Love Alarm (좋아 하면 울리는)

Il lato oscuro dei social, mostrato attraverso l’amore nato tra i banchi di un Liceo

di Donatella Perullo

Titolo: Love Alarm (좋아 하면 울리는)

Genere: Romance

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Seo Bo-ra e Lee Ah-yeon

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 8 durata per episodio: 45  minuti

Anno di trasmissione: 2019


Main Cast:

Kim So-hyun  (Kim Jo-jo)

Jung Ga-ram (Lee Hye-young)

Song Kang (Hwang Sun-oh)

 Min-si (Park Gul-mi)

Lee Jae-eung (Cheon Duk-gu)

In Corea del Sud, Un misterioso sviluppatore crea un innovativo software mobile. L’App si chiama Love Alarm e dà la possibilità di sapere se nel raggio di dieci metri c’è qualcuno a cui piaci. Love Alarm ha un successo immediato in tutto il mondo. Nessuno sembra poterne fare a meno, anche se è facile percepire i rischi potenziali che una simile innovazione può innescare.

Hwang Sun-ho (Song Kang) è un ragazzo bellissimo e molto ricco. La madre è un’attrice famosa e il padre un importante politico. Lui stesso ha lavorato come modello ed è molto popolare. Ha un solo vero amico, il coetaneo Lee Hye-young (Jung Ga-ram). Questi è figlio della governante di casa Hwang ed è per Sun-ho come e più di un fratello.

Ironia della sorte, tra i due il più sereno è l’umile Hye-young. Sun-ho si sente, infatti, non amato dai genitori che lo costringono a una vita di apparenze, ma grama di sostanza.

Quando Sun-ho inizia a frequentare lo stesso liceo di Hye-young, conosce Kim Jo-jo. La ragazza è orfana e vive con la zia e la cugina Park Gul-mi che frequenta il medesimo liceo e la detesta. Jo-jo non ha una vita semplice. Dopo lo studio ha più di un lavoro part-time e aiuta anche la zia nel suo minimarket. La ragazza cerca di accantonare soldi per gli studi universitari e deve ripagare un debito che ha acceso per affrontare le cure di sua nonna.

“Mi fai venire voglia di raccontarti tutto, anche le piccole cose ” (Hwang Sun-oh)

Anche se Hye-young non ha mai voluto confermarglielo, Sun-ho sa che l’amico è perdutamente innamorato della bella Jo-jo. Ciononostante, non riesce a impedirsi di restare affascinato da lei e in breve se ne innamora, ricambiato. Pur soffrendone, Hye-young comprende i sentimenti dei due ragazzi e continua a essere il migliore amico di Sun-ho e ad amare in segreto Jo-jo.

Nel frattempo intorno a loro l’App Love Alarm diventa un bene irrinunciabile per ogni membro della società, soprattutto tra i più giovani. Questi ultimi iniziano a valutarsi a vicenda in base a quanti cuori innamorati fanno trillare il cellulare di ognuno. Questo crea delle grosse disparità tra le persone ed estromette dalla vita sociale chi non riesce a piacere agli altri. Gli stessi innamorati ricercano conferma dell’amore reciproco non più nei propri sguardi o nei gesti, ma nella capacità di far suonare i reciproci Love Alarm.

Si creano anche episodi imbarazzanti nel momento in cui, chi vuol mantenere segreti i propri sentimenti, fa suonare suo malgrado l’applicazione dell’oggetto del suo desiderio.

Jo-jo e Sun-ho decidono di provare a vivere la loro storia senza far affidamento sull’applicazione. Anche se, saltuariamente, amano mostrare l’uno all’altro il risultato della loro vicinanza, mantenendo attivo Love Alarm.

Un evento del passato e un episodio del presente, cambieranno però le cose. Nel frattempo Love Alarm si espande e cambia la società, mettendone a nudo le debolezze ed esacerbandone aspetti negativi. Jo-jo, Sun-ho e Hye-young dovranno imparare ad affrontare i fantasmi del passato e soprattutto ad accettare che l’amore può essere meraviglioso, ma anche un tormento.

“Non importa cosa farai, mi basta che tu sia te stessa. Se ignorerai i miei messaggi, se mi darai buca e se mi scaricherai te lo ascerò fare. Per me sarà una reazione perché faremo cose insieme, cose che non posso fare da solo. ” (Lee Hye-young)

Tratto dall’omonimo webtoon di Chon Kye-young Love Alarm è solo in apparenza un drama adolescenziale, romance e leggero. In realtà, a mio parere, è una chiara denuncia contro l’influenza negativa dei social media nella società contemporanea. La storia porta, infatti, alla luce il lato oscuro e inquietante dei social che rendono le relazioni personali più superficiali e influiscono sull’autostima di ognuno. Partendo da una trama in apparenza scontata, Love Alarm diventa pian piano inquietante, mostrandoci quanto l’uso inappropriato della tecnologia influisca negativamente sui più fragili. È una storia che può impartire una seria lezione sui mali conseguenti la dipendenza dai social media.

Questa sensazione non è solo mia. Sul South China Morning Post, Stephen Mc Carty ha scritto: “Love Alarm non è solo una storia d’amore innocente. Si occupa anche della protezione dei dati, dei diritti dei gay, delle conseguenze estreme dell’angoscia e dell’invasione degli smartphone”.

Alla fine, il triangolo amoroso tra i protagonisti e le vicende dei personaggi di supporto, si rivelano un pretesto per raccontare il disagio nel quale s’incorre, diventando dipendenti dalla socialità virtuale. Il diverso approccio alle problematiche da parte dei vari personaggi, le loro scelte diametralmente opposte, saranno quelle che faranno la differenza nella loro vita. La chiave di lettura di questa storia è tutta tra le righe, insomma. Tuttavia non aspettatevi un racconto pesante e poco avvincente. Love Alarm è godibile e coinvolgente anche se, devo essere sincera, mi sono trovata spesso a mal sopportare la protagonista, quasi più della cugina odiosa. Kim Jo-Jo prende decisioni non sempre condivisibili, spesso incomprensibili ed egoistiche. Non entro nei dettagli per non rivelare nulla, sta di fatto che più di una volta ho desiderato di salvare Hye-young e Sun-ho da lei.

Ogni giorno sento che sto combattendo una guerra contro me stessa” (Kim Jo-jo)

In ogni caso, mi sento in dovere di dirvi, nell’improbabile possibilità che non lo sappiate già, che la storia non termina con l’ottava puntata. Prosegue, infatti, nella seconda stagione, in onda anch’essa su Netflix, della quale conto di parlarvi presto.

In Patria Love Alarm ha avuto un grandissimo successo. Nel 2019 Netflix l’ha posto all’ottavo posto tra i dieci spettacoli originali della piattaforma, più amati in Corea del Sud. Al momento della sua uscita fu fatto una grande promozione. Dal diciotto agosto al primo settembre  2019 fu organizzata, presso il Lotte World Tower World Park Square una zona di esperienza interattiva. Ogni spazio fu decorato e organizzato come se l’applicazione Love Alarm esistesse davvero e funzionasse. Fu offerta agli innamorati che visitarono il padiglione, un’esperienza romantica. Fu rilasciata, inoltre, un’App omonima, simile a quella del drama, ma non uguale, che si può tuttora scaricare da Google Play, QUI. Io non l’ho scaricata, nonostante la curiosità, quindi non so descrivervene le caratteristiche.

Una curiosità: Dopo la scelta di Kim So-hyun e Jung Ga-ram, la selezione per individuare il giusto interprete del personaggio di Hwang Sun-oh non fu semplice. Song Kang riuscì a ottenere il ruolo tra ben novecento aspiranti.

La mia valutazione
8.7/10
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Woo Do-hwan (우도환)

Il timido ed emotivo che ama i tteokbokki e crede nell’amicizia.

di Donatella Perullo

Cognome: Woo

Nome: Do-hwan

Professione: Attore

Luogo di Nascita: Anyang –  Corea del Sud

Data di nascita: 12 luglio 1992

Altezza: 180 cm

Peso: 65 Kg

Gruppo sanguigno: B

Religione: Protestantesimo

Segno zodiacale: Cancro (Scimmia)

Agenzia: KeyEast

WOO DO-HWAN  SOCIAL

Woo Do-hwan è nato a Anyang, la ventesima città più grande della Corea del Sud, (nda: la stessa dove è nato anche Ji Chang-wok). Ha frequentato la Pyeongchon Middle School e poi si è diplomato presso la Pyeongchon Management High School. Suo padre è un attore di teatro ed è stato naturale per il giovane, desiderare di diventare a sua volta un attore.

Si è laureato presso il ‘Dipartimento di arti dello spettacolo, Drama and Film’ della Dankook University College of Art and Design. In un’intervista del 2019, ha rivelato che a indirizzarlo alla carriera artistica e a spingerlo verso il mondo dello spettacolo siano stati i suoi genitori. Per sua stessa ammissione, sin dall’inizio tiene un diario del percorso affrontato per diventare attore. Un taccuino nel quale annota anche tutti i provini fatti da quando aveva venti anni. L’inizio del suo cammino artistico non è stato semplicissimo. In un intervista del 2017, Do-hwan ha raccontato che aveva diciannove anni quando ha iniziato a prepararsi seriamente come attore.

Quello è stato l’anno in cui è entrato alla Dankook University e ha iniziato a vivere da solo. Era la prima volta che viveva lontano dalla famiglia e tornava a casa solo per il fine settimana. Allora i genitori gli preparavano dei contorni da portar via e stufato da congelare. In questo modo non aveva bisogno di cucinare, mangiava sempre bene e, addirittura, in quel periodo ingrassò. Il suo esordio arriva nel 2011, con un cameo nel drama You’re Here, You’re Here, You’re Really Here. L’anno seguente ottiene un altro piccolo ruolo nel drama  Shut Up Flower Boy Band  dopo di che deve aspettare fino al 2016 per avere ruoli più importanti.

