Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Dalla tradizione coreana, una creatura leggendaria dai poteri straordinari

di Gabriele Discetti

Il Dokkaebi o Tokkaebi (도깨비) è un essere mitologico del folclore coreano. È chiamato anche Dochaebi, Dokgakwi, Dokgapyi, Heoju, Heoche, Mangryang e Yeonggam. In occidente il Dokkaebi è spesso identificato con la più familiare figura del goblin.

Esistono testimonianze del Dokkaebi (o goblin coreano) in molti documenti del periodo dei Tre Regni (18 a.C. – 660 d.C.). Quindi a quell’epoca la credenza riguardo i goblin coreani era già ben nota a tutta la popolazione della penisola coreana.

La prima attestazione scritta di un racconto riguardo i goblin risale al Samguk yusa (Memorie storiche dei tre regni) redatto nel X secolo. Questo racconto ci mostra alcune delle doti straordinarie dei goblin:

“Durante il regno di Silla, il figlio di re Jinji, Bihyeong, conosceva un goblin di nome Gildal. I due si incontravano tutte le notti sulle colline a ovest del fiume Hwangcheon. Venuto a sapere ciò, con l’intenzione sfruttare le doti del suo amico goblin, re Jinji ordinò al figlio di costruire un ponte sul fiume. Così, in una sola notte, Bihyeong e Gildal costruirono il ponte che chiamarono Gwigyo, cioè ponte fantasma. Come riconoscimento il goblin fu nominato guardiano del tempio della città, ma Gildal non voleva questo compito, così si trasformò in volpe e fuggì via. Sentendosi tradito, Bihyeong lo inseguì e lo uccise. Fu così che Bihyeong cominciò a essere temuto da tutti i goblin.”

I Dokkaebi rappresentati nell’opera dell’artista Song Kang – Credit Song Kang Art – © Song Kang

Il Dokkaebi non è una creatura completamente malvagia. Possiede poteri soprannaturali che usa a volte per aiutare gli umani e altre per giocare brutti scherzi o punire coloro che hanno commesso atti malvagi.

Nella mitologia coreana il Dokkaebi è rappresentato con le sembianze di un folletto accompagnato da alte fiamme di colore blu. È capace di rendersi invisibile, indossando un cappello chiamato gamtu (감투) e di compiere magie con il suo bastone magico, il bangmang-i (방망이) .

Il goblin può avere o meno corna, occhi sporgenti, bocca grande, denti affilati, corpo peloso e lunghi artigli. L’unica certezza sul suo aspetto fisico è che possieda una sola gamba, troppo lunga per indossare vestiti e che per tale ragione si muova saltando. Tuttavia non mancano rappresentazioni di Dokkaebi a due gambe, seppur rare. Un racconto popolare ci conferma il fatto che il Dokkaebi avesse, in genere, una sola gamba.

“Un giorno un giovane incontrò un goblin mentre si recava al mercato. Il goblin, abile lottatore di ssireum, lo sfidò a un combattimento di questa lotta coreana nella quale vince chi riesce a far cascare l’avversario. Tuttavia il ragazzo riuscì far cadere più volte il goblin, sfruttando il fatto che avesse una sola gamba.”

Questo racconto serviva a tramandare la strategia per battere un Dokkaebi.

Il ssireum o ssirum (씨름) è una lotta della tradizione coreana nata nel quarto secolo e che viene praticata ancora oggi durante le feste.  Si lotta all’interno di una buca piena di sabbia, indossando una particolare cintura. Afferrando questa cinta, i contendenti, grazie all’uso delle gambe, devono riuscire a portare a terra qualsiasi parte del corpo dell’avversario sopra il ginocchio.

Il goblin coreano non ha differenze di sesso ed è sempre identificato nei racconti come un maschio. Ci sono varie tipologie di dokkaebi perché la loro natura dipende da vari fattori. I goblin sono condizionati dal luogo in cui si trovano, dalle persone che incontrano e finanche dagli oggetti che li circondano. L’influenza vale anche al contrario. Grazie ai loro poteri, infatti,  i dokkaebi possono apportare cambiamenti nei luoghi, nelle persone e negli oggetti.

Il dokkaebi non ha un luogo prediletto in cui vivere. Spesso lo si può trovare sia nei racconti ambientati nelle campagne, sia in quelli in montagna, nelle valli, nei templi o nelle abitazioni. Preferiscono i luoghi bui, solitari e compaiono soprattutto di notte e nelle giornate di pioggia. Nei racconti popolari, l’arrivo della luce dell’alba e il cantare del gallo sono i momenti in cui i goblin scompaiono.

Caratterialmente i goblin sono scontrosi, amanti delle lotte e opportunisti, perché approfittano dell’ignoranza delle persone per ingannarle. Anche se non hanno distinzione di sesso, grazie ai loro poteri i goblin sono in grado di assumere sembianze femminili. Eppure i dokkaebi tengono molto al rispetto delle promesse. Amano cantare, ballare e suonare.

Il Goblin impersonato da Gong Yoo nel drama Guardian: The Lonely and Great God

Il dokkaebi è ancora vivo nella coscienza dei coreani. La creazione dei goblin nella loro mitologia ci permette di comprendere meglio l’idea che questo popolo ha delle creature sovrannaturali. I goblin non devono essere considerati dannosi per gli esseri umani, nonostante il loro comportamento. I dokkaebi non vogliono creare problemi agli uomini. Per tale motivo spesso i coreani si rivolgono ai goblin per avere una sorte fortunata. Ad esempio, per avere una pesca fruttuosa, le comunità di pescatori venerano, attraverso rituali, i goblin dell’acqua. Tuttavia può accadere che ai dokkaebi venga addossata la colpa di incendi e malattie. Quando ciò accade, si eseguono delle cerimonie per scacciarli dai villaggi.

Certo il goblin della tradizione non sembra avere molti punti in comune con il fascinoso Kim Shin del drama. Eppure è interessante notare che il personaggio impersonato da Gong Yoo ha alcune caratteristiche che ricordano il goblin che gli antenati coreani adoravano e amavano. Il goblin della sceneggiatrice Kim Eun-sook, infatti, ama il grano saraceno, rende ricche le persone che lo circondano, è spaventato dal sangue e talvolta è impulsivo. Tutti aspetti che richiamano il dio “Goblin”,  che appare nelle credenze popolari . Anche il fuoco blu che circonda la spada che gli trafigge il torace richiama le fiamme blu che seguono il goblin del folclore coreano.

