono scritto sul biglietto. Si ritroverà coinvolto, con altri 455 infelici, in un’allucinante gara di sopravvivenza.

“La vita è come un gioco, ci sono molti giocatori. Se non giochi con loro, giocheranno con te.”

(Oh Il-Nam)

I 456 giocatori saranno condotti in una fortezza allestita nel sottosuolo di un’isola deserta. Qui dovranno gareggiare per un premio finale di 45,6 miliardi di Won (poco più di 33,141 milioni di euro),che andrà all’unico vincitore. La competizione sarà suddivisa in sei manche ognuna delle quali consisterà nel competere in un gioco dell’infanzia. Seong Gi-hun si troverà a condividere l’incredibile e al contempo atroce esperienza con persone disperate quanto lui. Varia umanità rinchiusa in una sorta di surreale parco giochi. Luogo che in alcune inquadrature mi ha rammentato house of stairs, litografia dell’artista olandese Esher, e in altre ha ricordato documentari sui campi di concentramento. Un’arena controllata da un Front Man a capo di uomini mascherati e armati che non hanno pietas né considerazione per la vita umana. Le uniche cose che l’organizzatore del gioco concederà ai partecipanti saranno cibo, razionato e povero,  acqua e servizi igienici. 

Non sarà loro fornita assistenza medica in nessun caso, neanche qualora qualcuno restasse gravemente ferito. Impauriti da ciò che gli potrà accadere, i partecipanti saranno però anche allettati dalla vincita che diventa più cospicua a ogni giocatore eliminato. Con il procedere del gioco, tra loro si instaureranno alleanze e rivalità, affetto e odio. Ognuno con la sua storia e il doloroso bagaglio che lo ha condotto in quel luogo, rappresenterà un valore aggiunto al racconto. Personaggi come il forte e tenero immigrato pakistano Ali o la nord coreana Kang Sae-byeok che desidera dare un futuro migliore al fratellino o ancora la giocatrice numero 240, Ji-yeong, sono destinati a rubare un pezzetto del nostro cuore. Non passeranno inosservati neanche alcuni dei personaggi più controversi. Tra loro il violento gangster numero 101, Deok-su, la squilibrata numero 212, Min-hyeo o il genio della finanza, il numero 218, Sang-woo.

Uno sguardo di tenerezza e ammirazione si avrà per il numero 1. Oh Il-nam  è il più anziano dei giocatori e Seong Gi-hun lo prenderà sotto la sua alla protettrice. È malato terminale e ha scelto di partecipare allo Squid Game piuttosto che aspettare di morire a causa del tumore. L’anziano si rivelerà fondamentale nella storia e non solo per la sua esperienza di vita e per la saggezza. Scariche di adrenalina ce le riserverà anche un personaggio outsider, il poliziotto Hwang Jun-ho. L’uomo si infiltrerà, infatti, nel gioco, mascherandosi da guardiano, pur di ritrovare il fratello scomparso.

In ogni caso, i veri protagonisti di questo Drama, sono i colpi di scena e i messaggi intrinseci. L’allegoria è presente in ogni sfumatura del drama che, affrontando in modo scioccante i temi della coscienza di classe, diventa una denuncia sociale. Squid Game mostra il lato oscuro della società e del capitalismo e questo lo rende un drama profondo che andrebbe visto con attenzione ai dettagli. La serie nasconde, ma non troppo, messaggi importanti. Non c’è avvenimento durante il corso del racconto che non sia significativo e che non dia spunti di riflessione. Neanche lo spettatore più superficiale potrà evitare di meditare sulle motivazioni dei personaggi e sugli avvenimenti che li coinvolgono. Anche di quelli che non partecipano alla competizione.

“Sono brava in tutto, tranne nelle cose che non so fare” 

(Han Mi-nyeo)

Per quanto ricco di scene estreme e avvenimenti iperbolici, Squid Game induce dunque a riflettere su quanto la società in cui viviamo sia spietata. Quanto dia sempre meno importanza al valore della vita.

Come la gran parte delle produzioni coreane di buon livello, dunque, Squid Game non è un drama che va visto alla leggera. È una storia avvincente, emozionante e cruda della quale bisogna essere pronti a coglierne i messaggi, sia quelli di denuncia sociale che quelli di speranza. Questo Drama è un racconto che ha lo scopo di scuotere gli animi e ci riesce benissimo. Seong Gi-hun che all’inizio appare come un rifiuto della società, con il proseguire del racconto si dimostra profondamente umano. La sua lealtà e il suo essere empatico e generoso, disposto sempre a condividere quel poco che ha, lo mettono in luce, facendolo distinguere dalla massa.

Al di là dei richiami, che molti hanno riconosciuto, ad altre storie come Hunger Games o Matrix, Squid Game riesce a mantenere salda la sua originalità. Riguardo l’omaggio a Matrix, molti lo individuano nei cartoncini del  ddakji, uno rosso e l’altro blu come le pillole che Morpheus offre a Neo. Il film delle sorelle Wachowski è poi menzionato da Ali Abdul in una conversazione con  Han Mi-nyeo. Non bisogna dimenticare, però, che il colore rosso e il blu hanno significati ben precisi nella cultura coreana. Sarebbe plausibile ritenere, perciò, che per  la scena del ddakji come per altre che riguardano il protagonista, Hwang Dong-hyuk abbia tenuto conto anche di questo.

All’uscita di Squid Game ci sono state alcune polemiche. È stato accusato di avere somiglianze con “As The Gods Will”,  film giapponese del 2014, tratto a sua volta dall’omonimo manga del 2011. A questo Hwang Dong-hyuk ha risposto dichiarando di aver iniziato la stesura di Squid Game nel 2008 e averla completata nel 2009. Da allora per ben dieci anni non era riuscito a trovare investitori per la serie perché ritenuta troppo strana. Oggi, anche se il finale lascia spazio a un sequel, l’autore dichiara di non avere in progetto una seconda stagione.

