Dokkaebi (도깨비), il goblin coreano

Dalla tradizione coreana, una creatura leggendaria dai poteri straordinari

di Gabriele Discetti

Il Dokkaebi o Tokkaebi (도깨비) è un essere mitologico del folclore coreano. È chiamato anche Dochaebi, Dokgakwi, Dokgapyi, Heoju, Heoche, Mangryang e Yeonggam. In occidente il Dokkaebi è spesso identificato con la più familiare figura del goblin.

Esistono testimonianze del Dokkaebi (o goblin coreano) in molti documenti del periodo dei Tre Regni (18 a.C. – 660 d.C.). Quindi a quell’epoca la credenza riguardo i goblin coreani era già ben nota a tutta la popolazione della penisola coreana.

La prima attestazione scritta di un racconto riguardo i goblin risale al Samguk yusa (Memorie storiche dei tre regni) redatto nel X secolo. Questo racconto ci mostra alcune delle doti straordinarie dei goblin:

“Durante il regno di Silla, il figlio di re Jinji, Bihyeong, conosceva un goblin di nome Gildal. I due si incontravano tutte le notti sulle colline a ovest del fiume Hwangcheon. Venuto a sapere ciò, con l’intenzione sfruttare le doti del suo amico goblin, re Jinji ordinò al figlio di costruire un ponte sul fiume. Così, in una sola notte, Bihyeong e Gildal costruirono il ponte che chiamarono Gwigyo, cioè ponte fantasma. Come riconoscimento il goblin fu nominato guardiano del tempio della città, ma Gildal non voleva questo compito, così si trasformò in volpe e fuggì via. Sentendosi tradito, Bihyeong lo inseguì e lo uccise. Fu così che Bihyeong cominciò a essere temuto da tutti i goblin.”

I Dokkaebi rappresentati nell’opera dell’artista Song Kang – Credit Song Kang Art – © Song Kang

Il Dokkaebi non è una creatura completamente malvagia. Possiede poteri soprannaturali che usa a volte per aiutare gli umani e altre per giocare brutti scherzi o punire coloro che hanno commesso atti malvagi.

Nella mitologia coreana il Dokkaebi è rappresentato con le sembianze di un folletto accompagnato da alte fiamme di colore blu. È capace di rendersi invisibile, indossando un cappello chiamato gamtu (감투) e di compiere magie con il suo bastone magico, il bangmang-i (방망이) .

Il goblin può avere o meno corna, occhi sporgenti, bocca grande, denti affilati, corpo peloso e lunghi artigli. L’unica certezza sul suo aspetto fisico è che possieda una sola gamba, troppo lunga per indossare vestiti e che per tale ragione si muova saltando. Tuttavia non mancano rappresentazioni di Dokkaebi a due gambe, seppur rare. Un racconto popolare ci conferma il fatto che il Dokkaebi avesse, in genere, una sola gamba.

“Un giorno un giovane incontrò un goblin mentre si recava al mercato. Il goblin, abile lottatore di ssireum, lo sfidò a un combattimento di questa lotta coreana nella quale vince chi riesce a far cascare l’avversario. Tuttavia il ragazzo riuscì far cadere più volte il goblin, sfruttando il fatto che avesse una sola gamba.”

Questo racconto serviva a tramandare la strategia per battere un Dokkaebi.

Il ssireum o ssirum (씨름) è una lotta della tradizione coreana nata nel quarto secolo e che viene praticata ancora oggi durante le feste.  Si lotta all’interno di una buca piena di sabbia, indossando una particolare cintura. Afferrando questa cinta, i contendenti, grazie all’uso delle gambe, devono riuscire a portare a terra qualsiasi parte del corpo dell’avversario sopra il ginocchio.

Il goblin coreano non ha differenze di sesso ed è sempre identificato nei racconti come un maschio. Ci sono varie tipologie di dokkaebi perché la loro natura dipende da vari fattori. I goblin sono condizionati dal luogo in cui si trovano, dalle persone che incontrano e finanche dagli oggetti che li circondano. L’influenza vale anche al contrario. Grazie ai loro poteri, infatti,  i dokkaebi possono apportare cambiamenti nei luoghi, nelle persone e negli oggetti.

Il dokkaebi non ha un luogo prediletto in cui vivere. Spesso lo si può trovare sia nei racconti ambientati nelle campagne, sia in quelli in montagna, nelle valli, nei templi o nelle abitazioni. Preferiscono i luoghi bui, solitari e compaiono soprattutto di notte e nelle giornate di pioggia. Nei racconti popolari, l’arrivo della luce dell’alba e il cantare del gallo sono i momenti in cui i goblin scompaiono.