Fonti: (1), (2)

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PARK CHANYEOL (박찬열)

Rapper, cantante, compositore, attore e modello, il talento di un artista completo

di Angie

Cognome: Park

Nome: Chan-Yeol

Professione:  Rapper, cantante, compositore, attore e modello

Gruppi: EXO, EXO-SC

Stage name: CHANYEOL (찬열)

Luogo di nascita:  Seoul – Sud Corea

Data di nascita: 27 novembre 1992

Segno zodiacale: Sagittario

Segno oroscopo cinese: Scimmia

Altezza: 1,85

CHANYEOL SOCIAL

Park Chanyeol, meglio conosciuto come Chanyeol, è un idol, rapper, cantante, compositore, modello e attore sudcoreano. Nasce il 27 novembre 1992 a Seoul (서울시). Ha una sorella, Park Yoo-ra, che per anni è stata conduttrice del telegiornale presso la YTN e la MBC.

Ha frequentato la Hyundai High School di Apgujeong-dong (압구정동) a Seoul. A sedici anni è stato ammesso in un istituto di recitazione privato, dove ha conosciuto P.O. dei Block B.

Chanyeol ha seguito i corsi online del Dipartimento di Cultura e Arte dell’Amministrazione Aziendale della Kyung Hee Cyber University. Attualmente studia Interior design presso la Inha University.

Ha iniziato a interessarsi alla musica dopo aver visto il film School of Rock e ha iniziato a suonare la batteria molto presto. Cita spesso come influenze musicali artisti quali Jason Mraz, Eminem e gruppi rock come Muse, Green Day.

Diventa trainee presso la SM Ent. dopo aver vinto il secondo posto nel 2008 Smart Model Contest. Prima del suo debutto con gli EXO, Chanyeol è comparso in due video musicali: HaHaHa Song dei TVXQ  e  Genie delle SNSD. Nel 2012 appare nel video musicale Twinkle delle Girls’ Generation-TTS.

A ottobre 2013, Chanyeol si unisce al cast del reality show di SBS Law of the Jungle in Micronesia. Per esso nel 2015 compone e registra la OST Last Hunter.

A maggio 2014 diventa membro regolare del cast della prima stagione del reality show televisivo della  SBS, Roommate. Lascia però a settembre a causa di conflitti di schedule.

A ottobre 2016 Chanyeol e la cantante americana Tinashe prendono parte al Far East Movement con Freal Luv, traccia del musicista elettronico Marshmello. Nel dicembre dello stesso anno, Chanyeol collabora con la cantante sudcoreana Punch per la OST originale di Guardian: The Lonely and Great God. Stay With Me raggiunge un discreto successo nella Gaon Digital Chart.

Stay with me – Ost del drama Goblin – The Lonely and Great God

Durante la sua carriera prende parte alla scrittura di numerosi testi e tracce. Nel febbraio 2017 la Korea Music Copyright Association lo riconosce come produttore musicale (precedentemente le tracce erano registrate con lo pseudonimo LOEY).

Il 25 aprile 2019 pubblica la sua prima canzone da solista SSFW, mentre il 22 luglio debutta nella subunit EXO-SC insieme al compagno Sehun con What a Life.  Il 13 luglio 2020 pubblicano il loro primo album completo, 1 Billion Views.

Oltre alla carriera musicale intraprende anche quella della recitazione. Nell’aprile del 2015, Chanyeol fa il suo debutto sul grande schermo nel film sudcoreano Salut d’Amour, con Park Geun-hyung e Youn Yuh-jung.

Successivamente recita come protagonista insieme all’attrice Moon Ga-young e gli altri membri degli Exo nel webdrama Exo Next Door.

Nel giugno 2016 Chanyeol recita a fianco di Yuan Shanshan nel film sudcoreano-cinese So I Married an Anti-fan. Insieme a Yuan registra I Hate You, colonna sonora del film.

Nel gennaio 2017 Chanyeol ottiene un ruolo di supporto nel drama della MBC, Missing 9.

Nel 2018 inizia le riprese di Memories of the Alhambra, titolo di successo della tvN in collaborazione con Netflix, dove interpreta Jung Se-joo.

Dal debutto fino a ora, ha partecipato a molti eventi di moda tra cui Christian Dior, Prada e Calvin Klein. A settembre 2017, ha partecipato alla sfilata di Tommy Hilfiger a Londra, per il quale successivamente posa per un servizio fotografico. Nel 2018 partecipa nuovamente alla sfilata di Tommy Hilfiger a Shanghai. Appare nel numero di ottobre 2018 di Vogue Korea. Chanyeol è uno dei membri ufficiali degli EXO e ricopre il ruolo di main rapper e vocalist. È un artista completo, compone, fa rap e canta. Sa parlare l’inglese e suona pianoforte, chitarra, batteria e basso. Ha formato una band durante gli anni della scuola. Definisce la sua voce Reversal Voice perché il suo viso da bambino entra incontrastato con la sua voce profonda e virile.

Ha un cane di nome Toben che però vive con i suoi genitori, poiché lui è allergico. A causa di ciò, da piccolo il suo animale da compagnia era un furetto. Chanyeol è una persona molto solare ed estroversa, ama fare volontariato perché lo rende felice.

Credit foto ©Allure

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#ALIVE (#살아있다)

Un horror zombie inaspettato. Un racconto introspettivo che mostra anche l’aspetto umano di un’apocalisse.

di Donatella Perullo

Titolo: #ALIVE (#살아있다)

Genere: Horror/zombi

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Cho Il-hyung e Matt Naylor

Paese di produzione: Corea del Sud

durata: 1 ora e 38  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Yoo Ah-in (Joon-woo)

Park Shin-hye (Kim Yoo-bin)

Supporting Cast

Lee Hyun-wook (vicino di casa)

Oh Hye-won (una poliziotta)

Jeon Bae-soo (soccorritore)

Una stanza immersa nella penombra. La luce di un giorno assolato filtra a malapena attraverso le tende. Un ragazzo dorme vestito, circondato da computer e apparecchiature elettroniche. Si è lasciato cadere sul letto a notte fonda, dopo ore trascorse dinanzi a un video. È un campione di giochi online, bravo con il joystick ma imbranato nelle attività pratiche e nella vita quotidiana. Il telefono suona e il giovane Joon-woo (Yoo Ah-in) si sveglia a stento. Sussulta nel rendersi conto che sono le dieci. Il suo primo pensiero è chiamare a gran voce la mamma, ma nessuno gli risponde. È solo. Circondato dal silenzio, si alza, si lava, cerca qualcosa da mangiare, beve, poi sul tavolo del soggiorno trova un messaggio di sua madre. “Avevamo fretta, quindi non c’è niente da mangiare” recita il biglietto “Compra qualcosa a tua sorella. Scusa, figliolo, ci vediamo dopo! Ti voglio bene, mamma.