Ha detto, infatti, di sentirsi stanco anche solo a pensare di dover progettare un sequel. In un’intervista ha persino rivelato che Squid Game lo ha stressato tanto da avergli fatto perdere sei denti e che ora sta mettendo gli impianti. Certo, il lavoro che è stato fatto nella stesura e nello sviluppo di questo drama è considerevole. Certosino anche per quanto riguarda l’inserimento di numerosi Easter Eggs che lo spettatore più attento potrà certamente individuare. Le OST sono tutte strumentali e accompagnano con efficacia il racconto. Due brani in particolare mi hanno colpita, Way Back Then di Jung Jae-il e Pink Soldiers di 23. In conclusione, Squid Game è un drama potente e dalle mille sfaccettature, adatto a chi ama le tinte forti. È la serie alla quale va riconosciuto il merito di aver fatto avvicinare ai drama coreani spettatori e critici che non li avevano mai presi in considerazione.

Una Curiosità: Per la promozione di Squid Game intorno all’Itaewon Hamilton Hotel e alla stazione di Itaewon era stata allestita una zona di esperienza chiamata ‘Ogem World’. Per la gioia dei fan coreani, il particolare parco temporaneo riproduceva fedelmente le zone giochi del drama. Era previsto che fosse esposto fino al 18 settembre 2021. A causa dell’aumentare dei casi di Covid-19, però, è stato deciso di chiudere e demolire in anticipo il sito.

La mia valutazione
10/10
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Someday or One Day (想見你)

Una storia ispirata , un racconto d’amore che viaggia nel tempo e nel mistero e che resta nel cuore.

di Maria De Riggi

Titolo: Someday or One Day (想見你)

Genere: fantasy/mistery/romance

Sceneggiatura: Chien Chi-feng  e Lin Hsin-hui

Regia:  Huang Tien-jen

Paese di Produzione: Taiwan

Numero episodi: 13

durata per episodio: 1 ora e 12 minuti.

Anno di messa in onda: 2019

Dove vederlo: in streaming su Viki

Main Cast:

Alice Ko (Huang Yu-Hsuan/Chen Yun-Ru)

Greg Hsu (Wang Quan-Sheng/Li Zi-Wei)

Patrick Shih (Mo Jun-Jie)

Kenny Yen  (Xie Zong-Ru/Xie Zhi-Qi)

Huang Yu-Hsuan (Alice Ko) è una ragazza di ventisette anni che ha perso il suo fidanzato, Wang Quan-Sheng (Greg Hsu), in un incidente aereo. Distrutta dal dolore, vive nel ricordo degli anni trascorsi con il suo innamorato, nascondendo a tutti, dietro un apparente normale quotidianità, la sua immensa sofferenza. La ragazza continua a inviare dei messaggi sul cellulare di Wang Quan-Sheng, sperando che in qualche modo essi possano raggiungerlo. Una speranza pulsante e incontrollabile, una sorta di desiderio di comunicazione che le permette di continuare a vivere. Un giorno Huang Yu-Hsuan riceve uno strano pacco. Il plico contiene un vecchio walkman all’interno del quale c’è una musicassetta che contiene l’album “The End of Love” del cantautore Wu Bai.

Sull’autobus, mentre torna a casa, decide di ascoltare la cassetta. Sulle note di Last Dance di Wu Bai e Cina Blue, si addormenta. Incredibilmente si risveglia nel 1998 nel corpo della liceale Chen Yun-Ru, che si trova in ospedale dopo aver avuto un incidente. Accanto a lei c’è il suo innamorato o perlomeno un ragazzo che è identico a lui. Intrappolata in un tempo diverso, Huang Yu-Hsuan dovrà scoprire il mistero che si cela nel suo strano viaggio. Niente è come sembra e, senza conoscerne il meccanismo, inizierà a viaggiare avanti e indietro nel tempo, cercando di cambiare il destino.

“La tristezza è tristezza e non ha nulla a che fare con quanto tempo è passato”

La storia è suggestiva e coinvolgente. Abbraccia un arco temporale che va dal 1998 al 2019. Le molteplici linee del tempo si intervallano tra loro, incastrandosi come in un intricato puzzle. Alice Ko è riuscita a calarsi perfettamente nel ruolo di Chen perché da adolescente era introversa e si sentiva sempre fuori posto. Proprio la recitazione l’ha aiutata a esplorare la sua anima e ad aprirsi agli altri. Ha dichiarato di considerare Someday Or One Day uno dei progetti più difficili a cui abbia lavorato. Ammette che è stata talmente coinvolta dalla storia che durante la lavorazione del drama, la malinconia prendeva il sopravvento anche nella sua quotidianità. Spesso non riusciva a smettere di piangere mentre leggeva il copione per prepararsi per le sue scene. Si è immersa completamente nella sua parte, mettendoci cuore e anima, come capita quando ci si imbatte in un progetto che ha un potenziale particolare.

La storia è stata scritta dagli sceneggiatori Chien Chi-feng e Lin Hsin-hui. I due hanno lavorato spesso insieme, ricevendo le nomination come “Miglior sceneggiatura per una serie televisiva” ai Golden Bell Awards per le serie Ex-Boyfriend e Marry Me, or Not?. L’idea della trama è nata da un sogno di Chien che l’ha poi raccontato a Lin Hsin-hui. Qualche tempo dopo, i due hanno delineato e scritto la sceneggiatura. Un percorso che ha richiesto nel complesso circa quattro anni. Entrambi sono convinti di essere stati ispirati. Raccontano, infatti, che era come se “Dio avesse guidato la loro mente e le loro mani nella stesura del racconto”. Il titolo è cambiato varie volte. In origine “Voglio vederti” era il sottotitolo.