Sempre nell’intervista del 2017, ha rivelato infatti che a un certo punto, dopo diversi provini andati male, la sua autostima era diminuita tantissimo. Così, quando finalmente nel 2016 fu scelto per il ruolo di “Snapback”, nel film Master, era così eccitato che la notte non riuscì a dormire. Da quel momento per la sua carriera le cose migliorano. Sempre nel 2016 ottiene anche ruoli secondari in Drama World e in Sweet Stranger and me. È il 2017, però, l’anno in cui finalmente Woo Do-hwan ottiene i primi ruoli importanti. Lo fa nei drama Save me e poi in Mad Dog nel quale recita accanto a Yoo Ji-tae. In  questi anni, confesserà poi nel 2020 in un’intervista rilasciata a ELLE, per lui il tempo sembrava non passare mai e la strada verso gli agognati riconoscimenti appariva impervia e infinita.

Finalmente però nel 2018 arriva la vera svolta. Woo Do-wan è protagonista di Tempted, drama basato sul romanzo francese Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos. È solo l’inizio perché l’anno seguente arriva un altro ruolo da protagonista, accanto a Yang Se-jong, nel drama originale Netflix  My Country: the new age. Subito dopo può dimostrare tuttala sua bravura nell’impersonare il doppio ruolo di Jo Yeong  e Jo Eun-sup nel drama The King: The Eternal Monarch. Nel drama, anch’esso originate Netflix, scritto da Kim Eun-sook, la stessa sceneggiatrice del Drama Goblin,  Woo Do-hwan ha recitato al fianco di Lee Min-ho e Kim Go-Eun. Secondo quanto riportato dalla rivista  Style, durante le riprese Woo Do-hwan e Lee Min-ho sono diventati molto amici e “la loro sintonia sul set era così evidente che i produttori del serial li hanno scherzosamente definiti ‘due piselli in un baccello’ e ‘anime gemelle’.

Durante alcune interviste rilasciate durante le riprese di Save me, Woo Do-hwan confidò quali sono i ruoli che preferisce interpretare. Ammise di preferire i ruoli realistici, piuttosto che impersonare personaggi simpatici e belli.  Parlando poi di  Seok Dong-cheol, il suo ruolo in Save me, disse che, per perfezionare l’interpretazione, aveva dovuto studiare il dialetto Kyungbuk così da rendere al meglio il personaggio. Dunque un perfezionista e non ci meraviglia scoprirlo, visto il risultato del suo lavoro, che gli ha già concesso diversi riconoscimenti. Nel 2017 ha vinto, infatti, il premio come miglior esordiente al 31° KBS Drama Awards  per la sua interpretazione in Mad Dog. L’anno seguente è stato nominato Best actor agli MBC Drama Awards per the Tempted. I riconoscimenti arrivano però anche dal Centro di promozione Hanbok che nel 2018 lo ha nominato Ambasciatore Hanbok.

La carriera è avviata, il successo garantito, ma sono vicini i trent’anni e arriva il momento di adempiere il suo dovere di cittadino e arruolarsi. In Corea del Sud la leva obbligatoria dura ventuno mesi e ogni uomo è tenuto a osservarne l’impegno entro il trentesimo anno di età.

Il quattro luglio 2020 Woo Do-Hwan ha pubblicato sul suo account Instagram una foto che lo ritrae mentre si rasa la testa. Il giorno seguente ha condiviso alcune foto che lo mostrano mentre saluta con affetto l’amico Lee Min-ho. Woo Do-hwan è partito per il servizio di leva obbligatorio il sei luglio 2020 ed è stato assegnato al centro di addestramento di Hwacheon, nella provincia di Gangwon. Qui, durante l’addestramento nella 15a divisione di fanteria, centro noto per addestrare reclute, si è distinto al punto da essere nominato capo del suo battaglione. Oggi fa parte della Divisione di Fanteria Meccanizzata Metropolitana e ha il ruolo di Driver. Nell’esercito coreano un Driver è responsabile del trasporto di personale, materiali, attrezzature delle truppe. Ovviamente non è un ruolo da combattimento e può essere eseguito con una patente di guida militare. La data prevista per il suo esonero è il cinque gennaio 2022.

Della carriera artistica di Woo Do-hwan, per ora congelata dal servizio militare, non c’è molto altro da dire, ma cosa sappiamo di lui come persona?

Per sua stessa ammissione Woo Do-hwan è molto timido, tanto da far fatica all’inizio, anche a interagire con i fan attraverso il suo account instagram. Nel 2017 ha confidato che all’inizio interagiva solo con emoticon perché non trovava le parole per rispondere ai fan che commentavano le sue foto. Nel 2020 a ELLE, ha ammesso di essere molto emotivo e di piangere con facilità, soprattutto quando si lascia coinvolgere dalle emozioni dei suoi personaggi.

Sulla sua vita sentimentale non si ha alcuna certezza. Nel 2018, durante le riprese di Tempted, circolarono voci di una sua relazione con la collega Moon Ga-youn. I due però smentirono, dicendo che erano, sì, molto vicini, ma che non uscivano insieme.

Woo Do-Hwan è appassionato di tecnologia e cibo. Ama i tteokbokki (gnocchi di riso) e gli piacciono moltissimo le uova. Si dice che ne mangi a ogni pasto, soprattutto fritte, ma pare ami anche la carne. Ama giocare a calcio, ha cura del suo corpo e fa quotidianamente attività fisica.

Anche se è nato e cresciuto ad Anyang, parla molto bene il dialetto Gyeongsang-do, tanto da sembrare un vero abitante del posto. Cita spesso l’attore Jang Hyuk come modello da seguire. Questo perché sostiene di esserne rimasto ammirato dopo aver visto il drama  del 2010 The Slave Hunters. Ha poi avuto il piacere di recitare con lui in My Country, nel 2019.

Ha un cane che adora e che spesso mostra con sé sui social. È un barboncino bianco di nome Yoshi.

Il  nome Woo Do-hwan è stato scelto da suo padre e significa: remare verso la luce.  Woo Do-hwan ha un soprannome, Do-Pal (도팔), che pare significhi delfino. Questo soprannome, con cui viene chiamato anche oggi dagli amici, glielo diede il padre quando era bambino, dopo averlo visto correre e giocare.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5) (6)

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Kiss Goblin (키스요괴)

Una storia delicata e romantica condita di magia

di Donatella Perullo

Titolo: Kiss Goblin (키스 요괴)

Genere: web drama fantasy/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura e regia:  Kim Tae Wook

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 12

Durata per episodio: 10/15 minuti circa

Anno di trasmissione : 2020

Main Cast:

Bae In-hyuk (Ban SookGoblin)

Jeon Hye-won (Oh Yeon-ah)

Lee Jung-min (Regina dei Goblin)

Jang Eui-soo (Esorcista)

Lee Se-hee (Yoon Sul-hee)

Moon Ji-yong (Ji Seung-heon)

Oh Yeon-ah è una studentessa universitaria che ha appena subito una delusione amorosa. Per questo è arrabbiata con il genere maschile e non ha intenzione di innamorarsi. Una sera, mentre è impegnata nel suo lavoro part-time, vede una coppia baciarsi. Qualche ora dopo, tornando a casa, scorge lo stesso ragazzo baciare Yoon Sul-hee, la sua amica del cuore. Inferocita, si avvicina al giovane e lo schiaffeggia, non immaginando che in realtà lui è Ban Sook, un Goblin.

Ban Sook ha un solo desiderio, dopo oltre centosessanta anni di vita solitaria vuole diventare umano. Per riuscirci deve baciare dieci ragazze e imparare attraverso ognuna di loro uno dei sentimenti umani. La missione sembra facile però, man mano che Ban Sook inizia a provare emozioni, incontra sempre più difficoltà. Per fortuna continua a incrociare la temeraria Yeon-ah. I due diventano amici e quando farà la sua comparsa il terribile esorcista che vuole uccidere Ban Sook, la ragazza farà di tutto per difenderlo.

Per Yeon-ah e il bellissimo Ban Sook passare dall’amicizia all’amore è facile, ma riuscirà la strana coppia a conquistare il suo lieto fine?

“Come il tramonto sul pelo dell’acqua tu ti sei avvicinata, gentile e bellissima” (Ban Sook)

Un web drama è una serie breve, lunga poco più di un film, divisa in puntate di massimo quindici minuti e realizzata per essere vista attraverso il web. Kiss Goblin è, per l’appunto, un web drama. È uscito il 28 luglio 2020 ed io l’ho scoperto per caso, girando in rete.

Kiss Goblin è un urban fantasy romantico e divertente, poco impegnativo per durata e trama e l’ho trovato davvero carino. Ottimo come intermezzo tra un Drama più corposo e l’altro oppure per rilassarsi in una giornata uggiosa. La storia d’amore tra il bel Goblin e la giovane Yeon-ha è fresca, divertente e dolce al punto giusto. Insomma, non è un capolavoro ma è un racconto soft che vi consiglio.

La trasformazione del carattere del Goblin man mano che fa suoi i sentimenti umani è ben descritta. Lo è anche la descrizione della presa di coscienza dei sentimenti reciproci da parte dei due protagonisti.

Gli attori sono tutti giovani e ancora poco conosciuti, ma credo che Bae In-hyuk farà strada.  È diventato abbastanza popolare all’inizio del 2020 con il suo ruolo nel web drama “XX “. È molto carino e abbastanza espressivo, inoltre sarà protagonista del drama fantasy  My Roommate is a Gumiho la cui uscita è prevista per il 2021. Peciò sono certa che sentiremo ancora parlare di lui.

“Se l’amore avesse una temperatura, la nostra sarebbe 99°, solo un grado al di sotto del punto di ebollizione. Non può bollire, non può evaporare. La nostra temperatura aumentò verso l’amore, ma non bollì mai.” (Oh Yeon-ha)

Anche Jeon Hye-won che interpreta la protagonista è agli inizi della carriera, anche se ha avuto ruoli di supporto in drama come Because this is my first life.

Il supporting cast di Kiss Goblin funziona, a partire da Ji Seung-heon il second lead, interpretato da Moon Ji-yong. Il suo è un personaggio che suscita tenerezza e spinge a fare il tifo anche per lui. Il temibile, ma non troppo, esorcista è impersonato da Jang Eui-soo forse l’attore con più esperienza in questo cast. Jang Eui-soo di recente è stato protagonista di diversi drama tra cui il web drama B/L sudcoreano Where Your Eyes Linger che è possibile vedere su Viki.