Joon-woo sorride, ma ignora le parole della madre e riprende la partita online lasciata in sospeso la notte precedente. I compagni di gioco iniziano a interagire, finché uno di loro grida di correre a vedere la televisione perché sta succedendo qualcosa di strano.  Joon-woo va in salotto e mentre ascolta le notizie, dalla strada lo raggiungono grida e un angosciante frastuono. Si affaccia e dinanzi a lui si apre uno scenario apocalittico. Cosa sta accadendo? Perché c’è chi fugge e chi assale gli altri, tentando di morderli? Stordito e sorpreso, il ragazzo apre timidamente la porta di casa. Stravolto, un vicino (Lee Hyun-wook) ne approfitta per catapultarsi nell’appartamento e barricarsi con lui. Il ragazzo cerca di mandarlo via, ma quello lo scongiura di lasciarlo restare al sicuro. Joon-woo rifiuta, ma gli accorda il favore di fargli usare il bagno prima di andarsene. Grave errore.

Poco dopo, infatti, l’uomo ha una crisi, si muta in un famelico zombi e lo assale. Il giovane riesce a stento a liberarsene e poco dopo riceve un messaggio vocale da suo padre che gli dice disperato: “Devi sopravvivere!”. È proprio questa preghiera a divenire il fulcro dell’intero film.

 #ALIVE catapulta velocemente gli spettatori nell’epidemia zombi, senza dar tempo di porsi domande su cosa l’abbia originata. L’attenzione di chi guarda è rapita da altro e anche se non mancano i momenti adrenalinici, molto è affidato all’aspetto introspettivo della storia. Un racconto incredibilmente efficace che narra la lotta per la sopravvivenza di un ragazzo campione nei combattimenti virtuali, ma impreparato alla dura realtà tanto da apparire goffo. Novello Robinson Crusoe, Joon-woo è segregato nell’appartamento di un condominio alveare che diviene un’isola deserta, perduta in un mare di orrore e morte.

Il Trailer di #ALIVE

Il soggiorno, affacciato su un cortile che diviene il centro del mondo, appare come un palcoscenico. Un proscenio dal quale Yoo Ah-in mostra tutti i sentimenti che stravolgono il suo personaggio. Confinato tra quattro mura, senza più cibo, privo di qualsiasi possibilità di contattare il mondo esterno, ben presto il ragazzo inizia a essere terrorizzato dalla solitudine e dall’orribile destino che gli sembra sempre più ineluttabile. Così Joo-woo passa dalla voglia di lottare, alla disperazione, dalla rabbia incontenibile alla paura, dalla  imbambolata sorpresa all’audace reazione, dalla resa alla determinazione. Quando per lui la capitolazione appare la sola via d’uscita, ecco che entra in scena Kim Yoo-bin (Park Shin-hye). La misteriosa dirimpettaia determinata e armata di ascia, restituisce al ragazzo la forza di non arrendersi.

Di lei non sappiamo nulla se non che è stata un’alpinista, ma leggiamo la forza nel suo sguardo e l’algida determinazione. Rappresenta la speranza e la forza d’animo, questo personaggio. La luce che guida Joon-woo attraverso i meandri dell’inferno, verso la luce.

Pur non conoscendosi, i due giovani si scambieranno da subito gesti di umanità e altruismo. Generosità istintiva che rappresenta un faro nella tempesta della disperazione. I due si sosterranno a vicenda e condivideranno la lotta contro gli zombi bramosi della loro carne.

Privo quasi totalmente di cliché e forte di effetti speciali degni delle migliori pellicole di genere, Alive è un film che consiglio di non perdere. Valore aggiunto è senza dubbio la presenza di Yoo Ah-nin. Attore che ha già dimostrato grande talento nel film Burning–l’amore brucia e in drama imperdibili come Chicago Typewriter e Secret Love Affair.

Leggi anche: Chicago Typewriter

Non meno incisiva l’interpretazione di un’inedita Park Shin-hye. Molto amata da alcuni e detestata da altri, l’attrice è convincente e ben immedesimata nel ruolo della determinata survivor. Ammetto di averla apprezzata anche in The Heirs, accanto a Lee Min-ho, nonostante la sua recitazione fosse ancora immatura. Confesso di averla apprezzata di più in Memories Of The Alhambra, al fianco di Hiun Bin. Qualsiasi sia il parere che avete su di lei, in #Alive la troverete del tutto diversa dai ruoli precedenti e ben immedesimata nella parte.

La sceneggiatura di #Alive è la rivisitazione di quella di “Alone”, pellicola made in U.S.A. del 2019 dello sceneggiatore hollywoodiano Matt Naylor, film del quale potete vedere il trailer QUI. L’autore l’ha riadattata insieme al regista sudcoreano Cho Il-hyung che ha poi anche diretto #Alive. 

Se siete curiosi potete vedere qui di seguito il backstage di #ALIVE.

La mia valutazione
8.7/10
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My Holo Love – 나 홀로 그대

Una donna sola, un uomo imperfetto e un’intelligenza artificiale empatica e sensibile, danno vita a una storia d’amore ricca di emozioni, diversa e toccante.

di Donatella Perullo

Titolo: My Holo Love – 나 홀로 그대 (Na Hollo Geudae)

Genere: Sci-Fi /Romance

Sceneggiatura: Ryu Yong-jae

Regia: Lee Sang-yeop

Paese di Produzione: Corea del sud

Anno di messa in onda: 2020

Numero episodi: 12 – durata per episodio: 50 minuti circa.

Dove vederlo: Netflix

Main Cast:

Yoo Hyun-min (Nan-do/ Holo)

Go Sung-hee (Han So-yeon)

Choi Yeo-jin (Go Yoo-jin)

Hwuang Chan-sung (Baek Chan-sung)

Go Yoo-jin (Choi Yeo-jin) è l’amministratrice delegata di un’azienda tecnologia all’avanguardia. Ha appena presentato un nuovo prodotto, un paio di occhiali che permettono di interfacciare con Holo, un ologramma dall’aspetto di un uomo. Holo sembra destinato a diventare indispensabile per gli utenti, poiché è in grado di risolvere qualsiasi problema, anche quelli interiori. Al ritorno dalla conferenza, Yoo-jin è inseguita dagli scagnozzi di una ditta avversaria che tentano di rubare il prototipo. Il creatore di Holo è Nan-do (Yoo Hyun-min), un giovane scienziato dal passato misterioso che vive rintanato nel suo laboratorio. Egli ha dato a Holo le sue sembianze e tiene all’invenzione quasi come a un virtuale gemello. Così, per salvarlo, ordina a Yoo-jin di dare gli occhiali a un passante e di far scegliere da Holo a chi essere affidato.

Tra la folla l’ologramma sceglie Han So-yeon (Go Sung-hee), e chiede a Yoo-jin di nascondere gli occhiali nella borsa dell’inconsapevole ragazza.

