Il cibo in Corea del Sud come cura di anima e corpo

Immagine di copertina : Pixabay

di Stefania Frioni

Prima di trasferirmi conoscevo già la cucina coreana, ma da quando vivo qui mi sono resa conto che non è solo buona perché gustosa, lo è anche perché nella maggior parte dei casi è sana e i Coreani nel cibo ritrovano spesso anche il rimedio ideale a un problema. L’Hansik (한식), la cucina coreana, è una vera filosofia. Diverse ricette tradizionali offrono molti benefici e sono considerate salutari per l’organismo, perché il cibo sano rafforza il sistema immunitario e a volte rallenta l’invecchiamento – ecco svelato uno dei misteri per i quali qui moltissimi dimostrano sempre molti anni in meno.

Sicuramente però, ciò che contraddistingue e rende famosa la cucina coreana è il consumo di cibi fermentati.

Avrete immediatamente pensato al kimchi, vero?! Ma anche al makgeolli, magari, il vino di riso fermentato che è una delle bevande più antiche della tradizione coreana!

Nata in passato per necessità poiché non c’era la possibilità di conservare diversamente il cibo, la fermentazione pian piano è diventata una vera e propria tradizione che rende ancora oggi il cibo più digeribili e aumenta i loro benefici sotto molti aspetti.

In Corea del Sud si fermentano diversi alimenti come la frutta e le verdure, ma anche la carne e il pesce che, così trasformati, fungono anche da ottimi probiotici. Il benessere della flora intestinale qui in Corea è una vera fissazione! 

I cibi fermentati coreani si possono dividere in tre categorie: le jang, sono salse e paste a base di soia preparate a partire dalla fermentazione dei fagioli di soia;  i jeotgal  che sono preparati con pesci e frutti di mare e utilizzati sia come contorno che come condimento di zuppe e kimchi. Tra i più comuni c’è quello di gamberetti saeujeot, quello di ricci di mare seonggejeot e quello di uova di merluzzo myeonganjeot; Infine il conosciutissimo kimchi.

Il kimchi più comune è quello di cavolo cinese, il baechu kimchi, ma ne esistono tantissimi tipi a seconda delle verdure e dei condimenti che vengono utilizzati. Tra i più consumati qui ci sono il kkakdugi, che è ravanello coreano con salsa piccante, e il baek kimchi, cavolo cinese fermentato senza aggiunta di peperoncino.

Un’altra caratteristica molto positiva che ho riscontrato nella cucina coreana è che la maggior parte delle pietanze è a base di ingredienti freschi e soprattutto naturali. Ingredienti ricchi di verdure e quindi ottimi, se abbinati a carne o noodles, per tenere sotto controllo la glicemia. Un po’ come nel Sud Italia succede con il frequente abbinamento di pasta e verdure, insomma.

I desserts coreani, poi, sono sempre dolcificati con miele o frutta secca e lo zucchero è utilizzato di rado. Particolare, questo, che personalmente utilizzo spesso come scusa per sgarrare con la dieta.

Come ci si cura con il cibo in Corea del Sud?

Vi fornirò qualche esempio che potrà essere da spunto per sperimentare a casa, se già non lo fate . Uno dei primi piatti che mi viene in mente come rimedio, soprattutto alla spossatezza conseguente l’afosissima estate coreana, è la samgyetang. La samgyetang è una zuppa di pollo al ginseng che risale alla prima metà del 1500 e che personalmente adoro. È servita bollente e unisce le proprietà salutari del brodo di pollo a quelle del ginseng, che è rigenerante, dell’aglio che agisce da tonico e delle giuggiole. Queste ultime proteggono lo stomaco e prevengono l’anemia. Vi starete chiedendo perché con il caldo estivo è servita bollente. Perché i Coreani sono fortemente convinti che “il fuoco si combatte con il fuoco”. D’altronde se ci pensate, anche nel Sahara, gli uomini del deserto vi offrono tè caldo alla menta.

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Ovviamente, se si parla di cibo coreano, non si può non menzionare il kimchi che, oserei dire, è simbolo della Corea.

