Il Bossam all’epoca Joseon (보쌈 조선)

Il matrimonio con rapimento che spesso permetteva alle vedove di aggirare l’impedimento di risposarsi

Immagine di copertina  – Illustrazione di Ahyeon

di Donatella Perullo

Oggi in Corea la parola Bossam (보쌈) è per lo più riferita a un popolare piatto a base di pancetta di maiale avvolta in foglie di cavolo e cotta al vapore. Nell’epoca Joseon però il termine Bossam rappresentava una forma insolita di matrimonio che prevedeva il rapimento della donna, dopo averla coperta con un sacco. L’usanza ebbe origine dal divieto che a quei tempi impediva alle vedove di risposarsi e il matrimonio Bossam era il solo tollerato per loro.

Erano possibili due tipi di Bossam per le vedove: uno concordato con il permesso dei genitori della donna e l’altro forzato, eseguito senza nessun consenso. Per precisione bisogna però specificare che nell’epoca Joseon un matrimonio Bossam poteva coinvolgere, anche se con meno frequenza, non solo le vedove, ma anche ragazze vergini o giovani scapoli. Quando quest’ultima eventualità si verificava, a essere soggetti al Bossam erano celibi residenti nelle aree periferiche.

L’usanza del Bossam si diffuse nella società Joseon che costringeva le vedove a restare fedeli al marito defunto e impediva loro di risposarsi. La dinastia Joseon era orientata al confucianesimo e di tipo patriarcale, ciò tendeva a limitare molto la libertà delle donne. In quel periodo, ad esempio, gli uomini potevano avere più di una moglie e se restavano vedovi avevano la possibilità di risposarsi. Alle donne, invece, questa possibilità era preclusa. Anche per questo la tradizione del Bossam spesso era compiuta con il consenso dei genitori delle vedove. Preoccupati per le figlie che in alcuni casi avevano già trovato in clandestinità un nuovo innamorato, questi permettevano segretamente il Bossam. Grazie ad esso potevano evitare critiche e punizioni, facendo sembrare che dopo il rapimento la figlia non avesse scelta che risposarsi. Sebbene dunque la consuetudine del Bossam non sia stata mai ufficializzata, diventò un’usanza segreta.

Quando il Bossam era frutto di un accordo confidenziale, si teneva in un giorno prestabilito. L’uomo irrompeva in casa della vedova con altri complici, in genere da tre a cinque, e fuggiva con la donna avvolta in un telo. I familiari attendevano qualche istante per dargli un po’ di vantaggio, dopodiché uscivano dalla casa, impugnando bastoni e forconi, gridando e chiedendo aiuto. Questo per informare i vicini che la vedova era stata rapita e non aveva commesso infedeltà. Dopo di ciò la famiglia non sporgeva denuncia ufficiale al funzionario. Così, anche se il funzionario veniva a sapere dell’accaduto, non essendo stata formulata accusa, non indagava né faceva ricerche e il ‘rapitore’ non subiva conseguenze.

“Amanti al chiaro di luna” – Opera dipinta durante la tarda dinastia Joseon dal pittore coreano Shin Yunbok (Tesoro Nazionale n°135)

Il Bossam non era pratica esclusiva delle classi meno abbienti, ma era attuato anche nelle case Yangban, appartenenti cioè alle famiglie dei proprietari terrieri. Quando c’era una figlia o una nuora divenuta da poco vedova, i genitori provavano pietà per lei e di nascosto mandavano un giovane a rapirla per portarla a casa dell’uomo da loro scelto. In questo caso, l’uomo doveva accettare la donna anche se non gli piaceva. Questo metodo era utilizzato nelle case Yangban anche per prendere concubine.

A differenza del Bossam consensuale, il Bossam forzato non era tollerato ed era una pratica piuttosto violenta. Cinque o più uomini forti e determinati, spesso amici intimi del rapitore oppure prezzolati, facevano irruzione in casa della donna. Alcuni restavano di guardia, altri entravano nella stanza della malcapitata, brandendo attrezzi agricoli come mazze, falci e picconi. Tra questi uno copriva la donna con un sacco, la prelevava di forza e fuggiva. In alcuni casi, se i familiari li inseguivano, i rapitori li attiravano in un fienile e li malmenavano. Come per il Bossam consensuale, anche per quello forzato in genere non si sporgeva denuncia al funzionario. Questo perché, anche se informato, il funzionario raramente indagava sul crimine poiché il capo di un villaggio nel quale c’erano molte vedove, donne mature vergini e scapoli poteva essere punito.

Verso la fine della dinastia Joseon il Bossam divenne un problema sociale a causa dei bobu-sang.  I bobu-sang erano mercanti itineranti che vendevano le loro merci nei mercati di ogni regione. Spesso rapivano le vedove per soddisfare le loro esigenze sessuali. A volte arrivavano a assaltare i villaggi in pieno giorno e giravano di casa in casa per sequestrare tutte le vedove. Per questo motivo, durante il regno di re Gonjong si tentò di impedire il Bossam rendendolo fuori legge, ma inutilmente. Così, anche a causa dei bobu-sang, la paura rese più frequente l’usanza di affrettare il matrimonio delle vedove.

Come dicevo, il Bossam non riguardava solo le donne che avevano perso il marito e le vergini, ma spesso anche gli scapoli. C’erano casi in cui era una vedova a far rapire un uomo e altri in cui uno scapolo era costretto al Bossam con una vergine. Il matrimonio Bossam di uno scapolo era messo in pratica da vedove o vergini che volevano evitare di essere depredate. Una sorta, dunque, di prevenzione. In genere vittime del Bossam dello scapolo erano giovani provenienti dalle province. Non pratici della topografia di Seoul e non avendo parenti in città, i forestieri erano prede più facili. Pare ci siano stati molti casi di studenti giunti a Seoul per sostenere degli esami, rimasti vittima del Bossam.

Nel 2021 il Drama storico Bossam: Steal the Fate, Ambientato durante la dinastia Joseon sotto Gwanghaegun, è stato incentrato su questa particolare pratica. Nella storia il protagonista Ba-Woo, interpretato da Jung Il-Woo, è un uomo dedito al gioco d’azzardo e ai furti che non disdegna di farsi assoldare per eseguire Bossam. Un giorno durante l’esecuzione di un Bossam, rapisce per errore la principessa Soo-Kyung, ruolo impersonato da  Kwon Yuri. Soo-Kyung è la figlia del principe Gwanghae e nuora del nemico di Ba-Woo. Per accordi politici, la giovane era stata costretta a sposare il fratello maggiore dell’uomo di cui era innamorata. Lo stesso giorno delle nozze, però, il marito era morto, lasciandola vedova. L’errore commesso da  Ba-Woo cambia il suo destino e quello di Soo-Kyung. Il drama rappresenta una buona ricostruzione storica del Bossam e racconta l’oppressione vissuta dalle donne e dai più poveri in quel periodo.

Fonti: (1); (2); (3).

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La rivoluzione studentesca e il massacro di Gwangju -1980 (오일팔)

La storia degli studenti morti per la democrazia

di Gabriele Discetti

Nel maggio del 1980 violente manifestazioni studentesche e sindacali scossero la Corea del Sud. Fu il culmine di un periodo burrascoso per la storia del Paese. Nel giro di un solo anno, infatti, i sudcoreani avevano assistito a ben due colpi di stato.

La Corea del Sud ricorda tali eventi col nome 오일팔 (o-il-pal), cioè “5-1-8″, in riferimento al giorno peggiore della protesta, il 18 maggio 1980. Prima di spiegare ciò che accadde quel giorno, occorre tornare indietro di qualche mese.

Il 26 ottobre del 1979 Kim Jaegyu, all’epoca direttore della Korean Central Intelligence Agency, assassinò il presidente della Repubblica di Corea Park Chung-hee che era stato al governo per diciotto anni. Il regime di  Park Chung-hee era stato autoritario e anti-democratico, in un Paese ancora instabile, che trascinava contraddizioni, macerie e dolori della Guerra di Corea.