Han So-yeon è una giovane affetta da prosopagnosia e per questo è molto chiusa in se stessa. (NdA: la prosopagnosia è una patologia colpisce il 2% della popolazione. È detta anche cecità facciale poiché provoca l’incapacità di riconoscere le facce delle persone). La ragazza vive una vita piuttosto solitaria e per lei sono problematiche anche le interazioni con i colleghi. Per questo è considerata superba ed è spesso emarginata. Quando indossa per la prima volta gli occhiali e con sua grande sorpresa si trova dinanzi a Holo, di primo acchito lo crede un fantasma. Non impiega molto, però, a capirne l’immenso valore e, bisognosa di attenzioni e amicizia, si affeziona molto in fretta a Holo.

“Sono fatta così. Da fuori sembro normale, ma in realtà sono piena di difetti. Non merito di amare né di essere amata.” (Han So-yeon)

L’ologramma ha maniere gentili, un modo delicato di esserle vicino e inizia a sostenerla e aiutarla anche nelle piccole cose della vita quotidiana.

Grazie ai suggerimenti di Holo, presto Seo-yeon riesce anche a eludere il suo handicap, a integrarsi con i colleghi e a sentirsi meno sola.  Durante la convivenza, tra Holo e Seo-yeun nasce un rapporto speciale, di affinità di animi. Un sentimento che andrà oltre la semplice amicizia e che rivelerà aspetti dell’intelligenza artificiale che sorprenderanno persino Nan-do.

Chi aveva tentato di rubare Holo, torna però all’attacco. Nan-do sarà così costretto a uscire dall’ombra per proteggere la sua creatura e anche Seo-yeon, che ha imparato a conoscere attraverso gli occhi di Holo. Nan-do che per traumi passati si è chiuso al mondo e rifiuta i sentimenti, scopre, infatti, di sentirsi attratto da lei. Soprattutto, però, inizia a scoprire se stesso.

Riuscirà l’imperfetto Nan-do a competere per l’amore di Seo-yeon con l’animo artificiale eppure sensibile di Holo? Tra misteri del passato, colpi di scena e inseguimenti mozzafiato, My Holo love si candida per essere, nella mia classifica personale, uno dei drama più accattivanti della prima parte del 2020.

My Holo Love è leggero, divertente, emozionante e parte da un’idea diversa dal solito. Allo stesso tempo, però, mantiene una delle caratteristiche peculiari dei drama Coreani, fornendo diversi spunti di pensiero.

Quanto siamo soli a questo mondo? Quanto bisogno abbiamo di contatto umano e quanto la tecnologia può sopperire a queste nostre mancanze?  Inoltre: Usiamo in modo cosciente i mezzi a nostra disposizione? Siamo certi di essere noi ad avere il controllo e non, invece, di essere sorvegliati in ogni momento della nostra vita?

“Sono contento che tu sia fatta così perché sono come te. […]Sono sempre stato solo e non ho mai amato nessuno.[…] Tu forse odi i tuoi difetti, ma per me sono le cose che ti rendono speciale. È perché siamo imperfetti che ci siamo incontrati. ” (Nan-do)

Per quanto mi riguarda, queste domande me le sono poste tutte, ma riflessioni a parte, durante la visione mi sono divertita.

Ammetto, inoltre, di essere caduta nella trappola sentimentale di Holo. Non dimenticherò con facilità questa AI dall’animo generoso e gentile che in più di un’occasione si mostra più comprensiva degli umani. Riconosco anche, però, di essermi innamorata della fragilità di Nan-do e del suo lottare per mostrarsi inespugnabile alle sofferenze e ai sentimenti. Così come mi sono intenerita per la fragilità e il desiderio d’amore di So-yeon e, allo stesso tempo, compiaciuta per il suo coraggio.

Sta di fatto che, appena finita la visione, il mio primo pensiero è stato quello di desiderare di poter avere un Holo tutto per me. Ammetto che se esistesse un’innovazione così, sarei la prima cliente della GioLab. Insomma, non mi sorprende che su google My Holo Love abbia una valutazione del 98% di like.

Questo è di certo merito anche della splendida interpretazione del fascinoso Yoo Hyun-min, perfetto nei due ruoli così diversi tra loro e della bella e brava Go Sung-hee. Inizierò a seguire con attenzione entrambi e cercherò altri loro drama.

Un’ultima nota: nonostante le due storie siano completamente diverse, per alcuni aspetti e qualche scena, My Holo Love mi ha ricordato Healer. Quello è un altro drama che ho amato moltissimo e ritrovare sprazzi di emozioni simili, ha sicuramente contribuito a farmi amare My Holo Love.

Le Ost sono come sempre ottime e mantengono il ritmo della storia. Tra tutte la mia preferita è Love again – (Feat KLAZY) cantata da Ji Pyeong Kwon. È finita subito in playlist perché possa riportarmi ogni volta che ne avrò voglia, nelle atmosfere di My Holo Love.

La mia valutazione
9.5/10
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Are you in love?-사랑하고 있습니까?

Un uomo bisbetico, una ragazza desiderosa d’amore e un libro magico creano l’alchimia giusta per un romance leggero.

di Donatella Perullo

Titolo: Are you in Love? –  사랑하고 있습니까?

Genere: Romance/Fantasy

Regia: Kim Jung-know

Sceneggiatura: Kim Jung-know

Paese di produzione: Corea del Sud

Durata: 107 minuti

Data di rilascio: 25 marzo 2020-05-29

Dove vederlo: Viki

Main Cast:

Kim So-eun (So-jeong)

Sung Hoon (Seung-jae)

Kim Sun-woong (Byeong-oh)

Kim So-hye (An-na)

Lee Pan-do (Gi-hyeok)

Pyun Bo-seung (Il vicino di casa)

La giovane So-jeong (Kim So-eun) ha una vita piuttosto complicata, ma cerca di affrontarla con dignità. Vive con sua madre che è malata di Alzheimer e durante il giorno, per lavorare, la affida alle cure di un’amorevole badante. La ragazza è una pasticciera e lavora presso la caffetteria di Seung-jae (Sung Hoon) dove cerca di impegnarsi al massimo. Nonostante ciò, a causa delle preoccupazioni e dello stress, i suoi risultati non sono sempre dei migliori. Seung-jae è molto esigente con lei e non proprio gentile.  Questo deprime non poco So-jeong che ha in segreto un debole per il suo datore di lavoro. Una sera nella quale la giovane è sola, nel locale entra una donna misteriosa. È anziana, vestita in modo eccentrico e ha un cappello che le copre il volto.