Dopo vari ripensamenti è diventato il titolo principale, in inglese invece si è trasformato in Some Day Or One Day, a indicare il rincontrarsi non solo in un certo giorno, ma in un giorno in cui il futuro è passato e il passato è futuro.

Sebbene Someday Or One Day parli di una storia d’amore, del viaggio nel tempo e di un misterioso assassino, l’argomento su cui si sofferma è soprattutto l’identità adolescenziale con tutte le difficoltà che l’accompagnano. I ragazzi di frequente devono affrontare problemi che troppo spesso gli adulti minimizzano, non comprendendo le reali difficoltà, che a loro sembrano insormontabili. Gli adolescenti, costretti a sopprimere la tristezza, in un clima di apparente indifferenza, crescono con problematiche che si porteranno avanti anche nell’età adulta.

“A volte sento di essere la stella più squallida dell’universo che risplende disperatamente. Desidero che qualcuno scopra la mia insignificante esistenza, ma l’unica cosa che mi aspetta alla fine è la caduta.”

Someday Or One Day è una storia meravigliosa, appassionante che affronta la tematica del viaggio in maniera originale con continui colpi di scena spiazzanti e inaspettati. È un storia che esplora il senso dell’esistenza, mostrando al contempo la forza del vero Amore.

Some Day Or One Day  ha ottenuto oltre un  miliardo di visualizzazioni. Non solo a Taiwan, ma anche nelle piattaforme cinesi iQiyi, Tencent e varie piattaforme OTT in tutto il mondo. In Corea, è andato in onda attraverso il canale via cavo WeLike e ha raggiunto la vetta delle classifiche asiatiche. Il successo è stato tale che a febbraio del 2021 Npio Entertainment e Lian Contents hanno annunciato di aver firmato un contratto per i diritti del remake. Hanno quindi reso noto che inizieranno la produzione della versione coreana del popolare drama taiwanese.

Una curiosità:

Sapevate che esiste un Finale bonus di Someday Or One Day? Purtroppo, a quanto pare, il drama è stato piratato a sole trentasei ore dalla sua uscita. Sconvolta e amareggiata dalla cosa, la produzione ha deciso di premiare il pubblico che li aveva supportati attraverso i canali legali. Così, diciotto ore dopo la scoperta del furto, ha ”preso una decisione audace e folle”. Ha deciso di aggiungere un altro giorno di riprese, il 115esimo, e implementare il drama con una scena extra. Un’aggiunta al finale che consiglio di guardare solo a chi ha già visto il drama. Non commento il video per non fare spoiler. Posso dire, però, che è splendido regalo per chi ha amato questa storia.

Se volete vedere la scena bonus potete farlo qui.

La mia valutazione
10/10
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Moon Lovers 2 (Alla Conquista della Felicità) – Capitolo 4

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  4

Nascosto dietro un angolo del corridoio, Wang–so vide un uomo entrare in una stanza e uscirne poco dopo in abiti ospedalieri. Senza esitare s’intrufolò e si ritrovò in un ambiente con le pareti ricoperte di armadietti incasellati come le celle di un alveare. La stanza era umida di vapor acqueo. Voci maschili attutite da uno scroscio d’acqua provenivano da un ambiente attiguo. Si sporse appena oltre il varco e vide una fila di docce. Due uomini si stavano lavando. Guardò di nuovo verso gli armadietti e vide che un paio erano aperti. Capì che erano dei tipi sotto la doccia e si affrettò a vederne il contenuto. In uno c’era delle braghe blu, di una stoffa che sembrava resistente, dei jeans, avrebbe detto Hae- soo.

Provò a indossarli, ma erano troppo larghi per lui, tanto da scivolargli dai fianchi asciutti. Nell’altro armadietto trovò invece un completo più adatto alla sua misura. Il pantalone aveva l’elastico in vita e la lunghezza era giusta. Sopra aveva una maglia dello stesso colore, con un cappuccio ampio. La indossò, sollevò il cappuccio per nascondere il volto, poi lasciò la stanza in fretta, prima che i due si potessero accorgere della sua presenza.

Percorse a grandi passi un tratto del corridoio e imboccò una scalinata, scendendola in fretta nella speranza che lo conducesse il prima possibile all’uscita più vicina dell’edificio. Era affannato e il cuore gli batteva ovunque quando finalmente raggiunse l’aria aperta. Si fermò per un attimo all’ingresso dell’ospedale e si appoggiò a una colonna per riprendere fiato. Un uomo che aveva indosso una maglia con scritto sicurezza, gli si avvicinò e gli poggiò una mano su una spalla:

«Si sente male signore?»

Affannando, Wang So scosse il capo: «Sto bene grazie. Ho solo fatto le scale di corsa.»

L’altro lo guardò scettico, ma non insisté oltre: «Se ha bisogno di qualcosa, sono qui.»

«Grazie» Wang So gli rivolse un sorriso forzato e si avviò lungo il viale d’ingresso al nosocomio.

Aveva appena oltrepassato la soglia del grande cancello, quando sentì qualcuno chiamarlo: «Signor Kim, Kim Sun-hyun!»

Si voltò verso il punto dal quale proveniva la voce e vide un giovane sbracciarsi nel tentativo di attirare la sua attenzione. Il giovane gli si avvicinò e lo afferrò per le spalle, palesemente commosso: «Signor Kim! Cosa ci fa qui fuori? Stavo venendo a trovarla credevo sarebbe stato ricoverato per più tempo! Mi ha fatto spaventare tanto. Ci ha impauriti tutti!»

Wang So si corrucciò e osservò le mani del giovane strette intorno alle sue spalle. Resistette alla tentazione di ordinargli di non toccarlo, poi sollevò gli occhi sul suo viso. Aveva meno di trent’anni ed era incredibilmente somigliante a…

«Wang Eun!?» mormorò incredulo.