La mia valutazione
8/10
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Flower of Evil (악의 꽃)

“E se mio marito fosse un serial killer senza sentimenti né lacrime?”
Una storia potente, un intreccio thriller dall’ingranaggio perfetto.

di Donatella Perullo

Titolo: Flower of Evil (악의 꽃)

Genere: Thriller

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoo Jung-hee

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16

Durata per episodio: 60 minuti circa

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Lee Joon-gi (Baek Hee-sung/ Do Hyun-soo)

Moon Chae Won (Cha Ji-won)

Jang Hee-jin (Do Hae-soo)

Seo Hyun-woo (il giornalista Kim Moo-jin)

Jung Seo-yeon (Baek Eun-ha, figlia di Hyun-soo e Ji-won)

Kim Ji-hoon (allievo di Do Min-seok)

Choi Byung-mo (Do Min-seok)

Baek Hee-sung (Lee Joon-gi) e Cha Ji-won (Moon Chae-won) sono sposati e hanno una bellissima bambina che li adora. L’uomo è un artigiano del metallo e ha il suo laboratorio al piano terra della loro abitazione, mentre Ji-won è una detective della polizia. Sono una coppia affiatata e molto innamorata, in apparenza normalissima e serena. All’inizio della storia la famiglia è pronta a festeggiare il trentanovesimo compleanno dell’uomo, con i genitori di lui. Qui s’intravedono le prime ombre. I due, infatti, non sembrano accettare la famiglia del figlio. Da subito si capisce, quindi, che non tutto è come sembra. Quando non è alla presenza della moglie o della figlioletta, Baek Hee-sung appare freddo e cupo. È un uomo duro nei confronti della madre e i dialoghi tra loro fanno intendere che celano qualcosa. È così, in effetti.

Baek Hee-sung nasconde alla moglie un terribile segreto. Un passato orribile che l’ha indotto ad avere un’identità segreta. In realtà l’uomo è infatti Do Hyun-soo, figlio di Do Min Seok, (Choi Byung Mo), un serial killer suicidatosi prima di essere catturato dalla polizia.  All’epoca dei terribili omicidi, il giovane Hyun-soo viveva con il padre e la sorella maggiore, Hae Su, in un villaggio. Alla morte del padre, il giovane perché chiuso e anaffettivo, era stato preso di mira dai concittadini. Convinti che il ragazzo fosse complice del genitore, avevano perpetrato su di lui esorcismi e torture. Per questo, dopo la misteriosa uccisione del capo villaggio, Hae-su, era fuggita con il fratello e per non essere rintracciati, i due si erano separati.

“Vorrei che potessimo scambiarci corpo per un giorno, così che tu possa sentire quanto ti amo” (Cha Ji-won)

A distanza di diversi anni Do Hyun-soo vive dunque ormai come Baek Hee-sung. Ha una vita in apparenza serena, ma è tormentato dai fantasmi del passato e terrorizzato dal timore di essere davvero come suo padre. Si sforza di restare in equilibrio tra la sua vecchia vita e quella che si è creato, ma è vittima di dolorosi disturbi emotivi. Disturbi che lo spingono a sforzarsi di mostrare sentimenti che è convinto di non riuscire realmente a provare. Tutti questi equilibri da lui faticosamente costruiti, sono destinati, però,  a crollare.

A sua moglie sono affidate, infatti, le indagini su alcuni omicidi seriali che ricordano quelli messi in atto anni prima da Do Min Seok. Questo manda in crisi Hyun-soo ma, soprattutto, porta Cha Ji-won a scoprire verità inaspettate sul marito. Riuscirà il suo amore a resistere a tutto quello che verrà alla luce? Soprattutto, quanto di suo padre c’è in Do Hyun-soo e quanto c’è di vero in ciò che l’uomo crede di provare?

“Se nemmeno tu mi credi, come farà chiunque altro a credere a ciò che dico?” (Do Hyun-soo)

Raccontare la trama di Flower of Evil è un’impresa difficile se non si vuole rivelare troppo e rovinare la visione. Questo drama ha una storia potente, complessa e magnificamente sviluppata. È un intreccio thriller disseminato di indizi mai casuali, che si sviluppa suscitando sorpresa ed emozioni forti. Gli appassionati del genere, che hanno letto romanzi e visto tante serie tv e film, sono abituati a certi meccanismi tipici e ormai, aimè, prevedibili. Lo so bene perché sono tra questi ed è da tempo che trovo con difficoltà storie capaci di sorprendermi e avvincermi. È per questo che Flower of Evil è stata per me una salutare sferzata di energia. Questo drama è un ingranaggio perfetto che lascia soddisfatto anche lo spettatore più difficile, come me. Nel rappresentarvi la storia ho dovuto per forza di cosa evitare di parlare di personaggi e fatti fondamentali, perché mi avrebbero fatto rischiare spoiler imperdonabili.

Non è solo l’intreccio poliziesco, però, a rendere speciale Flower of Evil. Ciò che lo rende, per me, un Drama di classe superiore, è la costruzione umana dei personaggi. Per primo Do Hyun-soo con i suoi tormenti, il suo disagio psicologico e il suo chiudersi al mondo con la certezza di non essere in grado di empatizzare con il prossimo né amare nessuno. È un personaggio magnificamente umano, che Lee Joon-gi ha reso suo, rappresentandolo come solo un grande professionista è capace di fare. Attraverso i suoi occhi, l’attore ci mostra l’inferno interiore di Do Hyun-soo e ci fa desiderare di salvarlo, anche senza sapere se lo meriti oppure no.

Hyun-soo che si paragona al dio Efesto, il meno bello del monte Olimpo, odiato da tutti per il suo carattere, sente di non meritare nulla. Non ama, ma protegge la sua bambina e sua moglie. Non ha scrupoli a mantenere segreta la sua vera identità, ma non esita a perdonare chi in passato ha tradito lui e sua sorella. Sente di non aver nulla da perdere, eppure protegge ciò che ha, a costo della vita. Questo personaggio, credetemi, vi resterà tatuato sul cuore e lascerà segno che difficilmente svanirà.

Così sarà anche per Cha Ji-woon, una poliziotta innamorata del proprio mestiere. Lei ha sempre saputo cosa voleva dalla vita e ha conquistato ogni suo traguardo. Per amore del marito farà scelte imprevedibili e coraggiose. Prenderà decisioni giuste, a volte difficili e soprattutto non vacillerà, se non per qualche breve istante. Perderà l’equilibrio solo per poco e quando lo avrà recuperato, resterà salda sulla propria strada, a qualsiasi costo e contro tutto e tutti.

“È il padre di mio figlio, è la mia famiglia, è la mia persona e ha una moglie che starà al suo fianco qualunque cosa accada.” (Cha Ji Won)

Intorno a loro due, una miriade di satelliti, ognuno con le sue peculiarità, con le sue luci e ombre e tutti sublimi. Dalla squadra di colleghi detective di Cha Ji-woon, ai genitori adottivi di Do Hyun-soo. Fino ad arrivare allo spietato padre killer che continua a tormentare i ricordi di Hyun-soo.  Senza bisogno di troppe parole, ma con il suo sguardo nero come la notte più buia, Do Min Seok (Choi Byung Mo) riesce a inquietare anche gli spettatori più coriacei. C’è poi il giornalista Kim Moo-jin (Seo Hyun-woo) con il suo struggente amore mai dimenticato per la tormentata Do Hae-su. Una nota speciale è dovuta anche alla piccola Jung Seo-yeon, che interpreta da attrice consumata Baek Eun-ha la figlioletta di Hyun-soo e Ji-woon. Ricordate questo nome, perché sono certa che diventerà una star.

Ultimo ma non ultimo Kim Ji-hoon, un attore che ho scoperto in questo drama e del quale vorrei parlare tanto. Non posso, però, perché del suo personaggio credetemi non oso riferire neanche il nome per non rovinare sfumature importanti del racconto. Vi basti sapere che dopo aver visto Flower of Evil non lo dimenticherete facilmente.

Per quanto riguarda la colonna sonora, a costo di sembrare ripetitiva, devo dire che è perfetta per la storia alla quale fa da contrappunto. Due brani in particolare sono entrati di diritto nella mia playlist e non credo ne usciranno mai: Feel You, cantata da Shin Yong-jae  e In my Heart, cantata da Lim Yeon. 

In conclusione, Flower of Evil è inaspettatamente salito in cima alla mia classifica dei drama. È di certo il più avvincente e toccante che ho visto quest’anno e vorrei davvero che lo vedeste perché lo ritengo imperdibile, come è stato per pochi finora. Nonostante la messa in onda sia terminata da poco, Lee Joon-gi ha vinto per la sua interpretazione già due premi  al 5 ° Asia Artist Awards, come Asian Celebrity e come Best Artist. Sono certa che non saranno solo i primi riconoscimenti per la sua eccellente performance e che ne arriveranno altri anche per gli altri professionisti che hanno contribuito alla realizzazione di questo eccellente lavoro.

La mia valutazione
10/10
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Your Honor – 친애하는 판사님께

Un legal thriller ricco di intrighi, colpi di scena e spunti di riflessione.

di Donatella Perullo

Titolo: Your Honor 친애하는 판사님께

Genere: Legal Drama

Sceneggiatura: Cheon Sung-il

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 32 da 35 minuti

Anno di produzione: 2018 

Dove vederlo: in streaming su Viki

Main Cast:

Yoon Shi-Yoon   (Han Kang-Ho e Han Soo-Ho)

Song So Eun (Lee Yoo-Young)

Park Byung-Eun (Oh Sang-Cheol)

Kwon Nara (Joo Eun)

“Cervello straordinario, aspetto splendido. Ci sono fratelli che condividono tutti i geni allo stesso modo, ma vivono vite completamente diverse.”

È così che il sito ufficiale di Your Honor apre la presentazione di questo drama.

La storia ci mostra come due persone con pari qualità intellettive possano ricevere dalla vita, opportunità opposte a causa del pregiudizio.