So-jeong ne è intimorita, ma fuori piove a dirotto e quando l’altra le chiede di restare nel locale per ripararsi, lei acconsente. Per ricambiare la sua gentilezza, l’anziana le dona un libro intitolato “Sei innamorata?” e le dice che potrà ottenere da esso qualsiasi risposta riguardo alla propria vita amorosa. La prima cosa che la ragazza chiede al libro è se troverà mai l’amore. La risposta che riceve è che presto avrà molti pretendenti. So-jeong non prende sul serio la cosa, ma il mattino seguente, quando esce per andare al lavoro, riceve attenzioni da più di uno sconosciuto.

Da questo momento la vita di So-jeong inizia a cambiare e anche l’atteggiamento del bel Seung-jae nei suoi confronti, non sarà lo stesso di prima. Quanto, le profezie del libro aiuteranno la ragazza? La sua vita sarà più semplice? Riuscirà a conquistare il cuore del suo capo?

“Un giorno mi sono ritrovato ad amare lei. Non posso farci nulla.” (Seung-jae)

Are you in Love? il cui titolo in rete è “Are we in love?”, è leggero, adatto per intervallare la visione tra due drama, soprattutto se impegnativi. La trama non è originalissima e ha più di una falla, ma se non si hanno grosse aspettative, nel complesso il film si lascia guardare.

Confesso che nel momento in cui So-jeong inizia a essere corteggiata da sconosciuti, per strada e sul posto di lavoro, ho provato un po’ di fastidio, come se quelle attenzioni fossero molestie, più che corteggiamento e forse è proprio così. Gli improvvisi pretendenti di So-jeong sono importuni e poco affascinanti e il loro comportamento trasmette allo spettatore il disagio provato dalla protagonista. Fatto sta che quel segmento del film sembra quasi voler spiegare agli uomini come non comportarsi con una donna, soprattutto se sconosciuta.

Per quanto riguarda i due protagonisti… avevo visto Kim So-eun in Boys over the flover e mi era piaciuta, qui invece non mi ha convinta. Anche Sung-hoon, la cui interpretazione avevo apprezzato in Oh my Venus e un po’ meno in My secret romance, qui non mi ha persuasa. Da un certo punto in poi, però, ho trovato il suo personaggio più convincente di quello di So-jeong. Forse la colpa è della scarsa chimica tra i due, ma anche della trama che sotto più di un aspetto è piuttosto carente.

In questo contesto, incredibile ma vero, neanche il fulcro della storia, il libro magico, riesce a trovare la giusta contestualizzazione e l’ipotesi sulla sua origine e sulla sua uscita di scena, resta affidata alla libera interpretazione dello spettatore. Io ho tratto le mie conclusioni che per ovvie ragioni non posso riferirvi, ma è probabile che ognuno avrà la propria teoria alla fine del film.

Are you in Love? è, insomma, un film poco impegnativo,  dal quale non aspettarsi che un po’ di distrazione e al quale approcciare senza troppe pretese.

La mia valutazione
5/10
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Chicago Typewriter

Una vera e propria miniera di emozioni, un’accuratezza nei particolari che incanta, incatena il cuore dello spettatore ai protagonisti e lo fa tremare con e per loro.

La locandina di Chicago Typewriter

di Donatella Perullo

Titolo: Chicago typewriter

Genere: storico /fantasy /romance

Sceneggiatura: Jin Soo-wan

Regia: Kim Cheol-kyu

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 16 – durata per episodio: 60 minuti circa.

 Anno di messa in onda: 2017

Dove vederlo: in streaming sull’App Viki

Main Cast:

Yoo Ah-in (Han Se-ju/Seo Hwi-young)

Im Soo-jung(Jeon Seol/Ryu Soo-hyun)

Go Kyung-pyo(Yoo Jin-oh/Shin Yool)       

Kwak Si-yang(Baek Tae-min/Heo Young-min)

Jo Woo-jin(Gal Ji-suk- Editore di Se-ju)

Yang Jin-sung (Ma Bang-jin- Migliore amica di Seol)

Jeon Soo-kyung (la sensitiva madre di Ma Bang-jin)

Han Seo-ju (Jo Ah-in) è un grande scrittore, riconosciuto come lo Stephen King coreano. È ricco, ha migliaia di fan, ma è infelice e questo lo porta ad avere un pessimo carattere. La chiusura nei confronti del prossimo è causata dall’aver vissuto un’adolescenza difficile e dall’aver subito molteplici delusioni. Rimasto orfano da adolescente, Seo-ju è stato adottato dal suo mentore e mecenate Baek Do-ha un famoso scrittore. L’uomo è il suo padre biologico, anche se questo non è mai dichiarato apertamente durante la storia. Nonostante l’adozione però, Seo-ju ha vissuto una vita difficile perché non accettato e contrastato dalla matrigna e dal fratellastro. Ormai adulto, grazie alla sua scrittura è divenuto ricco, tanto da vivere in una villa meravigliosa, tappezzata di libri in ogni dove.

Una casa che sarebbe il sogno di ogni topo di biblioteca (devo confessarlo, penso che neanche se Seo-ju avesse vissuto i suoi trent’anni senza fare altro, sarebbe riuscito a leggere tutti i volumi presenti nella casa).

Jeon Seol (Im Soo-jung) è la prima fan di Seo-ju (e da accanita lettrice ha anche lei una stanza dalle pareti ricoperte di libri). Ha un passato familiare doloroso e ora vive con la sua migliore amica e la madre di lei che è una sensitiva. È una ragazza molto intelligente, è laureata in veterinaria ed è ex campionessa di tiro al bersaglio. Seol ha però qualcosa che la blocca e che l’ha costretta a rinunciare sia alla professione di medico sia alla carriera agonistica cui era destinata. Ha conosciuto Seo-ju dieci anni prima quando, ancora sconosciuto, lui si rifugiava in un Subway per scrivere a mano i suoi primi romanzi.

“Se dovessimo rinascere in una Joseon liberata, in quella vita vorrei che tu pensassi a me come a una donna. Promettimi che farai per me tutto ciò che non hai potuto fare in questa vita.” (Ryu Soo-hyun)

Già allora la ragazza ne aveva intuito il genio letterario e tifando per il suo successo, ne aveva seguito la carriera, nella speranza di poterlo rincontrare.

Recatosi in America per la presentazione del suo ultimo romanzo, Seo-ju resta affascinato da un raro esemplare di macchina da scrivere coreana. Gli sembra quasi che l’oggetto tenti di comunicare con lui e chiede al proprietario di vendergliela, ma quello rifiuta. Durante la notte però, fenomeni soprannaturali terrorizzano il padrone della macchina da scrivere che decide così di spedirla in Corea allo scrittore che l’aveva chiesta.

Ad accogliere all’aeroporto il plico c’è Seol la quale si arrabatta con piccoli lavoretti ed è incaricata di consegnare il pacco al destinatario. Felice di avere l’occasione inaspettata di incontrare il proprio idolo, la ragazza si reca alla villa, sperando di riuscire a ottenere almeno un autografo.

