Il principe Sado di Joseon (사도)

Principe folle o malcapitata vittima degli intrighi di corte?

di Gabriele Discetti

Nato il 13 febbraio del 1735 con il nome Yi Seon (이선), il principe Sado era il secondogenito del re Yeongjo. Figlio di una concubina del re, a cento giorni dalla nascita, la regina Jeongseong lo adottò e il bimbo crebbe lontano dalla sua madre biologica.

Nel 1728, al momento dell’adozione, il principe ereditario Hyojang era morto e Sado divenne così il legittimo erede al trono. Le leggende narrano che il principe Sado fosse un prodigio: a quattro mesi già camminava e a due anni era in grado di scrivere sessanta ideogrammi. Tuttavia il suo rapporto col padre fu perennemente burrascoso e complicato. Il re puniva di frequente il giovane principe, rimproverandolo anche dinanzi a tutta la corte. Inoltre la sua madre biologica era rigida quanto il padre, perciò terrorizzato e ansioso alla loro presenza, Sado cercava di evitarli entrambi.

Nel 1743 re e regina scelsero come sua futura moglie la dama Hong, figlia dello studioso Hong Bong-han. Il 27 aprile 1744 Sado e la dama Hong si sposarono e la sposa assunse il nome Hyegyeong e il titolo di principessa.

Il principe Sado aveva appena dieci anni quando cominciò a mostrare segni di una strana malattia che lo portava a perdere spesso conoscenza.

L’anno seguente, il 1746, Sado si trasferì con la moglie nella residenza della madre, dove lo istruirono all’utilizzo della spada e dell’arco. In questo periodo poté stringere un rapporto più stretto con la madre e le sorelle. In particolare con la principessa Hwahyeop, che era poco gradita al padre, al pari del principe Sado.

Il principe Sado in un antico ritratto

Quando, nel 1749 ottenne il potere di prendere decisioni amministrative, Sado aveva quindici anni, ma il suo operato risultò sempre deludente agli occhi del padre. Addirittura, fino al 1756, gli vietò di partecipare a eventi di corte e di visitare le tombe degli antenati.

Nel 1750 nacque il suo primogenito Yi Jeong, che purtroppo morì due anni dopo. Il secondogenito nacque nel 1752 e anch’egli morì, a tre settimane di vita, di morbillo. Malattia che uccise anche la principessa Hwahyeop.

In questi anni la salute del principe Sado ne risentì molto.  Minata sia dai lutti, sia dall’aver scampato per poco la morte a causa del morbillo. Cominciò anche a soffrire di disturbi mentali e allucinazioni.

Il primo episodio di allucinazioni avvenne nel 1752 quando, dopo la lettura del testo taoista Okchugyeong, Sado giurò di aver visto il dio del tuono. Da quel momento in lui maturò il terrore dei tuoni e la paura che il padre potesse incolparlo di tutti i temporali invernali. L’instabilità mentale crebbe col passare degli anni, sebbene negli incontri ufficiali il principe apparisse in condizioni normali. Nel 1753 mise incinta una dama di corte. Temendo la reazione del padre, tentò di costringere la donna ad abortire, ma fallì e a quel bambino ne seguì un altro, nel 1755.

In quello stesso anno la madre biologica di Sado si ammalò, ma per ordine del re il principe non ebbe il permesso di vederla. Tale privazione ebbe ripercussioni sulla sua salute mentale.

Nel 1756, durante una visita ufficiale il re trovò il figlio in completo stato confusionale. Tuttavia, non comprese lo stato di salute mentale del figlio e, ritenendolo semplicemente ubriaco, lo rimproverò con veemenza. Una volta che il re ebbe abbandonato la residenza di Sado, in preda alla follia il principe diede fuoco al palazzo.

Nel 1757 Sado perse, a distanza di un mese, sia la madre biologica sia quella adottiva. La sua instabilità sfociò in violenza efferata contro i suoi servitori e gli eunuchi di corte. Non di rado, infatti, per sfogare la sua rabbia uccise il personale del palazzo e stuprò dame di corte.

All’ennesimo rimprovero del padre, Sado si gettò in un pozzo e una guardia lo salvò in extremis. Come tutti coloro che lo circondavano, neanche la sorella minore e la moglie erano dispensati dai suoi scatti di violenza. Dal 1760, per nascondere i lividi lasciati da Sado, la moglie evitò gli eventi di corte.

Nel 1760 Sado contrasse la malaria e, sebbene fosse proibito alla corte coreana, cominciò a bere alcol oltre che a organizzare feste baccanali. Tra i nuovi hobby del principe vi era quello di girare in incognito per la capitale e mutilare medici reali, personale di corte e servitori. Si calcola che più di cento persone morirono per mano sua.

Una riproduzione della madia per il riso nella quale fu rinchiuso il principe Sado

Il 14 giugno 1762 il re ricevette un resoconto della condotta del figlio Sado dal ministro Na Gyeong-eon. Per questa soffiata al re, il principe Sado sospettò del marito della defunta sorella Hwahyeop e minacciò di ucciderne il figlio, senza però mettere in atto il proposito.

Diversamente andò un altro episodio. Dopo un alterco con un funzionario di corte, il principe giurò di ucciderne il figlio. Stavolta Sado si introdusse realmente a palazzo per portare a termine il suo intento. Per sua sfortuna l’intrusione fu considerata un tentativo di attentare alla vita di re Yeongjo.

La consorte del re implorò il sovrano di prendere provvedimenti. Dal momento che le regole di corte vietavano di profanare il corpo di un reale, il re non poté attentare alla vita del figlio. La soluzione fu però presto trovata.il proposito

Il 4 luglio 1762 re Yeongjo depose Sado e gli ordinò di entrare in una madia per il riso e la fece chiudere con una corda. La notte del settimo giorno Sado smise di rispondere. L’indomani il re ordinò di riaprire la madia e il principe fu dichiarato morto.

Dopo il suo funerale, ordinò di giustiziare tutti i servitori di Sado.

Dopo la morte del figlio, re Yeongjo gli diede il titolo di Sado, nome che significa “Grande sofferenza quando si pensa a lui”. Da quel momento e per tutta la durata del suo regno, proibì a tutti anche solo menzionarne il nome. Tuttavia, nel 1776, il figlio di Sado, Yi San, salito al trono col nome di Jeongjo, ridiede legittimità al nome del padre e uccise tutti i responsabili della sua morte.

Nel XIX secolo le memorie scritte della principessa Hyegyeong confutarono la tesi dell’instabilità mentale di Sado, che resta tuttora oggetto di dibattito. Il principe potrebbe infatti essere stato vittima di una cospirazione politica ordita dai suoi avversari.

Negli anni diversi Drama e film hanno raccontato la storia del principe ereditario Sado. Tra questi la serie del 2014 The secret Door, visibile su Viki. Il drama, interpretato da Lee Je-hoon, nei panni di Sado, Han Suk-kyu, nelle vesti di re Jeongjo e Park Eun-bin che interpreta Lady Hyegyeong. The secret Door  racconta la storia dal punto di vista del presunto complotto contro Sado e di come le prove contro di lui siano state costruite. La serie racconta anche la vita adulta di sua moglie Lady Hyegyeong.

Non si può non citare il film del 2015 The Throne, vincitore di decine di premi. Tra questi ben tre, tra cui quello come miglior film, ai trentacinquesimi Korean Association of Film Critics. È stato, inoltre, selezionato come voce sudcoreana per il miglior film in lingua straniera all’88° Academy Awards , senza però ottenere una nomination. The Throne ha un cast d’eccezione. I ruoli del principe Sado e di suo padre Re Jeongjo sono affidati rispettivamente a Yoo Ah-in e a Song Kang-ho. Quest’ultimo, premio Oscar con Parasite, ha vinto la Palma d’oro come miglior attore al Festival di Cannes del 2022.