Han Kang-ho e Han Soo-ho (Yoon Shi-Yoon) sono due gemelli omozigoti, identici nel fisico ma opposti nell’animo. Viziato e ben considerato dalla madre, Soo-ho ha la possibilità di studiare e diventa giudice. Trattato invece in modo impari, Kang-ho diviene un piccolo delinquente e finisce più volte in prigione.

Una notte, mentre getta l’immondizia e non ci sono testimoni, qualcuno rapisce il magistrato Soo-ho. Lo scapestrato Kang-ho, in fuga dalle forze dell’ordine, si reca a casa del fratello in cerca di aiuto e per una serie di coincidenze, si ritrova a prenderne il posto. Per non essere smascherato è costretto a sostituirlo anche in tribunale. Qui, supportato dall’ignara Song So-eun (Lee Yoo-young), una competente e sensibile tirocinante, inizierà a svolgere le mansioni di giudice. Con sua stessa sorpresa, si appassionerà ai casi che gli saranno sottoposti. Si rivelerà essere giusto, coscienzioso e umano, molto più del fratello e di tanti altri magistrati, avvocati e procuratori nei quali s’imbatterà.

«Non che io ne sappia molto, ma un attore rende felice gli altri, penso. Li fa piangere e ridere, si arrabbia per conto loro e si vendica per conto loro…» (Han Kang-ho)

Per uno strano gioco del destino quindi, il malvivente Kang-ho si troverà invischiato in un dedalo d’insidiosi giochi di potere. Dovrà lottare contro la corruzione della casta e sarà costretto a combattere per la sua vita e per il proprio riscatto. Dovrà lottare soprattutto per l’amore di So-eun, del quale crede di non essere degno.

Your Honor è un legal thriller di ottimo livello, arricchito da una pennellata di romance, sviluppata così da donare ancor più spessore alla storia. La trama è ricca di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo fotogramma. Una narrazione che per intrighi e complessità, ma soprattutto per il crescendo di emozioni, mi ha ricordato a tratti i romanzi di John Grisham. I personaggi sono tutti credibili, anche i secondari.

Il racconto concede diversi spunti di riflessione e non solo per gli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti e il loro passato. Anche i casi che Kang-ho affronta come giudice, hanno la capacità di sollecitare la coscienza dello spettatore e stimolarlo a riflettere su argomenti importanti.  

«Sei il mio centro gravitazionale. Non dovrei innamorarmi di te, ma continuo a farlo.» (Han Kang-ho)

La storia umana dei due protagonisti è molto ben sviluppata e coinvolge nel profondo, il tormento di Kang-ho più di tutto. Lui che si sente rifiutato dalla madre e tenta di conquistarne l’amore. È un giovane uomo convinto ormai di non essere abbastanza, per nessuno, tanto da finire con il perdersi. Le sue pene interiori fanno tremare il cuore e rodere di rabbia, inducendo lo spettatore a desiderare di risolvere per lui le ingiustizie che patisce. 

Anche il doloroso passato di So-eun, tocca l’animo. La giovane ha visto la propria famiglia distrutta da una violenza sessuale, subita dalla sorella e rimasta impunita. Un crimine che influisce sulla sua vita, sulle sue scelte e sul suo difficile rapportarsi con gli altri. Sarà questo stesso passato, però, a consentirle di riconoscere la purezza d’animo e il valore di Kang-ho. Incontro di animi che contribuirà al riscatto di entrambi.

Your Honor è, infatti, un drama che parla soprattutto di rinascita e riabilitazione. È la storia dell’evoluzione di chi, ambendo alla vita di un altro, riesce a rivalutare e riscattare la propria.  È il drama giusto per chi è in cerca di emozioni forti e di una storia diversa dal solito. Gli interpreti sono credibili e di grande spessore professionale. La vera scoperta per me, però, è stato Yoon Shi-yoon. Ammetto che nei primi episodi la sua interpretazione appare un po’ sopra le righe, ma poi diviene a dir poco magistrale. Nell’impersonare i due gemelli dall’animo così diverso, riesce a distinguersi nell’una e l’altra veste solo con cambi di sguardo e movenze. Grazie alla sua bravura, ci si ritrova ad amare Kang-ho e a odiare Shi-yoon, distinguendoli come avessero volti diversi.

Come la gran parte dei drama, Your Honor è impreziosito da OST molto belle che contribuiscono al coinvolgimento emotivo. La mia preferita è Comfort di Jung In, che ho ovviamente aggiunto alla mia play list.

Your Honor in patria è stato premiato con un discreto indice di ascolto. Ha ricevuto sette nomination ed entrambi i protagonisti hanno vinto premi di rilievo per le loro interpretazioni. Yoon Shi-yoon ha ricevuto, allo SBS Drama Awards, l’Exellence Award Actor, mentre come protagonista femminile, Lee Yoo-young è stata nominata miglior attrice.

Il video di 'Comfort'

La mia valutazione
9/10
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I Drama e il mistero dell’ombrello giallo

Dalle origini di un gesto antico alla motivazione della scelta del colore: Perché nei Drama così spesso il protagonista ripara la sua amata con un ombrello giallo?

di Donatella Perullo

Quante volte, vedendo un drama, siamo incappati nella scena in cui il protagonista accorre con un ombrello per riparare la sua amata dalla pioggia? E quante volte quell’ombrello era di un giallo sgargiante?  Io non le conto più ormai e di volta in volta la mia curiosità su quel particolare gesto è aumentata. Volevo capire, così ho iniziato a cercare spiegazioni in rete, ma senza ottenere alcun risultato.

I blog che hanno affrontato l’argomento in realtà sono tanti, anche stranieri. Ognuno ha elencato i Drama in cui si vede questa scena o nei quali c’è un ombrello giallo. Nessuno, però, ha dato spiegazioni sul ripetersi della cosa e sul perché quell’ombrello sia nella stragrande maggioranza delle volte, appunto, giallo. 

La buona notizia è che, forse, sono finalmente riuscita a dare una risposta alla domanda che assilla  molti appassionati di drama.

Prima però credo sia interessante sapere di più sulla storia dell’ombrello nella cultura coreana. Jeong Yeon-hak, ricercatore del National Folk Museum of Korea, riferisce che in Corea gli ombrelli furono portati dai missionari tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e che erano considerati tabù perché coprivano il cielo. Allora, infatti, il re era paragonato al cielo e coprirsi la testa con l’ombrello, impedendosi di guardare l’azzurro, equivaleva a mancare di rispetto al sovrano. Solo quando anche il re iniziò a proteggersi dai raggi del sole con un ombrello, questo tabù fu lentamente sfatato. Ben presto, anzi, l’ombrello divenne simbolo di ricchezza e utilizzarlo era indicatore di successo.

Se nel mondo da subito ci si è impegnati per produrre ombrelli di grande qualità, in Corea solo nel 1956 questi divennero oggetti di uso quotidiano. Ciò grazie a una società chiamata Hyuprip che lo rese possibile. Prima di allora gli ombrelli erano soprattutto di carta e abbastanza costosi. La Hyuprip realizzò ombrelli di plastica blu che costavano appena cinquecento won, quanto una ciotola di jjajangmyeon, tagliatelle con salsa di fagioli neri. Tempo dopo, il mercato coreano fu però invaso dagli ombrelli fabbricati in Cina che erano molto più economici. In conseguenza, numerose aziende, tra cui la Hyuprip, non riuscirono a reggere la concorrenza. La Hyuprip Korea ha oggi la sua fabbrica in Cina.

Una volta in Corea chi possedeva un ombrello lo custodiva con attenzione e quando si danneggiava, provvedeva a farlo riparare. Oggi, invece, sono in pochi ad averne cura. Questo sia perché gli ombrelli sono diventati economici e facilmente acquistabili, sia perché i prezzi di riparazione sono poco convenienti. Attualmente solo il 37% degli ombrelli persi nella metropolitana di Seoul sono reclamati all’ufficio oggetti smarriti. In Corea di solito gli oggetti smarriti nella metro, ombrelli compresi, sono conservati per sette giorni presso l’ufficio addetto e poi inviati alla polizia. Dopo nove mesi diventano proprietà del Paese. Alcuni, in buone condizioni, sono donati a chi ne ha bisogno mentre il resto è distrutto. 

Si stima che ogni anno in Corea gettino via circa quaranta milioni di ombrelli. 
Per questo, alcuni governi regionali offrono servizi per riparare gli ombrelli gratuitamente, così da incoraggiare le persone a continuare a utilizzare quelli danneggiati. Ci sono anche alcune aziende che producono portafogli e piccoli sacchetti con tessuto riciclato da ombrelli dismessi.

Ora torno al motivo per cui ho scritto quest’approfondimento. Perché nei drama troviamo così spesso la scena  in cui, in una giornata di pioggia, il protagonista ripara la sua amata con uno ombrello giallo? Inizio con il dare una spiegazione al gesto, a prescindere dal colore dell’oggetto. In base a ciò che ho dedotto, tutto ha inizio nell’antichità e in un paese non troppo lontano dalla Corea, il Giappone. Nella cultura giapponese il gesto della condivisione di un ombrello ha un nome: Ai ai gasa (相合傘).  In Giappone l’Ai ai gasa è il simbolo degli innamorati, così come in occidente lo è il cuore trafitto da una freccia. Le coppie di innamorati, infatti, sono solite disegnare il simbolo di un ombrello stilizzato e ai due lati del manico, scrivono i loro nomi.

Questo piccolo ideogramma diventa per chi lo disegna, quasi come un talismano. Un amuleto grazie al quale la coppia non si separerà mai. Ma da cosa ha origine l’Ai ai gasa?

Nell’antichità in Giappone le regole del corteggiamento erano rigorose. Non era consentito che una ragazza non fidanzata si facesse vedere in pubblico con un uomo che non fosse un membro della famiglia. Per questo motivo i giovani uomini non avevano alcun modo di frequentare la ragazza di cui erano innamorati. In loro soccorso arrivava la Tsuyu, la lunga stagione delle piogge durante la quale era indispensabile uscire, portando con sé un ombrello. Fu grazie alla Tsuyu che gli innamorati poterono ricorrere allo stratagemma dell’educazione per avvicinare la donna desiderata. Riparare una ragazza con il proprio ombrello, infatti, era una galanteria tollerata, che dava agli innamorati la possibilità di restare un po’ soli e vicini.