Resta però delusa nel ritrovarsi dinanzi un uomo scorbutico e screanzato che non le dà modo neanche di presentarsi. Dal loro incontro, però iniziano ad accadere una serie di eventi che li inducono a rivedersi.  Fin quando la ragazza trova il suo idolo ostaggio di uno squilibrato e non esita a impugnare una pistola per salvarlo.

È così che la vita di Seo-ju cambia in peggio. Il trauma per essere stato assalito e quasi ucciso nella propria casa, gli provoca un terribile blocco dello scrittore e anche probabili allucinazioni. L’uomo vede infatti un giovane uomo degli anni trenta seduto alla sua scrivania mentre utilizza la macchina da scrivere. Si arriva così al cuore della storia.

Pian piano Seo-ju capirà che Yoo Jin-oh (Go Kyung-pyo) non è un’allucinazione, ma un fantasma del passato. Uno spirito che è rimasto imprigionato nella macchina da scrivere e che è legato alla vita precedente di Seo-ju e di Seol.

Da questo momento in poi la narrazione di Chicago Typewriter inizia a svilupparsi su doppio binario. Il primo è quello attuale, nel quale i tre protagonisti cercano di ricostruire le loro vite passate. Il secondo si sviluppa invece negli anni trenta, in una Corea invasa dai giapponesi. Lì Seo Hwi-young (Seo-ju) e Yoo Jin-oh capeggiano i rivoluzionari per la liberazione della Corea e Ryu Soo-hyun (Jeon Seol) è una cecchina del movimento.

Con l’aiuto dell’amico fantasma, I Seo-ju e Seol ricostruiranno i ricordi della dolorosa vita precedente per superare i traumi da essa scaturiti. Soprattutto però, dovranno lottare per vivere finalmente il loro sofferto amore. È difficile dire altro senza spoilerare nulla, così mi fermo per non rivelare fatti che devono essere scoperti pian piano.

 L’attesa del sapere è, infatti, uno dei punti di forza in questo bellissimo Drama.

Qualcuno ha paragonato Chicago Typewriter a Goblin, io non ci vedo alcuna similitudine se non la profonda poesia con cui sono trattati certi argomenti. Forse la convivenza forzata dello scrittore e del fantasma ricorda un po’ quella dell’insuperabile duo Gong/Wook. A parte questo però, il tema trattato e i messaggi trasmessi dai due drama sono del tutto diversi. Forse ciò che li accomuna, è che entrambi vanno assolutamente visti. Come Goblin, infatti, Chicago Typewriter per me è un drama imperdibile, è una storia coinvolgente, affascinante e importante.  È un racconto che non si limita a emozionarci, ma ci regala una vera e propria lezione di storia.

“Forse penso di averti amata nella mia vita precedente,ma nonostante ciò penso di aver chiuso il mio cuore. Ora che posso incontrarti nel nostro Paese Liberato e amarti quanto voglio, penso che lo starmi accanto non è il prezzo che devi pagare per un tuo peccato, ma un’assoluzione.” (Han Se-ju)

C’è un altro motivo per il quale ho amato Chicago Typewriter, l’importanza che dà alla letteratura. Le puntate sono infarcite di richiami letterari e citazioni visive come quello a Misery di Stephen King, quando Seol salva Se-ju dopo un incidente automobilistico. Molte di più sono, però, le citazioni verbali. Così nel primo episodio riconosciamo, tra gli altri King, “Le muse sono fantasmi e, a volte, non sono invitate”; nel secondo Hemingway “Non c’è niente da scrivere. Tutto ciò che fai, è sederti a una macchina da scrivere e sanguinare”; nel terzo Andrè Gide “Ho appena preso un libro dallo scaffale e l’ho letto. E l’ho rimesso sullo scaffale. Non sono già la persona che ero”; nel quarto Chateaubriand “Uno scrittore originale non è chi imita nessuno, ma uno che nessuno può imitare”. Potrei andare avanti per pagine intere, ma sono sicura che alla fine non le avrei colte tutte.

Chicago Typewriter insomma è una vera e propria miniera di cultura oltre che di emozioni e ha un’accuratezza nei particolari che incanta. Se i primi tre episodi possono sembrare sopra le righe, la trama è un crescendo. Mentre i fili tra passato e presente si districano, il cuore dello spettatore resta incatenato ai protagonisti e trema con e per loro.

Due righe sono doverose anche per l’interpretazione che ci regalano i tre protagonisti. Bravissimo e camaleontico è Jo Ah-in nell’interpretare Seo-ju e poi il ribelle anni trenta. Eccellente è stata Im Soo-jung nei panni della cecchina spietata così come in quelli della giovane moderna e tormentata. Confesso che il mio preferito è stato Go Kyung-pyo, il fantasma Yoo Jin-oh. Con la sua interpretazione è riuscito, infatti, ad alleggerire, nelle scene del presente, una trama impegnativa e drammatica, per poi straziarmi in quelle della vita passata.         

La colonna sonora non è da meno, provate ad ascoltare Satellite love cantata da Saltnpaper e poi mi direte, questa canzone basterà a farvi innamorare.

Una notizia che ho appreso dopo aver terminato la visione di Chicago Typewriter e che mi ha fatto stare malissimo è stata quella della malattia di Yoo Ah-in. Sapere che poco prima di girare questo drama abbia scoperto di avere un tumore osseo, anche se benigno, mi ha molto turbata. La sua agenzia ha rassicurato i fan dicendo che Ah-in sta bene e che condurrà una vita normale. Nonostante ciò, per me venire a conoscenza di una cosa così brutta è stata una doccia fredda.

La mia valutazione
9.5/10
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Goblin – The Lonely and Great God 쓸쓸하고 찬란하神 – 도깨비

Una storia mai scontata, profonda e intensa, che di diritto è tra i classici che vanno assolutamente visti.

di Donatella Perullo

Genere: Fantasy/ Dramma/romance

Sceneggiatura: Kim Eun-Sook

Regia: Lee Eung-bok; Kwon Hyuk-chan; Yoon Jong-ho

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero di episodi: 16  di  60 minuti

Anno di prima messa in onda: 2017

Dove vederlo: In streaming sull’App  Viki standard

Main Cast:

Kim Shin (Gong Yoo)

Ji Eun-tak (Kim Go-eun)

Cupo Mietitore (Lee Dong Wook)

Kim Sun Sunny (Yoo In-na)

Yoo Deok-hwa (Yook Sung-jae)

La scena si apre con una sanguinosa battaglia. Un combattimento epico, di grande impatto, che ci fa subito comprendere la potenza del personaggio rappresentato da Kim Shin (Gong Yoo).