The Throne racconta il vissuto del principe Sado (Yoo Ah-in), iniziando dalla sua lunga agonia, chiuso nel baule di riso sigillato da suo padre. Narra poi la vita dello sfortunato principe attraverso diversi salti temporali spiegando come il destino di Sado lo abbia portato a quella madia colma di riso. Il film è incentrato sul rapporto difficile tra padre e figlio e molti degli eventi storici  descritti sono reali, come riferito da Lady Hyegyeong. Il film mostra  anche l’infanzia del figlio di Sado fino alla sua ascesa al trono come  re Jeongjo, interpretato da So Ji -sub. The Throne è presente suViki, anche se attualmente non è disponibile per la visione in Italia.

Fonti: (1), (2)

Il Trailer del film The Throne

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Le Hahoetal (하회탈)

Le tradizionali maschere simbolo della cultura coreana

di Donatella Perullo

Le Hahoetal sono tradizionali maschere coreane, considerate tra gli emblemi più rappresentativi della cultura del Paese e classificate come Tesoro nazionale n. 121. La più antica di queste maschere è esposta nel Museo Nazionale della Corea. Le Hahoetal raffigurano i personaggi messi in scena durante l’Hahoe Byeolsin gut Mask Nori. Patrimonio dell’UNESCO, quest’ultimo è una cerimonia eseguita, sin dalla metà del dodicesimo secolo, dagli abitanti del villaggio di Hahoe e di Byeongsan. La rappresentazione si svolge tra dicembre e gennaio, per onorare la dea Seonangshin e chiederle di concedere ai residenti una vita prospera. L’origine esatta delle maschere Hahoe non è del tutto nota, ma esiste una suggestiva leggenda che narra la loro creazione:

Una notte un giovane di nome Huh sognò una divinità protettrice che gli ordinò di creare, in cento giorni, dodici maschere, restando in totale isolamento. Deciso a onorare il volere della divinità, il ragazzo fece un bagno purificatore e appese al cancello principale una corda di paglia per allontanare gli spiriti maligni. Dopo di ciò, si chiuse in casa per assolvere il compito affidatogli. La fidanzata di Huh, una giovinetta di diciassette anni appartenente alla famiglia Kim, sentiva tantissimo la mancanza del suo amato. Impaziente di rivederlo il novantanovesimo giorno la ragazza si avvicinò alla sua casa. Andò a una finestra di carta e per spiarlo di nascosto, fece un piccolo foro con un dito.

La maschera Hahoetal rivisitata dall’artista ©Kael Ngu – credit Artstation.com

In quel momento, Huh stava lavorando all’ultima maschera, quella della serva Imae, alla quale mancava ancora il mento. Non appena la giovane vide il suo amato, infrangendo il volere della divinità, lui iniziò a sputare sangue e morì. A quel punto, la giovane innamorata, resasi conto di ciò che era appena accaduto al suo amato, si spense di crepacuore. Mossi a compassione, gli abitanti del villaggio eseguirono un esorcismo che permise alle anime dei due innamorati di essere elevate al rango di divinità e sposarsi nell’aldilà. La fanciulla diventò così protettrice del villaggio.

Tra tutte le maschere, la sola ad avere le sembianze di una divinità è quella di Gaksi, la maschera della sposa. Si dice che rappresenti la sfortunata protagonista della leggenda, divenuta Seonangshin, divinità protettrice del villaggio. La cerimonia rituale fu creata quindi, per onorare i due giovani innamorati e dare sollievo alle loro anime tormentate. Dapprincipio le Hahoetal erano dodici e rappresentavano i personaggi necessari per interpretare tutti i ruoli nello spettacolo. Di quelle dodici maschere tre sono, purtroppo, andate perdute.

Le maschere andate smarrite sono: Ttoktari – il vecchio, Pyolch’ae – l’esattore delle tasse e Ch’ongkak – lo scapolo.

Le Hahoetal conservate sono: Chuji – il leone alato; Gaksi – la giovane sposa; Chung – il monaco buddista; Yangban – l’aristocratico; Ch’oraengi – il servitore dell’aristocratico; Seonbi – lo studioso; Punae – la concubina; Paekjung – il macellaio; Halmi – la vecchia e Imae – la serva dello studioso.

In genere, le maschere di altre regioni sono create utilizzando zucche o cartapesta. Le Hahoetal sono realizzate, invece, in legno di ontano laccato più volte al fine di ottenere colori particolari. I volti raffigurati possono essere di colore albicocca, rosso scuro, arancione o vermiglio in base al sesso, all’età, allo status e alla personalità del personaggio. I lineamenti delle Hahohetal non sono sempre simmetrici. Lo sono la maschera del nobile, Yangban, e quella dello studioso, Seonbi. Quella del servo, Chorani, invece è asimmetrica e ha la bocca storta. Alcune maschere hanno occhi stretti o altre un’iride ad anelli bianchi. Ad avere gli occhi socchiusi sono i personaggi forti, avvantaggiati sia fisicamente sia socialmente. I deboli che sono insoddisfatti o ostili, hanno gli occhi cerchiati. 

Sulle Hahoetal, anche il naso rivela molto dei personaggi. Il nobile e lo studioso lo hanno aguzzo e aquilino, mentre il servitore e il funzionario che sono di rango inferiore hanno un naso basso e largo. La bocca del nobile e dello studioso ha un aspetto ordinario, quella del servitore invece è storta. Rispetto alle maschere tradizionali di altre regioni, alcune Hahoetal hanno la mascella inferiore collegata a quella superiore tramite una cinghia. In questo modo, spostando la testa avanti e indietro, gli attori possono cambiare le espressioni della maschera. La tecnica del separare la mascella dal resto del viso è chiamata jeorak e si trova raramente in maschere di altre regioni. Le Hanoetal sono anche le sole a non essere bruciate al termine della rappresentazione, come avviene il più delle volte alle maschere di altre regioni.

Nel Drama Money Heist: Korea – Joint Economic Area, i rapinatori utilizzano la maschera Yangban, l’aristocratico. Yangban è il personaggio con più potere tra quelli della celebrazione, quindi spesso oggetto di scherno da parte degli altri personaggi. Nel periodo della dinastia Joseon, gli yangban erano la classe sociale più importante, costituita da funzionari sia civili (munban) sia militari (muban). Da qui deriva il nome yangban che significa due classi. Il termine, nato al tempo della dinastia Goryeo, nel corso dei secoli ampliò significato e durante la dinastia Joseon, iniziò a rappresentare l’intera classe dei proprietari terrieri. È plausibile che la scelta della maschera Yangban per il remake coreano de La Casa de Papel, sia dovuta al fatto che è la più rappresentativa tra le Hahoetal, ma non solo.

In genere, la maschera Yangban è utilizzata per criticare la classe nobile. Secondo alcune fonti, però, in molte rappresentazioni, chi indossa la maschera Yangban interpreta il ruolo di paladino del Seonbi, lo studioso. Solitamente, quindi Seonbi e Yangban sono personaggi alleati, che vogliono mettersi in mostra.  La maschera dell’aristocratico ha gli occhi stretti, circondati da rughe e con profonde sopracciglia scure. La sua espressione è una combinazione di bluff ed espressione rilassata. Può apparire minaccioso con la bocca chiusa e giocoso se muove il mento. È dunque un personaggio ambiguo che potrebbe sembrare allegro, ma che nelle messe in scena a volte fa fustigare a morte chi lo insulta. Tutto ciò spiegherebbe ulteriormente il motivo della scelta della produzione di Money Heist: Korea – Joint Economic Area, proprio dell’Yangban Hanoetal, tra tutte.

Fonti: 1, 2, 3, 4.