«Cosa?» si bloccò perplesso il giovane, ma l’altro non gli diede il tempo di capire e lo strinse in un abbraccio spasmodico.

Wang So sentiva il cuore esplodergli per l’emozione. Quante volte aveva rivissuto il tragico momento della morte del decimo principe? Quanto si era maledetto per ciò che gli era capitato, che lui stesso gli aveva fatto e ora lui era lì, incredibilmente vivo e con la stessa aria da eterno ragazzino. Persino la sua voce era identica e gli occhi, ora corrucciati, lo avevano guardato con la medesima adorazione dei tempi andati.

«Signor Kim …» la voce sconvolta del giovane lo riportò al presente e alla realtà che stava vivendo. Quello non era il suo fratello minore e lui non era più Wang So. Non erano a Goryeo ma in una città chiamata Seoul, in un anno che ne distava mille e ottanta da quello dal quale proveniva. Cercò di ricomporsi e lasciò andare il giovane, poi si schiarì la voce e disse:

«Chiedo scusa, sono ancora sconvolto dall’incidente e i medici hanno detto che ho problemi di memoria. Tu mi conosci?»

«Signor Kim, certo che la conosco, sono Lee Baek-hyuk, il suo segretario!»

Wang-so sospirò e cercando di mantenere un tono rassicurante disse: «Sono confuso, ma presto starò meglio e ricorderò ogni cosa. Per ora voglio solo andare via da qui, prima che i medici si accorgano che ho lasciato la stanza.»

«Signor Kim, ma come!?»

“Wang So sentiva il cuore esplodergli per l’emozione. Quante volte aveva rivissuto il tragico momento della morte del decimo principe?”

Wang-so fissò di nuovo il giovane, e ancora una volta si sentì muovere da un senso di affetto e di dolorosa colpa nei suoi confronti: «Devo andare via da qui. Ti spiegherò dopo, ora aiutami, ti prego.»

Il ragazzo non se lo fece ripetere. La sua espressione divenne d’un tratto determinata e annuì solenne: «Venga con me signor Kim. Salga in auto e mi dica dove vuole che la porti.»

******

Wang So si lasciò sfuggire un sorriso sbilenco. Una doccia era ciò che ci voleva per togliergli un po’ di stanchezza da dosso e dissolvere l’odore che impregnava i vestiti presi in ospedale. Il suo nuovo corpo all’inizio lo aveva sorpreso, ma ora faticava a distogliere lo sguardo dalla propria immagine riflessa. Si strinse l’asciugamano intono ai fianchi e si passò una mano tra i corti capelli corvini, ancora umidi. I fili bianchi che l’avevano incanutito dopo i quarant’anni non c’erano più e neanche la cicatrice che gli aveva devastato il viso sin da bambino. L’uomo del quale ora aveva il corpo, il CEO Kim Sun-hyun, era identico al Wang So trentenne. Era più muscoloso, però, di quanto non fosse stato lui e non aveva la cicatrice a deturpargli il viso.

Wang So si toccò la mascella spigolosa e si lisciò la guancia sinistra finalmente perfetta, soddisfatto. Lasciò il bagno e si diresse verso il guardaroba. Qualche ora prima Wang Eun, anzi, Baek-hyuk lo aveva accompagnato nell’attico di Kim Sun-hyun e gli aveva mostrato ogni cosa, credendo all’amnesia conseguente l’incidente.

«Ora vado via, signore. Cerchi di riposare e se dovesse avere bisogno di qualcosa non esiti a chiamarmi.» gli aveva detto poi.

«Aspetta.» lo aveva fermato lui «Devi fare qualcosa per me.»

«Dica capo, la prego.»

«Devo trovare una persona, una donna.»

«Una donna!?» aveva sgranato gli occhi l’altro.

«Esatto.»

«È qualcuno che ha a che fare con l’incidente?»

«No» rispose secco Wang So, poi aggiunse «Si chiama Go Ha-jin, vive a Seoul e dovrebbe avere circa ventisei anni.»

«Il nome è piuttosto comune. Potrebbe dirmi qualche altro dettaglio? Un numero di telefono, il posto dove lavora …»

Wang So aveva alzato gli occhi al cielo, insofferente: «Se avessi saputo queste cose, non avrei avuto bisogno del tuo aiuto, non credi?»

Il ragazzo era arrossito e si era profuso in un inchino di scuse «Mi dispiace capo. Go Ha-jin, ventisei anni e vive a Seoul. Non sarà facile, ma la troverò per lei.» aveva detto allontanandosi verso la porta di casa.

«Aspetta!» Lo aveva fermato il re «Lei fa la truccatrice e conosce molto bene i cosmetici.»

Gli occhi del segretario si erano illuminati: «Questo mi aiuta moltissimo, grazie!» ed era andato via.

Strofinandosi i capelli con un asciugamano, Wang So guardò tra gli abiti presenti nell’armadio e scelse un completo blu notte. Era affamato, si vestì in fretta e andò in cucina. Stava guardando in giro in cerca di cibo quando Lee Baek-hyuk tornò.

«Ho buone notizie!» Esclamò entusiasta «È stato più facile di quando credessi. C’è una Go Ha-jin di ventisette anni che vive qui a Seoul e indovini un po’?»

«Cosa?» rispose impaziente lui.

«È una delle esperte di cosmesi alle dipendenze della Goryeo Skincare. Lavora presso la sua azienda da cinque anni. Circa due anni fa è quasi annegata per salvare un bambino ed è rimasta in coma per un anno. È tornata al lavoro da pochi mesi.»

Wang So impallidì, si avvicinò alla grande vetrata che affacciava sull’Han River e guardò la luna il cui colore ora era più sbiadito: «È lei … sta bene?»

«Credo di sì, signore. È una delle dipendenti che seguirà il Goryeo Era Makeup Culture, l’evento organizzato dall’Azienda che avrà inizio domattina.»

«Quindi dovrò aspettare domani per vederla?»