Durante la Dinastia Goryeo, che dominò la Corea dal 918 al 1392, il generale Kim Shin è cognato e fedele guerriero del re. L’uomo non può immaginare che il primo consigliere ha sobillato il giovane sovrano al punto da convincerlo della sua infedeltà. Così, al ritorno vittorioso da una battaglia, si reca ignaro al cospetto del re e anziché essere accolto come un eroe, è trattato da traditore. Straziato, egli è costretto ad assistere all’uccisione della cara sorella e di altri familiari prima di essere a sua volta assassinato dal suo più fedele attendente, costretto a trapassargli il petto con la sua stessa spada.

In punto di morte Kim Shin implora Dio perché gli conceda di vivere e vendicarsi, ma la sua preghiera non è accolta come vorrebbe dall’altissimo. Questi lo trasforma, infatti, in un Goblin (도깨비dokkaebi), un immortale dalle abilità eccezionali che può interagire con gli esseri umani, aiutandoli. L’unica condizione perché Kim Shin possa un giorno porre fine alla sua esistenza di solitudine, sarà trovare la sua Sposa.  L’unica persona che sarà in grado di estrarre la spada dal suo petto e liberarne finalmente l’anima, consentendogli di trovare la pace.

Il cuore della storia ha inizio ai giorni nostri. Ritroviamo Kim Shin accudito dal discendente del servitore che lo seguiva nel primo millennio. È un uomo dall’aspetto di un trentottenne, ma con un bagaglio infinito di sofferenze che lo spingono a desiderare di incontrare finalmente la donna in grado di liberarlo dalla maledizione e da quell’eterna solitudine dell’anima.

In una piovosa mattina d’autunno egli incrocia casualmente la liceale Ji Eun-tak (Kim Go-Eun). I due sembrano notarsi appena eppure in quel momento tra loro scatta una connessione soprannaturale. Poco dopo, infatti, il Goblin scopre che la ragazza ha anche l’innata capacità di evocarlo, spegnendo una fiammella. Orfana e nata grazie a un miracolo, Eun Tak è in grado di vedere i fantasmi e comunicare con loro. Per questo, quando Kim Shin le appare per la prima volta, non resta sorpresa e si convince che sia uno spirito. Capirà presto, però, che le sta accadendo qualcosa di straordinario e resterà affascinata dal misterioso uomo che tenta in ogni modo di mantenere le distanze. Nonostante la lunga esistenza, infatti, Kim Shin conserva un animo puro e inesperto di alcuni aspetti del vivere umano. Non è mai stato innamorato ed è guardingo verso quella ragazzina che con ingenuità stravolge ogni suo equilibrio.

“Incontrarti nella mia vita è stata una ricompensa. Verrò come la pioggia. Verrò come la prima neve. Per poter fare almeno questo, implorerò Dio” (Kim Shin)

Ben presto una serie di vicissitudini porterà il Goblin a dividere la propria casa con lei, ma soprattutto con un Cupo Mietitore (Lee Dong Wook). Il Mietitore è una sorta di angelo della morte che guida le anime alla loro reincarnazione o alla vita dopo la morte. Egli come tutti i mietitori compie questo lavoro come punizione per aver commesso in vita il più grande dei peccati. Colpa della quale non ha memoria. Durante questa convivenza forzata, tra i tre nascerà un’amicizia molto forte ed Eun Tak capirà di essere la Sposa del Goblin. Si offrirà perciò di estrarre dal petto del dio, la spada che ne imprigiona l’anima. Dall’incontro con questa deliziosa fanciulla, però, in Kim Shin nasce per la prima volta il desiderio di vivere per godere, finalmente, del suo primo e unico amore. Sarà questa nuova presa di coscienza e la folle speranza di poter restare al fianco della ragazza a spingere il millenario Goblin a procrastinare il momento in cui la spada verrà estratta.

Gli ostacoli che si frapporranno tra loro e la sperata felicità saranno però innumerevoli. In più, ben presto, anche il tetro passato del nobile generale tornerà a rabbuiare il futuro auspicato. Tra colpi di scena, momenti di alta poesia e attimi che suscitano introspezione e riflessione, lo spettatore si ritroverà dinanzi a ragionare sulla complessità della vita e della morte. Questo Drama si rivela essere, insomma, una pietra miliare del genere. La storia narrata da Kim Eun-sook ci conduce per mano in un mondo sospeso tra realtà e soprannaturale. Attraverso dialoghi poetici e curati ci permette di affrontare temi importanti e mistici, in un caleidoscopio di emozioni, tra dramma e commedia. Uno dei punti di forza di questa storia è, infatti, il giusto equilibrio con il quale è narrata.

Non ci sono momenti di stanca e ci si ritroverà a ridere di cuore, con le lacrime che ci bagnano ancora il viso per la scena precedente. Il rapporto tra il Goblin e il Cupo Mietitore ne è l’esempio più lampante. Gong Yoo e Lee Dong Wook danno vita a una bromance eccezionale. I loro dialoghi sono vere e proprie gag teatrali che fanno di loro una delle migliori coppie sceniche mai viste finora in fatto di drama.

In conclusione Goblin è una storia mai scontata, profonda, intensa che annovero per quanto mi riguarda tra i classici intoccabili che vanno assolutamente visti.

Magistralmente interpretato dai protagonisti, è sostenuto anche da un supporting cast di alto livello.

“Conserva solo i ricordi brillanti e felici e dimentica tutti i momenti tristi e difficili della tua vita passata e di quella presente… e dimenticati di me.” (Cupo mietitore)

Non possiamo che essere grati alla sceneggiatrice che ha atteso ben cinque anni pur di ottenere la disponibilità del grande Gong Yoo di impersonare Kim Shin. Ha avuto ragione, lui era il solo Goblin possibile, l’unico in grado di elevarlo al livello che meritava. A tal proposito vi suggerisco, a fine visione, di vedere la puntata speciale in cui potrete apprezzare diversi retroscena e i dialoghi tra la scrittrice e Gong Yoo.

La storia raccontata da Kim Eun Sook ci accarezza con il miracolo della neve in primavera, con lo sbocciare dei fiori di ciliegio e con l’amore che scalda il cuore. Un racconto delicato che fa nascere nello spettatore il desiderio irrefrenabile di magia, mettendone a nudo l’anima.

Questa serie coreana ha avuto un successo internazionale straordinario del tutto meritato. L’episodio finale ha registrato un’audience tale da divenire il secondo più visto nella storia della televisione via cavo coreana.

Se prendi al volo una foglia d’acero che cade dal ramo, ti innamorerai della persona con cui stai camminando… è come la tradizione per la quale sposerai il tuo primo amore se afferri un fiore di ciliegio. (Eun Tak)

Le OST meravigliose e indimenticabili sono racchiuse in due album e sono state premiate con ben otto riconoscimenti. Non è facile per me scegliere quale proporvi, ma tra le più belle ci sono Stay With me, interpretata da Chanyeol degli EXO e Punch, Round and round cantata da Heize, Beautiful da Crush e I miss you da Soyou.