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Il Bossam all’epoca Joseon (보쌈 조선)

Il matrimonio con rapimento che spesso permetteva alle vedove di aggirare l’impedimento di risposarsi

Immagine di copertina  – Illustrazione di Ahyeon

di Donatella Perullo

Oggi in Corea la parola Bossam (보쌈) è per lo più riferita a un popolare piatto a base di pancetta di maiale avvolta in foglie di cavolo e cotta al vapore. Nell’epoca Joseon però il termine Bossam rappresentava una forma insolita di matrimonio che prevedeva il rapimento della donna, dopo averla coperta con un sacco. L’usanza ebbe origine dal divieto che a quei tempi impediva alle vedove di risposarsi e il matrimonio Bossam era il solo tollerato per loro.

Erano possibili due tipi di Bossam per le vedove: uno concordato con il permesso dei genitori della donna e l’altro forzato, eseguito senza nessun consenso. Per precisione bisogna però specificare che nell’epoca Joseon un matrimonio Bossam poteva coinvolgere, anche se con meno frequenza, non solo le vedove, ma anche ragazze vergini o giovani scapoli. Quando quest’ultima eventualità si verificava, a essere soggetti al Bossam erano celibi residenti nelle aree periferiche.

L’usanza del Bossam si diffuse nella società Joseon che costringeva le vedove a restare fedeli al marito defunto e impediva loro di risposarsi. La dinastia Joseon era orientata al confucianesimo e di tipo patriarcale, ciò tendeva a limitare molto la libertà delle donne. In quel periodo, ad esempio, gli uomini potevano avere più di una moglie e se restavano vedovi avevano la possibilità di risposarsi. Alle donne, invece, questa possibilità era preclusa. Anche per questo la tradizione del Bossam spesso era compiuta con il consenso dei genitori delle vedove. Preoccupati per le figlie che in alcuni casi avevano già trovato in clandestinità un nuovo innamorato, questi permettevano segretamente il Bossam. Grazie ad esso potevano evitare critiche e punizioni, facendo sembrare che dopo il rapimento la figlia non avesse scelta che risposarsi. Sebbene dunque la consuetudine del Bossam non sia stata mai ufficializzata, diventò un’usanza segreta.

Quando il Bossam era frutto di un accordo confidenziale, si teneva in un giorno prestabilito. L’uomo irrompeva in casa della vedova con altri complici, in genere da tre a cinque, e fuggiva con la donna avvolta in un telo. I familiari attendevano qualche istante per dargli un po’ di vantaggio, dopodiché uscivano dalla casa, impugnando bastoni e forconi, gridando e chiedendo aiuto. Questo per informare i vicini che la vedova era stata rapita e non aveva commesso infedeltà. Dopo di ciò la famiglia non sporgeva denuncia ufficiale al funzionario. Così, anche se il funzionario veniva a sapere dell’accaduto, non essendo stata formulata accusa, non indagava né faceva ricerche e il ‘rapitore’ non subiva conseguenze.

“Amanti al chiaro di luna” – Opera dipinta durante la tarda dinastia Joseon dal pittore coreano Shin Yunbok (Tesoro Nazionale n°135)

Il Bossam non era pratica esclusiva delle classi meno abbienti, ma era attuato anche nelle case Yangban, appartenenti cioè alle famiglie dei proprietari terrieri. Quando c’era una figlia o una nuora divenuta da poco vedova, i genitori provavano pietà per lei e di nascosto mandavano un giovane a rapirla per portarla a casa dell’uomo da loro scelto. In questo caso, l’uomo doveva accettare la donna anche se non gli piaceva. Questo metodo era utilizzato nelle case Yangban anche per prendere concubine.

A differenza del Bossam consensuale, il Bossam forzato non era tollerato ed era una pratica piuttosto violenta. Cinque o più uomini forti e determinati, spesso amici intimi del rapitore oppure prezzolati, facevano irruzione in casa della donna. Alcuni restavano di guardia, altri entravano nella stanza della malcapitata, brandendo attrezzi agricoli come mazze, falci e picconi. Tra questi uno copriva la donna con un sacco, la prelevava di forza e fuggiva. In alcuni casi, se i familiari li inseguivano, i rapitori li attiravano in un fienile e li malmenavano. Come per il Bossam consensuale, anche per quello forzato in genere non si sporgeva denuncia al funzionario. Questo perché, anche se informato, il funzionario raramente indagava sul crimine poiché il capo di un villaggio nel quale c’erano molte vedove, donne mature vergini e scapoli poteva essere punito.

Verso la fine della dinastia Joseon il Bossam divenne un problema sociale a causa dei bobu-sang.  I bobu-sang erano mercanti itineranti che vendevano le loro merci nei mercati di ogni regione. Spesso rapivano le vedove per soddisfare le loro esigenze sessuali. A volte arrivavano a assaltare i villaggi in pieno giorno e giravano di casa in casa per sequestrare tutte le vedove. Per questo motivo, durante il regno di re Gonjong si tentò di impedire il Bossam rendendolo fuori legge, ma inutilmente. Così, anche a causa dei bobu-sang, la paura rese più frequente l’usanza di affrettare il matrimonio delle vedove.

Come dicevo, il Bossam non riguardava solo le donne che avevano perso il marito e le vergini, ma spesso anche gli scapoli. C’erano casi in cui era una vedova a far rapire un uomo e altri in cui uno scapolo era costretto al Bossam con una vergine. Il matrimonio Bossam di uno scapolo era messo in pratica da vedove o vergini che volevano evitare di essere depredate. Una sorta, dunque, di prevenzione. In genere vittime del Bossam dello scapolo erano giovani provenienti dalle province. Non pratici della topografia di Seoul e non avendo parenti in città, i forestieri erano prede più facili. Pare ci siano stati molti casi di studenti giunti a Seoul per sostenere degli esami, rimasti vittima del Bossam.

Nel 2021 il Drama storico Bossam: Steal the Fate, Ambientato durante la dinastia Joseon sotto Gwanghaegun, è stato incentrato su questa particolare pratica. Nella storia il protagonista Ba-Woo, interpretato da Jung Il-Woo, è un uomo dedito al gioco d’azzardo e ai furti che non disdegna di farsi assoldare per eseguire Bossam. Un giorno durante l’esecuzione di un Bossam, rapisce per errore la principessa Soo-Kyung, ruolo impersonato da  Kwon Yuri. Soo-Kyung è la figlia del principe Gwanghae e nuora del nemico di Ba-Woo. Per accordi politici, la giovane era stata costretta a sposare il fratello maggiore dell’uomo di cui era innamorata. Lo stesso giorno delle nozze, però, il marito era morto, lasciandola vedova. L’errore commesso da  Ba-Woo cambia il suo destino e quello di Soo-Kyung. Il drama rappresenta una buona ricostruzione storica del Bossam e racconta l’oppressione vissuta dalle donne e dai più poveri in quel periodo.

Fonti: (1); (2); (3).

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La rivoluzione studentesca e il massacro di Gwangju -1980 (오일팔)

La storia degli studenti morti per la democrazia

di Gabriele Discetti

Nel maggio del 1980 violente manifestazioni studentesche e sindacali scossero la Corea del Sud. Fu il culmine di un periodo burrascoso per la storia del Paese. Nel giro di un solo anno, infatti, i sudcoreani avevano assistito a ben due colpi di stato.

La Corea del Sud ricorda tali eventi col nome 오일팔 (o-il-pal), cioè “5-1-8″, in riferimento al giorno peggiore della protesta, il 18 maggio 1980. Prima di spiegare ciò che accadde quel giorno, occorre tornare indietro di qualche mese.