Caratterialmente i goblin sono scontrosi, amanti delle lotte e opportunisti, perché approfittano dell’ignoranza delle persone per ingannarle. Anche se non hanno distinzione di sesso, grazie ai loro poteri i goblin sono in grado di assumere sembianze femminili. Eppure i dokkaebi tengono molto al rispetto delle promesse. Amano cantare, ballare e suonare.

Il Goblin impersonato da Gong Yoo nel drama Guardian: The Lonely and Great God

Il dokkaebi è ancora vivo nella coscienza dei coreani. La creazione dei goblin nella loro mitologia ci permette di comprendere meglio l’idea che questo popolo ha delle creature sovrannaturali. I goblin non devono essere considerati dannosi per gli esseri umani, nonostante il loro comportamento. I dokkaebi non vogliono creare problemi agli uomini. Per tale motivo spesso i coreani si rivolgono ai goblin per avere una sorte fortunata. Ad esempio, per avere una pesca fruttuosa, le comunità di pescatori venerano, attraverso rituali, i goblin dell’acqua. Tuttavia può accadere che ai dokkaebi venga addossata la colpa di incendi e malattie. Quando ciò accade, si eseguono delle cerimonie per scacciarli dai villaggi.

Certo il goblin della tradizione non sembra avere molti punti in comune con il fascinoso Kim Shin del drama. Eppure è interessante notare che il personaggio impersonato da Gong Yoo ha alcune caratteristiche che ricordano il goblin che gli antenati coreani adoravano e amavano. Il goblin della sceneggiatrice Kim Eun-sook, infatti, ama il grano saraceno, rende ricche le persone che lo circondano, è spaventato dal sangue e talvolta è impulsivo. Tutti aspetti che richiamano il dio “Goblin”,  che appare nelle credenze popolari . Anche il fuoco blu che circonda la spada che gli trafigge il torace richiama le fiamme blu che seguono il goblin del folclore coreano.

Fonti: (1), (2)

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La storia dei Hwarang

L’orgoglio del regno di Silla

di Gabriele Discetti

Nel VI secolo d.C. la penisola coreana era divisa in tre regni: Goguryeo, Silla e Paekche.

Una delle istituzioni più famose del regno di Silla è senza dubbio quella dei Hwarang. La storia di questa élite di giovani guerrieri rimase poco nota sino alla liberazione della Corea dall’occupazione giapponese avvenuta nel 1945. Dopo aver ricacciato i giapponesi fuori dalla penisola, i Hwarang furono riscoperti ed elevati a importante simbolo nazionale della storia antica. Talvolta ci si riferisce a questi guerrieri anche come Hyangdo, cioè i discepoli fragranti. Nel corso della storia coreana Hwarang e i suoi derivati colloquiali sono stati utilizzati anche per indicare gli sciamani o i mariti delle sciamane.

Le informazioni sui Hwarang sono state trasmesse nella tradizione coreana attraverso testi storici come il Samguk Sagi, il Samgungnyusa e l’Haedong Goseungjeon. Tuttavia, tutti e tre i testi originali sono andati perduti, rendendo difficili le ricostruzioni storiche. Possediamo comunque trascrizioni e traduzioni successive alla loro prima stesura.

Sappiamo per certo che prima dei Hwarang esistevano le Wonha, il cui nome può essere tradotto come fiori originari. Infatti “ha” è una contrazione di “Hwa” che troviamo in Hwarang e che fa riferimento alla parola fiore. Non è chiaro quale fosse il ruolo delle Wonha. Alcuni ritengono si trattasse di cortigiane o dame di corte, altri che fossero guerriere. Non ci sono, però, prove di un loro effettivo impegno in battaglia. Le Wonha erano istruite all’etica e avevano un ruolo preminente nella società di Silla. Questo regno considerava le donne molto importanti, infatti Silla ebbe ben tre regine nella sua storia.

Tra gli insegnamenti trasmessi alle Wonha vi erano anche la pietà filiale, la lealtà e la sincerità. Alla guida delle Wonha c’erano due donne, Nammo e Junjeong. Per questioni di gelosia Junjeong uccise Nammo.  Per aver commesso tale delitto, Junjeong fu giustiziata e dopo di ciò il corpo delle Wonha fu sciolto.

Tale storia è frutto di miti e leggende, perciò non abbiamo certezza di quanto ci sia di vero nell’epilogo del corpo delle Wonha. Tra l’altro, i nomi delle due donne potrebbero non essere riferiti a dei nomi propri, ma a degli appellativi. La parola Nammo indica, infatti, una persona distratta e fortunata oppure perspicace e poco volenterosa nell’istruirsi. Junjeong indica, invece, una persona di talento e virtuosa. Dopo la sparizione del corpo ufficiale, la parola Wonha fu utilizzata per indicare le guide spirituali dei Hwarang. Difatti le Wonha erano monache molto venerate per le loro conoscenze buddhiste.