Morto il presidente Park, il governo di Choi Kyu-hah nulla poté contro la crescente influenza del generale Chun Doo-hwan. Influenza che divenne colpo di stato quando, il 12 dicembre 1979, il generale  prese il potere con la forza.

Il regime di Chun Doo-hwan represse le opposizioni con maggior forza di quanto avesse già fatto Park Chung-hee. Nei primi quattro mesi del 1980, professori e studenti contrari al regime autoritario furono espulsi dalle università per aver formato unioni studentesche e aver manifestato senza autorizzazioni. Tuttavia la dura repressione del regime non scalfì le manifestazioni per l’abolizione della legge marziale e la democratizzazione del Paese.

Dal 1 al 15 maggio 1980 circa duecentomila studenti provenienti da tutto il paese si riunirono a Seoul, occupando il centro della città. Le proteste presto dilagarono in tutto il paese.

Fonte Foto AP e Namu.Wiki

Il 17 maggio 1980, il governo dichiarò lo stato d’assedio nella provincia meridionale di Gwangju e chiuse le università. Il giorno seguente gli studenti si radunarono davanti alla Jonnam University per contestare le chiusure. Fu lì che cominciò a consumarsi una delle pagine più cruente della storia coreana.

Alle 9:30 del 18 maggio 1980 iniziarono gli scontri tra circa settecento paracadutisti dell’esercito e gli studenti. Quest’ultimi erano armati di semplici pietre. Cominciò così una violentissima e sanguinosa repressione, che perdurò per nove giorni.

Il 21 maggio, l’esercito sudcoreano si ritrovò a fronteggiare una  folla umana che manifestava e aprì il fuoco. La repressione dura accese maggiormente lo spirito combattivo dei dimostranti, che riconquistarono momentaneamente le strade, rubando anche mezzi all’esercito. Nonostante la resistenza cittadina, nei giorni successivi l’esercito si oppose alla rivolta usando, contro semplici civili, carri armati e arsenale da guerra. Sedò così l’insurrezione il 27 maggio, mietendo numerosissime vittime, soprattutto studenti e semplici cittadini, tra cui anche dei bambini. Si valuta che in quei giorni a morire furono tra le mille e le duemila persone. Il numero esatto dei deceduti non è calcolabile, poiché molti corpi furono gettati in luoghi sconosciuti.

La propaganda del regime presentò la protesta al Paese e al mondo intero come un tentativo dei comunisti di prendere il potere. Per tale ragione l’amministrazione Carter appoggiò apertamente l’intervento militare sudcoreano per spegnere la rivolta.

L’esercito isolò la città di Gwangju per dieci giorni, per non permettere fuoriuscita di notizie e verità riguardo le manifestazioni. Il 27 maggio la città tornò saldamente nelle mani del regime autoritario.

Ci vollero sette anni prima che le verità riguardo le vicende del maggio 1980 divenissero pubbliche. Lo sdegno e la collera del popolo coreano per il regime spianò la strada alle prime elezioni democratiche nel 1987.

Il massacro di Gwangju aveva piantato, infatti, il seme della rivoluzione che avvenne nel giugno del 1987. Allora,  sotto pressione delle proteste a livello nazionale, il dittatore Chun Doo-hwan e il suo successore designato Roh Tae-woo accettarono di concedere alcune libertà in vista delle elezioni.

La giustizia condannò Chun Doo-hwan, insieme ad altri diciotto complici, per il massacro di Gwangju nel 1997. Successivamente, però, gli fu concessa la grazia.

Nel 2002 il cimitero nazionale accolse le vittime del massacro di Gwangju. Quello stesso anno, il 18 maggio divenne giornata nazionale di commemorazione. Nel 2016, la scrittrice sudcoreana Han Kang ha pubblicato un romanzo che ripercorre le infelici vicende del massacro. Il titolo del libro è Atti umani pubblicato in Italia nel 2017  da Adelphi Edizioni. Il romanzo, diviso in sette capitoli, racconta le tristi storie di sette testimoni diretti o indiretti delle vicende di Gwangju.

Il primo capitolo è il racconto di Dong-ho, quindicenne migliore amico della scrittrice, morto il 18 maggio 1980, colpito da uno dei tanti proiettili sparati dall’esercito sui manifestanti.

A ripercorrere le vicende del massacro di Gwangju è stato nel 2017 il film coreano A Taxi Driver.

Diretto da  Jang Hoon e con protagonisti Song Kang-ho e l’attore tedesco Thomas Kretschmann, il film è basato su un fatto reale. È incentrato, infatti, su un tassista che restò coinvolto negli eventi di Gwangju,  accompagnando il giornalista tedesco Jürgen Hinzpeter che voleva filmare la rivolta. La critica accolse molto positivamente A Taxi Driver per il suo approccio nel rappresentare gli eventi e per il suo peso emotivo. Il film ha vinto il Best Foreign Language Film  ai 90° Academy Awards ed è stato un successo commerciale. Attualmente è il dodicesimo film della storia della Corea del Sud con il maggior incasso.

Di recente più di un Drama ha narrato quanto accaduto in Corea del Sud nel maggio 1980. Il primo è Youth of May, uscito  nel giugno 2021. Il Drama è una ricostruzione drammatica e fedele di quei giorni, raccontati attraverso gli occhi dei protagonisti. La sceneggiatura di Youth of May è scritta da Lee Kang. Tra gli interpreti principali troviamo Lee Do-hyun, Go Min-si e Lee Sang-yi. Youth of May è visibile su Rakuten Viki.

Ambientato, invece, tra novembre e dicembre 1987, è il drama Snowdrop. Il pubblico coreano ha contestato fortemente questa serie e ha persino presentato una petizione alla Blue House perché imponesse l’interruzione della produzione. Ciò perché si riteneva che la sceneggiatura contenesse delle gravi distorsioni storiche ai danni di quanto accaduto nel periodo narrato. Trasmesso da Disney+, Snowdrop ha riscosso un buon successo tra il pubblico straniero, mentre in patria ha ottenuto uno share medio inferiore al 3%. Snowdrop è stato sceneggiato da Yoo Hyun Mi , già conosciuta per drama come Sky Castle.  A interpretarne i ruoli principali sono stati Jung Hae-in e la cantante Jisoo, membro del gruppo K-pop Blackpink, al suo esordio come attrice.

Fonti (1), (2), (3)

Immagine di copertina  di 손형순 – Opera propria

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L’Ispettore Reale Segreto(암행어사)

Il controllo del re sulle amministrazioni locali

di Gabriele Discetti

L’ispettore reale segreto (암행어사 – Amhaengeosa) era una carica istituzionale nata sotto la dinastia Joseon. Ogni ispettore reale era nominato personalmente dal re e inviato nelle province, in assoluto incognito, per controllare e monitorare gli ufficiali governativi delle amministrazioni locali. A differenza dei normali ispettori che facevano capo all’Ufficio Generale degli Ispettori, gli ispettori reali facevano riferimento direttamente al re.

Contrariamente a quanto si possa pensare, a essere scelti come ispettori reali erano i più giovani. Questo perché dovevano viaggiare per lunghe distanze. Gli ispettori reali erano in genere trentenni di basso o medio rango, fisicamente forti e caratterizzati da un radicato senso di giustizia. Non avevano nessun legame di sangue con i governatori locali, nonché ottimi risultati agli esami di stato. La loro carica era temporanea, ma avevano il potere di licenziare funzionari locali in nome del re.

La nomina a ispettore reale avveniva tramite una lettera nella quale erano specificate  destinazione e missione da portare a termine. Per assicurare la segretezza della missione, l’ispettore poteva aprire la lettera solo una volta uscito dalla capitale.