Il 26 ottobre del 1979 Kim Jaegyu, all’epoca direttore della Korean Central Intelligence Agency, assassinò il presidente della Repubblica di Corea Park Chung-hee che era stato al governo per diciotto anni. Il regime di  Park Chung-hee era stato autoritario e anti-democratico, in un Paese ancora instabile, che trascinava contraddizioni, macerie e dolori della Guerra di Corea.

Morto il presidente Park, il governo di Choi Kyu-hah nulla poté contro la crescente influenza del generale Chun Doo-hwan. Influenza che divenne colpo di stato quando, il 12 dicembre 1979, il generale  prese il potere con la forza.

Il regime di Chun Doo-hwan represse le opposizioni con maggior forza di quanto avesse già fatto Park Chung-hee. Nei primi quattro mesi del 1980, professori e studenti contrari al regime autoritario furono espulsi dalle università per aver formato unioni studentesche e aver manifestato senza autorizzazioni. Tuttavia la dura repressione del regime non scalfì le manifestazioni per l’abolizione della legge marziale e la democratizzazione del Paese.

Dal 1 al 15 maggio 1980 circa duecentomila studenti provenienti da tutto il paese si riunirono a Seoul, occupando il centro della città. Le proteste presto dilagarono in tutto il paese.

Fonte Foto AP e Namu.Wiki

Il 17 maggio 1980, il governo dichiarò lo stato d’assedio nella provincia meridionale di Gwangju e chiuse le università. Il giorno seguente gli studenti si radunarono davanti alla Jonnam University per contestare le chiusure. Fu lì che cominciò a consumarsi una delle pagine più cruente della storia coreana.

Alle 9:30 del 18 maggio 1980 iniziarono gli scontri tra circa settecento paracadutisti dell’esercito e gli studenti. Quest’ultimi erano armati di semplici pietre. Cominciò così una violentissima e sanguinosa repressione, che perdurò per nove giorni.

Il 21 maggio, l’esercito sudcoreano si ritrovò a fronteggiare una  folla umana che manifestava e aprì il fuoco. La repressione dura accese maggiormente lo spirito combattivo dei dimostranti, che riconquistarono momentaneamente le strade, rubando anche mezzi all’esercito. Nonostante la resistenza cittadina, nei giorni successivi l’esercito si oppose alla rivolta usando, contro semplici civili, carri armati e arsenale da guerra. Sedò così l’insurrezione il 27 maggio, mietendo numerosissime vittime, soprattutto studenti e semplici cittadini, tra cui anche dei bambini. Si valuta che in quei giorni a morire furono tra le mille e le duemila persone. Il numero esatto dei deceduti non è calcolabile, poiché molti corpi furono gettati in luoghi sconosciuti.

La propaganda del regime presentò la protesta al Paese e al mondo intero come un tentativo dei comunisti di prendere il potere. Per tale ragione l’amministrazione Carter appoggiò apertamente l’intervento militare sudcoreano per spegnere la rivolta.

L’esercito isolò la città di Gwangju per dieci giorni, per non permettere fuoriuscita di notizie e verità riguardo le manifestazioni. Il 27 maggio la città tornò saldamente nelle mani del regime autoritario.

Ci vollero sette anni prima che le verità riguardo le vicende del maggio 1980 divenissero pubbliche. Lo sdegno e la collera del popolo coreano per il regime spianò la strada alle prime elezioni democratiche nel 1987.

Il massacro di Gwangju aveva piantato, infatti, il seme della rivoluzione che avvenne nel giugno del 1987. Allora,  sotto pressione delle proteste a livello nazionale, il dittatore Chun Doo-hwan e il suo successore designato Roh Tae-woo accettarono di concedere alcune libertà in vista delle elezioni.

La giustizia condannò Chun Doo-hwan, insieme ad altri diciotto complici, per il massacro di Gwangju nel 1997. Successivamente, però, gli fu concessa la grazia.

Nel 2002 il cimitero nazionale accolse le vittime del massacro di Gwangju. Quello stesso anno, il 18 maggio divenne giornata nazionale di commemorazione. Nel 2016, la scrittrice sudcoreana Han Kang ha pubblicato un romanzo che ripercorre le infelici vicende del massacro. Il titolo del libro è Atti umani pubblicato in Italia nel 2017  da Adelphi Edizioni. Il romanzo, diviso in sette capitoli, racconta le tristi storie di sette testimoni diretti o indiretti delle vicende di Gwangju.

Il primo capitolo è il racconto di Dong-ho, quindicenne migliore amico della scrittrice, morto il 18 maggio 1980, colpito da uno dei tanti proiettili sparati dall’esercito sui manifestanti.

A ripercorrere le vicende del massacro di Gwangju è stato nel 2017 il film coreano A Taxi Driver.

Diretto da  Jang Hoon e con protagonisti Song Kang-ho e l’attore tedesco Thomas Kretschmann, il film è basato su un fatto reale. È incentrato, infatti, su un tassista che restò coinvolto negli eventi di Gwangju,  accompagnando il giornalista tedesco Jürgen Hinzpeter che voleva filmare la rivolta. La critica accolse molto positivamente A Taxi Driver per il suo approccio nel rappresentare gli eventi e per il suo peso emotivo. Il film ha vinto il Best Foreign Language Film  ai 90° Academy Awards ed è stato un successo commerciale. Attualmente è il dodicesimo film della storia della Corea del Sud con il maggior incasso.

Di recente più di un Drama ha narrato quanto accaduto in Corea del Sud nel maggio 1980. Il primo è Youth of May, uscito  nel giugno 2021. Il Drama è una ricostruzione drammatica e fedele di quei giorni, raccontati attraverso gli occhi dei protagonisti. La sceneggiatura di Youth of May è scritta da Lee Kang. Tra gli interpreti principali troviamo Lee Do-hyun, Go Min-si e Lee Sang-yi. Youth of May è visibile su Rakuten Viki.

Ambientato, invece, tra novembre e dicembre 1987, è il drama Snowdrop. Il pubblico coreano ha contestato fortemente questa serie e ha persino presentato una petizione alla Blue House perché imponesse l’interruzione della produzione. Ciò perché si riteneva che la sceneggiatura contenesse delle gravi distorsioni storiche ai danni di quanto accaduto nel periodo narrato. Trasmesso da Disney+, Snowdrop ha riscosso un buon successo tra il pubblico straniero, mentre in patria ha ottenuto uno share medio inferiore al 3%. Snowdrop è stato sceneggiato da Yoo Hyun Mi , già conosciuta per drama come Sky Castle.  A interpretarne i ruoli principali sono stati Jung Hae-in e la cantante Jisoo, membro del gruppo K-pop Blackpink, al suo esordio come attrice.

Fonti (1), (2), (3)

Immagine di copertina  di 손형순 – Opera propria

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L’Ispettore Reale Segreto(암행어사)

Il controllo del re sulle amministrazioni locali

di Gabriele Discetti

L’ispettore reale segreto (암행어사 – Amhaengeosa) era una carica istituzionale nata sotto la dinastia Joseon. Ogni ispettore reale era nominato personalmente dal re e inviato nelle province, in assoluto incognito, per controllare e monitorare gli ufficiali governativi delle amministrazioni locali. A differenza dei normali ispettori che facevano capo all’Ufficio Generale degli Ispettori, gli ispettori reali facevano riferimento direttamente al re.

Contrariamente a quanto si possa pensare, a essere scelti come ispettori reali erano i più giovani. Questo perché dovevano viaggiare per lunghe distanze. Gli ispettori reali erano in genere trentenni di basso o medio rango, fisicamente forti e caratterizzati da un radicato senso di giustizia. Non avevano nessun legame di sangue con i governatori locali, nonché ottimi risultati agli esami di stato. La loro carica era temporanea, ma avevano il potere di licenziare funzionari locali in nome del re.