Così, condividere l’ombrello diventò gradualmente l’emblema del romanticismo e, con il tempo, il disegno stilizzato dell’ombrello si trasformò nel simbolo di una coppia di innamorati.

Se le due culture sono per molti aspetti diverse, è plausibile però che trentacinque anni di dominazione nipponica possano aver lasciato tracce nel popolo coreano. Credo, quindi, che nei drama il ripararsi sotto il medesimo ombrello, possa richiamare la romantica tradizione nipponica dell’Ai ai gasa.

Incentrando, invece, l’attenzione sul colore dell’ombrello utilizzato, dobbiamo considerare l’importante significato che il giallo ha sempre avuto per il popolo coreano.

Nella cultura coreana di solito il giallo simboleggia la sicurezza, la realizzazione, la stabilità ma anche di più. In Corea, infatti, si ritiene che gli spiriti maligni odino questo colore e che li faccia stare alla larga, che serva per esorcizzarli. Per questo è giallo, con scritte rosse, anche il Pujok, un amuleto simbolo della buona fortuna.  Il Pujok una volta era appeso dinanzi alle case delle persone importanti o tenuto in mano come portafortuna. Il colore giallo era, inoltre, il colore principale usato dall’imperatore e per questo è associato alla nobiltà, alla dignità e alla purezza di spirito.

Dunque vi propongo la spiegazione che mi sono data riguardo alle scene dei Drama in cui appare il fatidico ombrello giallo. Se il gesto romantico di riparare l’innamorata richiama l’antica cultura orientale, il colore del riparo offerto è fondamentale nella simbologia della scena. Un giovane che porge un ombrello giallo è individuato subito, quindi, come un uomo positivo che rappresenta sicurezza e ha un animo buono e nobile.

Ecco anche perché l’ombrello di Jin Seon-mi, la protagonista di A Korean Odyssey è giallo. Quell’ombrello, lei lo usa per scacciare gli spiriti e tenere lontano il male.

I Drama dove ho notato questo particolare sono tanti, non sto qui a elencarli tutti, molti li ricorderete di certo anche voi.

È anche vero che non in tutti i Drama il protagonista ha un ombrello giallo. In My ID is a Gangnam beauty Do Kyung-seok (Cha Eun-woo) ripara Kang Mi-rae (Im Soo-hyang) con un ombrello bianco. Questo colore è il più amato dai Coreani e per loro significa verità, vita e purezza. Probabilmente era il colore più adatto a rappresentare Do Kyung-seok, il solo a riconoscere la bellezza di Mi-rae di là del suo aspetto fisico. Anche quando gli ombrelli hanno un colore diverso dal giallo, insomma, credo che rappresenti un messaggio. Sono ormai certa, infatti, che gli sceneggiatori coreani lascino di rado le loro scelte al caso.

L’ombrello utilizzato da Gong Yoo in Goblin è nero, ad esempio, e dice tutto su Kim Shin. Secondo l’Obangsaek (오방색), la combinazione dei cinque colori tradizionali coreani, il nero rappresenta la saggezza, l’oscurità e la morte, ma anche l’onestà e l’onore. Tutti elementi, insomma, che raffigurano alla perfezione il personaggio. L’ombrello di Kim Shin è però anche uno status simbol. Quando incrocia il Goblin, Eun Tak è povera e cammina sotto la pioggia senza riparo. Lui invece ha il suo ombrello nero, ampio e costoso, che in pochi potrebbero permettersi. Un ombrello prodotto dalla casa londinese Fulton, presso la quale si serve anche la famiglia reale britannica, inclusa la regina Elisabetta. Un ombrello, insomma, che non solo per il suo colore, dice tutto su chi lo possiede.

Per completare il significato che i coreani danno ai cinque colori dell’Obangsaek, il rosso rappresenta la passione, l’amore e la creazione. È per i coreani un colore potente che scaccia la sfortuna. Per questa credenza, le spose nel giorno delle nozze si disegnano sul viso due pomi rossi. Sempre per questo motivo, nella ricorrenza del solstizio d’inverno, i coreani mangiano il Patjuk, la zuppa di fagioli rossi adsuki.  Infine c’è il blu. Questo colore rappresenta la luminosità, la chiarezza e una nuova nascita. È usato negli abiti delle ragazze e anche le decorazioni in filo dell’abito da sposa sono rosse e blu.  

In base all’antica teoria cinese dei cinque elementi, condivisa in tutto l’oriente, il mondo ha avuto origine da due forze, yin e yang. Queste forze hanno creato i cinque elementi o Obangsaek. I cinque colori che rappresentano gli elementi dell’Obangsaek sono il giallo, il rosso, il nero, il blu e il bianco. Il nero è il nord e l’acqua. Il rosso è il sud e il fuoco. Il bianco è l’ovest e il metallo (oro). Il blu è l’est e l’albero. Il giallo è il centro e la terra.

Fonti: (1) (2) (3) (4) (5) (6)  Credit foto: Ai ai gasa (7)

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Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Bromance, amori e rocambolesche avventure dei Cavalieri in fiore, l’orgoglio del regno di Silla.

di Donatella Perullo

Titolo: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Genere: Storico/romance

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Park Eun-yeong  

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 20 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2016/2017

Main Cast:

Park Seo-joon (Kim Sun-woo)

Go Ara (Kim Ah-ro)

Park Hyung-sik (Sammaekjong/Kim Ji-dwi)

Choi Won-young  (Lord Kim Ahn-ji)

Choi Min-ho (Kim Soo-ho)

Kim Tae-hyung  aka V (Suk Han-sung)

Do Ji-han (Park Ban-ryu)

Jo Yoon-woo (Kim Yeo-wool)

Kim Hyeon-jun  (Suk Dan-se)

Yoo Jae-myung (Pa-oh)

Kim Ji-soo  (Regina Madre Ji-so)

Seo Ye-ji (Principessa Sook-myung)

La regina madre Ji So-ha governa il Regno di Silla sin dalla morte del re Beopheung.  La donna tiene l’erede al trono, il suo giovane figlio Sam Maek-jong (Park Hyung-sik) nascosto, lontano dalla capitale Seorabeol per proteggerlo dai nemici che vogliono impedirgli di salire al trono. Divenuto maggiorenne, Sam Maek-jong, però, torna in città con l’intenzione di vigilare sull’operato della madre e chiederle di cedergli il potere. Mantiene quindi l’incognito e, protetto solo dal suo fedele braccio destro, si aggira tra la gente, presentandosi come un giovane nobile di nome Kim Ji-dwi.

Kim Sun-woo (Park Seo-joon) e Kim Seon-u (Lee Kwang-Soo) sono due amici che vivono in un modesto villaggio del regno di Silla. Sun-woo è orfano, non conosce le proprie origini ed è stato allevato da un eccentrico musicista. Anche Seon-u ha una storia difficile alle spalle. Dodici anni prima è stato strappato alla sua famiglia e ridotto in fin di vita. Salvato dal padre adottivo di Sun-woo è cresciuto con il desiderio di ritrovare la sua famiglia d’origine e soprattutto la sua sorellina Kim Ah-ro (Go Ara). Un giorno i giovani decidono di partire alla volta della capitale per rintracciare finalmente la famiglia di Seon-u. Giunti a Seorabeo, i due ragazzi si dividono e Kim Seon-u riesce a vedere la sorella ma, prima che possa farsi riconoscere, avviene l’imprevedibile. Kim Seon-u vede Sam Maek-jong parlare con qualcuno che lo chiama per nome e ne scopre la vera identità.

Conscio del pericolo che sta correndo, rintraccia Kim Sun-woo e lo incita a fuggire con lui dalla città. Sun-woo non capisce cosa sia successo, ma dinanzi al terrore dell’amico non si lascia pregare. I due così si addentrano lungo un sentiero attraverso il bosco, in cerca di salvezza.

Una sicario reale ha però visto in volto Seon-u e lo insegue per ucciderlo e impedirgli di rivelare l’identità dell’erede al trono. Saputo quanto sta per succedere, Sam Maek-jong fa di tutto per impedirlo e corre anche lui nel bosco per fermare l’assassino.

Purtroppo il destino di Seon-u è segnato. Il sicario reale raggiunge lui e Sun-woo e li trafigge senza pietà. I due ragazzi restano agonizzanti nella boscaglia e prima di perdere i sensi, Kim Sun-woo tiene tra le braccia il suo più caro amico, che spira dopo avergli fatto giurare che si prenderà cura di sua sorella Kim Ah-ro.

Il giorno dopo Sun-woo è trovato in fin di vita, accanto al cadavere dell’amico, da Kim Ahn-ji un jin-gol (medico) che lo porta in casa sua e, con l’aiuto di sua figlia anch’ella jin-gol , lo cura. Al suo risveglio Kim Sun-woo racconta l’accaduto all’uomo il quale, disperato, capisce che il giovane trovato morto era il suo adorato figlio, rapito dodici anni addietro. Kim Ahn-ji rivela così al ragazzo di essere stato un medico reale, costretto dalla malvagità della regina a lasciare il palazzo.

“Nessuna strada è nata per essere una via sin dall’inizio, qualcuno vi ha dovuto camminare, perché diventasse tale. (Kim Sun-woo)

Per proteggere Sun-woo, l’uomo gli propone di prendere l’identità di Seon-u e fingersi suo figlio, nonché fratello di Kim Ah-ro. Il ragazzo accetta perché vuole restare in città e vendicare la morte del suo amico fraterno. Vuole però anche mantenere la promessa fattagli in punto di morte e proteggere la giovane Ah-ro, fingendosi suo fratello maggiore.