Giunto a destinazione, l’ispettore assolveva il suo compito in segretezza. Compiute le indagini, poteva rivelarsi all’amministrazione locale e denunciare le ingiustizie o i crimini commessi dai funzionari. Dopo di ciò, tornava alla capitale e forniva al re un dettagliato resoconto. In esso metteva in luce anche l’umore della popolazione del luogo e forniva raccomandazioni al sovrano per un’amministrazione migliore.

Il titolo di ispettore reale è menzionato nelle fonti ufficiali per la prima volta nel 1555 durante il regno di Myeongjong. Sappiamo però da altri testi che queste figure erano in attività già nel 1509.

Indubbiamente, il sistema degli ispettori reali aveva il merito di ridurre la corruzione degli amministratori locali, i quali avevano sempre il timore di essere segretamente controllati.

C’erano tuttavia alcuni risvolti negativi. Circa il 30% degli ispettori reali non sopravviveva all’incarico. Alcuni morivano uccisi da animali selvatici, altri da banditi e altri ancora assassinati da funzionari corrotti. In più, gli ispettori reali dovevano pagare di tasca propria le spese del viaggio. Spesso erano addirittura costretti a mendicare, pur di mantenere la segretezza del loro incarico.

Durante il regno di Sukjong (1674-1720) gli ispettori reali furono anche sfruttati per eliminare funzionari appartenenti a fazioni avverse alla casata reale.

Si calcola che durante la dinastia Joseon furono nominati circa 670 ispettori reali, anche se, a causa delle scarse fonti dei tempi più antichi, il numero è sottostimato.

Tra gli ispettori reali più noti vi fu Yi Hwang (1501-1570), fondatore di un’accademia confuciana privata e conosciuto con lo pseudonimo di Toegye o Gyeongho. La sua nomina avvenne nel 1542. Fu implacabile e incorruttibile, epurando numerosi funzionari corrotti. La sua rettitudine lo portò a scontrarsi persino con la corte reale. A causa di ciò fu esiliato più volte dalla capitale. Disilluso dalle lotte di potere all’interno della corte, in un primo momento si dimise e lasciò la sua carriera politica. All’età di quarantotto anni, però, accettò la nomina a governatore di Punggi, dove fondò l’accademia confuciana Baekundong Seowon. Durante tutto l’arco della sua vita ricoprì 140 incarichi politici e si dimise settantanove volte.

Altro importante ispettore reale segreto fu Park Mun-su che fu funzionario nel periodo del re Yeongjo di Joseon. Fu celebre per aver trascorso la vita a proteggere il popolo coreano dai funzionari reali corrotti. Park Mun-su superò l’esame di stato nel 1723 e in seguito divenne Ispettore Reale Segreto. È l’ amhaengeosa più famoso nella storia della Corea, tanto da divenire una sorta di figura eroica. Su di lui e sui suoi successi nelle vesti di Ispettore Reale Segreto si narrano molte leggende. Una di esse è la seguente:

Un giorno, mentre percorreva una strada di campagna, sfinito dalla fame, Park Mun-su stramazzò al suolo. Poco dopo passò di lì una donna che era con altre in cerca di erbe e lo soccorse. La giovane che aveva partorito da poco, si rese conto che l’uomo era svenuto per l’inedia. Purtroppo non aveva cibo con sé, così cercò di salvarlo nutrendolo con il suo latte materno. In quel momento, le altre donne che erano con lei alla ricerca di erbe assistettero alla scena e corsero a riferire l’accaduto al marito della ragazza. Furioso, l’uomo iniziò a picchiare sua moglie e Park Mun-su.

Solo quando Park Mun-su gli mostrò il medaglione che lo identificava come ispettore reale segreto l’uomo si fermò e  implorò perdono. Park Mun-su rimproverò il marito e riprese il cammino. Per aver assalito il funzionario reale l’uomo rischiò di essere punito dall’ufficio del governo, ma Park Mun-su lo fece perdonare. Decise anche che avrebbe ricompensato la giovane madre per averlo salvato. Come ricompensa le donò cinquanta acri di risaie, specificando però che i terreni sarebbero stati di proprietà della donna che l’aveva salvato e non di suo marito.

Oggi la figura storica dell’ispettore reale è ritornata in auge nella cultura popolare grazie alle serie tv. Sono numerosi i Drama che ispirati nel tempo a quest’affascinante figura storica. Il Drama Amhaengeosa- Royal Emissary andò in onda settimanalmente dal 1981 al 1986 per un totale di 168 episodi di un’ora l’uno. Nel 2002 L’ispettore Park Mun-su, drama di quindici episodi, fu presentato come remake del drama del 1981 ma pare avesse poco in comune con esso. Nel 2009 vinse diversi premi la commedia romantica Tamra, the Island che era ambientata sull’isola di Jeju, nell’epoca Joseon chiamata Tamra. Il Drama aveva come protagonista maschile Im Joo-hwan nei panni di un ispettore reale segreto.

Più di recente gli Ispettori reali segreti sono tornati a stuzzicare la fantasia degli sceneggiatori. Nel drama Royal Secret Agent (2020), è stato l’attore e cantante Kim Myung-soo (L) a impersonare l’ispettore segreto Yi-gyum, accanto alla protagonista Kwon Nara. La serie racconta le vicissitudini Sung Yi-gyum (Kim Myung-soo), un giovane che lavora nel dipartimento amministrativo e di ricerca dell’ufficio governativo. Quando è sorpreso a giocare d’azzardo, come punizione è nominato ispettore reale segreto e costretto a indagare sulle pratiche corrotte dei pubblici ufficiali. Yi-gyum svolgerà il nuovo lavoro con l’aiuto di Hong Da-in (Kwon Nara), un ispettore donna, e Park Chun-sam (Lee Yi-kyung), il suo servitore. Il drama è stato trasmesso da  iQIYI con sottotitoli in inglese, in Italia è stato tradotto dal RaMa Oriental Fansub.

Ultima in ordine di tempo è la commedia romantica  Secret Royal Ispector  & Joy (2021) visibile su Viki con abbonamento Standard. Vede il cantante e attore Ok Taec-yeon nei panni dell’ispettore segreto reale Ra Yi-eon e l’attrice Kim Hyee-yoon nelle vesti della divorziata Kim Jo-yi. Ra Yi-eon è un impiegato pubblico che amerebbe trascorrere le sue giornate a vendere gnocchi in un piccolo negozio fuori dai territori del palazzo. Per la sua acuta intelligenza, è nominato ispettore segreto. Kim Jo-yi è una donna appassionata che anticipa i tempi e crede nel diritto delle persone a divorziare. Vive in un’epoca in cui le donne non possono nemmeno far parte del registro di famiglia. Sogna, però, di riacquistare la libertà e cominciare una nuova vita. I due si uniscono per combattere a corruzione.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5).

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Chilseok (칠석), la festa degli innamorati

Il San Valentino estivo in terra coreana

di Gabriele Discetti

Il Chilseok (칠석) è una festività coreana spesso associata al San Valentino occidentale. In realtà molte sono le differenze tra le due. In primis il Chilseok cade il settimo giorno del settimo mese del calendario lunisolare coreano. Pertanto non è una ricorrenza fissa, ma varia di anno in anno. Nel 2021, ad esempio, è stata festeggiata il 14 agosto, nel 2022 cadrà il 4 agosto.

Il Chilseok ha origine dal festival cinese Qixi. Il Qixi è lo stesso da cui deriva il Tanabata, festività giapponese chiamata anche Festa delle stelle o Festa delle stelle innamorate. La festa di Qixi (o Qiqiao) è detta festa del doppio sette, notte dei sette o giorno di San Valentino cinese. Il Chilseok ha mantenuto la tradizione di festeggiare il 7° giorno del 7° mese lunisolare come quella cinese.

Come ogni festività antica, anche il Chilseok trae origine da una leggenda molto suggestiva che sono contento di potervi raccontare.