La nomina a ispettore reale avveniva tramite una lettera nella quale erano specificate  destinazione e missione da portare a termine. Per assicurare la segretezza della missione, l’ispettore poteva aprire la lettera solo una volta uscito dalla capitale.

Giunto a destinazione, l’ispettore assolveva il suo compito in segretezza. Compiute le indagini, poteva rivelarsi all’amministrazione locale e denunciare le ingiustizie o i crimini commessi dai funzionari. Dopo di ciò, tornava alla capitale e forniva al re un dettagliato resoconto. In esso metteva in luce anche l’umore della popolazione del luogo e forniva raccomandazioni al sovrano per un’amministrazione migliore.

Il titolo di ispettore reale è menzionato nelle fonti ufficiali per la prima volta nel 1555 durante il regno di Myeongjong. Sappiamo però da altri testi che queste figure erano in attività già nel 1509.

Indubbiamente, il sistema degli ispettori reali aveva il merito di ridurre la corruzione degli amministratori locali, i quali avevano sempre il timore di essere segretamente controllati.

C’erano tuttavia alcuni risvolti negativi. Circa il 30% degli ispettori reali non sopravviveva all’incarico. Alcuni morivano uccisi da animali selvatici, altri da banditi e altri ancora assassinati da funzionari corrotti. In più, gli ispettori reali dovevano pagare di tasca propria le spese del viaggio. Spesso erano addirittura costretti a mendicare, pur di mantenere la segretezza del loro incarico.

Durante il regno di Sukjong (1674-1720) gli ispettori reali furono anche sfruttati per eliminare funzionari appartenenti a fazioni avverse alla casata reale.

Si calcola che durante la dinastia Joseon furono nominati circa 670 ispettori reali, anche se, a causa delle scarse fonti dei tempi più antichi, il numero è sottostimato.

Tra gli ispettori reali più noti vi fu Yi Hwang (1501-1570), fondatore di un’accademia confuciana privata e conosciuto con lo pseudonimo di Toegye o Gyeongho. La sua nomina avvenne nel 1542. Fu implacabile e incorruttibile, epurando numerosi funzionari corrotti. La sua rettitudine lo portò a scontrarsi persino con la corte reale. A causa di ciò fu esiliato più volte dalla capitale. Disilluso dalle lotte di potere all’interno della corte, in un primo momento si dimise e lasciò la sua carriera politica. All’età di quarantotto anni, però, accettò la nomina a governatore di Punggi, dove fondò l’accademia confuciana Baekundong Seowon. Durante tutto l’arco della sua vita ricoprì 140 incarichi politici e si dimise settantanove volte.

Altro importante ispettore reale segreto fu Park Mun-su che fu funzionario nel periodo del re Yeongjo di Joseon. Fu celebre per aver trascorso la vita a proteggere il popolo coreano dai funzionari reali corrotti. Park Mun-su superò l’esame di stato nel 1723 e in seguito divenne Ispettore Reale Segreto. È l’ amhaengeosa più famoso nella storia della Corea, tanto da divenire una sorta di figura eroica. Su di lui e sui suoi successi nelle vesti di Ispettore Reale Segreto si narrano molte leggende. Una di esse è la seguente:

Un giorno, mentre percorreva una strada di campagna, sfinito dalla fame, Park Mun-su stramazzò al suolo. Poco dopo passò di lì una donna che era con altre in cerca di erbe e lo soccorse. La giovane che aveva partorito da poco, si rese conto che l’uomo era svenuto per l’inedia. Purtroppo non aveva cibo con sé, così cercò di salvarlo nutrendolo con il suo latte materno. In quel momento, le altre donne che erano con lei alla ricerca di erbe assistettero alla scena e corsero a riferire l’accaduto al marito della ragazza. Furioso, l’uomo iniziò a picchiare sua moglie e Park Mun-su.

Solo quando Park Mun-su gli mostrò il medaglione che lo identificava come ispettore reale segreto l’uomo si fermò e  implorò perdono. Park Mun-su rimproverò il marito e riprese il cammino. Per aver assalito il funzionario reale l’uomo rischiò di essere punito dall’ufficio del governo, ma Park Mun-su lo fece perdonare. Decise anche che avrebbe ricompensato la giovane madre per averlo salvato. Come ricompensa le donò cinquanta acri di risaie, specificando però che i terreni sarebbero stati di proprietà della donna che l’aveva salvato e non di suo marito.

Oggi la figura storica dell’ispettore reale è ritornata in auge nella cultura popolare grazie alle serie tv. Sono numerosi i Drama che ispirati nel tempo a quest’affascinante figura storica. Il Drama Amhaengeosa- Royal Emissary andò in onda settimanalmente dal 1981 al 1986 per un totale di 168 episodi di un’ora l’uno. Nel 2002 L’ispettore Park Mun-su, drama di quindici episodi, fu presentato come remake del drama del 1981 ma pare avesse poco in comune con esso. Nel 2009 vinse diversi premi la commedia romantica Tamra, the Island che era ambientata sull’isola di Jeju, nell’epoca Joseon chiamata Tamra. Il Drama aveva come protagonista maschile Im Joo-hwan nei panni di un ispettore reale segreto.

Più di recente gli Ispettori reali segreti sono tornati a stuzzicare la fantasia degli sceneggiatori. Nel drama Royal Secret Agent (2020), è stato l’attore e cantante Kim Myung-soo (L) a impersonare l’ispettore segreto Yi-gyum, accanto alla protagonista Kwon Nara. La serie racconta le vicissitudini Sung Yi-gyum (Kim Myung-soo), un giovane che lavora nel dipartimento amministrativo e di ricerca dell’ufficio governativo. Quando è sorpreso a giocare d’azzardo, come punizione è nominato ispettore reale segreto e costretto a indagare sulle pratiche corrotte dei pubblici ufficiali. Yi-gyum svolgerà il nuovo lavoro con l’aiuto di Hong Da-in (Kwon Nara), un ispettore donna, e Park Chun-sam (Lee Yi-kyung), il suo servitore. Il drama è stato trasmesso da  iQIYI con sottotitoli in inglese, in Italia è stato tradotto dal RaMa Oriental Fansub.

Ultima in ordine di tempo è la commedia romantica  Secret Royal Ispector  & Joy (2021) visibile su Viki con abbonamento Standard. Vede il cantante e attore Ok Taec-yeon nei panni dell’ispettore segreto reale Ra Yi-eon e l’attrice Kim Hyee-yoon nelle vesti della divorziata Kim Jo-yi. Ra Yi-eon è un impiegato pubblico che amerebbe trascorrere le sue giornate a vendere gnocchi in un piccolo negozio fuori dai territori del palazzo. Per la sua acuta intelligenza, è nominato ispettore segreto. Kim Jo-yi è una donna appassionata che anticipa i tempi e crede nel diritto delle persone a divorziare. Vive in un’epoca in cui le donne non possono nemmeno far parte del registro di famiglia. Sogna, però, di riacquistare la libertà e cominciare una nuova vita. I due si uniscono per combattere a corruzione.

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5).

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Chilseok (칠석), la festa degli innamorati

Il San Valentino estivo in terra coreana

di Gabriele Discetti

Il Chilseok (칠석) è una festività coreana spesso associata al San Valentino occidentale. In realtà molte sono le differenze tra le due. In primis il Chilseok cade il settimo giorno del settimo mese del calendario lunisolare coreano. Pertanto non è una ricorrenza fissa, ma varia di anno in anno. Nel 2021, ad esempio, è stata festeggiata il 14 agosto, nel 2022 cadrà il 4 agosto.