Come ho scritto poc’anzi, essendo un cibo fermentato è ottimo come probiotico.  Aiuta, però, anche contro alcuni tipi di infiammazioni ed è senz’altro ricco di molti nutrienti. Ecco perché sulla tavola dei Coreani il kimchi non manca mai, ma proprio mai!

Un altro alimento che è presente quasi sempre sulle tavole coreane è l’aglio, soprattutto l’aglio crudo! Lo so, come mi dico sempre, fa benissimo a noi ed è letale per chi ci sta intorno. Nonostante ciò i sudcoreani lo assumono regolarmente sia in molte ricette che crudo, come banchan. La verità è che i sudcoreani hanno il terrore di ammalarsi e l’aglio è un ottimo e potente antibatterico e antivirale. Da quando vivo qui talvolta ne mangio qualche spicchio anch’io e posso assicurarvi che crudo è molto più digeribile.

Fastidi allo stomaco?

Un po’ di cavolo verza in brodo o crudo non condito e si starà meglio. Questo è il rimedio che un collega mi consigliò un giorno in cui il mio stomaco faceva i capricci. La tradizione culinaria vuole, poi, che sia offerta una ciotola di miyeok-guk (미역국o zuppa di alghe alle puerpere. Pensate, questo piatto è servito anche in ospedale come primo pasto alle donne che hanno appena partorito. È usanza, inoltre, che il giorno del proprio compleanno si faccia colazione con il miyeok-guk per ricordare, appunto, il momento della propria nascita.

Il consumo di questo piatto da parte delle puerpere risale ai tempi del regno Goryeo (918 – 1392) e ha origini da una leggenda cinese secondo la quale cibarsi di alghe dopo aver partorito, purifica il sangue.

Contro il raffreddore

Per rimettersi in forze dopo una giornata no, un raffreddore o un piccolo malessere, lo Juk (), il porridge caldo con riso e verdure, è l’ideale. Spesso è arricchito con carne leggera, ad esempio di pollo, o con pesce bianco.

Lo Juk ha un gusto delicato e ingredienti molto leggeri, ma che danno comunque sostanza. Siccome viene venduto già pronto, nella mia dispensa non manca mai! Così come non manca il “Balloon Flower Tea”, che non saprei come tradurre in Italiano, ma che è un portento per curare il raffreddore e soprattutto la tosse. L’ho testato e posso confermarlo.

Un altro porridge molto apprezzato e consumato tradizionalmente come rimedio a lievi malanni, è il Patjuk (팥죽), il  porridge ai fagioli rossi. Il Patjuk si consuma durante il solstizio d’inverno così da infondere l’energia per affrontare il freddo, ma anche per prevenire cattiva sorte e malattie. Il rosso dei fagioli ricorda, infatti, quello del fuoco che scalda.

Infine, non posso non ricordare due rimedi per il dopo sbronza.

I Coreani sono tra i popoli che consumano più alcol al mondo. Cosa che si può notare anche guardando i  loro Drama,  nei quali il soju scorre a fiumi.

Ebbene, non ci crederete, ma in confezioni singole e monouso, qui si vendono, anche nei convenience stores, i protettori per lo stomaco pre-sbronza! Il suo nome è Condition (컨디션) e si beve prima di recarsi a una serata durante ci si aspetta di bere alcol.  

Cosa fare dopo aver bevuto tanto per rimettersi in forma?

Cosa fare, invece, dopo aver bevuto tanto con gli amici o i colleghi per rimettersi in forma?

Il giorno dopo, a colazione, la miglior soluzione amica dello stomaco in questi casi è la Haejang-guk (해장국 ) che letteralmente significa “zuppa per inseguire i postumi di una sbornia” e che consiste in una zuppa calda e piccante a base di carne di manzo, riso, verza, soia, aglio e porri. Pare sia una vera bomba e che faccia stare subito meglio ma, da astemia, non potrò mai confermarvelo. Mia figlia e gli amici mi fanno sapere che però anche un buon piatto di tteokbokki ben piccante è un ottimo rimedio.

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I taxi (택시)  e le Biciclette (자전거)     

di Stefania Frioni

I taxi a Seoul sono tanti e sfrecciano per le strade della città a tutte le ore del giorno e della notte.