Un re celeste aveva una figlia chiamata Jiknyeo, la quale era una tessitrice di grande talento. Un giorno la ragazza, mentre era intenta a tessere, vide un giovane pastore di nome Gyeonwu e se ne innamorò.  Il padre permise il matrimonio ma da sposati, presi dal loro amore, i due cominciarono a tralasciare i loro mestieri. Jiknyeo non tesseva più, Gyeonwu non si occupava più delle pecore. Il re infuriato obbligò la coppia a vivere lontani, separati dalla Via Lattea. Era permesso loro di vedersi soltanto un giorno all’anno, il settimo giorno del settimo mese. Solo in quell’occasione corvi e gazze avrebbero creato un ponte sulla Via Lattea per ricongiungere i due amanti.

Si dice dunque che corvi e gazze non abbiano piume sulla testa proprio perché calpestati dai piedi dei due sposi. Inoltre c’è la credenza secondo la quale se il giorno della ricorrenza piove, vuol dire che i due amanti sono felici di vedersi. Se invece piove il giorno seguente, allora vorrà dire che i due sono tristi perché dovranno aspettare un altro anno prima di rivedersi. Non è un caso che la festività cada il settimo giorno del settimo mese. In quel giorno, infatti, le due stelle Vega e Altair sono vicine nella volta celeste e una terza stella, Deneb, che forma un simbolico ponte tra le due.

Il Chilseok cade in un periodo in cui il caldo diminuisce e inizia la stagione delle piogge. Le abbondanti piogge favoriscono le coltivazioni di cetrioli, meloni e zucche, quest’ultime mangiate fritte durante la festività.

Altri cibi tipici di questo giorno di festa sono quelli a base di grano: spaghetti, torte e frittelle. Per i coreani è una delle ultime occasioni di gustare cibi derivati dal grano. Difatti venti freddi  che seguono tale periodo rovinano il grano fino all’anno successivo.

Jiknyeo rappresentata nell’opera “Bride of Wings”dell’artista Kate Adams- Credit Song Kang Art – © Kate Adams

Per i buddhisti il Chilseok è l’occasione per pregare e fare offerte nei templi. In occasione di questa festività, in passato si era soliti pregare per un buon raccolto. Inoltre le donne invocavano lo spirito di Vega, che simboleggia Jiknyeo, per migliorare la propria abilità nel ricamo.

Il Chilseok è l’occasione per gli innamorati di stare insieme, guardare le stelle e mangiare cibi tradizionali.

Fonti (1), (2), (3), (4)

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 3

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama Moon Lovers: Scarlet Ryeo.

Capitolo  3

Nello stesso istante in cui un dolore lancinante gli trafisse le tempie, uno strano odore gli invase le narici. Re Gwangjong di Goryeo provò ad aprire gli occhi, ma una nuova fitta lo indusse a desistere. Intorno a lui c’era silenzio ed era disteso su qualcosa di soffice, non la dura roccia sulla quale era rovinosamente piombato cadendo da cavallo. Si portò una mano alla fronte e sollevò di nuovo le palpebre. Era notte e la stanza era immersa nella penombra. Seppur fioca, la luce gli permise però di scorgere un ambiente alieno dal Goryeo e dal lusso del Palazzo Reale. Non c’era nessun arazzo, né paraventi o mobili intarsiati da artigiani sapienti. L’ambiente era monocromatico, il bianco dominava ogni cosa. Il bianco era il colore della modestia e della purezza dello spirito.

Lo stesso dell’abito che indossava Hae Soo il giorno nel quale si era prostrata per chiedere inutilmente clemenza al re in favore della concubina reale. L’aveva riparata dalla pioggia con il suo mantello nero e accolta tra le braccia quando, sfinita, era crollata esanime, ma non era riuscito a proteggerla. Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.

Voltò la testa verso la finestra e il cuore ebbe un sobbalzo.  Il cielo era dominato dalla luna rosso sangue, la stessa che aveva scoperto essere la via grazie alla quale avrebbe potuto raggiungere Hae Soo. Si sforzò di mettersi a sedere e si guardò intorno. Che strano posto era quello? Cosa gli avevano messo addosso? Si chiese, afferrando la stoffa grezza del camice da notte.

Si portò entrambe le mani al viso e strinse gli occhi, cercando di ricordare. La Luna era la strada, l’eclisse che aveva portato Hae Soo da lui l’aveva finalmente condotto nel mondo dal quale era giunta Hae Soo? Quante volte, aveva trascorso ore, ascoltandola raccontare quanto fosse diverso il luogo da cui proveniva? Le immagini che aveva visto nella sua mente grazie a ciò che gli aveva narrato iniziarono ad affollargli i pensieri. Si guardò intorno, poi fissò ancora una volta la luna rossa. Mise le gambe giù dal letto e fece per alzarsi, ma in quel momento un uomo vestito di azzurro irruppe nella stanza.

«Signor Kim si è svegliato!» esclamò «Che cosa fa, non può alzarsi, è ancora troppo debole!»

Wang So lo guardò corrucciato: «Signor Kim? Chi è lei?»

«Si distenda, la prego.» raccomandò il medico, poi aggrottò la fronte «Non mi riconosce?»

Wang So scosse il capo: «Dovrei?»

«Sono il dottor Park, il suo medico da otto anni, da quando è divenuto CEO della Goryeo Skincare.»

Wang So guardò di nuovo verso la luna e sospirò: «Che giorno è?»

«Il 26 maggio.»

«Di che anno?»

Il medico si schiarì la gola, imbarazzato: «duemilaventuno.»

Un sorriso raggiante illuminò il viso di Wang So: «In che città?»

«A Seoul, ovviamente. Così mi fa preoccupare signor Kim. Comincio a pensare che il trauma sia peggiore di quanto pensassi. La sottoporrò a una nuova TAC.»

«Cosa mi è successo?» domandò Wang So senza distogliere gli occhi dalla Luna.

«Un incidente. Stava andando in azienda per prendere parte a un’importante riunione, ricorda?»

Wang So scosse il capo: «Che incidente?»

«Hong Ki-jo, il suo autista, ha avuto un malore, l’auto è uscita di strada ed è precipitata nel fiume Han. Il signor Hong è morto e abbiamo temuto il peggio anche per lei. Quando è arrivato in ospedale era in ipotermia e privo di conoscenza. Ho bisogno di visitarla e farle alcune domande, posso?»

Wang So ripensò ai racconti di Hae Soo e ringraziò il fato per avergli permesso di conoscere tanto di quest’epoca così diversa dalla sua. Lo avrebbe aiutato a comportarsi senza dare troppo nell’occhio.

“Tutto il suo amore e nulla di ciò che aveva fatto era servito a tenerla con sé, a renderla la sua regina.”

A quanto pare ora non era più re Gwangjong di Goryeo, ma un signor Kim qualunque. Non avrebbe potuto impedire a un medico di toccarlo, né avrebbe potuto ordinargli di dargli dei vestiti e permettergli di lasciare questo posto. Minacciarlo di morte, brandendo la sua spada era impensabile, non era più il cane lupo, ora.  Annuì paziente e permise all’altro di puntargli una pila negli occhi. Seguì e sue indicazioni poi tornò a distendersi, fingendosi arrendevole.

«Ricorda il suo nome?» domandò il dottor Park.

«Me l’ha detto lei poco fa, sono il signor Kim, CEO della Goryeo Skincare.» Non sapeva cosa volesse dire CEO, ma immaginava fosse una sorta di capo. Gli piaceva sapere di essere il capo di qualcosa chiamata Goryeo. Gli sfuggì un sorrisetto.

«Il suo nome, lo ricorda?» la voce del medico lo riportò al presente.

«Wang-so?» si buttò, consapevole di dare una risposta errata.

«Sun-hyun, lei è il signor Kim Sun-hyun, terzo figlio di Kim Sun-Pyo. Suo padre era uno degli uomini più influenti del Paese.»

«Lo sono anche io?»

«Cosa?»

«Influente»

L’espressione del dottor Park era un misto di sconforto e imbarazzo: «Beh, sì certo. Lei è un uomo molto rispettato.»