«Signore sono le due del mattino. Per nessuna ragione potremmo recarci a casa di una donna a quest’ora. In più credo che lei non si sia ripreso ancora del tutto e che abbia bisogno di riposare, se le dovesse succedere qualcosa, non me lo perdonerei.»

Wang So strinse gli occhi e annuì. Una notte, pensò, posso aspettare ancora una notte. Devo farlo. In quel momento un suono acuto lo fece sobbalzare. Si voltò di scatto verso Baek-hyuk, lo vide prendere dalla tasca un oggetto rettangolare e portarselo all’orecchio: «Signora Kim! No, non dormivo, tranquilla. Come mai mi chiama a quest’ora, è successo qualcosa?»

Wang So strinse gli occhi, mentre Baek-hyuk si portava una mano alla fronte e cercava di mantenere la calma.

«Cosa?» gridò il ragazzo «Il signorino Kim Sun-hyun è fuggito dall’ospedale? No, certo che non lo sapevo. Sta andando a casa sua? Crede che possa essere andato lì?»

Wang So s’irrigidì.

«Avete chiamato anche la polizia? Certo capisco, è importante che torni al più presto in ospedale. Sì, lo so che ha perso la memoria.» Baek-hyuk si morse un pugno, cercando ci mantenere la calma «Il tempo di vestirmi e andrò a cercarlo anch’io! La terrò aggiornata.»

Appena interrotta la comunicazione, il giovane raggiunse una sedia e vi si lasciò cadere, pallido.

«Chi era?» volle sapere Wang So.

«Era sua madre, la signora Kim. L’ospedale ha dato l’allarme sulla sua fuga e sta venendo qua per cercarla.»

«Qui?» gridò lui.

Baek-hyuk annuì «È già per strada, arriverà tra poco.»

«Non voglio vedere nessuno prima di aver ritrovato Hae Soo!»

«Hae Soo?»

«Volevo dire Go Ha-jin. Portami via da qui, subito!»

«E dove? Hanno avvisato anche la polizia. Vogliono che lei torni in ospedale.»

«Portami a casa tua.» Decise perentorio Wang So.

Il segretario fu tentato di opporsi. Una cosa del genere sarebbe stata troppo rischiosa per lui e poi sua madre non voleva che portasse gente a casa senza prima essere avvisata. D’altro canto, come avrebbe potuto dire di no al suo datore di lavoro? Così, invece di gridare il neanche per sogno che stava per sgorgargli spontaneo dal petto, sussurrò un più remissivo: «Si Signore.»

Fine quarto capitolo

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Qui trovi tutti i capitoli  pubblicati:

Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 3

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  3

Nello stesso istante in cui un dolore lancinante gli trafisse le tempie, uno strano odore gli invase le narici. Re Gwangjong di Goryeo provò ad aprire gli occhi, ma una nuova fitta lo indusse a desistere. Intorno a lui c’era silenzio ed era disteso su qualcosa di soffice, non la dura roccia sulla quale era rovinosamente piombato cadendo da cavallo. Si portò una mano alla fronte e sollevò di nuovo le palpebre. Era notte e la stanza era immersa nella penombra. Seppur fioca, la luce gli permise però di scorgere un ambiente alieno dal Goryeo e dal lusso del Palazzo Reale. Non c’era nessun arazzo, né paraventi o mobili intarsiati da artigiani sapienti. L’ambiente era monocromatico, il bianco dominava ogni cosa. Il bianco era il colore della modestia e della purezza dello spirito.

Lo stesso dell’abito che indossava Hae Soo il giorno nel quale si era prostrata per chiedere inutilmente clemenza al re in favore della concubina reale. L’aveva riparata dalla pioggia con il suo mantello nero e accolta tra le braccia quando, sfinita, era crollata esanime, ma non era riuscito a proteggerla. Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.

Voltò la testa verso la finestra e il cuore ebbe un sobbalzo.  Il cielo era dominato dalla luna rosso sangue, la stessa che aveva scoperto essere la via grazie alla quale avrebbe potuto raggiungere Hae Soo. Si sforzò di mettersi a sedere e si guardò intorno. Che strano posto era quello? Cosa gli avevano messo addosso? Si chiese, afferrando la stoffa grezza del camice da notte.

Si portò entrambe le mani al viso e strinse gli occhi, cercando di ricordare. La Luna era la strada, l’eclisse che aveva portato Hae Soo da lui l’aveva finalmente condotto nel mondo dal quale era giunta Hae Soo? Quante volte, aveva trascorso ore, ascoltandola raccontare quanto fosse diverso il luogo da cui proveniva? Le immagini che aveva visto nella sua mente grazie a ciò che gli aveva narrato iniziarono ad affollargli i pensieri. Si guardò intorno, poi fissò ancora una volta la luna rossa. Mise le gambe giù dal letto e fece per alzarsi, ma in quel momento un uomo vestito di azzurro irruppe nella stanza.

«Signor Kim si è svegliato!» esclamò «Che cosa fa, non può alzarsi, è ancora troppo debole!»

Wang So lo guardò corrucciato: «Signor Kim? Chi è lei?»

«Si distenda, la prego.» raccomandò il medico, poi aggrottò la fronte «Non mi riconosce?»

Wang So scosse il capo: «Dovrei?»

«Sono il dottor Park, il suo medico da otto anni, da quando è divenuto CEO della Goryeo Skincare.»

Wang So guardò di nuovo verso la luna e sospirò: «Che giorno è?»

«Il 26 maggio.»

«Di che anno?»

Il medico si schiarì la gola, imbarazzato: «duemilaventuno.»

Un sorriso raggiante illuminò il viso di Wang So: «In che città?»

«A Seoul, ovviamente. Così mi fa preoccupare signor Kim. Comincio a pensare che il trauma sia peggiore di quanto pensassi. La sottoporrò a una nuova TAC.»