Il metodo più veloce è chiamarli direttamente stando in strada e alzando una mano, se se ne vede uno libero. Altrimenti è possibile prenotarli tramite diverse App.

Alcune di queste danno anche la possibilità, comunicando la propria posizione e la destinazione, di conoscere in anticipo il costo della corsa. Al momento della prenotazione si può, inoltre, scegliere la tipologia di auto che si desidera e la sua capienza.  Altro vantaggio è che il tassista quando arriverà da voi sarà già al corrente della destinazione, nel caso aveste problemi nell’esprimervi in Coreano.

Tutti i taxi a Seoul accettano pagamenti con carte di credito o, se ne siete in possesso, con la Tmoney.

Come vi ho raccontanto parlando dei bus, nell’articolo che potete leggere QUI, a Seoul anche i taxi esistono di diversi colori: arancione, grigio, bianco o nero.

I più comuni sono gli Ilban taxi (일반 택시), arancioni per la maggior parte, ma possono essere anche grigi o bianchi. Questi sono quelli di proprietà di un’azienda della quale gli autisti sono dipendenti. Se quest’azienda è Kakao, sul fianco della vettura sono presenti due bande gialle e il disegno di uno dei personaggi di Kakao Friends.

Ci sono poi i Deluxe Taxi (모범택시), generalmente neri, che hanno sul tetto della vettura la scritta 모범 (mobeom). Un po’ come i taxi privati che ci sono in Italia, anche i Deluxe Taxi offrono un servizio più di classe con, di conseguenza, un costo maggiorato rispetto a quello dei taxi standard.

Tra l’altro una curiosità è che questo tipo di taxi non è disponibile in tutte le città coreane.

Esistono, inoltre, anche gli International Taxi. Questi in genere sono arancioni e hanno una scritta evidente che riporta la lingua o le lingue – Inglese, Cinese o Giapponese – parlate dall’autista. Gli International Taxi si trovano spesso all’uscita dell’aeroporto, ma si possono anche prenotare on-line.

La tariffa dei taxi il cui autista parla anche altre lingue oltre il coreano, è di solito maggiore rispetto a quella delle altre vetture. Gli autisti multilingue sono, infatti, considerati un servizio ulteriore offerto dall’azienda.

Le biciclette (자전거)     

Se non si ha una biciclette e si vuole raggiungere una meta o godere di qualche ora all’aria aperta lungo le piste ciclabili, niente paura. A Seoul è possibile, prenotandola tramite un’App molto semplice, utilizzare una bicicletta disponibile in una delle tante stazioni di bike renting della città. Il costo per due ore di utilizzo è di mille Won  – poco meno di 0,75 € –  e la medesima cifra quello di ogni mezz’ora aggiuntiva. Al termine dell’utilizzo, la bici si dovrà poi lasciare alla stazione di bike renting più vicina alla propria destinazione.

Leggi anche: Muoversi in città

Come in Italia, nell’ultimo periodo anche in Corea Del Sud c’è la possibilità di affittare i monopattini, ma se ne vedono ancora pochi. Credo che sia perché molti Coreani, passando tante ore seduti alla scrivania, preferiscano camminare o sgranchirsi le gambe.

INFINE…

Una Curiosità: ai grandi incroci i semafori sono posizionati anche al suolo e questa cosa è utilissima per chi ha perennemente gli occhi puntati sul cellulare.

Spesso, le attese per attraversare durano alcuni minuti per questo nelle prossimità dei semafori ci sono enormi ombrelloni che riparano panchine così che se  c’è molto sole, ci si possa riparare o, se si è stanchi o anziani, aspettare seduti.

Questo è quanto avevo da raccontarvi sul muoversi nella grande, modernissima Seoul e nella verde Corea del Sud: un incastro perfetto di tecnologia e tradizione che permette ai coreani di vivere nelle comodità. La mia sensazione è che quella sudcoreana sia una società all’avanguardia, pur mantenendo il rispetto dei valori e  delle abitudini antiche del suo popolo.              