Goblin ha fatto meritata incetta di premi, vincendone ben ventisei di cui cinque riservati a Gong Yoo per la sua magnifica interpretazione. Migliori attori sono stati nominati anche Kim Go-eun, Lee Dong Wook, Yoo In-na e Jook Sung-jae. Il premio come miglior sceneggiatura a Kim Eun Sook era d’obbligo.

Una curiosità: il libro di poesie che Kim Shin recita durante una delle scene più emotivamente rilevanti del drama (e che potrete leggere qui), esiste davvero. La raccolta di poesie è The Physics of Love di Kim In-yooh e con l’uscita del drama ha ottenuto una rinnovata attenzione da parte del pubblico e un picco delle vendite.

La mia valutazione
10/10
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Hotel del Luna (호텔 델루나)

L’Hotel Del Luna è un luogo speciale, riservato ad accogliere le anime che hanno lasciato qualcosa d’irrisolto nella vita e non riescono a passare oltre.

di Maria de riggi

Genere: Fantasy/Romance

Sceneggiatura: Sorelle Hong (Hong Mi-ran e Hong Jung-eun)

Regia: Oh Choong-Hwan

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero di episodi: 16 di un’ora circa

Anno di prima messa in onda: 2019

Dove vederlo: In streaming sull’app  gratuita VIKI

Main Cast:

IU (Jang Man-wol)

Yeo Jin (Goo/Koo Chan-Sung)

Jeong Dong (Hwan /Manager No)

Shin Jung(Keun/Kim Sun-Bi)

Bae Hae-Sun (Choi Seo-hee)

P.O (Ji Hyun-joong)

L’Hotel Del Luna è una magnifica costruzione millenaria non visibile agli occhi degli umani. È un luogo speciale, riservato ad accogliere le anime che hanno lasciato qualcosa d’irrisolto nella vita e non riescono a passare oltre. È Jang Man-wol (IU- Lee Ji-eun), una donna sospesa da mille anni tra la vita e la morte, a gestire l’edificio. Sarà condannata a farlo finché non troverà la redenzione e qualcuno che abbia commesso un peccato più grave del suo che prenderà il suo posto. Tutto cambia quando nell’hotel arriva Koo Chan-sung (Yeo Jin Goo), il giovanissimo manager di una multinazionale alberghiera.  Per un accordo stipulato da suo padre con Man Wol, il giovane è costretto a divenire il direttore dell’Hotel Del Luna. Come il precedente direttore, Koo Chan-sung sarà in grado non solo di vedere l’albergo, ma anche gli spiriti che lo frequentano.

Hotel Del Luna è un drama perfetto per chi ama i colori e le immagini. La storia punta a catturare lo sguardo dello spettatore, che è avvolto dalla bellezza delle scene che spesso sembrano veri e propri quadri. Il racconto si snoda tra la vita passata della protagonista e il presente, e la narrazione principale è impreziosita dalle storie delle anime ospiti dell’albergo. Le tematiche affrontate sono molto importanti come la morte e il modo in cui ognuno sceglie di affrontarla, il suicidio e il bullismo.

Anche le scene drammatiche non sono mai pesanti, perché spesso accompagnate da una delicata vena ironica. Le anime che passano in questo hotel, che rappresenta una sorta di purgatorio, sono arrabbiate e spesso covano sentimenti di vendetta nei confronti di chi in vita li ha delusi o traditi.

Le persone spesso ci deludono e quando i sentimenti sono molto forti, diventa più complicato accettare un tradimento, un inganno. Così queste anime devono riuscire, attraverso il perdono e la comprensione, a liberarsi dal rancore per poter passare oltre. Anche Man Wol deve redimersi ed è condannata a vivere sospesa nel tempo, nonostante abbia persino dimenticato quale peccato abbia commesso. Nel momento in cui riuscirà a liberarsi del sentimento di vendetta, la sua vita riprenderà a scorrere, seguendo il normale corso del tempo. La sua anima è legata all’albero intorno al quale mille anni prima si è innalzato il maestoso hotel, albero la cui fioritura determinerà il segno del cambiamento. Alla fine, ciò che può guarire le ferite è l’amore e il destino porrà sul cammino di Man Wol la persona capace di risvegliarne il calore del cuore.

“Nei ricordi su un mondo segreto che le altre persone non possono vedere, ci sei tu”

Il protagonista maschile Koo Chan-sung (Yeo Jin Gu) è perfetto nel suo ruolo. Il giovane attore riesce a conferire al personaggio quell’innocenza potente che si contrappone al peccato che accompagna invece Man Wol. Yeo Jin Gu potrebbe apparire oscurato dall’esuberanza del personaggio di IU, complesso e ricco di sfaccettature, ma al contrario emerge in tutta la sua bravura e addirittura lo esalta.

Meravigliosi sono gli abiti vintage creati dai costumisti e indossati soprattutto da IU, che cambia outfit anche una dozzina di volte in ogni episodio.

Un personaggio fondamentale è Ma go (la bravissima Seo Yi-sook), una divinità dai molti volti (12 in questo caso), che interverrà più volte nella vita dei protagonisti.

Visto il grande successo di Hotel del Luna, dopo il cameo nell’ultima puntata di Kim Soo Hyun, si è parlato anche di una probabile seconda stagione. Le sorelle Hong hanno negato questa possibilità, ma non è escluso che ci ripensino e decidano di raccontare la storia del nuovo proprietario dell’hotel. Ancora una volta le due sceneggiatrici hanno deciso di lasciare allo spettatore il compito di interpretare a proprio modo il finale. Forse perché convinte che, come nella storia dell’Universo, anche nella vita non esista un finale determinato.

Bellissime le Ost che accompagnano questa straordinaria storia, in particolare Another Day, cantata da Monday Kiz e Punch e Done for Me, interpretata da Punch. La stessa IU ha composto e interpretato il brano Our happy ending.

Curiosità

Sanchez, l’amico di Koo Chan song interpretato da Jo Hyun-chu, ogni tanto urla parole in italiano, creando siparietti divertenti.

Alcune delle scene più riuscite sono state improvvisate dagli attori stessi che si sono molto divertiti. Dietro le quinte si è respirato un bel clima, tutti gli attori erano affiatati. Tra IU e Yeo Jin Gu è nata una profonda amicizia. Hotel Del Luna è stato uno dei drama di maggior successo del 2019 per la tvN.

Alla fine delle riprese gli attori sono partiti per un viaggio-premio e hanno sfoggiato al ritorno una collanina con una medaglietta che rappresenta il simbolo del drama e cioè la luna piena.

La mia valutazione
9/10
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