«Cosa mi è successo?» domandò Wang So senza distogliere gli occhi dalla Luna.

«Un incidente. Stava andando in azienda per prendere parte a un’importante riunione, ricorda?»

Wang So scosse il capo: «Che incidente?»

«Hong Ki-jo, il suo autista, ha avuto un malore, l’auto è uscita di strada ed è precipitata nel fiume Han. Il signor Hong è morto e abbiamo temuto il peggio anche per lei. Quando è arrivato in ospedale era in ipotermia e privo di conoscenza. Ho bisogno di visitarla e farle alcune domande, posso?»

Wang So ripensò ai racconti di Hae Soo e ringraziò il fato per avergli permesso di conoscere tanto di quest’epoca così diversa dalla sua. Lo avrebbe aiutato a comportarsi senza dare troppo nell’occhio.

“Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.”

A quanto pare ora non era più re Gwangjong di Goryeo, ma un signor Kim qualunque. Non avrebbe potuto impedire a un medico di toccarlo, né avrebbe potuto ordinargli di dargli dei vestiti e permettergli di lasciare questo posto. Minacciarlo di morte, brandendo la sua spada era impensabile, non era più il cane lupo, ora.  Annuì paziente e permise all’altro di puntargli una pila negli occhi. Seguì e sue indicazioni poi tornò a distendersi, fingendosi arrendevole.

«Ricorda il suo nome?» domandò il dottor Park.

«Me l’ha detto lei poco fa, sono il signor Kim, CEO della Goryeo Skincare.» Non sapeva cosa volesse dire CEO, ma immaginava fosse una sorta di capo. Gli piaceva sapere di essere il capo di qualcosa chiamata Goryeo. Gli sfuggì un sorrisetto.

«Il suo nome, lo ricorda?» la voce del medico lo riportò al presente.

«Wang-so?» si buttò, consapevole di dare una risposta errata.

«Sun-hyun, lei è il signor Kim Sun-hyun, terzo figlio di Kim Sun-Pyo. Suo padre era uno degli uomini più influenti del Paese.»

«Lo sono anche io?»

«Cosa?»

«Influente»

L’espressione del dottor Park era un misto di sconforto e imbarazzo: «Beh, sì certo. Lei è un uomo molto rispettato.»

«Bene.» approvò Wang So «Voglio tornare subito a casa.»

«Questo non è possibile! Il suo cervello è rimasto privo di ossigeno per diversi minuti. Il suo cuore ha cessato di battere. Abbiamo faticato per stabilizzarla ed è un miracolo che si sia ripreso. In più è evidente che soffre di un’amnesia dovuta allo shock. Deve rimanere qui fin quando non saremo certi che si sia ripreso del tutto.»

Wang So sapeva che opporsi non sarebbe servito a nulla. Era necessario fingersi accondiscendente e giocare d’astuzia.

«Mi sento stanco. Possiamo rimandare tutto a domattina?»

«Certo, come vuole. Avviserò la sua famiglia che si è svegliato. Sua madre e la sua fidanzata saranno sollevate di saperlo.»

Wang So s’irrigidì: «La mia fidanzata? Go Ha-ji?» domandò speranzoso.

Il medico arrossì imbarazzato: «La sua fidanzata è la signorina Lee Si-eun, sin dai tempi dell’università.»

Wang So annuì, sarebbe stato troppo facile se Hae Soo fosse stata la sua fidanzata in questo tempo. Doveva trovarla al più presto e per farlo doveva essere libero di agire. Guardò di nuovo verso la luna rossa e sospirò: «Ho bisogno di dormire. Mi lasci solo, la prego.»

Il medico accennò un inchino ossequioso e si allontanò verso la porta: «Sarò qui tutta la notte, per chiamarmi le basterà premere il campanello accanto al letto.»

«Vada pure.» lo incitò con un gesto della mano Wang So e chiuse gli occhi, fingendosi sfinito.

Attese che l’altro fosse uscito, poi si mise a sedere e si guardò intorno. Un piccolo armadio sulla parete opposta al letto attirò la sua attenzione. Un ago collegato a una flebo gli perforava l’incavo del gomito. Lo stappò via e si avvicinò all’armadio. Aprì l’anta e imprecò, nessun abito, solo un contenitore di pelle rovinato dall’acqua. Lo aprì e vide che era pieno di soldi ancora umidi e quelle che Hae Soo gli aveva descritto come carte di credito. C’era anche un documento che riportava i suoi dati. Ora era Kim Sun-hyun, nato il 17 aprile del 1991. Kim Sun-hyun, si sarebbe mai abituato a quel nome?

Stringendo in pugno il bottino, si avvicinò alla porta e la socchiuse. Sbirciò verso il corridoio e vide che era libero, allora si fece coraggio e lasciò la stanza. Doveva trovare dei vestiti e andare via al più presto da lì.

Fine terzo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Move to Heaven (무브 투 헤븐: 나는 유품정리사입니다)

Un racconto in cui nulla è lasciato al caso e ogni capitolo aiuta a riscoprire il valore etico dell’humanitas.

di Donatella Perullo

Titolo: Move to Heaven (무브 투 헤븐: 나는 유품정리사입니다)

Genere: Dramma

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Yoon Ji-ryeon

Regia: Kim Sung-ho

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 10

Durata per episodio: 45  minuti

Anno di trasmissione: 2021

Main Cast:

Lee Je-hoon  (Cho Sang-gu)

Tang Joon-sang  (Han Geu-ru)

Ji Jin-hee  (Jeong-woo)

Hong Seung-hee (Yoon Na-mu)

Han Geu-ru (Tang Joon-sang) è un ventenne affetto da sindrome di Asperger. È orfano di madre vive in simbiosi con suo padre Jeong-woo (Ji Jin-hee). Insieme lavorano nella ditta di famiglia, la Move to Heaven, che si occupa di bonificare scene del trauma o del crimine. Con rispetto e profonda umanità nei confronti dei deceduti, i due bonificano e sgombrano i luoghi nei quali è avvenuto il decesso. Prima però, hanno cura di raccogliere in una speciale scatola gialla gli effetti più personali dei malcapitati e consegnarli alle persone loro più vicine. Durante questo rito eseguito con rispettosa devozione, i due scoprono storie non raccontate e danno voce agli ultimi desideri di chi non ha più voce.

