Chicago Tipewriter (시카고 타자기)

Una vera e propria miniera di emozioni, un’accuratezza nei particolari che incanta, incatena il cuore dello spettatore ai protagonisti e lo fa tremare con e per loro.

La locandina di Chicago Typewriter

di Donatella Perullo

Titolo: Chicago typewriter

Genere: storico /fantasy /romance

Sceneggiatura: Jin Soo-wan

Regia: Kim Cheol-kyu

Paese di Produzione: Corea del sud

Numero episodi: 16 – durata per episodio: 60 minuti circa.

 Anno di messa in onda: 2017

Dove vederlo: in streaming sull’App Viki

Main Cast:

Yoo Ah-in (Han Se-ju/Seo Hwi-young)

Im Soo-jung(Jeon Seol/Ryu Soo-hyun)

Go Kyung-pyo(Yoo Jin-oh/Shin Yool)       

Kwak Si-yang(Baek Tae-min/Heo Young-min)

Jo Woo-jin(Gal Ji-suk- Editore di Se-ju)

Yang Jin-sung (Ma Bang-jin- Migliore amica di Seol)

Jeon Soo-kyung (la sensitiva madre di Ma Bang-jin)

Han Seo-ju (Jo Ah-in) è un grande scrittore, riconosciuto come lo Stephen King coreano. È ricco, ha migliaia di fan, ma è infelice e questo lo porta ad avere un pessimo carattere. La chiusura nei confronti del prossimo è causata dall’aver vissuto un’adolescenza difficile e dall’aver subito molteplici delusioni. Rimasto orfano da adolescente, Seo-ju è stato adottato dal suo mentore e mecenate Baek Do-ha un famoso scrittore. L’uomo è il suo padre biologico, anche se questo non è mai dichiarato apertamente durante la storia. Nonostante l’adozione però, Seo-ju ha vissuto una vita difficile perché non accettato e contrastato dalla matrigna e dal fratellastro. Ormai adulto, grazie alla sua scrittura è divenuto ricco, tanto da vivere in una villa meravigliosa, tappezzata di libri in ogni dove.

Una casa che sarebbe il sogno di ogni topo di biblioteca (devo confessarlo, penso che neanche se Seo-ju avesse vissuto i suoi trent’anni senza fare altro, sarebbe riuscito a leggere tutti i volumi presenti nella casa).

Jeon Seol (Im Soo-jung) è la prima fan di Seo-ju (e da accanita lettrice ha anche lei una stanza dalle pareti ricoperte di libri). Ha un passato familiare doloroso e ora vive con la sua migliore amica e la madre di lei che è una sensitiva. È una ragazza molto intelligente, è laureata in veterinaria ed è ex campionessa di tiro al bersaglio. Seol ha però qualcosa che la blocca e che l’ha costretta a rinunciare sia alla professione di medico sia alla carriera agonistica cui era destinata. Ha conosciuto Seo-ju dieci anni prima quando, ancora sconosciuto, lui si rifugiava in un Subway per scrivere a mano i suoi primi romanzi.

“Se dovessimo rinascere in una Joseon liberata, in quella vita vorrei che tu pensassi a me come a una donna. Promettimi che farai per me tutto ciò che non hai potuto fare in questa vita.” (Ryu Soo-hyun)

Già allora la ragazza ne aveva intuito il genio letterario e tifando per il suo successo, ne aveva seguito la carriera, nella speranza di poterlo rincontrare.

Recatosi in America per la presentazione del suo ultimo romanzo, Seo-ju resta affascinato da un raro esemplare di macchina da scrivere coreana. Gli sembra quasi che l’oggetto tenti di comunicare con lui e chiede al proprietario di vendergliela, ma quello rifiuta. Durante la notte però, fenomeni soprannaturali terrorizzano il padrone della macchina da scrivere che decide così di spedirla in Corea allo scrittore che l’aveva chiesta.

Ad accogliere all’aeroporto il plico c’è Seol la quale si arrabatta con piccoli lavoretti ed è incaricata di consegnare il pacco al destinatario. Felice di avere l’occasione inaspettata di incontrare il proprio idolo, la ragazza si reca alla villa, sperando di riuscire a ottenere almeno un autografo.

Resta però delusa nel ritrovarsi dinanzi un uomo scorbutico e screanzato che non le dà modo neanche di presentarsi. Dal loro incontro, però iniziano ad accadere una serie di eventi che li inducono a rivedersi.  Fin quando la ragazza trova il suo idolo ostaggio di uno squilibrato e non esita a impugnare una pistola per salvarlo.

È così che la vita di Seo-ju cambia in peggio. Il trauma per essere stato assalito e quasi ucciso nella propria casa, gli provoca un terribile blocco dello scrittore e anche probabili allucinazioni. L’uomo vede infatti un giovane uomo degli anni trenta seduto alla sua scrivania mentre utilizza la macchina da scrivere. Si arriva così al cuore della storia.

Pian piano Seo-ju capirà che Yoo Jin-oh (Go Kyung-pyo) non è un’allucinazione, ma un fantasma del passato. Uno spirito che è rimasto imprigionato nella macchina da scrivere e che è legato alla vita precedente di Seo-ju e di Seol.