«Bene.» approvò Wang So «Voglio tornare subito a casa.»

«Questo non è possibile! Il suo cervello è rimasto privo di ossigeno per diversi minuti. Il suo cuore ha cessato di battere. Abbiamo faticato per stabilizzarla ed è un miracolo che si sia ripreso. In più è evidente che soffre di un’amnesia dovuta allo shock. Deve rimanere qui fin quando non saremo certi che si sia ripreso del tutto.»

Wang So sapeva che opporsi non sarebbe servito a nulla. Era necessario fingersi accondiscendente e giocare d’astuzia.

«Mi sento stanco. Possiamo rimandare tutto a domattina?»

«Certo, come vuole. Avviserò la sua famiglia che si è svegliato. Sua madre e la sua fidanzata saranno sollevate di saperlo.»

Wang So s’irrigidì: «La mia fidanzata? Go Ha-ji?» domandò speranzoso.

Il medico arrossì imbarazzato: «La sua fidanzata è la signorina Lee Si-eun, sin dai tempi dell’università.»

Wang So annuì, sarebbe stato troppo facile se Hae Soo fosse stata la sua fidanzata in questo tempo. Doveva trovarla al più presto e per farlo doveva essere libero di agire. Guardò di nuovo verso la luna rossa e sospirò: «Ho bisogno di dormire. Mi lasci solo, la prego.»

Il medico accennò un inchino ossequioso e si allontanò verso la porta: «Sarò qui tutta la notte, per chiamarmi le basterà premere il campanello accanto al letto.»

«Vada pure.» lo incitò con un gesto della mano Wang So e chiuse gli occhi, fingendosi sfinito.

Attese che l’altro fosse uscito, poi si mise a sedere e si guardò intorno. Un piccolo armadio sulla parete opposta al letto attirò la sua attenzione. Un ago collegato a una flebo gli perforava l’incavo del gomito. Lo stappò via e si avvicinò all’armadio. Aprì l’anta e imprecò, nessun abito, solo un contenitore di pelle rovinato dall’acqua. Lo aprì e vide che era pieno di soldi ancora umidi e quelle che Hae Soo gli aveva descritto come carte di credito. C’era anche un documento che riportava i suoi dati. Ora era Kim Sun-hyun, nato il 17 aprile del 1991. Kim Sun-hyun, si sarebbe mai abituato a quel nome?

Stringendo in pugno il bottino, si avvicinò alla porta e la socchiuse. Sbirciò verso il corridoio e vide che era libero, allora si fece coraggio e lasciò la stanza. Doveva trovare dei vestiti e andare via al più presto da lì.

Fine terzo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Moon Lovers 2 (Alla conquista della Felicità) – Capitolo 2

di Donatella Perullo

Attenzione 

Il racconto contiene spoiler per coloro che non hanno visto il Drama “Moon Lovers: Scarlet Ryeo”.

Capitolo 2

Singhiozzando disperata, Go Ha-jin si accasciò dinanzi all’antico ritratto di re Gwangjong di Goryeo. Da quando si era risvegliata dal coma, era trascorso un anno. Da allora non era passato giorno senza che una tristezza latente e perniciosa la tormentasse. Una mestizia che le riportava alla mente immagini sempre più nitide di una vita che non era possibile avesse vissuto. Un’esistenza che invece sentiva sua più di ogni altra cosa. Medici, parenti e amici avevano fatto di tutto per convincerla che ciò che la torturava non erano memorie ma illusione onirica.

«Ha-jin tutto ciò che ricordi sono sogni lucidi.» le aveva detto la psicologa durante una delle ultime sedute «Una sorta di strategia che il tuo cervello ha messo in atto per difendersi dal trauma subito e favorire il recupero. Tu stessa hai ammesso di amare i Drama Storici. Così, per superare quel momento orribile, ti sei creata una realtà nella quale avresti amato vivere. In questo modo hai concesso tempo all’organismo per recuperare le forze e risvegliarsi.»

Lei l’aveva guardata scettica e aveva ribattuto con un fil di voce: «Se conoscesse i dettagli di ciò che ricordo, non credo la penserebbe così. Ho sofferto troppo e ho affrontato così tante difficoltà.» sospirò «Ho sentito dolore e non solo fisico, che razza di difesa crede sia?»

«Hai riportato nel sogno le sensazioni di disagio fisico provocate dalle conseguenze dell’incidente. Il tuo inconscio le ha trasformate in un vissuto fittizio nel quale hai trascinato le sofferenze del tuo organismo e le paure della mente. Il fatto che alcune delle persone presenti negli avvenimenti che credi di ricordare abbiano il volto di persone che conosci, ne è la prova. Non hai detto, ad esempio, che il quattordicesimo principe, Wang Jung, aveva lo stesso aspetto del tuo più caro amico, Do-hyun? Anche la presidentessa dell’azienda per la quale lavori, se non erro, me l’hai descritta come somigliante alla regina consorte.»

Ha-jin aveva abbassato gli occhi e aveva provato a ribattere: «È vero, Do-hyun somiglia tantissimo al quattordicesimo principe, ma la presidentessa della Heal Cosmetics non conta. L’ho vista per la prima volta solo quando, dopo la convalescenza, ho affrontato l’ultimo colloquio di lavoro con l’azienda. Quel giorno per poco non svenni per lo shock. Quelle sono le uniche persone che posso collegare a quello che lei, dottoressa, chiama il mio sogno lucido.» era tornata a sollevare lo sguardo e dopo qualche istante di silenzio, con cipiglio affranto era sbottata: «Lui no, lui era…» lo sguardo della psicologa, però, l’aveva bloccata. Se avesse ancora raccontato i dettagli di quell’amore, l’avrebbe di nuovo mandata dallo psichiatra perché le desse i farmaci.

«Wang So non esiste» si era detta perciò «la dottoressa ha ragione, è stato tutto un sogno. Nessuno di loro era reale e non ha importanza quanto mi riesca difficile crederlo. Devo tornare alla realtà, alla mia vita e al mio lavoro.» Aveva annuito e un sorriso triste le aveva increspato le labbra, poi aveva detto: «Lui era il risultato di ciò che avevo desiderato prima dell’incidente. Un uomo leale e forte, capace di amarmi sopra  ogni cosa. Tutto ciò che non avevo trovato in quel traditore del mio ragazzo. Ha ragione dottoressa, un uomo così non può essere reale, me ne farò una  ragione.»

“Lei non voleva dimenticare, anzi! Il suo terrore era che quella voce profonda, quello sguardo e quel viso pian piano divenissero evanescenti.”

L’altra aveva gonfiato il torace, soddisfatta, e le aveva preso le mani fra le sue: «Il tuo corpo è guarito del tutto Ha-jin e finalmente anche il tuo animo ha trovato la strada giusta. Vedrai che d’ora in poi tutto sarà più semplice per te. Devi dimenticare ciò che hai sognato e cancellare quei volti e quelle sensazioni.»

Da quella seduta erano trascorsi sei mesi e otto giorni. Non era voluta tornare mai più da una psicologa che non era riuscita a capire quale fosse il suo reale tormento.

Spirando tra le braccia di Wang Sung, l’ultimo desiderio era stato quello di perdere memoria di ogni cosa, nonostante lui la pregasse di non farlo. Ora sapeva che negli ultimi istanti in quel mondo aveva mentito. Lei non voleva dimenticare, anzi! Il suo terrore era che quella voce profonda, quello sguardo e quel viso pian piano divenissero evanescenti. Era atterrita all’idea che Wang So, il suo profumo e la sensazione delle sue mani forti che le cingevano i fianchi, svanissero. Ormai gli unici momenti piacevoli erano quelli in cui riusciva a stare sola. Allora chiudeva gli occhi e immaginava di essere ancora nel Palazzo di re Tajeo, accanto al suo grande, tormentato amore.