Il rapporto tra padre e figlio è speciale, l’amore del genitore verso il ragazzo è palpabile in ogni suo sguardo. Geu-ru è sensibile e intelligente e grazie alle cure del genitore è riuscito a fare della sua tipicità un punto di forza. Purtroppo Jeong-woo muore improvvisamente. Geu-ru però non resta solo. Prima di morire, infatti, il padre ha affidato a un legale di fiducia le sue ultime volontà. Il ragazzo avrà un tutore e questi sarà Cho Sang-gu (Lee Je-hoon) il fratellastro minore di Jeong-woo.

Sang-gu è un ex pugile ed è in prigione per aver preso parte a combattimenti illeciti. È un uomo provato dalla vita, disincantato e rude. Prova astio nei confronti del fratellastro, al punto che quando esce dalla prigione e il legale gli comunica la morte di Jeong-woo, mostra indifferenza.

“L’albero è la seconda creatura migliore al mondo. Tutti dovrebbero sforzarsi di dare quanto dà un albero. Gli alberi non ci danno solo ossigeno, frutta e legna, ma anche il ceppo su cui sedersi e riposare.” (Han Geu-ru)

Convocato nello studio dell’avvocato, Cho Sang-gu scoprirà di essere stato nominato tutore del nipote. L’uomo dapprincipio rifiuta poi, quando scopre che accettando avrebbe il potere di amministrare i beni del pupillo, decide si farlo per interessi economici. A quel punto l’avvocato gli rivelerà che per divenire tutore di Geu-ru dovrà vivere e lavorare con lui alla Move to Heaven per tre mesi. Trascorso questo periodo il legale deciderà se confermarlo o no come responsabile legale.  L’incontro tra zio e nipote è un disastro. Le regole, la precisione e gli schemi rispettati da Geu-ru sono sovvertiti e messi in crisi dal caotico, sciatto e sregolato Sang-gu. L’uomo pare non avere regole né remore e la possibilità di una collaborazione costruttiva o di un avvicinamento affettivo sembra irrealizzabile. Nulla però è impossibile alla Move to Heaven.

Puntata dopo puntata, Sang-gu imparerà a rispettare i tempi del nipote ed entrerà sempre più in empatia con lui a ogni caso che sarà loro affidato. Pian piano l’uomo svelerà il dramma che nasconde e metterà a nudo il suo vero io, sorprendendo e toccando nel profondo anche lo spettatore più coriaceo. I commoventi casi affrontati dalla Move to Heaven saranno un filo conduttore delicato e toccante che darà spunti di pensiero intensi e importanti. Pur non essendo un drama thriller, Move to Heaven è ricco di colpi di scena e dona un crescendo di emozioni che divengono sempre più intense con il procedere del racconto.

Come mi è già capitato con altri drama che ho amato, trovo un po’ di difficoltà a trasmettervi la potenza di questa storia senza rivelare troppo. La forza delle emozioni donate da Move to Heaven sta, infatti, negli avvenimenti e nei sentimenti rivelati gradualmente, a volte con delicatezza, altre con impeto. La costruzione dei personaggi è un altro punto di forza di questo Drama. Ognuno con le sue peculiarità e il suo percorso di vita contribuisce a rendere la storia speciale. In Move to Heaven nulla è lasciato al caso e ogni puntata aiuta a riscoprire il valore etico dell’humanitas. Così i sentimenti, quelli veri e profondi, divengono assoluti protagonisti. Move to Heaven è una storia catartica che fa bene all’anima e lascia un senso di nostalgica malinconia, ma anche di corroborante speranza.

La morte che è una delle protagoniste di questa storia, è raccontata con delicatezza ma soprattutto con rispetto. Geu-ru è un personaggio straordinario e Tang Joon-sang nonostante la sua giovane età – è nato nel 2003 – lo interpreta in maniera strepitosa. Non si può non amarlo, così come non si può non restare a bocca aperta dinanzi alla bravura di Lee Je-hoon. Il suo Cho Sang-gu con i suoi difetti, le contraddizioni e con i tormenti nascosti che lo dilaniano è un eroe scalcinato che amerò per sempre. Tutto il cast è ben assortito e ricco di guest star, ma una menzione speciale mi è dovuta a Ji Jin-hee che nei panni del padre di Geu-ru eccelle.

Avevo sentito parlare spesso di lui e sempre in termini entusiastici, ma non lo avevo ancora visto recitare. Che dire, è un grande attore. È riuscito a rendere così profondamente umano e reale Jeong-woo che si finisce con il percepire i suoi sentimenti come graffi sull’anima.

Move to Heaven è stato  girato in Corea del Sud  nella città di Cheongiu  da marzo a settembre 2020. È un drama originale Netflix distribuito in tutto il mondo il 14 maggio 2021 ed è stato doppiato in inglese e in giapponese. La sceneggiatura è un adattamento del saggio “Things Left Behind”, scritto da Kim Sae Byul un ex bonificatore di scene del trauma. A curarla è stata la sceneggiatrice Yoon Ji-ryeon che in passato ha firmato Drama come Boys over Flower (2009) e Angel eyes (2014). Pur non lasciando nessun evento in sospeso, il finale di Move to Heaven fa intravedere la possibilità di un’auspicabile seconda stagione.