Camminare però favorisce il languorino, vero? 😊 Continuate a seguirmi, allora, e vi condurrò ad assaporare la cucina coreana, facendo tappa nei diversi tipi di ristoranti, locali e non solo.

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Gli autobus (바스)

di Stefania Frioni

Se anziché utilizzare la metropolitana, si ha voglia raggiungere la meta prefissata godendosi la vista delle strade della città, il mezzo più ovvio è l’autobus. A Seoul ci sono circa novecento linee che coprono in modo capillare tutta l’area cittadina e anche oltre.

Diversamente da come siamo abituati in Italia, dove i pullman cittadini sono tutti dello stesso colore, a Seoul gli autobus sono di quattro colori diversi. I bus delle linee che hanno tratte cittadine lunghe sono di colore blu; quelli che coprono tratte più brevi e che fermano dinanzi alle stazioni delle metro, sono verdi; i pullman che percorrono tragitti solo all’interno di un determinato quartiere sono gialli, mentre gli autobus express che collegano la città alle periferie sono rossi.  Questi ultimi sono molto simili ai nostri pullman.

Fonte immagine (1)

I colori assegnati agli autobus hanno anche un loro significato. A simboleggiare il colore del cielo sopra Seoul e dell’Han River è il blu. Il verde rappresenta le montagne che circondano la città, mentre il giallo figura la dinamicità della capitale e il rosso ne rappresenta l’energia e la velocità. È proprio quest’ultima una caratteristica dei bus delle città coreane. Gli autisti devono essere sempre in orario sulla tabella di marcia e questo, soprattutto nelle ore di punta, è un’impresa spesso non facile. Il viaggio in autobus diventa così una vera e propria avventura, una prova di sopravvivenza!

Pensate che, per non perdere secondi preziosi, spessissimo alla fermata l’autobus arriva già con le porte aperte e i passeggeri devono essere velocissimi a salirvi. Ancora più rapidi bisogna essere ad aggrapparsi a qualcosa. Alla ripartenza o nelle frenate improvvise – vere e proprie inchiodate –, infatti, il rischio di cadere è alto!

Di tutto ciò sono testimone diretta, poiché per recarmi in ufficio, prendo l’autobus ogni giorno. 😊

Poiché, come vi dicevo, il numero delle linee è elevato, sono molti anche gli autobus che si fermano alla stessa fermata. Qui c’è un monitor coloratissimo che mostra in tempo reale lo stato della linea. Sul video il viaggiatore può vedere a quante fermate di distanza si trova l’autobus e quanti minuti mancano al suo arrivo.

Attenzione però! Proprio perché a ogni fermata si fermano molti autobus, non sempre chi attende deve salire su quello che arriva. Onde evitare che l’autista tiri diritto per non fermarsi inutilmente, vi consiglio di alzare la mano come si fa per chiamare i taxi a New York. 😊

Come in metropolitana – avete letto il mio articolo? In caso contrario lo trovate QUI –, anche sugli autobus spesso i sedili hanno colori diversi in base alle persone alle quali sono destinati. In un angolo del bus ci sono sempre un cestino o un secchio per la spazzatura, che i viaggiatori utilizzano diligentemente.  In prossimità delle porte, poi, è affissa la foto dell’autista corredata del suo nome e della licenza di guida.

Il viaggio in autobus è spesso rallegrato dalla musica proveniente dalla radio o dagli schermi tv installati sul mezzo. Questi ultimi mandano in onda anche simpatici cartoons che ricordano le norme comportamentali da seguire sui mezzi pubblici. Tra queste ci sono: il salutare con un inchino l’autista, il non parlare al telefono a voce alta e il non mangiare o bere a bordo.

Sugli autobus più moderni  è possibile trovare anche postazioni dove ricaricare il proprio telefono cellulare.

Uno degli autobus che percorre spesso per le strade e attraversa i quartieri delle grandi città è senz’altro lo scuola bus. Qui in Corea del Sud, però, lo scuolabus non è utilizzato solo per condurre i bambini a scuola. Il suo compito è anche quello di  accompagnarli nelle diverse strutture presso le quali i giovanissimi studenti svolgono attività extrascolastiche, praticamente obbligatorie in questo Paese.  Non è raro, infatti, vederli, anche a tarda sera, sostare in attesa di riportare a casa  – finalmente dico io – i piccoli studenti.