Tornando ai Hwarang, l’origine del nome nasce dall’unione di “Hwa”, che significa fiore, e “Rang” cioè guerriero o uomo. Hwarang si può dunque tradurre come uomini o guerrieri in fiore.

Il titolo di Hwarang era dato, infatti, a giovani adolescenti appartenenti all’alta nobiltà coreana che si apprestavano a diventare guerrieri. Non bastavano però nobili natali, perché la strada per diventare Hwarang prevedeva preparazione fisica e spirituale.

L’istituzione dei Hwarang fu fortemente influenzata da tre elementi che allora permeavano la vita dei coreani: Buddhismo, Confucianesimo e Taoismo. Il giuramento dei Hwarang prevedeva, infatti, cinque articoli, basati sui dettami di questi tre vie:

  • Lealtà al trono;
  • Devozione filiale;
  • Sincerità assoluta nell’amicizia;
  • Combattere fino alla morte;
  • Astensione dalle uccisioni inutili.

La nascita dei Hwarang è di difficile definizione. Alcuni storici ritengono che abbiano giocato un ruolo fondamentale nell’unificazione dei Tre Regni, altri rifiutano tale idea. D’altronde i Hwarang erano strettamente legati alle Wonha, le quali non pare fossero impegnate in guerra. È possibile supporre che inizialmente il corpo non aveva uno scopo bellico, ma solo quello di formare giovani leader istruiti. Tuttavia ben presto divennero cavalieri e guerrieri.

Come già accennato, vi era uno stretto legame tra Hwarang e buddhismo, religione largamente diffusa nella corte di Silla. Così, spesso i monaci buddhisti erano guide e mentori dei Hwarang e non soltanto dal punto di vista spirituale. I monaci erano grandi conoscitori delle arti marziali, si allenavano assiduamente e conoscevano le tecniche di autodifesa.

Uno di questi monaci era Won Gwang. Egli insegnava ai suoi discepoli Hwarang come essere guerrieri, avere fiducia nelle proprie azioni, controllare se stessi e l’ambiente circostante. Won Gwang propose i cinque precetti per la vita secolare:

  • fedeltà al sovrano;

  • pietà filiale;

  • fiducia e sincerità tra amici;

  •  non ritirarsi mai in battaglia;

  • esercita discrezione quando prendi una vita.

Come si può notare questi precetti corrispondono perfettamente ai dettami del giuramento dei Hwarang. Questo stretto legame con il buddhismo evidenzia la forza di tale religione nella corte di Silla nel periodo in cui i Hwarang si affermarono. Nel 527 il buddhismo divenne, infatti, la religione di Stato.

Il corpo dei Hwarang nacque per volontà di re Jinheung di Silla. Fu lui a voler creare un’accademia per giovani soldati, al fine di educare dei valorosi comandanti militari e politici. Ufficialmente l’istituzione nacque nel 576, sebbene ci siano prove dell’esistenza dei Hwarang anche prima di tale data.

Nel settimo secolo, i Hwarang avevano prestigio e onore. Nel Samguk Sagi il generale Gim Busik elogia le imprese militari dei Hwarang nella lotta contro Paekche e Goguryeo, mentre nel Samgungnyusa si trattano maggiormente le loro attività buddhiste.

Nella nascita dei Hwarang il re Jinheung (nel drama Hwarang: The Poet Warrior Youth  interpretato da Park Hyung-sik) ebbe un ruolo fondamentale. Salì al trono nel 540, in giovane età, e per questo fu affiancato dalla madre che fungeva da reggente. Una volta divenuto maggiorenne, prese in mano le redini del regno e nel 551stipulò un accordo di alleanza col vicino regno di Paekche. Subito dopo i due regni attaccarono insieme Goguryeo. Re Jinheung espanse così i confini di Silla fino al fiume Han. Nel 553 però Jinheung tradì Paekche alleandosi con Goguryeo e nel 554 uccise il re Seong di Paekche.

Il generale Kim Isabu, discendente di quarta generazione di Naemul di Silla (nel drama Hwarang: The Poet Warrior Youth interpretato da Park Seo-joon), fu braccio destro del re Jinheung. Da lui fu nominato governatore di Siljik, l’odierna Samcheok, e di  Hanseulla che è l’odierna Gangwon .

Nel 576 re Jinheung fondò i Hwarang e nello stesso anno morì, dopo trentasette anni di regno e conquiste. Il carattere bellicoso ci fa comprendere come la creazione ufficiale dei Hwarang fosse proprio nell’ottica di rafforzare l’esercito di Silla. Re Jinheung gettò le basi per l’unificazione della Corea sotto il regno di Silla.