Quella mattina era stata la sua amica Ki-jo a convincerla ad andare al lavoro. Il Goryeo Era Makeup Culture era un evento da non lasciarsi sfuggire, le aveva detto, e la Heal Cosmetics avrebbe pagato loro gli straordinari. La mostra sarebbe stata dedicata al periodo Goryeo. Era in quell’epoca che erano stati creati i primi prodotti di bellezza. In quei giorni, una dama misteriosa aveva dato vita alla prima skincare coreana, che sarebbe poi divenuta famosa in tutto il mondo. Quando sentiva quei racconti, cercava di convincersi di non essere stata lei quella dama misteriosa. Si diceva di continuo di non aver cambiato lei il destino di un sovrano, aiutandolo a nascondere la cicatrice che gli deturpava il viso.

Aveva avuto una mattinata dura e si era allontanata dallo stand per bere una bibita fresca. Stava tornando dal bar quando la sua attenzione era stata attirata da una galleria che esponeva dipinti dell’era Goryeo. Era illuminata da luci calde che mettevano in risalto antiche chine, opere di un’epoca lontana. La stessa che lei sentiva ancora così viva dentro si sé.

Non avrebbe mai creduto di trovare in quel luogo le risposte a ogni sua domanda. Mai avrebbe potuto immaginare che in quell’ambiente quieto e solitario, sarebbe deflagrata l’esplosione più devastante per il suo animo già fragile.

Ora era lì, con le lacrime che le rigavano il volto e la voce rotta dal pianto che cantilenava: «Perdonami per averti lasciato solo, perdonami per averti lasciato solo…»

Non era stato un sogno. Lo aveva sempre saputo, il suo cuore ne era certo e i suoi sensi lo avevano gridato sin dal primo istante.

Una mano pietosa le offrì un fazzoletto. Lo prese senza preoccuparsi di apparire patetica agli occhi di un estraneo. Tutto ciò che riusciva a sentire era il proprio dolore. Si asciugò le gote e nel farlo un profumo speziato le invase le narici, spezzandole il fiato. Quel profumo, il suo profumo!

Intontita, allontanò il fazzoletto dal viso e lo guardò. Era blu, un normalissimo lembo di cotone eppure aveva qualcosa di speciale, era intriso del profumo che solo la pelle del suo Wang So aveva. Guardò dietro di sé per vedere chi glielo avesse offerto e vide un uomo di spalle oltrepassare la porta secondaria della sala. Fece per chiamarlo, ma in quel momento due individui le si avvicinarono trafelati:

«Conosce quell’uomo?» chiese il primo, mentre l’altro si lanciò all’inseguimento del fuggitivo.

Go Ha-jin si sollevò e guardò di nuovo il fazzoletto, poi il dipinto e senza staccare gli occhi dal viso ritratto rispose: «No, ma so che devo trovarlo.»

Fine secondo capitolo

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Moon Lovers 2 (Alla ricerca della Felicità) – Fanfiction

 

Questa fanfiction è liberamente ispirata al Drama Coreano Moon Lovers: Scarlet Ryeo. È frutto del lavoro e dell’intelletto dell’autrice. Il suo contenuto è protetto dal diritto d’autore nonché dal diritto di proprietà intellettuale. Sarà quindi assolutamente vietato copiarla, riprodurla, appropriarsene e ridistribuirne i contenuti se non espressamente autorizzati dall’autrice. Fatti e persone descritti nella Fanfiction sono frutto dell’immaginazione. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Copyright © 2021 Korean Drama & World. All rights reserved

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Il Bulgasari (불가사리)

l’essere immortale affamato di metallo, nato dai chicchi di riso

di Gabriele Discetti

Il Bulgasari è un mostro leggendario, la cui origine risale agli ultimi anni del periodo Goryeo (918-1392).

Nonostante il suo aspetto spaventoso, simile a un cane di grossa taglia con una proboscide, il Bulgasari era spesso dipinto sui paraventi o sui camini. Ciò perché si riteneva offrisse protezione dagli incendi e altri disastri. Secondo alcune leggende, il Bulgasari ha il corpo di orso, naso e orecchie di elefante, occhi di rinoceronte, coda da bovino, zampe di tigre e il pelo acuminato.

Una volta in Corea gli incendi erano piuttosto comuni e potevano causare ingenti danni, perché le tipiche case orientali erano principalmente di legno.

Il Bulgasari è presente nel Songnamjapji (Raccolta di racconti di Songnam) risalente al tardo Joseon (1392-1897). Nel brano “Gli ultimi anni di Songdo” si narra di un mostro che aveva divorato tutto il metallo della capitale di Goryeo, cioè Songdo. Gli abitanti tentarono in tutti i modi di ucciderlo, ma invano. Neanche buttarlo vivo nel fuoco servì. Anzi, avvolto dalle fiamme, il Bulgasari uscì dal fuoco e bruciò tutte le case circostanti. Per tale ragione chiamarono l’essere Bulgasari, che letteralmente significa “Impossibile da uccidere”.

Il Bulgasari è presente in tante leggende diverse tra loro per alcuni particolari. La sua storia si lega anche alla vicenda dell’arresto dei monaci buddhisti durante il periodo Goryeo.

I Bulgasari in un’antica raffigurazione – collezione privata

Si racconta che dopo la promulgazione di una legge ordinante l’arresto dei monaci buddhisti, uno di essi trovò rifugio presso l’abitazione della sorella. Tuttavia lei suggerì al marito di denunciarlo alla polizia per impossessarsi di tutti i suoi averi. L’uomo anziché denunciare il monaco, uccise la moglie e liberò il monaco.

Durante il periodo passato nascosto nell’armadio della sorella, il monaco aveva creato un mostro con i chicchi di riso. Per nutrirlo, gli aveva dato da mangiare aghi di metallo. Finiti gli aghi, il mostro uscì dalla casa per mangiare qualsiasi oggetto di metallo, diventando sempre più grande. A un certo punto il governo dovette prendere provvedimenti. Tentarono di catturarlo, ucciderlo con spade e frecce, infine si provò col fuoco. Tutti i tentativi furono inutili.

Il Bulgasari in una raffigurazione di un racconto popolare

In alcune varianti della leggenda il mostro fu ucciso da un eminente monaco buddhista, come a simboleggiare la riappacificazione tra il credo e il governo.

Anche un’altra storia legata al Bulgasari ha come protagonista un monaco buddhista.

Il monaco aveva ricevuto una profezia da un divinatore che prevedeva per lui la nascita di cento figli. L’uomo cominciò così a legarsi con le donne che giungevano al tempio per pregare. Arrivato a novantanove figli, il monaco tentò di violentare la moglie di un ministro, finendo così nella lista dei ricercati. Divenuto fuggitivo si rifugiò a casa della sorella e da questo punto la leggenda segue il corso della più comune storia riportata sopra.

Il Bulgasari è conosciuto anche come Hwagasari, tradotto “Ucciso dal fuoco”. Il motivo di questa discrepanza tra l’essere immortale e l’essere, invece, vulnerabile al fuoco è dovuto a un’altra variante della leggenda. In essa il mostro è effettivamente ucciso tra le fiamme. Il Bulgasari fu attirato con un rottame di metallo, gli fu incendiata la coda e morì carbonizzato.

Stando a un’altra versione della leggenda, il Bulgasari fu creato dal monaco buddhista per ringraziare il marito della sorella, il quale aveva preferito uccidere la moglie, invece di consegnarlo alla polizia.

Sta di fatto che, nonostante le differenze tra le storie, un elemento resta costante, cioè il tradimento della sorella. Il racconto è un ammonimento all’avidità che distrugge finanche i rapporti familiari. Se invece allarghiamo l’orizzonte al periodo storico, la leggenda del Bulgasari ucciso dalle fiamme può essere vista come una metafora che indica la fine di una dinastia (Goryeo) e l’inizio di una nuova (Joseon).