Nel frattempo, per indebolire il potere della casta, la Regina decide di creare una nuova elite, l’Hwarang, un esercito di giovani nobili, tutti di bell’aspetto, destinato a supportare e proteggere re Sam Maek-jong. Non immagina la regina che di questo speciale esercito farà parte, sotto le mentite spoglie di Kim Ji-dwi, il suo stesso figlio e che anche Sun-woo, fingendosi Kim Seon-u si infiltrerà in questa speciale Accademia Militare.

A questo punto, credetemi, vi ho rivelato ben poco, la storia è appena all’inizio e lo scenario è così ampio che per spiegarvene i dettagli non basterebbero decine di pagine. Spero solo di avervi dato un’idea di quanto sia interessante e avvincente questa trama. In genere non apprezzo i drama storici perché li trovo piuttosto ripetitivi, Hwarang però è differente. Non solo perché ha un cast eccezionale o perché l’esercito di Cavaliere in fiore  è una gioia per gli occhi e per lo spirito. Hwarang è speciale perché pur restando, non del tutto, ma abbastanza fedele alla ricostruzione storica, riesce a emozionare, coinvolgere e divertire.

Hwarang ha una trama avvincente e pur non mancando dei classici intrighi di corte, la storia è ricca di romanticismo, cameratismo, duelli e rocambolesche avventure.  Mi ha ricordato per certi versi un classico della nostra cultura: I tre moschettieri. Mentre, però, molti dei numerosi film ispirati al romanzo di Dumas mi hanno a tratti annoiata, Hwarang è riuscito a mantenere vivo il mio interesse fino alla fine e non solo per l’indiscussa avvenenza dei protagonisti. Certo, ho trovato alcuni risvolti prevedibili, ciononostante la storia è riuscita a mantenere costante la tensione e ad avere un ritmo crescente e incalzante.

“Ho sempre pensato che non mi importasse di essere venuto al mondo ma dopo averti incontrata, per la prima volta sono stato grato di essere nato e il motivo per cui sono vivo, ora sei tu. (Kim Sun-woo)

Il triangolo amoroso tra Ah-ro (Go Ara), Sun-woo (Park Seo-joon) e Sam Maek-jong (Park Hyung Sik) è la colonna portante del drama, ma non l’unica. I personaggi secondari, che poi tanto secondari non sono, e le loro storie  sono un valore aggiunto non da poco. I numerosi misteri che si presentano e poi dipanano puntata dopo puntata, contribuiscono a tenere alta la tensione e l’interesse dello spettatore. Così come il fascino dei Cavaliere in fiore, i loro caratteri tanto diversi gli uni dagli altri, la loro bellezza e l’aspetto bromance che avvince quasi quanto le storie d’amore narrate.

Il cast, come dicevo, è incredibilmente ricco e di ottima qualità. Inutile rimarcare la ben nota bravura di Park Seo-Joon, di Park Hyung-sik, di Go Ara o di tutti gli interpreti dei Hwarang. Una menzione speciale, però, è d’obbligo per Kim Tae-hyung, ovvero V del gruppo K Pop BTS che interpreta in maniera egregia Suk Han-sung un personaggio ingenuo e di una dolcezza infinita. Prima di Hwarang lo apprezzavo tantissimo per la sua voce calda e inconfondibile, ma ora che l’ho visto recitare si è guadagnato un posticino speciale nel mio cuore. Anche Choi Min-ho, membro della boy band Shinee, con la sua interpretazione di Kim Soo-ho mi ha piacevolmente sorpresa. 

Così come mi hanno un po’ infastidito le risate gracchianti e spesso immotivate di Lord Kim Wi-hwa (Sung Dong-il), mentore degli Hwarang, ma ho davvero solo da elogiare questo Drama.

Anche le Ost sono molto belle, le mie preferite sono I’ll be here – cantata da Park Hyung Sik; Even if I die, it’s you – interpretata da V & Jin dei BTS e Our Tears interpretata da Park Seo-joon.

In conclusione devo confessare che se dovessi avere la possibilità di trasformarmi in una protagonista di Drama, molto probabilmente sceglierei di essere Ah Ro, contesa tra Park Seo-joon e Park Hyung-sik e circondata da un esercito di Cavalieri in fiore che farebbero tornare la vista agli orbi.

Una Curiosità:

Vicino alla località turistica di Bomun, c’è il Silla Millennium Park. Qui c’è una bellissima ricostruzione dell’architettura della dinastia Silla, ma non solo. Presso la  Hwarang Performance Hall, è proposto uno spettacolo culturale che mostra gli Hwarang all’opera! La performance dura circa mezz’ora e durante questo lasso di tempo, giovani cavalieri in uniforme Hwarang fanno acrobazie a cavallo. Al Silla Millennium Park è anche possibile visitare il set della KBS nel quale è stato girato Hwarang: The poet warrior Youth. Il sito è rimasto intatto ed è sicuramente emozionante per un fan trovarsi nello stesso luogo nel quale sono state girate le scene del Drama. Il parco è disseminato di cartelli anche in inglese, che narrano ai visitatori i dettagli sulla storia della dinastia Silla.  Ne spiegano anche il sistema gerarchico del rango delle ossa sacre, citato nella sceneggiatura. (Fonte e credit foto del Silla Millennium Park : 1)

La mia valutazione
9/10
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#ALIVE (#살아있다)

Un horror zombie inaspettato. Un racconto introspettivo che mostra anche l’aspetto umano di un’apocalisse.

di Donatella Perullo

Titolo: #ALIVE (#살아있다)

Genere: Horror/zombi

Dove vederlo: in streaming su Netflix

Sceneggiatura: Cho Il-hyung e Matt Naylor

Paese di produzione: Corea del Sud

durata: 1 ora e 38  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2020

Main Cast:

Yoo Ah-in (Joon-woo)

Park Shin-hye (Kim Yoo-bin)

Supporting Cast

Lee Hyun-wook (vicino di casa)

Oh Hye-won (una poliziotta)

Jeon Bae-soo (soccorritore)

Una stanza immersa nella penombra. La luce di un giorno assolato filtra a malapena attraverso le tende. Un ragazzo dorme vestito, circondato da computer e apparecchiature elettroniche. Si è lasciato cadere sul letto a notte fonda, dopo ore trascorse dinanzi a un video. È un campione di giochi online, bravo con il joystick ma imbranato nelle attività pratiche e nella vita quotidiana. Il telefono suona e il giovane Joon-woo (Yoo Ah-in) si sveglia a stento. Sussulta nel rendersi conto che sono le dieci. Il suo primo pensiero è chiamare a gran voce la mamma, ma nessuno gli risponde. È solo. Circondato dal silenzio, si alza, si lava, cerca qualcosa da mangiare, beve, poi sul tavolo del soggiorno trova un messaggio di sua madre. “Avevamo fretta, quindi non c’è niente da mangiare” recita il biglietto “Compra qualcosa a tua sorella. Scusa, figliolo, ci vediamo dopo! Ti voglio bene, mamma.

Joon-woo sorride, ma ignora le parole della madre e riprende la partita online lasciata in sospeso la notte precedente. I compagni di gioco iniziano a interagire, finché uno di loro grida di correre a vedere la televisione perché sta succedendo qualcosa di strano.  Joon-woo va in salotto e mentre ascolta le notizie, dalla strada lo raggiungono grida e un angosciante frastuono. Si affaccia e dinanzi a lui si apre uno scenario apocalittico. Cosa sta accadendo? Perché c’è chi fugge e chi assale gli altri, tentando di morderli? Stordito e sorpreso, il ragazzo apre timidamente la porta di casa. Stravolto, un vicino (Lee Hyun-wook) ne approfitta per catapultarsi nell’appartamento e barricarsi con lui. Il ragazzo cerca di mandarlo via, ma quello lo scongiura di lasciarlo restare al sicuro. Joon-woo rifiuta, ma gli accorda il favore di fargli usare il bagno prima di andarsene. Grave errore.

Poco dopo, infatti, l’uomo ha una crisi, si muta in un famelico zombi e lo assale. Il giovane riesce a stento a liberarsene e poco dopo riceve un messaggio vocale da suo padre che gli dice disperato: “Devi sopravvivere!”. È proprio questa preghiera a divenire il fulcro dell’intero film.

 #ALIVE catapulta velocemente gli spettatori nell’epidemia zombi, senza dar tempo di porsi domande su cosa l’abbia originata. L’attenzione di chi guarda è rapita da altro e anche se non mancano i momenti adrenalinici, molto è affidato all’aspetto introspettivo della storia. Un racconto incredibilmente efficace che narra la lotta per la sopravvivenza di un ragazzo campione nei combattimenti virtuali, ma impreparato alla dura realtà tanto da apparire goffo. Novello Robinson Crusoe, Joon-woo è segregato nell’appartamento di un condominio alveare che diviene un’isola deserta, perduta in un mare di orrore e morte.

Il Trailer di #ALIVE

Il soggiorno, affacciato su un cortile che diviene il centro del mondo, appare come un palcoscenico. Un proscenio dal quale Yoo Ah-in mostra tutti i sentimenti che stravolgono il suo personaggio. Confinato tra quattro mura, senza più cibo, privo di qualsiasi possibilità di contattare il mondo esterno, ben presto il ragazzo inizia a essere terrorizzato dalla solitudine e dall’orribile destino che gli sembra sempre più ineluttabile. Così Joo-woo passa dalla voglia di lottare, alla disperazione, dalla rabbia incontenibile alla paura, dalla  imbambolata sorpresa all’audace reazione, dalla resa alla determinazione. Quando per lui la capitolazione appare la sola via d’uscita, ecco che entra in scena Kim Yoo-bin (Park Shin-hye). La misteriosa dirimpettaia determinata e armata di ascia, restituisce al ragazzo la forza di non arrendersi.

Di lei non sappiamo nulla se non che è stata un’alpinista, ma leggiamo la forza nel suo sguardo e l’algida determinazione. Rappresenta la speranza e la forza d’animo, questo personaggio. La luce che guida Joon-woo attraverso i meandri dell’inferno, verso la luce.

Pur non conoscendosi, i due giovani si scambieranno da subito gesti di umanità e altruismo. Generosità istintiva che rappresenta un faro nella tempesta della disperazione. I due si sosterranno a vicenda e condivideranno la lotta contro gli zombi bramosi della loro carne.