La mia valutazione
9.5/10
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Your Honor – 친애하는 판사님께

Un legal thriller ricco di intrighi, colpi di scena e spunti di riflessione.

di Donatella Perullo

Titolo: Your Honor 친애하는 판사님께

Genere: Legal Drama

Sceneggiatura: Cheon Sung-il

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 32 da 35 minuti

Anno di produzione: 2018 

Dove vederlo: in streaming su Viki

Main Cast:

Yoon Shi-Yoon   (Han Kang-Ho e Han Soo-Ho)

Song So Eun (Lee Yoo-Young)

Park Byung-Eun (Oh Sang-Cheol)

Kwon Nara (Joo Eun)

“Cervello straordinario, aspetto splendido. Ci sono fratelli che condividono tutti i geni allo stesso modo, ma vivono vite completamente diverse.”

È così che il sito ufficiale di Your Honor apre la presentazione di questo drama.

La storia ci mostra come due persone con pari qualità intellettive possano ricevere dalla vita, opportunità opposte a causa del pregiudizio.

Han Kang-ho e Han Soo-ho (Yoon Shi-Yoon) sono due gemelli omozigoti, identici nel fisico ma opposti nell’animo. Viziato e ben considerato dalla madre, Soo-ho ha la possibilità di studiare e diventa giudice. Trattato invece in modo impari, Kang-ho diviene un piccolo delinquente e finisce più volte in prigione.

Una notte, mentre getta l’immondizia e non ci sono testimoni, qualcuno rapisce il magistrato Soo-ho. Lo scapestrato Kang-ho, in fuga dalle forze dell’ordine, si reca a casa del fratello in cerca di aiuto e per una serie di coincidenze, si ritrova a prenderne il posto. Per non essere smascherato è costretto a sostituirlo anche in tribunale. Qui, supportato dall’ignara Song So-eun (Lee Yoo-young), una competente e sensibile tirocinante, inizierà a svolgere le mansioni di giudice. Con sua stessa sorpresa, si appassionerà ai casi che gli saranno sottoposti. Si rivelerà essere giusto, coscienzioso e umano, molto più del fratello e di tanti altri magistrati, avvocati e procuratori nei quali s’imbatterà.

«Non che io ne sappia molto, ma un attore rende felice gli altri, penso. Li fa piangere e ridere, si arrabbia per conto loro e si vendica per conto loro…» (Han Kang-ho)

Per uno strano gioco del destino quindi, il malvivente Kang-ho si troverà invischiato in un dedalo d’insidiosi giochi di potere. Dovrà lottare contro la corruzione della casta e sarà costretto a combattere per la sua vita e per il proprio riscatto. Dovrà lottare soprattutto per l’amore di So-eun, del quale crede di non essere degno.

Your Honor è un legal thriller di ottimo livello, arricchito da una pennellata di romance, sviluppata così da donare ancor più spessore alla storia. La trama è ricca di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo fotogramma. Una narrazione che per intrighi e complessità, ma soprattutto per il crescendo di emozioni, mi ha ricordato a tratti i romanzi di John Grisham. I personaggi sono tutti credibili, anche i secondari.

Il racconto concede diversi spunti di riflessione e non solo per gli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti e il loro passato. Anche i casi che Kang-ho affronta come giudice, hanno la capacità di sollecitare la coscienza dello spettatore e stimolarlo a riflettere su argomenti importanti.  

«Sei il mio centro gravitazionale. Non dovrei innamorarmi di te, ma continuo a farlo.» (Han Kang-ho)

La storia umana dei due protagonisti è molto ben sviluppata e coinvolge nel profondo, il tormento di Kang-ho più di tutto. Lui che si sente rifiutato dalla madre e tenta di conquistarne l’amore. È un giovane uomo convinto ormai di non essere abbastanza, per nessuno, tanto da finire con il perdersi. Le sue pene interiori fanno tremare il cuore e rodere di rabbia, inducendo lo spettatore a desiderare di risolvere per lui le ingiustizie che patisce. 

Anche il doloroso passato di So-eun, tocca l’animo. La giovane ha visto la propria famiglia distrutta da una violenza sessuale, subita dalla sorella e rimasta impunita. Un crimine che influisce sulla sua vita, sulle sue scelte e sul suo difficile rapportarsi con gli altri. Sarà questo stesso passato, però, a consentirle di riconoscere la purezza d’animo e il valore di Kang-ho. Incontro di animi che contribuirà al riscatto di entrambi.

Your Honor è, infatti, un drama che parla soprattutto di rinascita e riabilitazione. È la storia dell’evoluzione di chi, ambendo alla vita di un altro, riesce a rivalutare e riscattare la propria.  È il drama giusto per chi è in cerca di emozioni forti e di una storia diversa dal solito. Gli interpreti sono credibili e di grande spessore professionale. La vera scoperta per me, però, è stato Yoon Shi-yoon. Ammetto che nei primi episodi la sua interpretazione appare un po’ sopra le righe, ma poi diviene a dir poco magistrale. Nell’impersonare i due gemelli dall’animo così diverso, riesce a distinguersi nell’una e l’altra veste solo con cambi di sguardo e movenze. Grazie alla sua bravura, ci si ritrova ad amare Kang-ho e a odiare Shi-yoon, distinguendoli come avessero volti diversi.

Come la gran parte dei drama, Your Honor è impreziosito da OST molto belle che contribuiscono al coinvolgimento emotivo. La mia preferita è Comfort di Jung In, che ho ovviamente aggiunto alla mia play list.

Your Honor in patria è stato premiato con un discreto indice di ascolto. Ha ricevuto sette nomination ed entrambi i protagonisti hanno vinto premi di rilievo per le loro interpretazioni. Yoon Shi-yoon ha ricevuto, allo SBS Drama Awards, l’Exellence Award Actor, mentre come protagonista femminile, Lee Yoo-young è stata nominata miglior attrice.

Il video di 'Comfort'

La mia valutazione
9/10
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