Il bassorilievo raffigurante Bulgasari sito presso il padiglione Gyeonghoeru del Palazzo Gyeongbokgung

Finóra ancora nessun korean drama ha avuto un Bulgarari come protagonista e neanche come antieroe. Qualche mese fa una notizia anticipava la probabile uscita di un Drama fantasy incentrato su una rivisitazione di questa creatura mitologica. Nulla però è stato ancora confermato.

Fonti (1); (2); (3) Fonti foto: (4); (5)

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La Principessa Pyeonggang e On Dal l’idiota

L’idiota che divenne generale, il generale che divenne eroe grazie all’amore di una donna

di Gabriele Discetti

La principessa Pyeonggang e On Dal sono i protagonisti di un racconto che ritroviamo nel Samguk Sagi, o Cronache dei Tre Regni. Le Cronache dei Tre Regni sono una raccolta di storie risalente all’epoca dei tre regni: Goguryeo, Paekche e Silla.

La tradizione coreana si riferisce a questo racconto, a metà tra storia e leggenda, come La principessa Pyeonggang e l’idiota. Titolo nel quale con idiota ci si riferisce al povero On Dal, talvolta soprannominato più benevolmente On Dal il matto o lo sciocco.

Scritto nel 1145, il racconto ha luogo nel Palazzo Reale di Goguryeo durante il regno di re Pyeongwon, che governò dal 559 al 590. Il re aveva una figlia,  la piccola Pyeonggang. La bimba era capricciosa e piagnucolona e per farla smettere di piangere, il padre la minacciava spesso di darla in sposa a On Dal. Il giovane in questione era un povero famoso per la sua stupidità, che viveva appena fuori le mura del Palazzo. Di On Dal si diceva inoltre che fosse brutto come un asino.

Ovviamente le minacce del re erano un semplice tentativo di porre fine al pianto infinito della piccola Pyeonggang. La loro insistenza, però, finì con il convincere la ragazza di essere effettivamente promessa sposa di On Dal.

La statua del generale Ondal nel sito turistico di Ondal a Danyang, Chungcheongbuk-do

Raggiunta l’età per sposarsi, presumibilmente intorno ai sedici anni, il re decise di dare in sposa Pyeonggang al generale Ko, guerriero nobile e valoroso. Tuttavia Pyeonggang rifiutò di sposare l’uomo perché già promessa a On Dal.

Il re fu sconvolto dalla decisione della figlia e tentò di convincerla che le sue minacce erano solo un gioco. Alle rimostranze della giovane il padre, infuriato, decise di ripudiarla, e la condannò all’esilio all’esterno delle mura.

Per nulla sconfortata dalla decisione del padre, la principessa Pyeonggang, cominciò a cercare il promesso sposo On Dal. Trovata l’umile dimora di On Dal, Pyeonggang si propose in sposa al giovane, il quale, sospettando uno scherzo, scacciò in malo modo la principessa.

Ancora una volta Pyeonggang era stata mandata via, ma di nuovo non si perse d’animo. Trascorse un’intera notte fuori dall’umile casa di On Dal, giurandogli amore eterno e non solo. Gli promise di comprargli, con i soldi ottenuti dalla vendita di un prezioso anello d’oro, una casa nuova, un terreno e un cavallo

On Dal si convinse della sincerità della principessa e acconsentì al matrimonio.

Da quel momento la vita di On Dal e della madre che viveva con lui migliorò in modo inaspettato. Pyeonggang non solo salvò On Dal dalla povertà, ma pagò per la sua educazione e per l’addestramento nelle arti marziali.

On Dal l’idiota divenne in poco tempo un talentuoso soldato. Dopo che il giovane ebbe trionfato in una competizione di arti marziali, il re volle incontrare l’uomo misterioso dalle qualità degne di un generale. Fu a dir poco sconvolto dal sapere che quel giovane soldato altri non era che On Dal l’idiota. Le sue doti gli valsero la nomina onoraria a generale dell’esercito.

Il giovane si distinse subito per il suo coraggio nella difesa di Goguryeo dall’invasione della dinastia cinese dei Zhou Settentrionali. Si narra che abbia ucciso da solo venti soldati in un istante, portando alla vittoria l’esercito di Goguryeo. Le sue gesta lo innalzarono a eroe e fu riconosciuto genero del re Pyeongwon, restituendo dunque il titolo di principessa a Pyeonggang.

Ji Soo e Kim So-hyun nel drama 2021 “River Where the Moon Rises

Alla morte del re, il figlio maggiore Yeongyang salì al trono. A quest’ultimo On Dal chiese di poter guidare l’esercito nella riconquista delle terre del sud occupate da Silla. Il nuovo re acconsentì, ma On Dal non fece ritorno dalla campagna militare. Morì per una ferita da freccia presso il monte Achasan.

Per quanto la storia della principessa Pyeonggang e di On Dal sia intrecciata con vicende storiche effettivamente avvenute, è da considerarsi comunque frutto di fantasia. È infatti al limite del possibile che la figlia del re di Goguryeo sposasse un povero, per di più deriso dalla popolazione per la sua stupidità. Ancor più assurda è la scalata sociale di On Dal da straccione a eroe del regno.

Dopo la morte Leggi anche:  Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Tuttavia il racconto ci insegna che qualsiasi uomo, per quanto povero o considerato stupido e incapace, può sperare di ascendere al grado di eroe se ha accanto una grande donna che crede fermamente nelle sue capacità.

Più di un drama si è ispirato alla storia della principessa Pyeonggang e dello stolto On Dal. Nel 2009 la serie Invincible Lee Pyung Kang fu una rivisitazione moderna del classico racconto popolare coreano nella quale Lee Pyung-kang (Nam Sang-mi) è una pianificatrice di campi da golf che “istruisce” Woo On-dal (Ji Hyun-woo).

On Dal impersonato da Lee Jong-hyun nel drama del 2017 “My Only Love Song

I Drama più recenti sono la commedia fantasy, in streaming su Netflix, My Only Love Song (2017) e il più drammatico River when the Moon rises (2021), in programmazione su Viki. In My Only Love Song un’attrice (Gong Seung-yeon) durante le riprese di un drama nel quale interpreta la principessa Pyeonggang finisce indietro nel tempo e incontra On Dal (Lee Jong-hyun).  Il giovane è un uomo che ama i soldi e fa di tutto per ottenerli, ma è generoso nei confronti dei deboli. Gli sviluppi della storia romantica tra i due sono divertenti e strappano più di un sorriso.

Il poster del drama del 2009 “Invincible Lee Pyung Kang

River when the Moon rises affronta, invece, la storia d’amore tra la principessa Pyeonggang (Kim So-hyun) e On Dal (interpretato da Ji Soo  negli episodi 1-6, poi sostituito da Na In-woo) in modo più drammatico. Qui, infatti, la Principessa è una donna ambiziosa che sogna di essere la prima donna Taewang di Goguryeo e che usa i sentimenti che On Dal nutre verso di  lei per raggiungere i suoi obiettivi. Il drama ha esordito in Corea il 15 febbraio 2021.

Immagine di copertina: Statua del generale Ondal e della principessa Pyeonggang all’ingresso del monte Acha

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5), (6).

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Habaek(하백)

il dio dell’acqua
La figura mitologica che ha ispirato il manhwa e il drama “La sposa di Habaek”

di Gabriele Discetti

Habaek, conosciuto anche come Pungyi o Bingyi, è il dio del fiume Amnok, confine naturale tra la Corea e la Cina insieme al fiume Tumen. Questa è l’interpretazione più diffusa, che vede Habaek come divinità della civiltà di Goguryeo e legata all’elemento dell’acqua. Tuttavia secondo alcune fonti meno note, egli potrebbe invece essere il dio Sole.

La figura di Habaek servì a Goguryeo per creare una discendenza divina della propria dinastia reale e legarla anche al regno di Buyeo.