Il Chilseok ha origine dal festival cinese Qixi. Il Qixi è lo stesso da cui deriva il Tanabata, festività giapponese chiamata anche Festa delle stelle o Festa delle stelle innamorate. La festa di Qixi (o Qiqiao) è detta festa del doppio sette, notte dei sette o giorno di San Valentino cinese. Il Chilseok ha mantenuto la tradizione di festeggiare il 7° giorno del 7° mese lunisolare come quella cinese.

Come ogni festività antica, anche il Chilseok trae origine da una leggenda molto suggestiva che sono contento di potervi raccontare.

Un re celeste aveva una figlia chiamata Jiknyeo, la quale era una tessitrice di grande talento. Un giorno la ragazza, mentre era intenta a tessere, vide un giovane pastore di nome Gyeonwu e se ne innamorò.  Il padre permise il matrimonio ma da sposati, presi dal loro amore, i due cominciarono a tralasciare i loro mestieri. Jiknyeo non tesseva più, Gyeonwu non si occupava più delle pecore. Il re infuriato obbligò la coppia a vivere lontani, separati dalla Via Lattea. Era permesso loro di vedersi soltanto un giorno all’anno, il settimo giorno del settimo mese. Solo in quell’occasione corvi e gazze avrebbero creato un ponte sulla Via Lattea per ricongiungere i due amanti.

Si dice dunque che corvi e gazze non abbiano piume sulla testa proprio perché calpestati dai piedi dei due sposi. Inoltre c’è la credenza secondo la quale se il giorno della ricorrenza piove, vuol dire che i due amanti sono felici di vedersi. Se invece piove il giorno seguente, allora vorrà dire che i due sono tristi perché dovranno aspettare un altro anno prima di rivedersi. Non è un caso che la festività cada il settimo giorno del settimo mese. In quel giorno, infatti, le due stelle Vega e Altair sono vicine nella volta celeste e una terza stella, Deneb, che forma un simbolico ponte tra le due.

Il Chilseok cade in un periodo in cui il caldo diminuisce e inizia la stagione delle piogge. Le abbondanti piogge favoriscono le coltivazioni di cetrioli, meloni e zucche, quest’ultime mangiate fritte durante la festività.

Altri cibi tipici di questo giorno di festa sono quelli a base di grano: spaghetti, torte e frittelle. Per i coreani è una delle ultime occasioni di gustare cibi derivati dal grano. Difatti venti freddi  che seguono tale periodo rovinano il grano fino all’anno successivo.

Jiknyeo rappresentata nell’opera “Bride of Wings”dell’artista Kate Adams- Credit Song Kang Art – © Kate Adams

Per i buddhisti il Chilseok è l’occasione per pregare e fare offerte nei templi. In occasione di questa festività, in passato si era soliti pregare per un buon raccolto. Inoltre le donne invocavano lo spirito di Vega, che simboleggia Jiknyeo, per migliorare la propria abilità nel ricamo.

Il Chilseok è l’occasione per gli innamorati di stare insieme, guardare le stelle e mangiare cibi tradizionali.

Fonti (1), (2), (3), (4)

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Il Bulgasari (불가사리)

l’essere immortale affamato di metallo, nato dai chicchi di riso

di Gabriele Discetti

Il Bulgasari è un mostro leggendario, la cui origine risale agli ultimi anni del periodo Goryeo (918-1392).

Nonostante il suo aspetto spaventoso, simile a un cane di grossa taglia con una proboscide, il Bulgasari era spesso dipinto sui paraventi o sui camini. Ciò perché si riteneva offrisse protezione dagli incendi e altri disastri. Secondo alcune leggende, il Bulgasari ha il corpo di orso, naso e orecchie di elefante, occhi di rinoceronte, coda da bovino, zampe di tigre e il pelo acuminato.

Una volta in Corea gli incendi erano piuttosto comuni e potevano causare ingenti danni, perché le tipiche case orientali erano principalmente di legno.

Il Bulgasari è presente nel Songnamjapji (Raccolta di racconti di Songnam) risalente al tardo Joseon (1392-1897). Nel brano “Gli ultimi anni di Songdo” si narra di un mostro che aveva divorato tutto il metallo della capitale di Goryeo, cioè Songdo. Gli abitanti tentarono in tutti i modi di ucciderlo, ma invano. Neanche buttarlo vivo nel fuoco servì. Anzi, avvolto dalle fiamme, il Bulgasari uscì dal fuoco e bruciò tutte le case circostanti. Per tale ragione chiamarono l’essere Bulgasari, che letteralmente significa “Impossibile da uccidere”.

Il Bulgasari è presente in tante leggende diverse tra loro per alcuni particolari. La sua storia si lega anche alla vicenda dell’arresto dei monaci buddhisti durante il periodo Goryeo.

I Bulgasari in un’antica raffigurazione – collezione privata

Si racconta che dopo la promulgazione di una legge ordinante l’arresto dei monaci buddhisti, uno di essi trovò rifugio presso l’abitazione della sorella. Tuttavia lei suggerì al marito di denunciarlo alla polizia per impossessarsi di tutti i suoi averi. L’uomo anziché denunciare il monaco, uccise la moglie e liberò il monaco.

Durante il periodo passato nascosto nell’armadio della sorella, il monaco aveva creato un mostro con i chicchi di riso. Per nutrirlo, gli aveva dato da mangiare aghi di metallo. Finiti gli aghi, il mostro uscì dalla casa per mangiare qualsiasi oggetto di metallo, diventando sempre più grande. A un certo punto il governo dovette prendere provvedimenti. Tentarono di catturarlo, ucciderlo con spade e frecce, infine si provò col fuoco. Tutti i tentativi furono inutili.

Il Bulgasari in una raffigurazione di un racconto popolare

In alcune varianti della leggenda il mostro fu ucciso da un eminente monaco buddhista, come a simboleggiare la riappacificazione tra il credo e il governo.

Anche un’altra storia legata al Bulgasari ha come protagonista un monaco buddhista.

Il monaco aveva ricevuto una profezia da un divinatore che prevedeva per lui la nascita di cento figli. L’uomo cominciò così a legarsi con le donne che giungevano al tempio per pregare. Arrivato a novantanove figli, il monaco tentò di violentare la moglie di un ministro, finendo così nella lista dei ricercati. Divenuto fuggitivo si rifugiò a casa della sorella e da questo punto la leggenda segue il corso della più comune storia riportata sopra.

Il Bulgasari è conosciuto anche come Hwagasari, tradotto “Ucciso dal fuoco”. Il motivo di questa discrepanza tra l’essere immortale e l’essere, invece, vulnerabile al fuoco è dovuto a un’altra variante della leggenda. In essa il mostro è effettivamente ucciso tra le fiamme. Il Bulgasari fu attirato con un rottame di metallo, gli fu incendiata la coda e morì carbonizzato.

Stando a un’altra versione della leggenda, il Bulgasari fu creato dal monaco buddhista per ringraziare il marito della sorella, il quale aveva preferito uccidere la moglie, invece di consegnarlo alla polizia.

Sta di fatto che, nonostante le differenze tra le storie, un elemento resta costante, cioè il tradimento della sorella. Il racconto è un ammonimento all’avidità che distrugge finanche i rapporti familiari. Se invece allarghiamo l’orizzonte al periodo storico, la leggenda del Bulgasari ucciso dalle fiamme può essere vista come una metafora che indica la fine di una dinastia (Goryeo) e l’inizio di una nuova (Joseon).

Il bassorilievo raffigurante Bulgasari sito presso il padiglione Gyeonghoeru del Palazzo Gyeongbokgung

Finóra ancora nessun korean drama ha avuto un Bulgarari come protagonista e neanche come antieroe. Qualche mese fa una notizia anticipava la probabile uscita di un Drama fantasy incentrato su una rivisitazione di questa creatura mitologica. Nulla però è stato ancora confermato.