Da questo momento in poi la narrazione di Chicago Typewriter inizia a svilupparsi su doppio binario. Il primo è quello attuale, nel quale i tre protagonisti cercano di ricostruire le loro vite passate. Il secondo si sviluppa invece negli anni trenta, in una Corea invasa dai giapponesi. Lì Seo Hwi-young (Seo-ju) e Yoo Jin-oh capeggiano i rivoluzionari per la liberazione della Corea e Ryu Soo-hyun (Jeon Seol) è una cecchina del movimento.

Con l’aiuto dell’amico fantasma, I Seo-ju e Seol ricostruiranno i ricordi della dolorosa vita precedente per superare i traumi da essa scaturiti. Soprattutto però, dovranno lottare per vivere finalmente il loro sofferto amore. È difficile dire altro senza spoilerare nulla, così mi fermo per non rivelare fatti che devono essere scoperti pian piano.

 L’attesa del sapere è, infatti, uno dei punti di forza in questo bellissimo Drama.

Qualcuno ha paragonato Chicago Typewriter a Goblin, io non ci vedo alcuna similitudine se non la profonda poesia con cui sono trattati certi argomenti. Forse la convivenza forzata dello scrittore e del fantasma ricorda un po’ quella dell’insuperabile duo Gong/Wook. A parte questo però, il tema trattato e i messaggi trasmessi dai due drama sono del tutto diversi. Forse ciò che li accomuna, è che entrambi vanno assolutamente visti. Come Goblin, infatti, Chicago Typewriter per me è un drama imperdibile, è una storia coinvolgente, affascinante e importante.  È un racconto che non si limita a emozionarci, ma ci regala una vera e propria lezione di storia.

“Forse penso di averti amata nella mia vita precedente,ma nonostante ciò penso di aver chiuso il mio cuore. Ora che posso incontrarti nel nostro Paese Liberato e amarti quanto voglio, penso che lo starmi accanto non è il prezzo che devi pagare per un tuo peccato, ma un’assoluzione.” (Han Se-ju)

C’è un altro motivo per il quale ho amato Chicago Typewriter, l’importanza che dà alla letteratura. Le puntate sono infarcite di richiami letterari e citazioni visive come quello a Misery di Stephen King, quando Seol salva Se-ju dopo un incidente automobilistico. Molte di più sono, però, le citazioni verbali. Così nel primo episodio riconosciamo, tra gli altri King, “Le muse sono fantasmi e, a volte, non sono invitate”; nel secondo Hemingway “Non c’è niente da scrivere. Tutto ciò che fai, è sederti a una macchina da scrivere e sanguinare”; nel terzo Andrè Gide “Ho appena preso un libro dallo scaffale e l’ho letto. E l’ho rimesso sullo scaffale. Non sono già la persona che ero”; nel quarto Chateaubriand “Uno scrittore originale non è chi imita nessuno, ma uno che nessuno può imitare”. Potrei andare avanti per pagine intere, ma sono sicura che alla fine non le avrei colte tutte.

Chicago Typewriter insomma è una vera e propria miniera di cultura oltre che di emozioni e ha un’accuratezza nei particolari che incanta. Se i primi tre episodi possono sembrare sopra le righe, la trama è un crescendo. Mentre i fili tra passato e presente si districano, il cuore dello spettatore resta incatenato ai protagonisti e trema con e per loro.

Due righe sono doverose anche per l’interpretazione che ci regalano i tre protagonisti. Bravissimo e camaleontico è Jo Ah-in nell’interpretare Seo-ju e poi il ribelle anni trenta. Eccellente è stata Im Soo-jung nei panni della cecchina spietata così come in quelli della giovane moderna e tormentata. Confesso che il mio preferito è stato Go Kyung-pyo, il fantasma Yoo Jin-oh. Con la sua interpretazione è riuscito, infatti, ad alleggerire, nelle scene del presente, una trama impegnativa e drammatica, per poi straziarmi in quelle della vita passata.         

La colonna sonora non è da meno, provate ad ascoltare Satellite love cantata da Saltnpaper e poi mi direte, questa canzone basterà a farvi innamorare.

Una notizia che ho appreso dopo aver terminato la visione di Chicago Typewriter e che mi ha fatto stare malissimo è stata quella della malattia di Yoo Ah-in. Sapere che poco prima di girare questo drama abbia scoperto di avere un tumore osseo, anche se benigno, mi ha molto turbata. La sua agenzia ha rassicurato i fan dicendo che Ah-in sta bene e che condurrà una vita normale. Nonostante ciò, per me venire a conoscenza di una cosa così brutta è stata una doccia fredda.

La mia valutazione
9.5/10
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Autore: Donatella

Napoletana di nascita, ma casertana d'adozione, è critica letteraria, recensora, ma soprattutto appassionata di scrittura. Dopo diverse pubblicazioni, nel 2017 approda alla Fanucci Editore e debutta nel mondo del noir con il poliziesco Il gioco del ragno. Nello stesso anno, con il marchio Fanucci - Leggereditore pubblica il romance Dolce risveglio.

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