Si narra che il dio dell’acqua avesse tre figlie: Yuhwa, Wuihwa e Hweonhwa. Un giorno, mentre si bagnava nell’acqua del fiume, Yuhwa, la maggiore, si imbatté in un giovane che guidava un carro trainato da cinque draghi. Era Hae Mo-su, il figlio del cielo. I due si innamorarono e decisero di sposarsi, senza che Yuhwa chiedesse il permesso a suo padre. Ovviamente Habaek esplose di rabbia per il gesto oltraggioso di Yuhwa e sfidò Hae Mo-su a un duello basato sulle metamorfosi. Habaek si trasformò in una carpa poi in un cervo e infine in una quaglia. Fu battuto, però, tutte le volte da Hae Mo-su che dapprima si trasformò in una lontra, poi in un lupo, quindi in un falco. Sconfitto nella sfida che egli stesso aveva scelto, il dio dell’acqua non poté far altro che acconsentire alle nozze.

Un’antica rappresentazione del dio Habaek

Nonostante il matrimonio potesse essere celebrato con la benedizione del padre, Yuhwa decise di abbandonare il carro di Hae Mo-su prima di ascendere al cielo. Quando però Yuhwa tornò dal padre, questi, nuovamente umiliato dal comportamento della figlia, la condannò all’esilio sul fiume Donbuyeo e a una vita mortale.

I pescatori della zona liberarono Yuhwa portandola da re Geumwa, il sovrano locale. Qualche tempo dopo Yuhwa, che era già incinta di Hae Mo-su, diede alla luce Jumong, destinato a diventare re Dongmyeong, il fondatore di Goguryeo. Habaek era dunque il nonno materno di Jumong. Hae Mo-su fondò invece il regno di Buyeo, a nord di Goguryeo. Questa leggenda servì al sovrano per unificare le terre a nord e creare il grande regno di Gogureyo, che durò ben sette secoli (37 a.C. – 668 d.C.).

L’elemento a cui questo dio è legato, l’acqua, era di vitale importanza per la civiltà di Goguryeo. Per evitare che le inondazioni arrecassero danni alle colture, erano di frequente sacrificate vergini in onore di Habaek. Pare fossero offerte donne anche per ingraziarsi il dio e superare facilmente il fiume da lui protetto.

Habaek nel manhwa di Yoon Mi-kyung – Fonte (1)

La posizione del fiume Amnok rende la figura di Habaek presente sia nella cultura coreana sia in quella cinese. In Cina è conosciuto però come Hebo o come Bingyi, nome che coincide con quello utilizzato talvolta anche in Corea. Da fonti cinesi sappiamo che sua moglie era Bokbi, anch’ella divinità dell’acqua, che diede alla luce le tre figlie. Secondo alcune leggende cinesi Habaek era originariamente un essere umano. Queste fonti sono però lontane dalla tradizione coreana. Esse legano infatti la divinità dell’acqua cinese al Fiume Giallo, allontanandosi dunque dalla posizione che danno al mito i coreani, cioè il fiume Amnok. Sarebbe sbagliato quindi considerarli entrambi come parte della tradizione culturale coreana.

Habaek non unisce solo Corea e Cina, ma come spesso accade la cultura coreana si intreccia inevitabilmente con quella giapponese. In Giappone esiste il Kappa (o Kawatarō), divinità dell’acqua nipponica, a cui ci si riferisce seppur di rado col nome “habaek”, o fantasma dell’acqua. Habaek, Hebo e Kappa appartengono alla stessa famiglia di divinità indicate col termine suijin (letteralmente dio dell’acqua), comune a tutt’e tre le culture.

Habaek nel manhwa di Yoon Mi-kyung – Fonte (1)

A partire dall’aprile 2008 è stato pubblicato un manhwa, oggi ormai concluso, intitolato La sposa di Habaek (하백의 신부). Nel manhwa di Yoon Mi-kyung racconta la storia d’amore tra il dio dell’acque e una vergine sacrificale.

Quando la siccità sta rendendo aride le terre, una vergine viene offerta al dio Habaek per ottenere la sua grazia. Proprio come avvenivano i sacrifici nell’antichità, la ragazza di nome Soa è posta su una barca e lasciata alla deriva. Dopo una tempesta, la giovane si risveglia nel mondo di Habaek, scoprendo con grande stupore che il grande dio delle acque ha il corpo di un bambino. Tuttavia di notte egli si trasforma in un affascinante giovane. Il dio decide di celare la sua identità notturna alla donna, fingendosi un parente di nome Mui. Habaek è suo malgrado vittima di una maledizione della sua prima moglie deceduta, Nangbin.

Quando conosce meglio Soa, se ne innamora e le rivela la sua identità. Habaek è però ancora legato al ricordo della defunta moglie. Così quando scoprirà che potrebbe essere ancora viva, la relazione del dio con Soa si complicherà non poco.

Il poster del Drama “La sposa di Habaek”

Il Manwa ha riscosso grande successo, tanto che nel 2017 è stato trasposto in un omonimo Drama che rivisita la storia in chiave moderna. Interpretato da  Nam Joo-Hyuk , nei panni di Habaek e  Shin Se-Kyung in quelli di So-Ah, The Bride of Habaek è attualmente visibile su Viki.

Fonti: (1) (2) (3)

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In Corea del Sud: Natale con i tuoi? Anche no!

La tradizionale festa di Natale in Corea del Sud da trascorrere con chi si ama

di Gabriele Discetti

Il Natale (크리스마스) in Corea del Sud non ha la stessa valenza che gode in Italia. La religione più diffusa è il buddhismo, sebbene esista una buona percentuale di cristiani, a maggioranza protestante. Inoltre, secondo i dati dell’ufficio nazionale statistico coreano, il 46,5% dei sudcoreani s’identifica come non-religioso. Non stupisce dunque che il Natale in Corea del Sud, pur essendo un giorno di festa nazionale, non sia strettamente legato alla Natività.

Tuttavia la festività assume un valore tutto particolare, che sicuramente vi sorprenderà. Il giorno di Natale è festeggiato come un secondo San Valentino. Per questo i coreani sono soliti trascorrerlo col proprio partner, anziché fare visita alle proprie famiglie come avviene durante i festeggiamenti del Chuseok.

La Cattedrale di Myeongdong, il principale luogo di culto cattolico di Seul. Foto credit (4)

Molte coppie tentano di far coincidere il Natale con il centesimo giorno della loro relazione, poiché è ritenuto di buon auspicio. Per questo il diciassette settembre è considerato propizio per dichiararsi alla persona amata, così da raggiungere il tanto agognato traguardo dei cento giorni a Natale. Il 17 settembre è dunque chiamato Gobaek day, letteralmente il giorno della confessione.

Chi è single trascorre il Natale in famiglia oppure con gli amici e si dedica alle attività più disparate, come mangiare insieme o fare shopping.

Le strade di Seoul, deserte per le restrizioni dovute alla pandemia di COVID-19 – Credit (5)

Le differenze con il Natale italiano non finiscono qui. I sudcoreani non sono abituati a scambiarsi regali, se non tra le coppie che invece si fanno doni speciali. In ogni caso la figura di Babbo Natale esiste ed è chiamato Santa Harabujee. È vestito talvolta col tradizionale hanbok di colore verde, rosso o blu. Babbo Natale è però utilizzato per lo più come attrazione all’interno dei negozi, per vendere dolciumi ai bambini.

Santa Harabujee

Nonostante l’assenza della religiosità cui siamo abituati in Italia, le grandi città sono abbellite da addobbi natalizi, alberi variopinti e sontuose luminarie. Le tavole sono arricchite da cibi tradizionali e imbandite con torte di riso o al gelato con tipiche decorazioni Natalizie, ma anche con tacchino arrosto e sushi. A volte non mancano neanche il panettone o il pandoro, difficilissimi, però, da trovare!

Infine il Natale di chi è di religione cristiana ci è sicuramente più familiare. Alla Messa di Natale segue del tempo trascorso in famiglia, per poi dedicarsi al proprio partner come vuole la tradizione coreana.

Fonti: (1), (2), (3)

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