Privo quasi totalmente di cliché e forte di effetti speciali degni delle migliori pellicole di genere, Alive è un film che consiglio di non perdere. Valore aggiunto è senza dubbio la presenza di Yoo Ah-nin. Attore che ha già dimostrato grande talento nel film Burning–l’amore brucia e in drama imperdibili come Chicago Typewriter e Secret Love Affair.

Leggi anche: Chicago Typewriter

Non meno incisiva l’interpretazione di un’inedita Park Shin-hye. Molto amata da alcuni e detestata da altri, l’attrice è convincente e ben immedesimata nel ruolo della determinata survivor. Ammetto di averla apprezzata anche in The Heirs, accanto a Lee Min-ho, nonostante la sua recitazione fosse ancora immatura. Confesso di averla apprezzata di più in Memories Of The Alhambra, al fianco di Hiun Bin. Qualsiasi sia il parere che avete su di lei, in #Alive la troverete del tutto diversa dai ruoli precedenti e ben immedesimata nella parte.

La sceneggiatura di #Alive è la rivisitazione di quella di “Alone”, pellicola made in U.S.A. del 2019 dello sceneggiatore hollywoodiano Matt Naylor, film del quale potete vedere il trailer QUI. L’autore l’ha riadattata insieme al regista sudcoreano Cho Il-hyung che ha poi anche diretto #Alive. 

Se siete curiosi potete vedere qui di seguito il backstage di #ALIVE.

La mia valutazione
8.7/10
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Because This is My First Life (이번 생은 처음이라)

Una storia intensa che parla d’amore e di crescita interiore. Un Drama dai ritmi lenti, la cui trama è intessuta come un ricamo sapiente.

di Donatella Perullo

Titolo: Because This is My First Life

Genere: Commedia romantica

Dove vederlo: in streaming su Viki

Sceneggiatura: Yoon Nan-joong   

Paese di produzione: Corea del Sud

Numero episodi: 16 durata per episodio: 60  minuti

Anno di trasmissione in patria: 2017


Main Cast:

Lee Min-ki  (Nam Se-hee)

Jung So-min  (Yoon Ji-ho)

Esom (WooSu-ji amica d’infanzia di  Ji-ho)

Kim Ga-eun (Yang Ho-rang amica di infanzia di Ji-ho)

Kim Min-seok (Sim Won-seok fidanzato di Ho-rang)

Park Byung-eun (Ma Sang-goo, amico e socio in affari di Se-hee)

Nam Se-hee (Lee Min-ki) è un trentottenne chiuso e misantropo. Divide la sua vita solitaria con il gatto Wori. Il suo principale obiettivo è quello di scontare i quarant’anni di mutuo, acceso per pagare il piccolo appartamento in cui vive. Ha un solo amico, Sang-goo, che conosce sin dall’infanzia ed è anche suo socio in affari. Per riuscire a sostenere le rate del mutuo Nam Se-hee è costretto ad affittare una stanza della sua casa. Il comportamento del suo inquilino, però, lo mette in difficoltà, l’uomo decide così di rescindere il contratto di affitto.

Yoon Ji-ho (Jung So-min) è una sceneggiatrice che sogna il successo, ma da tre anni si impegna senza ottenere i meritati riconoscimenti. Lavora affiancando una sceneggiatrice affermata, che sfrutta le sue capacità lasciandola nell’ombra. Tornata a casa dopo tre mesi di duro lavoro, scopre che il fratello minore, con il quale divide l’appartamento, si è sposato. La coppia sta anche per avere un bambino e Ji-ho capisce di essere una presenza inopportuna. Perciò, nonostante sia la titolare del contratto di affitto, decide di cercare un nuovo alloggio, ma per ristrettezze economiche non può locare un nuovo appartamento. Così, consigliata da Won-seok, il fidanzato di una delle sue due migliori amiche, affitta la stanza di Se-hee, convinta che il proprietario sia una donna.

“Le parole sono sempre più lente del cuore.” 

Dal canto suo anche Nam Se-hee è convinto di affittare la stanza a un uomo. Fidandosi dell’intermediazione di Sang-hoo, i due stipulano così un contratto di locazione. Grazie a orari lavorativi opposti, Nam Se-hee e Yoon Ji-ho condividono per diverso tempo l’appartamento senza mai incontrarsi. Fino al giorno in cui la madre di lui fa visita al figlio e il malinteso viene alla luce. A questo punto all’imbarazzata Ji-ho non resta che lasciare la casa di Se-hee. Un collega per cui la donna ha un debole, le offre aiuto, ma un evento spiacevole la costringe a chiedere ospitalità per una notte a Nam Se-hee. È a questo punto che l’uomo le propone uno strano affare: stipulare un contratto matrimoniale fasullo. Ciò salverebbe le apparenze e darebbe loro modo di continuare il loro asettico e conveniente rapporto tra inquilino e locatore.

Sembra l’inizio di una trama già vista, in effetti i presupposti lasciano pensare alla solita storia trita e ritrita. A fare la differenza in Because This is My First Life, però, non è la trama, ma come è sviluppata. Il drama sceglie, infatti, uno spunto banale per affrontare argomenti profondi e fornire tantissimi spunti di pensiero. I suoi sviluppi non si focalizzano solo sui protagonisti, ma anche sulle vite delle due migliori amiche di Ji-ho e dei due amici di Se-hee. Con il procedere del racconto, si assiste infatti alla nascita dell’amore tra Sang-Ho e l’apparente fredda ma tormentata, WooSu-ji. Si resta anche coinvolti dalle difficoltà della coppia consolidata di Won-seok e Ho-rang. In essa, anche per colpa di un determinato tipo di cultura, Ho-rang è ossessionata dal matrimonio al punto da rischiare di distruggere il rapporto.

Lo spettatore ha quindi la possibilità di analizzare da diverse prospettive un sentimento complesso come l’amore e valutarne le implicazioni profonde.  Assisterà anche al lento sviluppo del legame, in apparenza improbabile, tra Se-hee e Ji-ho. Un rapporto che muterà gradualmente fino a diventare complicità, poi affetto e infine amore, vero, profondo e irrinunciabile.

Because This is My First Life mi è arrivato nel cuore a scoppio ritardato, devo ammetterlo. Appena finita la visione, la mia prima sensazione non è stata di piena soddisfazione. Poche ore dopo, però, alcune scene, frasi e dettagli mi sono tornati in mente sotto forma di piccole emozioni. Allora ho cominciato a riflettere, ho iniziato a digerirlo e poi ho realizzato di aver appena guardato un Drama eccezionale. Because This is My First Life è un Drama diverso dagli altri, ha ritmi lenti e ci sono intere puntate in cui sembra non accadere nulla. In realtà anche in quei momenti la storia è intessuta come un ricamo sapiente punto dopo punto. Questo è un drama per persone pazienti e ben disposte a cogliere dettagli appena accennati, ma indispensabili per seguire e comprendere l’evoluzione dei personaggi.

Quando ho deciso di seguire il mio sogno, ho pensato che la mia vita sarebbe stata come camminare attraverso un tunnel buio. Ma non sapevo che sarebbe stato così buio. Non sapevo che sarebbe stato così solitario. (Yoon Ji-ho)

Because This is My First Life è quasi un percorso filosofico. Descrive bene le sfaccettature, le insicurezze e l’evoluzione dell’animo umano e ci fa capire un po’ meglio la cultura coreana riguardo alla convenzione del matrimonio.

Un altro aspetto che ho apprezzato di questa serie è che le sue fondamenta narrative sono edificate intorno ai libri.

I personaggi se li scambiano come dono, sono cresciuti interiormente grazie a essi, hanno superato traumi emotivi con il loro aiuto, ne citano frasi e ne fanno proprie le riflessioni. Alcuni dei volumi citati sono coreani, non disponibili nella nostra lingua, altri appartengono alla cultura occidentale. Attraverso La camera 19, ad esempio, il racconto della scrittrice premio Nobel Doris Lessing, si affronta un tema molto profondo. L’importanza dell’avere un posto segreto, nel quale rifugiarsi per rinfrancare lo spirito. Uno spunto di pensiero trattato con delicata intensità che mi ha fatto meditare. Nella parte finale della storia, inoltre, mi ha entusiasmata il chiaro richiamo a Jane Eyre, un classico che adoro. Quindi anche qui, come spesso capita nei Drama, è chiaro che nulla è lasciato al caso e la sceneggiatura si rivela di grande spessore. 

La chimica tra Lee Min-ki e Jung So-mim è ottima ed entrambi si sono calati alla perfezione nei loro personaggi. Lee Min-ki ha dimostrato grandi qualità interpretative dando vita, nella prima parte del drama, a un Nam Se-hee mono espressivo e privo di emozioni, per poi farlo cambiare del tutto con il progredire del racconto. Jung So-min l’avevo apprezzata in D Day e qui ha confermato il suo talento. La coppia ha funzionato così bene che il pubblico coreano si è affezionato tantissimo a loro. Al punto che,  come tributo, l’anno successivo i due sono in un cameo di What’s wrong whith secretary Kim. Lee Min-ki e Jung So-min appaiono, infatti, come genitori della protagonista in una scena in cui lei rivive il ricordo di una giornata felice trascorsa in spiaggia quand’era bambina.

Leggi anche: D-Day – 디데이

Come in molti Drama, anche in Because This is My First Life le OST hanno il loro peso. Tra tutte, il  brano che accompagna i momenti più emozionanti della storia è Can’t go, composto e arrangiato da Mac Kelly e cantato da Ben, componente delle  Bebe Mignon. Il brano ha anche ricevuto una nomination all’ MBC Plus X Genie Music Awards.

La mia valutazione
9/10
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La leggenda dei fiori di ciliegio nord coreana tra storia e fantasia

Una storia sul valore dell’amicizia. Un racconto che arriva fino a noi dall’epoca Joseon.

di donatella Perullo

Tempo fa ho parlato di cosa rappresentino i fiori di ciliegio per i sudcoreani e del perché appaiano spesso in molte scene romantiche dei Drama. Alla fine dell’articolo, riportai una suggestiva leggenda sull’origine dei fiori di ciliegio. Rivelai anche di aver trovato, durante le mie ricerche, anche un’altra racconto tradizionale ed è di questo che mi appresto a parlare.