 Uno scuolabus

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Muoversi in città

I mezzi pubblici, ma non solo.

di Stefania Frioni

Seoul è considerata la città con il trasporto pubblico meglio organizzato al mondo. Questo soprattutto grazie alle ventidue linee di metropolitana che la attraversano, alle relative settecento stazioni (!!) e alle sue circa novecento linee di autobus.

La TMoney è una prepagata a scalare che si può utilizzare in tutta la Corea. È facilmente ricaricabile sia nelle stazioni della metropolitana sia nei convenience stores ed è valida in tutte le città. Pensate, può essere utilizzata anche per pagare il taxi!  

Come dicevo, è una carta a scalare, per cui ogni volta che si utilizza, è decurtato dal credito l’importo relativo alla tariffa del mezzo che si sta utilizzando. Se si effettua il cambio entro trenta minuti, la TMoney consente di non pagare il passaggio di linea o di mezzo. Perché ciò avvenga, è necessario ricordarsi di validare la carta, avvicinandola all’apposito lettore, sia quando si sale – passaggio comunque obbligatorio – che quando si scende da ogni mezzo.

La T-Money Foto di Stefania Frioni – Korean Drama & World ©

È possibile ottenere la Tmoney Children – 6-12 anni – o la Tmoney Youth  – 13-18 anni -presentando il passaporto del minore all’acquisto della tessera. Qualora, alla fine del viaggio,  sulla tessera ci fosse ancora  un importo, ci sono due soluzioni tra le quali optare. La prima è che conserviate la TMoney per un altro eventuale viaggio in Corea del Sud. La tessera non scade mai, mentre l’importo residuo resta valido per cinque anni. La seconda soluzione è quella di richiedere il rimborso dell’importo residuo. In questo caso dovrete rivolgervi agli uffici Tmoney presenti in alcune stazioni metropolitane. Non sarà rimborsato il valore della tessera e ci sarà una cifra trattenuta pari a 500 Won. Cifra questa che, nel momento in cui scrivo,corrisponde a 0,35 cent.  di Euro.

A Seoul, sui mezzi pubblici scritte e annunci sono sempre in hangul, inglese, cinese e giapponese.

La metropolitana è in funzione sino a mezzanotte, ma gli autobus viaggiano fino a notte fonda. Per questo c’è sempre un modo per tornare a casa, anche per i nottambuli, soprattutto contando che i taxi sono reperibili ventiquattro ore su ventiquattro.

Segnaletica multilingua -Foto di Stefania Frioni – Korean Drama & World ©

Ci tengo a dirvi, però, che la regola numero uno per muoversi nelle grandi città coreane è: essere pronti a camminare tanto, anzi, tantissimo! Spessissimo, infatti, le distanze sono lunghe.

Per raggiungere scuola, lavoro o semplicemente un luogo di svago, possono essere necessarie anche due ore. Bisogna, infatti, utilizzare più mezzi pubblici, con diversi cambi di linea tra i quali percorrere lunghi a tratti a piedi. Anche il transfer tra una linea e l’altra della metro, ad esempio, può implicare di dover camminare per alcuni minuti.

Ecco svelato uno dei motivi per cui i Coreani, soprattutto i Seouliti, utilizzano scarpe comodissime e con questo intendo anche ciabatte, sia d’estate sia d’inverno!

È, infatti, rarissimo incontrare donne con tacchi vertiginosi e capita che uomini in giacca e cravatta si presentino con ai piedi un bel paio di ciabatte da doccia o zoccoli di gomma! La cosa che trovo ancora stramba è che nessuno ci fa caso.

Una volta un’amica coreana di mia figlia, ridendo ha detto: «Noi Coreani siamo pignoli nel vestire, ma poi quando arriviamo ai piedi ci perdiamo». La cosa mi ha fatto sorridere ma, pensandoci, suppongo che il motivo è anche da ricercare nel fatto che ai Coreani piacciono le comodità.

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