Fonti (1); (2); (3) Fonti foto: (4); (5)

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La Principessa Pyeonggang e On Dal l’idiota

L’idiota che divenne generale, il generale che divenne eroe grazie all’amore di una donna

di Gabriele Discetti

La principessa Pyeonggang e On Dal sono i protagonisti di un racconto che ritroviamo nel Samguk Sagi, o Cronache dei Tre Regni. Le Cronache dei Tre Regni sono una raccolta di storie risalente all’epoca dei tre regni: Goguryeo, Paekche e Silla.

La tradizione coreana si riferisce a questo racconto, a metà tra storia e leggenda, come La principessa Pyeonggang e l’idiota. Titolo nel quale con idiota ci si riferisce al povero On Dal, talvolta soprannominato più benevolmente On Dal il matto o lo sciocco.

Scritto nel 1145, il racconto ha luogo nel Palazzo Reale di Goguryeo durante il regno di re Pyeongwon, che governò dal 559 al 590. Il re aveva una figlia,  la piccola Pyeonggang. La bimba era capricciosa e piagnucolona e per farla smettere di piangere, il padre la minacciava spesso di darla in sposa a On Dal. Il giovane in questione era un povero famoso per la sua stupidità, che viveva appena fuori le mura del Palazzo. Di On Dal si diceva inoltre che fosse brutto come un asino.

Ovviamente le minacce del re erano un semplice tentativo di porre fine al pianto infinito della piccola Pyeonggang. La loro insistenza, però, finì con il convincere la ragazza di essere effettivamente promessa sposa di On Dal.

La statua del generale Ondal nel sito turistico di Ondal a Danyang, Chungcheongbuk-do

Raggiunta l’età per sposarsi, presumibilmente intorno ai sedici anni, il re decise di dare in sposa Pyeonggang al generale Ko, guerriero nobile e valoroso. Tuttavia Pyeonggang rifiutò di sposare l’uomo perché già promessa a On Dal.

Il re fu sconvolto dalla decisione della figlia e tentò di convincerla che le sue minacce erano solo un gioco. Alle rimostranze della giovane il padre, infuriato, decise di ripudiarla, e la condannò all’esilio all’esterno delle mura.

Per nulla sconfortata dalla decisione del padre, la principessa Pyeonggang, cominciò a cercare il promesso sposo On Dal. Trovata l’umile dimora di On Dal, Pyeonggang si propose in sposa al giovane, il quale, sospettando uno scherzo, scacciò in malo modo la principessa.

Ancora una volta Pyeonggang era stata mandata via, ma di nuovo non si perse d’animo. Trascorse un’intera notte fuori dall’umile casa di On Dal, giurandogli amore eterno e non solo. Gli promise di comprargli, con i soldi ottenuti dalla vendita di un prezioso anello d’oro, una casa nuova, un terreno e un cavallo

On Dal si convinse della sincerità della principessa e acconsentì al matrimonio.

Da quel momento la vita di On Dal e della madre che viveva con lui migliorò in modo inaspettato. Pyeonggang non solo salvò On Dal dalla povertà, ma pagò per la sua educazione e per l’addestramento nelle arti marziali.

On Dal l’idiota divenne in poco tempo un talentuoso soldato. Dopo che il giovane ebbe trionfato in una competizione di arti marziali, il re volle incontrare l’uomo misterioso dalle qualità degne di un generale. Fu a dir poco sconvolto dal sapere che quel giovane soldato altri non era che On Dal l’idiota. Le sue doti gli valsero la nomina onoraria a generale dell’esercito.

Il giovane si distinse subito per il suo coraggio nella difesa di Goguryeo dall’invasione della dinastia cinese dei Zhou Settentrionali. Si narra che abbia ucciso da solo venti soldati in un istante, portando alla vittoria l’esercito di Goguryeo. Le sue gesta lo innalzarono a eroe e fu riconosciuto genero del re Pyeongwon, restituendo dunque il titolo di principessa a Pyeonggang.

Ji Soo e Kim So-hyun nel drama 2021 “River Where the Moon Rises

Alla morte del re, il figlio maggiore Yeongyang salì al trono. A quest’ultimo On Dal chiese di poter guidare l’esercito nella riconquista delle terre del sud occupate da Silla. Il nuovo re acconsentì, ma On Dal non fece ritorno dalla campagna militare. Morì per una ferita da freccia presso il monte Achasan.

Per quanto la storia della principessa Pyeonggang e di On Dal sia intrecciata con vicende storiche effettivamente avvenute, è da considerarsi comunque frutto di fantasia. È infatti al limite del possibile che la figlia del re di Goguryeo sposasse un povero, per di più deriso dalla popolazione per la sua stupidità. Ancor più assurda è la scalata sociale di On Dal da straccione a eroe del regno.

Dopo la morte Leggi anche:  Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Tuttavia il racconto ci insegna che qualsiasi uomo, per quanto povero o considerato stupido e incapace, può sperare di ascendere al grado di eroe se ha accanto una grande donna che crede fermamente nelle sue capacità.

Più di un drama si è ispirato alla storia della principessa Pyeonggang e dello stolto On Dal. Nel 2009 la serie Invincible Lee Pyung Kang fu una rivisitazione moderna del classico racconto popolare coreano nella quale Lee Pyung-kang (Nam Sang-mi) è una pianificatrice di campi da golf che “istruisce” Woo On-dal (Ji Hyun-woo).

On Dal impersonato da Lee Jong-hyun nel drama del 2017 “My Only Love Song

I Drama più recenti sono la commedia fantasy, in streaming su Netflix, My Only Love Song (2017) e il più drammatico River when the Moon rises (2021), in programmazione su Viki. In My Only Love Song un’attrice (Gong Seung-yeon) durante le riprese di un drama nel quale interpreta la principessa Pyeonggang finisce indietro nel tempo e incontra On Dal (Lee Jong-hyun).  Il giovane è un uomo che ama i soldi e fa di tutto per ottenerli, ma è generoso nei confronti dei deboli. Gli sviluppi della storia romantica tra i due sono divertenti e strappano più di un sorriso.

Il poster del drama del 2009 “Invincible Lee Pyung Kang

River when the Moon rises affronta, invece, la storia d’amore tra la principessa Pyeonggang (Kim So-hyun) e On Dal (interpretato da Ji Soo  negli episodi 1-6, poi sostituito da Na In-woo) in modo più drammatico. Qui, infatti, la Principessa è una donna ambiziosa che sogna di essere la prima donna Taewang di Goguryeo e che usa i sentimenti che On Dal nutre verso di  lei per raggiungere i suoi obiettivi. Il drama ha esordito in Corea il 15 febbraio 2021.

Immagine di copertina: Statua del generale Ondal e della principessa Pyeonggang all’ingresso del monte Acha

Fonti: (1), (2), (3), (4), (5), (6).

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Habaek(하백)

il dio dell’acqua
La figura mitologica che ha ispirato il manhwa e il drama “La sposa di Habaek”

di Gabriele Discetti

Habaek, conosciuto anche come Pungyi o Bingyi, è il dio del fiume Amnok, confine naturale tra la Corea e la Cina insieme al fiume Tumen. Questa è l’interpretazione più diffusa, che vede Habaek come divinità della civiltà di Goguryeo e legata all’elemento dell’acqua. Tuttavia secondo alcune fonti meno note, egli potrebbe invece essere il dio Sole.

La figura di Habaek servì a Goguryeo per creare una discendenza divina della propria dinastia reale e legarla anche al regno di Buyeo.