È un mito sull’origine dei fiori di ciliegio, proveniente dalla Corea del Nord. A differenza della storia sudcoreana, “La leggenda fiabesca dello Yoshino, il primo ciliegio dell’isola di Jeju”, che parla d’amore ed è fiabesca, il racconto nordcoreano racconta il potere dell’amicizia come sentimento indissolubile e ha una connotazione più realistica, seppur altrettanto poetica.

Ovviamente, entrambe le leggende sono antichissime e risalgono a epoche di gran lunga antecedenti la scissione del paese.

Prima di proporvi la traduzione del mito nord coreano, ci tengo a evidenziare una cosa. Come ho appreso dalle fonti, in Corea del Sud la base della parola utilizzata per fiori di ciliegio,벚꽃을 (beojkkoch-eul), è la ㅈ (consonante J). Nel Nord della Corea, invece, per comporre il vocabolo che significa fiori di ciliegio, 벗꽃을 (beojkkoch-eul), è utilizzata come base la “ㅅ” (consonante S).  Sempre al nord, la parola amici si scrive 벗의 (beos-ui). Noterete che la prima sillaba grafica di 꽃을 (fiori di ciliegio) e di 의 (amici) sono identiche. Per questo motivo, dunque, il titolo de La Leggenda dei fiori di ciliegio nordcoreana può essere letto anche come “La leggenda del fiore di un amico”. Devo ammettere però che, dopo aver letto la storia, anche se non è letterale come traduzione, a me suona meglio “La leggenda del fiore dell’amicizia”.

Eccone qui il testo tradotto per me dal mio amico Gabriele Discetti, brano che ho poi un po’ arricchito per renderlo più vicino al nostro stile narrativo:

La leggenda dei Fiori di Ciliegio (La leggenda del fiore dell’amicizia)

Due ragazzi di nome Hak e Sol vivevano in un piccolo villaggio. Entrambi i padri avevano sacrificato le loro vite in guerra e i due giovani erano cresciuti soli con le loro madri. Quando compirono sedici anni Hak e Sol, furono chiamati a onorare il loro dovere di sudditi e partirono per il servizio militare. Qualche tempo dopo, purtroppo, mentre Hak era lontano, la madre fu derubata da alcuni malviventi. Al giovane giunse la triste notizia che la donna fosse in condizioni critiche. Il giovane supplicò il comandante di poter tornare a casa per accorrere al capezzale della madre ma nonostante questo, il superiore rifiutò.

A quel punto, per permettere all’amico di raggiungere la madre, Sol si offrì di prenderne il posto. Il comandante, uomo intransigente, accordò lo scambio, ma avvisò Hak che se non fosse rientrato entro tre giorni, Sol sarebbe stato condannato a morte.

Grato, Hak giurò all’amico che sarebbe tornato in tempo e si affrettò a partire. Giunse a casa dopo due giorni di viaggio. Qui scoprì che la madre di Sol si era resa cura della sua con tanta amorevolezza che ora la donna godeva di buona salute. Hak sarebbe voluto restare un po’ con sua madre, ma sapeva di non avere tempo e partì subito per tornare a Gunyeong.

Al campo militare, infatti, Sol stava per essere condannato alla forca. Il ragazzo era sereno e pronto a morire, felice di aver permesso ad Hak di vedere sua madre. Il terzo giorno giunse. L’esecuzione era prossima, il cappio intorno al collo di Sol. Il comandante stava per impartire l’ordine, quando si udì il suono di un cavallo al galoppo.

Nonostante la sua folle corsa, Hak pensava ormai di essere giunto in ritardo e gridò disperato ma Sol era ancora vivo. I due giovani si abbracciarono commossi e il comandante, colpito dalla profonda amicizia tra i due, annullò l’esecuzione.

In quel momento gli alberi che li circondavano fiorirono e germogliarono migliaia di fiori di un rosa pallido.

Questa bellissima leggenda pare sia ispirata a una storia vera, quella dell’amicizia tra Na Sung-ryong e Lee Dae-ro, vissuti durante la dinastia Joseon a Gwanghae-gun. Vicenda della quale è stato fatto cenno anche nel film Masquerade (2012) con Lee Byung-hun.  Quando ho letto di questo dettaglio, ho subito desiderato conoscere la storia dei due amici realmente vissuti. È una vicenda bellissima che mi ha emozionata, ma a colpirmi è stata anche una frase letta nell’articolo che parla di questi fatti storici.

Cos’è un amico? È una persona preziosa che può condividere gioia, tristezza e difficoltà. È una persona che si congratula con te quando hai cose buone e ti conforta quando sei triste. Inoltre, un vero amico è qualcuno che può aiutarti quando stai attraversando un momento difficile e può persino condividere vita e guai.

Un amico, insomma, è una persona quasi impossibile da trovare. Avere un vero amico è una fortuna incommensurabile e la testimonianza storica che sto per raccontarvi lo dimostra.

Prima di farlo, però, voglio confidarvi che, come ogni volta che scrivo, mi sono divertita a dare dei volti ai protagonisti. Dopo un piccolo casting ho impersonato i due amici in Woo Do-hwan e Yang Se-jong. I due magnifici interpreti del Drama  My Country: The New Age nel quale interpretavano, per l’appunto, due amici vissuti dell’epoga Joseon. Re Gwanghae-gun, invece, l’ho immaginato come Lee Joon-gi, indimenticabile nei panni del quarto principe Wang So in Moon Lovers : Scarlet Ryeo.  Ovviamente voi siete liberi scegliere dei prestavolto differenti. Ogni lettore ha il sacrosanto diritto di usare il proprio immaginario a suo gusto e piacere.

L’amicizia tra Na Sung-ryong e Lee Dae-ro

Durante la dinastia Joseon Gwanghae-gun ( : 1575 ~ 1641), un giovane di nome Na Seong-ryong stava per essere impiccato. Lui, che era un figlio affettuoso, implorò di poter tornare a casa per porgere un ultimo saluto ai suoi anziani genitori. Il re Gwanghae-gun negò il consenso perché altrimenti poi avrebbe dovuto concedere anche agli altri prigionieri nel braccio della morte di dire addio alle famiglie. Temeva, inoltre, che se avesse concesso a Na Seong-ryong di tornare a casa e quello fosse scappato, la legge e l’ordine ne sarebbero stati scossi.

Proprio mentre re Gwanghae-gun si stava opponendo con decisione alla richiesta del condannato, Lee Dae-ro, amico di Na Seong-ryong, intervenne e si offrì come garanzia. 

«Maestà! Garantisco il suo ritorno. Per favore, lo lasci andare!»

«Ti offri come garanzia?» tuonò il re «E cosa succederebbe se Na Seong-ryong non tornasse?» 

«Maestà! Se lui non tornasse sarò impiccato al suo posto e sarò punito per essermi fatto un amico sbagliato.»

«Credi così tanto in Na Seong-ryong?» domandò sorpreso il re.

«Lui è il mio amico.» affermò deciso l’altro. Re Gwanghae-gun rise come se ciò che stava dicendo Lee Dae-ro fosse assurdo.

«Al suo ritorno, Na Seong-ryong è destinato a morire. Pensi che tornerebbe pur sapendo ciò? In più, anche se decidesse di farlo, i suoi genitori, conoscendone il destino, non lo lascerebbero andare. Stai correndo un grande rischio in questo momento.» ammonì il re.

«Credo disperatamente nell’amicizia di Na Seong-ryong. Maestà, a rischio della mia vita, la prego, mi conceda il permesso!» supplicò l’uomo.

Davanti a tanta insistenza, Gwanghaegun fu costretto a fare questa concessione. Così Lee Dae-ro fu imprigionato nel braccio della morte al posto di Na Seong-ryong. 

Quando giunse il giorno dell’impiccagione, di Na Seong-ryong non si aveva ancora alcuna notizia. La gente iniziò a ridere di Lee Dae-ro e a gridargli: “Questo è il modo in cui morirai!”

Mezzogiorno era vicino. La forca era stata innalzata al centro della strada. Il prigioniero fu condotto sul patibolo e quando gli fu messa la corda al collo, i suoi parenti iniziarono a piangere.

Disperati, i familiari di Lee Dae-ro maledirono Na Seong-ryong che aveva tradito la sua amicizia. A quelle grida Lee aprì gli occhi e si arrabbiò. 

«Non maledite il mio amico Na Seong-ryong. Non lo conoscete, forse?»

Poco dopo, una voce tuonante emise l’ordine di esecuzione dell’esercito di Gwanghae. Proprio in quel momento, qualcuno arrivò al galoppo, gridando. Era Na Seong-ryong. L’uomo si avvicinò ansimante e disse:

«Durante il tragitto, la nave ha incontrato una tempesta e sono a malapena vivo. Ho corso come il vento per arrivare adesso. Perciò ora, per favore, fate così com’è deciso, salgo sul patibolo.»

I due amici si abbracciarono e si salutarono. 

« Na Seong-ryong » disse Lee Dae-ro «Sei il mio più caro amico e non ti dimenticherò mai.»

Sospiri e lacrime iniziarono a scorrere tra coloro che fino a poco rima avevano riso dell’amicizia tra i due. Il cappio passò dal collo di Lee Dae-ro a quello di Na Seong-ryong, ma proprio nel momento in cui l’esecuzione stava per essere eseguita, re Gwanghaegun la interruppe.

«V’invidio!» ammise il sovrano «Darei tutte le mie cose, pur di avere un’amicizia come la vostra.» poi disse ad alta voce: «È deciso dall’autorità del re, quindi lasciate che se ne vadano entrambi. Anche se hanno commesso un crimine, sono orgoglioso del fatto che questi due siano giovani coreani!»

Ecco, ora conoscete la leggenda originaria del nord della Corea, ma anche la vera storia che l’ha ispirata. Spero che ne abbiate trovato interessante il racconto, tanto quanto a me ha emozionato scoprire queste affascinanti storie.

Fonti: (1) ; (2)

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