L’istituzione dei Hwarang fu una geniale idea del re, non soltanto dal punto di vista bellico. Al di sotto dei Hwarang vi erano i Nangdo che erano figli di nobili inferiori o anche di cittadini comuni. Essi assistevano i Hwarang, che costituivano i leader di ogni gruppo di Nangdo. In tale modo si favoriva la cooperazione tra classi sociali diverse e si alleviavano i conflitti intestini. Come i Hwarang, i Nangdo erano educati alla storia, alla filosofia, alle arti, alla guerra, alla caccia e alla religione buddhista. Tuttavia i natali erano ciò che differenziavano i Hwarang dai Nangdo.

Kim Yu-shin fu tra i Hwarang più famosi nella storia di Silla. Figlio del generale Kim Seohyeon, nacque nel 595, divenne un guerriero Hwarang a soli quindici anni. A diciotto anni era già un abile spadaccino e raggiunse il titolo di Kukson, cioè il rango più elevato dei Hwarang.

A trentaquattro anni Kim Yu-shin ottenne il comando di tutte le forze armate di Silla. Per tutta la vita si batté per l’unificazione della penisola coreana. Visse fino a settantanove anni. Dopo la sua morte ricevette il titolo onorifico di re Heungmu e fu sepolto in una tomba degna di un re. La sua storia è stata raccontata anche nel Drama del 2012 Dream of the Emperor, dove il ruolo di Kim Yu-shin fu dell’attore Kim Yu-seok.

Secondo una leggenda, durante una battaglia i suoi soldati si rifiutarono di combattere poiché avevano visto una grande stella cadente nel cielo, considerata cattivo presagio. Allora Kim Yu-shin con un abile stratagemma utilizzò un grande aquilone per sollevare nel cielo una palla infuocata. I soldati, ritenendo fosse la stessa stella caduta a essere ritornata nel cielo, decisero di combattere e sconfissero l’esercito ribelle nemico. Un altro Hwarang famoso è Sa Da-ham che, come Kim Yu-shin, ottenne il titolo a quindici anni.

Nella guerra contro i regni del nord, Sa Da-ham perse l’amico d’infanzia Moo Kwan-rang, anch’egli uno Hwarang. I due avevano stretto un patto che obbligava il sopravvissuto, qualora uno dei due fosse morto in battaglia, al suicidio. Sa Da Ham mantenne la promessa e dopo sette giorni di totale digiuno morì, a dimostrazione di quanto i Hwarang fossero fedeli ai loro dettami.

Dopo la caduta di Silla, nel 935 il corpo sparì, restando il simbolo di un’epoca antica.

Da allora il termine è stato riutilizzato in modi diversi. Nel 1527 Choe Sejin nel suo Hunmong jahoe utilizza la parola Hwarang per indicare un intrattenitore dedito alla prostituzione. Ma il nome Hwuarang è utilizzato anche nelle arti marziali, in onore dell’antico corpo di guerrieri. Esiste infatti un ramo del Taekwondo che prende proprio il nome di Taekwondo Hwarang e il gran maestro Ho Sik Pak ha chiamato la sua federazione Hwarang World Tang Soo Do Federation.

Leggi anche la recensione di: Hwarang: The Poet Warrior Youth (화랑)

Esiste anche un’arte marziale chiamata Hwarangdo che unisce pugilato, Taekwondo, Muay thai, Judo, Aikido, Hapkido e Grappling. La nascita risale al XX secolo. Nel 1942 Joo-Bang Lee e suo fratello Joo-Sang Lee furono presi sotto l’ala del monaco Suahm Dosa al tempio di Suk Wang Sa in Corea del Nord. Dopo l’avvento del comunismo fuggirono in Corea del Sud e cominciarono a praticare le arti marziali più famose tra quelle esistenti. Decisero poi di creare la propria arte marziale. Nel 1969 Suahm Dosa prima di morire diede il titolo di Hwarang a Joo-Bang Lee, il minore dei fratelli nonché l’unico a essere rimasto in Corea. L’altro si era trasferito negli Stati Uniti alcuni anni prima. Ciò fece infuriare Joo-Sang Lee, che interruppe ogni rapporto con il fratello. Nel 1972 Joo-Bang Lee si trasferì in California e fondò la World Hwarangdo Association.

Coloro che praticano lo Hwarangdo utilizzano circa centootto armi. Tra queste ci sono l’ingeomon, che è una spada a doppio filo, la hwando, che è simile alla katana giapponese, e il chaejing, un bastone molto lungo con incatenato all’estremità un bastone più corto.

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