Si narra che il dio dell’acqua avesse tre figlie: Yuhwa, Wuihwa e Hweonhwa. Un giorno, mentre si bagnava nell’acqua del fiume, Yuhwa, la maggiore, si imbatté in un giovane che guidava un carro trainato da cinque draghi. Era Hae Mo-su, il figlio del cielo. I due si innamorarono e decisero di sposarsi, senza che Yuhwa chiedesse il permesso a suo padre. Ovviamente Habaek esplose di rabbia per il gesto oltraggioso di Yuhwa e sfidò Hae Mo-su a un duello basato sulle metamorfosi. Habaek si trasformò in una carpa poi in un cervo e infine in una quaglia. Fu battuto, però, tutte le volte da Hae Mo-su che dapprima si trasformò in una lontra, poi in un lupo, quindi in un falco. Sconfitto nella sfida che egli stesso aveva scelto, il dio dell’acqua non poté far altro che acconsentire alle nozze.

Un’antica rappresentazione del dio Habaek

Nonostante il matrimonio potesse essere celebrato con la benedizione del padre, Yuhwa decise di abbandonare il carro di Hae Mo-su prima di ascendere al cielo. Quando però Yuhwa tornò dal padre, questi, nuovamente umiliato dal comportamento della figlia, la condannò all’esilio sul fiume Donbuyeo e a una vita mortale.

I pescatori della zona liberarono Yuhwa portandola da re Geumwa, il sovrano locale. Qualche tempo dopo Yuhwa, che era già incinta di Hae Mo-su, diede alla luce Jumong, destinato a diventare re Dongmyeong, il fondatore di Goguryeo. Habaek era dunque il nonno materno di Jumong. Hae Mo-su fondò invece il regno di Buyeo, a nord di Goguryeo. Questa leggenda servì al sovrano per unificare le terre a nord e creare il grande regno di Gogureyo, che durò ben sette secoli (37 a.C. – 668 d.C.).

L’elemento a cui questo dio è legato, l’acqua, era di vitale importanza per la civiltà di Goguryeo. Per evitare che le inondazioni arrecassero danni alle colture, erano di frequente sacrificate vergini in onore di Habaek. Pare fossero offerte donne anche per ingraziarsi il dio e superare facilmente il fiume da lui protetto.

Habaek nel manhwa di Yoon Mi-kyung – Fonte (1)

La posizione del fiume Amnok rende la figura di Habaek presente sia nella cultura coreana sia in quella cinese. In Cina è conosciuto però come Hebo o come Bingyi, nome che coincide con quello utilizzato talvolta anche in Corea. Da fonti cinesi sappiamo che sua moglie era Bokbi, anch’ella divinità dell’acqua, che diede alla luce le tre figlie. Secondo alcune leggende cinesi Habaek era originariamente un essere umano. Queste fonti sono però lontane dalla tradizione coreana. Esse legano infatti la divinità dell’acqua cinese al Fiume Giallo, allontanandosi dunque dalla posizione che danno al mito i coreani, cioè il fiume Amnok. Sarebbe sbagliato quindi considerarli entrambi come parte della tradizione culturale coreana.

Habaek non unisce solo Corea e Cina, ma come spesso accade la cultura coreana si intreccia inevitabilmente con quella giapponese. In Giappone esiste il Kappa (o Kawatarō), divinità dell’acqua nipponica, a cui ci si riferisce seppur di rado col nome “habaek”, o fantasma dell’acqua. Habaek, Hebo e Kappa appartengono alla stessa famiglia di divinità indicate col termine suijin (letteralmente dio dell’acqua), comune a tutt’e tre le culture.

Habaek nel manhwa di Yoon Mi-kyung – Fonte (1)

A partire dall’aprile 2008 è stato pubblicato un manhwa, oggi ormai concluso, intitolato La sposa di Habaek (하백의 신부). Nel manhwa di Yoon Mi-kyung racconta la storia d’amore tra il dio dell’acque e una vergine sacrificale.

Quando la siccità sta rendendo aride le terre, una vergine viene offerta al dio Habaek per ottenere la sua grazia. Proprio come avvenivano i sacrifici nell’antichità, la ragazza di nome Soa è posta su una barca e lasciata alla deriva. Dopo una tempesta, la giovane si risveglia nel mondo di Habaek, scoprendo con grande stupore che il grande dio delle acque ha il corpo di un bambino. Tuttavia di notte egli si trasforma in un affascinante giovane. Il dio decide di celare la sua identità notturna alla donna, fingendosi un parente di nome Mui. Habaek è suo malgrado vittima di una maledizione della sua prima moglie deceduta, Nangbin.

Quando conosce meglio Soa, se ne innamora e le rivela la sua identità. Habaek è però ancora legato al ricordo della defunta moglie. Così quando scoprirà che potrebbe essere ancora viva, la relazione del dio con Soa si complicherà non poco.

Il poster del Drama “La sposa di Habaek”

Il Manwa ha riscosso grande successo, tanto che nel 2017 è stato trasposto in un omonimo Drama che rivisita la storia in chiave moderna. Interpretato da  Nam Joo-Hyuk , nei panni di Habaek e  Shin Se-Kyung in quelli di So-Ah, The Bride of Habaek è attualmente visibile su Viki.

Fonti: (1) (2) (3)

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In Corea del Sud: Natale con i tuoi? Anche no!

La tradizionale festa di Natale in Corea del Sud da trascorrere con chi si ama

di Gabriele Discetti

Il Natale (크리스마스) in Corea del Sud non ha la stessa valenza che gode in Italia. La religione più diffusa è il buddhismo, sebbene esista una buona percentuale di cristiani, a maggioranza protestante. Inoltre, secondo i dati dell’ufficio nazionale statistico coreano, il 46,5% dei sudcoreani s’identifica come non-religioso. Non stupisce dunque che il Natale in Corea del Sud, pur essendo un giorno di festa nazionale, non sia strettamente legato alla Natività.

Tuttavia la festività assume un valore tutto particolare, che sicuramente vi sorprenderà. Il giorno di Natale è festeggiato come un secondo San Valentino. Per questo i coreani sono soliti trascorrerlo col proprio partner, anziché fare visita alle proprie famiglie come avviene durante i festeggiamenti del Chuseok.

La Cattedrale di Myeongdong, il principale luogo di culto cattolico di Seul. Foto credit (4)

Molte coppie tentano di far coincidere il Natale con il centesimo giorno della loro relazione, poiché è ritenuto di buon auspicio. Per questo il diciassette settembre è considerato propizio per dichiararsi alla persona amata, così da raggiungere il tanto agognato traguardo dei cento giorni a Natale. Il 17 settembre è dunque chiamato Gobaek day, letteralmente il giorno della confessione.

Chi è single trascorre il Natale in famiglia oppure con gli amici e si dedica alle attività più disparate, come mangiare insieme o fare shopping.

Le strade di Seoul, deserte per le restrizioni dovute alla pandemia di COVID-19 – Credit (5)

Le differenze con il Natale italiano non finiscono qui. I sudcoreani non sono abituati a scambiarsi regali, se non tra le coppie che invece si fanno doni speciali. In ogni caso la figura di Babbo Natale esiste ed è chiamato Santa Harabujee. È vestito talvolta col tradizionale hanbok di colore verde, rosso o blu. Babbo Natale è però utilizzato per lo più come attrazione all’interno dei negozi, per vendere dolciumi ai bambini.

Santa Harabujee

Nonostante l’assenza della religiosità cui siamo abituati in Italia, le grandi città sono abbellite da addobbi natalizi, alberi variopinti e sontuose luminarie. Le tavole sono arricchite da cibi tradizionali e imbandite con torte di riso o al gelato con tipiche decorazioni Natalizie, ma anche con tacchino arrosto e sushi. A volte non mancano neanche il panettone o il pandoro, difficilissimi, però, da trovare!

Infine il Natale di chi è di religione cristiana ci è sicuramente più familiare. Alla Messa di Natale segue del tempo trascorso in famiglia, per poi dedicarsi al proprio partner come vuole la tradizione coreana.

Fonti: (1), (2), (3)

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